Suppletive sarde: quando a vincere è chi non vota

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Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 22 gennaio

Come abbiamo già avuto modo di mostrare (Angelucci e Paparo 2019), alle politiche del 4 marzo nel collegio uninominale di Cagliari avevano votato 161.361 elettori, cioè il 67,2% degli aventi diritto. Nella elezione suppletiva di domenica scorsa hanno votato in 39.101, cioè il 15,5%. Era lecito attendersi una diminuzione, ma non un dato simile. In pratica più di 120.000 elettori che erano andati a votare il 4 marzo hanno deciso di astenersi. Sono tanti. Nemmeno negli Usa o in Gran Bretagna, paesi dove storicamente si vota meno che da noi, si registrano tassi di affluenza così bassi nelle suppletive. Nelle ultime suppletive britanniche sono andati a votare in media il 30% degli aventi diritto. Anche ai tempi della legge Mattarella tra il 1994 e il 2001 ci sono stati diversi casi di elezioni suppletive. E’ vero che allora si votava di più, ma la differenza tra l’affluenza nelle elezioni generali e in quelle suppletive era comunque molto più contenuta di quanto è successo a Cagliari.

È indubbio che la partecipazione elettorale in Italia è in costante diminuzione (Emanuele 2018). Così come succede nella gran parte dei paesi occidentali. Le ragioni sono molteplici (Legnante 2007; Tuorto 2010): l’invecchiamento della popolazione, il declino delle ideologie, la debolezza dei partiti, la disaffezione nei confronti della politica, la crescita della sfiducia nelle istituzioni. Ciò premesso, occorre distinguere. Ci sono elettori che sono diventati astenuti cronici. Gente che è uscita dal mercato elettorale e molto difficilmente vi rientrerà. Ci sono altri invece che sono astenuti intermittenti. Elettori che votano in determinate consultazioni e non altre. Un caso esemplare sono state le ultime elezioni regionali in Emilia e Romagna nel 2014. In una regione dove l’affluenza è stata storicamente alta sono andati a votare il 37,7% degli elettori (Maggini 2014). Il 4 marzo ha votato il 78,7%.

A fare la differenza a Cagliari, oltre a una quota in crescita di astenuti cronici, sono stati gli astenuti intermittenti. Sono loro che sono rimasti a casa in massa. Molti di loro torneranno a votare il 24 febbraio quando si eleggeranno presidente della regione e consiglio. La posta in gioco più elevata di quella in palio in una suppletiva per la Camera, servirà da volano. Ma sarebbe una sorpresa se fosse uguale o superiore a quelle delle regionali del 2014 quando fu del 52,3%. Accanto a fattori di carattere generale, nel collegio sardo hanno giocato un ruolo importante fattori specifici. Da una parte la ben nota difficoltà del M5S a mobilitare i suoi sostenitori in una elezione locale. Non sono bastate a questo scopo le apparizioni di Di Maio e Toninelli. Dall’altra il disinteresse della Lega Nord per questa competizione. È vero che il centrodestra ha presentata una unica candidatura, quella di Daniela Noli di Forza Italia. Ma in realtà Salvini non ha fatto nulla per sostenerla. Le sue uscite nell’isola sono state finalizzate a sostenere il candidato del suo partito per le prossime elezioni regionali. Il solo Berlusconi si è impegnato a favore della Noli. Ma come si è visto con modesti risultati. Il 4 marzo il candidato di Forza Italia aveva preso 51.318 voti contro i 10.707 della Noli oggi. Un altro segno del declino del Cavaliere. Non mobilita più.

In questo contesto la vittoria del candidato del centrosinistra Andrea Fraillis con il 40,5% dei voti validi non va sopravvalutata. È una piccola boccata di ossigeno per questo schieramento. Ma solo le prossime regionali in Abruzzo, Sardegna, Basilicata e poi le europee e le amministrative di maggio diranno se si tratta di un caso o dell’inizio di una inversione di tendenza.

Riferimenti bibliografici

Angelucci, Davide e Aldo Paparo (2019), ‘Suppletive a Cagliari: nella smobilitazione vince il centrosinistra’, Centro Italiano Studi Elettorali. https://cise.luiss.it/cise/2019/01/21/suppletive-a-cagliari-nella-smobilitazione-vince-il-centrosinistra/

Emanuele, Vincenzo (2018), ‘La sorprendente tenuta dell’affluenza’, in Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo (a cura di), Gli sfidanti al governo. Disincanto, nuovi conflitti e diverse strategie dietro il voto del 4 marzo 2018, Dossier CISE(11), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 101-103.

Legnante, Guido (2007), ‘La partecipazione politica ed elettorale’, in Marco Maraffi (a cura di), Gli Italiani e la politica, Bologna, Il Mulino, pp. 235-264.

Maggini, Nicola (2014), ‘In Emilia-Romagna record storico di
astensioni, ma i rapporti di forza rimangono
inalterati a vantaggio del Pd’, in Aldo Paparo e Matteo Cataldi (a cura di), Dopo la luna di miele: Le elezioni comunali e regionali fra autunno 2014 e primavera 2015, Dossier CISE(7), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 35-41.

Tuorto, Dario (2010), ‘La partecipazione al voto’, in Paolo Bellucci e Paolo Segatti (a cura di), Votare in Italia: 1968-2008. Dall’appartenenza alla scelta, Bologna, Il Mulino, pp. 53-79.