Regionali Basilicata: verso una storica prima volta per il centrodestra?

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Domenica 24 marzo 2019 i cittadini della Basilicata saranno chiamati alle urne per eleggere i rappresentanti del Consiglio Regionale e il Presidente di Regione. La Basilicata è la terza regione italiana ad andare alle elezioni nel 2019, preceduta da Abruzzo e Sardegna, dove si è votato a febbraio. In entrambi i casi la giunta di centrosinistra uscente è risultata sconfitta, a favore del candidato del centrodestra. Così come le precedenti elezioni (Angelucci 2019a, D’Alimonte 2019a), le regionali in Basilicata rappresentano un momento significativo per la politica italiana, alla luce sia degli equilibri di forza a livello regionale, sia dei dati che caratterizzano la politica italiana attuale.

Per quanto riguarda il contesto regionale, queste elezioni costituiscono un triplo banco di prova. In primis, sarà un banco di prova per il M55, che dovrà difendere e riconfermare l’exploit elettorale ottenuto lo scorso 4 marzo; per il centrodestra -e in particolare per la Lega che, in seguito alle ultime politiche sta creando una “testa di ponte rilevante” nel Sud Italia (D’Alimonte 2018a); e, infine, per il PD, dove Marcello Pittella (Presidente uscente della regione)  è stato recentemente coinvolto da un’inchiesta giudiziaria sulla Sanità regionale, che ne ha provocato la non ricandidatura e ha causato difficoltà di dialogo e l’allontanamento della sinistra. Di fronte a tale scenario, in una regione dove il centrosinistra ha vinto tutte elezioni dall’inizio della Seconda Repubblica, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle hanno quindi ora la grande opportunità di cogliere una storica vittoria.

Adottando una prospettiva nazionale, è interessante chiedersi se i rapporti di forza e le caratteristiche principali che sembrano contraddistinguere la politica italiana in questa fase saranno riconfermate anche su scala regionale. Tali caratteristiche sono essenzialmente tre: 1) un elevato grado di apprezzamento del governo Conte, anche se con esiti opposti sul sostegno elettorale per le forze politiche che lo compongono (Angelucci 2018); 2) l’avanzata elettorale della Lega, che ha staccato nei sondaggi il M5S (ormai incalzato dal PD), crescendo considerevolmente sia a livello nazionale, sia a livello locale (Emanuele e Paparo 2018). Al contrario, il Movimento 5 Stelle sta vivendo un ridimensionamento del suo consenso, non riuscendo a conciliare la propria naturale vocazione di opposizione e le nuove responsabilità di partito di governo; 3) L’inefficacia dell’opposizione del PD, almeno fino ad oggi (Emanuele e Paparo 2018). Va però detto che, con la nuova segreteria di Zingaretti, tale rotta si potrebbe invertire, anche alla luce dei segnali non negativi recentemente ottenuti, come quelli in Abruzzo, dove il centrosinistra non è crollato ma ha ottenuto il secondo posto (31,3% dei voti, a quasi 17 punti percentuali di distanza dal centrodestra (Angelucci 2019b).

Cosa accadrà, dunque, in Basilicata? Si verificherà anche in questa regione (attualmente guidata da una giunta di centrosinistra) un cambio di colore in giunta, come è avvenuto in Abruzzo e Sardegna?

Prima di discutere di possibili scenari, guardiamo l’offerta elettorale nella regione, il sistema elettorale vigente e la storia elettorale più recente.

Il sistema elettorale

La nuova legge elettorale della Regione Basilicata è stata approvata nell’agosto del 2018. Il Consiglio ha confermato il sistema maggioritario, che prevede l’elezione diretta del presidente della Regione. Insieme a lui entrerà in Consiglio anche il candidato presidente della coalizione classificatasi al secondo posto, mentre i restanti 19 seggi saranno attribuiti tramite criterio proporzionale alle liste nelle due circoscrizioni provinciali di Potenza e Matera.

Inoltre, il Consiglio ha abolito il “listino regionale”, sostituendolo con un premio di maggioranza che sarà assegnato alla coalizione vincente sulla base della percentuale raggiunta su base regionale: fino al 30%, 10 seggi più il presidente; dal 30% al 40% 11 seggi più il presidente; oltre il 40% 12 più il presidente. Per la maggioranza è comunque previsto un limite massimo di 14 seggi, oltre a quello del presidente. A differenza della Sardegna, ma come in Abruzzo, in Basilicata non c’è la possibilità del voto disgiunto: non è dunque possibile mettere la croce sul nome di un candidato alla Presidenza e per una lista diversa da quelle a lui collegate.

Come ulteriore cambiamento, verranno ora attuate le norme approvate nel 2016 dal Parlamento in relazione alla parità di genere nei Consigli Regionali. Ciò significa che l’elettore può esprimere due preferenze, ma solo se i due candidati scelti solo di genere diverso. Inoltre, in ogni lista nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60% dei candidati. Per concludere, nella nuova legge elettorale è prevista anche la “sostituzione temporanea” dei consiglieri nominati assessori, per la durata del mandato, con il primo dei non eletti della stessa lista.

L’offerta elettorale

Le liste in competizione sono in tutto 28: 14 sia nella provincia di Potenza che in quella di Matera, mentre sono quattro i candidati presidente. In seguito allo scoppio dell’inchiesta Sanità che ha visto coinvolto l’ex Presidente della Regione Marcello Pittella, il centrosinistra ha deciso di puntare sul farmacista Carlo Trerotola che avrà il sostegno del Partito Democratico, di Basilicata Prima, di Liberi e Uguali (LeU) e di due liste civiche oltre ai Socialisti e ai Verdi – per un totale di sette liste. Questa scelta è stata fatta per preservare l’unità della coalizione, a rischio dal momento che LeU rifiutava un’alleanza con il PD qualora Pittella fosse stato nuovamente il candidato del centrosinistra.

La sinistra alternativa insieme ad altre realtà civiche e ambientaliste, si è invece riunita nella lista Basilicata Possibile, che ha indicato nel professore Valerio Tramutoli il proprio candidato.

Per quanto riguarda le altre coalizioni e partiti, il centrodestra è rappresentato da Vito Bardi, che può contare sul sostegno di cinque liste: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Basilicata Positiva e Idea. Il M5S ha invece scelto, tramite le regionarie, il potentino Antonio Mattia che ha ottenuto 322 voti, superando così gli altri potenziali candidati Gianni Perrino e Grazia Maria Donvito.

I precedenti risultati

Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 in Basilicata sono state caratterizzate da 3 avvenimenti principali: in linea con i risultati elettorali di tutto il Sud Italia (D’Alimonte 2018a), si è registrato un vero e proprio exploit del M5S che è risultato il primo partito, con il 44,4% dei voti (in crescita di 20 punti rispetto al 24,3% del 2013). Questo risultato è stato accompagnato da una netta sconfitta del centrosinistra in generale (19,6% di voti contro il 34,2% ottenuto alle politiche del 2013) e del PD in particolare (che ha ottenuto il 16,4% contro il 25,7% nel 2013). Infine, pur ottenendo un numero inferiore di voti rispetto al centrosinistra e ai pentastellati, il centrodestra ha mantenuto praticamente intatto il proprio risultato se comparato con le politiche del 2013, passando dal 24,6% al 25,4% di voti.

All’interno della coalizione di centrodestra, tuttavia, alcune differenze emergono chiaramente. In particolare, mentre i consensi di FI sono diminuiti (dal 19,1% nel 2013 al 12,6% nel 2018) e quelli di FDI sono parzialmente aumentati (dal 2,4 al 3,8%), la Lega è invece riuscita a passare dallo 0,1% nel 2013 al 6,4% nel 2018. Ciò ha confermato una più generale trasformazione che sta investendo il partito da quando Matteo Salvini ne è diventato segretario e che lo rendono un “fenomeno straordinario” (D’Alimonte 2018b).

La sua straordinarietà consiste da un lato, nel fatto di essere diventato da partito secessionista e regionale a partito nazionalista e nazionale, caso unico in Italia e in Europa (Passarelli e Tuorto 2018) e, dall’altro lato, di essere riuscito progressivamente a rafforzare la propria presenza e ad accelerare la propria penetrazione in zone del Meridione che una volta le erano precluse. La Lega si sta radicando dunque anche in questa zona del Paese, aprendo sedi e reclutando iscritti. Basti pensare che, alla fine del 2018, basandosi su sondaggi a livello nazionale che la davano in media al 31%, i suoi risultati al Sud erano stimati tra il 15% ed il 20% al Sud (D’Alimonte 2018b). Tutto questo è avvenuto grazie all’iniziativa di Salvini e al suo uso dei social media, senza tuttavia alcuna vera discussione interna e senza un congresso che sancisse la fine della vecchia Lega Nord e la nascita della nuova Lega Nazionale (D’Alimonte 2018b).

Analizzando i risultati su scala regionale, è interessante osservare i risultati ottenuti dai vari partiti durante le ultime elezioni regionali nel 2013. Osserviamo innanzitutto che la Lega non partecipò alla tornata elettorale. Si tratta di un dato particolarmente interessante se si considera l’evoluzione del partito e la capacità che esso ha avuto di penetrare progressivamente anche nelle regioni del Sud. Ad imporsi, in quell’occasione, fu il centrosinistra ottenendo il 59,6% di voti (24,8% il PD) e distanziando nettamente sia il centrodestra (19,4%), rappresentato da PDL/FI e FDI [1], che il M5S (Emanuele 2013). Quest’ultimo, infatti, nonostante il successo alle politiche dello stesso anno, si fermò solo al 13,2% dei consensi, sostanzialmente dimezzato rispetto alle politiche, manifestando ancora una volta il suo scarso rendimento elettorale nelle elezioni subnazionali. Questo è un elemento di cui tenere conto se si vuole provare a fare delle valutazioni circa i possibili esiti alla vigilia, ma anche quando, a partire da lunedì, si analizzerà il risultato.

Tab. 1 – Risultati elettorali in Basilicata nelle recenti elezioni politiche e regionali[2] (clicca per ingrandire)tableu bas

Di fronte ai precedenti risultati elettorali sia delle recenti elezioni politiche che delle regionali del 2013, e considerando l’assenza di sondaggi ufficiali sulle elezioni regionali in Basilicata, qualsiasi conclusione sull’esito delle urne sarebbe affrettato. Tuttavia, è possibile aspettarsi alcuni mutamenti rispetto alle precedenti regionali e allo scorso 4 marzo.

Facendo una comparazione su scala regionale, è plausibile prospettare una significativa differenza per quanto riguarda la Lega che non era presente alle regionali del 2013 e che comincia invece ora a penetrare all’interno del territorio lucano, così come in altre zone del Sud Italia (D’Alimonte 2018a). Non è però ancora chiaro quanto questo partito si stia effettivamente e lentamente radicando sul territorio, dal momento che, durante il suo tour elettorale nella regione, iniziato pochi giorni fa, il segretario Matteo Salvini è stato accolto talvolta da applausi e acclamazioni, talvolta da contestazioni, anche molto aspre (come a Marsicovetere e Potenza). Sulla base del rendimento alle regionali del 2013 rispetto alle politiche 2013, il centrodestra dovrebbe attestarsi attorno al 20%, mantenendo invariata la propria capacità di trasformare i voti nazionali in voti alle regionali. Una soglia minima, diciamo. Molto probabilmente andrà oltre tale risultato. Se, invece, la coalizione di centrodestra ripeterà i rendimenti delle recenti elezioni in Molise, Abruzzo e Sardegna, potrebbe attestarsi poco al di sopra del 35%. Se così dovesse essere, il centrodestra confermerebbe la recente buona forma. Se, poi, dovesse riuscire ad andare oltre, ciò significherà che la sua avanzata non si è ancora arrestata.

Tab. 2 – Rendimenti elettorali alle regionali per i principali schieramenti politici[3] (clicca per ingrandire)rendimenti pre basilicataInoltre, il trend nazionale attuale (Emanuele e Paparo 2018), fa presupporre un calo dei consensi del PD (rispetto alle regionali del 2013) la cui popolarità, nel caso specifico della Basilicata, è stata di recente ulteriormente aggravata dalla vicenda giudiziaria che ha coinvolto il governatore Pittella. Nonostante tutto ciò e le difficoltà interne alla coalizione, il centrosinistra resta unito e determinato a superare questa prova importante, in cui è testata la sua capacità di mantenere il controllo su un territorio in cui da sempre è la compagine politica maggioritaria. Già nel 2013 andò molto meglio alle regionali che non alle politiche: se dovesse confermare un simile rendimento, potrebbe arrivare attorno al 35%. Stime in linea si ottengono anche ipotizzando rendimenti analoghi a quelli delle regionali fra 2018 e 2019 nel resto del paese.

Infine, rispetto alle elezioni dello scorso 4 marzo, questa tornata potrebbe portare un notevole cambiamento per quanto riguarda il M5S le cui sicurezze sono attualmente messe in dubbio, oltre che dalla sua tradizionale scarsa capacità di trasportare sul piano locale i voti nazionali, dalla crescita della Lega e dalle proteste sollevate in seguito alle dichiarazioni di Luigi Di Maio a proposito delle trivellazioni nella regione[4].

Sommando a ciò anche il calo dei consensi del Movimento durante le recenti elezioni in Sardegna e in Abruzzo (Angelucci 2019b, D’Alimonte 2019b), lo scenario che si prospetta per i pentastellati non è dei più positivi. Ma quale calo è ragionevole ipotizzare? Il Movimento è caratterizzato da uno scarsissimo rendimento elettorale (cioè una grandissima difficoltà a tradurre le preferenze emerse alle nazionali) a livello locale (De Sio, Emanuele, Maggini, Paparo, 2018). Come detto, già nelle Regionali 2013 fece segnare un risultato assai più magro di quello delle politiche: mantenendo oggi lo stesso rendimento si attesterebbe poco sotto al 25%. Una stima analoga si ottiene ipotizzando un rendimento pari a quello medio delle elezioni regionali dopo il 4 marzo. Se andrà sotto tale soglia, quindi, il risultato sarà stato insoddisfacente, al netto della tradizione elettorale del Movimento alle regionali. Se, invece, il Movimento dovesse andare sotto al 17%, ciò significherebbe un ulteriore peggioramento rispetto ai rendimenti, davvero molto bassi anche per il partito di Di Maio, osservati in Abruzzo e Sardegna. Significherebbe quindi che il suo declino è ancora in atto. Gli studiosi del Cise mostrano che tale tradizione elettorale negativa del Movimento a livello locale è dovuta non tanto ad una scarsa capacità di radicarsi sui territori nel corso del tempo ma piuttosto allo stato di forma delle 2 principali coalizioni, il centrodestra e il centrosinistra. Soffermandosi a livello comunale, non è un caso che l’exploit del M5S arrivò nel 2016, con i successi simbolo di Roma e Torino, in un momento in cui la popolarità del centrosinistra era in crisi e, allo stesso tempo, anche il centrodestra faticava ancora a ritrovare un formato coalizionale adeguato, nella maggioranza dei casi (Paparo 2018). Al contrario, le sorti del M5S peggiorano a partire dal 2017, proprio quando il centrodestra ritrova la sua unità attorno al nuovo formato tripartito formato da FI, Lega e FDI. Indicativo è il quadro che emerge dalle tornate di elezioni comunali del 2018: centrato circa il 10% dei ballottaggi e conquistato circa il 5% dei comuni superiori al voto (Paparo 2018).

In conclusione, le elezioni di domenica prossima vedranno tre sfidanti principali contendersi, battaglieri, il primato: il centrosinistra, il cui candidato avrà il sostengo del PD e di altre sei liste, il M5S e la coalizione di centrodestra, il cui candidato è espressione di Forza Italia ma è sostenuto anche da Lega e FDI. Sarà interessante vedere se i dati importanti che contraddistinguono la politica italiana in questa fase storica e i rapporti di forza fra partiti a livello nazionale troveranno ulteriore conferma a livello regionale in Basilicata. Non da meno, queste elezioni saranno anche un banco di prova importante sia per il governo sia per i partiti di opposizione, l’ultimo prima delle Europee del prossimo 26 maggio.

Riferimenti bibliografici

Angelucci, D. (2018), ‘Il Governo Conte nel giudizio degli Italiani. ‘Honeymoon’ gialloverde e frammentazione delle opposizioni’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2018/12/21/il-governo-conte-nel-giudizio-degli-italiani-honeymoon-gialloverde-e-frammentazione-delle-opposizioni/ 

Angelucci, D. (2019a) ‘Verso le regionali in Abruzzo: Il quadro della vigilia’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2019/02/01/verso-le-regionali-in-abruzzo-il-quadro-della-vigilia/

Angelucci, D. (2019b) ‘Regionali in Abruzzo: la Lega Nord alla conquista del Sud, cede il M5S’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2019/02/11/regionali-in-abruzzo-la-lega-alla-conquista-del-sud-cede-il-m5s/

D’Alimonte, R. (2018a), ‘Perché il Sud premia il M5S’, in Emanuele, V. e Paparo, A. (a cura di), Gli sfidanti al governo. Disincanto, nuovi conflitti e diverse strategie dietro il voto del 4 marzo 2018, Dossier CISE (11), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 115-118

D’Alimonte, R. ( 2018b), “Il successo della nuova Lega e le contraddizioni con la vecchia”, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2018/11/14/il-successo-della-nuova-lega-e-le-contraddizioni-con-la-vecchia/

D’Alimonte, R. (2019a), ‘Oggi le regionali in Abruzzo: la scommessa di Salvini e la conta dei Cinque Stelle’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2019/02/10/oggi-le-regionali-in-abruzzo-la-scommessa-di-salvini-e-la-conta-dei-cinque-stelle/

D’Alimonte, R. (2019b), ‘Regionali in Abruzzo: la Lega Nord alla conquista del Sud, cede il M5S’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2019/02/12/la-lega-sbarca-al-sud-e-prende-anche-i-voti-degli-alleati-m5s/

De Sio, L., Emanuele, V., Maggini, N., Paparo,A., (2018), ‘Il risultato? Ancora il clima del 4 marzo, ma il M5S (come nel 2013) non rende bene alle comunali’, in Paparo, A. (a cura di), Goodbye Zona Rossa. Il successo del centrodestra nelle comunali 2018, Dossier CISE (12), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 59-63.

Emanuele, V. (2013),  ‘Regionali in Basilicata, l’astensione è maggioranza assoluta. Il centrosinistra (ri)vince con il 60%’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2013/11/19/regionali-in-basilicata-lastensione-e-maggioranza-assoluta-il-centrosinistra-rivince-con-il-60/

Emanuele, V. e Paparo, A. (2018), ‘Centralità della Lega e isolamento del PD: il nuovo spazio politico italiano’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2018/12/21/centralita-della-lega-e-isolamento-del-pd-il-nuovo-spazio-politico-italiano-2/

Paparo, A. (2018), ‘Le fatiche del M5S nei comuni: l’avanzata che non arriva e i sindaci che se ne vanno’, in Paparo, A. (a cura di), Goodbye Zona Rossa. Il successo del centrodestra nelle comunali 2018, Dossier CISE (12), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 227-234.

Passarelli, G. e Tuorto, D. (2018), La Lega di Salvini. Estrema destra di governo, Bologna, Il Mulino.


[1] Il risultato di FDI nelle regionali 2013 include anche Scelta Civica e Grande Sud.

[2] Nella parte superiore della tabella sono presentati i risultati al proporzionale (per le politiche 2018 sono riportati i voti espressamente assegnati ai partiti, prima dell’attribuzione dei voti al solo candidato di collegio sostenuto); nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari.

Nella parte superiore, ciascuna riga somma i risultati dei relativi partiti, a prescindere dalla coalizione della quale facessero parte. Nella categoria partiti di sinistra rientrano: PRC, PC, PCI, PAP, SEL, SI, MDP, LeU, RC, PCL. Nella categoria altri partiti di centrosinistra sono inseriti: Insieme, PSI, IDV, Radicali, +EU, Verdi, CD, DemA. Nella categoria partiti di centro rientrano: NCI, UDC, NCD, FLI, SC, CP, NCD, AP, DC, PDF, PLI, PRI, UDEUR, Idea. Nella categoria partiti di destra rientrano La Destra, MNS, FN, FT, CPI, DivB, ITagliIT.

Nella parte inferiore, invece, si sommano i risultati dei candidati (uninominali), classificati in base ai criteri sotto riportati. Per le politiche 2013 e le regionali 2013, abbiamo considerato quali voti raccolti dai candidati quelli delle coalizioni (che sostenevano un candidato, premier o governatore). Sinistra alternativa al PD riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra PAP, RC, PRC, PCI, PC, MDP, LeU, SI, SEL, PCL, Insieme, PSI, +EU, CD, DemA, Verdi, IDV, Radicali – ma non dal PD. Il Centrosinistra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia il PD; il Centro riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra NCI, UDC, CP, NCD, FLI, SC, PDF, DC, PRI, PLI (ma né PD né FI/PDL). Il Centrodestra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia FI (o il PDL). La Destra riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra Lega, FDI, La Destra, MNS, FN, FT, CasaPound, DivBell, ITagliIT – ma non FI (o il PDL).

Quindi, se un candidato è sostenuto dal PD o da FI (o PDL) è attribuito al centrosinistra e al centrodestra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno.

Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico (Altri). Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo PD e FI/PDL che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).

[3] Le percentuali esprimono, fatti 100 i risultati percentuali ottenuti alle politiche, i risultati ottenuti alle regionali. Per il centrosinistra nella provincia di Trento, il numeratore è rappresentato dalla somma dei risultati di Tonini (sostenuto dal PD) e di Rossi (sostenuto dal PATT), dal momento che PD e PATT correvano insieme alla e politiche 2018.

[4] Il leader ha smentito le posizioni del Movimento (da sempre contrario alle trivellazioni), avvicinandosi alla linea seguita negli ultimi anni da centrodestra e centrosinistra.