Europee Slovacchia: i terremoti elettorali continuano

Traduzione di Ludovica Ferrari.

Il 25 maggio si sono svolte le elezioni del Parlamento Europeo in Slovacchia, le quarte dall’adesione del paese all’UE. A riguardo, vale la pena menzionare due punti sin da subito. In primo luogo, l’affluenza alle urne è aumentata considerevolmente rispetto alle elezioni precedenti del 2014. Tuttavia, con circa un elettore su quattro che ha partecipato alle elezioni, la Slovacchia detiene ancora il tasso di partecipazione elettorale più basso nell’intera UE. In secondo luogo, i risultati hanno confermato sostanziali cambiamenti nella vita politica slovacca, con implicazioni fondamentali per i prossimi anni.

In linea con altri paesi dell’UE, le elezioni si svolgono secondo regole di rappresentanza proporzionale. Analogamente alle elezioni politiche nazionali, esiste una sola circoscrizione elettorale che comprende l’intero paese. La soglia legale di sbarrmento è fissata al 5%, il che impedisce effettivamente alle parti più piccole di ottenere i seggi. Come molti altri stati membri, la Slovacchia non consente ai suoi cittadini di votare dall’estero alle elezioni del Parlamento Europeo. Il paese elegge 14 europarlamentari, tuttavia fino alla realizzazione della Brexit avrà solo 13 seggi.

Il contesto e la campagna elettorale

Nel 2016 le elezioni generali in Slovacchia hanno generato enormi cambiamenti nel sistema partitico. Il partito più forte SMER-SD ha riconfermato le sue precedenti vittorie, tuttavia ha perso una parte considerevole di elettorato. Allo stesso modo, i partiti populisti e antisistema hanno ottenuto una rappresentanza parlamentare, compreso il Partito Popolare di estrema destra, “La nostra Slovacchia” (LSNS). Come reazione, il nuovo governo di coalizione composto da SMER-SD e dai suoi partner minori si è proclamato “barriera contro l’estremismo” (Rybář e Spáč, 2017).

In seguito all’assassinio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata nel febbraio 2018, in tutto il paese si sono svolte massicce manifestazioni (si veda Mesežnikov e Gyarfášová, 2018). I manifestanti hanno chiesto elezioni anticipate e indagini indipendenti sul crimine. Dopo una serie di proteste pubbliche, diversi membri del governo, tra cui il primo ministro Fico, si sono dimessi. D’altra parte, i partiti al governo hanno rifiutato di indire elezioni anticipate, non assecondando quindi le richieste principali dei manifestanti. Di conseguenza, il sostegno ai partiti di governo e in primo luogo allo SMER-SD è declinato, dato confermato sia dalle elezioni locali del 2018 e che dalle presidenziali del 2019. L’elezione del Parlamento Europeo del 2019 ha quindi trovato il paese in un’atmosfera piuttosto dinamica.

In Slovacchia, la tempistica delle elezioni europee è fondamentale. Ogni cinque anni in primavera si svolgono le elezioni dirette del presidente. Si tratta delle elezioni più rilevanti per il paese e suscitano grande interesse tra i partiti politici, nella società e nei media. Nel 2019 il secondo turno delle presidenziali si è svolto il 30 marzo e fino a quel momento la questione delle elezioni del Parlamento Europeo è stata a dir poco marginale. Infatti, mentre la campagna elettorale per le elezioni presidenziali è durata circa un anno, la campagna elettorale per il PE è durata circa un mese e mezzo.

Nonostante la breve durata della campagna elettorale, il fermento antecedente alle elezioni del Parlamento Europeo è stato ragionevolmente visibile. Rispetto alle elezioni del 2014 durante le quali era stata condotta una campagna elettorale quasi inesistente (Spáč 2014), nel complesso i partiti politici sono stati più attivi nel mobilitare i loro sostenitori. Ciò è avvenuto principalmente per via di due nuovi partiti, Slovacchia Progressista e Insieme-Democrazia Civica, emersi alla fine del 2017 e successivamente costituiti in una coalizione elettorale (PS / S) con una forte posizione favorevole all’UE e anche per via del partito liberale Libertà e Solidarietà (SaS), ovvero la principale forza di opposizione in parlamento. Allo stesso modo, l’LSNS di estrema destra è stato molto attivo, anche se nel 2016 ha avviato una petizione per tenere un referendum sul ritiro della Slovacchia dall’UE e dalla NATO. D’altro canto, i partiti di governo, e in particolare SMER-SD, hanno condotto una campagna dai toni piuttosto spenti, simile a quella delle precedenti elezioni del Parlamento Europeo del 2014.

Per quanto riguarda le argomentazioni usate durante la campagna elettorale dalle diverse coalizioni, nessuna di queste ha avuto un ruolo davvero centrale. La maggior parte dei partiti si è concentrata sui temi della sicurezza, dell’immigrazione, dei doppi standard per la qualità dei prodotti alimentari, della protezione ambientale e dell’integrazione dell’UE. Le posizioni dei partiti andavano da apertamente pro-UE ad euroscettiche. Assieme ad LSNS, gli euroscettici includevano il Partito Nazionale Slovacco (SNS) e un nuovo partito imprenditoriale Noi Siamo Famiglia-Boris Kollar (WF-BK) che è entrato in parlamento nel 2016. Poco prima del 2019, alle elezioni per il PE, il WF-BK si è unito a Marine Le Pen e Matteo Salvini e si è dimostrato riluttante a condannare lo scandalo del vice-cancelliere austriaco Strache. Insieme, LSNS, SNS e WF-BK hanno accusato l’UE di pratiche discriminatorie (doppi standard di qualità alimentare), valutato negativamente la sua politica di immigrazione, etichettando le sue attività come un diktat di Bruxelles e come una minaccia liberale a una Slovacchia più conservatrice, e hanno infine invocato l’alleggerimento o addirittura la sospensione delle sanzioni contro la Russia (si veda Gabrižová, Geist e Koreň, 2019). A questo proposito, l’intensa campagna condotta dall’estrema destra LSNS ha portato i partiti più eurofili a sottolineare il rischio di diffusione dell’estremismo non solo in Slovacchia, ma anche nell’UE. Quindi, hanno usato l’LSNS come strumento di mobilitazione per i propri sostenitori, facendo leva sul rischio di un aumento dell’estremismo in politica.

I risultati

I risultati delle elezioni hanno confermato un certo dinamismo nella politica slovacca. La coalizione PS/S ha ottenuto più del 20% dei voti e ha vinto con un margine di quasi il 5%. La coalizione ha ottenuto quattro seggi in Parlamento. L’elezione è stata anche un successo per LSNS. Dopo aver ottenuto meno del 2% nelle elezioni del Parlamento Euopeo del 2014, il partito di estrema destra ha aumentato i suoi voti considerevolmente. LSNS è infatti arrivato terzo con oltre il 12% dei voti, ottenendo così due seggi.

Al contrario, l’elezione è stata catastrofica per i tre partiti di governo. Così come nelle elezioni del Parlamento Europeo del 2014, il supporto per SMER-SD è diminuito sostanzialmente. Nel 2009 il partito ha dominato le elezioni del Parlamento Europeo con oltre il 32% dei voti e cinque seggi su 13. Dieci anni dopo, la sua quota di voti si è dimezzata e il numero di seggi è sceso a tre. Per i suoi due partner di coalizione più piccoli, il nazionalista SNS e il partito ungherese Bridge (Most), i risultati sono stati anche peggiori. Entrambi queste partiti non sono riusciti a superare la soglia del 5% e sono rimasti senza alcuna rappresentanza nel PE. Con la presenza di un altro partito ungherese, il Partito della Comunità Ungherese (SMK) ha concluso appena sotto la soglia legale di sbarramento, e per la prima volta dal 2004 la Slovacchia non avrà alcun eurodeputato di questa minoranza etnica.

L’opposizione parlamentare ha avuto risultati misti. Mentre SaS ha ottenuto due seggi (uno in più rispetto al 2014), il partito anti-corruzione Persone Comuni, e il partito “Personalità Indipendenti” (OLaNO) hanno superato appena la soglia per ottenere un seggio. La collaborazione di WF-BK con Marine Le Pen e Matteo Salvini non ha fornito il risultato che il partito si aspettava in quanto ha ottenuto solo il 3% dei voti e nessun posto nel PE. Infine, l’esito del voto è stato una vittoria trionfale per il Movimento Democratico Cristiano (KDH) che è uscito dal parlamento nazionale nel 2016. Il partito ha ricevuto quasi il 10% dei voti e ha ottenuto due seggi (uno gli verrà assegnato soltanto dopo la Brexit). Pertanto, in termini di seggi ottenuti, nessuno dei gruppi del PE ha avuto il sopravvento in Slovacchia

Tab. 1 – Risulatati delle elezioni europee 2019:  Slovacchia
Partito Gruppo parlamentare Voti (VA) Voti (%) Seggi Seggi in caso di Brexit Diff. di voti dal 2014 (PP) Diff.  di seggi dal 2014 Diff.  di seggi dal 2014 in caso di Brexit
Slovacchia Progressiva / Insieme (PS/S) ALDE / EPP 198.255 20,1 4 (2 for ALDE and 2 for EPP) 4 +20.1 +4 +4
SMER – Democrazia sociale (SMER-SD) S&D 154.996 15,7 3 3 -8.4 -1 -1
Partito della gente – La nostra Slovacchia (LSNS) NI 118.995 12,1 2 2 +10.3 +2 +2
Movimento democristiano (KDH) EPP 95.588 9,7 1 2 -3.5 -1 0
Libertà e Solidarietà (SaS) ECR 94.839 9,6 2 2 +3.0 +1 +1
Persone Comuni e Personalità Indipendenti (OLaNO) ECR 51.834 5,3 1 1 -2.4 0 0
Partito della comunità ungherese (SMK) EPP 48.929 5,0 0 0 -1.6 -1 -1
Partito Nazional Slovacco (SNS) NI 40.330 4,1 0 0 +0.5 0 0
Unione Cristiana (KU) NI 37.974 3,9 0 0 +3.9 0 0
Noi siamo famiglia – Boris Kollar (WF-BK) EAPN 31.840 3,2 0 0 +3.2 0 0
Ponte (Most) EPP 25.562 2,6 0 0 -3.2 -1 -1
Democrazia Cristiana – Vita e prosperità (KDZP) NI 20.374 2,1 0 0 +2.1 0 0
Altri 66.164 6,7 0 0
Totale 985.680 100 14  +1
Affluenza (%) 22,7
Soglia legale di sbarramento (%) 5

Interpretazione

Le elezioni del Parlamento Europeo del 2019 forniscono informazioni essenziali sulla politica della Slovacchia. Sebbene l’affluenza sia aumentata fino a circa il 23% (dal 13% nel 2014), è rimasta la più bassa tra tutti gli stati membri dell’UE.

Rispetto alle precedenti elezioni del Parlamento europeo, la campagna nel 2019 è stata più intensa e ha avuto un effetto di mobilitazione più forte. D’altra parte, la Slovacchia è penalizzata dal timing del voto. Infatti, la presenza di elezioni presidenziali a pochi mesi da quelle europee, pone alcuni limiti per quanto riguarda la campagna politica e l’interesse che ne deriva da parte dei cittadini. In primo luogo, la durata della campagna prima delle elezioni del Parlamento Europeo è breve e dura circa un mese e mezzo, offrendo ai partiti poco tempo per attrarre voti esponendo le proprie idee. In secondo luogo, la lunga campagna elettorale prima delle elezioni presidenziali rende il corpo elettorale più distaccato nei confronti del voto, e questo rende più difficile per le parti persuadere la popolazione a partecipare ad un secondo voto in appena un paio di settimane.

Un problema più critico, tuttavia, sono i risultati delle elezioni del Parlamento Europeo. Per la prima volta dal 2006, SMER-SD non ha vinto un’elezione per un organo di rappresentanza collegiale. Dopo una serie di risultati deludenti negli ultimi anni, il partito che un tempo dominava il sistema partitico, sta ora subendo un forte declino. Il fallimento dei suoi partner di coalizione nell’acquisire qualsiasi seggio al PE conferma che la Slovacchia ha subito enormi cambiamenti all’interno dello scenario politico.

Da un lato, la vittoria della coalizione PS/S mostra che i nuovi partiti liberali stanno guadagnando potere. La loro posizione potrebbe anche migliorare dato che il presidente Andrej Kiska, a fine mandato, potrebbe fondare un suo partito ed unire le forze con il PS/S. In tal caso, questa formazione potrebbe avere importanti opportunità di vincere le prossime elezioni politiche nella primavera del 2020 e di diventare il partito di governo più grande. D’altra parte, il successo di LSNS indica che anche le proteste e gli appelli estremisti trovano il loro sostegno in una parte sostanziale della società. Con il declino di SMER-SD e SNS, l’LSNS di estrema destra potrebbe essere in grado di ottenere più sostenitori e diventare un player cruciale nella mappa politica della Slovacchia. Nel complesso, le elezioni del 2019 hanno dimostrato che ci sono tendenze significative da osservare in futuro.

Riferimenti bibliografici

Gabrižová, Z., Geist, R. e Koreň, M. (2019), Slovensko a eurovoľby 2019 [Slovakia and EP Election 2019]. Bratislava, Euractiv.

Mesežnikov, G. e Gyarfášová, O. (2018), ‘Explaining Eastern Europe: Slovakia’s Conflicting Camps’, Journal of Democracy, 29 (3), pp. 78-90.

Rybář, M. e Spáč, P. (2017), ‘The March 2016 parliamentary elections in Slovakia: A political earthquake’, Electoral Studies, 45, pp. 153-156. doi:10.1016/j.electstud.2016.10.010.

Spáč, P. (2014), ‘Slovacchia: record assoluto di astensione’, in L. De Sio, V. Emanuele e N. Maggini (a cura di), Le elezioni europee 2014, Dossier CISE (6), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 301-306.

 

Peter Spáč è Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla Masaryk University in Repubblica Ceca. Si interessa di politica distributiva, democrazia diretta, elezioni e pubblica amministrazione. Suoi recenti studi sono stati pubblicati nelle riviste Government Information Quarterly, East European Politics e Contemporary Politics.