Europee Germania: di secondo ordine eppure rivoluzionarie?

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Traduzione di Camilla Lavino.

Introduzione

In concomitanza con le elezioni regionale nello stato di Brema e con le elezioni comunali in nove dei sedici stati, il 26 maggio la Germania ha eletto la propria quota di rappresentanti per la nona legislatura del Parlamento Europeo. Con 96 seggi, la Germania contribuisce al Parlamento Europeo con il maggior numero di deputati. Questi parlamentari sono eletti sulla base di un sistema elettorale proporzionale e in un singolo collegio elettorale (Angelucci e Paparo 2019). Inoltre, per la seconda volta non esiste una soglia di sbarramento per ottenere seggi, il che significa che, a causa dell’elevato numero di seggi disponibili, già circa lo 0,6% dei voti potrebbe essere sufficiente per vincere almeno un seggio. Nel loro insieme, questi fattori determinano una forte frammentazione partitica, molto più elevata che nei parlamenti nazionali o regionali la maggioranza dei quali è eletto con una soglia di sbarramento. Inoltre, fornisce un enorme incentivo a partecipare alle elezioni europee per i piccoli e micro partiti; nel 2014, 25 partiti hanno partecipato alle europee, di cui 14 hanno vinto almeno un seggio.

Tradizionalmente, e analogamente ad altri stati membri, le elezioni per il Parlamento Europeo ricevono molta meno attenzione delle elezioni del Parlamento nazionale, per esempio, in termini di intensità della campagna elettorale, copertura mediatica, interesse pubblico o affluenza al voto (Reif e Schmitt 1980; Marsh e Mikhaylov 2010; Giebler e Wüst 2011; Giebler e Lichteblau 2016). Sebbene questa natura di secondo ordine sia valida per le elezioni europee 2019 in Germania, i risultati potrebbero anche dimostrarsi rivoluzionari, come le recenti tendenze – quali le sconfitte dei partiti tradizionali di centro, l’ascesa dei Verdi e una stabilizzazione del successo della destra populista specialmente nella Germania dell’Est – sembrano indicare.

Situazione di partenza e campagna elettorale

Per diversi anni, il sistema partitico tedesco – una volta uno dei sistemi di partito più stabili al mondo – ha subito cambiamenti significativi con drastici aumenti della frammentazione e della volatilità elettorale. In particolare, il partito di centrodestra, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), con il suo partito gemello bavarese, l’Unione Cristiano-Sociale (CSU), e il di centrosinistra Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) stanno largamente perdendo elettori, mentre i Verdi, che hanno moderato di recente le loro posizioni, si sono affermati con successo come alternativa a questi partiti tradizionali. Dal 2013, la rapida ascesa del partito populista di destra Alternativa per la Germania (AfD) ha portato il sistema partitico tedesco in linea con i tipici sistemi di partito dell’Europa occidentale (Arzheimer 2015), aggravando ulteriormente i problemi dei partiti di centro e la formazione di coalizioni di governo. Tutti questi sviluppi sembrano essere collegati a più generali cambiamenti sociali, i quali conducono poi a grandi cambiamenti nella competizione politica e divisioni, nonché ad un’attenzione sempre maggiore a questioni politiche socio-culturali e legate all’identità (Franzmann et al. in corso di pubblicazione).

Questi sviluppi della società sono accompagnati da importanti sfide interne per molti dei partiti tedeschi. Ad esempio, la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato che non avrebbe cercato un ulteriore mandato dopo il 2021, e ha rinunciato alla leadership del partito nel dicembre 2018, aprendo la via a lotte di potere all’interno del CDU. Questa lotta di potere interna è stata ulteriormente complicata dal fatto che la CSU continua ad andare sempre di più incontro alla destra (populista), nonostante abbia recentemente registrato il peggior risultato elettorale dal 1950 in un’elezione a livello statale in Baviera. L’SPD è in condizioni ancora peggiori, dopo aver infranto la sua promessa di non entrare in un’altra grande coalizione, e continuando a soffrire per i cambiamenti di leadership. Nel frattempo, l’AfD è stato colpito da diversi scandali, molti dei quali legati a donazioni al partito potenzialmente illegali e ai forti legami di alcuni politici a reti di estrema destra. Per non pensare che questo sia un problema solo dei partiti di destra e di centro, la Sinistra è stata danneggiata dagli gli sforzi di Sahra Wagenknecht – una delle figure più importanti e visibili del partito – volti formare un movimento di sinistra simile ai ‘Gilet gialli’ in Francia, che si sono arenati drammaticamente dopo il fallimento nell’ottenere il sostegno di altri politici del partito. In effetti, gli unici partiti che sono riusciti a evitare gravi lotte interne negli ultimi mesi sono i Verdi e il Partito Liberale Democratico (FDP). In una situazione di cambiamento politico e di lotte interne, non sorprende affatto che le elezioni del 2019 non costituiscano un’eccezione agli schemi delle elezioni di secondo ordine (Reif e Schmitt, 1980), in quanto altri fattori, principalmente nazionali, risultavano così importanti. Persino la candidatura di Manfred Weber (CSU) come Spitzenkandidaten, con la sua sostanziale possibilità di avere un presidente della Commissione Europea tedesco, non ha innescato un dibattito pubblico più intenso sulle questioni europee.

Guardando alle campagne elettorali dei principali partiti, CDU e CSU hanno condotto una campagna elettorale comune e piuttosto breve, con un nucleo europeista. In primo luogo, hanno proposto di mantenere l’Europa e l’Unione Europea come sono – facendo una campagna contro le proposte redistributive della sinistra nonché le sfide populiste della destra. Anche il controllo dei flussi migratori verso l’UE è stato un argomento molto centrale. L’SPD, d’altro canto, si è riferito di più alla comunità europea e ha promosso campagne per un sistema fiscale più equo per le grandi imprese, un maggiore supporto allo sviluppo economico, nonché controlli alle frontiere per ridurre l’immigrazione verso l’Europa. I Verdi, guidati dalla  Spitzenkandidatin dei Verdi Europei-Alleanza Libera Europea (G-EFA), Ska Keller, si sono concentrati su più regolamentazione a livello europeo per combattere, tra le altre cose, il cambiamento climatico e l’evasione fiscale. Abbastanza analogamente, il Partito Liberale Democratico (FDP) ha fatto una campagna a favore di una legge comune sull’immigrazione e l’asilo, e per rafforzare il processo di elaborazione di una costituzione comune. Allo stesso tempo, come è tipico per un partito liberale e focalizzato sull’economia, questo sosteneva i mercati aperti come uno dei pilastri centrali dell’UE. Nel frattempo, la Sinistra si è concentrata su questioni come la solidarietà e una maggiore giustizia sociale, collegando queste questioni anche alle sfide ecologiche. Infine, l’AfD ha rinunciato alla sua opposizione nei confronti dell’appartenenza della Germania all’UE per tutta la durata della campagna elettorale, esprimendosi allo stesso tempo chiaramente contro l’assegnazione di eventuali competenze sostanziali a livello sovranazionale. Inoltre, ha negato (eventuali conseguenze negative de) il cambiamento climatico e limitato i meriti dell’UE a semplice garante del libero commercio. In poche parole, tutti i partiti hanno fatto una campagna piuttosto vicina al loro nucleo ideologico e la scarsa attenzione dei media ha impedito un ampio dibattito pubblico tra i partiti. Il risultato è stato, non sorprendentemente, una campagna elettorale deludente e poco emozionante su tutta la linea.

Tuttavia, mentre le elezioni 2019 per il Parlamento Europeo potrebbero non aver suscitato interesse per le questioni europee, i sondaggi indicano che l’interesse per queste elezioni è sostanzialmente aumentato rispetto al 2014 (infratest dimap 2019). Con il movimento dei ‘venerdì per il futuro’ che prendeva velocità in Germania e con il video di YouTube di un’ora in cui l’influencer Rezo criticava la CDU per i sui fallimenti relativi alla disuguaglianza economica e alla politica ambientale, che ha raccolto oltre 11 milioni di visualizzazioni fino al giorno delle elezioni, un po’ di politicizzazione sembrava esserci, tra le giovani generazioni e non solo. Soprattutto negli ultimi mesi prima delle elezioni, la crisi climatica, le questioni ambientali e la sostenibilità sono diventati argomenti molto importanti. Nel maggio 2017, circa il 30% della popolazione ha dichiarato che le problematiche ambientali rappresentano uno dei problemi più importanti in Germania, mentre questo dato arrivava solo 10% all’inizio dell’anno (Forschungsgruppe Wahlen 2019). Tradizionalmente, i Verdi sono associati a questi argomenti e – agli occhi della popolazione – hanno elevate competenze per affrontarli, il che li ha chiaramente aiutati il giorno delle elezioni, in quanto molti altri partiti non erano in grado di presentare idee valide su come affrontare questi problemi.

Risultati delle elezioni e una loro valutazione

Sebbene le elezioni europee non fossero centrali nel discorso pubblico – e forse nemmeno per tutti i partiti in competizione – questa si è comunque svolta in tempi interessanti e piuttosto polarizzati e politicizzati. Complessivamente, 41 partiti hanno concorso per i seggi nel Parlamento Europeo, sedici partiti in più rispetto al 2014 e sette in più rispetto alle elezioni federali del 2017. I risultati elettorali sono presentati nella Tabella 1 e si basano sui risultati preliminari pubblicati dal Federal Returning Officer (2019). L’affluenza al voto è aumentata notevolmente fino al 61,4%, in crescita quindi di oltre 13 punti in più rispetto al 2014, e costituendo la più alta affluenza dagli anni ’90. Sembra infatti che la politicizzazione abbia aiutato a mobilitare i cittadini al voto. Ciononostante, hanno partecipato meno persone rispetto alle elezioni federali del 2017 (76,2%) – aspetto tipico delle elezioni di secondo ordine (Giebler 2014; Giebler e Wagner 2015).

Tab. 1 – Risultati delle elezioni 2019 per il Parlamento Europeo: Germania
Partito Gruppo parlamentare Voti (N) Voti (%) Seggi Differenza voti dal 2014 (PP) Differenza seggi dal 2014
Unione Cristiano-Democratica (CDU) EPP 8.437.093 22,6 23 -7,5 -6
Alleanza 90/ I Verdi G-EFA 7.675.584 20,5 21 +9,8 +10
Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) S&D 5.914.953 15,8 16 -11,4 -11
Alternativa per la Germania (AfD) EFD 4.103.453 11,0 11 +3,9 +4
Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU) EPP 2.354.817 6,3 6 +1,0 +1
La Sinistra (Linke) GUE-NGL 2.056.010 5,5 5 -1,9 -2
Partito Liberale Democratico (FDP) ALDE 2.028.353 5,4 5 +2,1 +2
Il Partito NI 898.386 2,4 2 +1,8 +1
Elettori Liberi (FW) ALDE 806.590 2,2 2 +0,7 +1
Partito per la Protezione degli Animali NI 541.984 1,4 1 +0,2 +0
Il Partito Ecologista Democratico (ÖDP) G-EFA 370.006 1,0 1 +0,4 +0
Il Partito della Famiglia Tedesco NI 273.755 0,7 1 +0,0 +0
Volt NI 248.824 0,7 1
I Pirati NI 243.363 0,7 1 -0,8 +0
Il Partito Nazionaldemocratico di Germania (NPD) NI 101.323 0,3 0 -0,8 -1
Altri 1.334.737 3,6
Totale 37.389.231 100 96
Affluenza (%) 61,4
Soglia legale di sbarramento (%) Nessuna

 

La Germania sarà rappresentata da quattordici partiti nel Parlamento Europeo – esattamente lo stesso numero del 2014. Il partito europeista Volt è l’unico nuovo partito che conquista una rappresentanza parlamentare – acquisendo il seggio lasciato vacante dalla destra radicale del Partito Nazionaldemocratico tedesco (NPD). L’NPD ha perso il suo seggio in quanto, come in altre elezioni tedesche negli ultimi anni, i suoi elettori si sono trasferiti all’AFD. Tra i principali partiti, c’è un solo vincitore: i Verdi, che hanno quasi raddoppiato il loro voti e seggi. Chiaramente, questo è in parte dovuto dall’aumentata rilevanza dei temi centrali per il partito. Tuttavia, il partito è anche diventato più attraente per gli elettori (socio-economicamente) centristi in generale e, rispetto ad altri partiti tedeschi in questo momento, il partito si presenta piuttosto omogeneo e privo di lotte intestine. Mentre l’AfD, la CSU e l’FDP hanno anch’essi raccolto più voti rispetto al 2014, ma hanno perso rispetto alle ultime elezioni politiche (Maggini e Paparo 2018), il che rende il loro successo al meglio agrodolce. Soprattutto l’AfD, che era stato in grado di mobilitare molti elettori sulle basi dello euroscetticismo nel 2014 (Wagner et al., 2015), non ha beneficiato dello spostamento programmatico dalle questioni europee a temi quali l’immigrazione e l’Islam (Giebler et al. 2019).

Senza dubbio, la CDU e ancor di più l’SPD, tradizionalmente i due maggiori partiti in Germania, hanno subito pesanti sconfitte. È abbastanza comune che i (grandi) partiti di governo perdano voti nelle elezioni europee, e che tali perdite siano più alte nel mezzo del ciclo politico nazionale (Reif e Schmitt 1980) – che è più o meno il caso di queste elezioni. In effetti, quando le elezioni del Parlamento Europeo si sono svolte nel 2004, proprio nel mezzo della legislatura nazionale, le perdite per le allora forze di governo (SPD e Verdi) erano state ancora più consistenti. Tuttavia, i due partiti possono essere solamente descritti come i più grandi sconfitti del 26 maggio, in quanto i loro risultati rappresentano una lunga tendenza di disallineamento dai due partiti di centro. Inoltre, sembra che le ragioni alla base di questo declino siano molteplici, da posizioni politiche impopolari, inadeguata assegnazione di priorità a determinati temi, problemi di comunicazione e sostanziali problemi di leadership. Entro certi limiti, questo si è verificato anche per la Sinistra, l’unico partito più piccolo presente nel Bundestag che ha perso voti non solo rispetto alle ultime politiche, ma anche rispetto alle elezioni per il Parlamento Europeo del 2014.

Anche in questo caso, un numero significativo di partiti minori è riuscito a conquistare seggi, (di nuovo) a causa dell’assenza di una soglia di sbarramento. In confronto alle ultime elezioni politiche, questo è il caso di sette partiti con una quota di voto compresa tra 0,7 (I Pirati) e 2,4 (Il Partito, fondato da redattori di una rivista satirica tedesca). La maggior parte di questi partiti è riuscita ad aumentare la propria quota di voti nonostante l’aumento generale dell’affluenza, e due di essi (Il Partito e gli Elettori Liberi) sono anche riusciti a conquistare un seggio supplementare rispetto al 2014. Questo potrebbe essere il segno più chiaro che, da un lato, i sistemi elettorali influenzano davvero il comportamento elettorale e, dall’altro, che le elezioni per il Parlamento Europeo sono in effetti elezioni di secondo ordine: quasi il 13% degli elettori sarebbe rimasto senza rappresentanza parlamentare se fosse stata applicata la soglia del 5% utilizzata per il livello nazionale. Infine, ci sono almeno due osservazioni ancor più importanti da fare riguardo alle forti divisioni nell’elettorato. Prima di tutto, il divario di età nel comportamento di voto: i Verdi sono il partito più forte sotto la soglia di età dei 60 anni (circa il 25%), ma ricevono il voto da solo il 13% delle persone sopra i 60 anni. CDU, CSU e SPD ottengono più voti dalla vecchie generazioni – come fa l’AfD. Questa tendenza non è nuova, ma non è mai stata così pronunciata, e lascia intravedere continui sconvolgimenti nel sistema partitico negli anni a venire. In secondo luogo, mentre l’AfD non ha ottenuto risultati così buoni complessivamente – o almeno non abbastanza da giustificare la retorica populista così spesso usata nel discorso pubblico (e soprattutto dai media) – ha ottenuto il maggior numero di voti in due stati della Germania dell’Est ed è vicino o oltre il 20% in tutti gli stati della Germania dell’Est, tranne Berlino. Al contrario, l’AfD ha raccolto solo poco più del 10% dei voti in uno stato della Germania occidentale (Baden-Württemberg). Lo schema è, sebbene leggermente più debole, lo specchio opposto per i Verdi, che hanno fatto molto meglio nella Germania occidentale. Viste le diverse elezioni a livello statale che si terranno ad est nel 2019, se questo modello è valido, la rilevanza dell’AFD nella politica della Germania dell’Est è destinata ad aumentare.

Conclusioni

Guardando i risultati elettorali, le elezioni del Parlamento Europeo in Germania hanno fornito alcuni spunti molto interessanti sugli sconvolgimenti in atto nella sfera politica tedesca. Innanzitutto, l’affluenza è aumentata in modo significativo, il che è un buon segnale per la democrazia e probabilmente anche l’indicazione che le elezioni europee, o quanto meno le questioni internazionali, hanno una certa rilevanza per gli elettori. Tuttavia, l’elezione è stata principalmente influenzata dai temi ecologici – la cui importanza è ovviamente non limitata a livello europeo – il che indica un continuo impatto dell’arena nazionale sulle scelte di partiti e cittadini.

Per quanto questi risultati siano interessanti, anche nella loro estremità, non sono completamente sorprendenti. La tendenza al ribasso di CDU e SPD, nonché il massimo storico dei Verdi, erano prevedibili analizzando le tendenze dell’opinione pubblica dal 2017. L’AfD non si è rafforzato rispetto alle ultime elezioni politiche, ma ha comunque stabilizzato la sua quota di voti e sta costruendo roccaforti nella Germania dell’Est.

Indipendentemente dalle conseguenze che avranno i risultati sul ruolo della Germania nel Parlamento Europeo, e le loro implicazioni in termini di politiche pubbliche, queste elezioni sono un’altra chiara indicazione che il sistema partitico tedesco, così come i legami dei partiti a specifici gruppi sociali, sta cambiando. Poiché queste nuove tendenze non sono mai state così pronunciat prima, l’elezione potrebbe ancora essere caratterizzata come una di secondo ordine, masi caratterizza anche, entro certi limiti, come rivoluzionaria. I partiti dovranno reagire a questi sviluppi e i tedeschi dovranno abituarsi a una frammentazione partitica molto più alta, e a coalizioni di governo ideologicamente piuttosto eterogenee a diversi livelli di governo. Con Angela Merkel non più disponibile per un altro cancellierato, le elezioni federali del 2021 hanno chiaramente il potenziale non solo di produrre risultati interessanti e molto sorprendenti, ma anche con conseguenze di vasta portata.

Riferimenti bibliografici

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Heiko Giebler (https://www.wzb.eu/en/persons/heiko-giebler) è Research Fellow e Coordinatore di diversi progetti di ricerca presso il WZB Berlin Social Science Center, nel Dipartimento “Democracy & Democratization”. È membro della facoltà della Berlin Graduate School of Social Sciences presso la Humboldt-University di Berlino. I suoi principali interessi di ricerca vertono su comportamento elettorale, campagne elettorali e populismo, principalmente attraverso l’uso di dati di sondaggio ed evidenza sperimentale. È coinvolto nel German Elections Study Study (GLES) ed ha partecipato agli European Parliament Election Study del 2009 e del 2014. [foto di David Außerhofer]