Europee Repubblica Ceca: non è un paese per (partiti) vecchi

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Introduzione

Ci sono tre fattori contestuali fondamentali per comprendere i risultati delle elezioni in Repubblica Ceca. A fronte di una serie di scandali di corruzione e instabilità del governo accompagnati dalla Grande Recessione, il sistema dei partiti è cambiato radicalmente nell’ultimo decennio, causando il declino dei vecchi partiti politici e favorendo l’affermazione di diversi sfidanti anti-establishment (Balík, Hloušek 2016). L’elezione del Parlamento Europeo si è svolta in tempi di eccezionale prosperità economica. Difatti, la Repubblica Ceca ha registrato un aumento record dei salari e un calo del tasso di disoccupazione tale che oggi è il più basso tra gli stati membri dell’UE. Ciononostante, la popolazione ceca ha espresso un livello insufficiente di fiducia nell’Unione Europea, al punto che il paese è oggi tra i più euroscettici dell’UE. Il messaggio più importante a seguito delle elezioni conferma il dominio dei nuovi partiti politici che oscurano sempre più quelli tradizionali.

Campagna elettorale

Secondo i sondaggi, fino a 9 diversi partiti politici e coalizioni elettorali sembravano avere buone possibilità di varcare la soglia legale di sbarramento, un dato che riflette la crescente frammentazione del sistema partitico.

Si prevedeva che diversi partiti politici anti-establishment (nessuno dei quali aveva una rappresentanza parlamentare prima delle elezioni nazionali del 2013) avrebbero avuto successo nelle elezioni: il populista tecnocratico ANO (Azione dei Cittadini Insoddisfatti), guidato dal primo ministro Andrej Babiš, il Partito Pirata Ceco, e la destra radicale populista Libertà e Democrazia Diretta. Non a caso, il sostegno per i partiti tradizionali, un tempo stabile, non ha raggiunto la stessa soglia delle elezioni precedenti. I partiti in questione comprendono il Partito Social Democratico Ceco (ČSSD), il Partito Comunista di Boemia e Moravia – KSČM (che concorre con il nome della coalizione elettorale della Sinistra Ceca Unita), il Partito Democratico Civico  (ODS) e l’Unione Cristiana e Democratica-Partito Popolare Cecoslovacco (KDU-ČSL). Inoltre, i sondaggi avevano indicato il possibile successo della coalizione elettorale centrista liberale “Allies for Europe” formata da TOP 09, Sindaci e Indipendenti (STAN).

In generale, diverse questioni intricate hanno dominato la campagna elettorale, la quale ha avuto poca visibilità a causa dello sforzo insufficiente (e degli scarsi investimenti) dei partiti politici. Sebbene l’intensità della crisi dei rifugiati non abbia raggiunto il livello degli anni precedenti (e il numero di richiedenti asilo e/o immigrati provenienti da paesi non europei è tutt’ora molto basso in Repubblica Ceca), la questione è stata centrale nella campagna.

Il rifiuto dell’immigrazione, concepita come una minaccia alla cultura ed alla sicurezza pubblica del paese, è stato l’argomento cardine per il partito della destra radicale SPD. Il partito si è anche presentato come parte del gruppo euroscettico di destra radicale Europa della Libertà e della Democrazia. L’atteggiamento anti-immigrazione di ANO, invece, è stato meno nativista e più nazionalista/protezionista, sostenendo che il partito fosse riuscito a proteggere la Repubblica Ceca dall’immigrazione (ad esempio votando contro le quote che divennero un simbolo del dibattito sull’immigrazione nel contesto dell’UE). Non sorprende che l’UE e le élite europee (insieme ai “liberali”, ai “multiculturalisti”, ai “caffè di Praga” e alle ONG) siano state accusate di essere responsabili della crisi migratoria.

Le forti critiche verso l’Unione Europea (solitamente raffigurata come un ‘attore esterno’ in Repubblica Ceca), e, in misura minore, il dibattito sull’integrazione hanno impedito che l’elezione del Parlamento Europeo fosse etichettata come un puro esempio di “elezioni nazionali di secondo ordine”. Mentre SPD ha avanzato la proposta di una Czexit, ANO e ODS hanno sottolineato la necessità di difendere gli interessi nazionali cechi rafforzando la posizione degli Stati membri nella struttura istituzionale dell’UE. La posizione di ANO verso l’Unione è stata emblematicamente rappresentata da un cappellino da baseball rosso con lo slogan “strong Czechia” indossato da Babiš, un cappellino che ricorda quello indossato da Donald Trump a suo tempo.

L’ODS ha mantenuto la sua linea di euroscetticismo di lungo corso, ha respinto il federalismo a livello europeo e ha proposto un modello più veloce di integrazione europea. La nozione di interessi nazionali era comunque presente anche nei partiti politici moderatamente europeisti come i Democratici Cristiani o la ČSSD. Una delle questioni europee che ha risuonato in questo contesto è stata la necessità di garantire la stessa qualità dei prodotti venduti ai vecchi e ai nuovi membri. Il cioccolato Milka, la Coca-Cola o i detersivi sono diventati i simboli della discussione. I partiti chiaramente europeisti come gli Alleati per l’Europa o i Pirati hanno fatto eccezione, sottolineando l’inevitabilità dell’adesione della Repubblica Ceca all’UE e i vantaggi strategici ed economici che da essa ne derivano.

Infine, la politica nazionale è diventata parte integrante della campagna elettorale riflettendo il cambiamento nelle dinamiche della competizione partitica, un cambiamento connesso al successo dei partiti populisti in generale e alla formazione del governo guidato da ANO di Babiš nel particolare. Per contestualizzare, Babiš -a volte chiamato il Berlusconi o il Trump ceco- è uno dei più ricchi uomini d’affari della Repubblica Ceca. L’attività agro-chimica di Babiš beneficia molto dei sussidi europei e nazionali, che collocano Babiš in un conflitto di interessi permanente (Štětka 2013). Inoltre, il leader di ANO possiede importanti mezzi di comunicazione. Inoltre, è stato un collaboratore della polizia segreta durante il regime comunista e, al momento delle elezioni del Parlamento Europeo, è stato accusato di appropriazione indebita di sussidi dell’UE.

Pertanto, non sorprende che i partiti dell’opposizione (in particolare ODS e ČPS) abbiano colto l’occasione delle elezioni per opporsi a -come è stato descritto altrove- “la versione fortemente centralizzata, fortemente maggioritaria di un sistema politico democratico con scarso desiderio di separazione tanto orizzontale, quanto verticale del potere” messa in atto da Babiš (Havlík, 2019). D’altra parte, ANO ha definito le elezioni europarlamentari come un’opportunità per respingere i partiti politici “corrotti”, “cosiddetti democratici”, “incompetenti”, sottolineando anche la straordinaria ascesa dell’economia ceca sotto il governo di Babiš  (ministro delle finanze tra 2013-2017).

Risultati

L’affluenza elettorale è stata una delle maggiori questioni dibattute all’indomani delle elezioni, nonché una determinante cruciale dei risultati elettorali in un contesto caratterizzato da livelli diversi di identificazione degli elettori nei diversi partiti politici e da scarsa fiducia e scarso interesse per l’Unione Europea. La partecipazione elettorale, già molto bassa nel 2004 e nel 2009 (in entrambi i casi il 28%) ha toccato un altro minimo nel 2014: appena il 18% degli elettori si recò alle urne (la seconda affluenza più bassa dopo la Slovacchia). Sebbene l’affluenza del 28,7% rappresenti il ​​nuovo massimo storico, non può essere in alcun modo considerata una buona notizia per la legittimità dell’Unione Europea in primis e dei deputati cechi in secondo luogo.

 

Tab. 1 – Risultati delle elezioni per il Parlamento Europeo del 2019: Repubblica Ceca
Partito Gruppo parlamentare Voti (VA) Voti (%) Seggi Differenza di voti dal 2014 (PP) Differenza di seggi dal 2014
ANO 2011 ALDE 502.343 21,2 6 +5,1 +2
Partito Democratico Civico(ODS) ECR 344.885 14,5 4 +6,9 +2
Partito Pirata Ceco (Piráti) ALDE/G-EFA 330.884 14,0 3 +9,2 +3
Allies for Europe (TOP 09 + STAN) EPP 276.220 11,7 3 -4,3 -1
Libertà e Democrazia Diretta (SPD) EFD 216.718 9,1 2 +6,0 +2
Unione Cristiana e Democratica – Partito Popolare Cecoslovacco (KDU-ČSL) EPP 171.723 7,2 2 -2,7 -1
Partito Comunista di Boemia and Moravia (KSČM) GUE-NGL 164.624 6,9 1 -4,0 -2
Partito Social Democratico ceco (ČSSD) S&D 93.664 4,0 -10,2 -4
Voce (HLAS) ALDE 56.449 2,4 N/A
ANO, we will troll the Europarliament ? 37.046 1,6 N/A
Partito dei Liberi Cittadini (Svobodní) ? 15.492 0,7 -4,6 -1
Altri partiti 160.717 6,7 -1,4
Totale 2.370.765 100 21 0 0
Affluenza (%) 28,7
Soglia legale si sbarramento (%) 5

 

ANO ha vinto le elezioni, ma il 21% ottenuto va molto al di sotto dei risultati registrati nelle ultime elezioni nazionali, con un calo probabilmente dovuto alle indagini in corso su Babiš e allo scarso livello di identificazione tra gli elettori di ANO. Il miglior risultato è stato registrato per i Pirati e SPD, mentre il risultato di ODS indica che il partito ha si è caratterizzato per un parziale recupero dal suo catastrofico risultato nelle elezioni precedenti. Per la prima volta dal 2004, la ČSSD ha perso la sua rappresentanza in Parlamento Europeo a causa dell’allontanamento di elettori tradizionalmente vicini al partito, della partecipazione al governo al fianco di ANO e delle numerose dispute ideologiche interne tra tradizionalisti e i modernizzatori. I risultati dei tradizionali partiti europeisti di centro-destra segnano il declino elettorale di quest’ultimi, aprendo tuttavia una possibilità per una possibile futura collaborazione (come la coalizione di TOP 09 e STAN).

Tutto sommato, i risultati elettorali sembrano confermare la trasformazione del sistema partitico ceco nel secondo decennio del XXI secolo. I vecchi partiti politici hanno ottenuto solo un terzo dei voti, il resto dei voti è stato raccolto da vari partiti politici che hanno fatto leva sul populismo o l’anti-establishment e hanno offerto alternative al modo tradizionale con cui la politica è stata condotta dai partiti tradizionali. È altresì chiaro come la stragrande maggioranza degli elettori abbia scelto di sostenere un partito politico che rappresenta una variante critica del processo di integrazione europea. Ciononostante, sembra che ci sia solo un piccolo sostegno per la Czexit, mentre il voto per i partiti euroscettici più “soft” è molto più comune.

Conclusioni

È difficile determinare un vincitore per eccellenza. Tuttavia, è evidente che i partiti politici storici che sono stati la spina dorsale del sistema partitico dall’inizio degli anni ’90 hanno perso terreno. I vari attori anti-establishment sembrano essere diventati l’opzione più attraente per l’elettorato deluso dalle prestazioni dell’élite politica del passato. Un’altra possibile lettura dei risultati elettorali mostra che la maggior parte dei voti sono stati espressi per i partiti politici con atteggiamenti critici nei confronti dell’UE, sottolineando la necessità di proteggere gli interessi nazionali cechi o di uscire dall’Unione. Inoltre, sebbene l’affluenza sia stata la più alta registrata nel paese in questo tipo di elezione, resta comunque tra le più basse registrate tra tutti gli stati membri dell’UE, per cui ogni commento sul rinnovo significativo della rappresentanza democratica nel paese sarebbe affrettato.

Riferimenti bibliografici

Balík, S. e Hloušek, V. (2016), ‘The development and transformation of the Czech party system after 1989′, Acta Politologica, 8 (2), pp. 103-117.

Havlík, V. (2019), ‘Technocratic Populism and Political Illiberalism in Central Europe’, Problems of Post-Communism, pp. 1-16.

Havlík, V., Hloušek, V. e Balík, S. (2017), ‘Europeanised defiance–Czech Euroscepticism since 2004‘, Leverkusen, Verlag Barbara Budrich.

Štětka, V. (2013), ‘Media ownership and commercial pressures’, Media and Democracy in Central and Eastern Europe.

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Vlastmil Havlik è Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Reserch Fellow presso l’International Institute of Political Science della Masaryk University (MUNI). È stato Fulbright–Masaryk Visiting Scholar presso la Northwestern University, Stati Uniti (2017-2018) and Visiting Scholar presso la Waseda University, Giappone (2019). I suoi studi su populismo e politica in Europa centrale ed orientale sono stati pubblicati su East European Politics and Societies, Communist and Post-Communist Studies, Problems of Post-Communism, Swiss Political Science Review e come capitolo nei volumi European Populism in the Shadow of the Great Recession (a cura di T. Pappas e H. Kriesi) e Regulation of Post-Communist Party Politics (a cura di I. van Biezen e F. Casal Bértoa). È l’editore capo del Czech Journal of Political Science.