Europee Croazia: un sistema partitico ulteriormente frammentato

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Traduzione di Irene Fratellini.

Introduzione

Le elezioni europee del 2019 in Croazia si sono svolte in un ambiente politico molto diverso rispetto alle precedenti. Le condizioni economiche sono migliorate, vista la crescita del PIL nel 2015; la disoccupazione è diminuita di oltre la metà e anche la posizione fiscale del governo è migliorata. Tuttavia, l’ingresso nell’Unione, portando con sé l’implementazione del sistema di libera circolazione dei lavoratori, ha prodotto una migrazione di masse giovanili verso i paesi dell’Europa occidentale. Pertanto, nonostante la crisi dei migranti che ha colpito la Croazia nel 2015 e 2016 e la costante pressione migratoria al confine con la Bosnia-Erzegovina, l’emigrazione è stata discussa più ampiamente dell’immigrazione nei dibattiti pubblici nei due anni antecedenti alle elezioni europee. I flussi migratori in uscita hanno colpito in modo particolare la parte orientale del paese, che ha subito ingenti perdite di popolazione, trasformando una regione fertile e potenzialmente prospera in un simbolo di incapacità del paese nella gestione dello sviluppo economico nazionale e nel trarre beneficio dall’adesione all’UE. L’economia croata non è stata in grado di conquistare nuovi mercati nell’Unione; difatti è ancora fortemente dipendente dal turismo, ha un settore delle esportazioni piuttosto debole ed è caratterizzata da problemi di competitività e innovazione. Ciò ha portato la Croazia ad essere uno dei paesi con il PIL pro capite più basso nell’UE.

Il contesto

Nei due anni antecedenti le elezioni, il governo guidato dall’Unione Democratica Croata (HDZ) ha dovuto fronteggiare numerosi problemi: il crollo della più grande compagnia del paese, il fallimento di oltre la metà dell’industria navale (una delle poche industrie rimaste significative in Croazia), le lotte politiche  intestine tra le varie fazioni dell’HDZ stesso, le pressioni da parte dei sindacati che hanno mobilitato un enorme sostegno in opposizione alla riforma delle pensioni e infine pressioni da gruppi conservatori e nazionalisti che hanno sfidato la leadership del partito; ciò perché HDZ ha nel tempo preferito una posizione più centrista sotto la guida di Andrej Plenković, il quale è dal 2016 leader del partito. Per due anni vi è stata una lotta aperta, pubblicamente visibile, tra il primo ministro e i suoi oppositori più nazionalisti e conservatori di destra, conflitto che ha influenzato l’indiscussa percezione di HDZ come unico rappresentante credibile agli occhi dell’elettorato di destra. Analogamente, il periodo precedente alle elezioni del Parlamento Europeo è stato caratterizzato da lotte intestine all’interno del principale partito di opposizione, il Partito Socialdemocratico (SDP), che ha visto numerose (anche se inefficaci) sfide al suo (ancor più inefficiente) leader Davor Bernardić. Queste sfide hanno provocato espulsioni, sospensioni e defezioni dal partito, riducendone la forza in parlamento, nonché la sua credibilità di fronte agli elettori. Di conseguenza, nei sondaggi, il partito ha perso quasi la metà del suo supporto. Allo stesso modo, anche il partito Most, emerso come un partito di riforma anti-establishment nel 2015 con l’obiettivo di rompere il duopolio dei due partiti egemoni, è stato incapace di definire chiaramente la sua identità. Most ottenne un supporto significativo nelle elezioni parlamentari del 2015 e 2016, partecipando per un breve periodo a due governi e facendoli cadere entrambi in breve tempo. Tuttavia, non è stato in grado di definire chiaramente la propria identità all’interno del sistema partitico croato, a causa anche di spaccature e diserzioni, perdendo dunque consensi lungo la strada. Sul lato populista, Živi Zid (Human Blockade), anch’esso emerso nel 2015, ha chiarito il proprio messaggio politico molto più efficacemente. Il partito si è opposto all’adesione all’Eurozona e alla NATO, chiedendo il controllo politico della banca centrale ed ha apertamente sostenuto l’uscita dall’UE. Il partito è quasi salito al secondo posto nei sondaggi, ma è sceso successivamente, mentre nuovi attori politici con messaggi politici simili sono entrati in scena all’inizio del 2019.

Complessivamente, tra le elezioni europarlamentari del 2014 e 2019, il sistema dei partiti in Croazia ha subito un’ulteriore frammentazione. Quest’ultima è il risultato di una crescente domanda di rinnovamento della classe politica da parte dell’opinione pubblica. Tuttavia, nessuno dei nuovi partiti è stato poi in grado di istituire una propria organizzazione che fosse funzionale e garantisse presenza sul territorio. Spesso questi ultimi si riducevano a poche personalità di spicco in grado di garantire un volto pubblico al partito e da cui il partito dipendeva completamente. I partiti in questione hanno anche faticato a formare una lista di candidati caratterizzati da una certa visibilità e si sono mostrati poco capaci di intervenire su questioni politiche di rilievo. La semplice frammentazione numerica non ha aiutato, e per porvi rimedio e impedire la dispersione del voto, i partiti hanno preferito formare delle coalizioni, spesso di quattro, cinque o anche più membri.

Di conseguenza, alla vigilia delle elezioni europee del 2019, il supporto congiunto nei sondaggi per i due maggiori partiti (HDZ e SDP) è sceso da oltre il 60% (prima delle elezioni parlamentari del 2015) a circa il 40%. La quota combinata dei quattro maggiori partiti era di circa il 60%, scendendo da oltre l’80% registrato dopo le elezioni parlamentari del 2015; ricordiamo che in quell’occasione circa dieci partiti ottennero un risultato al di sotto del 3%.

La campagna elettorale

La campagna per le elezioni europarlamentari del 2019 è stata più visibile rispetto alle precedenti. Dopo sei anni di membership nell’Unione, sembra che in questa campagna l’elettorato abbia acquisito maggiore familiarità con il ruolo del Parlamento Europeo e si sia in qualche modo interessato di più delle questioni comunitarie. Inoltre, partiti o singoli candidati, per la maggior parte membri del Parlamento, hanno persino rilasciato dichiarazioni su come vedono il futuro dell’Unione, contrariamente alle elezioni precedenti.

Presentare in lista dei deputati europei ha prodotto un notevole vantaggio nella campagna, specialmente se i deputati in questione hanno goduto di una certa visibilità tra i cittadini croati per tutta la durata del mandato. Nello specifico, il partito SDP ha tratto vantaggio dal fatto che entrambi i deputati fossero ben conosciuti e popolari tra il grande pubblico. Un simile vantaggio ha favorito anche il gruppo dei partiti nazionalisti e conservatori che formano la coalizione Alleanza Sovranista guidati dal noto parlamentare Ruža Tomašić, l’unico membro croato del gruppo ECR.

Forse è stato il partito HDZ a correre il rischio maggiore, presentando una lista di candidati relativamente nuovi e sconosciuti, ed evitando di includere membri di rilievo della destra del partito. Inoltre, la lista non ha incluso due eminenti deputati che rappresentavano gli ex partner della coalizione HDZ, i quali probabilmente godevano di un sostegno significativo tra i sostenitori del partito, nonostante non ne fossero membri. Pertanto, nonostante la campagna elettorale di HDZ fosse indubbiamente la più organizzata e dotata di risorse, il partito ha faticato per sostenere i propri candidati. Inoltre, contrariamente alle precedenti elezioni europee, la campagna elettorale del partito non è stata proiettata su politiche simboliche incardinate su storia e valori. Piuttosto, sotto l’influenza del primo ministro e della sua strategia centrista, ha enfatizzato i pericoli del populismo e dell’estremismo per l’Unione Europea. Questo messaggio è stato diretto sia ai partiti populisti come Živi Zid, sia ai concorrenti di HDZ a destra, come gli Indipendenti per la Croazia e l’Alleanza Sovranista. La dirigenza del partito ha infatti usato questa campagna elettorale per posizionare il partito al centro del sistema e nel contesto mainstream europeo, e la partecipazione alla manifestazione finale del partito di Manfred Weber e Angela Merkel è servita ad enfatizzare la nuova strategia del partito.

La campagna dello SDP è stata guidata dai candidati stessi, dato che il leader del partito è entrato in questa corsa occupando una posizione di debolezza: nei sondaggi il partito non ha avuto un gran successo per molto tempo, e l’insoddisfazione al suo interno era palpabile. Most, che è entrata nella campagna al quarto posto secondo i sondaggi, ha incentrato il proprio messaggio sulle critiche a HDZ, presentando un messaggio euroscettico debole. Tuttavia, poiché la lista è stata capeggiata dal leader del partito e per lo più da deputati del parlamento nazionale, non è riuscito a presentare un candidato ben definito o un messaggio chiaro per il Parlamento Europeo. Allo stesso modo, il partito nazionalista Indipendenti per la Croazia si è concentrato su una campagna nazionale incentrata sulle critiche all’attuale leadership di HDZ. Tuttavia il partito non è stata in grado di costruire una posizione chiara o di presentare candidati credibili per queste elezioni, poiché i candidati di rilievo hanno fin da subito chiarito che avrebbero mantenuto il proprio seggio in parlamento nazionale. Živi Zid è stato l’unico partito a promuovere un chiaro messaggio euroscettico, ma alla campagna mancava un candidato di spicco per il PE. A questo si aggiunge un problema di visibilità del partito, dovuta alla scarsa presenza nei media. Gli altri partiti e le altre liste si sono presentati con i programmi più svariati, con differenze importanti anche nel tono della loro campagna, con alcuni che puntavano l’attenzione sui loro candidati ed altri invece enfatizzavano tematiche di rilievo per la politica interna.

I risultati

Le elezioni per il Parlamento Europeo in Croazia si svolgono con un sistema proporzionale con cui 11 seggi (12 dopo la Brexit) sono assegnati in una singola circoscrizione nazionale usando il metodo D’Hondt. Gli elettori possono anche indicare la preferenza per un singolo candidato, ma ciò può cambiare l’ordine dei candidati nell’elenco dei partiti solo se il 10% degli elettori esprime un voto di preferenza per un candidato.

Per quanto riguarda l’affluenza, le elezioni del 2019 hanno visto più di 1,1 milioni di elettori alle urne (29,9%), un aumento notevole sia rispetto alle elezioni del 2014 -quando poco più di 950.000 persone vi hanno partecipato (25,2%) (Hejnak 2014); sia rispetto alle elezioni speciali nel 2013, in cui si sono registrati 780.000 voti validi (20,8%). I seggi in PE sono stati vinti da sei liste di singoli partiti, coalizioni o piattaforme politiche. Tuttavia, il risultato ha lasciato oltre il 31% degli elettori senza rappresentanti a livello europeo, il che è probabilmente una conseguenza della frammentazione del sistema partitico.

A parte l’ampia fetta di “voti sprecati”, le elezioni hanno visto un calo significativo della quota dei due partiti più grandi, che scende appena al di sopra del 41%. Sebbene i due partiti si fossero fronteggiati in diverse elezioni europee e nazionali in coalizioni più ampie, il presente livello di consensi è il più basso registrato dalle prime elezioni multipartitiche del 1990. Per quanto riguarda il SDP, dopo aver subito una perdita di voti importante nelle elezioni parlamentari del 2016, ha ottenuto il 18,9% dei voti e quattro seggi, con una ripresa già anticipata dai sondaggi. Al contrario, il 22,7% dell’HDZ è inferiore al risultato atteso. Ci si aspettava che il partito ottenesse più di quattro seggi, e la quota di voti ottenuti segna ad oggi il peggior risultato nella storia del partito in elezioni non locali. Apparentemente, la strategia rischiosa del leader del partito e del primo ministro Andrej Plenković, che mirava a promuovere nuovi nomi dall’ala centrista del partito, non ha convinto il nocciolo duro del partito. Questo è stato un segnale inquietante, considerando la forte organizzazione di un partito che è riuscita ad ottenere più elettori anche in un momento di impopolarità di HDZ. Il risultato dell’SDP potrebbe essere solo una conseguenza del fatto che il partito ha il più vecchio elettorato tra tutti i partiti in gioco, traducendosi in un vantaggio legato all’affluenza alle urne.

L’Alleanza Sovranista ha ottenuto l’8,5% dei voti, e gran parte di questo successo è probabilmente dovuto all’onorevole Ruža Tomašić, che ha ottenuto circa il 76% dei voti di preferenza e il maggior numero di preferenze tra tutti i candidati. Il più grande vincitore forse è il candidato indipendente Mislav Kolakušić, un ex giudice della corte commerciale che, con un messaggio piuttosto populista, è riuscito a guadagnare il 7,9%, dei voti nonostante sia l’unica figura pubblicamente conosciuta nella lista. Agli ultimi posti si sono collocati il Živi Zid, una versione croata del Movimento Cinque Stelle, e un gruppo di sette partiti di sinistra e liberali di centro, chiamati coalizione di Amsterdam, vincendo un seggio a testa, ma non riuscendo a raccogliere tanti voti come previsto; una performance deludente rispetto alle previsioni nei sondaggi. Circa nove liste hanno vinto oltre l’1% dei voti, inclusi altri tre raggruppamenti nazionalisti o conservatori con una quota combinata di circa il 13% e sei partiti o liste di sinistra con circa il 12% dei voti. Le elezioni hanno visto anche un’ondata di sostegno a partiti conservatori e nazionalisti più radicali che hanno guadagnato circa il 14% dei voti. In più, le elezioni hanno confermato la forza del governo in carica, dato che tutti i membri del Parlamento europeo sono riusciti a mantenere una certa visibilità durante il proprio mandato, assicurando così un supporto considerevole, anche se non tutti sono riusciti a vincere seggi.

Tab. 1 – Risultati delle elezioni per il Parlamento Europeo del 2019: Croazia
Partito Gruppo parlamentare Voti (VA) Voti (%) Seggi Differenza di voti dal 2014 (PP) Differenza di  seggi dal 2014
Unione Democratica Croata (HDZ) EPP 244.176 22,9 4 -18,5 +0
Partito Socialdemocratico di Croazia (SDP) S&D 200.976 18,9 4 -11,0 +2
L’Alleeanza Sovranista (HRAST-HKS-HSP AS-UHD) ECR 91.546 8,6 1 +8,6 +0
Lista indipendente Mislav Kolakušić NI 84.746 8,0 1 +8,0 +1
Muro vivente – barriera umana (Živi Zid) EFD 60.847 5,7 1 +5,7 +1
Coalizione Amsterdam (HSS-GLAS-IDS-HSU-PGS-D-HL-SR) ALDE 55.806 5,2 1 +5,2 +0
Ponte delle Liste Indipendenti (Most) NI 50.527 4,7 +4,7
Lista indipendente Marijana Petir NI 47.385 4,5 +4,5 -1
Indipendenti per la Croazia (NZH – HSP) NI 46.970 4,4 +4,4
Partito Democratico Indipendente Serbo(SDSS) NI 28.597 2,7 +2,7
Partito Popolare Croato – Liberal Democratici (HNS) ALDE 27.958 2,6 +2,6 -1
Partito di anticorruzione, sviluppo e trasparenza (START) NI 21.744 2,0 +2,0
Partito del Lavoro e della Solidarietà (BM 365) NI 21.175 2,0 +2,0
Possiamo – alleanza politica (Možemo – Nova Ljevica – ORaH) G-EFA 19.313 1,8 +1,8 -1
Smart (Pametno) ALDE 15.074 1,4 +1,4
Altri partti 47.521 4,5
Totale 1.064.361 100 12 1
Affluenza (%) 29,9
Soglia legale di sbarramento (%) 5

Conclusioni

Le elezioni hanno dimostrato una crescente frammentazione del sistema partitico croato, dove le scissioni dai partiti tradizionali e l’incapacità di nuovi attori di unire le forze o formare un’organizzazione politica adeguata hanno creato partiti con pochi membri, un’ organizzazione interna pressoché nulla e quasi nessuna figura o progetto politico in grado di attirare attenzione pubblica. Questi partiti non possono superare la soglia elettorale da soli e sono di conseguenza costretti ad unirsi in coalizione con partiti altrettanto piccoli e deboli al fine di non disperdere i voti ottenuti. Se questa dinamica persisterà, la volatilità elettorale ed il ricambio dei partiti aumenterà, poiché la maggior parte dei nuovi attori non riesce ad attrarre elettori, non ha una solida organizzazione e non dispone di una leadership adatta per stabilizzare il supporto ricevuto. Inoltre, le elezioni potrebbero segnalare che dopo quasi trent’anni di integrazione tra gruppi nazionalisti e conservatori all’interno dell’HDZ, stanno emergendo nuovi partiti a destra di HDZ che potrebbero ridurre progressivamente l’elettorato disponibile per il partito. La frammentazione del sistema partitico potrebbe anche rendere più difficile la formazione di coalizioni di governo in futuro. Non è da escludere che questo processo porti alla formazione di nuovi partiti dai frammenti dell’attuale sistema partitico sotto la spinta dei risultati elettorali. Tuttavia, è probabile che il prossimo futuro sia caratterizzato da una maggiore volatilità e un ricambio di partiti.

Riferimenti bibliografici

Henjak, A. (2014), ‘Croazia: risultati negativi per la coalizione
al governo’, in L. De Sio, V. Emanuele e N. Maggini (a cura di), Le elezioni europee del 2014, Dossier CISE (6), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 207-213.