Verso i ballottaggi: la mappa dei capoluoghi

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore dell’8 giugno.

Domani oltre 3 milioni e mezzo di elettori italiani saranno nuovamente chiamati alle urne per scegliere, nel turno di ballottaggio, il sindaco del loro comune. Andranno al voto 122 comuni superiori ai 15.000 abitanti. A questi vanno aggiunti due comuni della provincia di Trento (Borgo Valsugana e Levico Terme) in virtù della legge regionale che prevede il ballottaggio nei comuni superiori ai 3.000 abitanti, e dodici comuni con meno di 15.000 abitanti in cui i due candidati più votati al primo turno hanno ottenuto lo stesso numero di voti.

Questa consultazione potrebbe rivelarsi un passaggio importante nella evoluzione del nostro sistema partitico, così come è avvenuto in altri momenti della nostra storia in cui le elezioni amministrative hanno anticipato tendenze che si sono poi manifestate a livello di elezioni politiche. In questo caso la tendenza è quella di un ritorno al bipolarismo pre-M5S. Infatti, in oltre il 60% dei ballottaggi (74 in tutto) la sfida è tra il candidato di centrosinistra (sostenuto dal PD) e quello di centrodestra (con Forza Italia) (Emanuele e Paparo 2019). A partire dal 2016 non si è mai registrata una percentuale di sfide bipolari di questo tipo superiore al 50 per cento (Emanuele e Maggini 2016, Emanuele e Paparo 2017, Emanuele e Paparo 2018). La novità è che in altri undici casi la sfida è fra centrosinistra e centrodestra senza Forza Italia. Sono i comuni in cui Lega e Fratelli d’Italia fanno le prove generali di quella alleanza che potrebbe essere riproposta alle prossime politiche.

Sono due i fattori che decideranno l’esito di questi duelli. Uno è l’affluenza alle urne. L’altro è la capacità dei candidati in corsa di attrarre le seconde preferenze di quegli elettori i cui candidati preferiti non sono arrivati al ballottaggio. Nelle elezioni comunali degli ultimi anni, il centrosinistra si era imposto spesso come il polo più forte al primo turno, ma poi aveva pagato la sua scarsa capacità di conquistare al secondo turno altri voti, cioè seconde preferenze. E così i suoi candidati sono stati spesso sconfitti da quelli di centrodestra grazie alle seconde preferenze degli elettori del M5S, e da quelli del M5S grazie alle seconde preferenze degli elettori di centrodestra. Erano altri tempi. Il PD era al governo, mentre M5S e centrodestra erano entrambi all’opposizione. Oggi, dopo un anno di governo giallo-verde, sarà interessante verificare come stiano le cose. Si tratta di un dato importante in vista di eventuali nuove elezioni politiche, dato che i collegi uninominali del Rosatellum contengono un forte incentivo per gli elettori a votare in modo strategico quando il loro candidato preferito non è competitivo.

Tra i comuni al voto quindici sono capoluoghi di provincia: nove governati dal PD, tre dal centrodestra con FI, due dal M5S, uno ( Potenza) dal centrodestra senza FI. I risultati del primo turno segnalano un’inversione di rotta rispetto alle precedenti elezioni. Innanzitutto solo ad Avellino il centrodestra non ha centrato il secondo turno mentre il centrosinistra targato PD è fuori dai giochi in quattro casi: Ascoli, Biella, Potenza e Campobasso. Quest’ultimo è anche l’unico caso di ballottaggio conquistato da un candidato del M5S , non solo fra i capoluoghi ma fra tutti i comuni superiori ai 15.000 abitanti. Inoltre, in dieci casi il centrodestra è arrivato primo, contro i cinque del centrosinistra. Per il centrosinistra non è proprio un quadro favorevole.

Nei due terzi dei capoluoghi (dieci) la sfida è tra PD e alleati contro Lega, FI e FDI. In sei casi parte in vantaggio il centrodestra. A Potenza il centrodestra unito sfida un candidato appoggiato da forze di sinistra ma non dal PD. Ad Avellino la sfida è interna al centrosinistra, fra il candidato targato PD e un civico di area. Un caso simile si registra nel campo del centrodestra a Biella. Qui il candidato ufficiale della coalizione sfida il candidato che la stessa coalizione aveva presentato nel 2014 e che stavolta corre con una lista civica. Sfida in famiglia anche ad Ascoli, dove il candidato appoggiato da FI sfida quello della coalizione FDI-Lega.

Molte sfide sembrano avere dei chiari favoriti, come ad esempio il centrosinistra a Reggio Emilia il cui candidato può contare su oltre 20 punti di vantaggio. La sfida bipolare più aperta è a Cremona, dove il centrosinistra ha meno di cinque punti di vantaggio. A Livorno il vantaggio è poco più grande, ma il centrosinistra può contare su molti voti affini. Verbania e Forlì sono i casi in cui il vantaggio del centrodestra è inferiore ai 10 punti. Politicamente il caso più interessante è forse Ferrara dove potrebbe vincere il candidato della Lega.

Tab. 1 – Quadro sintetico dei risultati al primo turno nei 15 comuni capoluogo di provincia al ballottaggio (in giallo i candidati in testa dopo il primo turno, in arancione quelli giunti secondi)sintesi_cap

Accanto alle seconde preferenze l’affluenza è l’altro fattore che deciderà l’esito di queste elezioni. I ballottaggi sono una lotteria che riserva spesso grandi sorprese. Nel 2014 il candidato di centrodestra a Pavia perse al ballottaggio dopo avere ottenuto quasi il 47 per cento dei voti al primo turno. Lo stesso è accaduto al candidato di centrosinistra a Potenza. E’ difficile per i candidati sindaco riportare al voto tutti i propri elettori del primo turno. Questo è un dato comune a tutte le elezioni comunali. In questo caso un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dalla concomitanza con le elezioni europee. Quale sarà l’effetto di trascinamento del risultato delle europee sulle comunali? Quale vantaggio trarrà la Lega dal suo successo in quella competizione?Il caso comparabile è quello di cinque anni fa. Anche nel 2014 si è votato contemporaneamente per le europee e per il primo turno delle comunali. Allora, due settimane dopo il 40% ottenuto dal PD di Renzi alle europee, il centrosinistra fece quasi cappotto nei ballottaggi – con qualche vistosa eccezione (Livorno). Oggi il vento spira dalla parte della Lega di Salvini. Vedremo che ruolo giocherà questa domenica.

 

Riferimenti bibliografici

Emanuele, V., e Maggini, N. (2016), ‘Calo dell’affuenza, frammentazione e incertezza nei comuni superiori al voto’, in V. Emanuele, N. Maggini e A. Paparo (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 49-56.

Emanuele, V., e Paparo, A. (2017), ‘Tutti i numeri delle comunali: scompare il M5s, il centrodestra torna competitivo, i civici sono il terzo polo’, in A. Paparo (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017, Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 51-57.

Emanuele, V., e Paparo, A. (2018), ‘Il centrodestra avanza, il centrosinistra arretra ma si difende, il M5S è fuori dai giochi’, in A. Paparo (a cura di), Goodbye Zona Rossa? Le elezioni comunali 2018, Dossier CISE(12), Roma, LUISS University Press, pp. 65-75.

Emanuele, V. e Paparo, A. (2019), ‘Comunali, torna il bipolarismo. Il PD arretra ma è in vantaggio dopo il primo turno’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile presso: https://cise.luiss.it/cise/2019/06/08/ballottaggi-comunali-conteggi/.

Roberto D’Alimonte (1947) è professore ordinario nella Facoltà di Scienze Politiche della LUISS Guido Carli dove insegna Sistema Politico Italiano. Dal 1974 fino al 2009 ha insegnato presso la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze. Ha insegnato come visiting professor nelle Università di Yale e Stanford. Collabora con il centro della New York University a Firenze. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano i sistemi elettorali, elezioni e comportamento di voto in Italia. A partire dal 1993 ha coordinato con Stefano Bartolini e Alessandro Chiaramonte un gruppo di ricerca su elezioni e trasformazione del sistema partitico italiano. I risultati sono stati pubblicati in una collana di volumi editi da Il Mulino: Maggioritario ma non troppo. Le elezioni del 1994; Maggioritario per caso. Le elezioni del 1996; Maggioritario finalmente? Le elezioni del 2001; Proporzionale ma non solo. Le elezioni del 2006; Proporzionale se vi pare. Le elezioni del 2008. Tra le sue pubblicazioni ci sono articoli apparsi su West European Politics, Party Politics, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. E’ membro di ITANES (Italian National Election Studies). E’ editorialista de IlSole24Ore. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.
Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.