Regionali in Calabria: la punta dello Stivale ritorna al centrodestra

La Calabria passa al centrodestra. È questo il verdetto che emerge dal voto di domenica. La neo-governatrice regionale Jole Santelli, esponente di Forza Italia, ha raggiunto il 55,3% dei voti, relegando il competitor principale – Pippo Callipo del centrosinistra – al secondo posto con il 30% dei consensi (Tabella 1). Un distacco pari a più di venti punti percentuali. Una differenza minima, invece, risulta esserci tra il 7,35% ottenuto dal candidato del Movimento 5 Stelle, il professore Francesco Aiello, e il 7,22% raccolto da Carlo Tansi, candidato della coalizione civica. Si è trattato, quindi, di una dinamica essenzialmente bipolare, che ha lasciato ai margini le due coalizioni alternative che costituiscono, insieme, un piccolo terzo polo. Quella bipolare, tuttavia, non è una dinamica nuova in questo territorio, poiché storicamente il Movimento 5 Stelle, come in altre parti d’Italia, non è mai riuscito a imporsi con la stessa forza che ha contraddistinto gli ottimi risultati delle politiche del 2013 e del 2018.

Tab. 1 – Risultati elettorali in Calabria nelle recenti elezioni politiche, europee e regionali[1]

La nuova Presidente della Regione, nel raffronto con il risultato ottenuto dalla candidata del centrodestra alle scorse regionali Wanda Ferro, ha ottenuto un incremento significativo. Tale incremento può ragionevolmente essere stato favorito dalla scelta di presentare una coalizione di centrodestra unitaria, contrariamente a ciò che avvenne nel 2014, quando il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e l’Unione di Centro decisero di non appoggiare Ferro, ma Nico D’Ascola, che raggiunse l’8,7%. Domenica si è presentata una situazione analoga, ma per lo schieramento opposto. Il centrosinistra di Callipo ha dimezzato i voti rispetto al 2014, complice la mancata convergenza con le altre forze in campo, in particolare le tre liste civiche a sostegno di Tansi. Infine, nonostante il risultato insoddisfacente, il Movimento 5 Stelle ha visto comunque aumentare, seppur di poco, il consenso per il proprio candidato rispetto alle ultime regionali: passando dal 5% di Conto Cantelmi al 7,35% di Aiello di domenica.

I segni distintivi di queste elezioni sono stati l’astensione e l’alternanza. Nell’analisi pre-elettorale era stata messa in luce la prevedibilità di un esito di questo tipo (Improta e Angelucci 2020) e le scelte di voto degli elettori calabresi hanno confermato le previsioni della vigilia. Il voto calabrese ha confermato il trend tipico della regione, che non trova eguali nelle altre zone della penisola: la legge ferrea – e ormai ventennale – dell’alternanza al governo. Dall’inizio del nuovo secolo i calabresi non hanno mai riconfermato il governatore uscente, premiando sempre lo sfidante.

Il voto di domenica, è stato ricordato da più fronti, ha goduto di minore attenzione rispetto al concomitante voto emiliano-romagnolo, a causa dell’elevato grado di prevedibilità e dello scarso interesse della politica nazionale. La partecipazione elettorale, già tradizionalmente bassa rispetto alle altre zone d’Italia (Corbetta e Tuorto 2004), non poteva essere favorita da un contesto di questo tipo e non ci si poteva aspettare la ri-mobilitazione verificatasi, e favorita dal movimento delle sardine, in Emilia-Romagna (Vittori e Angelucci 2020). Tale processo di ri-mobilitazione messo in atto dalle sardine si era affacciato, seppur timidamente, anche in Calabria, ma non ha sortito lo stesso effetto. L’affluenza si è fermata infatti al 44,3%, registrando un lievissimo aumento rispetto al 44,1% del 2014, ma confermando sostanzialmente sia il dato delle ultime regionali che quello delle europee di maggio 2019. La maggioranza dei calabresi dunque non si è recata alle urne, così il ‘partito del non voto’ si conferma, ancora una volta, primo partito della regione.

Volgiamo ora lo sguardo verso i rapporti di forza tra i partiti. Le scelte di voto degli elettori calabresi alle ultime regionali avevano consegnato un quadro molto favorevole per il Partito Democratico, che aveva raggiunto il 23,7% dei voti. Il voto di domenica ha confermato il primato dei Dem nella regione, mutandone tuttavia di molto l’ampiezza. I democratici infatti si sono fermati al 15,2%, percentuale che cresce se osserviamo i consensi raccolti nelle maggiori province calabresi, dove il Partito Democratico si posiziona come primo partito in quattro province su cinque: Reggio Calabria e Catanzaro (17%), Crotone (16%) e Cosenza (14%). Solo a Vibo Valentia, fortino elettorale di Callipo, i democratici vengono superati dai loro alleati della lista “Io Resto in Calabria”.

La seconda forza della regione è Forza Italia, che ha sostanzialmente raccolto la stessa quota di voti rispetto al 2014, passando dal 12,28 al 12,34% dei consensi. Si afferma, in questo modo, come primo partito della coalizione di centrodestra, ma solo di poco. Infatti, anche se la Lega non ha realizzato la crescita e l’espansione che ci si attendeva (De Sio 2020), quest’ultima si trova ad insidiare la leadership dei forzisti in regione toccando quota 12,25% di voti. Tuttavia, se confrontiamo il dato di domenica con il risultato ottenuto alle europee di maggio 2019, la Lega ha visto diminuire di circa dieci punti percentuali i propri consensi. Ciò conferma che l’exploit non c’è stato, ma c’è stata, per di più, una frenata. Dall’altro lato, contrariamente a ciò che si è riscontrato in Emilia-Romagna, dove il carroccio non ha raccolto i frutti laddove la propria comunicazione politica si è concentrata (vedi Bibbiano), alcuni comuni calabresi hanno consegnato alla Lega percentuali ben maggiori del 12,25%. È il caso di Riace, comune, fino a poco tempo fa, guidato dal sindaco pro-integrazione Mimmo Lucano, più volte in polemica con segretario leghista. A Riace la Lega si attesta come primo partito con il 20,34%. All’interno del centrodestra, infine, si può registrare un’ampia crescita di Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni ha incrementato notevolmente i propri consensi passando dal 2,5% delle ultime regionali al 10,9% di domenica. Percentuale, quest’ultima, che ricalca la performance ottenuta in occasione delle ultime europee, dove il partito di eredità missina aveva raggiunto il 10,3%.

In conclusione, l’esito del voto calabrese non si è discostato dalle previsioni delle settimane precedenti. La Calabria si conferma regione d’alternanza, con alti tassi di disaffezione da parte dei cittadini nei confronti della politica. Dal lato dei partiti, il Partito Democratico è riuscito a confermarsi come prima forza politica della regione, tenendo a distanza di sicurezza Forza Italia e la Lega. Quest’ultima non è riuscita a dare seguito al successo delle europee, a conferma di come la meridionalizzazione della Lega sia più legata al successo di singoli notabili che all’appeal del partito stesso. Il voto calabrese ci dice anche che il Movimento 5 Stelle non riesce più a imporsi come partito di riferimento al Sud, almeno per quanto riguarda le competizioni locali. La Calabria si conferma, infine, terra fertile per Forza Italia che – anche se a livello nazionale conosce momenti di sofferenza e criticità – riesce ad imporsi anche grazie al personale politico presente sul territorio. Personale politico che riesce ad instaurare con l’elettorato rapporti di natura non necessariamente clientelare, ma comunque basati su rapporti costruiti sulle relazioni di tipo personale. A maggio saranno chiamate votare altre due regioni meridionali: la Campania e la Puglia. Vedremo se questi territori confermeranno o smentiranno alcune delle dinamiche verificatesi in Calabria.

Riferimenti bibliografici

Corbetta, P. e Tuorto, D. (2004). ‘L’astensionismo elettorale in Italia: trasformazioni culturali o smobilitazione dei partiti?’ Polis18(2), 287-314.

De Sio, L. (2020). ‘Testa e cuore, alto e basso. Le due facce del voto in Emilia-Romagna (e in Calabria)’, disponibile a https://cise.luiss.it/cise/2020/01/27/testa-e-cuore-alto-e-basso-le-due-facce-del-voto-in-emilia-romagna-e-in-calabria/

Improta, M. e Angelucci, D. (2020). ‘Calabria al voto: verso la conferma dell’alternanza?’ Disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2020/01/21/calabria-al-voto-verso-la-conferma-dellalternanza/

Vittori, D. e Angelucci, D. (2020). ‘Elezioni Emilia-Romagna: l’effetto Sardine sulla vittoria di Bonaccini’, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2020/01/27/elezioni-emilia-romagna-leffetto-sardine-sulla-vittoria-di-bonaccini/


[1] Nella parte superiore della tabella sono presentati i risultati al proporzionale (per le politiche 2018 sono riportati i voti espressamente assegnati ai partiti, prima dell’attribuzione dei voti al solo candidato di collegio sostenuto); nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari.

Nella parte superiore, ciascuna riga somma i risultati dei relativi partiti, a prescindere dalla coalizione della quale facessero parte. Nella categoria partiti di sinistra rientrano: PRC, PC, PCI, PAP, SEL, SI, MDP, LeU, RC. Nella categoria altri partiti di centrosinistra sono inseriti: Insieme, PSI, IDV, Radicali, +EU, Verdi, CD, DemA. Nella categoria partiti di centro rientrano: NCI, UDC, NCD, FLI, SC, CP, NCD, AP, DC, PDF, PLI, PRI, UDEUR, Idea, CPE. Nella categoria partiti di destra rientrano La Destra, MNS, FN, FT, CPI, DivB, ITagliIT.

Nella parte inferiore, invece, si sommano i risultati dei candidati (uninominali), classificati in base ai criteri sotto riportati. Per le regionali 2014 e 2020, abbiamo considerato quali voti raccolti dai candidati quelli delle coalizioni (che sostenevano un candidato governatore). Sinistra alternativa al PD riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra PAP, RC, PRC, PCI, PC, MDP, LeU, SI, SEL, Insieme, PSI, +EU, CD, DemA, Verdi, IDV, Radicali – ma non dal PD. Il Centrosinistra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia il PD; il Centro riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra NCI, UDC, CP, NCD, FLI, SC, PDF, DC, PRI, PLI, CPE, Idea, UDEUR (ma né PD né FI/PDL).Il Centrodestra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia FI (o il PDL). La Destra riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra Lega, FDI, La Destra, MNS, FN, FT, CasaPound, DivBell, ITagliIT – ma non FI (o il PDL).

Quindi, se un candidato è sostenuto dal PD o da FI (o PDL) è attribuito al centrosinistra e al centrodestra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno.

Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico (Altri). Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo PD e FI/PDL che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).

Marco Improta è dottorando di ricerca in Politics presso la LUISS Guido Carli. Ha ottenuto la Laurea Magistrale in Governo e Politiche presentando una tesi sulla stabilità dei governi in Europa Occidentale in prospettiva comparata. I suoi principali interessi di ricerca riguardano i governi, i partiti politici, le elezioni e il comportamento elettorale. Collabora con il CISE dal 2017 e dal 2019 è membro della Società Italiana di Studi Elettorali (SISE).