La Toscana è sempre meno rossa, partita aperta tra Giani e Ceccardi

Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 1 settembre

La Toscana come l’Emilia-Romagna? Dopo decenni di dominio incontrastato del centrosinistra, in Toscana si profila una competizione aperta come lo fu a Gennaio di questo anno in Emilia-Romagna quando l’attuale presidente di regione Stefano Bonaccini dovette faticare non poco per battere la candidata della Lega e del centrodestra, Lucia Borgonzoni. Questo dice Il sondaggio Winpoll-Cise che registra una sostanziale parità tra il candidato di centrosinistra Eugenio Giani (con il 43,0%) e la candidata di centrodestra Susanna Ceccardi (con il 42,5%) (Figura 1). Come in Emilia-Romagna il primo è esponente del Pd e la seconda della Lega. Molto distaccati ci sono la candidata del M5S Irene Galletti che ottiene l’8,3%, e altri candidati minori cui è attribuito il 6,2% complessivamente.

Fig. 1 – Intenzioni di voto ai candidati e liste

Considerando che altri sondaggi indicano una situazione simile, con distacchi a favore di Giani al massimo di pochi punti, è difficile in questo momento prevedere chi vincerà. La Toscana non sono le Marche, altra regione rossa in cui però il centrodestra appare nettamente favorito (questo giornale). E non sono nemmeno la Campania dove il centrosinistra con De Luca ha un vantaggio difficilmente colmabile dal centrodestra (questo giornale). Va da sé che una eventuale sconfitta del Pd e alleati in Toscana avrebbe un valore politico e simbolico enorme. La partita è aperta, come lo era alla vigilia del voto anche in Emilia-Romagna. Lì è finita bene per il centrosinistra. Ma lì c’era Bonaccini e qui c’è Giani.

Ma facciamo un passo indietro: da dove salta fuori questa Toscana competitiva? La regione è stata da sempre amministrata dal centrosinistra, e nelle ultime due legislature ha avuto come presidente Enrico Rossi. Già assessore alla sanità tra il 2005 e il 2010 con la precedente giunta Martini, Rossi si era candidato nella prima volta nel 2010 (con una coalizione che comprendeva anche la sinistra radicale) vincendo con il 59,8% (contro il 34,4% di Monica Faenzi candidata da Pdl e Lega). Nel 2015 (Figura 2) si è ricandidato e venne riconfermato (stavolta con il solo Pd più una lista riformista) con il 48,0%, contro il complessivo 29,1% dei due candidati separati del centrodestra (Borghi di Lega e FdI con il 20,0% e Mugnai di Fi con il 9,1%), e il 15,1% di Giannarelli del M5S e il 6,3% di Fattori della sinistra radicale. Un distacco tra centrosinistra e centrodestra che quindi è cambiato nel tempo: da oltre 25 punti a ancora quasi 20 punti, e tuttavia oggi annullato.

Fig. 2 – Trend elettorali in Toscana nelle ultime tornate elettorali

Cosa è successo in Toscana? In termini di evoluzione delle preferenze politiche, le elezioni del 2018 avevano registrato un forte rafforzamento del M5S (salito al 24,7%) quasi totalmente a danno del centrosinistra (Figura 2). Poi le europee del 2019 (anche se con un’affluenza ben più bassa, quindi meno utili a fini di previsione) hanno addirittura visto il centrodestra superare il centrosinistra (con un M5S dimezzato rispetto al 2018). La conclusione che se ne trae è che anche in Toscana si sono fortemente indeboliti quei fattori sub-culturali e organizzativi che per decenni ne hanno fatto una delle regioni della cosiddetta zona rossa.  

È su questa evoluzione degli orientamenti politici dei toscani che si innestano alcuni potenziali punti deboli del candidato di centrosinistra Giani. Combinati con la forza impressa al centrodestra dalla linea più “populista” di Salvini e Meloni, capace di fare breccia già dalle europee del 2019, questi fattori di debolezza sono all’origine di questa situazione inaspettatamente competitiva. Anzitutto, Giani non è un incumbent, come lo era Bonaccini, e quindi non può beneficiare (come ad esempio De Luca in Campania e Zaia in Veneto) del giudizio positivo della maggioranza dei toscani per come il governo uscente ha amministrato la regione (54%) (Figura 3) e per come ha gestito l’emergenza Covid (64%).

Fig. 3 – Operato del governo regionale

In secondo luogo, la sua limitata visibilità e capacità di attrazione personale gli permette di raccogliere solo pochi voti in più di quelli dei partiti che lo sostengono. Infatti la differenza tra i voti a lui come candidato presidente e quelli della sua coalizione è di appena +1,4 punti (43% contro il 41,6%). Su questo piano nemmeno la Ceccardi va bene. Anzi, nel suo caso il bilancio è negativo, visto che le viene attribuito un 42,5% contro il 43,8% delle sue liste. E questo conferma che la sua competitività non è tanto dovuta alla sua popolarità quanto alla forza della Lega e alla crescita di Fratelli d’Italia. In terzo luogo, Giani, socialista craxiano di formazione e in passato vicino a Renzi, non sembra avere il profilo ideale per attrarre né gli elettori provenienti dal M5S (molti dei quali in Toscana provenivano storicamente da sinistra) né quelli della sinistra più radicale. Questo potrebbe essere per lui un grosso handicap perché il voto utile potrebbe risultare decisivo per dargli la vittoria. L’analisi dei flussi (Figura 4) però non depone a suo favore. Tra gli elettori M5S delle Europee, chi non sceglie la Galletti (M5S) si orienta in prevalenza verso la Ceccardi; e gli elettori ex Pd sono quelli che più degli altri risultano indecisi o potenziali astensionisti

Fig. 4 – Flussi di voto tra europee e regionali

Giani tuttavia è favorevole al referendum sul taglio dei parlamentari; una posizione che forse potrebbe essergli utile per attrarre voti M5S nel finale della campagna elettorale. Ma la questione è delicata. I toscani appaiono nettamente divisi, addirittura con una leggera prevalenza dei No (52% contro 48%) (Figura 5). E anche qui, come in altre regioni che abbiamo analizzato, si distinguono i leghisti come fautori del No. Una situazione competitiva, quindi, che lascia presagire un intenso finale di campagna elettorale.

Fig. 5 – Il referendum costituzionale

Nota metodologica

Soggetto committente: Sole 24 Ore – Cise. Soggetto realizzatore: Winpoll – Cise. Periodo di realizzazione interviste: 27-28 agosto 2020. Popolazione di riferimento: popolazione toscana, maschi e femmine dai 18 anni in su, segmentata per sesso, età, comuni capoluogo e non, proporzionalmente all’universo della popolazione toscana. Metodo di campionamento: stratificato per provincia, comuni capoluogo e non, casuale ponderato per genere, fasce di età e voto alle ultime europee. Metodologia delle interviste: mista. Numero di interviste: 1000: 500 cati-cami (2317 rifiuti), 500 cawi. Margine di errore con intervallo di confidenza al 99%: 2,4%.

Roberto D’Alimonte (1947) è professore ordinario nella Facoltà di Scienze Politiche della LUISS Guido Carli dove insegna Sistema Politico Italiano. Dal 1974 fino al 2009 ha insegnato presso la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze. Ha insegnato come visiting professor nelle Università di Yale e Stanford. Collabora con il centro della New York University a Firenze. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano i sistemi elettorali, elezioni e comportamento di voto in Italia. A partire dal 1993 ha coordinato con Stefano Bartolini e Alessandro Chiaramonte un gruppo di ricerca su elezioni e trasformazione del sistema partitico italiano. I risultati sono stati pubblicati in una collana di volumi editi da Il Mulino: Maggioritario ma non troppo. Le elezioni del 1994; Maggioritario per caso. Le elezioni del 1996; Maggioritario finalmente? Le elezioni del 2001; Proporzionale ma non solo. Le elezioni del 2006; Proporzionale se vi pare. Le elezioni del 2008. Tra le sue pubblicazioni ci sono articoli apparsi su West European Politics, Party Politics, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. E’ membro di ITANES (Italian National Election Studies). E’ editorialista de IlSole24Ore. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.
Lorenzo De Sio è professore ordinario di Scienza Politica presso la LUISS Guido Carli. Già Jean Monnet Fellow presso lo European University Institute e Visiting Research Fellow presso la University of California, Irvine, è membro del Consiglio Scientifico di ITANES (Italian National Election Studies) e partecipa a EUDO (European Union Democracy Observatory) e al progetto di ricerca internazionale “The True European Voter”. Oltre alla LUISS, ha insegnato nelle Università di Firenze e Siena. I suoi interessi di ricerca attuali vertono sui modelli spaziali e non-spaziali di comportamento di voto e competizione partitica, con particolare attenzione al ruolo delle issues. È autore dei volumi Elettori in movimento (Polistampa, 2008), Competizione e spazio politico (Il Mulino, 2011) e curatore di La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani nonché co-curatore di vari altri volumi in italiano e in inglese. Tra le sue pubblicazioni ci sono articoli apparsi su American Political Science Review, Comparative Political Studies, Electoral Studies, West European Politics, South European Society and Politics, oltre che su numerose riviste scientifiche italiane. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.