Un Presidente, due approcci. Il rapporto tra governi Conte e Unione Europea attraverso l’analisi della politica di bilancio e le caratteristiche degli esecutivi

Dopo il terremoto elettorale del 2013 (Chiaramonte e De Sio 2014), il sistema politico italiano ha conosciuto ulteriori scosse telluriche in seguito all’esito delle elezioni politiche del 2018. Quest’ultime, infatti, hanno certificato il successo di partiti challenger (Bellucci 2018) – su tutti il Movimento 5 Stelle (M5S) – e il rovesciamento dei rapporti di forza all’interno della coalizione di centrodestra. Il verdetto emerso dalle urne nel 2018 ha confermato la fluidità del sistema politico italiano (Chiaramonte et al. 2018). Il “voto del cambiamento” (Chiaramonte e De Sio 2019) ha infatti – indirettamente – trovato esito nella nascita del “governo del cambiamento” (Pedrazzani 2018). Uno degli elementi più innovativi del primo governo della XVIII legislatura risiede nella figura del Presidente del Consiglio: Giuseppe Conte. Avvocato, giurista, e nessuna esperienza di politica partisan pregressa. Una figura nuova della politica italiana, inizialmente proposta nella squadra di governo del M5S alla guida del Ministero della Pubblica Amministrazione.

Gli sviluppi politici occorsi durante il turbolento ciclo di vita del primo governo Conte hanno progressivamente rafforzato il ruolo del Presidente del Consiglio, segnando un passaggio da arbitro dei conflitti intracoalizionali tra M5S e Lega a una più spiccata autonomia nei processi decisionali della macchina esecutiva. La crisi di governo di Agosto 2019 ha posto fine all’esperienza della coalizione “giallo-verde”, fornendo opportunità per le forze politiche di portare a termine le trattative per la formazione del secondo governo Conte. Il cambiamento cromatico – da giallo-verde a giallo-rosso – dovuto al ritorno al governo del Partito Democratico e al simultaneo ritorno all’opposizione della Lega ha aperto la strada a nuovi interessanti interrogativi di ricerca.

Nel passaggio dal governo Conte I al governo Conte II alcuni osservatori hanno rilevato cambiamenti importanti in termini di proposte e stile di policy e approccio verso gli attori politici sovranazionali. L’arena di concertazione tra governo italiano e istituzioni dell’Unione Europea è, in questo senso, centrale e rappresentativa di queste trasformazioni. Nell’articolo di recente pubblicazione per Italian Political Science, Andrea Capati e Marco Improta indagano gli approcci dei governi Conte nei confronti dell’Unione Europea. Per apprezzare e valutare questi approcci, l’attenzione è rivolta a molteplici livelli. Da un lato, l’analisi si basa sulle caratteristiche strutturali e le preferenze dei due esecutivi: composizione partitica, centralità dei ministeri affidati a figure partitiche o tecniche, frammentazione, programmi di policy, presenza di watchdog. Dall’altro, per studiare i diversi approcci dei governi Conte, si privilegia l’arena – tipicamente intergovernativa – della politica di bilancio nel contesto del Semestre Europeo.

Lo studio mostra risultati interessanti. In primo luogo, dal programma del primo governo Conte emerge la marcata opposizione alle regole europee, tramite un evidente ricorso a deficit e la proposta di una radicale revisione dell’assetto di governance economica dell’Unione. La nascita del secondo governo Conte segna una decisa inversione di marcia, enfatizzando la necessità di agire di concerto con le istituzioni europee e orientare l’azione di governo secondo una chiara prospettiva europeista.

In secondo luogo, la composizione ministeriale del Conte I – considerata da alcuni sovranista (Fabbrini 2019) e nazionalista (Kriesi 2018) – conosce un profondo mutamento con la nomina degli europeisti Roberto Gualtieri e Vincenzo Amendola in posizioni di governo chiave per il rapporto con l’Unione Europea (Ministero dell’Economia e Ministero per gli Affari Europei). Posta dall’ex segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti come condizione necessaria per la nascita del governo Conte II, la fedeltà alla prospettiva europea si è inoltre manifestata con la proposta di Paolo Gentiloni a Commissario Europeo per gli affari economici. In linea con il suo convinto europeismo, il PD ha esercitato un ruolo di mitigazione sia nei confronti del principale partner di governo (il M5S), sia, più in generale, riguardo l’intera coalizione di governo.

Un ulteriore elemento interessante emerge dall’analisi della politica di bilancio. Entrambi gli esecutivi hanno conosciuto instabilità e hanno fallito nel rispettare le raccomandazioni specifiche per paese della Commissione e le regole del Patto di Stabilità e Crescita. Tuttavia, le loro proposte di bilancio sono state ricevute dalle autorità europee in modo differente. Il governo Conte I si è visto rigettare dalla Commissione Europea la bozza di legge di bilancio, evento senza precedenti nella storia del Semestre Europeo. Dopo la revisione insoddisfacente della bozza, la Commissione ha mosso i primi passi verso una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Il rischio di non-compliance si è riproposto anche per il secondo esecutivo a guida Conte. Tuttavia, in questo caso, la Commissione non ha richiesto la revisione del budget, apprezzando l’impegno dell’Italia a rispettare i criteri di bilancio.

L’interdipendenza tra politica domestica e istituzioni sovranazionali e la crescente importanza dei vincoli esterni che derivano dall’appartenenza all’Unione Europea rappresentano fattori fondamentali per l’analisi delle condotte dei governi nazionali. Questi ultimi si trovano progressivamente a dover orientare le proprie scelte, e dunque rimodellare anche le loro preferenze, secondo regole e procedure stabilite anche al di fuori delle rispettive capitali. Questi processi pongono interrogativi di ricerca rilevanti, che possono essere approfonditi anche oltre il caso italiano.

Per maggiori informazioni, consultare l’articolo completo su Italian Political Science

Bibliografia:

Bellucci, P. (2018). ‘Introduction: why populism won’. Contemporary Italian Politics, 10(3), 218-223.

Chiaramonte, A. and De Sio, L. (2014).Terremoto elettorale: le elezioni politiche del 2014. Bologna: Il Mulino.

Chiaramonte, A., Emanuele, V., Maggini, N. and Paparo, A. (2018). ‘Populist success in a hung parliament: The 2018 general election in Italy’. South European Society and Politics, 23(4), 479-501

Fabbrini, S. (2019). ‘A Bruxelles una scintilla della crisi italiana’. Il Sole 24 Ore.

Kriesi, H. (2018). ‘The Political Space in Italy and Germany during the Crisis: Italian and Ger-man Populism Compared’. In Responses of European Economic Culture to Europe’s Crisis Politics: The Example of German-Italian Discrepancies, edited by J. Hien and C. Joerges, 148-156, Firenze: European University Institute.

Pedrazzani, A. (2018). ‘Introduction to the Special Issue: Governo del Cambiamento? Italian Politics under the Yellow-Green Government’. Italian Political Science,13(2), 1-10.

Marco Improta è dottorando di ricerca in Politics presso la LUISS Guido Carli. È inoltre Teaching Assistant per la cattedra di Comparative Politics, cultore della materia in Scienza Politica e Research Assistant. Attualmente è Visiting Research Fellow presso la Hebrew University of Jerusalem. Ha ottenuto la Laurea triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna - Campus di Forlì e la Laurea magistrale in Governo e Politiche presso la LUISS. I suoi principali interessi di ricerca riguardano i governi e i partiti politici in prospettiva comparata. La sua ricerca di dottorato si propone di indagare le determinanti della stabilità dei governi in Europa occidentale dal 1945 a oggi. È autore di contributi pubblicati in volumi e riviste scientifiche su temi relativi a governi, partiti, elezioni. Collabora alle attività di ricerca del CISE ed è membro di varie associazioni scientifiche nazionali e internazionali tra cui IPSA, CES, SISP e SISE.