Le mappe dell’affluenza per comune

di

Nicola Maggini

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di Nicola Maggini

Uno dei primi dati da analizzare per capire questo voto referendario è quello dell’affluenza alle urne e della relativa distribuzione geografica (vedi Figura 1). Nel complesso dell’Italia (senza la circoscrizione estero), ha votato ben il 68,5%. Una percentuale molto alta, più simile a quella registrata alle politiche del 2013 (75,2%) che a quella registrata alle europee del 2014 (58,7%). Già questo dato da solo ci mostra come questa tornata referendaria sia stata percepita come un appuntamento di natura “politica”, che ha fortemente mobilitato gli elettori. Basti pensare che al referendum costituzionale del 2006 votò il 53,8% degli elettori, quasi 15 punti in meno rispetto al 2016. Se guardiamo alla distribuzione per comune dell’affluenza, si nota come si sia votato molto di più nel Centro-Nord che al Sud. Dalla mappa infatti si vede come i comuni dove si è votato di più (quelli dal colore rosso scuro) sono concentrati in Veneto (con il 76,7%), nella Zona Rossa (in particolare in Emilia-Romagna e in Toscana, rispettivamente con il 75,9% e il 74,5%), in Lombardia (74,2%) e nella provincia autonoma di Trento (76,8%). Nel Centro-Sud e nelle Isole si è invece votato di meno, con la Calabria fanalino di coda della partecipazione (54,4%). Questa minore affluenza è stata in linea con le aspettative, dal momento che storicamente il Sud partecipa di meno rispetto al resto del paese alle elezioni politiche (ed europee), così come è avvenuto anche al referendum del 2006. Nonostante ciò, la partecipazione al Sud è stata comunque ragguardevole (61,6%) e nettamente superiore a quella registrata nel referendum del 2006. Basti pensare che allora solo in Abruzzo e nel Lazio l’affluenza superò (di poco) il 50%, mentre oggi il 54,4% della Calabria è stato il dato dell’affluenza più basso.

Figura 1 – Affluenza Referendum costituzionale

Mappa coropleta dell'Italia che illustra la percentuale dei votanti al Referendum del 2016 suddivisa per aree territoriali locali. In alto a destra è presente una legenda verticale intitolata "Referendum 2016" con la sottovoce "% Votanti", che associa cinque diverse tonalità di colore, dal giallo chiaro al marrone scuro, a corrispondenti intervalli percentuali crescenti. Le cinque fasce indicano: da 0,1 a 52,4 in giallo chiaro; da 52,5 a 61,3 in giallo ocra; da 61,4 a 68,5 in arancione scuro; da 68,6 a 74,7 in marrone; da 74,8 a 95,2 in marrone scuro.
Sul territorio nazionale la distribuzione dei colori evidenzia un netto divario geografico tra il centro-nord e il sud del Paese. Le regioni del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige e Liguria) e le regioni della cosiddetta "Zona Rossa" centrale (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) sono quasi interamente coperte dalle tonalità marrone e marrone scuro, indicando un'affluenza alle urne molto elevata, diffusamente superiore al 68,6% e con ampi addensamenti sopra il 74,8%. Spiccano per intensità l'Emilia-Romagna, la Toscana e il Veneto.
Al contrario, scendendo lungo la penisola nel Centro-Sud (Abruzzo, Molise, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) e nelle due isole maggiori (Sicilia e Sardegna), la mappa diventa prevalentemente di colore giallo ocra e giallo chiaro. Questo indica una partecipazione al voto sensibilmente inferiore, posizionata in gran parte sotto la soglia del 61,3% e in molti territori meridionali addirittura al di sotto del 52,4%. Nel Mezzogiorno le uniche eccezioni con affluenza medio-alta sono rappresentate da isolati nuclei urbani, come la zona circostante la città di Cagliari nell'estremità meridionale della Sardegna, che si distingue nettamente in marrone scuro.

Se si guarda alla differenza tra l’affluenza registrata al referendum del 2016 e quella registrata alle politiche del 2013, si nota come i comuni dove l’affluenza diminuisce di più sono nell’Italia meridionale, ma in realtà senza grandi differenze rispetto all’Italia settentrionale (dove il calo in particolare è netto in Alto-Adige). Il calo generalizzato dell’affluenza (con qualche eccezione) ha riprodotto in linea di massima le differenze tra aree geografiche registrate alle politiche. Inoltre, è da sottolineare in particolare una certa omogeneità dei differenziali di affluenza all’interno delle varie aree geografiche del paese, con il Nord che registra una maggiore variabiltà interna.

Figura 2 – Differenza tra affluenza al referendum costituzionale ed elezioni Camera 2013

Mappa coropleta dell'Italia che illustra la differenza della percentuale dei votanti tra le elezioni del 2016 e quelle del 2013 suddivisa per aree territoriali locali. In alto a destra è presente una legenda verticale intitolata "Diff. votanti 2016-2013" con la sottovoce "p.ti percentuali", che associa cinque diverse tonalità di colore, da un rosa tenue a quattro sfumature di blu via via più scure, a corrispondenti intervalli di variazione dei punti percentuali. Le cinque fasce indicano: un incremento da 0,1 a 40,8 in rosa; un leggero calo da -5,0 a -0,1 in azzurro chiarissimo; un calo da -8,9 a -5,1 in azzurro; una diminuzione da -14,9 a -9,0 in blu; e una forte flessione da -75,0 a -15,0 in blu scuro.
Sul territory nazionale la mappa appare quasi interamente dominata dalle sfumature dell'azzurro e del blu, evidenziando una diffusa e generale diminuzione della partecipazione al voto nel 2016 rispetto al 2013. Le regioni del Centro-Nord e del Sud sono capillarmente coperte dalla tonalità azzurra intermedia, indicando un calo compreso prevalentemente tra i -5,1 e i -8,9 punti percentuali. Si notano tuttavia aree con un calo più marcato in blu scuro localizzate principalmente lungo i confini dell'estremo Nord, in particolare in ampie porzioni montane e confinarie del Friuli-Venezia Giulia, del Veneto e del Trentino-Alto Adige.
Al contrario, le pochissime aree in controtendenza contrassegnate dal colore rosa, che indicano un aumento effettivo dei votanti, appaiono come piccoli punti isolati e macchie sparse lungo la penisola e nelle isole. Questi incrementi si concentrano in zone circoscritte della Liguria occidentale, in alcuni segmenti costieri e interni della Toscana, della Campania, della Puglia e in diversi distretti locali distribuiti all'interno della Sardegna e della Sicilia. L'estremo lembo nord-occidentale della Valle d'Aosta si distingue nettamente dal resto d'Italia, rimanendo colorato in bianco.

Più interessante è la mappa presentata in Figura 3, che mostra la differenza  tra l’affluenza al referendum costituzionale e quella alle elezioni europee del 2014. Come detto all’inizio dell’articolo, rispetto alle europee l’affluenza è addirittura aumentata (di 10 punti). Ma ciò è avvenuto in maniera omogenea in tutto il paese? La risposta è negativa. Infatti in alcuni comuni (quelli dal colore azzurro), l’affluenza è diminuita rispetto alle europee: come si vede dalla mappa, si trovano soprattutto in Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Marche e in alcune zone del Mezzogiorno. Al contario, i comuni dove l’affluenza è aumentata di più (colore rosso scuro) sono concentrati in Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli, Sardegna e in alcune aree della Sicilia, della Basilicata e della Puglia. Si tratta di un aumento della partecipazione al voto “spettacolare”, che oscilla tra i 19,9 e i 55,8 punti percentuali. Ciò significa che molti elettori che avevono giudicato irrilevante la contesa delle europee, hanno invece considerato come molto rilevante questa tornata referendaria, confermando ancora una volta il carattere politico di questa consultazione. A tal proposito, infine, è da sottolineare come in alcune di queste zone netta sia stata l’affermazione del NO. La Sardegna ad esempio è la regione caratterizzata dalla più omogenea crescita dell’affluenza ed è anche la regione dove più alta è stata la percentuale del NO (72,2%). Subito dopo viene la Sicilia (con il NO al 71,6%) e in molte sue aree, come si è detto, l’affluenza è cresciuta notevolmente. Lo stesso avviene in altre aree del mezzogiorno, dove la percentuale del NO è superiore alla media nazionale (così come in una certa misura in Veneto). Ciò non significa che gli elettori che si erano astenuti alle elezioni europee hanno votato tutti NO (il loro comportamento può essere valutato solo sulla base dell’analisi dei dati individuali e dei flussi elettorali per non incorrere nella cosiddetta fallacia ecologica), tuttavia è un dato significativo di cui tenere conto. Col senno di poi, è chiaro che un’affluenza molto alta ha sfavorito il fronte del SI, come del resto alcune analisi basate su sondaggi pre-elettorali avevano preconizzato. Infatti, l’alta affluenza è stata il frutto di una forte mobilitazione di tutti gli elettorati dei diversi partiti e i partiti che sostenevano le ragioni del NO erano dal punto di vista numerico nettamente superiori a quelli del fronte del SI.

Figura 3 – Differenza tra affluenza al referendum costituzionale ed elezioni europee 2014

Mappa coropleta dell'Italia che illustra la differenza della percentuale dei votanti tra le elezioni del 2016 e quelle del 2014 suddivisa per aree territoriali locali. In alto a destra è presente una legenda verticale intitolata "Diff. votanti 2016-2014" con la sottovoce "p.ti percentuali", che associa cinque diverse tonalità di colore, tre sfumature di rosso-rosa e due sfumature di azzurro-blu, a corrispondenti intervalli di variazione dei punti percentuali. Le cinque fasce indicano: un forte incremento da 19,9 a 55,8 in rosso acceso; un incremento medio da 8,8 a 19,8 in rosa scuro; un incremento contenuto da 0,1 a 8,7 in rosa tenue; una lieve diminuzione da -12,5 a 0,0 in azzurro chiaro; e un calo maggiore da -85,8 a -12,4 in blu-azzurro.
Sul territorio nazionale la mappa appare prevalentemente dominata dalle sfumature del rosa e del rosso, evidenziando un generale aumento della partecipazione al voto nel 2016 rispetto al 2014 nella maggior parte delle aree del Paese. Le tonalità di rosa più intenso e di rosso sono visibili in modo diffuso in Sardegna, lungo la dorsale appenninica e in gran parte del Centro-Sud, oltre che in molte zone montane e confinarie del Nord Italia, come in Piemonte, Lombardia e in Friuli-Venezia Giulia.
Al contrario, le zone contrassegnate dal colore azzurro e blu, che indicano un effettivo calo dell'affluenza alle urne, si distribuiscono a macchia d'olio in aree specifiche della penisola. Questi cali si concentrano in modo evidente in gran parte dell'Emilia-Romagna, della Toscana settentrionale, lungo ampie fasce costiere e interne delle Marche, dell'Abruzzo e del Lazio, e in diverse aree locali interne della Puglia, della Calabria e della Sicilia centro-occidentale. L'estremo lembo nord-occidentale della Valle d'Aosta si distingue nettamente dal resto d'Italia, rimanendo colorato in bianco.