Consultellum, cambio di strategia per i partiti ma la governabilità rimarrebbe una chimera

di

Roberto D'Alimonte

Montecitorio

Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 9 giugno

Pare che il tedesco si sia arenato. In queste ore convulse non si sa se la nuova legge elettorale verrà effettivamente approvata. Ma una cosa è assolutamente chiara: se salta il modello simil-tedesco non ci sarà un’altra legge elettorale. Resteranno in piedi i due Consultelli e si andrà al voto con quelli. A beneficio del lettore che ha perso il filo di Arianna nel labirinto delle proposte elettorali ricordiamo che si tratta di due sistemi creati da due sentenze della Consulta. Quello della Camera prevede un premio di maggioranza che dà il 54% dei seggi alla lista che arriva al 40% dei voti. La soglia per avere seggi è al 3% a livello nazionale. Quello del Senato non prevede un premio di maggioranza. La soglia è all’8% a livello regionale. Scende al 3% nel caso in cui un partito si allei ad altri e insieme arrivino al 20%.

Noi non siamo tra quelli che si stracceranno le vesti se il tedesco verrà definitivamente affossato. Dal punto di vista che ci interessa veramente, e cioè la governabilità del paese, tra tedesco o consultellum non c’è differenza. L’uno e l’altro non sono in grado di favorire nell’attuale contesto la formazione di maggioranze coese e stabili, come si vede dal confronto delle due simulazioni che proponiamo. Con i dati di oggi e il sistema simil-tedesco solo 4 partiti sarebbero rappresentati. Il leggero vantaggio della coalizione pro-Europa rispetto al fronte populista è effimero. La maggioranza dei seggi potrebbe andare a M5s e Lega Nord. Il voto sarebbe una lotteria e il risultato non è detto che sia il governo dei populisti. Potrebbe essere il non governo. Ma anche nel caso, più probabile, in cui Pd e Fi arrivino a 316 seggi o poco più sarebbe una maggioranza fragile.

Alla stessa conclusione si approda se i partiti che superassero la soglia fossero più di 4, come abbiamo dimostrato in un precedente articolo. Ovvero se le percentuali delle intenzioni di voto fossero diverse da quelle usate qui. Non sono i numeri esatti che contano. Questi possono cambiare. Ma con sistemi proporzionali dovrebbero cambiare in maniera drastica perché il quadro delineato qui non fosse più verosimile. Al momento nulla lascia pensare a un cambiamento così profondo delle preferenze degli italiani.

Con gli stessi dati di oggi e il Consultellum al posto del tedesco, alla Camera entrerebbero 6 partiti. Come si vede, cambierebbe la distribuzione dei seggi, ma non cambierebbero gli scenari. Maggioranze fragili e governi deboli. E la stessa probabilità che il fronte populista arrivi alla maggioranza assoluta. Sorridiamo al pensiero di tutti coloro che hanno tifato per la cancellazione del ballottaggio dell’Italicum per la paura di una vittoria del M5s. La verità pura e semplice è che senza dare agli elettori un secondo voto, come in Francia o come nel caso dei nostri sindaci, oggi qualunque sistema elettorale – tedesco, mattarellum-bis, consultellum – non può favorire alcuna reale governabilità. Per questo motivo il ritorno al consultellum non cambia il nostro giudizio sulle prospettive di governo del paese.

Tab. 1 – Distribuzione dei seggi alla Camera, confronto fra modello tedesco e consultellum
1. Parametri di Base e Quote dei Seggi Fissi (Prime colonne)

La proiezione si basa sulle seguenti preferenze elettorali percentuali di partenza: M5s al 29,4%, Pd al 29,1%, Fi al 13,2%, Ln al 12,8%, Fdi al 4,7%, Mdp al 3,2%, Ap al 2,6%, Si al 2,3% e Altri al 2,7%. La riga dei seggi fissi ripartisce i primi 24 scranni speciali:
• Seggi TAA (Trentino-Alto Adige): Assegna 11 seggi totali (3 al Pd, 5 ad Altri, 1 ciascuno a M5s, Fi e Ln).
• Seggi VDA (Valle d'Aosta): Assegna 1 seggio totalizzante alla voce Altri.
• Seggi Estero: Distribuisce 12 scranni complessivi (6 al Pd, 2 a Fi, 1 a M5s e 3 ad Altri).

2. Simulazione della Ripartizione nel "Sistema Tedesco"

Questo scenario simula l'impatto di una soglia di sbarramento rigida al 5%, che esclude dal riparto nazionale tutte le forze minori (Fdi, Mdp, Ap, Si), concentrando e sovra-rappresentando i quattro partiti maggiori nei restanti 606 seggi Italia:
• M5s: Ottiene 211 seggi Italia che, sommati alle quote fisse, portano a un rendimento di 213 seggi totali.
• Pd: Raccoglie 209 seggi Italia, raggiungendo grazie al traino di TAA ed Estero il picco di 218 seggi totali (primo gruppo in aula).
• Fi: Conquista 94 seggi Italia, posizionandosi a quota 97 seggi totali.
• Ln: Intercetta 92 seggi Italia, attestandosi a quota 93 seggi totali.
• Forze escluse e Altri: Fdi, Mdp, Ap e Si rimangono interamente a 0 seggi. La voce Altri chiude a quota 9 seggi totali. Il Parlamento si ricompone a quota 630 scranni.

3. Simulazione della Ripartizione nel "Consultellum"

Questo scenario mappa il rendimento di un proporzionale puro privo di sbarramenti significativi, permettendo l'ingresso alla Camera anche alle forze minori sopra il 3% e riducendo la quota dei grandi partiti nei 606 seggi Italia:
• M5s: Scende a 193 seggi Italia, fermandosi a un volume di 195 seggi totali.
• Pd: Calala a 191 seggi Italia, riattestandosi a quota 200 seggi totali.
• Fi: Flette a 86 seggi Italia, riducendosi a quota 89 seggi totali.
• Ln: Arretra a 84 seggi Italia, stabilizzandosi a quota 85 seggi totali.
• Forze minori incluse: Grazie alla natura pura del sistema, Fdi fa il suo ingresso alla Camera con 31 seggi totali e Mdp ottiene 21 seggi totali.
• Forze escluse e Altri: Ap e Si non superano i quozienti minimi rimanendo a 0 seggi. La voce Altri conferma i suoi 9 seggi totali. Il Parlamento chiude a quota 630 scranni complessivi.

4. Simulazione degli Scenari di Maggioranza e Coalizioni Post-Elettorali

La sezione analizza la fattibilità numerica di quattro diversi accordi di governo, ipotizzando come soglia per la fiducia la maggioranza assoluta fissa di 316 seggi alla Camera:
• Asse PD + FI (Grande Coalizione Moderata): Nel Sistema tedesco sfiora la vittoria per un soffio fermandosi a quota 315 seggi (-1 scranno dall'obiettivo); nel Consultellum crolla vistosamente a causa della frammentazione, fermandosi ad appena 289 seggi, rendendo il modello impraticabile.
• Asse PD + FI + MDP (Grande Coalizione allargata a sinistra): Viene simulato esclusivamente nel modello Consultellum, dove l'apporto dei 21 seggi di Mdp permette di risalire fino a quota 310 seggi, rimanendo comunque al di sotto della soglia di sicurezza.
• Asse M5S + LN (Coalizione Giallo-Verde populista): Nel Sistema tedesco mostra una buona efficienza raccogliendo 306 seggi totali; nel Consultellum risente fortemente della dispersione pura e retrocede a quota 280 seggi.
• Asse M5S + LN + FDI (Coalizione Sovranista/Populista allargata): Viene simulato esclusivamente nel modello Consultellum, dove l'innesto dei 31 seggi conquistati da Fratelli d'Italia permette al blocco di compiere un balzo decisivo, portandosi a quota 311 seggi totali (a soli 5 scranni dalla maggioranza assoluta).

Sarebbe sbagliato però affermare che nulla cambierà se il tedesco non verrà approvato e si voterà con i due consultelli. Per i partiti cambieranno molte cose. Soprattutto per Berlusconi. Sarebbe lui il vero vincitore se il tedesco fosse approvato. Sarà lui il principale perdente se non lo fosse. Ed è paradossale che a mettere in crisi il Cavaliere sia stata una sua deputata con un emendamento che ha scatenato la bagarre.

Il consultellum con tutti i suoi difetti è pur sempre un sistema che alla Camera prevede un premio di maggioranza che va ad una lista e non ad una coalizione. Pd e M5s potranno impostare la campagna elettorale facendo credere agli elettori di poter arrivare al 40% dei voti e quindi alla maggioranza assoluta dei seggi. Questa strategia – da voto utile – è preclusa a Forza Italia, a meno che non si associ a Lega Nord e Fratelli d’Italia. Partendo da una base del 13% delle intenzioni di voto nemmeno un grande illusionista come Berlusconi può far credere di poter arrivare da solo al 40%. Per essere credibile deve “fondersi” con i suoi antichi sodali. Non una coalizione, ma una fusione in una lista unica. Operazione complicata e rischiosa.

Correre da solo però vorrebbe dire rassegnarsi a giocare un ruolo marginale al momento del voto, anche se dopo il voto il suo pacchetto di seggi sarebbe comunque indispensabile. Con il tedesco il dilemma non esiste. Né con questo sistema ci sarebbero le preferenze. E si sa quanto poco piacciano al Cavaliere. Tanto più che al Senato dovrebbero essere raccolte in diverse regioni in ambiti territoriali molto vasti. Si pensi alla Lombardia e alla Sicilia. Con tutte le conseguenze negative che questo comporta. Insomma, per Berlusconi l’ideale è proprio quel tedesco che la sua collega Biancofiore ha messo in crisi.

Per i partiti minori il ritorno al consultellum ha dei pro e dei contro. La soglia del 3% alla Camera è molto più abbordabile di quella prevista dal tedesco. Al Senato però la soglia è all’8%. Solo alleandosi, come abbiamo detto, possono sperare di prendere seggi. Ma allearsi con chi? La risposta non è semplice. Per questo il consultellum, abbinato alla diversità dei corpi elettorali, potrebbe produrre risultati ancora più differenziati tra Camera e Senato di quanto farebbe il tedesco.

Tutto questo preoccupa certamente il presidente della Repubblica che contava, e forse ancora conta, su una legge elettorale armonica. Ma se salta l’accordo a quattro sarà difficile mettere mano a modifiche significative dei due consultelli. Anche se alcune di queste sarebbero utili, necessarie e neutrali.