A Taranto e Lecce avanti il centrodestra: i risultati e i flussi elettorali

di

Andrea Maccagno

Municipi di Taranto e Lecce

Taranto e Lecce vanno entrambi al ballottaggio con il centrodestra avanti. Se per Lecce è quasi una formalità, dati gli alti risultati e la tradizione politica della città, per Taranto è un’inversione rispetto alla giunta di centrosinistra uscente. Al secondo turno però le coalizioni partiranno alla pari, avendo ottenuto entrambi scarsi risultati dovuti all’offerta elettorale frastagliata. Male invece il Movimento 5 Stelle che si piazza solo quarto in entrambe le città.

Tabella 1 – Risultati Comune di Taranto dal 2012 al 2017[1]

Descrizione generale: Una grande tabella statistica istituzionale stampata su sfondo bianco con testo nero e un'intestazione verde smeraldo scuro. Il documento illustra la serie storica macro-aggregata dei risultati elettorali in un comune o collegio italiano (pari a circa 170.000 elettori), mettendo a confronto i voti assoluti (N) e le percentuali (%) di quattro diverse consultazioni: Precedenti comunali, Politiche 2013, Europee 2014 e Comunali 2017. La struttura si articola in tre blocchi informativi principali: i dati generali di affluenza, i risultati dettagliati per singoli partiti o sigle e una sezione conclusiva dedicata ai voti aggregati per poli politici. Ciascuna macro-sezione si chiude con la riga del Totale voti validi pari al 100%.

1. Dati generali di Affluenza (Elettori e Votanti)

• Precedenti comunali: Elettori: 173.530 | Votanti: 108.363 (62,4%).
• Politiche 2013: Elettori: 167.948 | Votanti: 105.647 (62,9%) — Rappresenta il picco massimo di partecipazione al voto.
• Europee 2014: Elettori: 168.660 | Votanti: 71.243 (42,2%) — Registra il punto più basso di affluenza complessiva.
• Comunali 2017: Elettori: 168.695 | Votanti: 98.720 (58,5%).

2. Andamento delle principali forze politiche e dei raggruppamenti

• PD (Partito Democratico):
	• Mostra il suo picco massimo nelle Europee 2014 toccando il 36,8% (25.330 voti). Nelle nazionali del 2013 si attesta al 21,7%, mentre flette marcatamente nelle tornate amministrative territoriali: 16,0% nelle comunali precedenti e 11,8% nelle Comunali 2017.
• M5S (Movimento 5 Stelle):
	• Trova la sua forza trainante nelle Politiche 2013 raccogliendo il 27,7% (28.276 voti). Mantiene un solido 25,4% nelle europee, per poi contrarsi nelle elezioni municipali scendendo all'1,9% nelle precedenti e stabilizzandosi al 10,0% nelle Comunali 2017.
• Gruppo Gs, Mpa, Fitto, Schittulli, Romano e alleati loro o di Fi:
	• Questo raggruppamento di centrodestra territoriale si attiva in modo imponente nelle tornate locali, passando dal 4,1% delle comunali precedenti fino a diventare il primo partito nelle Comunali 2017 con il 19,3% (16.991 voti).
• Psi, Verdi, Idv, DemA, Cd e loro alleati:
	• Mostrano un forte radicamento nelle elezioni municipali, oscillando tra il 9,3% nelle precedenti e il 14,1% nelle Comunali 2017 (12.453 voti), a fronte dello 0,3% nelle Politiche 2013.
• FI (Forza Italia / Pdl):
	• Evidenzia un trend nettamente decrescente lungo la serie storica, flettendo vistosamente nelle ultime amministrative: 6,8% (Prec com) | 25,6% (Pol13) | 16,7% (Eur14) | 6,7% (Com17).
• Forze di Sinistra Radicale (Mdp, Sel, Si, Fds, Pc e loro alleati):
	• Registrano il 15,3% nelle comunali precedenti, l'10,6% nelle Politiche 2013, calano al 2,8% nelle europee e si attestano all'8,6% nel 2017.
• Alleati Pd:
	• Raccolgono il 16,3% nelle comunali precedenti, azzerandosi nelle nazionali politiche ed europee (0,0%), per poi riattestarsi al 5,3% nelle Comunali 2017.
• La destra e alleati suoi o di Fdi o Lega:
	• Si attiva quasi unicamente nelle prime amministrative con il 17,3%, scendendo allo 0,6% nelle Politiche 2013 e azzerandosi nel 2014 e nel 2017.
• Altri (Liste minori e Civiche isolate):
	• Esplodono nelle ultime elezioni amministrative del 2017, drenando una quota massiccia pari al 22,9% dei consensi (20.186 voti).
• Totale Voti Validi (In calce alla sezione):
	• Si attesta a 95.259 (Prec com), 102.018 (Pol13), 68.790 (Eur14) e chiude a 88.231 nelle Comunali 2017.

3. Scomposizione e Consolidamento dei Poli Politici (Sezione inferiore)

• Centro-sinistra:
	• Conquista la maggioranza relativa nelle Comunali precedenti volando al 49,5% (51.053 voti). Si attesta al 26,0% nelle Politiche 2013, al 36,8% nelle Europee 2014 e flette al 17,9% nelle Comunali 2017.
• Centro-destra:
	• Mostra una crescita nelle ultime elezioni territoriali del 2017, salendo al 22,3% (20.873 voti), dopo aver registrato il 10,3% (Prec com) e il 16,7% (Eur14). Nelle Politiche 2013 la voce si scinde riportando il dato al 28,2%.
• Sinistra tradizionale:
	• Registra un netto incremento nelle ultime elezioni amministrative, passando dal 15,8% (Prec com), al 6,3% (Pol13) e all'11,5% (Eur14) fino a raggiungere il 22,6% (21.203 voti) nelle Comunali 2017.
• Movimento 5 Stelle:
	• Riflette l'andamento della singola lista con minime variazioni decimali dovute ad aggregazioni locali, registrando il proprio picco assoluto nelle Politiche 2013 a quota 27,7% e chiudendo al 12,4% nel 2017.
• Destra, Centro e Altri:
	• La Destra ottiene il 18,9% (Prec com), il 2,7% (Eur14) e si azzera nel 2017. Il Centro raccoglie l'8,5% nelle Politiche 2013 e il 6,7% nelle Europee 2014. La voce Altri compie un balzo imponente nelle Comunali 2017 drenando il 24,7% (23.192 voti).

Taranto è andata al voto dopo l’esperienza della giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Ippazio Stefano. L’affluenza si è attestata ad un livello di poco inferiore al dato nazionale (58,51% contro il 60,07%), in calo altresì rispetto alle amministrative 2012 (62,4%) e alle politiche del 2013 (62,9%), ma in risalita rispetto alle europee del 2014 (42,2%).

L’offerta elettorale è stata particolarmente frastagliata, con ben dieci candidati sindaco per un totale di 37 liste. A raccogliere più voti è stata la coalizione di centrodestra, capeggiata per la carica di primo cittadino da Stefania Baldassarri. La candidata sindaca andrà al ballottaggio forte appena del 22,27% dei voti, come mostra la Tabella 1. All’interno della coalizione, la forza di maggior successo è Forza Taranto, lista civica che nasconde la presenza di Forza Italia, con il 6,74%. Le restanti liste a sostegno sono tutte civiche, ad eccezione di Direzione Taranto, che si rifà al partito di Fitto (2,53%). In totale la coalizione ha raccolto il 25,99%, quindi circa 3,7 punti percentuali in più rispetto alla candidata sindaca, che non sembra quindi essere particolarmente attrattiva. Ad ogni modo, il risultato della coalizione rispetto a cinque anni fa è migliorato: allora infatti essa si classificò solo quarta. Rimane invece sulle stesse percentuali il partito berlusconiano: 6,8% nel 2012; 6,7% nel 2017. La differenza con le elezioni politiche ed europee è netta, rispettivamente -18,9% e -10%.

Chi invece esce sconfitto è senza dubbio il centrosinistra, che aveva governato la città nella precedente tornata. All’epoca andò al ballottaggio mancandogli solo lo 0,48% dei voti per vincere al primo turno. Quest’anno non riesce nella stessa imprese ottenendo appena il 17,92% dei consensi e collocandosi quindi secondo. A trainare l’alleanza vi è il Pd, che raccoglie l’11,81%; gli altri, tra cui i centristi e il Psi, si distribuiscono tra lo 0,74% e il 2,18%. Interessante notare come anche in questo caso la coalizione acquisisca più voti del candidato sindaco sostenuto (20,58%). Il tonfo del Pd è quindi fragoroso: -4,2% rispetto alle amministrative 2012; -9,9% rispetto alle politiche del 2013; -25% rispetto alle europee del 2014.

Arriva terzo, restando fuori dal ballottaggio, Mario Cito, cinque anni fa al ballottaggio per la destra, oggi invece capeggiando un’unica lista civica. Solo quarto il Movimento 5 Stelle, con appena il 12,43% del suo candidato sindaco e il 9,97% della lista. Migliora sì rispetto al 2012 (1,9%), ma registra una caduta vertiginosa rispetto al 2013 (27,7%) e al 2014 (25,4%). Gli altri sei candidati hanno ottenuto un consenso che va dall’1,11% al 9,76%.

A Taranto, quindi, l’offerta politica atomizzata non restituisce l’idea di un chiaro vincitore. Può in parte sorridere il centrodestra, che centra il ballottaggio come prima forza, migliorando i risultati del 2012. Male invece per il centrosinistra, che arriva al secondo turno molto debolmente, e per il Movimento 5 Stelle, addirittura quarto.

Dai flussi di Taranto si evince come l’elettorato non sia riuscito a indirizzarsi verso un candidato specifico e si sia diviso almeno tanto quanto si è dimostrata frastagliata l’offerta politica per la conquista della carica di primo cittadino. Infatti, se confrontato il voto di domenica 11 giugno con quello delle politiche 2013, sono pochi gli elettori che confermano il candidato espressione della stessa area. L’apice è raggiunto dal 31,1% di elettori che confermano il voto al M5S, che sappiamo però essere arrivato quarto al primo turno. Il restante 69,9% è stato indirizzato per poco più di un terzo al candidato di centrosinistra Melucci e per quasi un altro terzo verso il non voto. Ciò che rimane va in misura maggiore alla candidata di centrodestra (10,1%). Gli elettori berlusconiani del 2013 mostrano un comportamento altresì sorprendente: ben il 46,7% si rifugia nel non voto. Solo l’11,6% sceglie la candidata naturale Baldassari, addirittura meno del candidato civico (di destra nel 2012) Cito, scelto dal 18% dei berlusconiani 2013. Ma anche l’elettorato di centrosinistra appare diviso. Fatto 100 quello di Bersani del 2013, solo il 26,1% ha scelto Melucci. Evidente appare la frattura a sinistra, con due candidati (Sebastio e Bitetti), che insieme raccolgono il 30,8% di quel bacino elettorale. Ad una tornata di forte astensione, però, sorprende come nel non voto defluisca solo il 9%, mostrando come questo sia preso meno in considerazione dall’elettorato tarantino di centrosinistra, a differenza del 46,7% berlusconiano, 44,4% montiano e 21,3% grillino. Infine ben il 72,9% di chi si era astenuto nel 2013 ha continuato a disertare le urne. La parte restante ha scelto maggiormente la candidata di centrodestra (14,1%).

Tabella 2 – I flussi elettorali di Taranto tra Politiche 2013 e Comunali 2017, destinazioniflussi taranto destVolgendo invece lo sguardo ai flussi di provenienza per ogni candidato, notiamo come il dato più singolare sia probabilmente rappresentato dall’elettorato di Melucci. Questo, infatti, è composto solo per il 42,6% da chi votò Bersani nel 2013 e da addirittura il 41,7% da chi aveva scelto il Movimento 5 Stelle. Questo mostra come a Taranto, in linea teorica, il voto grillino sia più un voto di centrosinistra e, così, dovrebbe essere più semplice per Melucci contare su questo bacino di consensi per il secondo turno. La sfidante Baldassari, invece, ha ottenuto più voti da chi non era andato a votare nel 2013 (45,1%), mentre nettamente inferiore è il consenso derivante da chi votò Berlusconi nel 2013 (15,9%). È invece nuovamente Cito che fa della base dell’ex Cavaliere la roccaforte del proprio consenso. Ben il 44,2% dei propri voti proviene da lì; solo il 26,1% dal non voto e addirittura il 19,1% da quelli di Bersani 2013. Chi invece riflette con maggior coerenza il voto 2013 è il Movimento 5 Stelle. Fatto 100 l’elettorato di Nevoli, ben il 74,8% aveva votato la lista di Grillo quattro anni fa. Infine una considerazione sul non voto: il 65,6% di chi si è astenuto l’11 giugno si era astenuto nel 2013. La forza politica però che più sembra aver risentito di questo fenomeno è quella berlusconiana: infatti il 18% dei non votanti scelsero Berlusconi nel 2013. Combinando i dati delle due tabelle, quindi, nel centrodestra è occorso un fatto singolare: che aveva votato Berlusconi quattro anni fa ha preferito maggiormente astenersi nel 2017 e non votare Baldassari; chi ha votato Baldassari quattro anni fa aveva deciso di astenersi e solo in minima parte aveva preferito Berlusconi.

Tabella 3 – I flussi elettorali di Taranto tra Politiche 2013 e Comunali 2017, provenienze

Descrizione generale: Una tabella statistica a matrice stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento analizza i flussi elettorali incrociando il comportamento passato dichiarato delle elezioni politiche (Voto politiche 2013, disposto sulle colonne) con le scelte espresse alle elezioni amministrative comunali del territorio (Voto comunali 2017, disposto sulle righe). La scomposizione dei dati è in senso orizzontale: ogni riga somma al 100% nella colonna finale per mostrare la provenienza percentuale dei voti raccolti da ciascun candidato sindaco locale rispetto al bacino d'origine nazionale dei cittadini.

1. Provenienza dei voti per i candidati dell'area progressista e di centrosinistra (%)

• SEBASTIO:
	• Questo bacino elettorale locale si radica in netta maggioranza assoluta nella base storica della Coalizione Bersani al 52,1%. Il resto dei consensi proviene in quote omogenee da Altri (16,9%), dal M5s (15,6%) e da ex astenuti del Non Voto (13,7%), con un marginale 1,7% da Monti.
• MELUCCI:
	• Mostra una struttura ad attrazione fortemente bipolare e speculare, alimentandosi in parti quasi identiche dalla Coalizione Bersani al 42,6% e dall'elettorato nazionale del M5s al 41,7%. Integra infine l'11,3% dal Non Voto e il 3,1% da Monti, azzerandosi interamente su Altri e Berlusconi.
• FORNARO:
	• Deriva la quota relativa più alta dal blocco di Berlusconi al 38,2%, ricomponendosi con il 20,5% da Bersani, il 19,2% da Altri e il 14,4% da Monti, affiancati da un 7,7% proveniente dal M5s.
• BITETTI:
	• Sostenuto in maggioranza assoluta dalla Coalizione Bersani al 51,3%, intercetta un cospicuo 22,5% dal blocco di Berlusconi e il 13,3% dal Non Voto, raccogliendo l'8,0% dal M5s, il 3,0% da Altri e l'1,8% da Monti.

2. Provenienza dei voti per i candidati dell'area conservatrice, populista e civica (%)

• NEVOLI:
	• Vanta la struttura più compatta e monocromatica del grafico, formata per la stragrande maggioranza assoluta dall'elettorato originario del M5s 2013 al 74,8%. Atterra l'11,4% da Altri, l'8,1% da Bersani e il 5,6% dal Non Voto, azzerando i flussi da Monti e Berlusconi.
• CITO:
	• Si alimenta principalmente dal comparto storico di Berlusconi al 44,2%, intercettando tuttavia una quota imponente di ex astenuti dal Non Voto pari al 26,1% e un 19,1% dalla Coalizione Bersani, completati dal 6,4% del M5s e dal 4,3% di Altri.
• BALDASSARI:
	• Costituito per quasi la metà da astensione cronica proveniente dal Non Voto del 2013 al 45,1%. Il comparto attivo si frammenta tra Berlusconi (15,9%), M5s (13,5%), Monti (9,2%), Altri (8,7%) e Bersani (7,5%).
• ALTRI (Candidati minori):
	• Alimentati paritariamente dalla Coalizione Bersani (38,6%) e dalle due componenti di Berlusconi (19,7%) e Altri (18,7%), drenando il 13,2% dal Non Voto e il 9,9% da Monti.

3. Scomposizione dell'Astensione Locale (%)

• NON VOTO (Astensione nelle comunali 2017):
	• Sancisce la fortissima persistenza dell'astensione cronica, formandosi per la maggioranza assoluta dal Non Voto del 2013 al 65,6%. Questo bacino di rinuncia si allarga drenando quote significative di scontenti ex elettori nazionali: ben il 18,0% dalla Coalizione Berlusconi, l'8,0% dal M5s, il 5,1% da Monti e il 3,3% da Bersani.

Figura 2 – I flussi elettorali a Taranto fra Politiche 2013 e Comunali 2017 (percentuali sull’intero elettorato, clicca per ingrandire)flussi taranto fig

Lecce mostra un’affluenza elettorale particolarmente alta, soprattutto se confrontata con la media nazionale e con le precedenti consultazioni referendarie ed europee. Il 70,16% del corpo elettorale si è presentata ai seggi, un risultato lievemente in calo rispetto al 2012 quando votò il 73,8%, ma superiore al 60,07% degli altri comuni di questa tornata, al 63,73% del 4 dicembre e al bassissimo 46,7% del 2014 (Tabella 4).

Tabella 4 – Risultati Comune di Lecce dal 2012 al 2017[1]lecce tableu

La città da quando è stata introdotta l’elezione diretta, salvo un periodo dal 1995 al 1998, è sempre stata amministrata dal centrodestra. Nel 2012 Paolo Perrone rivinse le elezioni al primo turno con il 64,3% dei consensi, lasciando poco spazio ai competitor. Quest’anno, avendo completato il doppio mandato, per la coalizione berlusconiana si è presentato Mauro Giliberti. Il risultato è buono, ma non paragonabile al precedente. Il centrodestra, quando manca ancora una sezione al termine dello spoglio, rimane prima coalizione, ma sarà necessario un ballottaggio per assegnare la carica di sindaco, dato che l’alleanza forzista ha ottenuto il 45,22% dei voti. Chi ha avuto un ruolo guida, però, è stato il partito fittiano Direzione Italia conquistando il 17,45% delle preferenze, seguito dalla lista civica Grande Lecce con il 10,56%. Solo terza Forza Italia con l’8,93%. È questo un risultato decisamente basso, specialmente se confrontato con le elezioni precedenti in cui la sua percentuale (Pdl) si attestava al 27,8%. Da allora il calo è stato progressivo: 25% alle politiche e 22,7% alle europee. Bene invece la parte alla destra, che con Fratelli d’Italia raccoglie il 5,65%, incrementando

i consensi rispetto alle precedenti elezioni. Meno bene Lecce Popolare, ferma al 2%. Interessante infine notare la discrepanza tra il voto alle liste e quello al candidato sindaco, testimonianza di un discreto utilizzo del voto disgiunto. Ebbene, se Giliberti avesse ottenuto tanti consensi quanti quelli delle liste a lui candidato, sarebbe stato eletto sindaco al primo turno con il 52,03% dei voti. Questo testimonia probabilmente una scarsa attrattività del candidato in questione.

Chi riesce ad approdare al secondo turno è il centrosinistra di Carlo Salvemini, ottenendo il 28,97% dei voti. È un risultato migliore rispetto a quello di cinque anni fa per quanto riguarda la coalizione, all’epoca ferma al 25,84%, ma anche rispetto alle politiche, quando ottenne il 27,7%. Quest’anno il centrosinistra si presentava con il Pd e quattro liste civiche. Lecce Città Pubblica e Pd sono le formazioni politiche che hanno raccolto più consensi (attorno all’8,5%, quando si sono scrutinate 101 sezioni su 102). Se la coalizione cresce, però, il Pd cala. Era al 10,6% nel 2012, al 20% nel 2013 e al 37,6% nel 2014. Salvemini registra l’effetto opposto rispetto a Giliberti. Raccoglie 4,3 punti percentuali in più rispetto alle liste a lui collegate, dimostrando come la sua candidatura sia in parte apprezzata anche fuori i confini della sua coalizione.

Al terzo posto si colloca la coalizione di centro guidata dall’Udc, con un buon 16,9%. Questo è un risultato quattro volte superiore rispetto al 2012 e forse anche per questo motivo si è reso necessario il doppio turno. L’Udc singolarmente prende grosso modo la stessa percentuale del 2012, ma è la coalizione di liste civiche alleate che permette, insieme, di arrivare a questo ottimo risultato.

Come a Taranto, così anche a Lecce il Movimento 5 Stelle si classifica quarto, dimostrando la difficoltà riscontrata su tutto il territorio nazionale in questa tornata amministrativa. Al candidato Fabio Valente è andato il 6,3% dei consensi, mentre la lista è ferma al 5%. È vero che migliora rispetto al 2012, ma la caduta rispetto a politiche ed europee è forte: si tratta rispettivamente del -20,7% e del -18,9%.

Infine, per quanto riguarda i flussi, alcuni dati sono particolarmente interessanti da analizzare (tabelle 5 e 6). Fatto 100 l’elettorato dei vari candidati sindaco, il 54% di quello di Salvemini proviene da chi nel 2013 aveva votato Bersani, mostrando quindi una discreta coerenza di scelta. Così come capita a Valente per il M5S, il cui 66% proviene da quel serbatoio di voti, a cui si aggiunge un 28% proveniente dal non voto: è così chiaro come il Movimento sia per nulla attrattivo nelle restanti parti dell’elettorato. I voti di Giliberti, invece, provengono per il 43% da chi votò Berlusconi nel 2013, ma anche per il 31% da chi votò il M5S, mostrando come questo movimento non collocabile sull’asse sinistra-destra a Lecce prese maggiormente i voti dalla destra. Questo risultato è riscontrabile anche facendo 100 l’elettorato grillino del 2013 e vedendo come il 55% di esso si sia spostato proprio su Giliberti. Infine interessante notare come il 59% di chi votò Monti nel 2013 abbia scelto Salvemini nel 2017 e 0 Giliberti, il quale invece pesca più di tutti tra i non votanti delle politiche (25%).

Tabella 5 – I flussi elettorali di Lecce tra Politiche 2013 e Comunali 2017, destinazioni

Descrizione generale: Una tabella statistica a matrice stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento analizza i flussi elettorali locali per colonna, mostrando come si è distribuito il bacino elettorale originario di ciascuna coalizione o partito delle elezioni nazionali (Voto Politiche 2013, disposto sulle colonne) verso le scelte espresse dai cittadini alle elezioni amministrative territoriali (Voto Comunali 2017, disposto sulle righe). Tutti i valori interni sono espressi in percentuale (%) e ciascuna colonna somma verticalmente al 100% nella riga finale per certificare la perfetta quadratura dei flussi.

1. Comportamento e destinazione degli Elettori del 2013 (Analisi per Colonna)

• Colonna Coalizione Bersani (2013):
	• Sostiene in netta maggioranza assoluta l'area tradizionale di centrosinistra locale, scegliendo il candidato SALVEMINI al 56% e portando un ulteriore 17% su DELLI NOCI (totale area progressista: 73%).
	• Registra un massiccio travaso in uscita verso l'astensione, con ben il 25% che confluisce nel NON VOTO comunale, lasciando un residuo 2% alla voce ALTRI. Si azzerano i flussi verso Giliberti e Valente (0%).
• Colonna Coalizione Monti (2013):
	• Si sposta prevalentemente a sostegno del centrosinistra locale, premiando il candidato SALVEMINI con il 59% dei propri voti d'origine.
	• Il resto della base centrista si distribuisce tra l'astensione del NON VOTO al 27%, il candidato DELLI NOCI al 9%, ALTRI al 3% e VALENTE al 2%. No flussi verso Giliberti.
• Colonna Coalizione Berlusconi (2013):
	• Mantiene una solida fidelizzazione interna d'area verso il centrodestra locale, con la stragrande maggioranza assoluta pari al 62% che si orienta sul candidato GILIBERTI.
	• La quota mobile residua si divide equamente tra i candidati SALVEMINI (21%) e DELLI NOCI (17%), azzerando completamente le uscite verso l'astensione o verso le liste minori (0%).
• Colonna Movimento 5 Stelle (2013):
	• Subisce una profonda scomposizione a raggiera nel passaggio al voto amministrativo. La quota relativa più alta compie un travaso d'area verso il centrodestra locale, scegliendo il candidato GILIBERTI al 55%.
	• I votanti residui si ripartiscono tra il candidato ufficiale DELLI NOCI (17%), il candidato VALENTE (16%) e l'astensione nel NON VOTO all'11%, azzerando i contatti con Salvemini e ALTRI.
• Colonna Altri (2013):
	• Si frammenta distribuendo il 37% delle preferenze su DELLI NOCI, il 25% su SALVEMINI, il 17% nell'astensione del NON VOTO e il 16% sulla stessa riga di ALTRI, lasciando un residuo 4% a VALENTE.
• Colonna Non Voto (2013):
	• Sancisce l'elevata persistenza dell'astensione cronica sul territorio, trattenendo la maggioranza assoluta del NON VOTO al 69% anche nel ciclo amministrativo.
	• La frazione mobile che sceglie di riattivarsi e tornare alle urne premia in modo esclusivo il candidato di centrodestra GILIBERTI al 25%, lasciando quote marginali pari al 4% a VALENTE e al 2% ad ALTRI.

Tabella 6 – I flussi elettorali di Lecce tra Politiche 2013 e Comunali 2017, provenienze

Descrizione generale: Una tabella statistica a matrice stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento analizza la scomposizione e la provenienza del consenso elettorale incrociando il comportamento di voto politico nazionale (Voto Politiche 2013, disposto sulle colonne) con le scelte espresse dai cittadini alle elezioni amministrative locali (Voto Comunali 2017, disposto sulle righe). La ripartizione dei dati è impostata in senso orizzontale: ogni riga somma al 100% nella colonna finale del Totale, documentando l'esatta provenienza percentuale dei voti raccolti da ciascun candidato sindaco locale rispetto al bacino nazionale dei cittadini.

1. Provenienza dei voti per i candidati dell'area progressista e di centrosinistra (%)

• SALVEMINI:
	• Questo bacino elettorale si radica in maggioranza assoluta nella base storica della Coalizione Bersani al 54%. Il resto dei consensi si ripartisce in quote omogenee tra la Coalizione Berlusconi (22%) e la Coalizione Monti (20%), integrando un residuo 4% da Altri e azzerandosi interamente su M5s e Non Voto.
• DELLI NOCI:
	• Mostra una struttura ad attrazione fortemente frammentata e trasversale tra i diversi poli: si alimenta per il 31% dalla Coalizione Berlusconi, per il 28% dalla Coalizione Bersani e per il 26% dall'elettorato nazionale del M5s. Completa il quadro attingendo il 10% da Altri e il 5% da Monti.
• VALENTE:
	• Vanta una fortissima impronta identitaria ancorata all'elettorato d'opinione, formandosi per la stragrande maggioranza assoluta dal bacino del M5s 2013 al 66%. Il comparto restante proviene da ex astenuti del Non Voto (28%), con minimi apporti del 3% sia da Monti sia da Altri.

2. Provenienza dei voti per i candidati dell'area conservatrice e civica (%)

• GILIBERTI:
	• Deriva la quota relativa più alta dal comparto tradizionale di Berlusconi al 43% e per quasi un terzo dall'elettorato del M5s al 31%. Intercetta infine un cospicuo 27% proveniente da ex astenuti del Non Voto, azzerando i contatti con Bersani, Monti e Altri.
• ALTRI (Candidati minori):
	• Si alimentano per il 40% dal bacino del Non Voto e per il 30% dalla voce Altri, raccogliendo il 20% dalla Coalizione Bersani e il 10% dalla Coalizione Monti.

3. Scomposizione dell'Astensione Locale (%)

• NONVOTO (Astensione nelle comunali 2017):
	• Sancisce l'elevata persistenza dell'astensione cronica sul territorio, costituendosi in netta maggioranza assoluta dal Non Voto del 2013 al 72%. Questo bacino di rinuncia si allarga drenando quote significative di scontenti ex elettori nazionali: il 15% dalla Coalizione Bersani, il 6% dal M5s e il 6% dalla Coalizione Monti, azzerando le uscite verso il blocco di Berlusconi.

In conclusione, Lecce rimane una città di centrodestra, la cui coalizione però non è riuscita a realizzare lo stesso risultato della rielezione di Perrone. Una vittoria al secondo turno è però decisamente probabile, anche guardando l’appoggio alle liste di Giliberti. Migliora il centrosinistra che riesce ad arrivare al ballottaggio, ma è lontano da una possibilità di vittoria. Bene il centro, quasi al 17%, mentre male per il Movimento 5 Stelle che, pur migliorando i risultati del 2012, si classifica quarto ben lontano dalla doppia cifra.

Figura 2 – I flussi elettorali a Lecce fra Politiche 2013 e Comunali 2017 (percentuali sull’intero elettorato, clicca per ingrandire)

Descrizione generale: Un grafico a flussi colorati su sfondo bianco. Traccia gli spostamenti degli elettori collegando i comportamenti di voto del 2013 (a sinistra) con i candidati e le opzioni delle elezioni comunali 2017 (a destra) per il comune di Lecce. Il tracciato evidenzia le asimmetrie territoriali del voto amministrativo, caratterizzato da forti travasi incrociati dal M5S verso il centrodestra locale e dall'espansione dell'astensionismo sul fondo.

1. Blocchi di Sinistra (Punto di partenza - Elezioni Politiche 2013)

I rettangoli verticali riportano l'elettorato di partenza calcolato sul totale degli aventi diritto:
• Bersani_13 (Rosso): Blocco ampio posizionato in alto con indice 19,0.
• Monti_13 (Grigio scuro): Striscia sottile con indice 6,6.
• Berlusconi_13 (Azzurro): Blocco intermedio ben visibile con indice 21,2.
• M5s_13 (Giallo/Verde): Blocco intermedio compatto con indice 17,2.
• Altri_13 (Antracite): Sottile striscia orizzontale con indice 3,2.
• Non_Voto_13 (Lilla/Rosa): Blocco gigantesco posizionato sulla base inferiore con indice 32,9.

2. Blocchi di Destra (Punto di arrivo - Elezioni Comunali 2017)

I rettangoli verticali sul lato destro mostrano la scomposizione delle preferenze sui candidati sindaci locali o sull'astensione:
• SALVEMINI_17 (Grigio): Blocco superiore con indice 19,8.
• DELLI_NOCI_17 (Marrone): Blocco intermedio con indice 11,5.
• GILIBERTI_17 (Verde oliva): Blocco imponente e molto alto al centro con indice 31,0.
• VALENTE_17 (Rosa antico): Sottile linea al centro con indice 4,3.
• ALTRI_17 (Marrone chiaro): Sottile striscia orizzontale senza indice numerico visibile.
• NONVOTO_17 (Lilla/Rosa): Blocco gigantesco posizionato sul fondo con indice 31,0, che rappresenta l'esito maggioritario assoluto del grafico insieme al candidato di centrodestra.

3. Traiettorie e Flussi Principali del Grafico

• La forte attrazione e il successo del comparto GILIBERTI_17: Il grande blocco centrale di destra (GILIBERTI_17) si alimenta di tre imponenti flussi diagonali: una banda azzurra molto spessa che prosegue in linea retta da Berlusconi_13, una vistosa banda gialla che scende dal bacino nazionale del M5s_13 e un corridoio lilla proveniente dagli ex astenuti di Non_Voto_13 che tornano alle urne.
• La forte scomposizione e i travasi dell'elettorato M5s_13: Il flusso giallo originario si scompone a raggiera in tre direzioni principali: il canale superiore sale diagonalmente per andare ad alimentare GILIBERTI_17, il corridoio centrale prosegue in senso orizzontale per confluire in VALENTE_17, mentre la quota rimanente si dirige verso DELLI_NOCI_17. Una piccola banda scende verso il fondo scaricandosi nell'astensione.
• La scomposizione della Coalizione Bersani_13: Il grande flusso rosso in alto si scinde nettamente in tre direzioni: il canale principale prosegue orizzontalmente verso il candidato SALVEMINI_17, una banda parallela scende verso DELLI_NOCI_17, mentre una vistosissima banda diagonale rossa scivola lungo l'intera altezza del grafico per confluire direttamente nel blocco del NONVOTO_17 sul fondo.
• Il comportamento degli elettori di Monti_13 e Altri_13:
	• Il flusso grigio di Monti_13 si dirama coprendo l'intera altezza, con corridoi visibili verso SALVEMINI_17, DELLI_NOCI_17 e NONVOTO_17.
	• Il flusso antracite di Altri_13 compie traiettorie nette a raggiera, andando ad alimentare in massima parte i candidati SALVEMINI_17, DELLI_NOCI_17 e la voce ALTRI_17.
• Fidelizzazione e persistenza dell'astensione: La larga banda lilla del Non_Voto_13 precedente attraversa l'intera base del grafico in linea retta per riempire la quota più ampia del blocco NONVOTO_17 del 2017. Questo bacino si allarga ulteriormente attirando il vistoso corridoi diagonale rosso staccatosi da Bersani_13 e piccole frazioni dagli altri partiti.

Riferimenti bibliografici:

Corbetta, P.G., A. Parisi e H.M.A. Schadee [1988], Elezioni in Italia: struttura e tipologia delle consultazioni politiche, Bologna, Il Mulino.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

Plescia, C., e L. De Sio (2017), An evaluation of the performance and suitability of R× C methods for ecological inference with known true values, «Quality & Quantity», pp.  1-15.


NOTA METODOLOGICA

I flussi riportati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle oltre 100 sezioni elettorali del comune di Lecce e 191 sezioni di Taranto. In entrambe le analisi abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (oggi o nel 2013), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 20% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione).  Il valore dell’indice VR è pari a 14,8 a Lecce e 8,3 a Taranto.


[1] Nella parte superiore di ciascuna tabella sono presentati i risultati al proporzionale; nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari (per le comunali).

Sinistra è la somma dei risultati ottenuti da candidati (comunali) o partiti (politiche ed europee) di sinistra ma non in coalizione con il Pd;

il Centro-sinistra somma candidati (comunali) del Pd o le coalizioni (politiche ed europee) con il Pd;

Il Centro è formato da candidati (comunali) o coalizioni (politiche ed europee) sostenuti o contenenti almeno uno fra Udc, Ncd, Fli, Sc, Dc, Adc, Api, Udeur;

il Centro-destra somma candidati (comunali) sostenuti da Fi (o Pdl) o coalizioni (politiche ed europee) contenenti Fi (o Pdl) o Direzione Italia, Gs, Mpa;

la Destra è la somma di candidati (comunali) sostenuti da  Lega, Fdi o La Destra o coalizioni (politiche ed europee) contenenti almeno uno di questi.

Criteri per l’assegnazione di un candidati a un polo: se un candidato è sostenuto dal Pd o dal Pdl (o Fi) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno. Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico. Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo Pd e Pdl che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).