Flussi dal 2013 al Sud: Mutazione genetica Pd, cambiamenti nel centrodestra, solidità M5s

di

Alessandro Riggio

Grafico Sankey

Il Sud rappresenta l’area geografica pivotale delle prossime consultazioni nazionali. Qui la partita tra il Movimento Cinque Stelle e la coalizione di centrodestra presenta gli esiti più incerti. Nel Meridione, la volatilità elettorale s’accompagna alla fiducia specifica riposta nei notabilati locali, prefigurando risultati imprevedibili.

L’ampio raggio d’intervistati del sondaggio realizzato dal CISE presenta – tra le altre cose – i flussi elettorali tra il ricordo del voto nel 2013 e le intenzioni su chi sostenere invece nel 2018. A primo impatto, emerge la mutazione genetica del Pd: soltanto il 46,8% di coloro che dichiarano d’aver votato cinque anni addietro il centrosinistra affermano oggi di riporre fiducia nel partito guidato da Renzi. Si badi che la coalizione guidata all’epoca da Pierluigi Bersani, “Italia Bene Comune”, avvalorava tra le sue fila anche Sel (oltre al Centro Democratico e alla Svp altoatesina), dimostratasi decisiva col 3,2% per ottenere il premio di maggioranza alla Camera previsto dalla Legge Calderoli. Questo non ridimensiona comunque la portata del cambiamento: il Pd al Sud raccoglie ben il 29,6% della montiana Scelta Civica, nonché il 13,6% degli elettori della lista capeggiata nel 2013 da Antonio Ingroia. Corrobora il tutto il 19,6% tra quelli che votarono altri partiti e il 4 marzo, stando alle intenzioni, premieranno il Partito Democratico. Si tratta del dato – in questa categoria – più alto, che in parte attutisce la scarsa appetibilità nelle regioni meridionali del Pd presso il nuovo elettorato, ovvero i giovani cinque anni fa ancora minorenni (4,9%) e gli astenuti del 2013 che affermano stavolta di recarsi alle urne (6,8%).

Tra quest’ultimi, il maggior effetto mobilitazione proviene dal M5s (19,1%), seppure più della metà (53%) confermi la defezione alla tornata. Il movimento che propone Luigi Di Maio quale candidato premier si contraddistingue per la solidità del suo bacino di consensi, in virtù dell’alta percentuale di riconferme (76,9%). Oltre tre quarti di chi dichiara avere sostenuto il M5s al battesimo elettorale conserva il medesimo orientamento per il 2018. Questa rilevazione acquisisce importanza perché maggiore di 10 punti rispetto all’omonima registrata nel Nord (66,8%) e nella Zona Rossa (65,2%). Il M5s pare dunque mutare fisionomia geografica, ora significativamente sbilanciata al Sud, come se avesse smesso – perlomeno in quest’ambito – l’abito di “partito della nazione” (Emanuele e Maggini 2015). La crescita dei Cinque Stelle dal Lazio alla Sicilia troverebbe così propellente nel voto dei giovanissimi prima esclusi dalla competizione (36,5%) ed anche dai sostenitori di Monti (19,9%). Ciò non meraviglierebbe, considerata la storica eterogeneità socio-economica dell’elettorato pentastellato, il cui rivolgimento verrebbe dichiarato solo dall’esito del 4 marzo.

Il centrodestra regge meglio del Partito Democratico, almeno tenendo in considerazione Forza Italia che conferma il 51,2% di quanti dichiararono di votare per il cartello pure allora composto dal partito di Berlusconi (Pdl), la Lega Nord (sotto la segreteria Maroni) e Fratelli d’Italia. Sorprende come solo il 17,2% e l’8% del bacino elettorale di questo campo dichiari adesso l’intenzione di votare i partiti – rispettivamente – con leader Salvini e Meloni. Di contro, entrambi raccolgono ottime percentuali nelle intenzioni di voto di chi nel 2013 s’espresse per altre liste. Singolare appare il 12,2% di chi ricorda d’aver sostenuto Ingroia e in questa tornata dichiara il sostegno per Forza Italia, per quanto si tratti di un dato risibile a causa della ridotta dimensione elettorale di Rivoluzione Civile. Verosimile, al contrario, il legame intercorrente tra l’elettorato di Ingroia e quello di un altro ex magistrato, suo conterraneo e concittadino: Piero Grasso. Liberi e Uguali difatti attinge un voto su cinque da chi afferma d’aver votato Rc. Al Sud, Leu raccoglie l’11,2% dell’elettorato di centrosinistra a trazione bersaniana, senza intaccare il M5s proprio come nelle altre aree del Paese. Ulteriore ostacolo – questo – alle speranze del centrosinistra di vincere al Sud almeno un collegio uninominale.

Tabella 1 –  I flussi elettorali fra ricordo del voto 2013 e intenzione di voto 2018 al Sud, destinazioni (clicca per ingrandire)

Descrizione generale: Una tabella statistica a matrice stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento analizza le intenzioni di voto per le elezioni politiche del 2018 (sulle righe) incrociandole con il comportamento elettorale passato dichiarato degli elettori, denominato Ricordo del voto 2013 (sulle colonne). Tutti i valori interni sono espressi in percentuale (%) e ciascuna colonna di partenza somma verticalmente al 100% nella riga finale del Totale.

1. Comportamento e destinazione degli Elettori del 2013 (Analisi per Colonna)

• Colonna Rivoluzione Civile (2013):
	• Si disperde in quote bilanciate tra molteplici forze nel 2018: il 20,1% sceglie Liberi e Uguali (LeU), il 15,5% si sposta sul Movimento 5 Stelle, il 14,4% vota Potere al Popolo, il 13,6% opta per il PD e il 12,2% converge su Forza Italia. L'astensione nel Non voto raccoglie il 13,3%.
• Colonna Coalizione Bersani (2013):
	• Trattiene una solida quota relativa nel PD al 46,8%, pur registrando vistose emorragie esterne: il 19,6% compie un travaso verso il Movimento 5 Stelle, l'11,2% si orienta su LeU e il 7,8% si rifugia nell'astensione del Non voto.
• Colonna Coalizione Monti (2013):
	• Mostra una forte frammentazione centrista: il 29,6% sostiene il PD e il 19,9% sceglie il Movimento 5 Stelle. La quota restante si distribuisce tra il Non voto (16,6%), Fratelli d'Italia (8,0%), LeU (7,3%) e la Lega (5,5%).
• Colonna Movimento 5 Stelle (2013):
	• Vanta l'indice di fedeltà identitaria più alto dell'intera tabella, trattenendo ben il 76,9% dei propri elettori d'origine nel M5S. I flussi in uscita rimangono minimi e frammentati: il 6,3% sceglie il Non voto, il 3,6% la Lega, il 3,5% il PD e il 3,1% FI.
• Colonna Coalizione Berlusconi (2013):
	• Consolida la maggioranza interna d'area in Forza Italia al 51,2%. Il resto del blocco si ripartisce tra la Lega al 17,2%, il Movimento 5 Stelle all'11,4% e Fratelli d'Italia (8,0%), lasciando il 6,3% al Non voto.
• Colonna Altri (2013):
	• Si ridistribuisce premiando il PD al 19,6%, Forza Italia al 16,4%, Altri al 16,4%, Fratelli d'Italia al 14,7% e la Lega al 9,6%.
• Colonna Giovani under 18 nel 2013 (Nuovi elettori):
	• Mappa il comportamento dei diciottenni esordienti alle urne, che premiano massicciamente il Movimento 5 Stelle al 36,5%. Si registra tuttavia un tasso altissimo di rinuncia, con ben il 30,5% di Non voto, mentre i votanti attivi residui scelgono FI (7,1%), LeU (5,7%) e il PD (4,9%).
• Colonna Non Voto (2013):
	• Conferma la forte persistenza dell'astensione cronica sul territorio, trattenendo la maggioranza assoluta del Non voto al 53,0% anche nel 2018. La frazione mobile che torna al voto sceglie prevalentemente il Movimento 5 Stelle al 19,1% e Forza Italia al 10,9%.

Figura 1 – I flussi elettorali fra ricordo del voto 2013 (sinistra) e intenzione di voto 2018 (destra), Sud (clicca per ingrandire)Descrizione generale: Un grafico a flussi colorati su sfondo bianco. Traccia gli spostamenti degli elettori italiani collegando otto blocchi verticali di partenza a sinistra (comportamento o ricordo del voto nel 2013) con dodici blocchi di destinazione a destra (intenzioni di voto nel 2018). Il tracciato evidenzia visivamente l'alto livello di fidelizzazione del blocco grillino, la forte frammentazione dell'elettorato centrista e l'espansione del bacino del Non voto sul fondo.

1. Blocchi di Sinistra (Punto di partenza - Anno 2013)

I rettangoli verticali indicano le forze o lo stato di partenza degli elettori:
• Non voto 2013 (Rosa/Fucsia): Blocco ampio posizionato in alto.
• Berlusconi 2013 (Verde oliva/militare): Blocco intermedio.
• Nuovi elettori (Blu/Viola): Striscia sottile intermedia.
• Grillo 2013 (Viola chiaro): Blocco molto alto e compatto al centro.
• Altri 2013, Monti 2013, Ingroia 2013: Tre strisce sottili sovrapposte.
• Bersani 2013 (Verde chiaro): Blocco ampio posizionato sul fondo.

2. Blocchi di Destra (Punto di arrivo - Anno 2018)

I rettangoli verticali mostrano la ricomposizione finale delle preferenze:
• Non voto (Rosso/Fucsia): Blocco gigantesco posizionato in cima, esito maggioritario assoluto.
• Fi (Giallo/Oro): Blocco intermedio superiore.
• Lega (Verde smeraldo): Striscia orizzontale compatta.
• Altri, FdI: Due linee sottili intermedie.
• M5S (Viola chiaro): Blocco imponente e molto alto posizionato al centro.
• Noilt, PotPop, CivPop, Insieme, +Eur: Un fitto blocco di linee sottili intermedie colorate.
• Pd (Azzurro): Blocco ampio posizionato sulla base inferiore.
• LeU (Marrone scuro/viola): Sottile striscia sul fondo del grafico.

3. Traiettorie e Flussi Principali del Grafico

• La compattezza e la stabilità del voto grillino: Il grande flusso viola di Grillo 2013 corre in modo quasi interamente rettilineo e orizzontale verso il blocco M5S del 2018, mostrando l'indice di fedeltà identitaria più solido del grafico. Le poche bande diagonali che si staccano in uscita si dirigono verso la Lega, il Non voto e il Pd.
• La dispersione e le emorragie della Coalizione Bersani: Il grande flusso verde chiaro sul fondo si scinde a ventaglio in tre direzioni principali: il canale inferiore prosegue verso il Pd, un consistente corridoio diagonale sale per andare ad alimentare il M5S, mentre un terzo canale punta dritto verso l'astensione del Non voto in alto. Una quota minore sale verso LeU.
• Il comportamento della Coalizione Berlusconi: Il flusso verde oliva si divide in quote significative: una componente prosegue verso Fi, una banda diagonale sale verso il Non voto, mentre canali minori alimentano la Lega, FdI e il M5S.
• La mobilitazione dei Nuovi elettori e del Non voto precedente:
	• Il flusso dei Nuovi elettori si dirama in modo trasversale, scaricando la sua quota più visibile direttamente nel blocco del M5S e, in seconda battuta, nel Non voto.
	• Il massiccio canale fucsia del Non voto 2013 prosegue in gran parte verso il Non voto del 2018, ma cede una vistosissima banda diagonale che scende per andare a ingrossare il bacino del M5S.

Riferimenti bibliografici

Emanuele V., Maggini N., Il Partito della Nazione? Esiste, e si chiama Movimento Cinque Stelle, CISE, 7 dicembre 2015.

Raniolo F., Tra dualismo e frammentazione. Il Sud nel ciclo elettorale 1994-2008, pagina 143, in D’Alimonte R., Chiaramonte A. (a cura di), Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008, Il Mulino, 2010


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.