La mappa dei collegi: Sud in bilico con il M5s avanti

di

Vincenzo Emanuele

Immagine dell'Italia

Come illustrato da De Sio in un altro articolo, nei giorni scorsi il CISE ha somministrato un sondaggio di 6000 casi sulla popolazione adulta italiana con metodologia mista (CATI-CAMI-CAWI) e una stratificazione innovativa. Si tratta di un sondaggio che, date le dimensioni del campione e la rappresentatività delle 3 principali aree geopolitiche del paese, è qualcosa di mai visto in questa campagna elettorale, dal momento che tutti i principali istituti si basano su campioni che oscillano fra gli 800 e i 1500 intervistati.

Abbiamo utilizzato i dati del sondaggio non soltanto per conoscere le attuali intenzioni di voto a poco più di due settimane dalle elezioni, ma anche per stimare, a partire da queste, le attuali proiezioni sui seggi della Camera dei Deputati. La procedura che abbiamo seguito è la seguente. Disponendo dei dati sul ricordo del voto 2013 e l’intenzione di voto 2018 dei rispondenti, abbiamo costruito delle matrici di flusso, separatamente per le tre zone geografiche. Dopodichè abbiamo utilizzato tali matrici di flusso per trasformare il risultato elettorale osservato nel 2013 (riaggregato nei 232 collegi della Camera) nella stima del risultato 2018 nei diversi collegi. Così, è possibile ipotizzare il vincitore collegio per collegio, oltre a conoscere il margine di vantaggio, il secondo classificato, etc. Naturalmente si tratta di una stima della base di partenza di ciascuna coalizione, che inevitabilmente ignora le dinamiche locali e l’effetto dei candidati, che abbiamo affrontato separatamente in un’altra analisi. Lo scopo di quest’analisi è anzitutto – più che di fare una previsione – di fornire un benchmark, ovvero una base di partenza per valutare il risultato elettorale. Un risultato in linea con queste previsioni indicherà che le grandi dinamiche nazionali di opinione pubblica saranno state prevalenti; forti scostamenti invece ci diranno che le dinamiche locali dei candidati avranno fatto la differenza.

Cominciando dalle intenzioni di voto, il dato che emerge è la tenuta del sistema tripolare emerso a partire dal 2013. Il centrodestra, come riportato ormai da tutti i sondaggi, è la prima coalizione con il 34,7%. Il Movimento Cinque Stelle è di gran lunga il primo partito con il 29,4% e supera addirittura l’intero ammontare della coalizione di centrosinistra che si ferma al terzo posto con il 27,4% dei voti. Renzi rimarrebbe dunque sotto la fatidica ‘quota Bersani’ sia per quanto concerne la coalizione (-2,2 punti rispetto al 2013) sia per quanto riguarda il partito: il Pd è infatti stimato al 23,7% (-1,7 punti rispetto al 2013). D’altra parte, se è vero che il centrosinistra appare in difficoltà, Liberi e Uguali non sfonda, attestandosi al 5,4%: al sicuro sopra la soglia di sbarramento del 3%, ma troppo indietro per provocare un riallineamento sostanziale a sinistra e incidere in modo significativo sugli equilibri post-voto. Sopra la fatidica soglia di sbarramento c’è anche Fratelli d’Italia al 4,4%, mentre più incerta la posizione di Più Europa. La lista della Bonino vale al momento il 2,6%, abbastanza comunque per contribuire al totale coalizionale utile per la distruzione dei 386 seggi proporzionali, a differenza di Civica Popolare e Insieme che rimanendo sotto l’1% non aiutano il Pd, così come a destra Noi con l’Italia non contribuisce ad accrescere il bottino del centrodestra.

Tabella 1 – Intenzioni di voto e proiezioni seggi

Descrizione generale: Una tabella statistica istituzionale che illustra i risultati delle elezioni politiche e la ripartizione dei seggi alla Camera dei Deputati per le diverse liste e coalizioni sul territorio nazionale. I dati sono strutturati in sei colonne: nome delle liste o coalizioni, percentuale di voti ottenuta in Italia, numero di seggi assegnati con la quota proporzionale (Seggi PR), numero di seggi assegnati nei collegi uninominali con la quota maggioritaria (Seggi MG) e il calcolo del totale complessivo dei seggi (Seggi TOT). Il documento mostra il Movimento 5 Stelle come primo partito singolo e il Centrodestra come coalizione leader per numero di scranni in aula.

1. Movimento 5 Stelle (Singola forza senza coalizione)

• Risultato percentuale: Ottiene il 29,4% dei consensi in Italia.
• Ripartizione dei scranni: Conquista 119 seggi nella quota proporzionale e 79 seggi nei collegi maggioritari uninominali, per un totale complessivo di 198 seggi parlamentari.

2. Coalizione di Centrodestra

• Dato aggregato - Totale Centrodestra: Raccoglie il 34,6% dei voti a livello nazionale, conquistando la maggioranza relativa in Parlamento con un totale complessivo di 251 seggi (138 proporzionali e 113 maggioritari).
• Lega: Si posiziona come prima forza del blocco ottenendo il 14,7% dei voti e 108 seggi totali (59 PR e 49 MG).
• Forza Italia: Segue da vicino con il 15,0% dei voti e 106 seggi totali (61 PR e 45 MG).
• Fratelli d'Italia: Raccoglie il 4,4% dei consensi e 29 seggi totali (18 PR e 11 MG).
• Noi con l'Italia - UDC: Si attesta allo 0,6% dei voti, ottenendo 8 seggi totali, tutti eletti nella quota maggioritaria uninominale.

3. Coalizione di Centrosinistra

• Dato aggregato - Totale Centrosinistra: Raggiunge il 27,5% dei consensi sul territorio nazionale, assicurandosi un totale complessivo di 146 seggi (107 proporzionali e 39 maggioritari).
• Partito Democratico (PD): Costituisce il perno quasi esclusivo del blocco con il 23,7% dei voti e 142 seggi totali (107 PR e 35 MG).
• Civica Popolare: Ottiene lo 0,6% dei voti e 2 seggi totali, entrambi conquistati nella quota maggioritaria.
• Più Europa: Raccoglie il 2,6% dei consensi e ottiene 1 seggio nella quota maggioritaria.
• Insieme: Si attesta allo 0,5% dei voti e ottiene 1 seggio nella quota maggioritaria.

4. Altre forze politiche e Riepilogo Generale

• Liberi e Uguali (LeU): Raccoglie il 5,3% dei voti a livello nazionale, conquistando 22 seggi totali, assegnati interamente tramite la quota proporzionale.
• Potere al Popolo: Si ferma all'1,3% dei consensi senza ottenere alcun seggio.
• CasaPound: Raccoglie lo 0,6% delle preferenze senza ottenere alcun seggio.
• Altro partito (Forze minori): Ottiene l'1,3% dei voti e conquista 1 seggio nella quota maggioritaria uninominale.
• Totale della Camera: La colonna percentuale somma al 100%, mentre l'aula si ricompone con un totale di 618 seggi complessivi (di cui 386 assegnati col metodo proporzionale e 232 col metodo maggioritario uninominale).
Il dato più importante che emerge dalla Tabella 1 è che, stante queste intenzioni di voto, dalle urne non uscirebbe una maggioranza per nessuno dei tre blocchi principali. Il centrodestra, infatti, a differenza di quanto si sente spesso dire in queste settimane, sarebbe ben lontano dai 316 seggi necessari. Si attesterebbe infatti a 251 seggi su 618 (non consideriamo infatti i 12 eletti all’estero). Ciò significa che le mancherebbero ben 65 seggi. Troppi per pensare di governare da soli, magari sollecitando la creazione di un gruppo di ‘responsabili’ proveniente dagli altri schieramenti. Non solo, ma con questi risultati si aprirebbero scenari imprevedibili sul futuro governo: anche una grande coalizione Pd-Forza Italia-galassia centrista, sarebbe infatti una chimera. Il Pd e i suoi alleati collezionano appena 146 seggi che sommati ai 106 di Forza Italia e agli 8 di Noi con l’Italia non basterebbero, anzi sarebbero lontanissimi dalla maggioranza (260). L’unica maggioranza tecnicamente possibile sarebbe quella formata dal M5S in compagnia di Lega e Fratelli d’Italia: insieme arriverebbero a 335. Ma anche in questo caso il contributo di Fratelli d’Italia sarebbe decisivo e la Meloni ha già detto di essere indisponibile ad appoggiare qualunque governo che non esca direttamente dal voto dei cittadini.

Figura 1 – Mappa del voto nei 232 collegi della CameraDescrizione generale: Una cartina geopolitica dell'Italia suddivisa nei diversi collegi elettorali uninominali per le elezioni politiche. La mappa utilizza una scala cromatica a tre tonalità per ciascuna forza politica principale (colore scuro per "sicuro", intermedio per "probabile" e chiaro/acceso per "incerto") per indicare i livelli di contendibilità e la tendenza di voto sul territorio nazionale. La legenda in basso a sinistra definisce tre macro-aree di riferimento: il Centrodestra (Cdx) in blu/azzurro, il Movimento 5 Stelle (M5s) in giallo/ocra e il Centrosinistra (Csx) in rosso/arancione. Il documento fotografa visivamente la netta tripartizione geografica del Paese.

1. L'Egemonia del Centrodestra nel Nord Italia (Tonalità Blu e Azzurre)

• Distribuzione geografica: Il blocco formato dalle tonalità blu scuro ("Cdx sicuro"), blu intermedio ("Cdx probabile") e azzurro chiaro ("Cdx incerto") occupa in modo quasi compatto ed esclusivo l'intera pianura padana e le regioni settentrionali.
• Dettaglio territoriale: L'area copre interamente il Piemonte, la Lombardia (con l'eccezione dell'area metropolitana di Milano), il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Liguria e gran parte del Trentino-Alto Adige. Il colore blu scuro ("sicuro") domina in particolare nelle province pedemontane e nel Veneto, mentre l'azzurro chiaro ("incerto") si concentra lungo le aree di confine costiere e in alcune zone dell'Emilia.

2. La Resistenza del Centrosinistra nella "Zona Rossa" (Tonalità Rosse e Arancioni)

• Distribuzione geografica: Il comparto composto dal rosso scuro ("Csx sicuro"), rosso intermedio ("Csx probabile") e arancione ("Csx incerto") si concentra in una fascia centrale diagonale che taglia lo stivale, corrispondente alla storica subcultura politica di sinistra.
• Dettaglio territoriale: L'area presidiata comprende la quasi totalità della Toscana e dell'Emilia-Romagna, l'Umbria settentrionale e la parte costiera delle Marche. Il rosso scuro ("sicuro") è confinato nei nuclei urbani principali (come Firenze e Bologna), mentre le province circostanti sfumano nell'arancione dei collegi giudicati incerti o contendibili. Altri piccoli punti isolati di centrosinistra incerto o probabile compaiono a macchia di leopardo in corrispondenza delle grandi metropoli del resto d'Italia, come Roma, Milano e Napoli.

3. Il Plebiscito del Movimento 5 Stelle nel Centro-Sud e nelle Isole (Tonalità Gialle e Ocra)

• Distribuzione geografica: Il blocco rappresentato dal giallo acceso ("M5s probabile"), giallo ocra ("M5s sicuro") e marrone/fango ("M5s incerto") si estende in modo uniforme e totalizzante su tutto il Mezzogiorno d'Italia.
• Dettaglio territoriale: La colorazione gialla copre interamente l'Abruzzo, il Molise, la Campania, la Puglia, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia. Il giallo acceso ("probabile") costituisce la tonalità dominante della macro-area, mentre le zone giudicate "sicure" (giallo ocra) o "incerte" (marrone) si attestano nella Sicilia meridionale e lungo la costa adriatica pugliese. Anche la Sardegna è interamente colorata di giallo e marrone, confermando il radicamento insulare del movimento.

Per effetto del voto, la geografia elettorale del paese risulterebbe profondamente modificata anche rispetto al 2013. Come mostrato da Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore, infatti, il centrodestra tornerebbe a dominare il Nord e il M5S, che nel 2013 era un partito assolutamente trasversale e ‘nazionalizzato’ (Emanuele 2018), dominerebbe invece nel Mezzogiorno, superando il 38% dei consensi. Per effetto di queste trasformazioni, l’unica area competitiva del paese sarebbe paradossalmente la Zona rossa, dove il declino del Pd apre grandi opportunità – insperabili fino a poco tempo fa – per il centrodestra, trascinato da una Lega in grande crescita nell’area. I risultati di collegio sono rappresentati graficamente nella mappa della Figura 1 dove le diverse gradazioni indicano il distacco in termini percentuali fra la coalizione vincente e il secondo classificato. Le vittorie nei collegi suddivise fra le tre aree geopolitiche sono anche riportate nella Tabella 2. La Tabella 3 presenta invece il dettaglio relativo al grado di sicurezza del collegio sulla base del distacco in punti percentuali fra il primo e il secondo classificato. Abbiamo diviso i collegi in 3 categorie: sicuri (quando il distacco è superiore ai 10 punti percentuali), probabili (fra 5 e 10 punti) e incerti (quando il distacco è inferiore ai 5 punti percentuali).

Tabella 2 – Distribuzione dei seggi per zona geopoliticaDescrizione generale: Una tabella statistica istituzionale stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento illustra la ripartizione finale dei seggi maggioritari nei collegi uninominali della Camera dei Deputati, incrociando i risultati delle tre principali forze politiche (sulle righe) con le tre macro-aree geopolitiche del Paese (Nord, Zona Rossa, Sud), oltre a una colonna di sintesi per il totale nazionale (Italia). La riga conclusiva riporta il Totale complessivo dei collegi assegnati. I dati quantificano matematicamente la netta tripartizione geopolitica del Paese già emersa visivamente nella mappa precedente.

1. Dati macro di sintesi dei Collegi Uninominali (Riga inferiore)

• Totale dei seggi assegnati: Sono pari a 91 nel Nord, 40 nella Zona Rossa e 101 nel Sud, per un Totale nazionale definitivo di 232 seggi uninominali distribuiti in tutta Italia.

2. Distribuzione dei Seggi per area geopolitica

• La spiccata egemonia settentrionale del Centrodestra:
	• Il Centrodestra conquista la quasi totalità dei seggi nel Nord con ben 78 scranni su 91 disponibili.
	• Riesce a penetrare parzialmente anche nelle altre aree del Paese, ottenendo 13 seggi nella Zona Rossa e 22 seggi al Sud, chiudendo come la coalizione leader al maggioritario con un totale nazionale di 113 seggi uninominali.
• Il monopolio totalizzante del Movimento 5 Stelle al Mezzogiorno:
	• Il M5S registra una distribuzione geografica polarizzata in modo estremo: ottiene uno zero assoluto (0) sia al Nord sia nella Zona Rossa, non riuscendo a conquistare nemmeno un collegio uninominale nelle regioni settentrionali e centrali.
	• Al contrario, compie un vero e proprio plebiscito nel Sud accaparrandosi ben 79 seggi sui 101 disponibili, cifra che coincide esattamente con il suo totale nazionale di 79 seggi uninominali.
• Il radicamento d'area del Centrosinistra nella sola Zona Rossa:
	• Il Centrosinistra trova la sua linea di difesa principale nella storica Zona Rossa, dove conquista la maggioranza relativa dei collegi con 27 seggi su 40.
	• Registra una forte contrazione nel resto del Paese, ottenendo appena 12 seggi nel Nord e fermandosi a uno zero assoluto (0) in tutti i collegi uninominali del Sud. Il suo totale nazionale finale si attesta a quota 39 seggi uninominali.
• Altro (Forze minori):
	• La voce Altro ottiene un unico seggio uninominale (1) localizzato esclusivamente nella macro-area del Nord, azzerandosi nelle restanti colonne.Tabella 3 – Seggi sicuri, probabili e incerti per zona geopoliticatab3Il Nord presenta un netto predominio del centrodestra: Berlusconi e Salvini vincono in 78 collegi su 91 (di questi, ben 64 sono sicuri o probabili), mentre il centrosinistra, pur crescendo di 3 punti rispetto al 2013, si fermerebbe a 12 seggi (tra cui però quelli di ben 8 collegi sono incerti). Le uniche aree ‘rosse’ del Nord sarebbero, oltre al Trentino-Alto Adige (5 collegi vinti), dove il Pd beneficia dell’accordo elettorale con la SVP, anche a Venezia, in due collegi di Genova e in 4 di Torino.

Nelle regioni rosse il centrosinistra vince due terzi dei collegi, 27 contro i 13 del centrodestra. Qui è graficamente apprezzabile il declino delle aree di predominio del Pd. Il partito di Renzi perde pezzi di territorio significativi a vantaggio del centrodestra: Foligno e Terni in Umbria, le Marche meridionali (Macerata, Civitanova e Ascoli Piceno), a Rimini, Ferrara, nel Nord-Ovest dell’Emilia (Piacenza e Fidenza) nonché Grosseto, la costa settentrionale della Toscana, fino a Lucca e alla provincia di Pistoia. Non solo, ma altri 12 collegi tra i 27 in cui il centrosinistra è davanti, appaiono al momento come incerti.

Nel Sud, infine, avverrebbe un nuovo ‘terremoto elettorale’ (Chiaramonte e De Sio 2014).  Qui il M5S farebbe il pieno, ottenendo 79 collegi contro i 22 del centrodestra. Il Sud è l’unica area dove il M5S vince dei collegi, ed è anche l’unica area in cui il centrosinistra non ne vince nemmeno uno. I pentastellati dominerebbero nelle isole, lungo la costa adriatica dall’Abruzzo a Lecce, in Molise, Basilicata e in ampie zone del Lazio (tra cui Roma) e della Calabria. Il centrodestra la farebbe invece da padrone in Campania, in alcune aree del Lazio e della Puglia, e a Vibo Valentia e Gioia Tauro in Calabria. Il dato che emerge inequivocabilmente qui è l’imprevedibilità di questa are geopolitica. Un elemento già emerso più volte in passato (Raniolo 2010) che torna oggi a ripresentarsi con forza: su 101 collegi meridionali, appena uno su 10 è sicuro, mentre oltre la metà (ben 57) sono incerti. Considerando che la stragrande maggioranza di questi è attualmente assegnata al Movimento Cinque Stelle, è qui che il centrodestra si gioca la partita decisiva per avvicinare quella ‘quota 316’ che oggi appare inequivocabilmente lontana.

Riferimenti bibliografici

Chiaramonte, A. e De Sio, L. (a cura di), Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013, Bologna, Il Mulino.

Emanuele, V. (2018), Cleavages, institutions, and competition. Understanding vote nationalization in Western Europe (1965-2015), London, Rowman and Littlefield/ECPR Press.

Raniolo, F. (2010), ‘Tra dualismo e frammentazione. Il Sud nel ciclo elettorale 1994-2008’, in D’Alimonte R. e Chiaramonte A. (a cura di), Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008, Bologna, Il Mulino, pp. 129-171.

 


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.