I flussi a Torino svelano l’enorme volatilità dietro l’apparente stabilità dei risultati

di

Aldo Paparo

Nel contesto del rivoluzionario esito elettorale del 4 marzo, i risultati osservati a Torino si segnalano, in controtendenza, per la loro straordinaria stabilità.

Come si può osservare nella Tabella 1, il centrosinistra ha mantenuto la palma di prima coalizione, sostanzialmente stabile rispetto a cinque anni fa (-0,5%). Il PD era il primo partito, ed è ancora il primo partito. Certo, in calo di 4 punti, ma nel frattempo c’è stata la scissione dell’allora candidato premier Bersani, tra gli altri. Nel capoluogo piemontese, poi, è stabile anche il M5S, che arretra di un punto e mezzo. Il centrodestra è l’unico dei tre poli a mostrare un netto scostamento rispetto al 2013, facendo segnare una crescita di 10 punti.

Per ottenere il risultato registrato il 4 marzo, in pratica, è sufficiente ipotizzare che gli elettori di Monti abbiano scelto massicciamente il centrodestra (cinque su sei, con la quota rimanente verso il centrosinistra), insieme a una piccola fuoriuscita dal centrosinistra 2013 verso LeU (pari a due punti e mezzo), e che ogni altro elettore abbia confermato il proprio voto.

Tab. 1 – Risultati elettorali a Torino, 2013 e 2018Descrizione generale: Una grande tabella statistica istituzionale stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento mette a confronto in modo organico i risultati delle elezioni Politiche 2013 e Politiche 2018 per un'ampia area demografica (pari a oltre 600.000 elettori). Per ciascuna forza o coalizione vengono riportati i voti assoluti e i valori percentuali, documentando il forte riallineamento dell'offerta politica italiana, spinto dalla crescita imponente del centrodestra e dal crollo verticale delle forze tradizionali di centrosinistra e d'area centrista. La partecipazione complessiva fa registrare una flessione di circa quattro punti.

1. Dati macro di riepilogo e affluenza (In calce al documento)

• Elettori iscritti: Calano leggermente nel quinquennio passando da 665.431 (anno 2013) a 648.791 (anno 2018).
• Votanti totali: Scendono in modo sensibile da 512.631 a 475.070. La percentuale di affluenza cala dal 77,0% iniziale al 73,2% finale.
• Totale voti validi: Si attestano a quota 500.545 nel 2013 e scendono a 460.403 nel 2018.

2. Andamento delle forze politiche e delle coalizioni

• Area di Centrosinistra e Sinistra Radicale:
	• RC 2013 / LeU 2018: Più che raddoppia i propri voti e la percentuale sul territorio, balzando dal 2,7% (13.433 voti) al 5,5% (25.104 voti).
	• PD (Partito Democratico): Subisce un forte arretramento, flettendo dal 29,1% (145.696 voti) nel 2013 al 25,3% (116.311 voti) nel 2018.
	• SEL: Raccoglie il 4,7% (23.532 voti) nella sola colonna del 2013, scomparendo nel ciclo del 2018.
	• Altri centrosinistra: Compiono un balzo notevole, passando dallo 0,3% (1.703 voti) al 7,3% (33.694 voti).
	• Dato aggregato - Coalizione centrosinistra: Nonostante la crescita delle liste minori, risente del crollo del PD e di SEL, flettendo dal 34,2% al 33,7%.
• Area di Centro (Coalizione Monti):
	• Presenta un solido dato pari al 12,7% (63.349 voti) nella sola colonna delle politiche 2013, scomparendo interamente nel ciclo del 2018.
• Area di Centrodestra:
	• PDL 2013 / FI 2018: Calano vistosamente dal 17,2% (85.825 voti) all'11,7% (53.707 voti).
	• LEGA: Compie una crescita esponenziale ed imponente, balzando da un marginale 2,4% (12.019 voti) a ben il 16,3% (74.849 voti) nel 2018, ereditando la leadership del blocco conservatore.
	• FDI (Fratelli d'Italia): Quasi raddoppia la propria quota percentuale sul territorio, salendo dal 2,0% (9.822 voti) al 3,7% (16.965 voti).
	• Altri centrodestra: Scendono dall'1,4% (6.742 voti) allo 0,6% (2.576 voti).
	• Dato aggregato - Coalizione centrodestra: Compie un balzo imponente sul territorio e conquista la maggioranza relativa nel collegio, volando dal 22,9% iniziale a ben il 33,1% finale.
• Movimento 5 Stelle e Altre liste:
	• M5S: Si conferma come una forza politica centrale e stabile nel collegio, oscillando minimamente dal 25,6% (128.149 voti) nel 2013 al 24,2% (111.508 voti) nel 2018.
	• Altri (liste minori): Crescono dal 2,1% al 3,6%.

Ma nel caso torinese, davvero la spiegazione più semplice è da preferirsi? O sotto la cenere si celano dinamiche più complesse, manifestazione di una più profonda instabilità politica nascosta dalla stabilità dei saldi netti?

Non possiamo dimenticare come a Torino negli ultimi anni si sia verificata una vera a propria trasformazione della base elettorale del PD sotto la segreteria di Renzi, sfociata in una inaspettata crisi elettorale del centrosinistra (De Sio e Cataldi 2016, Paparo e Cataldi 2016). Per continuare a monitorare l’evoluzione della competizione elettorale nel capoluogo piemontese, e rispondere alle domande di ricerca emerse sopra, abbiamo deciso di stimare i flussi elettorali fra politiche 2013 e le elezioni del 4 marzo a Torino. In effetti, la nostra analisi rivela come l’elettorato torinese sia stato molto più volatile di quanto il mero confronto dei risultati aggregati non mostrasse.

La Tabella 2 mostra come si sono divisi quest’anno, fra le diverse scelte di voto, i bacini elettorali delle scorse politiche. Iniziamo dall’osservare come i tassi di fedeltà, ovvero quegli elettori che confermano la stessa scelta, sono piuttosto bassi. Attorno al 60% per M5S e centrosinistra, una decina di punti più alto per il piuttosto ristretto bacino del centrodestra 2013.

Dove sono andati a finire questi voti in uscita? Il centrosinistra ha prevedibilmente perso una fetta del proprio elettorato verso gli scissionisti di LeU (un ottavo, ovvero un torinese su trenta), ma una fetta ancor più grande ha scelto di votare il M5S della sindaca Appennino (quasi un sesto, pari a un elettore ogni 26). Ancora una vota ha invece tenuto il muro di Arcore: infatti non si segnalano defezioni particolarmente rilevanti verso il centrodestra. Tuttavia, occorre evidenziare come un torinese su 100 avvia votato Lega quest’anno dopo avere votato Bersani nel ’13.

Venendo quindi alla coalizione rivale, questa cede poco più di un voto su dieci l’astensione, mentre, sorprendentemente, si registra una defezione significativa, appena poco inferiore, verso il PD di Renzi. Un elettore torinese ogni 64 ha votato centrodestra nel 2013 e PD oggi.

L’altro dato interessante che si può apprezzare guardando alle destinazioni dell’elettorato di centrodestra riguarda la scelta fra i due principali partiti della coalizione, Lega e FI. Ebbene, i dati mostrano come la scelta abbia spaccato il centrodestra 2013 esattamente a metà, con un terzo verso FI e un terzo verso la Lega, cui si aggiunge l’8% che ha preferito FDI. Considerato come l’elettorato 2013 del centrodestra torinese fosse formato per i tre quarti da elettori dell’allora PDL, ciò significa che si è registrato un forte flusso di voti dal partito di Berlusconi a quello di Salvini, stimabile in un torinese ogni 25.

Il M5S perde un decimo del proprio elettorato verso l’astensione. La defezione più significativa è però quella verso la Lega: pari a quasi un quarto dell’elettorato pentastellato 2013, cioè un torinese ogni 22. Questo è il più grande flusso in registrato a Torino, ancor più grande di quello da Forza Italia verso il partito di Salvini.

Vediamo infine come si è comportato il 4 marzo l’elettorato 2013 della coalizione centrista guidata da Monti. Abbiamo aperto questo articolo osservando come i dati aggregati sembrassero indicare un travaso verso il centrodestra. I flussi rivelano che così non è stato, tutt’altro. Nel complesso, due su tre hanno infatti votato centrosinistra, quasi la metà il solo PD; mentre solo un quarto ha votato per partiti del centrodestra. Insomma, il dato che emerge è che il PD di oggi è tanto appetibile per gli elettori 2013 di Bersani quanto lo è per quelli che votarono Monti. Addirittura, se guardiamo al centrosinistra nel suo complesso, questi ultimi lo hanno scelto in misura maggiore (66% contro il 57%). Curioso.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2013 e 2018, destinazioni (clicca per ingrandire)Struttura della tabella:
Una matrice numerica di trasferimento dei voti strutturata su sei colonne principali di comportamento politico d'origine (Voto politiche 2013) e dodici righe di destinazione finale (Voto politiche 2018) [INDEX]. Tutti i valori interni sono espressi in percentuale (%).
• Colonne (Voto politiche 2013): Coalizione Bersani, Coalizione Monti, Coalizione Berlusconi, M5S, Altri, Non Voto, Totale.
• Righe (Voto politiche 2018): LeU, PD, CS Solo candidato, Alleati PD, NCI, FI, CD Solo candidato, FDI, LEGA, M5S, Altri, Non voto.

1. Comportamento e destinazione degli Elettori del 2013 (Analisi per Colonna)

• Colonna Coalizione Bersani (2013):
	• Sostiene in buona parte l'area tradizionale di centrosinistra nel 2018, premiando il PD al 47%, Liberi e Uguali (LeU) al 13% e gli Alleati PD al 9% [INDEX].
	• Si registra tuttavia un forte travaso in uscita verso il M5S al 15% e una quota di astenuti nel Non voto al 7%, lasciando il 4% alla Lega e il 2% a "CS, Solo candidato". No flussi verso FI o FDI (0%) [INDEX].
• Colonna Coalizione Monti (2013):
	• Si divide in modo rilevante verso l'area progressista nel 2018, sostenendo il PD al 45% e gli Alleati PD al 18% (totale area CSX: 63%) [INDEX].
	• Il comparto del centro-destra intercetta complessivamente il 32% dei loro voti: Forza Italia (FI) al 13%, FDI all'8%, "CS, Solo candidato" al 3%, "CD, Solo candidato" al 2%, Noi con l'Italia (NCI) all'1% e la Lega all'1% [INDEX]. L'astensione nel Non voto raccoglie il 5% [INDEX].
• Colonna Coalizione Berlusconi (2013):
	• Mantiene la propria base saldamente ancorata nell'alveo del centro-destra, ripartendosi in quote identiche tra FI al 32% e la Lega al 32%, seguite da FDI (8%), gli Alleati PD (2%) e le quote uninominali all'1-2% [INDEX].
	• Le uscite si canalizzano quasi interamente verso l'astensione nel Non voto all'11% e verso il M5S (2%), con l'1% verso il PD [INDEX].
• Colonna M5S (2013):
	• Dimostra un'alta fedeltà identitaria, con il 61% degli elettori che sceglie nuovamente il M5S nel 2018 [INDEX].
	• La quota mobile in uscita si canalizza in modo massiccio verso la Lega al 23%, seguita dal Non voto (10%), da FDI (1%) e da LeU (1%). No travasi verso il PD (0%) [INDEX].
• Colonna Altri (2013):
	• Si disperde in modo eterogeneo: oltre un quarto confluisce direttamente nell'astensione registrando il 26% di Non voto [INDEX].
	• I votanti attivi si ripartiscono tra gli Alleati PD (23%), LeU (10%), Altri (9%), FI (8%), FDI (7%), il PD (6%), il M5S (3%), la Lega (2%) e le quote uninominali al 2% [INDEX].
• Colonna Non Voto (2013):
	• Mostra il livello di fidelizzazione più alto e rigido della tabella, trattenendo ben l'87% di Non voto anche nel 2018 [INDEX].
	• La piccolissima frazione mobile che torna alle urne premia il M5S al 5%, seguito da FI (4%) e dalla Lega (2%) [INDEX].

Se guardiamo alla composizione in termini di bacini 2013 degli odierni elettorati dei diversi partiti (Tab. 3), possiamo ancora una volta notare la grande mobilità elettorale intercorsa in questi cinque anni a Torino. Procedendo in ordine di voti raccolti, il PD, pur arretrando, è fatto per appena i due terzi da elettori 2013 di Bersani. Il resto sono nuovi elettori, provenienti dalle coalizioni di Monti (un quarto circa) e addirittura Berlusconi (poco meno di un decimo). La strategia di avanzata al centro(-destra) perseguita da Renzi sembra quindi avere anche avuto un certo successo. Il problema è che nell’attuarla ha perso quasi la metà dei voti che aveva. A Torino il saldo finale è stato sostanzialmente pari. Altrove, evidentemente, no.

Anche il M5S è formato per i due terzi da elettori fedeli, mentre quasi un quarto aveva votato Bersani. Una quota significativa proviene poi dal bacino del non voto 2013 (il 7%, ovvero un torinese ogni 100). Pure il Movimento, quindi, sembra avere cambiato pelle, parzialmente ma significativamente, fra 2013 e 2018 – pur avendo mantenuto sostanzialmente stabile il proprio risultato elettorale. Ha infatti subito un ricambio della propria base elettorale quantificabile in un terzo del totale, con uscite verso la Lega di Salvini, e ingressi dal centrosinistra di Bersani e (in misura minore) dal non voto.

Quanto alla Lega, il suo attuale elettorato a Torino è composto per metà di elettori del centrodestra 2013, due su cinque avevano invece votato per il M5S, mentre poco meno di un decimo il centrosinistra. Venendo infine a Forza Italia, si osserva innanzitutto come, anche per il terzo partito più votato del 2013, la quota di elettori stabili valga i due terzi totale. Un sesto sono elettori 2013 di Monti. Completa il quadro degli ingressi l’altra rimobilitazione significativa dal non voto, oltre quella targata M5S citata sopra.

Tab. 3 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2013 e 2018, provenienze (clicca per ingrandire)Struttura della tabella:
Una matrice numerica di provenienza dei voti disposta su sei colonne principali di comportamento politico nazionale d'origine, una colonna finale di Totale e dodici righe di destinazione finale (Voto politiche 2018) [INDEX]. Tutti i valori interni sono espressi in percentuale (%).
• Colonne (Voto politiche 2013): Coalizione Bersani, Coalizione Monti, Coalizione Berlusconi, M5S, Altri, Non Voto, Totale [INDEX].
• Righe (Voto politiche 2018): LeU, PD, CS Solo candidato, Alleati PD, NCI, FI, CD Solo candidato, FDI, LEGA, M5S, Altri, Non voto [INDEX].

1. Provenienza dei voti per l'area progressista e di centrosinistra (%)

• LeU (Liberi e Uguali):
	• Deriva in massima parte assoluta dal bacino della Coalizione Bersani (83%), integrando un 9% da Altri, un 4% dalla Coalizione Monti e un 3% dal M5S [INDEX].
• PD (Partito Democratico):
	• Alimentato per la stragrande maggioranza assoluta dalla propria base storica della Coalizione Bersani (67%), assorbendo il 23% da Monti e il 9% dalla Coalizione Berlusconi [INDEX].
• CS, Solo candidato:
	• La quota legata al solo candidato uninominale di centrosinistra proviene per la maggioranza assoluta dalla Coalizione Bersani (55%), seguita da Monti (33%) e da Berlusconi (3%) [INDEX].
• Alleati PD:
	• Mostrano una forte concentrazione nell'alveo progressista originario: 45% da Bersani, 33% da Monti, 16% da Altri e 7% da Berlusconi [INDEX].

2. Provenienza dei voti per l'area conservatrice e di centrodestra (%)

• NCI (Noi con l'Italia):
	• Si alimenta principalmente dal blocco della Coalizione Berlusconi al 41% e dalla Coalizione Bersani al 23%, attirando il 19% da Monti, il 12% da Altri e il 4% dal Non Voto [INDEX].
• FI (Forza Italia):
	• Si radica in modo netto sulla propria base d'origine della Coalizione Berlusconi al 66%, ma intercetta un cospicuo 15% da Monti e un 13% da ex astenuti del Non Voto, con l'1% dal M5S e il 2% da Bersani [INDEX].
• CD, Solo candidato:
	• La quota legata al solo candidato uninominale di centrodestra deriva paritariamente dalla Coalizione Berlusconi (41%) e dalla Coalizione Monti (30%), raccogliendo il 13% dal M5S, il 9% da Altri e il 4% dal Non Voto [INDEX].
• FDI (Fratelli d'Italia):
	• Composto per la metà esatta dalla Coalizione Berlusconi al 50% e per il 28% dalla Coalizione Monti, intercettando il 10% da Altri, l'8% dal M5S e il 4% da Bersani [INDEX].
• LEGA:
	• Mostra una struttura ad attrazione fortemente trasversale, formata per quasi la metà dalla Coalizione Berlusconi al 47% e per ben il 39% dal bacino nazionale del M5S, completata da un 9% da Bersani e un 4% dal Non Voto [INDEX].

3. Provenienza del M5S, delle liste minori e dell'astensione (%)

• M5S (Movimento 5 Stelle):
	• Conserva per la larghissima maggioranza assoluta la propria base originaria del M5S 2013 al 69%, ma riceve un imponente afflusso in ingresso dalla Coalizione Bersani pari al 22% e dal Non Voto (7%), con un residuo 2% da Berlusconi [INDEX].
• Altri (Liste minori):
	• Alimentati principalmente dalla Coalizione Bersani (30%) e dal Non Voto (19%) e M5S (19%), seguiti da Altri (13%) e da Monti (9%) [INDEX].
• Non Voto (Astensione nel 2018):
	• Costituito in stragrande maggioranza assoluta da astensione cronica proveniente dal Non Voto del 2013 al 76%. Questo bacino si allarga drenando quote di scontenti ex elettori: 7% da Berlusconi, 7% dal M5S, 6% da Bersani e 3% da Altri [INDEX].

Il diagramma di Sankey visibile sotto (Figura 1) mostra in forma grafica le nostre stime dei flussi elettorali a Torino. A sinistra sono riportati bacini elettorali del 2013, a sinistra quelli del 2018. Le diverse bande, colorate in base al bacino 2013 di provenienza, mostrano le transizioni dai bacini 2013 a quelli 2018. L’altezza di ciascuna banda, così come quella dei rettangoli dei diversi bacini elettorali all’estrema sinistra e destra, è proporzionale al relativo peso sul totale degli elettori. Osservando il grafico, si può, ad esempio, vedere come la Lega di Salvini sia formata da due flussi pressochè identici: quello blu degli elettori 2013 della coalizione di centrodestra, e quello giallo degli elettori 2013 del M5S.

Fig. 1 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2013 (sinistra) e 2018 (destra), percentuali sull’intero elettorato (clicca per ingrandire)Descrizione generale: Un grafico a flussi colorati su sfondo bianco [INDEX]. Traccia gli spostamenti degli elettori italiani collegando sei macro-blocchi verticali di partenza a sinistra (voto nel 2013) con dodici blocchi di destinazione a destra (voto nel 2018) [INDEX]. Il tracciato evidenzia l'imponente onda di espansione della Lega, la forte scomposizione trasversale del centro montiano e il forte incremento del Non Voto sul fondo [INDEX].

1. Blocchi di Sinistra (Punto di partenza - Anno 2013)

I rettangoli verticali indicano il peso percentuale iniziale di ciascuna forza sul totale del corpo elettorale [INDEX]:
• Coalizione Bersani (Rosso): Blocco ampio posizionato in alto con indice 25.6 [INDEX].
• Coalizione Monti (Grigio): Blocco intermedio con indice 9.4 [INDEX].
• Coalizione Berlusconi (Azzurro): Blocco intermedio con indice 17.1 [INDEX].
• M5S (Giallo): Blocco alto e compatto con etichetta verticale e indice 19.2 [INDEX].
• Altri (Viola): Sottile striscia orizzontale priva di indice numerico [INDEX].
• Non Voto (Marrone): Blocco molto ampio posizionato sul fondo con indice 25.1 [INDEX].

2. Blocchi di Destra (Punto di arrivo - Anno 2018)

I rettangoli verticali mostrano la ricomposizione finale delle preferenze nazionali [INDEX]:
• LeU (Marrone scuro/rosa): Striscia sottile in cima [INDEX].
• PD (Grigio-marrone): Blocco superiore con etichetta verticale e indice 17.9 [INDEX].
• CS, Solo candidati (Grigio), Alleati PD (Marrone chiaro), NCI (Verde oliva): Linee sottili intermedie [INDEX].
• FI (Azzurro): Blocco sottile con etichetta verticale e indice 8.3 [INDEX].
• CD, solo candidati (Grigio), FDI (Marrone chiaro): Linee sottili intermedie [INDEX].
• LEGA (Giallo scuro/ocra): Blocco in forte espansione con etichetta verticale e indice 11.6 [INDEX].
• M5S (Giallo): Blocco intermedio al centro con etichetta verticale e indice 17.2 [INDEX].
• Altri (Rosa/marrone): Sottile linea orizzontale [INDEX].
• Non Voto (Marrone): Blocco gigantesco posizionato sulla base con indice 28.9, che rappresenta l'esito maggioritario assoluto del grafico [INDEX].

3. Traiettorie e Flussi Principali del Grafico

• L'onda d'urto e i travasi verso la Lega: Il blocco della LEGA (11.6% a destra) attira due canali imponenti [INDEX]: una banda azzurra molto spessa che drena quasi la metà della Coalizione Berlusconi del 2013 e una vistosa banda gialla diagonale che si stacca e sale dal bacino del M5S di partenza [INDEX].
• La scomposizione del M5S (2013): Il flusso giallo originario si divide a raggiera in due corridoi principali [INDEX]: il canale superiore sale diagonalmente per andare ad alimentare la LEGA, mentre la quota maggioritaria prosegue in senso orizzontale e rettilineo verso il blocco M5S del 2018 [INDEX]. Una piccola quota scende verso il Non Voto [INDEX].
• La contrazione e dispersione della Coalizione Bersani: Il grande flusso rosso si scinde in tre direzioni [INDEX]. Il canale centrale alimenta in senso orizzontale il PD, ma due vistosissime bande diagonali rosse scendono per confluire rispettivamente nel blocco del M5S del 2018 e, sul fondo, nel blocco del Non Voto [INDEX]. Un piccolo corridoio sale verso LeU [INDEX].
• La forte trasversalità della Coalizione Monti: Il flusso grigio si dirama a ventaglio coprendo quasi l'intera altezza del grafico [INDEX], con corridoi consistenti che salgono verso il PD e gli Alleati PD, e altri canali che si dirigono verso FI, FDI e Altri [INDEX].
• Fidelizzazione e crescita dell'astensione: La larga banda marrone del Non Voto originario attraversa l'intera base del grafico in linea retta [INDEX]. Il blocco d'arrivo si espande fino al 28.9% drenando visibili corridoi colorati provenienti dal centrosinistra (rosso), dal centrodestra (azzurro) e dalle liste minori (viola/grigio) [INDEX].

Riassumendo in conclusione i principali risultati della nostra indagine qui presentata, possiamo dire come dai flussi elettorali a Torino emergano dei chiari spostamenti di elettori dal centrosinistra 2013 verso il M5S, che però ha perso ancor di più verso la Lega, la quale è anche avanzata molto a scapito di Forza Italia. Infine, l’elettorato di Monti ha preferito nettamente il centrosinistra.

Riferimenti bibliografici

Cataldi, M., Emanuele, V., e Paparo, A. (2012). Elettori in movimento nelle Comunali 2011 a Milano, Torino e Napoli. «Quaderni dell’Osservatorio elettorale», 5-43.

De Sio, L., e Cataldi, M. (2016), ‘Radiografia di una mutazione genetica: i flussi elettorali a Torino’, in Emanuele, V., Maggini, N., e Paparo, A. (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 61-64.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

Paparo, A., e Cataldi, M. (2016), ‘La mutazione genetica porta all’estinzione? I flussi elettorali fra primo e secondo turno a Torino’, in Emanuele, V., Maggini, N., e Paparo, A. (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 155-158.

Schadee, H.M.A., e Corbetta, P.G. (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.


NOTA METODOLOGICA

I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle 919 sezioni elettorali del comune di Torino. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Si tratta di 62 unità in tutto. Abbiamo effettuato analisi separate in ciascuno dei quattro collegi uninominali della Camera, poi riaggregate nelle stime cittadine qui mostrate. Il valore medio dell’indice VR per le quattro analisi è pari a 14,4.