I ballottaggi non sono mai una semplice replica del primo turno. Quando la competizione si restringe a due soli candidati, gli elettori che avevano scelto opzioni rimaste escluse sono chiamati a ridefinire il proprio comportamento: possono convergere su uno dei due finalisti, restare a casa, oppure esprimere un voto non valido. È proprio in questo passaggio che l’analisi dei flussi diventa particolarmente utile, perché consente di capire non solo chi ha vinto, ma anche attraverso quali spostamenti di voto si è prodotto il risultato finale.
Le comunali del 2026 in Toscana offrono due casi interessanti da questo punto di vista: Arezzo e Viareggio. In entrambi i comuni il primo turno aveva restituito una competizione non pienamente bipolare, con la presenza di candidati terzi capaci di raccogliere quote consistenti di consenso. Tuttavia, le dinamiche tra primo e secondo turno sono state diverse. Ad Arezzo il ballottaggio ha confermato il vantaggio iniziale del candidato di centrodestra Marcello Comanducci. A Viareggio, invece, la candidata di centrosinistra Federica Maineri è arrivata molto vicina al sorpasso su Sara Grilli, senza però riuscire a ribaltare l’esito del primo turno.
Ad Arezzo, il primo turno si era chiuso con Comanducci in vantaggio di circa dieci punti su Vincenzo Ceccarelli. Il dato politicamente più rilevante era però il risultato di Marco Donati, sostenuto da Azione e da alcune liste civiche, che aveva raccolto circa un quinto dei voti validi. Il suo elettorato rappresentava dunque il principale bacino potenzialmente contendibile in vista del ballottaggio. Per Ceccarelli, recuperare lo svantaggio iniziale significava non soltanto rimobilitare il proprio campo, ma soprattutto intercettare una quota molto ampia degli elettori di Donati.
Le stime dei flussi mostrano però che questa condizione non si è realizzata. Gli elettorati dei due candidati arrivati al ballottaggio si sono mantenuti molto fedeli: Comanducci conserva circa l’84% dei propri elettori del primo turno, mentre Ceccarelli ne trattiene oltre l’87%. Gli spostamenti diretti tra i due finalisti sono minimi. Questo implica che – prevedibilmente- il risultato non si gioca tanto su passaggi da un campo all’altro, quanto sulla destinazione degli elettori dei candidati esclusi.
Il dato decisivo riguarda appunto il bacino di Donati. I suoi elettori si dividono in modo quasi perfettamente tripartito: circa un terzo sceglie Comanducci, poco più di un terzo si orienta verso Ceccarelli, e un altro terzo non partecipa al ballottaggio. Si tratta di un risultato cruciale per interpretare la vittoria del centrodestra. Donati era la principale riserva di voti potenzialmente disponibile per una rimonta del centrosinistra, ma il suo elettorato non si è spostato in modo chiaramente maggioritario verso Ceccarelli. Al contrario, si è distribuito in modo equilibrato tra i due finalisti e l’astensione.
In questo senso, Arezzo appare come un ballottaggio di consolidamento. Ceccarelli mostra una buona tenuta del proprio elettorato e intercetta una quota leggermente superiore del voto donatiano rispetto a Comanducci, ma non abbastanza da colmare lo svantaggio di partenza. La mancata rimonta del centrosinistra non dipende quindi da una scarsa fedeltà dei suoi elettori, bensì dall’assenza di un travaso netto e maggioritario dal principale candidato escluso. A ciò si aggiunge il fatto che il non voto del primo turno rimane quasi interamente non voto anche al secondo: il ballottaggio non produce, dunque, una significativa rimobilitazione degli elettori precedentemente astenuti.
Viareggio presenta una dinamica diversa e più competitiva. Qui il primo turno aveva visto Sara Grilli, sostenuta dal centrodestra viareggino senza simboli di partito e dalla lista del sindaco uscente Giorgio Del Ghingaro, arrivare davanti a Federica Maineri, candidata del centrosinistra. Il margine tra le due era però ridotto, inferiore ai quattro punti percentuali. Inoltre, il quadro era reso particolarmente aperto dalla presenza di Marialina Marcucci, candidata di un terzo polo prevalentemente civico, capace di raccogliere quasi il 28% dei voti. A questo si aggiungeva il risultato di Paolo Annale, sostenuto dal Partito Comunista Italiano, poco sopra il 5%.
Andando ad analizzare i flussi, anche a Viareggio, come ad Arezzo, le due finaliste mostrano una forte capacità di trattenere il proprio elettorato. Maineri conserva quasi il 92% dei propri voti del primo turno, mentre Grilli ne mantiene poco meno del 90%. Gli scambi diretti tra le due sono sostanzialmente assenti. La competizione si decide quindi soprattutto sulla capacità di attrarre elettori dal bacino dei candidati esclusi.
Il flusso più netto è quello degli elettori di Paolo Annale. Quasi nove su dieci si orientano verso Maineri. È un passaggio politicamente coerente con la collocazione del candidato e contribuisce in modo rilevante alla rimonta della candidata di centrosinistra. Tuttavia, questo flusso da solo non basta. La chiave del ballottaggio viareggino resta l’elettorato di Marialina Marcucci, che costituiva il bacino più ampio e più contendibile.
Le stime mostrano che gli elettori di Marcucci non si sono orientati in modo compatto verso una delle due finaliste. La quota più ampia, oltre il 40%, sceglie il non voto; circa un terzo si sposta verso Grilli; poco più di un quarto verso Maineri. Questo dato è decisivo: il terzo polo viareggino non funziona come una riserva elettorale del centrosinistra. Al contrario, il suo elettorato appare diviso e, tra chi torna alle urne, leggermente più favorevole a Grilli che a Maineri.
La quasi rimonta di Maineri nasce dunque dalla combinazione tra tre elementi: la forte fedeltà del suo elettorato di partenza, il trasferimento quasi compatto degli elettori di Annale e una quota non trascurabile del voto di Marialina Marcucci. Grilli, però, riesce a mantenere quasi tutto il proprio bacino e intercetta una quota maggiore degli elettori marcucciani rispetto alla sua avversaria. È questa combinazione che le consente di conservare, pur con un margine molto ridotto, il vantaggio finale.
Il confronto tra Arezzo e Viareggio mette così in luce due diversi modelli di ballottaggio. Ad Arezzo, il secondo turno conferma l’ordine di arrivo del primo: il vantaggio iniziale di Comanducci resiste perché il principale bacino terzo si divide in modo equilibrato e in parte si smobilita. A Viareggio, invece, il ballottaggio riapre quasi completamente la partita: Maineri recupera terreno grazie alla fedeltà del proprio elettorato e al sostegno proveniente da Annale, ma non riesce a ottenere dal bacino di Marcucci il surplus necessario per il sorpasso.
Riferimenti bibliografici
Corbetta, P.G., e H.M.A. Schadee [1984], Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.
Goodman, L. A. [1953], Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.
Nota metodologica: i flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman (1953) alle 97 sezioni del comune di Arezzo e alle 63 sezioni del comune di Viareggio . Seguendo Schadee e Corbetta (1984), abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Il valore dell’indice VR è pari a 3,3 per Arezzo e a 1,2 per Viareggio.
