Tre elezioni consecutive decise da meno di un punto percentuale. Un blocco di centrosinistra che conquista la maggioranza dei seggi, 176 su 349, ma a sei settimane dalle elezioni non riesce ancora a esprimere un governo. I Democratici svedesi, il partito della destra radicale, che arretrano per la prima volta nella loro storia. E donne e uomini che divergono sempre di più nelle scelte di voto. Le elezioni del 13 settembre in Svezia offrono più di uno spunto a chi osserva la politica europea. In questa puntata di Telescope le analizziamo grazie ai dati presentati da Henrik Ekengren Oscarsson, professore all’Università di Göteborg e direttore dello Swedish National Election Studies Program, nel corso del webinar che abbiamo organizzato sul tema. Lo ringraziamo per il contributo e la disponibilità.
Elezioni sul filo del rasoio
Il primo dato che colpisce, guardando ai risultati elettorali, è l’equilibrio. Il centrosinistra (Socialdemocratici, Sinistra, Verdi e Centro) ha raccolto il 49,57% dei voti, appena lo 0,73% in più del centrodestra che sosteneva il governo uscente, fermo al 48,84% con Moderati, Cristiano-democratici, Liberali e Democratici svedesi. Non si tratta di un caso isolato. Già nel 2018 lo scarto era stato di un decimo di punto, e nel 2022 di sette decimi a parti invertite. Quella di quest’anno è quindi la terza elezione consecutiva decisa sul filo del rasoio, che in seggi si traduce in un 176 a 173.
Dentro questo equilibrio, però, qualcosa si è mosso. La notizia principale è la prima sconfitta nella storia dei Democratici svedesi, il partito della destra radicale, che scende dal 20,5% del 2022 al 17,5%. Arretrano anche i Socialdemocratici, che restano comunque di gran lunga il partito più votato con il 28%, mentre crescono le forze minori di entrambe le aree.
Sale, contro le attese, anche l’affluenza, che raggiunge l’84,89% (+0,67). Il dato non era scontato, perché è calata la partecipazione degli elettori più anziani e i nuovi votanti, molti dei quali di origine non europea, mostrano una propensione al voto più bassa. Dalle prime evidenze, emergerebbe come a pesare sulla partecipazione sarebbe stata soprattutto la mobilitazione di Sinistra e Socialdemocratici nelle grandi città.
Sono i flussi elettorali che chiariscono meglio la dinamica della tornata. I Socialdemocratici hanno ceduto 76 mila voti alla Sinistra e 44 mila ai Verdi, spostamenti che restano quindi dentro il perimetro del centrosinistra; ma ne hanno ceduti anche 53 mila ai Moderati. Ed è soprattutto questo passaggio da un’area all’altra ad aver eroso il vantaggio di cui il centrosinistra godeva ancora a maggio, trasformando il voto in un testa a testa.
Nel campo opposto, gli oltre 200 mila voti persi dai Democratici svedesi sono finiti quasi tutti ai loro alleati. Tra questi, i Liberali sono stati salvati grazie a un classico «voto di soccorso». Accreditati attorno al 2%, ben al di sotto della soglia di sbarramento del 4%, sono risaliti fino al 5% nelle ultime due settimane di campagna. Li hanno votati elettori di Moderati e Democratici svedesi, per evitare alla propria area la perdita di seggi preziosi. È il segno di una competizione che si gioca in larga parte all’interno dei due schieramenti: tra un’elezione e l’altra ha cambiato partito un elettore su tre, ma solo il 5-10% è passato da un blocco all’altro.
Risultati delle elezioni politiche in Svezia
13 Settembre 2026
| Voti 2026 |
% voti 2026 |
Variazione % voti 2022–2026 |
Seggi al Riksdag 2026 |
Variazione seggi 2022–2026 |
||
|---|---|---|---|---|---|---|
| Partito della Sinistra (V) | 568.781 | 8,40 | 49,57 | +1,66 | 30 | +6 |
| Partito Socialdemocratico (S) | 1.895.989 | 28,02 | -2,31 | 99 | -8 | |
| Partito Verde (MP) | 414.307 | 6,12 | +1,04 | 22 | +4 | |
| Partito di Centro (C) | 475.780 | 7,03 | +0,32 | 25 | +1 | |
| Liberali (L) | 361.187 | 5,34 | 48,84 | +0,73 | 19 | +3 |
| Cristiano-democratici (KD) | 417.490 | 6,17 | +0,83 | 22 | +3 | |
| Moderati (M) | 1.343.448 | 19,85 | +0,75 | 70 | +2 | |
| Democratici svedesi (SD) | 1.183.248 | 17,48 | -3,05 | 62 | -11 | |
| Altri partiti | 107.199 | 1,58 | +0,03 | |||
| Voti validi | 6.767.429 | – | – | – | – | |
| Voti non validi – schede bianche | 59.557 | 0,87 | -0,09 | – | – | |
| Voti non validi – partiti non registrati | 1.287 | 0,02 | 0 | – | – | |
| Voti non validi – altro | 6.140 | 0,09 | 0 | – | – | |
| Affluenza | 6.834.413 | 84,89 | +0,67 | – | – | |
| Aventi diritto | 8.051.355 | – | – | – | – | |
Perché contano ancora destra e sinistra
Per capire perché il quadro sia così bloccato bisogna guardare allo spazio politico in cui i partiti competono. In molte democrazie europee la contrapposizione economica tradizionale tra sinistra e destra si accompagna ormai a una seconda dimensione, di tipo culturale, che ruota attorno a immigrazione, ambiente e diritti. In Svezia questa seconda dimensione non scompare, ma viene progressivamente assorbita dalla prima. Chi si colloca a sinistra tende infatti a essere più favorevole all’accoglienza dei rifugiati, chi si colloca a destra a volerne ridurre il numero. Le due dimensioni appaiono sempre più sovrapposte, tanto che l’asse sinistra-destra riesce oggi a restituire buona parte del conflitto politico.
Le serie storiche dell’exit poll permettono di seguire questa ricomposizione nel corso del tempo. Nel 2006 gli elettori dei Democratici svedesi si collocavano in media appena a destra del centro della scala, mentre oggi si attestano intorno a 4,3 su 5. Il Centro ha compiuto il percorso inverso. Storicamente alleato del centrodestra, ha cambiato schieramento per l’impossibilità di convivere con i Democratici, e oggi i suoi elettori si collocano nel centrosinistra. Gli esperti, guardando al programma economico, continuano comunque a considerarlo tra i partiti più liberisti del paese.
Ne risulta un elettorato più polarizzato. Chi si dichiara né di sinistra né di destra è ai minimi storici, e la distanza tra le due aree si è allargata, con gli elettori di centrosinistra collocati in media a 2,0 e quelli di centrodestra a 4,3. Eppure, la media dell’intero elettorato è ferma a 3,1, esattamente come nel 1991. Il baricentro del sistema, insomma, non si è spostato,; ma attorno a esso il centro si è progressivamente svuotato.
Identificazione sinistra-destra
Autocollocazione media sinistra-destra degli elettori dei partiti, 1991–2026
Fonte: exit poll SVT/VALU.
Identificazione sinistra-destra degli elettori svedesi, 1991–2026
(valori percentuali)
Fonte: exit poll SVT/VALU.
Cambia l’agenda, non la credibilità dei blocchi
Se le scelte degli elettori sono così stabili, che cosa ha spostato allora quei pochi decimali decisivi? La risposta va cercata nell’incrocio tra due variabili. La prima è la salienza, ovvero quanto un tema pesa nella scelta di voto. La seconda è la issue ownership, cioè la credibilità che gli elettori attribuiscono a un partito, o a un’area politica, nell’affrontare un determinato problema. L’exit poll le rileva entrambe, chiedendo quanto ciascun tema sia stato importante per il voto e quale blocco proponga in materia le politiche migliori. Ne emerge una mappa della competizione, in cui per ogni tema si vede quanto conta e chi ne è considerato il «titolare».
In cima all’agenda svedese ci sono la sanità, considerata molto importante per il voto dal 53% degli elettori, la scuola (51%) e l’economia nazionale, che con il 48% guadagna quattro punti rispetto al 2022. Nel complesso la gerarchia dei temi è cambiata poco, con due eccezioni significative. La prima è legge e ordine, che aveva dominato la campagna di quattro anni fa sull’onda dell’allarme criminalità e che ora scende dal 50 al 47%. La seconda, più netta, riguarda energia e nucleare: terreno centrale dello scontro nel 2022, in piena crisi energetica, oggi cala di dodici punti, dal 45 al 33%.
Sono due temi su cui gli elettori riconoscono al centrodestra un vantaggio di credibilità, netto su legge e ordine e più ridotto su energia e nucleare. Il centrosinistra gode invece della maggiore credibilità su ambiente e cambiamento climatico, e di un vantaggio più contenuto su parità di genere e assistenza agli anziani. Tra 2022 e 2026 questa distribuzione è rimasta sostanzialmente invariata, senza che nessuna delle due aree abbia guadagnato o perso sulle questioni rilevanti.
Quello che è cambiato, dunque, è l’agenda. E in un contesto di sostanziale parità basta che perdano peso i temi su cui il centrodestra era ritenuto più credibile per spostare i decimali che separano la vittoria dalla sconfitta. È questa, in estrema sintesi, una delle spiegazioni più convincenti sia del risultato del 2022 sia di quello del 2026. Sicurezza ed energia hanno smesso di occupare la scena, e chi su quei temi aveva costruito il proprio vantaggio ne ha pagato il prezzo.
Uomini e donne, due elettorati che si allontanano
C’è poi un fenomeno che in Svezia è diventato il fulcro del dibattito post-elettorale, e che con intensità diverse si osserva in molte democrazie occidentali: la polarizzazione di genere. Le donne continuano a sostenere i Socialdemocratici molto più degli uomini, con dieci punti di differenza. Tra gli uomini prevalgono invece i Democratici svedesi, con uno scarto di nove punti in entrambe le ultime elezioni.
Ciò che è cambiato nel tempo è soprattutto la distanza ideologica. Nel 1991 donne e uomini si collocavano quasi nello stesso punto della scala sinistra-destra, a 3,0 e 3,1. Da allora le traiettorie hanno preso a divergere: le donne si sono spostate leggermente a sinistra (2,9), gli uomini a destra (3,3).
Ancora più netto è il quadro delle priorità. Per le donne i temi più importanti sono la sanità (62%), la scuola (60%) e la parità di genere (54%), mentre per gli uomini vengono prima l’economia nazionale e legge e ordine, entrambe al 51%. Le distanze più vistose riguardano però l’ambiente. Tra gli uomini cambiamento climatico e ambiente occupano gli ultimi due posti su sedici, con il 26 e il 20%, mentre tra le donne il clima è al settimo posto con il 40%.
Le cause sono ancora oggetto di studio. Le ipotesi più accreditate chiamano in causa la diversa distribuzione di uomini e donne tra settori e professioni, e la divergenza nei percorsi formativi e di vita di giovani uomini e giovani donne. A questi fattori strutturali si aggiungerebbe l’effetto degli algoritmi dei social media, che espongono i due gruppi ad ambienti informativi sempre più distanti e finiscono così per amplificare il divario.
I temi più importanti per il voto, 2026
Quota di donne e uomini che indicano il tema come “molto importante” (valori percentuali)
Fonte: exit poll SVT 2026.
Linee rosse e un governo che non c’è
Resta da capire perché un’area che dispone della maggioranza dei seggi non riesca a governare. Ed è qui che il titolo dato a queste elezioni rivela tutta la sua pertinenza. Prima e durante la campagna, diversi partiti hanno tracciato «linee rosse» sulle future alleanze, impegnandosi davanti ai propri elettori a non oltrepassarle. Il Centro ha escluso qualsiasi collaborazione tanto con i Democratici svedesi quanto con la Sinistra; e la Sinistra, dal canto suo, non intende sostenere un governo di cui non faccia parte. Ne deriva un sistema fortemente bipolare sul piano elettorale, la cui meccanica parlamentare si inceppa però proprio là dove le distanze ideologiche interne alla stessa area sono maggiori.
Il Centro si trova così nella posizione più scomoda, incompatibile con entrambe le ali estreme del sistema. E gli elettori sembrano condividerne le riserve. Tra chi ha votato Centro, il 62% vorrebbe vedere al governo i Socialdemocratici, ma appena il 5% la Sinistra. Tra gli elettori della Sinistra, solo il 9% desidera il Centro nell’esecutivo.
A rendere possibile una via d’uscita è una caratteristica peculiare del sistema svedese. Per insediarsi, infatti, un primo ministro non ha bisogno del voto favorevole della maggioranza del Riksdag. Basta che contro di lui non si formi una maggioranza assoluta, ovvero almeno 175 voti contrari. È il cosiddetto parlamentarismo negativo, che permette ai partiti di lasciar nascere un governo, astenendosi, senza doverlo sostenere apertamente. Il presidente del Riksdag può sottoporre all’aula fino a quattro proposte di primo ministro; se vengono tutte respinte, si torna alle urne entro tre mesi. Il primo tentativo si è consumato il 15 ottobre, quando la candidatura di Magdalena Andersson alla guida di un governo socialdemocratico monocolore è stata respinta con 248 voti contrari. Il 19 ottobre l’incarico esplorativo è passato alla leader del Centro, Elisabeth Thand Ringqvist, che una settimana dopo lo ha però restituito. In parlamento esiste una maggioranza per politiche di centro, ha constatato, ma non per un governo di centro. Un voto anticipato nella primavera del 2027 non è così da escludere, anche se difficilmente scioglierebbe il nodo politico, visti equilibri elettorali così stabili. Lo scenario più plausibile resta un’intesa entro la fine dell’anno. Anche perché, in un contesto geopolitico segnato da guerra ibrida e insicurezza, una contesa di questo tipo appare a molti di corto respiro.
Formazione del governo (in corso)
Partiti che gli elettori di ciascun partito vorrebbero al governo (valori percentuali)
D: “Quale o quali partiti vorresti al governo dopo le elezioni?”
| Voto 2026 | V | S | MP | C | L | KD | M | SD |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Partito della Sinistra (V) | 95 | 65 | 66 | 9 | 1 | 1 | 2 | 1 |
| Partito Socialdemocratico (S) | 29 | 94 | 46 | 38 | 5 | 8 | 8 | 2 |
| Partito Verde (MP) | 55 | 75 | 97 | 33 | 3 | 2 | 2 | 2 |
| Partito di Centro (C) | 5 | 62 | 32 | 96 | 32 | 28 | 28 | 1 |
| Liberali (L) | 1 | 11 | 1 | 38 | 88 | 66 | 80 | 28 |
| Cristiano-democratici (KD) | 1 | 16 | 2 | 28 | 50 | 93 | 71 | 33 |
| Moderati (M) | 1 | 12 | 2 | 23 | 49 | 59 | 97 | 37 |
| Democratici svedesi (SD) | 2 | 10 | 2 | 6 | 26 | 47 | 58 | 92 |
| Tutti gli elettori | 20 | 47 | 29 | 28 | 26 | 34 | 43 | 29 |
Fonte: exit poll SVT/VALU 2026.
Exit poll, una lezione per l’Italia
I dati presentati in questo articolo provengono da un exit poll unico nel suo genere, condotto dal 1991 dalla televisione pubblica SVT insieme agli studiosi di Göteborg e agli statistici del Politecnico di Stoccolma (KTH). Più che una semplice stima del voto, si tratta di un vero e proprio studio elettorale in formato ridotto. Il questionario conta 61 domande, e quest’anno ne sono stati raccolti 13.709, quasi seimila dei quali durante il voto anticipato. I risultati sono disponibili già alla chiusura dei seggi, con un errore medio per partito di 0,56 punti, inferiore a quello di tutti gli istituti demoscopici.
Un modello che rappresenta un’importante lezione anche per l’Italia. Basterebbe infatti arricchire i questionari degli exit poll con poche domande su salienza dei temi, valutazione del governo e flussi di voto per ricavare molto di più da una rilevazione già oggi complessa e costosa, offrendo strumenti preziosi per interpretare il voto. La Svezia dimostra che si può fare; e ricorda che, per vedere nella politica ciò che non si vede a occhio nudo, servono gli strumenti giusti.
