La battaglia è ancora aperta? Il profilo del 12% ancora indeciso

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di Federico De Lucia e Aldo Paparo

Grazie al sondaggio CISE, siamo stati capaci di mostrare come le primarie del centrosinistra siano un’occasione di forte mobilitazione dell’elettorato. In un contesto di forte sfiducia nei confronti della classe politica, si tratta di un dato significativo. Ma il nostro sondaggio mostra anche un’altra cosa: pur mancando solo pochissimi giorni dal voto, non tutti hanno le idee chiare. In particolare, esistono 179 intervistati incerti su 1524 (l’11,7%). In questo articolo ci concentreremo su questo gruppo di rispondenti: un drappello di elettori ancora sul mercato, il cui voto potrebbe risultare determinante per ottenere la vittoria finale. In realtà, i tipi di incerti sono due: coloro che non hanno ancora deciso se andare a votare o meno; coloro che, pur avendo deciso di andare a votare, non hanno ancora deciso a favore di chi esprimersi.

In primo luogo può essere interessante notare come l’elettorato in questione sia piuttosto eterogeneo dal punto di vista della collocazione politica (tab.1). Solo il 40% si definisce di centrosinistra, mentre il 31% afferma di essere di centro, il 12,6% di centrodestra e il 15,7% non si colloca. Più della metà degli intervistati ancora sul mercato afferma dunque di non appartenere all’area politica che si sta cimentando in questa competizione.

Tab. 1. Profilo sociodemografico e politico degli indecisi, confronto con la popolazione.

Per quanto riguarda il loro profilo generale, è molto significativo far notare come si tratti di elettori abbastanza periferici: fra loro, coloro che dichiarano di nutrire un basso interesse per la politica sono il 73,4%, mentre nella media della popolazione sono il 61,6%; coloro che dimostrano di avere una bassa conoscenza fattuale (cioè che non hanno risposto correttamente a nessuna o solo ad una su tre, delle domande di verifica che poniamo) sono ben l’80,4% del totale, contro il 57% della media dell’intero campione. Per quanto riguarda il titolo di studio, il numero di coloro che detengono un titolo inferiore alla licenza media superiore è simile a quella media del campione interamente considerato, ma al loro interno sono nettamente sovrarappresentati coloro che non hanno nessun titolo di studio o hanno solo la licenza elementare (23,1% contro il 15,3% medio del campione). Molto significativo poi notare come ben due terzi degli intervistati che si ritengono ancora sul mercato siano di sesso femminile.

Può essere interessante cercare di capire quali siano le opinioni che i componenti di tale sottogruppo esprimono a proposito delle varie tematiche politicamente sensibili sulle quali li abbiamo sollecitati: questi sono i dati riportati nella tabella 2.

Tab. 2. Posizioni sulle issues degli indecisi, confronto con la popolazione.

Per quanto riguarda le tematiche di tipo “etico”, gli intervistati sul mercato mostrano un atteggiamento duplice: da una parte, si dimostrano più liberali della media nel concedere pari diritti alle coppie eterosessuali e a quelle omosessuali (i favorevoli sono il 66,6% contro il 61,9% medio del campione), nel concedere la cittadinanza immediata ai figli degli immigrati nati in Italia (78,9% contro il 74,3%), e nell’esprimersi favorevolmente alla regolamentazione della coppie di fatto (73,1% contro 63,9%); dall’altra, sembrano invece lievemente più conservatori della media sulle due tematiche più care all’elettorato cattolico, e cioè l’aborto (a dichiararsi favorevole ad una disciplina più restrittiva di tale pratica è il 48,8%, contro il 43,2% medio) e la nutrizione medicalmente assistita (ad esprimersi favorevolmente ad una legge che la imponga è 51,9%, contro il 47,4% medio del campione).

Sulle tematiche di tipo economico, questi intervistati sembrano avere opinioni non proprio coerenti con quelle classiche dei partiti di centrosinistra: fra loro, si riscontra una maggiore disponibilità a rinunciare ai servizi sociali in cambio di una riduzione delle imposte (28,5% di favorevoli, contro il 18,5% medio), una maggiore ritrosia ad accettare maggiori tasse sui patrimoni superiori ad 1 milione di euro (79,8% di favorevoli, contro l’86,8%), ed un atteggiamento ancora più favorevole a quello medio in merito al federalismo fiscale (74,2% contro il 70,2%). Tali intervistati sono poi, se possibile, ancor più contrari alla delocalizzazione delle imprese di quanto non lo sia la media dei sondati (91,3% di contrari, rispetto all’87,8% medio). Sull’adesione dell’Italia all’UE e alla moneta unica, gli intervistati sul mercato si mostrano infine lievemente meno europeisti di quanto non lo siano gli intervistati in generale.

Per quanto riguarda il rapporto che lega tali potenziali elettori ai partiti politici, è molto significativo notare come all’interno di questo gruppo di intervistati, da una parte, sia nettamente sovrarappresentata la categoria degli indecisi sul voto (i “non sa” e “non risponde” sono il 31,1% nel nostro sottogruppo, mentre nel campione complessivo sono il 15,4%), dall’altra,  sono molto sovrarappresentati coloro che dichiarano di non sentirsi vicino a nessun partito in particolare (ben il 65,6% contro il 51,4%).

Tab. 3. Orientamento verso i partiti degli indecisi, confronto con la popolazione.

Si tratta dunque di elettori piuttosto distanti dall’agone politico: non si sentono vicini a nessun partito e non hanno ancora deciso per chi votare alle prossime elezioni politiche. Eppure, valutano se partecipare alle primarie del centrosinistra: un segno evidente dell’attrattiva che quest’ultime esercitano anche al di fuori dei perimetri tradizionali.

Infine è interessante concentrarci sulla domanda del sondaggio nella quale chiediamo agli elettori di esprimere una preferenza fra le coalizioni pre-elettorali e quelle post-elettorali, ed in particolare su come le risposte, per il nostro gruppo di elettori, siano cambiate rispetto al nostro sondaggio precedente, quello di aprile. Mentre per la popolazione in generale le cose sono rimaste sostanzialmente identiche (i favorevoli alle coalizioni pre-elettorali erano l’80,9% ed oggi sono l’81,9%), la stessa cosa non si può proprio dire per il sottogruppo di intervistati su cui ci stiamo concentrando qui: in questo caso, i favorevoli al fatto che le alleanze di governo debbano essere chiare già prima del voto sono aumentati, da aprile ad oggi, dal 74,6% all’85,1%, mentre sono scesi, quasi di pari misura, coloro che preferivano non esprimersi su questo punto. Quindi, se su molte cose non hanno ancora deciso, su questo pare che i nostri elettori sul mercato si siano fatti una idea molto chiara, e che se la siano fatta negli ultimi mesi. Il punto è a nostro avviso rilevante, perché si riferisce ad un tema che la campagna elettorale di queste primarie ha toccato in più momenti, con alcuni candidati apertamente possibilisti sull’eventualità di coalizioni post-elettorali con alcuni spezzoni del mondo moderato, ed altri candidati nettamente più scettici in merito a tale eventualità.

Tab. 4. Variazione fra primavera e autunno dell’opinione degli indecisi circa le coalizioni (pre o post-elettorali), confronto con la popolazione.

Insomma, se è vero che queste primarie stanno avendo successo proprio per la loro capacità di interessare segmenti di popolazione tradizionalmente distanti dalla politica in generale, e dalla politica di centrosinistra in particolare, è altrettanto vero che una parte di questi nuovi interessati non ha ancora le idee chiare. Si tratta di elettori (ma soprattutto di elettrici) piuttosto periferici, poco attratti dalle dinamiche politiche e distanti dai partiti, con opinioni non sempre coerenti con le posizioni proprie dello schieramento di centrosinistra, specie su alcune tematiche etiche e sulla quasi totalità di quelle economiche. Riuscire ad ottenere il loro voto potrebbe rivelarsi decisivo.

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Federico De Lucia ha conseguito la laurea magistrale in Scienza della Politica e dei Processi Decisionali, presso la facoltà di Scienze Politiche all’Università di Firenze, discutendo una tesi dal titolo “Le Regioni a Statuto Speciale nella Transizione italiana. Forma di governo, sistema elettorale, sistema partitico.” Nel periodo degli studi universitari ha svolto tre tirocini presso gli uffici della Regione Toscana, nel Settore di assistenza alla I Commissione (Affari Istituzionali, Programmazione e Bilancio) del Consiglio e nell'Osservatorio elettorale regionale, presso la Presidenza. Ha poi partecipato poi al Seminario di Studi e Ricerche Parlamentari "Silvano Tosi". Dal luglio 2013 al maggio 2018 ha lavorato presso FB & Associati, una società che si occupa di consulenza nel campo delle relazioni istituzionali. In tale società ha fondato e poi diretto per cinque anni FBLab, un Centro studi che si occupa di monitoraggio parlamentare e analisi dello scenario politico. Inoltre, è membro del CISE sin dalla sua costituzione, ha scritto numerosi contributi nei Dossier CISE e ha curato il quarto volume (Le Elezioni Politiche 2013). Oggi è funzionario del Ministero dell'Interno. I suoi principali interessi sono lo studio dell’assetto istituzionale, dei sistemi elettorali e dell’evoluzione storica dei sistemi partitici, nonché la raccolta, la catalogazione ed il confronto dei dati elettorali, a livello locale, nazionale ed internazionale.