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di Matteo Cataldi

 

L’ultima rilevazione campionaria  Ipsos-Cise, condotta nei giorni immediatamente precedenti il blackout dei sondaggi imposto dalla normativa, consente, incrociando le intenzioni di voto alle coalizioni con alcune variabili socio-demografiche, di far luce sull’orientamento di voto di alcuni specifici segmenti sociali in vista del voto di domenica 24 e lunedì 25 febbraio.

Tab. 1

Iniziando dal genere dell’intervistato (tabella1 in alto) si può constatare come per tutte le coalizioni, ad eccezione dello schieramento guidato dal Presidente del Consiglio uscente, la componente maschile sopravanzi quella femminile. In particolare tra gli uomini, gli elettori del Movimento cinque stelle pesano quasi il doppio di quanto non pesino le donne sul totale dell’elettorato femminile (21 contro 11). Come accennato, Monti sembra maggiormente in grado di ingraziarsi l’elettorato femminile: tra le donne è l’unica coalizione sovrarappresentata essendo indicata da 14 elettrici su 100 contro il 12% di cui gode nell’elettorato senza distinzione di genere

Tra i nuovi elettori la coalizione di Bersani gode di un discreto appeal ed è accreditata al 36% contro il 33% del campione nel complesso. Sempre tra chi voterà alla Camera per la prima volta quest’anno, Berlusconi è particolarmente penalizzato e si attesta al 15% nelle intenzioni di voto, quasi dieci punti indietro rispetto al dato senza distinzione. La coalizione Pd-Sel è particolarmente apprezzata nelle classi di età più anziane, segnatamente tra coloro che hanno superato i 54 anni e il Movimento animato da Grillo riceve invece il massimo dei propri consensi nelle fasce d’età centrali (35-54 anni). E’ interessante notare come tra i 45-54enni, ovvero le coorti d’età tra le più colpite dalla riforma pensionistica varata dal governo Monti, l’ex commissario europeo ottenga la quota di consensi più esigua. Si osservi inoltre come indecisi e orientati all’astensione si concentrino in misura maggiore nelle prime due classi d’età.

Le intenzioni di voto disaggregate per macroaree geopolitiche forniscono alcuni spunti interessanti. La sorpresa più grande ci giunge dal Movimento cinque stelle la cui presenza sul territorio, diversamente da quanto ricordavamo dall’esperienza delle elezioni comunali dell’aprile 2012, sembra oggi più sbilanciata a Sud che non a settentrione. Oggi Grillo pare essere in grado di replicare il successo ottenuto alle regionali siciliane di ottobre anche nel resto del Mezzogiorno.

Vale la pena notare, come la distribuzione geografica della coalizione di centro che fa capo a Monti sia quasi perfettamente bilanciata, così come, in misura non eccessivamente minore, sembra esserlo la coalizione di Berlusconi, nonostante la rinnovata alleanza con il carroccio.

Le regioni di antica tradizione socialista con ogni probabilità, costituiranno anche stavolta, la roccaforte dello schieramento di centrosinistra. Infine si ponga attenzione al fatto che gli indecisi si concentrano al nord più che nelle regioni meridionali.

Tab. 2

Relativamente alla professione (tabella 2), impiegati (particolarmente quelli che non lavorano per la pubblica amministrazione), studenti e pensionati sono i settori di forza del centrosinistra, che una volta di più, conferma le difficoltà che incontra a sfondare tra le categorie professionali che abbiamo racchiuso sotto l’etichetta “borghesia” (lavoratori autonomi, liberi professionisti, imprenditori e dirigenti). Pensionati, casalinghe, artigiani, imprenditori e professionisti sembrano costituire i bacini di voti più importanti per il centrodestra; di contro, la coalizione di Berlusconi, anche questo dato non rappresenta una novità, ottiene appena il 6% dei voti tra gli impiegati del settore pubblico e il 14% tra gli studenti. Il M5S è fortemente sovrarappresentato tra gli operai, gli impiegati del settore pubblico, i lavoratori autonomi, i professionisti e gli artigiani. Monti incontra il favore degli impiegati pubblici tra i quali ottiene il 23% delle preferenze ed è penalizzato tra gli operai, gli impiegati del settore privato e la borghesia.

Tra i meno istruiti (coloro che hanno conseguito al più la licenza elementare) oltre 4 su 10 prediligono il centrosinistra, mentre Monti è ben rappresentato tra la popolazione laureata.

I diplomati che costituiscono quasi il 40% del nostro campione, scelgono, in misura superiore alla media, le coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, punendo oltremodo quella di centro.

Infine le ultime due tabelle mettono in relazione l’importanza della dimensione religiosa nella vita dell’intervistato e la frequenza alla messa con le intenzioni di voto.

La forte relazione inversa esistente tra la partecipazione alle funzioni religiose e il voto alla coalizione di centrosinistra è molto ben evidente nella tabella 3. La stessa relazione non sorprende che possiamo incontrarla anche tra l’importanza della sfera religiosa e chi è orientato a votare Bersani. Mano a mano che la pratica religiosa si fa più frequente, il peso dell’elettorato di Berlusconi si accresce ed è massimo tra chi va in chiesa tutte le domeniche. La coalizione di Monti, che ricordiamolo, comprende anche l’Udc di Casini e il mondo associativo cattolico di cui si è fatto rappresentante il ministro Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio, è indubbiamente più presente tra i cattolici praticanti e chi è disposto a riconoscere un ruolo importante alla religione nella propria vita.

Tab. 3