Le elezioni a Roma attraverso l’analisi dei flussi

di Matteo Cataldi e Aldo Paparo

In questo articolo esaminiamo i risultati delle elezioni politiche e regionali nella capitale, attraverso la lettura dei flussi elettorali. In particolare ci concentriamo sulla ricostruzione in termini di bacini 2008 dei risultati delle due concomitanti consultazioni e sui movimenti intercorsi fra queste. Ciò è di particolare interesse alla luce di quanto accaduto: i risultati delle politiche e delle regionali sono assai diversi fra loro, ed entrambi risultano piuttosto distanti da quelli del 2008.

Cinque anni or sono, alle precedenti elezioni politiche, il centrosinistra di Veltroni aveva prevalso di circa di due punti sul centrodestra, in una competizione nettamente bipolare (43,7% contro il 41,4). Il Pd aveva il 39,2%, mentre l’alleata Idv il 4,6. La Sinistra arcobaleno aveva ottenuto il 3,4% con l’Udc al 4,3. L’affluenza era risultata pari all’80,4% in linea con la media nazionale.

Oggi anche a Roma la competizione è multipolare: la coalizione di Bersani ha raccolto esattamente un terzo dei voti validi, confermandosi al primo posto. Il M5s si è attestato al 24,3%, Berlusconi al 23,4% e Monti si è fermato al 9,7%. L’astensione infine è aumentata, ma meno che nel resto d’Italia. Non sono andati a votare il 22,7% degli elettori romani, contro il 24,8% di tutto il paese. Forse decisivo nel determinare tale divergenza il traino delle elezioni regionali.

Nella competizione maggioritaria fra i candidati alla presidenza della regione, quello del centrosinistra (Zingaretti) ha sfiorato la maggioranza assoluta con il 45,5%. Ha ottenuto oltre 170.000 voti in più di Bersani alla Camera. Anche Storace ha preso più voti di Berlusconi, ma meno di 20.000; percentualmente il suo risultato è pari al 24,9. Ad essere penalizzato è stato il candidato del M5s (Barillari), che si è fermato al 20,1%, smarrendo 120.000 preferenze rispetto alla Camera. Molto negativo anche il risultato della Bongiorno, che ha preso meno della metà dei 155.000 voti della coalizione di Monti alla Camera e si dovuta accontentare del 4,3%.

Da un simile quadro appare evidente che molti elettori abbiano avuto comportamenti difformi nelle due elezioni. Alle regionali l’elezione diretta del Presidente e il conseguente premio di maggioranza in Consiglio ha favorito la bipolarizzazione della competizione, ovvero la concentrazione dei voti sui due candidati dei poli principali. La strategia del voto utile sembra avere favorito maggiormente il centrosinistra.

Vediamo ora quali sono stati i movimenti di elettori che hanno determinato il risultato osservato. La tabella 1 mostra le destinazioni dei diversi elettorati del 2008. Il Pd ha confermato circa due terzi dei propri voti e presenta il massimo valore di fedeltà. Ha ceduto un elettore su dieci al M5s, qualcosa di più verso l’astensione e un 6% a Monti. Il Pdl è stato rivotato da circa la metà dei suoi elettori 2008, uno su cinque ha scelto invece il M5s, mentre uno su dieci ha votato Monti. Analoghe a quelle del Pd le cessioni all’astensione. Degli elettori Udc del 2008 solo un terzo ha votato Monti, un quarto si è invece astenuto. Il M5s è infine riuscito a rimobilitare una quota significativa di astenuti.

Tab. 1 – Flussi elettorali a Roma: destinazioni 2013 degli elettorati 2008 dei vari partiti.

La tabella 2 mostra invece la composizione degli elettorati 2013. Il M5s ha preso un terzo circa dei propri voti dal Pdl, un quarto dal centrosinistra e altrettanto dall’area del non voto. Anche Monti sembra aver pescato maggiormente dal centrodestra: proviene da qui la metà circa dei suoi voti, mentre solo un terzo da elettori di Veltroni.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Roma: provenienze 2018 degli elettorati 2013 dei vari partiti

Passando alle analisi relative alle regionali (tab. 3), osserviamo che Zingaretti non ha perso praticamente nessuno dei voti di Bersani. L”ex Presidente della provincia ha poi preso oltre due quinti degli elettori di Monti e un quinto di quelli del M5s. Da questi due ingressi arrivano rispettivamente il 9 e il 13% dei suoi voti. Barillari ha comunque raccolto il consenso dei due terzi degli elettori del M5s alla Camera, mentre invece la Bongiorno meno di uno su tre, con un’ulteriore significativa defezione verso Storace (14%).

Storace ha un tasso di conferma dei voti delle politiche piuttosto alto, ma comunque inferiore a quello del vincitore. Viene inoltre sconfitto ampiamente fra le fuoriuscite di tutti gli elettorati: in rapporto di 3 a 1 sia fra i montiani che fra i grillini. Anche fra gli elettori di partiti minori, sono il doppio quelli che hanno scelto Zingaretti.

Tab. 3 – Flussi elettorali a Roma: destinazioni alle regionali degli elettorati dei vari partiti alla Camera

L’ultima tabella che presentiamo (la 4) mostra la composizione 2008 degli elettorati delle regionali. Confrontando questa con la tabella 1, possiamo vedere cosa avevano votato nel 2008 coloro che hanno oggi scelto Monti e Grillo alla Camera, ma non il rispettivo candidato alle regionali. Inoltre possiamo osservare quali sono i bacini che hanno premiato maggiormente Zingaretti rispetto a Bersani.

I traditori della Bongiorno sono piuttosto equamente distribuiti nei diversi bacini 2008: si sono sostanzialmente dimezzate tutte le entrate. Quanto al M5s, non vi sono significative differenze fra i coefficienti verso la lista alla Camera e Barillari per gli elettori 2008 di Pdl, Udc e Sa. Sono invece dimezzati quelli dal non voto e dal Pd. Anche gli elettori dell’Idv sono stati meno attratti da Grillo alle regionali: dieci punti in meno; la metà ha votato Zingaretti contro il terzo di Bersani. Il candidato presidente del centrosinistra è stato votato dal 10% in più degli elettori 2008 del Pd rispetto al segretario alla Camera.  Inoltre ha conquistato quote significative del centrodestra: un decimo del Pdl e un terzo dell’Udc. Infine è stato maggiormente premiato dai rimobilitati.

Tab. 4 – Flussi elettorali a Roma: destinazioni alle regionali degli elettorati 2008 dei vari partiti.

In conclusione osserviamo anche a Roma la capacità del M5s di pescare trasversalmente all’asse sinistra-destra del 2008. In questo caso la maggior parte dei suoi voti proviene dal bacino berlusconiano. In assenza della Lega, che al nord sembra essere stata la maggiore contributrice dell’avanzata grillina, registriamo uno spostamento consistente di elettori del Pdl. Questo fenomeno è analogo a quello osservato a Palermo.

Infine abbiamo evidenziato delle chiare direttrici di voto utile in uscita dal M5s e dalla coalizione di Monti, che hanno avvantaggiato Zingaretti su Storace nella corsa alla presidenza della Regione.

 


Nota metodologica: tutte le analisi presentate sono state condotte con il modello di Goodman, corretto dall’algoritmo Ras. Sono state effettuate separatamente per ciascuno dei 24 collegi uninominali romani delle legge Mattarella e poi aggregate in matrici cittadine.

Matteo Cataldi si è laureato presso la Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze con una tesi sulla competitività delle elezioni italiane. È stato ricercatore presso Tolomeo Studi e Ricerche e ha pubblicato articoli su Polena e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, è co-autore di un capitolo di Terremoto elettorale (Il Mulino, 2014) e co-curatore di vari Dossier CISE e di numerose note di ricerche apparse nella serie di Dossier. Ha inoltre curato l’appendice al volume Proporzionale se vi pare (Il Mulino, 2010). I suoi interessi di ricerca comprendono lo studio del comportamento elettorale e in particolare il cambiamento della geografia del voto, anche attraverso i più recenti sviluppi degli applicativi GIS in ambito politico-sociale. È membro SISP e dello Standing Group POPE – Partiti Opinione Pubblica Elezioni.
Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.