Comunali 2015: il quadro della vigilia in Alto Adige

di Aldo Paparo

In questo articolo ci concentriamo sui comuni superiori chiamati alle urne domani per rinnovare i propri organi di governo cittadino nella provincia autonoma di Bolzano. A differenza di quanto avviene in provincia di Trento, qui la soglia che distingue i comuni più grandi da quelli pi piccoli – a cui si applicano due diversi sistemi elettorali – è identica a quella nazionale: 15.000 abitanti. I comuni superiore altoatesini al voto sono dunque quattro: il capoluogo Bolzano, Bressanone, Laives e Merano. Il sistema elettorale, però, presenta fondamentali differenze rispetto a quello nazionale. In Alto Adige, infatti, non è previsto il premio di maggioranza alle comunali, così come per l’elezione dei membri provinciali del Consiglio Regionale. Chiaramente un sistema elettorale a premio di maggioranza mal si confà alle necessità di un territorio caratterizzato dalla presenza di due gruppi etnico-linguistici.

Permane l’elezione diretta del sindaco, in due turni se nessuno ottiene la maggioranza assoluta; ma l’attribuzione dei seggi nell’arena proporzionale è del tutto separata dall’esito del maggioritario. Nello specifico, il sistema elettorale prevede l’assegnazione dei seggi fra le liste sulla base del quoziente naturale, con poi un recupero per coalizioni, sulla base dei resti, con il D’Hondt. Occorre inoltre rilevare come non sia possibile il voto disgiunto fra le due arene. Per di più, non solo il voto ad una lista conta automaticamente per il candidato sindaco sostenuto dalla lista, ma anche il voto per il solo candidato sindaco è sempre valido anche al proporzionale. Quando il candidato è sostenuto da una coalizione di liste, i voti al solo sindaco sono ripartiti fra le liste che la compongono pro quota, in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna lista. In sostanza le due arena sono fatte meccanicamente coincidere: l’elettore può solo variare la scelta della lista preferita fra la coalizione votata, introducendo la possibilità di modulare il voto, seppur solo nelle quote scelte dagli altri elettori della coalizione. Il sistema elettorale per il Consiglio comunale in Alto Adige si pone come un unicum nel panorama dei sistemi elettorali nel nostro paese, in quanto  un proporzionale puro e non un sistema misto.

Vediamo adesso in dettaglio l’offerta elettorale nei comuni considerati, iniziando dal capoluogo. A Bolzano sono in corsa nove candidati, sostenuti in tutto da diciannove liste; la media è quindi appena superiore a due liste per candidato sindaco. A guidare il numeroso gruppo di concorrenti è il sindaco uscente Luigi Spagnolli, del centro-sinistra. A sostenerlo la coalizione più ampia: cinque liste. Come cinque anni fa è sostenuto da Pd, Svp e Psi; a completare la coalizione, assai più asciutta di allora, due liste civiche. Il centro-destra di presenta diviso in tre: Fi sostiene Alessandro Urzì insieme ai partiti locali Alto Adige nel cuore [1] e Unitalia  [2] ; la Lega e Fdi corrono invece da soli, rispettivamente a sostegno di Carlo Vettori e Maria Teresa Tomada. Rudi Rieder è il candidato del M5s, mentre Cecilia Stefanelli è sostenuta da una coalizione di sinistra composta da Sel, Prc e Verdi del Sudtirolo [3]. A completare il quadro delle candidature, Ivan Benussi (Casapound), Dado Duzzi (Pens.) e il candidato civico Angelo Gennoccaro.

A Bressanone abbiamo un candidato in meno rispetto al capoluogo, otto, ciascuno dei quali sostenuto da una sola lista. In questo caso la corsa è aperta, dal momento che il sindaco uscente (Albert Pürgstaller) non è più in corsa dopo avere completato due mandati completi. Abbiamo due candidati di partiti sudtirolesi: la Svp, che ha guidato la maggioranza uscente, sostiene Peter Brunner; Walter Blaas è invece il candidato dei Freiheitlichen. Sono due anche le candidature espressione di partiti nazionali: Mario Cappelletti per il Pd e Danilo Noziglia per la Lega. In qualche modo intermedia la candidatura di Elda Letrari per la Alternativa ecosociale dei Verdi del Sudtirolo, che sono proprio caratterizzati da una natura “trasversale”, rivolgendosi indistintamente a tutti i cittadini, senza distinzioni di carattere etnico-linguistico. Abbiamo poi due candidature di movimenti politici locali: Elisabetta Rella è la candidata sindaco per Alto Adige nel cuore; Roberto Spazzini è invece il candidato della lista Insieme per Bressanone, di matrice democristiana e alla sua terza prova elettorale in città. Completa il quadro una candidatura civica. Quest’ultima è quella di Barbara Mair per la lista Demos.

A Laives i candidati sindaco sono cinque, con in tutto undici liste – come a Bolzano poco più di due in media per candidato. Di nuovo proprio come nel capoluogo è l’incumbent (Liliana Di Fede) a presentare la coalizione più numerosa, formata da quattro liste: Pd, Psi e due liste civiche. Il candidato del centrodestra Christian Bianchi può invece contare sul sostegno di tre liste: la Lega, una lista unitaria di Fi, Fdi e Alto Adige nel cuore, e una lista civica. Dario Volani è sostenuto da due liste: una lista unitaria di Prc e Sel, e una lista civica. Infine due candidati sono sostenuti da una sola lista: sono Paolo Castelli per il M5s e Giovanni Seppi per il Svp.

A Merano, l’altra corsa aperta, senza il primo cittadino uscente in campo, si registra il massimo numero di candidati fra i casi considerati: sono addirittura dodici. Le liste al proporzionale sono tredici. Solo Sigmar Stocker è sostenuto da più di una lista: quella dei Freiheitlichen e quella dell’Unione per il Sudtirolo. Altri due i candidati sono espressione dei partiti tedeschi: Gerhard Gruber per il Svp e Sepp Mitterhofer appoggiato da Südtiroler freiheit. Sono due le candidature per partiti locali non tedeschi: Maria Cristina Cappello è la candidata dell’Alto Adige nel cuore, Paul Rösch quello dei Verdi del Sudtirolo. Cinque in tutto i candidati sostenuti da partiti nazionali. Tre di questi sono appoggiati da partiti di centro-sinistra: Diego Zanella del Pd, Marcello Ciaramella per l’Idv e Pippo Boninsegna sostenuto da una lista unitaria di Sel e Rifondazione. Gli altri due candidati “nazionali” sono Francesca Schir del M5s e Rita Mattei sostenuta dalla Lega. Infine Giorgio Balzarini e Nerio Zaccaria sono i candidati di liste civiche che portano il loro nome. Balzarini è il Vicesindaco uscente, eletto nel 2010 quando si era presentato con una lista dallo stesso nome.

Guardiamo adesso al quadro delle amministrazioni uscenti. Iniziamo col dire che in tutti e quattro i casi presentati si vota alle comunali dopo la naturale scadenza quinquennale delle legislature locali. Cinque anni fa le poltrone di sindaco furono quasi tutte conquistate da candidati appoggiati dal Svp. A Bolzano, dove la coalizione comprendeva anche altre sette partiti di centro-sinistra, fra cui il Pd, Spagnolli era passato già al primo turno. A Bressanone e Merano i candidati del solo Svp avevano avuto invece bisogno del ballottaggio, cui erano comunque come più votati del primo turno, per conquistare il mandato. Solo a Laives il sindaco Svp ha fallito l’obiettivo, giungendo terzo al primo turno e mancando così l’accesso al ballottaggio. La sfida era quindi stata fra il candidato del centro-destra Bianchi e la candidata del centro-sinistra Di Fede, largamente vinta da quest’ultima.

Guardando più in dettaglio ai risultati delle precedenti comunali, notiamo innanzitutto come la partecipazione sia stata abbastanza alta: circa due elettori su tre a Bolzano, sopra il 70% a Bressanone e Laives, dove però ai ballottaggi era scesa di circa venti punti, attestandosi fra il 50 e il 55%. Significativamente più bassa a Merano, specialmente al secondo turno, in cui ha votato meno del 43% degli aventi diritto. Il Svp faceva registrare risultati compresi fra il 20% circa di Bolzano e Laives, e il 43% di Bressanone, passando per il 37% di Merano. Il Pdl era primo partito a Bolzano con il 22%, aveva una percentuale analoga a Laives, era attorno al 10% a Merano, e sotto il 6% a Bressanone. Il Pd aveva il suo valore minimo a Merano (7%), faceva poco meglio a Bressanone (10%), raccoglieva un voto su sei nel capoluogo e oltre uno su cinque a Laives. La Lega faceva riscontrare buone performances, attorno al 5%, a Bolzano e Laives. Molto disomogenei i risultati dei Verdi locali: avevano circa il 15% a Bressanone e Merano, ma fra il 5 e il 6% a Laives e Bolzano. Interessante rilevare, poi, come già nel 2010 a Bolzano si fosse presentata una lista Beppe Grillo, raccogliendo oltre il 4%. I Freiheitlichen ottenevano un notevole successo a Bressanone, ma erano sostanzialmente assenti altrove.

Tab.1 – Elezioni comunali 2010: Risultati nei comuni altoatesini al voto nel 2015 superiori al 15.000

Alle politiche di due anni fa, il centro-sinistra di Bersani, di cui faceva parte anche il Svp, era risultato in tutti i comuni la coalizione più votata, con risultati compresi fra il 38% (Laives) e il 58% (Bressannone). Il Svp, partito egemone a livello provinciale (45%), faceva segnare ovunque risultati inferiori alla media dell’Alto Adige. Solo a Bressanone era comunque in linea con il risultato provinciale. A Merano era primo partito, con più del doppio del secondo più votato (il Pd, con il M5s vicinissimo), ma con meno del 30% dei voti. A Bolzano e Laives, invece, il Svp raccoglieva attorno al 15% dei voti, affermandosi come la quarta forza più rilevante. Il Pd era in tutti i comuni analizzati in doppia cifra percentuale e quindi più votato che nella media provinciale. A Bolzano e Laives andava ben oltre, superando quota 20%. Nel capoluogo il partito di Bersani era la lista più votata. Sel, che poteva contare sulla alleanza con i Verdi/Grüne/Vërc, raccoglieva buoni risultati: attorno al 6%, tranne a Laives, comunque lontani dai picchi degli ecologisti altoatesini alle comunali.

Al di fuori del centro-sinistra, il M5s faceva segnare risultati piuttosto disomogenei: primo partito a Laives con il 23%, molto bene anche a Bolzano (19%), ma meno del 15% a Merano ed addirittura del 7% a Bressanone – risultato questo inferiore anche alla media provinciale (8,3%), la più bassa del paese. Risultati diametralmente opposti al M5s per i Freiheitlichen: più di un voto su 6 a Bressanone, leggermente meglio della media provinciale; 8% a Merano; 3% a Bolzano e Laives. La coalizione di centro-destra, quarta opzione politica a livello provinciale con appena l’8,1%, sfiorava il 20% a Laives e nel capoluogo, dove il Pdl si imponeva come terza lista più votata. Era poi attorno al 15% a Merano e addirittura sotto la media provinciale a Bressanone. La coalizione Monti, sotto il 7% nell’Alto Adige, raccoglieva risultati piuttosto omogenei: tutti superiori alla media provinciale, compresi fra il 9 e il 13%.

L’affluenza era in tutti e quattro i comuni analizzati piuttosto alta, poco sopra all’80% ovunque tranne che a Merano. In ogni caso è sempre più bassa della media provinciale dell’82,1%, una delle più alte fatte registrare a livello nazionale (De Lucia e Cataldi 2013).

Tab.2 – Elezioni politiche 2013: Risultati nei comuni altoatesini al voto nel 2015 superiori al 15.000

Alle europee dell’anno scorso, complice anche la competizione nazionale e quindi una diversa offerta elettorale, il quadro appariva piuttosto mutato. I Freiheitlichen, che avevano raccolto un sesto dei consensi alle politiche, non sono presenti con il proprio simbolo. Hanno fatto un accordo con la Lega, in virtù del quale loro candidati vengono ospitati nelle liste del Carroccio e il loro simbolo compare – davvero molto piccolo e sostanzialmente impossibile da individuare – all’interno del simbolo dell’alleato. Certamente in virtù di questo accordo, la Lega fa registrare un risultati lusinghieri sia a livello provinciale (6%, contro l’1% delle politiche), sia nei comuni analizzati in particolare. Fatta questa doverosa premessa, guardando al risultato nel suo complesso osserviamo nei casi considerati le linee di tendenza registrate a livello nazionale in confronto alle politiche (Maggini 2014). Crollo della partecipazione; vistose avanzate del Pd targato Renzi, scomparsa del polo di centro, sostanziale tenuta del M5s, profonda crisi del blocco berlusconiano. Molto significativi anche i risultati fatti segnare dalla lista Tsipras, di cui facevano parte anche i Verdi del Sudtirolo: ovunque tranne che a Laives attorno al 10%, così come nella provincia nel suo complesso. Davvero bassa, infine, l’affluenza, seppur generalmente leggermente più alta del 52% medio dell’Alto Adige.

Tab.3 – Elezioni europee 2014: Risultati nei comuni altoatesini al voto nel 2015 superiori al 15.000

Le elezioni comunali altoatesine si preannunciano particolarmente incerte, soprattutto per via del sistema elettorale che, non incentivando a coalizzarsi per vincere il premio, produce una notevole frammentazione. Sempre il sistema elettorale, come tutti i sistemi proporzionali non corretti, rende impossibile prevedere quali coalizioni formeranno le maggioranze di governo nei diversi comuni. Saranno inevitabilmente gli accordi post-elettorali fra i partiti nei Consigli a determinarle.

Alla luce dei dati presentati, solo a Bolzano l’alleanza fra Pd e Svp a sostegno dell’uscente Spagnolli potrebbe forse consentire una maggioranza autonoma di una coalizione pre-elettorale. A Bressanone tutto lascia supporre che Brunner sarà eletto sindaco: sarà interessante verificare se dovesse farcela al primo turno e, soprattutto, se il Svp riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. A Merano potrebbero essere Gruber e Zanella, sostenuti dai due più grandi partiti cittadini delle politiche e delle europee, a giocarsela al quasi certo ballottaggio, dall’esito quantomai incerto. Così come la maggioranza che sosterrà l’esecutivo del vincitore. A Laives è difficile anche precedere chi potrà partecipare al secondo turno. Forse la Di Fede, anche in virtù dell’incumbency factor può essere la favorita alla corsa per un posto al ballottaggio. Chi potrà affiancarla nella corsa a due per la poltrona di sindaco è difficile a dirsi: Svp e M5s sembrano potere contare su bacini elettorali assai simili; e non così grandi da potere escludere inserimenti di altri. Ormai non resta che aspettare poche ore per scoprire come andrà a finire. Almeno per la composizione dei Consigli comunali: non ci sarà infatti bisogno di aspettare i ballottaggi.

Riferimenti bibliografici:

De Lucia, Federico e Matteo Cataldi. 2013. “L’analisi dell’affluenza: una forte accelerazione del declino della partecipazione.” In Le Elezioni Politiche 2013, a cura di  Lorenzo De Sio, Federico De Lucia, e Matteo Cataldi, 47–52. Dossier CISE 4. Roma: Centro Italiano di Studi Elettorali.

Maggini, Nicola. 2014. “I risultati elettorali: il Pd dalla vocazione all’affermazione maggioritaria.” In Le Elezioni Europee 2014, a cura di  Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele, e Nicola Maggini, 115–24. Dossier CISE 6. Roma: Centro Italiano di Studi Elettorali.


[1] Movimento politico fondato dal candidato sindaco di Bolzano Alessandro Urzì. Questi è uno noto esponente locale di An, più volte Consigliere, poi confluito nel Pdl, ma fuoriuscitone per aderire alla scissione di Fli, a sua volta abbandonato nel in vista delle elezioni politiche del 2013 non essendo disposto ad accettare la desistenza col centro-sinistra avanzata nell’ambito della coalizione Monti.

 [2] Storico partito della destra bolzanina, fondato nel 1996 per una scissione da Alleanza Nazionale da quanti rifiutavano la linea del partito per l’Alto Adige dopo la svolta di Fiuggi.

 [3] Il partito dei Verdi del Sudtirolo (Verdi/Grüne/Vërc) è una delle componenti fondatrici della Federazione dei Verdi. Recentemente se ne è però allontanata. In particolare, come vedremo, nel 2013 non ha seguito il partito nazionale nell’esperienza di Rivoluzione Civile, ma ha fatto una alleanza con Sel; e nel 2014 è entrato nella lista Tsipras, insieme con Sel.

Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.