Regionali in Basilicata: una svolta storica

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Le elezioni di domenica in Basilicata (terza regione italiana ad andare alle elezioni nel 2019), hanno segnato una svolta storica per la regione: per la prima volta, a partire dalla Seconda Repubblica, la giunta passa nelle mani del centrodestra (D’Alimonte 2019). Tale coalizione, guidata dal candidato Vito Bardi, raggiunge infatti il 41,9% dei consensi, pur con differenze interne fra i vari partiti che la compongono (Tabella 1). In particolare, la Lega gioca il ruolo di forza trainante della coalizione, raggiungendo il 19,1% dei voti, seguita poi da Forza Italia (9,1%) e Fratelli d’ Italia (5,9%). Segue poi il centrosinistra con Carlo Trerotola al 33,3% (al suo interno, il PD ha raggiunto il 7,7%) e il M5S con Antonio Mattia, al 20,5%. Da sottolineare l’affluenza alle urne al 53,5%, in netto aumento rispetto alle regionali del novembre 2013 quando si era fermata al 47,6% (Emanuele 2013). Alle politiche del 4 marzo 2018 l’affluenza era stata invece del 71%.

Tab. 1 – Risultati elettorali in Basilicata nelle recenti elezioni politiche e regionali[1] (Clicca per ingrandire)basilicata_c

Così come le precedenti elezioni in Sardegna (Vittori e Paparo 2019) e in Abruzzo (Angelucci 2019), le elezioni regionali in Basilicata forniscono indicazioni utili sull’evoluzione degli equilibri di forza sia a livello regionale, sia alla luce delle dinamiche che caratterizzano la politica italiana attuale.

Soffermandoci sul contesto regionale, queste elezioni hanno costituito un triplo banco di prova per i principali partiti e coalizioni in gioco. Innanzitutto il centrosinistra. La coalizione non ha saputo difendere e mantenere il controllo della Regione -probabilmente anche a causa delle divisioni interne emerse durante la campagna elettorale – ed ha incassato una nuova sconfitta, quasi dimezzando il voto ottenuto alle regionali del 2013. Vale la pena notare come all’interno della coalizione la lista “Avanti Basilicata” formata da Marcello Pittella (la cui candidatura alla presidenza era saltata per via delle recenti inchieste a suo carico) sia risultata la più votata. Segnale che i tentativi di ‘ripulire’ l’immagine della coalizione in seguito alle inchieste hanno prodotto alcun effetto. Per quanto riguarda il M55, pur non sapendo difendere e riconfermare l’exploit elettorale ottenuto lo scorso 4 marzo (dove aveva raggiunto il 44,4%), resta comunque il primo partito nella regione. Si tratta tuttavia di una magra consolazione, considerando il fatto che il suo alleato di governo sia arrivato ad un’incollatura dal partito guidato da Di Maio. Infine, il centrodestra a trazione leghista, vince per la sesta volta in un’elezione regionale dopo le elezioni del 4 marzo. La coalizione è stata in grado di affrontare al meglio il banco di prova elettorale strappando il controllo della giunta dalle mani del centrosinistra ed aumentando ulteriormente i propri consensi rispetto allo scorso 4 marzo, dove aveva raggiunto il 25,4% nella regione.

Per quanto riguarda il contesto politico nazionale, osserviamo un’ulteriore conferma, su scala regionale, di alcune tendenze che contraddistinguono la politica italiana in questa fase. Ancora una volta, il dato elettorale conferma lo stato di grazia della Lega, oramai arrembante anche nel Sud Italia (D’Alimonte 2018). Il suo risultato è in linea con l’avanzata elettorale significativa che aveva già fatto registrare durante le politiche dello scorso 4 marzo, dove era riuscita ad ottenere il 6,4%, rispetto allo 0,1% delle politiche del 2013. All’ avanzata leghista su scala nazionale va contrapposto il ridimensionamento dell’alleato di governo in tutta la penisola, segno della chiara ristrutturazione dei rapporti di forza all’interno della coalizione di governo. Infine, il terzo trend ad essere confermato è l’inefficacia del PD nel mantenere proprio elettorato, nonostante i primi segnali positivi in seguito all’instaurarsi della nuova segreteria di Zingaretti (Angelucci 2019). Riportando un ulteriore calo rispetto alle politiche del 2018 (dove si era fermato al 16,4%), il partito ha infatti riportato la prima sconfitta dopo l’elezione del nuovo Segretario che ha chiuso la campagna elettorale proprio a Matera.

Inoltre, osservando la Tabella 2, è interessante analizzare la diversa capacità delle forze politiche in campo di radicarsi nel territorio lucano, trasferendo il risultato nazionale a livello sub-nazionale. Volendo fornire un’interpretazione politicamente più corretta dell’esito elettorale di queste regionali, confrontiamo i risultati di queste ultime elezioni regionali con quelli della tornata politica immediatamente precedente (marzo 2018). Questa operazione ci consente di misurare il rendimento elettorale alle regionali (RER)(De Sio e Paparo 2018), ovvero la capacità di una coalizione di trascinare anche sulle elezioni regionali il proprio risultato delle politiche. Per farlo calcoliamo, per ciascuna coalizione in competizione, il rapporto tra voti ottenuti alle regionali (in questo caso avvenute domenica 24) e quelli ottenuti alle politiche (marzo 2018). Che cosa emerge da tale analisi?

Tab. 2 – Rendimento elettorale alle regionali (RER) rispetto alle politiche precedenti [2](Clicca per ingrandire)rendimenti basilicata_b

In primis, possiamo notare che la coalizione del centrosinistra mantiene una generale stabilità di rendimento. Se confrontato con le regionali del 2013, dove il rendimento rispetto alle politiche dello stesso anno era del 174%, nella tornata elettorale del 24 marzo il rendimento ha subìto solo un leggero calo, scendendo al 169%. Tale calo è quasi irrilevante, soprattutto se confrontato con i più significativi mutamenti di rendimento che hanno interessato i suoi due avversari principali. È da sottolineare, infatti, il risultato sorprendente dal centrodestra, sotto la spinta propulsiva della Lega. Nel 2013 il rendimento della coalizione rispetto alle politiche del 2013 era del 79%, mentre ora si attesta al 166%. Al contrario, il rendimento del M5S (al 54% nel 2013) è ora ulteriormente calato fino al 46%. Appaiono quindi evidenti le grandi difficoltà del Movimento nel tradurre le preferenze nazionali in voti alle regionali, trend già rilevato in altre occasioni (Paparo 2018). Una possibile chiave di lettura di questo trend è lo stato di forma con cui, di volta in volta, le due principali coalizioni, il centrodestra e il centrosinistra, si presentano alle elezioni sub-nazionali. Dalle analisi del CISE (Paparo 2018), emerge infatti che, ogni qualvolta esse si presentano coese e rafforzate (ed è il caso, in questa circostanza, della coalizione di centrodestra), il Movimento ha difficoltà a andare oltre il ruolo di attore marginale, non riuscendo ad essere competitivo per la vittoria finale.

Analizzando i rendimenti di queste elezioni in Basilicata rispetto ai rendimenti delle medesime coalizioni nelle altre regioni italiane già andate al voto fra 2018 e 2019, il dato principale che emerge è la crescita del centrodestra. Tale coalizione, a partire dalle elezioni in Trentino il 21 ottobre 2018, è stata in grado di rafforza progressivamente il proprio rendimento. Ciò non è invece avvenuto per il M5S che, seppur con risultati alterni, è stato caratterizzato da un rendimento calante con l’andare del tempo, dopo il picco dell’86% in Molise, il 22 aprile 2018 (Plescia 2018). Allo stesso modo, il centrosinistra ha confermato, in tutte le regioni, la sua già attestata stabilità di rendimento e la capacità di ottenere risultati più alti alle regionali rispetto alle politiche (Angelucci 2019).

Il voto lucano è stato dunque un importante test nazionale, l’ultimo prima delle elezioni europee del 26 maggio. Le prossime elezioni regionali saranno infatti quelle in Piemonte, proprio lo stesso giorno delle europee. Si tratterà allora di capire quanto le dinamiche emerse nelle ultime tornate regionali verranno confermate dal cruciale voto di maggio e, in questo caso, quali effetti il voto avrà sulla stabilità del governo nella sua attuale conformazione. Le indicazioni proveniente dal voto regionale in Basilicata sembrano dire che la crescita del centrodestra (e della Lega in particolare) non si è ancora fermata, che il calo del M5S non si è ancora arrestato, e che il PD non ha (ancora?) trovato giovamento dall’elezione del nuovo segretario.

Riferimenti bibliografici

Angelucci, D. (2019) ‘Regionali in Abruzzo: la Lega Nord alla conquista del Sud, cede il M5S’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2019/02/11/regionali-in-abruzzo-la-lega-alla-conquista-del-sud-cede-il-m5s/

D’Alimonte, R. (2018), ‘Perché il Sud premia il M5S’, in Emanuele, V. e Paparo, A. (a cura di), Gli sfidanti al governo. Disincanto, nuovi conflitti e diverse strategie dietro il voto del 4 marzo 2018, Dossier CISE (11), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 115-118.

D’Alimonte, R. (2019), Regionali Basilicata: torna il centrodestra, ora Salvini è al bivio’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2019/03/26/regionali-basilicata-torna-il-centrodestra-ora-salvini-e-al-bivio/.

De Sio, L. e Paparo, A. (2018), ‘Comunali: chi potrà dire di aver vinto?’, in Paparo, A. (a cura di), Goodbye Zona Rossa. Il successo del centrodestra nelle comunali 2018, Dossier CISE (12), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 227-234.

Emanuele, V. (2013), ‘Regionali in Basilicata, l’astensione è maggioranza assoluta. Il centrosinistra (ri)vince con il 60%’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2013/11/19/regionali-in-basilicata-lastensione-e-maggioranza-assoluta-il-centrosinistra-rivince-con-il-60/.

Paparo, A. (2018), ‘Le fatiche del M5S nei comuni: l’avanzata che non arriva e i sindaci che se ne vanno’, in Paparo, A. (a cura di), Goodbye Zona Rossa. Il successo del centrodestra nelle comunali 2018, Dossier CISE (12), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 227-234.

Plescia, C. (2018), ‘Molise: Il centrodestra rimanda il primo governatore del M5S’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2018/04/24/molise-il-centrodestra-rimanda-il-primo-governatore-del-m5s/.

Vittori, D., Paparo, A. (2019), Regionali in Sardegna: verso una nuova Caporetto per il M5S? ’, Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2019/02/17/regionali-in-sardegna-verso-una-nuova-caporetto-per-il-m5s/.


[1] Nella parte superiore della tabella sono presentati i risultati al proporzionale (per le politiche 2018 sono riportati i voti espressamente assegnati ai partiti, prima dell’attribuzione dei voti al solo candidato di collegio sostenuto); nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari.

Nella parte superiore, ciascuna riga somma i risultati dei relativi partiti, a prescindere dalla coalizione della quale facessero parte. Nella categoria partiti di sinistra rientrano: PRC, PC, PCI, PAP, SEL, SI, MDP, LeU, RC, CampoProgr, Possibile, ProgettoCom. Nella categoria altri partiti di centrosinistra sono inseriti: Insieme, PSI, IDV, Radicali, +EU, Verdi, CD, DemA. Nella categoria partiti di centro rientrano: NCI, UDC, NCD, FLI, SC, CP, NCD, AP, DC, PDF, PLI, PRI, UDEUR, Idea, CPE. Nella categoria partiti di destra rientrano La Destra, MNS, FN, FT, CPI, DivB, ITagliIT.

Nella parte inferiore, invece, si sommano i risultati dei candidati (uninominali), classificati in base ai criteri sotto riportati. Per le politiche 2013 e le regionali 2014 e 2019, abbiamo considerato quali voti raccolti dai candidati quelli delle coalizioni (che sostenevano un candidato, premier o governatore). Sinistra alternativa al PD riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra PAP, RC, PRC, PCI, PC, MDP, LeU, SI, SEL, Insieme, PSI, +EU, CD, DemA, Verdi, IDV, Radicali, Possibile, CampoProgr, ProgettoCom – ma non dal PD. Il Centrosinistra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia il PD; il Centro riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra NCI, UDC, CP, NCD, FLI, SC, PDF, DC, PRI, PLI, CPE, Idea, UDEUR (ma né PD né FI/PDL). Il Centrodestra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia FI (o il PDL). La Destra riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra Lega, FDI, La Destra, MNS, FN, FT, CasaPound, DivBell, ITagliIT – ma non FI (o il PDL).

Quindi, se un candidato è sostenuto dal PD o da FI (o PDL) è attribuito al centrosinistra e al centrodestra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno.

Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico (Altri). Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo PD e FI/PDL che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).

[2] Le percentuali esprimono, fatti 100 i risultati percentuali ottenuti alle politiche, i risultati ottenuti alle regionali. Per il centrosinistra nella provincia di Trento, il numeratore è rappresentato dalla somma dei risultati di Tonini (sostenuto dal PD) e di Rossi (sostenuto dal PATT), dal momento che PD e PATT correvano insieme alla e politiche 2018.