Flussi Milano: il PD è primo ricompattando il campo progressista

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Una panoramica del voto

Milano si conferma in queste elezioni europee una roccaforte del centrosinistra, un leitmotiv che ha caratterizzato anche le precedenti europee, il voto del 4 marzo 2018 e le ultime due comunali.

Il capoluogo lombardo presenta un centrosinistra sorprendentemente compatto, quando stenta ad esserlo nel resto del paese. Se da una parte il PD ha perso quasi una decina di punti percentuali dal voto per l’Europarlamento del 2014 a quello del 2019 (45% e 36% rispettivamente), ne ha però guadagnati altrettanti rispetto all’esito delle scorse politiche, in cui aveva raggiunto poco meno del 27%.

Il colpo di scena di queste elezioni è rappresentato dalla Lega, che facendo eco ad una tendenza a livello nazionale prende il 27,4% a Milano e scavalca così sia Forza Italia che i pentastellati. Il cuore della Padania cede quindi alle lusinghe del Carroccio, il quale, reinventatosi da partito etnoregionalista a partito nazionale e sovranista, quadruplica il proprio risultato rispetto al 7,4% delle europee precedenti. Nonostante le cifre in netto rialzo, l’esito è scarso se comparato con il resto della penisola. La metropoli fa quindi eccezione nonostante un hinterland in cui la Lega regna anche nel voto amministrativo espresso da numerosi comuni domenica 26 maggio.

Due sono i grandi perdenti di queste elezioni. Forza Italia arranca nella città che ha dato i natali ed i primi successi imprenditoriali al padre fondatore Berlusconi con un 10,2% che trasforma in flop il promesso ritorno del Cavaliere. Ancora peggio fa il Movimento 5 Stelle, ma la notizia appare meno spiazzante, poiché i grillini non hanno mai convinto del tutto i milanesi. Alle politiche erano arrivati secondi ottenendo il 18,4% a Milano, ma dopo un anno di governo giallo-verde le cifre hanno subito un drastico ridimensionamento nel capoluogo di una delle ultime regioni per domande di reddito di cittadinanza. Dati diffusi dal Ministero del Lavoro parlano di 0,7 richiedenti ogni mille abitanti in Lombardia, regione in cui il M5S ha ottenuto il 9,3% dei voti, contro i 2,9 in Calabria dove il partito di Di Maio è primo con il 26,7% delle preferenze.

Un’altra peculiarità è data da Più Europa, che se dipendesse da Milano avrebbe di pochissimo superato la soglia di sbarramento e fatto il proprio ingresso al Parlamento Europeo con il 5,3% dei voti. Subito dietro FDI, che ha migliorato di quasi un punto rispetto alle politiche, confermando i propri voti in valore assoluto.

Tab. 1 – Risultati elettorali delle recenti elezioni nel comune di Milanomilano tab

Il voto nei municipi e per i candidati di lista

Il calo dell’affluenza alle urne rispetto alle scorse europee ricalca un comportamento trasversale al paese, eppure con il 58,7% di votanti rispetto agli aventi diritto, Milano supera la media italiana. In controtendenza con il panorama di volatilità elettorale ed ascesa dei populismi, si è votato di più e più a sinistra. Viene così proiettata un’immagine di continuità da antidoto alla frammentazione che affligge le correnti progressiste. Il candidato che ha ricevuto più preferenze è nettamente stato Giuliano Pisapia, con 266.369 voti di cui 71.459 solo nella sua città. L’accordo con MDP che lo ha reso capolista del PD è risultata una formula vincente, facendo confluire voti da altri allineamenti di centrosinistra.

E’ proprio nel 2011, con Pisapia sindaco che si suggella la storia di Milano come fortezza dei democratici (Cataldi, Emanuele e Paparo 2011). Giurista formatosi negli ambienti della sinistra più radicale che gli instilla un forte impegno per i diritti civili, il suo mandato si è concentrato su sostenibilità e mobilità, portando un ulteriore respiro internazionale alla città con eventi quali Expo, di cui Giuseppe Sala è stato amministratore delegato e poi commissario. Eletto primo cittadino nel 2016 (Paparo e Cataldi 2016), Sala non ha mancato di criticare l’hýbris di Renzi (che ne ha sostenuto la candidatura), facendosi fermo sostenitore di un Partito Democratico che include, a partire dalle periferie. Ed è nelle periferie, come nel centro, che il PD ha prevalso, confermandosi primo partito a livello aggregato in tutti e nove i municipi meneghini.

Tuttavia, è da tenere in considerazione come fuori dalla cerchia dei Navigli la distanza tra PD e Lega tenda ad assottigliarsi; per esempio, dal Municipio 1 al Municipio 9 lo scarto tra i due partiti passa da 23 a 3 punti percentuali. Si può ipotizzare che queste europee costituiscano una sorta di voto di fiducia sull’operato della corrente amministrazione, che Salvini mira a sostituire nel 2021 con un sindaco leghista.

La giunta ha annunciato un rimpasto quando a fine mese Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali, lascerà Palazzo Marino per Rue Wiertz dopo le 92.999 preferenze ottenute. Della squadra lombarda, nella circoscrizione Nord-Ovest si riconferma Patrizia Toia per la sua quarta legislatura europea, anche se perde quasi diecimila voti dalla scorsa volta (da 87.135 a 79.394). Oltre al capolista e vicepresidente Salvini, che rinuncerà al proprio posto a Bruxelles, sono tre i leghisti a ripetere l’esperienza europea – Ciocca, Lancini e l’ex pentastellato Zanni – tutti lombardi come la maggioranza degli eletti nella circoscrizione per la Lega. Per quanto riguarda il primo partito al governo, la milanese Eleonora Evi si prepara al secondo mandato.

I flussi elettorali

Uno sguardo ai flussi elettorali mostra come si sia ridistribuito l’elettorato milanese dalle politiche 2018 alle europee 2019. Nel centrosinistra l’immagine che prevale è di voto utile per il PD. Come visibile nella Tabella 2, infatti, il PD i tre quarti del suo elettorato 2018 e su di esso si sono riversati gli elettori del 2018 di LeU (61%), chi votò solo per i candidati uninominali del centrosinistra (68%) ed i partiti alleati al PD (51%).

La controparte di centrodestra racconta una storia solo parzialmente simile. Se il tasso di fedeltà della Lega è pressochè identico a quello del PD, la capacità attrattiva esercitata sugli elettorati affini è assai più bassa. Infatti, Forza Italia cede poco più un quinto dei propri elettori 2018 a favore di Salvini alle europee, FDI un terzo; mentre entrambi cedono quote molto più rilevanti dei partiti minori del centrosinistra all’astensione (28 e 20% rispettivamente).

Un altro elemento che fa riflettere riguarda il M5S: più della metà degli elettori alle politiche ha preferito non votare alle europee. Questo si può imputare in parte alla natura di secondo ordine delle elezioni europee (Reif e Schmitt 1980). In alternativa, il successo del Movimento nel 2018 è da attribuire alla capacità di avere portato ai seggi quei cittadini che non nutrono un radicato interesse per la politica. A poco più di un anno di distanza, anno in cui il Movimento è stato per la prima volta al governo, l’apatia politica di quella porzione di italiani sembra essere tornata a prevalere, alimentando dubbi sulla durabilità del fenomeno Cinque Stelle. Si segnala poi una fuoriuscita rilevante verso la Lega (oltre un decimo dell’elettorato 2018 del Movimento), mentre nessun flusso rilevante si registra verso il PD.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Milano fra politiche 2018 ed europee 2019, destinazioni (clicca per ingrandire)dest

Nella palude degli altri allineamenti si può ricordare la decisione di Potere al Popolo di rimanere fuori dalla competizione europea per incompatibilità sui contenuti con i potenziali alleati o ancora il dietrofront di Civati a seguito delle accuse di infiltrazioni fasciste in Europa Verde. Tra chi ha partecipato, ma rimane marginale, si annoverano le estreme destre che urlano Italexit, le sinistre radicali ed i conservatori sociali della famiglia tradizionale.

A completare il quadro degli spostamenti per Milano, la Sinistra deve molto a LeU, da cui secondo i flussi di provenienza trae un terzo del suo elettorato (Tab. 3). I Verdi – in particolare i nordici progressisti ma liberali – sono la grande forza emergente di queste elezioni, pur non avendo mai sfondato in Italia. Anche a Milano il risultato non è stato eclatante, appena sopra al 3%, grazie agli ingressi di ex elettori di PD ed alleati, LeU e M5S.

Per quanto concerne il Movimento sono in pochissimi a migrare da altri partiti, mentre la Lega prende quasi la metà dei suoi voti delle europee al di fuori del suo bacino 2018. Un sesto viene da ex elettori berlusconiani e un 10% di grillini, suggerendo che i coinquilini di Palazzo Chigi rimangono piuttosto incompatibili agli occhi dei milanesi. Racimola qualche elettore anche da FDI.

Il partito di Giorgia Meloni attinge da più voci del centrodestra (Lega e FI, oltre che dai propri elettori 2018);  sorprendentemente qualcosa entra anche dal PD. Infine,  Più Europa ha accolto degli elettori provenienti dagli ex grandi partiti di centrosinistra e centrodestra.

Tab. 3 – Flussi elettorali a Milano fra politiche 2018 ed europee 2019, provenienze (clicca per ingrandire)prov

Il diagramma di Sankey (Fig. 1) mostra in forma grafica le nostre stime dei flussi elettorali a Milano. A sinistra sono riportati i bacini elettorali del 2018, a destra quelli del 2019. Le diverse bande, colorate in base al bacino 2018 di provenienza, mostrano le transizioni dai bacini delle politiche a quelli delle europee. L’altezza di ciascuna banda, così come quella dei rettangoli dei diversi bacini elettorali all’estrema sinistra e destra, è proporzionale al relativo peso sul totale degli elettori. Guardando la figura, possiamo immediatamente apprezzare la smobilitazione dell’elettorato del M5S verso l’astensione, il ricompattamento dell’area di centrosinistra sul PD, e quello (meno massiccio) nel campo di centrodestra attorno alla Lega.

Fig. 1 – Flussi elettorali a Milano fra politiche 2018 (sinistra) ed europee 2019 (destra), percentuali sull’intero elettorato (clicca per ingrandire)sankey

Conclusioni

Le elezioni del 26 maggio 2019 hanno confermato l’eccezionalità del modello milanese, difficilmente rappresentativo del resto d’Italia. La buona riuscita del PD ha implicitamente espresso una valutazione positiva da parte dell’elettorato milanese del lavoro svolto dalla giunta comunale. Ora il bicchiere è a metà. Per chi lo vede pieno, il “buon governo” naufragato nel dicembre 2016 può ripartire dall’apertura a nuove alleanze politiche. Al contempo, gli scettici o realisti del bicchiere mezzo vuoto registrano l’ulteriore perdita di identità di un partito che si fa pigliatutto e sembrerebbe pronto a compromessi politici rifiutati in precedenza.

Nel complesso, le prospettive politiche nel paese sono cambiate e a risentirne è anche la città della Madonnina, mentre in Europa si inaugura una stagione difficile. Alle amministrative mancano un paio d’anni, alla prossima legislatura ancora non si sa. Di certo il M5S appare in caduta libera. A Milano, Salvini mantiene un bacino di elettori saldi, che si porta dietro dal 4 marzo, e si allarga a spese dei partner di governo a livello nazionale (M5S) e regionale (FI e FDI). Oggi prende la medaglia d’argento, ma la competizione rimane aperta.

 

 

Riferimenti bibliografici

Cataldi, M., Emanuele, V., e Paparo, A. (2012), ‘Elettori in movimento nelle Comunali 2011 a Milano, Torino e Napoli’, Quaderni dell’Osservatorio elettorale, 67, pp. 5-43.

Goodman, L. A. (1953), ‘Ecological regression and behavior of individual’, American Sociological Review, 18, pp. 663-664.

Paparo, A. e Cataldi, M. (2016), ‘Il PD che ancora riesce a vincere: i flussi fra primo e secondo turno a Milano e Bologna’, in V. Emanuele, N. Maggini e A. Paparo (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 163-168.

Reif, K. e Schmitt, H. (1980), ‘Nine Second-Order National Elections – A Conceptual Framework for the Analysis of European Election Results’, European Journal of Political Research, 8 (1), pp. 3-44.

Schadee, H. M. A., e Corbetta, P. G., (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.


NOTA METODOLOGICA

I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman (1953) alle 1.247 sezioni elettorali del comune di Milano. Seguendo Schadee e Corbetta (1984), abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Abbiamo effettuato analisi separate in ciascuno dei cinque collegi uninominali della Camera interamente compresi nel territorio del comune di Milano, poi riaggregate nelle stime cittadine qui mostrate. Il valore medio dell’indice VR per le cinque analisi è pari a 12,8.

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Maria Giovanna Sessa ha conseguito la laurea in Scienze Politiche presso l'Università di Milano e la laurea magistrale in Relazioni internazionali presso l'Università di Pavia. È al terzo anno del dottorato congiunto in Scienze politiche, Politica europea e Relazioni internazionali presso la Scuola Superiore Sant'Anna. È stata visiting fellow fellow al CIES-IUL di Lisbona da aprile a giugno 2018. È stata assistente alla didattica nel corso di Metodologia della Ricerca e Scienze Politiche all'Università di Siena (aa 2017-2018) e ha tenuto un ciclo di seminari nell'ambito del corso Elezioni, Partiti e Opinione Pubblica all'Università di Firenze (aa 2018-2019).