Le elezioni municipali in Francia: una prova per Macron ai tempi del coronavirus

Le elezioni municipali rappresentano storicamente uno degli appuntamenti elettorali più importanti del sistema politico francese. Non solamente perché l’incarico di sindaco costituisce uno dei principali accessi alla scena politica nazionale, ma anche per la forte valenza politica che si associa a questa elezione, che vede coinvolti tutti i quasi quarantamila comuni francesi nella stessa tornata (Parodi 1983). Inoltre, gli eletti nella comunità locali concorrono all’elezione dei componenti del Senato, che com’è noto, è eletto indirettamente da un collegio elettorale composto per la maggior parte dai consiglieri municipali (Boldrini et al. 2015). Una debole rappresentanza locale rischia dunque di tradursi in una debole rappresentanza all’interno della Camera Alta, indebolendo l’azione di governo[1].

Il ballottaggio tenutosi alla fine di giugno, a più di tre mesi dal primo turno svoltosi mentre esplodeva l’emergenza coronavirus, sembra concludere una tornata di municipali di particolare importanza. Essa è stata per il Governo e per lo stesso Presidente Macron un banco di prova fondamentale per misurare il loro consenso non solo alla luce della gestione dell’emergenza coronavirus ma anche in relazione alla riforma delle pensioni proposta dallo stesso Presidente e al grande sciopero di questo inverno che ne è seguito. Ma sono state elezioni cruciali anche per lo stesso partito del Presidente, La République En Marche, che si è trovato per la prima volta a misurarsi con la sfida del radicamento territoriale in vista elle elezioni senatoriali di questo autunno e soprattutto delle presidenziali del 2022 (Lefevre 2020). Infine, hanno rivestito particolare importanza anche per le altre forze politiche, per Il Rassemblement National, che ha cercato di consolidare il suo successo in vista delle presidenziali e per Il Partito Socialista (PS) e I Repubblicani (LR), ridimensionati alle ultime legislative ma fortemente radicati nelle amministrazioni locali.

Le elezioni: il dato aggregato

Il primo risultato emerso dalle urne è stato il deciso crollo della partecipazione elettorale che ha registrato uno dei risultati più bassi di sempre. L’affluenza al secondo turno è stata infatti del 41,6%. Il primo turno, tenutosi il 15 marzo scorso, aveva già segnato un record negativo, con un’affluenza del 44,66%, dieci punti percentuali in meno rispetto alla tornata precedente. Sulla partecipazione ha influito ovviamente la stessa emergenza coronavirus e la gestione dell’emergenza da parte del governo, con la scelta, fortemente criticata da parte di molti esponenti politici, di tenere lo stesso il primo turno di elezioni a marzo, per poi rinviare i ballottaggi la mattina seguente le elezioni.

Vediamo ora più nel dettaglio quali sono stati i risultati dello scrutinio elettorale. Per semplicità di analisi si è scelto di esaminare i risultati dell’elezione del sindaco solamente per i comuni con più di 3500 abitanti, in cui la competizione assume caratteristiche meno locali e più simili a quelle del sistema politico nazionale.

Come si può notare dalla Tabella 1, il primo dato che si può osservare è la sostanziale tenuta delle due aree di sinistra e di destra, che insieme ottengono quasi la metà dei voti e vincono la maggioranza dei comuni coinvolti. Si tratta ovviamente di un dato aggregato e quindi non particolarmente significativo, ma che tuttavia ci fornisce alcune preziose indicazioni sulla resistenza di queste due aree politiche, che la discesa in campo di Macron nel 2017 si proponeva esplicitamente di superare. Si tratta di un primo segnale di un risultato non positivo per la maggioranza di governo che come vedremo troverà conferma nell’andamento del voto nelle grandi città.

Tab. 1 –  Voti ottenuti al primo turno e comuni vinti dai principali blocchi politici alle municipali francesi del 2020[2]. Fonte: Elaborazione dell’autore a partire dai dati del Ministero dell’Interno francese

In secondo luogo emerge la forte affermazione delle forze di sinistra che riescono a conquistare numerose città e ad ottenere un numero di consensi superiore rispetto alle altre forze politiche (24,6% voti al primo turno). Sebbene infatti il cuore conservatore della Francia dei piccoli centri premi la destra, che si conferma prima per numero di comuni conquistati (39,5%), la sinistra avanza in numerose realtà non solamente, ritagliandosi una fetta importante di amministrazioni locali (il 29,9%).

Infine, ultimo aspetto, si evidenza la tenuta locale delle forze di estrema destra ed estrema sinistra, ben radicate in alcune piccole (quantitativamente parlando) realtà locali. In particolar modo, il PCF, unica tra le forze di sinistra estrema ad ottenere dei Sindaci, nonostante la perdita di alcune vecchie roccaforti rosse, come Champigny-sur-Marne e Auberville (passati alla destra) e soprattutto Saint Denis (passato al PS) – segnali che la vecchia “cintura rossa” di Parigi è sempre più in destrutturazione – si dimostra fortemente competitivo in alcune elezioni locali conquistando 44 comuni.

Il risultato nei comuni maggiori

Il dato dei comuni maggiori, cioè quei comuni con più di centomila abitanti, rafforza e aiuta ad articolare meglio le osservazioni tratte dai dati aggregati presentati precedentemente.

Come si può vedere dalla Tabella 2[3], la sinistra, nelle sue varie forme, riesce a conquistare numerose città governate in precedenza dal centro e dalla destra. Si tratta in particolare di una vittoria delle forze ecologiste e verdi che, alla testa di coalizioni con le altre forze di sinistra si sono imposte in numerose sfide elettorali. Cadono in questo modo numerosi bastioni moderati e conservatori che si ritroveranno ad avere amministrazioni di sinistra “rosso-verdi”, tra cui Strasburgo, Lione, Bordeaux e, probabilmente, Marsiglia[4].

Anche in quei contesti in cui sono risultate sconfitte, le forze ecologiste si sono dimostrate in grado di insidiare gli altri partiti, come a Tolosa o a Lille, dove l’ex segretaria socialista Martine Aubry ha conquistato il suo quarto mandato con solo 227 voti di scarto sul candidato verde. Lo stesso Partito Socialista, nonostante la crisi sul piano nazionale, è riuscito ad ottenere dei buoni risultati, riconfermando tutti i propri feudi elettorali, tra cui Lille e Clermond-Ferrand. Complessivamente, le forze di sinistra si aggiudicano quindi 20 grandi città, a cui vanno aggiunte Montreuil, vinto dal PCF con l’appoggio delle altre forze di sinistra, e Annecy, strappato alla destra da una lista ecologista locale.

Specularmente, la destra francese risulta sconfitta, perdendo alcune sue storiche roccaforti e arretrando nel numero di città amministrate. Tuttavia, I Repubblicani dimostrano un solido ancoraggio territoriale, risultando competitivi in numerose sfide nelle città maggiori ed evidenziando come, parimenti al PS, la destra tradizionale francese possa contare su un relativamente stabile insediamento locale, non limitato solamente ai piccoli centri della provincia più tradizionalista ma che si estende anche ad alcune delle città maggiori.

Il dato principale che evidenziano queste elezioni è tuttavia la sconfitta dell’area di governo ed in particolare de La Rèpublique En Marche. Il partito di Macron è risultato escluso da quasi tutti i ballottaggi più importanti, venendo costretto a fare al secondo turno accordi con le altre forze politiche – più frequentemente a destra che a sinistra – e eleggendo un numero basso di amministratori locali. Paradigmatico in questo senso è il caso di Parigi, dove la candidata de LREM è risultata terza ben distanziata sia da Anne Hidalgo del PS, sia da Rachida Dati de I Repubblicani, senza riuscire ad essere eletta nel consiglio della città di Parigi, in quanto non ha ottenuto abbastanza voti nel proprio Arrondissement di candidatura. La vittoria in alcune città, come a Tolosa in alleanza con il candidato uscente de I Repubblicani, e quella del Primo Ministro Philippe al ballottaggio a Le Havre appaiono come una magra consolazione, specialmente considerando che sei anni fa lo stesso Philippe venne eletto direttamente al primo turno. Infine, occorre citare il caso di Perpignan, in cui l’esponente del Rassemblement National Louis Aliot, ex compagno di Marine Le Pen e già europarlamentare del Front National, è risultato vittorioso contro il sindaco uscente de I Repubblicani Puyol, appoggiato da tutti gli altri partiti, spezzando il “fronte repubblicano” con una campagna elettorale incentrata sull’assenza di leader nazionali e sulla proximité locale. Perpignan è quindi la prima città sopra i centomila abitanti ad essere amministrata da un esponente del RN.

Tab. 2 – Città con più di centomila abitanti per lista vincitrice alle elezioni. Fonte: elaborazione dell’autore a partire dai dati del Ministero dell’Interno francese. Nota: * Nessuna forza ha ottenuto la maggioranza assoluta alle elezioni

In conclusione dunque, si può dire che il grande sconfitto di questa tornata di elezioni sia stato Emmanuel Macron, su cui hanno pesato sia fattori di politica nazionale, come la crisi coronavirus, sia soprattutto lo scarso ancoraggio locale de La Rèpublique En Marche, che non è riuscita a replicare l’operazione di svuotamento del PS e dei LR così come fatto alle presidenziali e alle politiche nel 2017. Anzi, le stesse forze di centrodestra hanno dimostrato di possedere una forte presenza locale e di poter costituire un polo di attrazione per i candidati macroniani al secondo turno.

Com’è noto, il risultato delle elezioni è stato così negativo da indurre alle dimissioni lo stesso Primo Ministro Philippe, sostituito in questo incarico dal commissario per la riapertura dopo l’emergenza coronavirus Jean Castex. Il nuovo Governo non si discosta significativamente da quello precedente (su 17 Ministri con portafoglio 13 lo erano già nel Governo Philippe), tuttavia il profilo del Primo Ministro appare particolarmente importante. Castex, esponente de I Repubblicani ed ex-segretario generale di Sarkozy, è stato anche sindaco di Prades, piccolo comune nei Pirenei Occidentali. Macron sembra dunque affidarsi, in vista delle prossime presidenziali, ad un primo ministro proveniente dalle fila della destra tradizionale ed esperto conoscitore delle dinamiche della Francia profonda.

Parzialmente soddisfatta può poi ritenersi Marine Le Pen, che per la prima volta ha conquistato una città di grandi dimensioni e ha rotto il “fronte repubblicano” che si vedeva opporre da parte delle altre forze politiche. Si tratta ovviamente di una elezione locale, la cui dimensione deve essere relativizzata, ma che tuttavia rappresenta un punto di svolta, almeno sul piano simbolico, significativo.

Infine, le vere vincitrici di queste elezioni sono state le forze di sinistra che, trascinate dall’onda ecologista, sono riuscite ad affermarsi in contesti differenti. Si tratta di un risultato importante per un’area politica che, in seguito alle elezioni del 2017, aveva mostrato segni di difficoltà sul piano dei consensi. Vedremo se questa tornata di municipali, con i numerosi accordi locali vittoriosi tra Partito Socialista e Verdi (si pensi a Parigi), costituiranno il primo passo verso un accordo nazionale strutturato tra queste due aree politiche che, anche attraverso la selezione di una candidatura forte, possa andare a sfidare alle Presidenziali del 2022 Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

NOTA DI LETTURA

Sul sito del Ministero degli Interni francese le appartenenze politiche dei vari candidati (le cosiddette “nuances politiques” vengono attribuite dai prefetti sulla base dei partiti che appoggiano una candidatura. I dati sono generalmente affidabili, tuttavia possono variare per errori materiali oppure ricorsi da parte dei soggetti interessati. La codifica effettuata dalle prefetture non pone generalmente problemi quando la lista d’appoggio è costituita da una singola forza di livello nazionale (es. I Repubblicani o il Partito Socialista) tuttavia pone dei problemi di lettura nel caso in cui il candidato sia appoggiato da più liste differenti o da liste non nazionali. Si riporta di seguito la codifica ufficiale di fornita dal Ministero francese con la trascrizione del nome francese di quei casi che possono generale confusione

Lista di sinistra diversa (Divers gauche): Liste sostenute da un partito di sinistra minore o da esponenti dissidenti di un partito maggiore oppure liste di sinistra senza investitura ufficiale di un partito di sinistra

Unione di Sinistra (Union de la gauche): Liste di sinistra formate da più partiti tra cui il PS

Lista di centro diversa (Divers centre): Liste sostenute da un partito di centro minore o da esponenti dissidenti di un partito maggiore oppure liste di centro senza investitura ufficiale di un partito di centro.

Unione di Centro (Union du centre): Liste di centro formate da più partiti tra cui LREM

Lista di destra diversa (Divers droite): Liste sostenute da un partito di destra minore o da esponenti dissidenti di un partito maggiore oppure liste di destra senza investitura ufficiale di un partito di destra.

Unione di Centro (Union de la droite): Liste di destra formate da più partiti tra cui I Repubblicani.

Riferimenti bibliografici

BOLDRINI, M. BRUSADELLI, S., FUSANI, I., MAZZOLAI, B., MELANI, G., La Francia, in P. Caretti – M. Morisi (a cura di), “Il Parlamento bicamerale. Cinque esperienze a confronto”, Osservatorio sulle fonti, Numero Speciale, 2015, pp. 167-256

Déconfinement : le vote du Sénat, un avertissement pour l’exécutif in « Le Monde », 6 maggio 2020, consultato il 29 giugno 2020

DOLEZ, B., FRETEL, J. et LEFEBVRE, R. (a cura di) L’Entreprise Macron, 2019, Grenoble, Presses universitaires de Grenoble

FOUCAULT, M., e GOUGOU. F, “Bilan des élections municipales françaises de 2014 dans les villes de plus de 9 000 habitants.” (2014).

GAXIE, D. Explication du vote: un bilan des études électorales en France. 1989, Parigi, Presses de Sciences Po,.

LEFEBVRE, R. Municipales 2020 : La République en marche au défi de l’ancrage politique local, in « Métropolitique », 6 febbraio 2020, consultato il 29 giugno 2020.

LEFEBVRE, R.. « Vers un nouveau modèle partisan ? Entre déclassement des partis de gouvernement et avènement des partis-mouvements », Cahiers de recherche des droits fondamentaux, n° 16, 2018p. 21-30.

LEFEBVRE, R. La Vie politique municipale est-elle vraiment démocratique ?, 2020, Paris, La Documentation française.

PARODI J.L. (1983), «Dans la logique des élections intermédiaires», in Revue Politique et Parlementaire, 903, pp. 42-70.  

SAWICKI, F. “Questions de recherche: pour une analyse locale des partis politiques.” Politix. Revue des sciences sociales du politique 1.2 (1988): 13-28.


[1] Si può citare in questo senso quanto avvenuto allo stesso Governo Philippe che, nel mezzo dell’emergenza coronavirus, si è visto respingere al Senato – in cui socialisti e repubblicani hanno la maggioranza – il piano di de-confinamento che era stato approvato a larga maggioranza all’Assemblea Nazionale.

[2] Nel totale sono inclusi gli arrondissement di Parigi e Lione e i settori di Marsiglia considerati separatamente, in quanto vere e proprie elezioni distinte.

L’appartenenza ad uno specifico blocco politico è stata assegnata seguendo le linee guida del Ministero dell’interno francese nell’applicazione del colore politico alle varie liste. Di seguito un riepilogo di come sono state assegnate le principali liste nazionali francese:

Sinistra estrema: Partito Comunista Francese; La France Insoumise

Sinistra: Partito Socialista; Partito Radicale di Sinistra, Unione di Sinistra; Europa Ecologia I Verdi

Centro: La République En Marche; Unione di Centro; MoDem; Democratici ed Indipendenti

Destra: I Repubblicani; Unione di Destra

Destra estrema; Rassemblement National

Altri: Liste civiche, Liste regionaliste, altri ecologisti

[3] I dati qui presentati sono estratti dal sito del Ministero dell’Interno e presentati per semplicità con la traduzione della codifica presente nel sito stesso. Per la versione francese ed una spiegazione più articolata si veda la Nota di Lettura in fondo all’articolo.

[4] Il caso di Marsiglia è più complesso in quanto, venendo i consiglieri comunali eletti a livello di settore, nessuna forza ha raggiunto la maggioranza dei seggi. Tuttavia, appare probabile un accordo tra l’unione di sinistra di Michèlle Rubirola e la candidata socialista dissidente Samia Ghali.

Matteo Boldrini è dottorando presso il dottorato in Mutamento Sociale e Politico dell'Università di Firenze. Ha conseguito la laurea in Scienze della politica e dei processi decisionali presso l'Università di Firenze. Dopo la laurea ha frequentato come borsista il Seminario di studi parlamentari "Silvano Tosi" di Firenze e il Master in Management e Politiche della Pubblica Amministrazione della LUISS School of Government a Roma. I suoi principali interessi di ricerca si concentrano sui mutamenti all'interno della politica e del governo locali, sulla classe politica e sui partiti politici. Ulteriori suoi interessi di ricerca includono i partiti della sinistra radicale e la loro evoluzione anche in chiave comparata.