Non saranno strategie basate su temi concreti ad aiutare Trump. Ecco perché

Riproduciamo qui tradotto un articolo apparso oggi sul blog EUROPP della London School of Economics
(traduzione di Federico Trastulli)

Le elezioni presidenziali americane del 3 novembre saranno seguite dall’Europa con grande intersse. Basandosi su recenti dati di sondaggio originali, Davide Angelucci, Lorenzo De Sio, Morris P. Fiorina e Mark N. Franklin illustrano la sfida che attende Donald Trump nel suo tentativo di rielezione. Al momento non ci sono temi divisivi su cui Trump si trova a ottenere più sostegno da indipendenti e democratici di quanto non possa perdere dalla sua stessa base elettorale; mentre su questioni per le quali gli obiettivi sono ampiamente condivisi, Trump manca di credibilità rispetto a Joe Biden.

Con la campagna elettorale per le elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2020 che volge al termine (e la maggior parte dei sondaggi che riportano un vantaggio di Biden di 10 punti nelle intenzioni di voto popolare), Donald Trump si concentra sui valori, non sui problemi; sul carattere, non sulle politiche. Alcuni strateghi repubblicani sono disperati per la scelta di Trump di coltivare l’entusiasmo della sua base piuttosto che di tentare di raggiungere gli indipendenti. Alcuni commentatori ci dicono che questo è “ciò che a Trump piace fare”. Ma forse la verità è che non ha scelta. I dati di un sondaggio originale che abbiamo condotto su un campione statunitense di 1.550 intervistati tra il 28 settembre e il 5 ottobre suggeriscono che in realtà potrebbe non esserci più praticamente nessun tema che Trump potrebbe utilizzare per andare oltre la sua base.

In genere i candidati si affidano a temi di campagna con alto rendimento (issue yield), ma…

I dati che abbiamo raccolto fanno parte del più ampio progetto internazionale ICCP, che ha già studiato le elezioni generali in sei paesi dell’Europa occidentale. Il progetto si basa sulla teoria del rendimento dei temi (issue yield theory): l’idea che, in un’epoca in cui le campagne non giocano più sulle differenze ideologiche, i partiti e i candidati costruiscono le loro strategie facendo leva su specifici pacchetti tematici a loro elettoralmente più favorevoli. Gli obiettivi tematici con il rendimento pià alto sono quelli che combinano l’unanimità all’interno del partito, un ampio sostegno del pubblico in generale e una forte credibilità del partito / leader.

Il problema per Trump nel 2020 è che, secondo i nostri dati, qualsiasi tema che potrebbe cercare di sfruttare durante il resto di questa campagna probabilmente aumenterebbe il sostegno a Biden almeno quanto lo aumenterebbe a se stesso. Biden, al contrario, sembra in una posizione molto migliore.

I dati (1): Joe Biden gode di un maggiore sostegno elettorale sulla maggior parte dei “suoi” temi

Nel nostro sondaggio, abbiamo posto ai potenziali elettori circa 30 domande (alcune relative a obiettivi ampiamente condivisi dall’elettorato statunitense – come la riduzione della disoccupazione -; altre “divisive”, che prevedono obiettivi opposti – come il controllo su possesso e vendita delle armi). Quando si applica a temi divisivi, la teoria della issue yield suggerisce che i candidati dovrebbero promuovere gli obiettivi sui quali: 1) i loro sostenitori sono d’accordo; e che, allo stesso tempo, 2) sono fortemente popolari nell’elettorato complessivo.

Nella Figura 1, le barre gialle indicano il sostegno per una posizione tematica all’interno della base del candidato; mentre le barre verdi indicano il sostegno in generale. I temi sono ordinati approssimativamente in base a quanto avvantaggiano Trump. I dati mostrano una chiara divisione tra i due candidati. Trump può guadagnare molto meno di Biden con una strategia elettorale basata sui singoli temi, poiché il sostegno complessivo (barre verdi) per le tematiche a lui più favorevoli è decisamente inferiore al sostegno generale (anche questo raffigurato dalle barre verdi) per i temi di Biden. Inoltre, il sostegno all’interno del partito repubblicano per questi obiettivi è generalmente inferiore per Trump che per Biden (le barre gialle di Trump sono generalmente più corte di quelle di Biden).

Figura 1 – Sostegno generale (verde) e interno al partito (giallo)
su varie posizioni tematiche
(elaborazione originale degli autori)

Anche solo enfatizzando uno qualsiasi dei “suoi” temi, Trump di conseguenza potrebbe guadagnare piuttosto poco, mentre rischierebbe invece di perdere il suo sostegno attuale. Biden sembra maggiormente favorito da obiettivi che sono più popolari in generale, e su cui i suoi sostenitori sono più uniti.

I dati (2): sugli obiettivi condivisi da tutti, Donald Trump non è quasi mai percepito come più credibile di Biden

E per quanto riguarda gli obiettivi condivisi? La figura 2 mostra un quadro ancora più cupo per Trump quando guardiamo ai temi trasversali, condivisi dai sostenitori di entrambi i candidati. Questo perché, con questo tipo di obiettivi politici, entra in gioco una nuova considerazione: quella della credibilità. Quasi tutti vorrebbero vedere una maggiore crescita economica, ad esempio; ma i candidati possono essere più o meno credibili per raggiungere questo obiettivo.

Nella figura 2 (per ragioni di spazio limitata ai temi più favorevoli a Trump) vediamo che il presidente in carica soffre di un significativo svantaggio di credibilità. Ancora una volta, in questo grafico, più le barre sono lunghe e meglio è per ciascun contendente. Tuttavia, questa volta le barre sono colorate in base al candidato in questione; e vi sono un paio di barre per ogni tematica (una rossa per la credibilità di Trump, una blu per la credibilità di Biden). Di nuovo, i temi sono ordinati in base a quanto siano favorevoli a Trump.

Figura 2: Credibilità di ogni candidato su obiettivi condivisi
(elaborazione originale degli autori)

Solo sui tre temi a lui più favorevoli vediamo Trump in parità statistica con Biden in termini di credibilità. Questi tre temi (crescita economica, disoccupazione e protezione dal terrorismo) sono quelle sulle quali Biden gode di minore credibilità; ma, anche su queste, la credibilità di Biden è praticamente identica a quella di Trump. Ironia della sorte, le tematiche a marchio Trump (ridurre l’immigrazione e mettere gli Stati Uniti al primo posto) sono diventate questioni sulle quali Trump ha così poca credibilità che nessuna di loro appare nemmeno in questo elenco delle tematiche a lui più favorevoli (essendo la sua credibilità su di esse attualmente inferiore a 25 %).

Si noti che molti dei temi che premiano Biden (come la sua posizione sull’assistenza sanitaria) non compaiono nel grafico perché sono molto sfavorevoli a Trump. In particolare, la migliore tematica di Biden ruota attorno all’obiettivo “Black Lives Matter” di ritenere gli agenti di polizia responsabili dell’uso della forza mortale. Questo traguardo è supportato dall’86% dei sostenitori di Biden e ha il 74% di sostegno nel paese.

Non ci sono vere risorse tematiche per Trump

Secondo la teoria della issue yield, la risorsa chiave per un partito o un candidato sta nell’enfatizzare le questioni su cui gode di un vantaggio competitivo, sperando che questo induca l’opinione pubblica a spostarsi a suo favore. Il problema è che Trump si trova a corto di questi temi. In primo luogo, per la mancanza di questioni divisive sulle quali, sottolineandole, potrebbe guadagnare, pescando dal bacino degli indipendenti e dei democratici, più di quanto non perderebbe nella sua attuale base. In secondo luogo, fatto ancora più importante, perché – sui grandi obiettivi condivisi dagli americani – Trump manca di credibilità rispetto a Biden.

Con questa configurazione dell’opinione pubblica, nessuna strategia basata sui singoli temi sembra in grado di produrre per Trump un chiaro vantaggio nei restanti giorni di campagna elettorale. Questo potrebbe spiegare perché lo vediamo tentare di accendere nuove questioni nella speranza di trovarne una che prenda poi fuoco; concentrandosi anche, nel frattempo, su strategie non tematiche, come il mettere in discussione l’integrità e l’idoneità di Biden per il ruolo di presidente.

Davide Angelucci ha conseguito un dottorato di ricerca presso l'Università di Siena ed è attualmente assegnista di ricerca presso il CISE, alla LUISS – Guido Carli. I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla politica europea, sul comportamento politico e sulla partecipazione politica. Di recente ha svolto ricerche sulla politicizzazione della politica estera e di sicurezza comune europea. Attualmente sta lavorando su giovani e disuguaglianze politiche in Europa.
Lorenzo De Sio è professore ordinario di Scienza Politica presso la LUISS Guido Carli. Già Jean Monnet Fellow presso lo European University Institute e Visiting Research Fellow presso la University of California, Irvine, è membro del Consiglio Scientifico di ITANES (Italian National Election Studies) e partecipa a EUDO (European Union Democracy Observatory) e al progetto di ricerca internazionale “The True European Voter”. Oltre alla LUISS, ha insegnato nelle Università di Firenze e Siena. I suoi interessi di ricerca attuali vertono sui modelli spaziali e non-spaziali di comportamento di voto e competizione partitica, con particolare attenzione al ruolo delle issues. È autore dei volumi Elettori in movimento (Polistampa, 2008), Competizione e spazio politico (Il Mulino, 2011) e curatore di La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani nonché co-curatore di vari altri volumi in italiano e in inglese. Tra le sue pubblicazioni ci sono articoli apparsi su American Political Science Review, Comparative Political Studies, Electoral Studies, West European Politics, South European Society and Politics, oltre che su numerose riviste scientifiche italiane. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.
Morris P. Fiorina è Professore Wendt Family di Scienza Politica alla Stanford University e Senior Fellow presso la Hoover Institution. La sua attuale ricerca si concentra sulle elezioni e sull'opinione pubblica, con particolare attenzione alla qualità della rappresentanza: quanto bene le posizioni degli eletti riflettono le preferenze degli elettori. Il professor Fiorina è uno dei massimi esperti di politica statunitense. Nel corso della sua quarantennale carriera ha pubblicato numerosi articoli e libri sulla politica americana tra cui Congress-Keystone of the Washington Establishment (Yale University Press, 1977), e Divided Government (Allyn & Bacon, 1992). Il suo libro Retrospective Voting in American National Elections (Yale University Press, 1981) è una pietra miliare dello studio del comportamento elettorale, e uno dei classici più citati di tutta la letteratura scientitica. The Personal Vote: Constituency Service and Electoral Independence, scritto con Bruce Cain e John Ferejohn (Harvard University Press, 1987), ha vinto il premio Richard F. Fenno nel 1988. È anche coeditore di Continuity and Change in House Elections (Stanford University Press e Hoover Press, 2000). La terza edizione del suo rivoluzionario libro del 2005 Culture War: The Myth of a Polarized America (con Samuel J. Abrams e Jeremy C. Pope) è stata pubblicata nel 2011. Ha coedito Can We Talk? The Rise of Rude, Nasty, Stubborn Politics (Pearson, 2013). Recentemente ha pubblicato Unstable Majorities (Hoover, 2017). Fiorina è membro della National Academy of Sciences, dell'American Academy of Arts and Sciences e dell'American Academy of Political and Social Sciences. È stato membro del comitato editoriale di oltre una dozzina di riviste scientifiche specializzate in scienze politiche, diritto, economia politica e politiche pubbliche. Dal 1986 al 1990 è stato presidente del Board of Overseers degli American National Election Studies. Da molti anni, attraverso la Hoover Institution della Stanford University, è partner del CISE per ricerche comparate internazionali e transatlantiche su temi elettorali, inerenti soprattutto il concetto e la misurazione in chiave comparata dell'identificazione di partito.