Amministrative 2026: perché Venezia non è una sorpresa. Cosa ci dicono i dati del 1° turno

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Redazione CISE

Dei 118 Comuni superiori chiamati alle urne, 77 hanno già eletto il loro sindaco: centrodestra e centrosinistra escono entrambi rafforzati, mentre i candidati civici vengono bruscamente ridimensionati, passando da 18 a soli 5 eletti. Ma il saldo numerico racconta solo una parte della storia. Il Veneto, col risultato di Venezia, si conferma laboratorio politico autonomo, con uno «zaiaismo» che ridisegna con sempre maggior forza i confini ideologici tradizionali. La Toscana premia la centralità del Pd nel campo largo mentre altrove, forse più che in altre tornate, colpisce il risultato notevole di politici di lungo corso (su tutti Vincenzo De Luca a Salerno e Mirello Crisafulli ad Enna). Tra due settimane, 41 ballottaggi riapriranno la partita.

La forza dei due blocchi

Tra i 77 Comuni che hanno già eletto il loro sindaco – su 118 totali con popolazione superiore ai 15.000 abitanti – centrodestra e centrosinistra risultano entrambi rafforzati rispetto alle precedenti amministrazioni. I candidati civici subiscono invece un ridimensionamento significativo: passano da 18 a soli 5 sindaci eletti, come visibile qui nel grafico. 

Nelle ultime tornate, quelle liste avevano mostrato una capacità espansiva rilevante, intercettando il disagio verso l’offerta tradizionale e, specie in molti contesti meridionali, esprimendo leadership personali fortemente radicate. Stavolta le grandi coalizioni sembrano aver ritrovato una capacità di aggregazione più efficace, almeno nei Comuni già definiti al primo turno. La partita più rilevante di questa tornata è stata Venezia, a dispetto dei sondaggi della vigilia che davano un largo vantaggio al centrosinistra: il risultato della città lagunare è quello che al momento inclina la bilancia, sia pure di poco, in favore del centrodestra. 

A Veneza lo “zaiaismo” colpisce ancora

La dinamica più illuminante di questa tornata viene infatti dal Veneto, ormai un laboratorio politico autonomo. A incarnarne la specificità è il cosiddetto «zaiaismo»: una cultura politica sedimentatasi attorno alla figura di Luca Zaia, assimilabile per logica interna a una Democrazia Cristiana 2.0, capace di intercettare trasversalmente il ceto medio veneto attraversando con disinvoltura i perimetri ideologici classici. La regione segue ormai dinamiche difficilmente riconducibili ai canoni del centrodestra nazionale.  

A Venezia la lista di Venturini ha raccolto il 30% dei consensi, mentre Fratelli d’Italia si è fermata al 12,9%, più di dieci punti sotto al Pd (24,8%). Non è una anomalia episodica. Venturini proviene dall’associazionismo cattolico e dal mondo scout: è da quell’humus di cattolicesimo sociale e radicamento comunitario che lo «zaiaismo» continua a trarre la propria linfa, come le scorse elezioni regionali avevano ampiamente dimostrato. 

Il Pd fa bene al campo largo

La disponibilità del Pd ad aggregare M5S, Alleanza Verdi Sinistra e forze moderate ha dimostrato di produrre risultati concreti anche nelle amministrative. I risultati toscani ne danno evidenza: Pistoia torna al centrosinistra dopo due sindacature di centrodestra, mentre a Prato la vittoria è netta. Ancor più significativo è il dato di Arezzo, dove il centrodestra non riesce a chiudere la partita al primo turno e vede emergere anche un terzo candidato centrista, Marco Donati (ex segretario provinciale del Pd), con ben il 20% dei consensi. 

Il centrosinistra dimostra così che una coalizione ampia, quando riesce a costruire candidature condivise mantenendo la coesione interna, è competitiva.  

Cosa succede al Sud

Se Reggio Calabra – dopo dodici anni consecutive di giunte di centrosinistra – ha premiato il centrodestra in modo deciso, diversa è la logica siciliana. A Messina, dall’altra parte dello stretto, Federico Basile – il sindaco uscente sostenuto da Sud Chiama Nord di Cateno De Luca – è stato riconfermato, ribadendo il radicamento territoriale del partito nella provincia (che già valse, alle ultime elezioni politiche, la conquista di collegi uninominali alla Camera e al Senato). Un profilo diverso, e per certi versi più leggibile nelle categorie tradizionali della scienza politica, è quello di Vincenzo De Luca a Salerno e di Mirello Crisafulli a Enna. Entrambi sono politici di lungo corso, con una storia radicata nei partiti della sinistra italiana e un’identità ideologica riconoscibile, che nel tempo hanno saputo costruire un consenso personale capace di resistere ai cambiamenti del quadro nazionale. 

Le sfide ai ballottaggi

Il bilancio definitivo arriverà tra due settimane, con i 41 ballottaggi nei Comuni che non hanno ancora espresso un vincitore. La struttura di queste competizioni sarà prevalentemente bipolare: 23 sfide su 41 vedono contrapposti direttamente centrosinistra e centrodestra. Entrambe le coalizioni hanno ragioni per guardare con fiducia al secondo turno: il centrosinistra per i guadagni toscani e la tenuta del campo largo come formula competitiva; il centrodestra per il risultato complessivo, su cui spicca Venezia. Ma i ballottaggi – con il loro calo di partecipazione e le inevitabili rinegoziazioni degli appoggi dei candidati esclusi – sono famosi per rimescolare spesso le carte.