Pubblicato su Il Sole 24 Ore, 09/09/2026
L’esito del prossimo voto è legato a diversi fattori che al momento sono altamente ballerini. Tra questi la collocazione del partito di Vannacci occupa un posto rilevante alla luce dei sondaggi sulla sua consistenza elettorale. Naturalmente si tratta di stime. Certo è che dal momento della sua discesa in campo il suo successo è stato notevole. Questo non vuol dire che la dinamica che ne ha caratterizzato la crescita fino ad oggi continui allo stesso modo, ma anche se le previsioni di alcuni sul raggiungimento di percentuali a due cifre si rivelassero errate è poco plausibile ipotizzare che da oggi al voto Futuro nazionale sparisca dalla scena o sia drasticamente ridimensionato. E quindi in una situazione di possibile equilibrio tra centro-sinistra e centro-destra il 6-7% di cui Fn viene accreditato oggi sarebbe sufficiente a farne un attore potenzialmente decisivo.
Ma cosa farà il generale? Starà fuori o starà dentro la coalizione di centrodestra? La risposta non dipende naturalmente solo da lui. Per ballare il tango bisogna essere in due. Non è detto che gli attuali membri della coalizione siano disposti a ballare con lui. E non è detto che lui voglia ballare con loro. È una questione di convenienze. Star fuori per il generale vuol dire mantenere quella immagine di diversità che tanto piace a quegli elettori che non si riconoscono più nei partiti tradizionali. Dal 1993 in poi l’essere percepito come “il nuovo” ha sempre pagato in termini elettorali. Vedi Berlusconi, Grillo, Renzi, Salvini e da ultimo la stessa Meloni. L’assunto è che la scelta di star fuori possa far crescere nel tempo i voti di Fn facendone il partito di riferimento della destra italiana. Non è certo, ma è plausibile. La Meloni a suo tempo ha fatto così. Questo calcolo però deve tener conto del fatto che, dato il sistema elettorale in gestazione, la corsa solitaria espone il partito di Vannacci alla accusa di favorire la vittoria della sinistra. Questo sarà l’argomento che certamente Meloni e alleati useranno per cercare di limitarne i consensi.
Si chiama voto utile e serve come antidoto al potere di ricatto in mano al generale. Ma può funzionare? Non è semplice rispondere, ma un sondaggio di Ipsos pubblicato dal Corriere della Sera lo scorso luglio fornisce un dato interessante. In questo sondaggio la stima del voto di Fn era allora circa il 6%. Alla domanda su quale fosse il giudizio sul governo Meloni il 55% di coloro che hanno espresso l’intenzione di votare Fn ha risposto in maniera positiva. Il dato è interessante perché indica che una larga fetta del consenso del generale non è motivato dal rigetto dell’attuale governo.
Quindi è plausibile sostenere che molti di quelli che oggi sono disponibili a votare Fn domani potrebbero essere sensibili a un appello a favore del voto utile. In altri termini, alla luce di questo dato, sembra che il voto utile possa far presa su un elettorato di destra cui piace il generale ma che forse non è disposto a votarlo se questo vuol dire far perdere un governo che non dispiace. Per la Meloni è una buona notizia, per Vannacci no. Stando così le cose, al generale converrebbe entrare in coalizione e alla Meloni converrebbe tenerlo fuori.
Alla stessa conclusione si arriva partendo da una altra ipotesi. Nel caso in cui Fn facesse parte della coalizione di centro-destra i suoi alleati non potrebbero più usare l’argomento del voto utile. Votare Vannacci non farebbe più vincere la sinistra. E allora è possibile che invece di prendere più voti stando fuori ne prenda di più stando dentro, e sempre a spese degli alleati. Stando dentro potrebbe sfruttare il fatto che un voto per lui sarebbe utile a spostare l’asse della coalizione a destra, senza favorire la vittoria della sinistra. Insomma l’analisi costi-benefici per quanto imperfetta, senza dati più solidi di quelli che abbiamo al momento, sembra indicare che la scelta migliore per Vannacci è quella di accettare di ballare il tango con la Meloni, mentre per la Meloni e alleati no.
In realtà, per la leader di Fdi la scelta è più complicata di quanto abbiamo appena detto. La partita tra lei e Vannacci è appena iniziata. L’esito dipenderà molto da cosa diranno i futuri sondaggi sulla forza di Fn. Se continuerà a crescere o se anche solo si stabilizzerà sui livelli stimati oggi sarà difficile per Meloni e soci rinunciare al generale. Voto utile o no, l’attuale equilibrio tra le due coalizioni indica che anche solo il 3-4% di Fn potrebbe essere decisivo e la posta in gioco delle prossime elezioni è alta, non solo Palazzo Chigi ma anche il Quirinale.
In breve, senza Vannacci, Meloni potrebbe non riuscire a vincere. Ma l’altro lato della medaglia è che con Vannacci potrebbe non riuscire a governare, se vincesse. Un bel dilemma. Infatti una cosa è quasi certa: i seggi che Fn prenderà, stando dentro, saranno probabilmente sufficienti a privare della maggioranza assoluta gli altri soci del patto di coalizione. In altre parole l’eventuale governo Meloni II sarebbe dipendente dal generale. Good luck!
Forse sarebbe meglio provare a vincere senza Vannacci e grazie al voto utile. Magari con un aiutino del campo largo ma diviso. Ma ci vuole coraggio.
