Autore: Lorenzo De Sio

  • Una legge elettorale con tre problemi per la democrazia italiana

    Una legge elettorale con tre problemi per la democrazia italiana

    E così due giorni fa il centrodestra ha finalmente depositato la sua proposta di legge elettorale, progetto Malan, dal nome del primo firmatario del DDL. Roberto D’Alimonte ieri sulle colonne del Sole 24 Ore ha iniziato a presentare le sue prime riflessioni; vale la pena aggiungere oggi alcune considerazioni ancora generali, mentre nel frattempo al CISE stiamo lavorando a un’analisi più dettagliata della legge elettorale, anche con alcune simulazioni.

    Parto dal punto principale: il passaggio – come elemento maggioritario della legge elettorale – dai collegi uninominali (sono il 37% del totale nella legge attuale) al premio di maggioranza alla coalizione vincente. A prescindere da chi favorisca o sfavorisca attualmente (curiosità: in vari paesi le riforme elettorali si applicano sempre a partire da due elezioni successive, in modo che nessuno si faccia le riforme pro domo sua; ma non così in Italia), il passaggio dai collegi al premio è un elemento molto problematico. Per tre motivi: uno di legittimità; uno di qualità della classe politica; uno legato all’entità del premio.

    Legittimità più debole, e ulteriori, enormi tensioni sul risultato elettorale

    Partiamo dal primo. La questione fondamentale è che una maggioranza fabbricata con un “premio” alla coalizione prima classificata ha una legittimità molto più debole rispetto a una maggioranza fabbricata da tante vittorie nei collegi uninominali. Vediamo perché.

    La democrazia è fatta di vincenti e perdenti, e la serenità della vita democratica (e la legittimità a governare di chi ha vinto) si basa sul fatto che il confronto sia equo, e che il risultato in seggi rifletta in modo adeguato gli equilibri elettorali, portando i perdenti a riconoscere la correttezza del risultato. Ora: anche i sistemi maggioritari con collegi uninominali “fabbricano” maggioranze, amplificando in seggi le differenze di voti tra partiti (il Labour di Keir Starmer ha una maggioranza del 63% di seggi, avendo prevalso però di solo 10 punti – 33,7 contro 23,7 – nel voto popolare, rispetto ai conservatori). Ma quei sistemi creano una maggioranza con un principio solidissimo (e secolare) di rappresentanza territoriale, perché ogni parlamentare di quella maggioranza “fabbricata” è il primo classificato di un piccolo collegio uninominale sul territorio, di cui è quindi a pieno titolo il legittimo rappresentante. E questa stessa logica ha permesso a Giorgia Meloni nel 2022 di ottenere l’attuale amplissima maggioranza, perché – grazie al fatto che Pd e M5s correvano divisi – la sua coalizione nel 2022 si è aggiudicata l’80% dei 147 collegi uninominali della Camera (che eleggono il 37% dei membri di Montecitorio).

    Questa logica territoriale si era già indebolita con la legge Rosato del 2017, con collegi meno influenti sul risultato finale a causa dell’abolizione del voto disgiunto e poi del loro ingrandimento per effetto del taglio del numero dei parlamentari del 2020. Ora con il premio di maggioranza salta completamente; ed è molto più debole e arbitraria l’idea di dare un premio molto grande per una differenza di voti relativamente piccola (le ultime intenzioni di voto Ipsos danno un distacco tra FdI-FI-Lega e Pd-M5S-Avs di meno di cinque punti: 46,1 contro 41,3). E c’è inoltre un altro problema: il premio potrebbe essere assegnato anche per una differenza di voti minima. Accadde così nel 2006 (l’Unione di Prodi si aggiudicò il premio con un vantaggio di appena lo 0,1% – 49,8 a 49,7 – sulla Casa delle Libertà di Berlusconi): e i mesi di polemiche e tensioni durissime che ne scaturirono chiariscono molto bene il problema di questa legittimità molto più debole. È difficile per i perdenti accettare serenamente che una maggioranza enorme venga costruita in base a un distacco così piccolo, e questo sicuramente non fa bene a una democrazia già pervasa da molte tensioni come quella italiana.

    Un problema di qualità (e ulteriore verticizzazione) della classe politica

    Il secondo motivo è invece legato alla qualità della classe politica che viene selezionata. I collegi uninominali obbligano a schierare comunque candidati con un profilo competitivo, e che hanno la possibilità di costruire un rapporto con il territorio e quindi di rappresentare i cittadini in modo più efficace. Al contrario, le liste bloccate (nella proposta non sono previste preferenze in nessun caso, e scompare anche il 37% di collegi uninominali) non incentivano candidati attivi e competenti, ma semplicemente candidati fedeli al capo. Una dinamica che si è già vista molto chiaramente con la riforma Calderoli del 2005, il Porcellum, che abolì i collegi uninominali della vecchia legge Mattarella per sostituirli già allora con premio di maggioranza e liste bloccate. Da allora si è innescata una dinamica sempre più verticistica nei partiti italiani (non arrestata dalla legge Rosato del 2017, che ha reintrodotto in parte i collegi, appunto per il 37%). Complice anche l’abolizione del finanziamento pubblico, i partiti (quasi tutti) si sono sempre più svuotati della capacità di rappresentare efficacemente la loro base, diventando sempre più gruppi di esponenti politici con scarsa autonomia e grande dipendenza dal leader. Ebbene, questa legge rafforzerà ancora maggiormente questa dinamica, visto che sia le liste per il proporzionale che il “listino” per il premio di maggioranza sono bloccati, quindi sotto il diretto controllo della leadership di vertice.

    Un premio che può creare una maggioranza enorme (e il basso numero di cittadini che potrebbe aggiudicarlo)

    Infine, una novità che non appare immediatamente evidente è l’entità del premio. Mentre nella vecchia legge Calderoli (in vigore dal 2005 al 2015) il premio si limitava ad aggiungere seggi per portare la maggioranza al 54%, nella proposta attuale il premio è fisso (con un tetto, ma tuttavia impostato su un livello molto alto, che porterebbe al 57,5%) e può portare (secondo le nostre prime simulazioni in cui si considerano anche i collegi di Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, nonché la circoscrizione estero) a trasformare una maggioranza di voti del 48% in una maggioranza vicinissima al 60%. La soglia del 60% è molto rilevante, perché è quella che permette di eleggere autonomamente i giudici della Corte Costituzionale (dalla IV votazione). Aspetto particolarmente preoccupante, in un sistema come quello italiano a “fusione dei poteri” (come molti altri in Europa), in cui la stessa maggioranza controlla sia il legislativo che l’esecutivo, e che così ridurrebbe in modo importante l’indipendenza di chi deve giudicare la costituzionalità dell’azione del governo: uno snodo fondamentale nei “checks and balances” della democrazia.

    Ma l’aspetto forse più inquietante è che questa maggioranza può essere costruita da una percentuale di cittadini relativamente ridotta, a causa dell’ormai bassa affluenza e del fenomeno del “voto perso” (togliendo i voti delle liste sotto la soglia di sbarramento, i seggi vengono divisi soltanto tra chi supera la soglia, aumentandone di fatto la percentuale di seggi). Abbiamo calcolato che, con un’affluenza del 60% e un 7% di voto perso, sarebbe sufficiente il voto di un 29% di italiani per determinare una maggioranza parlamentare del 60%, in grado di eleggere i giudici costituzionali.

    Il rischio della ricerca della “governabilità” senza legittimità

    Insomma, molti aspetti problematici, ma che soprattutto – a mio parere – derivano da un’enfasi fuorviante sulla “governabilità” come problema centrale delle democrazie contemporanee. In realtà sempre più ricerche mostrano ormai come la crisi della democrazia in Occidente sia una crisi di “responsiveness”, in cui il voto populista esplode per una percezione diffusa che i governi prendano decisioni non in linea con le posizioni dei cittadini. Ecco, quindi, che quella della governabilità rischia di essere un’illusione. E’ inutile fabbricare una maggioranza forte, se questa non viene da un grande sostegno del paese (e se non è popolata di rappresentanti con un forte legame territoriale e coi cittadini); perché così prenderà provvedimenti sempre più impopolari, che creano sempre maggiori tensioni con la cittadinanza, in un contesto generale di legittimità sempre più bassa delle istituzioni.

    Fantascienza? Purtroppo no, guardando ad esempio alla Francia, che si sta ormai avvitando nella crisi più grave della Quinta Repubblica. Con un presidente che, eletto semplicemente per salvare la Francia da Marine Le Pen, ha poi attuato un programma di radicali cambiamenti senza un vero mandato elettorale, arrivando ad approvare la riforma delle pensioni con l’articolo 49.3 che permette di aggirare il Parlamento. E tuttavia con un’opinione pubblica (dati impressionanti presentati pochi giorni fa alla Luiss da Bruno Cautrès di SciencesPo Paris) che ormai, dalla sfiducia profonda in un presidente che non ascolta il paese, è passata a una sfiducia complessiva nei confronti delle istituzioni, che desta enorme preoccupazione. Perché la legittimità delle istituzioni e delle decisioni dei governi è il pilastro fondamentale della democrazia, e della convivenza pacifica tra cittadini. E l’impressione è che questa riforma, paradossalmente inseguendo la governabilità, la possa indebolire significativamente.

  • Evento – The 2024 US Presidential Elections: And Now What?

    Evento – The 2024 US Presidential Elections: And Now What?

    Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali americane. Un successo netto, con una nota sorprendente: il tycoon ha battuto Kamala Harris persino nel voto popolare, come non succedeva ai repubblicani dal 2004, anno della riconferma di George W. Bush.

    Per capire i motivi e approfondire i risvolti di questo risultato elettorale, il Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss ed il CISE ospiteranno una conferenza internazionale.

    L’evento, interamente in lingua inglese, è previsto per giovedì 14 novembre alle 17:30 nella sede Luiss di Viale Romania 32. Qui il link di registrazione.

  • Evento – Neck and Neck in the Last Mile: The 2024 US Presidential Election

    Evento – Neck and Neck in the Last Mile: The 2024 US Presidential Election

    Il Dipartimento di Scienze Politiche della LUISS ed il CISE ospiteranno una conferenza internazionale dedicata all’ultimo miglio delle elezioni americane.

    L’evento, interamente in lingua inglese, è previsto per mercoledì 2 ottobre alle 17:30 presso The Dome, nella sede Luiss di Viale Romania 32. Qui il link di registrazione.

  • Evento – After the General Elections in France and the UK: Results, Analyses, and Implications for Europe

    Evento – After the General Elections in France and the UK: Results, Analyses, and Implications for Europe

    Proseguono gli appuntamenti di World Watch, la sezione di Telescope dedicata alle elezioni nel mondo. Stavolta organizzeremo un evento, in inglese e interamente online, dedicato all’analisi dei risultati elettorali di Francia e Regno Unito.

    Vi aspettiamo giovedì 11 luglio dalle 11:00 alle 13:00 con Bruno Cautrès e Oliver Heath; introduce e modera Lorenzo De Sio, ne discutono Vincenzo Emanuele, Marc Lazar, Sorina Soare e Mark Thatcher.

    Questo webinar sarà l’ultima iniziativa di Telescope prima della pausa estiva. Ci rivedremo a settembre.

    Qui il link per la registrazione.

    Link alternativo

  • Evento – Le elezioni europee 2024: i risultati e le implicazioni per l’Italia e l’Europa

    Evento – Le elezioni europee 2024: i risultati e le implicazioni per l’Italia e l’Europa

    Lunedì 17 giugno alle 18:00 si terrà un evento alla Luiss nella Sala delle Colonne, in Viale Pola 12, dedicato alle elezioni europee che si sono appena svolte.

    L’evento si aprirà con Lorenzo De Sio (Università Luiss Guido Carli) che presenterà i risultati e le analisi del voto, per poi proseguire con una tavola rotonda dove Sergio Fabbrini (Università Luiss Guido Carli), Manuela Moschella (Università di Bologna), Antonella Seddone (Università di Torino) e Sorina Soare (Università di Firenze) delineeranno possibili scenari in prospettiva italiana ed europea

    Il form di registrazione è disponibile a questo link.

    Sarà possibile seguire l’evento anche da remoto, collegandosi a questo link.

  • Comunicato – L’analisi del voto: chi vince, chi perde e i dati a sorpresa sull’affluenza

    Comunicato – L’analisi del voto: chi vince, chi perde e i dati a sorpresa sull’affluenza

    I risultati delle elezioni europee del 2024, analizzati dal Centro Italiano Studi Elettorali (CISE) nel corso dell’Election Night svoltasi al Loft di Viale Romania 32, mostrano per l’Italia delle conferme di evidenze stabili da anni e di altre più recenti, insieme ad alcune novità significative.

    Il primo dato, per certi versi atteso, è il calo dell’affluenza, che arretra di oltre 6 punti rispetto alle europee 2019 (49,6 contro 56%). Le circoscrizioni ad avere perso di più sono Nord-Ovest (-8,5%) e soprattutto Nord-Est (-10%), meno nel Centro (-6,8%) e nel Meridione (-4,6%). Nelle Isole, in controtendenza, la partecipazione è aumentata (anche se di appena mezzo punto, restando così la più bassa in Italia: 37,7%).

    Un ruolo decisivo lo ha ricoperto, anche stavolta, la compresenza di circa 3.700 elezioni comunali: lì dove, oltre alle europee, si votava anche per le tornate locali, l’affluenza è stata superiore di 20 punti (62,4% contro 42,3%). Questo effetto registra delle marcate differenze territoriali: lo scarto è di 11 punti al Nord, di circa 14 nella ex Zona Rossa e di ben 28 al Sud. Nei comuni del Sud dove si votava anche per le comunali, l’affluenza, addirittura, è stata più alta di circa 8,6 punti rispetto alle politiche del 2022.

    Sul fronte dei partiti, quelli della coalizione di governo ottengono in totale 3,7 punti in più delle politiche 2022, migliorandosi tutti. Oltre che per Meloni, l’esito è positivo sia per Tajani – alla sua prima grande elezione dopo la scomparsa di Berlusconi – che per Salvini, la cui strategia di Lega nazionale posizionata sulla destra radicale ha funzionato. La Lega prende in tutto il Nord solo 4 punti in più che nel Sud (12,1 contro 6,9%).

    Il Pd ottiene una chiara vittoria, che prescinde dalla percezione di debolezza diffusa verso la leader Schlein, specie se confrontata a Conte (dati di sondaggio disponibili in un approfondimento di Telescope). Una possibile chiave di lettura del successo dem è la capacità della segretaria di aver saputo tenere insieme il partito, dando spazio a tutte le componenti (in primis gli avversari interni), capaci di raccogliere molte preferenze. Il M5S ha ottenuto invece il peggior risultato nella sua storia, andando male nelle sue roccaforti elettorali: è terzo partito al Sud e quarto nelle Isole. La scelta di personalizzare la campagna elettorale su Conte – peraltro non candidato – non ha pagato, a fronte di candidati deboli. La grande sorpresa è l’affermazione, al 6,7%, di Alleanza Verdi e Sinistra: un partito che dispone di una leadership duale (Fratoianni e Bonelli), di cui si segnala il 40% tra i circa 17.400 voti validi degli studenti universitari fuorisede.

    Un aspetto che sembra evidente è il rafforzamento del bipolarismo, chiaramente visibile dopo la vittoria di Meloni nel 2022. Le liste centriste, Stati Uniti d’Europa e Azione, non superano la soglia del 4%. Una sconfitta su cui pesa innanzitutto l’essersi candidati separatamente, oltre a una perduta centralità politica dopo la fine del governo Draghi. Meloni esce quindi bene dal voto, ma trova in Europa un contesto meno favorevole di quello che poteva attendersi.

    Infatti, i tre gruppi tradizionali della maggioranza pro europeista (popolari, socialisti, liberali) tengono sostanzialmente rispetto al 2019, tanto da diminuire la rilevanza strategica del gruppo europeo di FdI in confronto alle previsioni della vigilia. Peraltro, questo avviene in un contesto di crescita dei partiti di destra: in parte per opera di Ecr e Id, ma in primis per il rafforzamento del Ppe.

  • Elezioni europee 2024: la diretta CISE con commenti e analisi

    Elezioni europee 2024: la diretta CISE con commenti e analisi

     

    02:20 – Termina qui il nostro live blog. Continuate a seguirci sul sito e sui nostri canali per le analisi più ampie che pubblicheremo nel post-voto. 02:13 – L’ultima proiezione di Europe Elects assegna una solida maggioranza alla coalizione “Ursula”: 155 seggi al PPE, 138 ai socialisti, 84 ai liberali. La somma è 417 seggi. 01:48 – Sorprese nel voto dei fuori sede: Alleanza Verdi Sinistra è primo partito, al momento col 47%, con enorme distacco sugli altri. Segue il PD con il 23%, e poi Azione, SUE e M5S tutti tra il 7 e l’8%. I tre partiti di governo sommati sarebbero di poco sopra la soglia del 4%. 01:36 – Riflessione sulla prossima presidenza della Commissione. Ma se von der Leyen parte da PPE, PSE e Liberali, quando chiederà di avere il sostegno anche di Meloni che risposta avrà dal PSE, in cui il PD italiano potrebbe essere il primo gruppo? 01:28 – Una piccola riflessione sul ruolo della leadership. Se i risultati saranno confermati, avremo un risultato positivo di Pd e Avs: ma entrambi hanno leader non particolarmente mediatici e carismatici (vedi ad esempio i dati sulla leadership di Schlein). Come spiegare? Nel caso di Schlein può aver pesato la capacità di tenere unito il partito tenendo nelle liste anche l’opposizione interna (che ha fatto campagna in maniera compatta). Per Avs probabilmente il ruolo dei valori e delle posizioni programmatiche, più che la leadership. Elementi di politica “antica” in un’epoca di leadership mediatica. 01:19 – Un altro dato molto forte è la differenza nella partecipazione tra le grandi città e i piccoli comuni. Al crescere della dimensione del comune, diminuisce l’affluenza. Si tratta infatti di uno scarto di 4,5 punti tra i comuni inferiori ai 15.000 (51%) e le città con oltre 100.000 abitanti (46,5%).

      00:45 – Si conferma il ruolo decisivo delle elezioni comunali per l’affluenza: lo scarto tra i Comuni ai voto solo per le europee e quelli dove si è votato anche per le comunali è di 17 punti (41,7% contro 58,7%). Con marcate differenze territoriali: notiamo un differenziale di meno di 9 punti al Nord, di circa 13 nella ex Zona Rossa e di 24,5 al Sud. Nei comuni meridionali dove si votava anche per le comunali l’affluenza è addirittura più di circa 4,5 punti rispetto alle politiche del 2022. 00:35 – Ecco la mappa con l’affluenza per provincia (circa il 90% delle sezioni).

      00:27 – Attenzione ai partiti attualmente non iscritti a nessun gruppo europeo: secondo gli exit poll potrebbero ottenere addirittura più seggi dei conservatori, risultando il quarto gruppo dopo popolari, socialisti e liberali. 00:24 – Boom di Alleanza Verdi Sinistra in Italia. I Verdi e la Sinistra, che nel 2019 correndo separatamente non avevano neanche superato la soglia, sfondano insieme il tetto del 4% ottenendo una percentuale di voti che potrebbe raggiungere il 7%. 00:20 – Affluenza. Le circoscrizioni ad avere perso di più rispetto alle europee 2019 sono Nord-Ovest e soprattutto Nord-Est. Centro e Sud arretrano di 5-6 punti. Nelle Isole invece è quasi identica a cinque anni fa. 00:14 – Per la prima volta dal dopoguerra l’affluenza scende sotto al 50% in un’elezione nazionale (europee e politiche). Tuttavia il gap del dato tra europee e politiche è minore di quanto registrato in passato. Era stato di 16-17 punti sia alle europee del 2014 rispetto alle politiche 2013 che alle europee del 2019 rispetto alle politiche del 2018. Stavolta è di circa 14. 00:04 – Calo dei consensi per i partiti verdi. Rispetto alle Europee del 2019 perdono voti in alcuni dei principali Paesi europei: Francia (-9%), Germania (-9%), Belgio (-5%), Austria (-3%) In Germania maggiore il supporto ai verdi tra le donne che tra gli uomini (14% vs 11%). 23:39 – Con dati a livello di Comune, emerge una correlazione tra cambiamento di affluenza rispetto alle politiche 2022 e risultato di alcuni partiti: dove il M5s aveva performato meglio nel 2022 il calo dell’affluenza è stato più consistente. Il trend opposto è per Fratelli d’Italia e Partito Democratico. 23:17 – Come ampiamente previsto, la destra radicale populista (partiti caratterizzati da un’ideologia nativista, autoritaria, e populista) otterrà a queste elezioni Europee il suo miglior risultato di sempre, dopo l’exploit del 2019. In Austria, Francia, Italia, Ungheria, Polonia, Slovenia sfioreranno o supereranno il 30% dei voti espressi, risultando la prima forza del rispettivo sistema. 23:08 – Dai primi exit poll registriamo alcune prime tendenze significative, diverse dalla media dei sondaggi pubblicata prima del blackout. In particolare FdI e Pd sarebbero in crescita (+2-2,5 punti) e il M5s sarebbe in netto calo (-4 punti). Le performance degli altri partiti appaiono più in linea. 22:48 – Un aspetto chiave per interpretare l’affluenza è la differenza fra comuni dove si vota solo per le europee e comuni dove si vota anche per le elezioni amministrative (comunali e regionali del Piemonte). Lo scarto è impressionante: si tratta di 20 punti (53,3% vs. 33,6%), in aumento rispetto al 2019 (era di 17 punti) e con una marcata differenza territoriale: 11 punti al Nord, 15 nella Zona rossa e addirittura 26 nel Sud.

    22:39 – L’affluenza delle 19:00 appare molto bassa e in linea con le attese. Anche la sua distribuzione territoriale ricalca le precedenti europee, con una percentuale di votanti sensibilmente più bassa nelle regioni meridionali e insulari.

    22:21 La prima notizia rilevante è la debacle di Macron, doppiato da Le Pen, che porta alle elezioni anticipate dell’Assemblea nazionale. Tuttavia la drammatica crisi di fiducia verso il presidente francese non è una novità: era largamente annunciata in un’indagine condotta a febbraio dal CEVIPOF di SciencesPo, a cui ha collaborato anche il CISE. 22:20 – Apre ora la diretta CISE!

  • Elezioni in Turchia: Giovedì 30 maggio alla Luiss (e online) con Ali Çarkoğlu

    Elezioni in Turchia: Giovedì 30 maggio alla Luiss (e online) con Ali Çarkoğlu

    Dopo l’evento inaugurale di Telescope dedicato a Donald Trump, prosegue Telescope World Watch, con una nuova puntata dedicata alla Turchia, reduce dalle importanti elezioni presidenziali del 2023 e amministrative del 2024. Sempre con la stessa impostazione: guardando a diversi paesi nel mondo non dal punto di vista della politica internazionale, ma con uno sguardo alle loro dinamiche politiche interne, in termini di opinione pubblica ed elezioni. E per parlare del caso turco abbiamo invitato Ali Çarkoğlu, massimo esperto turco di elezioni e opinione pubblica. Ali Çarkoğlu sarà in Luiss il prossimo giovedì 30 maggio alle ore 12:30, per tenere un seminario (organizzato in collaborazione con il Department Cluster of Research Excellence “Elections and Political Systems”) dal titolo Electoral Trends in Turkey’s 2023 General and 2024 Local Elections. Sarà possibile seguire il seminario in presenza (qui il link alla registrazione) oppure anche online a questo indirizzo. Il seminario si svolgerà interamente in inglese.

    Chi è Ali Çarkoğlu

    Ali Çarkoğlu is currently a professor of political science at Koc University-Istanbul. He received his Ph. D. at the State University of New York-Binghamton in 1994. He previously taught at Boğaziçi and Sabancı universities in Istanbul. He was a resident fellow in 2008-2009 at the Netherlands Institute for Advanced Study in the Humanities and Social Sciences (NIAS). His areas of research interest include voting behavior, elections, public opinion and party politics in Turkey. He is the founding director of the Center for Survey Research and the Center for Civil Society and Philanthropy Research. He is on the editorial board of Turkish Studies, South European Society and Politics, and Insight Turkey. His most recent book, co-authored with Ersin Kalaycıoğlu, appeared in the University of Michigan Press: Fragile but Resilient? Turkish Electoral Dynamics, 2002-2015 (2021).

    Abstract del seminario

    As the May 2023 elections drew near, the conditions for a significant electoral meltdown in Turkey appeared to be favorable. Many individuals in both government and opposition circles anticipated that the AKP’s 21-year tenure would end, with the electorate holding the incumbent party and its leader accountable for their dismal performance, especially on the economic front and in democratic governance. However, Erdoğan won the presidency in the second round, and his People’s Alliance secured a comfortable margin for controlling the Turkish Grand National Assembly. The question remains: What factors contributed to Erdoğan’s remarkable survival against all odds? Who were Erdoğan’s supporters, and on what issue bases did they cast their votes for him? In this paper, I examine these questions using individual-level post-election data. I argue that Erdoğan’s survival primarily depended on his multi-dimensional performance evaluations and successful positioning on several key issues for conservative voters. Prospective pocketbook evaluations, considering one’s family’s financial situation, and significant support from low-educated middle-to-old-age groups also contributed to Erdoğan’s support. However, ethnic and sectarian minority groups such as Kurds and Alevis appeared to be negatively predisposed to voting for Erdoğan. Based on these findings, I speculate on how Erdoğan and his electoral alliance could strategize for the next presidential and assembly elections.

  • Ai nastri di partenza: i temi-chiave per vincere, partito per partito, e le attuali intenzioni di voto

    Ai nastri di partenza: i temi-chiave per vincere, partito per partito, e le attuali intenzioni di voto

    Su quali temi si vincono le elezioni europee? Come costruiranno le loro strategie i diversi partiti, nelle ultime settimane di campagna? Proviamo qui a rispondere, sulla base di due elementi chiave: 1) i dati di un nuovo sondaggio esclusivo CISE, in cui abbiamo sondato un campione CAWI di 1.200 intervistati su un grande numero (quasi 30) di temi d’attualità; 2) la nostra metodologia di analisi esclusiva ispirata alla teoria della “issue yield”. Come abbiamo visto nella precedente puntata di Telescope, per ogni partito esistono dei temi “win-win”, ideali per ogni campagna elettorale: sono quei temi su cui la propria base è quasi unanime, ma al tempo stesso anche molti elettori fuori dal partito sono d’accordo, e su cui il partito risulta particolarmente credibile. Temi ideali, quindi, per mobilitare i propri elettori e per conquistarne di nuovi dagli altri partiti. Ecco quindi che questa nuova puntata di Telescope individua gli obiettivi tematici su cui ciascun partito verosimilmente si concentrerà nell’ultimo chilometro della campagna elettorale, per cercare di aumentare i propri voti. E in conclusione, vedremo in dettaglio anche i dati sulle intenzioni di voto.

    Il punto di partenza: la configurazione complessiva dell’opinione pubblica
    Intanto il dato di partenza dell’analisi è quello di fornire una panoramica generale degli orientamenti complessivi dell’opinione pubblica italiana, come rilevata dal nostro campione (l’indagine è stata condotta dalla società Demetra di Mestre tra il 2 e il 9 maggio). In generale il quadro che se ne ottiene è in linea con le tendenze di fondo che si vedono ormai da anni: un’opinione pubblica nettamente su posizioni progressiste sul tema della redistribuzione del reddito verso i redditi più bassi (82%), ma al tempo stesso tendenzialmente conservatrice sull’immigrazione (il 64% è per limitarla); saldamente a favore della partecipazione dell’Italia alla NATO e all’Unione Europea, anche se a fronte di un largo 72% per restare nella NATO, il nostro campione registra soltanto un 65% favorevole a restare nella UE. E, sempre su temi di politica internazionale, emerge anche una netta prevalenza di posizioni pacifiste: il 79% è per spingere Israele a fermare l’intervento a Gaza, e il 64% a favore di negoziati tra Russia e Ucraina, anche se dovessero comportare il riconoscimento dei territori invasi dalla Russia. Anche se questi orientamenti si abbinano a una lieve maggioranza favorevole a un esercito comune europeo, su un tema che comunque rimane divisivo (53% a favore contro 47% contrario). Altrettanto divisivo è il tema della giustizia (54% per mantenere i poteri della magistratura, contro un 46% per ridurli). Sul tema dell’aborto, recentemente riportato nel dibattito pubblico dalla proposta di ingresso dei movimenti antiabortisti nei consultori, si registra invece una maggioranza abbastanza netta di contrari a questa proposta del fronte antiabortista (67%). Infine, anche questo abbastanza in continuità col passato, la tensione tra sviluppo economico e protezione ambientale vede in maggioranza i sostenitori di quest’ultima, ma in un contesto comunque diviso (58% contro 42%).

    Come si può capire, questa configurazione di opinione pubblica dà già una prima idea di quali posizioni siano meglio sfruttabili dai vari partiti. Ad esempio appare abbastanza chiaro perché il tema della guerra in Ucraina sia sempre meno presente in campagna elettorale: perché la posizione della maggior parte dei partiti – in linea con quella della Commissione Europea – non è sostenuta in maggioranza dai cittadini. Fa eccezione non a caso il Movimento 5 stelle, che infatti ne sta parlando in campagna elettorale. Ma vediamo adesso più in dettaglio i temi più favorevoli a ciascun partito.

    I partiti di governo: dal profilo istituzionale di Forza Italia a quello radicale della Lega

    Iniziamo dai partiti di governo: confrontandoli si riescono a capire le differenze e sfumature ideologiche nella loro caratterizzazione, e anche i loro profili di credibilità rispetto ai diversi temi. Iniziando da Forza Italia, emerge anzitutto la sua caratterizzazione più istituzionale e il suo profilo più liberale sui temi dei diritti civili: i temi più caratterizzanti per il partito di Tajani (e su cui è percepito più credibile) sono infatti (limitandoci ai primi cinque) quelli legati alla permanenza nella Nato e nella UE, alla competenza nel sostenere la crescita economica, alla lotta alla violenza sulle donne; compare inoltre al quarto posto la riduzione dei poteri della magistratura, un antichissimo cavallo di battaglia del suo fondatore Silvio Berlusconi.

    Fratelli d’Italia mostra invece un profilo più “militante”: al primo posto compaiono infatti due temi divisivi e mobilitanti come la limitazione dell’immigrazione e la riduzione dei poteri della magistratura, seguiti dalla permanenza nella NATO (chiaro riflesso della netta scelta atlantista di Giorgia Meloni) e dagli obiettivi di far contare di più l’Italia in Europa e di sostenere la crescita economica; su questi ultimi Meloni è ritenuta credibile da oltre il 20% del campione, compresi i non votanti: si tratta quindi di una credibilità che va anche leggermente oltre la sua base elettorale.

    Ma l’esempio forse più eclatante di credibilità oltre la propria base elettorale (rappresentando quindi un tema su cui “investire” durante la campagna) lo vediamo con la Lega di Salvini, dove al primo posto compare – prevedibilmente – la limitazione dell’accoglienza degli immigrati. Il punto è che su questo tema Salvini è ritenuto credibile dal 24% dell’intero campione (compresi i non votanti); considerando che soltanto circa due terzi del campione esprime un’intenzione di voto, questo 24% corrisponderebbe a una percentuale ben superiore; il che testimonia la notevole efficacia percepita della Lega nel rappresentare questa posizione (su cui è d’accordo il 64% del campione), ben al di là del suo bacino elettorale. Un tipico esempio di tema ad alto rendimento. E ai posti successivi compaiono altri temi che completano il quadro mobilitante e “militante” della Lega: addirittura l’uscita dall’Unione Europea (sostenuta addirittura dal 63% degli elettori leghisti, anche se solo il 5% dell’intero campione ritiene Salvini davvero credibile nel farlo), seguita dalla riduzione dei poteri della magistratura, dalla priorità all’economia rispetto all’ambiente, e infine dal combattere la violenza sulle donne e i femminicidi (tema tradizionalmente declinato dalla Lega soprattutto in chiave anti-immigrazione, e peraltro seguito al sesto posto dal favore a consentire l’ingresso nei consultori ai movimenti antiabortisti). Infine, è interessante soffermarsi sui temi “denominatore comune” della coalizione di governo: l’unico a comparire nella top 5 per tutti e tre è la riduzione dei poteri della magistratura, mentre temi che compaiono per due partiti su tre sono la limitazione dell’accoglienza degli immigrati, la credibilità nel sostenere la crescita economica, la permanenza nella NATO (anche se per la Lega non compare neanche nella top 10) e la lotta alla violenza sulle donne e ai femminicidi. Se estendiamo l’esame all’intera top 10 per i tre partiti, troviamo anche la lotta alla disoccupazione e all’inflazione.

    I partiti di opposizione: il ruolo dei diritti, il peso delle guerre

    Riguardo ai principali partiti di opposizione (Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle), rimane una configurazione che si era già vista nel 2022: la caratterizzazione essenzialmente su temi “culturali” per il Pd, e su temi economici per il M5S. Limitandoci ai primi cinque, vediamo infatti che per il partito di Elly Schlein sono tutti temi “culturali”, e anche legati alla politica internazionale: continuare nell’accoglienza attuale degli immigrati (anche se obiettivo in realtà minoritario – 36% – nell’intero campione), rimanere nella UE, mantenere i poteri della magistratura, negare ai movimenti antiabortisti l’ingresso nei consultori, rimanere nella NATO. Il primo tema economico si affaccia solo al sesto posto (riduzione delle differenze di reddito).

    Il profilo del Movimento 5 Stelle è sensibilmente diverso: per il partito di Giuseppe Conte, ai primi due posti troviamo temi relativi alle diseguaglianze economiche: la riduzione delle differenze di reddito e la riduzione della povertà. Su questo tema il M5S raggiunge il proprio picco di credibilità (20%, che tradotto sulla base più ridotta dei voti validi rappresenterebbe una base ben superiore alla base elettorale del M5S), evidentemente a causa del legame storico del M5S con il reddito di cittadinanza. Seguono poi il voler mantenere i poteri della magistratura, la posizione pacifista sull’intervento israeliano a Gaza (non a caso il partito ha inserito l’hashtag “#pace” addirittura nel suo simbolo), e infine il combattere la violenza sulle donne e i femminicidi.

    Anche qui è interessante vedere quali temi rappresentano un possibile denominatore comune tra i due partiti di opposizione più importanti. Con una simmetria che rivela una faglia fondamentale nell’elettorato italiano (in linea con quello che Ilvo Diamanti battezzò il “muro di Arcore”), l’unico tema comune ai due partiti sono i poteri della magistratura: esattamente come visto poco fa per il centrodestra, ma ovviamente su posizioni opposte. Se poi invece estendiamo alla top 10 (avendo solo due partiti da confrontare), i temi-chiave comuni sono un po’ di più: la permanenza nella UE, la contrarietà ai movimenti antiabortisti nei consultori, la riduzione delle differenze di reddito, la lotta alla violenza sulle donne e ai femminicidi, la posizione pacifista su Gaza, la lotta alla disoccupazione.

    Le intenzioni di voto

    Abbiamo quindi visto i diversi temi-chiave per i vari partiti: sono i temi che ci aspettiamo che ciascuno di essi enfatizzerà maggiormente nelle prossime settimane di campagna (e su cui investirà per sottolineare l’unità o marcare la differenziazione rispetto ai compagni di coalizione o di opposizione). Ma quali sono i rapporti di forza nelle intenzioni di voto, a meno di un mese dalle elezioni?

    Nelle intenzioni di voto Fratelli d’Italia (25%) viene stimata al di sotto del risultato delle politiche del 2022 (26%). Il Partito Democratico, in linea con altre rilevazioni, si attesta al 19,6%. Segue il Movimento Cinque Stelle, con il 16,5%: se fosse confermato alle urne, significherebbe che – per la prima volta nella sua storia – il partito di Conte otterrebbe alle europee un risultato migliore delle politiche immediatamente precedenti (in questo caso il 15,4% del 2022). Quasi appaiati Lega e Forza Italia, con la prima leggermente avanti alla seconda. Le altre liste date oltre la soglia di sbarramento del 4% sono Alleanza Verdi e Sinistra e Stati Uniti d’Europa. Alla domanda sulle intenzioni di voto ha risposto circa il 65% dei partecipanti inclusi nel campione.

    Nota metodologica

    Il sondaggio Cise-Telescope è stato somministrato con metodologia CAWI su un campione di 1.204 intervistati, tra il 2 e il 9 maggio, dalla società Demetra. Il campione è rappresentativo della popolazione italiana in età di voto per combinazione di sesso e classe di età, titolo di studio e zona geografica. Successivamente il campione è stato ponderato per sesso, combinazione di classe ed età, zona geografica e ricordo del voto espresso nella precedente elezione del 2022. Il tasso di risposta in rapporto agli inviti è stato del 40%. Il margine di errore (al livello di fiducia del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità è di ± 2,8 punti percentuali.

  • Open selection for a 2-year post-doc position at CISE on social media analysis (deadline Apr 10)

    Open selection for a 2-year post-doc position at CISE on social media analysis (deadline Apr 10)

    The selection is still open (until Apr 10). The figure we are looking for (details in the call for applications-see PDF below) will deal with quantitative social media analysis, also through computational methods, so that familiarity with Python and/or R (possibly including API access) is an important plus.

    The call for applications is for a two-year post-doctoral position at Luiss Rome within the CISE-run, nationally funded (PRIN) POSTGEN project – Generational gap and post-ideological politics in Italy. The position also offers interesting teaching opportunities; moreover, due to the geographically distributed nature of the project (the Luiss unit, headed by PI Lorenzo De Sio, coordinates three more units in Milan, Bologna and Pavia), applications by non-resident young scholars will be also very seriously considered.

    The project is highly innovative on several aspects, from theoretical framework to data collection and analysis, combining qualitative ethnographic interviews, questionnaire-based surveys, and social media analysis using algorithms and GenAI (see description below, or directly https://postgen.org/ ).

    Position description (from the call)

    The selected postdoctoral researcher will be in charge for specific tasks related to the project work package dedicated to social media, in terms of both data collection and quantitative analysis.

    The ideal candidate has:

    • a background in empirical social research with a quantitative approach;
    • familiarity with manual and automated collection of social media data (including access to social media APIs);
    • familiarity with quantitative analysis of social media data, both with human coding and with algorithmic (supervised and unsupervised) approaches;
    • familiarity with common data analysis software/programming languages (Stata, R, Python);
    • some record of scientific publications;
    • some previous participation to international research projects.

    The selected researcher will actively cooperate with the project team, and will be offered the possibility of a fully-fledged research experience within the POSTGEN project, including full participation to research activities and to the dissemination of the project, ranging from participation to international conferences to significant opportunities for scientific publications on international journals.

    Useful links

    Call for applications
    (legal document in Italian; includes English position description at the end)

    Application form
    (deadline: 14.00 CEST of April 10, 2024)

    POSTGEN in a nutshell:

    Background

    Recent, disruptive political change in the Western world (Brexit; Trump; challenger parties across Europe; the birth in 2018 Italy of the first “populist” government in Western Europe) has deeply challenged theories of voting behavior and party competition, leading most scholars to broad explanations based on populism and irrational publics.

    Recent comparative research (see the ICCP project; see De Sio/Lachat 2020) has shown more specific mechanisms: challenger parties thrive on an ability to mobilize conflict by leveraging issue opportunities across ideological boundaries. This reveals a de-ideologized context, where voters, relying less on traditional ideological alignments, reward innovative post-ideological platforms.

    Still, ICCP research only scratched the surface of a possible de-ideologization process, lacking processual focus (and missed the impact of the Covid crisis, potentially leading to further change).

    The POSTGEN Project

    POSTGEN fills this gap by offering – on the Italian case, lying at the forefront of disruptive political change – an in-depth analysis of the mechanisms and dynamics of possible de-ideologization. It adopts a generation-aware perspective (needed for understanding change) with emphasis on younger generations, and with innovative focus on:

    • time: tracing the (memory and) dynamics of the formation of political attitudes (at the individual, generational, and collective level) and their impact on political behavior;
    • meanings associated to different political issues, and the (lack of) overarching ideological organization thereof;
    • non-political actors and influencers, and their increasing influence in an age of crisis of epistemic authorities.