Comunali 2013: l’offerta politica nei capoluoghi del Sud

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di Federico De Lucia

Fra i comuni nei quali si andrà a votare i prossimi 26-27 maggio, vi sono 6 comuni capoluogo del Sud Italia. Fra questi, una posizione di preminenza assoluta è occupata dalla capitale Roma, comune  di quasi 2,8 milioni di abitanti. Ad essa si aggiunge un secondo capoluogo laziale, Viterbo, il capoluogo molisano Isernia, quello campano Avellino, quello pugliese Barletta e quello sardo Iglesias. Di questi sei comuni capoluogo, tre sono amministrati da una giunta uscente di centrosinistra (Avellino, Barletta e Isernia) e tre da una giunta uscente di centrodestra (Roma, Viterbo, Iglesias). Solo nei due capoluoghi laziali i sindaci uscenti si ricandidano per tentare la riconferma.

Dallo specchietto riepilogativo presentato in tabella 1 vediamo come, in questi 6 comuni capoluogo,  il livello della frammentazione dell’offerta elettorale sia veramente notevole, e di come esso sia aumentato rispetto alla precedente tornata elettorale amministrativa. Il numero medio di candidati sindaco è salito da 7,8 a 9,2, mentre il numero di liste, altissimo, è cresciuto da 19,2 a 21,2. L’incremento della frammentazione ha interessato in particolare le liste che si collocano al di fuori delle due coalizioni principali, che al contrario vedono il proprio numero medio di liste di sostegno o calare (centrodestra) o rimanere costante (centrosinistra). La gran parte dell’incremento della frammentazione dipende tuttavia dal peso esercitato da Roma su questo piccolo campione di comuni: nella capitale il numero di candidati sindaco è salito da 14 a 19 e le liste sono passate addirittura a 29 a 40.

Tab. 1 –Offerta elettorale in 6 comuni capoluogo meridionali: candidati e liste

A Roma il sindaco uscente Alemanno, dopo momenti di forte crisi che avevano caratterizzato il suo rapporto con i vertici nazionali del partito alla fine del 2012, è tornato ad aggregare la coalizione di centrodestra attorno al suo nome, nonostante qualche dissidio in merito alla opportunità di svolgere una consultazione primaria, che ha visto il PDL confliggere con Fratelli d’Italia e La Destra, forze politiche entrambe molto ben rappresentate a Roma. Dopo le elezioni politiche, tali dispute sono rientrate e la coalizione ha serrato i ranghi: a sostenere Alemanno sono PDL, FDI, La Destra e tre liste espressione di movimenti civici o locali. Nel centrosinistra invece le primarie ci sono state e hanno visto una partecipazione di 100.000 persone (un calo sensibile, ma abbastanza fisiologico, rispetto alle oltre 170.000 che avevano partecipato a quelle per il candidato premier). Alla fine la vittoria è andata nettamente ad Ignazio Marino, che ha sconfitto David Sassoli (esponente della corrente popolare), Paolo Gentiloni (sostenuto da Renzi), e altri tre esponenti minori della coalizione. A sostegno di Marino troviamo PD, SEL, PSI, Centro Democratico, Verdi e la lista civica del candidato. A questa coppia di candidati si oppongono Marcello De Vito, selezionato da una consultazione online degli iscritti romani del Movimento 5 Stelle e l’imprenditore immobiliare Alfio Marchini, sostenuto da una lista civica che contiene esponenti che provengono da molte forze politiche diverse. Stupisce l’assenza di una lista centrista: la stessa UDC si è trovata in gravissima difficoltà, perché mentre la segreteria nazionale sosteneva Marchini, la sezione locale del partito era apertamente schierata per Alemanno. Alla fine, il pupillo romano di Casini, Onorato, è candidato nella lista di Marchini mentre il noto esponente locale del partito Ciocchetti è il vicesindaco in pectore di Alemanno. Moltissimi i candidati minori: fra essi spiccano Sandro Medici, il Presidente del Municipio X, sostenuto dalla sinistra radicale e comunista,  i candidati dei movimenti di estrema destra CasaPound, Forza Nuova e Fiamma Tricolore, e l’eccentrico Alfonso Luigi Marra.

Anche a Viterbo la proliferazione dei candidati è stata molto significativa: saranno addirittura in 14 a contendersi lo scranno di primo cittadino del capoluogo della Tuscia. Il centrodestra, composto da PDL, FDI e tre civiche, sostiene il sindaco uscente Giulio Marini. Il centrosinistra, composto da PD, SEL e due civiche, sostiene il vincitore delle primarie Leonardo Michelini. Gianluca De Dominicis è invece il candidato del M5S. Tra i molti candidati secondari, ne spiccano poi tre di estrema destra (La Destra, CasaPound, Fiamma Tricolore), quello comune dei partiti comunisti, e Filippo Rossi, blogger ex finiano, a capo di una civica.

Ad Avellino a farla da padrone è ancora una volta la frammentazione: del resto, agli altri fattori si aggiunge qui la consapevolezza del centro politico di avere un peso elettorale significativo. I candidati di spessore sono addirittura cinque: il centrosinistra, formato solo da PD, Centro Democratico e due liste civiche, candida Paolo Foti, che rinuncia all’appoggio della sinistra radicale; il centrodestra, composto da PDL, FDI e tre civiche, presenta Nicola Di Battista; il Movimento 5 Stelle la propria attivista Tiziana Guidi. A costoro si aggiungono due candidati centristi di caratura importante: la forte UDC locale, affiancata da ben tre liste civiche, presenta Dino Preziosi, mentre i montiani sostengono Virgilio Cicalese, forte dell’appoggio esplicito del sindaco uscente Galasso (che ha lasciato il PD dopo lo smacco della fine dell’anno scorso, quando dopo essersi dimesso dalla carica per candidarsi alle politiche, ha subito una debacle inaspettata alle parlamentarie di fine anno). Insomma, un quadro notevolmente complesso, e senza considerare altri quattro candidati minori.

Ad Isernia si torna a votare dopo solo un anno: dodici mesi fa la coalizione di centrosinistra era uscita vincitrice a sorpresa dallo scontro con la sorella dell’allora presidente regionale Iorio. Ma in sede di composizione della Giunta l’accordo politico fra il sindaco neoeletto De Vivo e la sua coalizione è completamente saltato e le dimissioni in blocco dei consiglieri che sono seguite a tale strappo hanno portato ad un ritorno immediato alle urne. Ai nastri di partenza per questa nuova consultazione ci sono solo tre candidati. Il centrosinistra, in coerenza con la strategia coalizionale mostrata per le regionali di tre mesi fa, ai occupa di presidiare l’area centrista: a sostegno del vincitore delle primarie Brasiello c’è una coalizione che comprende PD, SEL-PSI, UDC, UDEUR e tre liste civiche. Il centrodestra risponde con una coalizione ancora più ristretta di quella formatasi per le regionali: la defezione dell’UDC lascia ancora più isolato il PDL, affiancato ormai solo da FDI, Grande Sud e Progetto Molise, oltre che da una civica, a sostegno del candidato D’Apollonio. Terzo incomodo Celeste Caranci, a capo di una lista di sinistra radicale. Manca, a sorpresa, il M5S, che si giustifica sul web dichiarando di non avere un numero di attivisti sufficiente a comporre la lista.

Anche a Barletta l’amministrazione uscente ha dovuto interrompere il suo mandato con un discreto anticipo: anche in questo caso, dopo vari scandali giudiziari che hanno coinvolto il sindaco uscente Maffei, sono stati i consiglieri comunali a sancire, dimettendosi, il ritorno alle urne. Nonostante le faide interne alla coalizione di maggioranza, il centrosinistra è riuscito a mantenere un profilo abbastanza coeso in vista del nuovo turno elettorale. I progressisti coinvolgono nella propria coalizione la lista montiana, affiancandola a PD, Sinistra, Centro Democratico e due civiche, a sostegno di Pasquale Cascella; il centrodestra si esibisce invece nella creazione di addirittura 7 liste civiche (alcune delle quali piuttosto strutturate sul territorio pugliese, come ad esempio il Movimento politico Schittulli e la lista fittiana La Puglia prima di tutto), e le affianca ad una sola lista di partito, quella del PDL, a sostegno del candidato Giovanni Alfarano. Fuori dai poli, oltre al candidato del Movimento 5 Stelle, un candidato socialista, uno dell’UDC e uno di estrema sinistra.

Infine, dopo due anni si torna a votare anche ad Iglesias. Qui è il sindaco Perseu ad aver rassegnato le dimissioni, costringendo i cittadini a tornare alle urne per la terza volta in tre anni (si era votato nel 2010 e nel 2011). La fortissima UDC locale, dopo aver dato un aspetto più civico alla propria lista, ha scelto di candidare, assieme al PDL, il proprio esponente Gianmarco Eltrudis, mentre il centrosinistra risponde con una coalizione molto composita: ben 6 liste fra PD, SEL, Casa Iglesias (montiani e liberali), Uniti per Iglesias (comunisti e socialisti) e due civiche. Al di fuori dai poli, Sandro Esu per il Partito Sardo d’Azione e un giovane dissidente dell’UDC locale, Dario Carbini. Stupisce molto, specie alla luce del grande successo registrato in zona alle politiche, l’assenza di una lista rappresentativa del M5S locale, che si è letteralmente spaccato a metà sulla questione della scelta dei candidati.

Nel complesso il Sud Italia si conferma il contesto più frammentato del paese: in questi comuni le liste civiche e personali proliferano e, quel che più conta, sanno di poterselo permettere vista la quota di voti che generalmente prendono. In un contesto di maggioritario a doppio turno, dove al ballottaggio chiunque può essere decisivo, la tentazione di pesare le varie anime dei partiti e delle coalizioni è molto forte e la tenuta degli schieramenti è esposta a gravi rischi. Tuttavia, fare generalizzazioni è difficile perché molto importanti sono le dinamiche prettamente locali: se a Barletta, Isernia, Iglesias e Viterbo le due coalizioni maggiori sembrano comunque tenere, ad Avellino la forte presenza del centro politico ci consegna un contesto in cui a giocarsela per il ballottaggio sono addirittura in cinque. Mentre il centro, sia nella sua versione montiana che in quella tradizionale post-democristiana, è in queste zone più radicato, si registra qualche difficoltà per il M5S, che in ben due comuni su sei non è riuscito a presentare la lista. Discorso a parte merita Roma: qui la sfida è essenzialmente a due, si gioca fra personaggi ben conosciuti, e si configura come estremamente polarizzata. Vedremo che spazio riusciranno a ritagliarsi i due candidati che partono in seconda fila: quello grillino e quello civico-centrista. Per loro la battaglia sembra essere in salita.

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Federico De Lucia ha conseguito la laurea magistrale in Scienza della Politica e dei Processi Decisionali, presso la facoltà di Scienze Politiche all’Università di Firenze, discutendo una tesi dal titolo “Le Regioni a Statuto Speciale nella Transizione italiana. Forma di governo, sistema elettorale, sistema partitico.” Nel periodo degli studi universitari ha svolto tre tirocini presso gli uffici della Regione Toscana, nel Settore di assistenza alla I Commissione (Affari Istituzionali, Programmazione e Bilancio) del Consiglio e nell'Osservatorio elettorale regionale, presso la Presidenza. Ha poi partecipato poi al Seminario di Studi e Ricerche Parlamentari "Silvano Tosi". Dal luglio 2013 al maggio 2018 ha lavorato presso FB & Associati, una società che si occupa di consulenza nel campo delle relazioni istituzionali. In tale società ha fondato e poi diretto per cinque anni FBLab, un Centro studi che si occupa di monitoraggio parlamentare e analisi dello scenario politico. Inoltre, è membro del CISE sin dalla sua costituzione, ha scritto numerosi contributi nei Dossier CISE e ha curato il quarto volume (Le Elezioni Politiche 2013). Oggi è funzionario del Ministero dell'Interno. I suoi principali interessi sono lo studio dell’assetto istituzionale, dei sistemi elettorali e dell’evoluzione storica dei sistemi partitici, nonché la raccolta, la catalogazione ed il confronto dei dati elettorali, a livello locale, nazionale ed internazionale.