Comunali di Aosta: la coalizione di centrosinistra vince al primo turno

di Aldo Paparo

Nel capoluogo valdostano è bastato il primo turno per eleggere i nuovi organi di governo comunale. Il ticket formato da Fulvio Centoz e Antonella Marcoz ha raccolto quasi novemila voti, oltre il 54% di quelli espressi. Come abbiamo discusso altrove, il sistema elettorale prevede infatti l’elezione diretta del sindaco e del vice-sindaco.

La coalizione a sostegno del nuovo sindaco è imperniata nuovamente sui tre partiti locali che hanno fatto parte della precedente maggioranza di governo, l’Uv, la Sa e la Fa (quest’ultima sotto le insegne di Creare Vda). Rispetto a cinque anni fa, la grande novità risiede nella sostituzione del Pdl con il Pd nell’alleanza. L’amministrazione cittadina di Aosta torna quindi ad essere guidata da una coalizione di centro-sinistra, formata da Uv, Sa e (le forze da cui è nato il) Pd. Da quando c’è l’elezione diretta del sindaco è sempre stato così, tranne che – appunto – nel 2010. Si torna quindi alla normalità, dopo una legislatura in qualche modo sperimentale. Il cambiamento era già nelle scelte strategiche delle elite politiche cittadine: gli elettori si sono poi certamente espressi in suo favore. Vediamo nel dettaglio come.

Per cominciare merita di essere evidenziato il dato della partecipazione elettorale. Seppur in forte aumento rispetto alle europee, quando però l’impossibilità di mettere la croce sui partiti regionali aveva fatto desistere la metà degli elettori aostani dal recarsi alle urne, l’affluenza in queste elezioni comunali si è fermata al 61,2%: cinque punti in meno di quella di cinque anni fa. Il calcolo è semplice: un calo di un punto all’anno. Certamente alto, ma in linea con quanto osservato in TrentinoAlto Adige, l’altre regione chiamata al voto domenica 10 maggio.

Venendo quindi ai risultati, l’Uv si conferma largamente il primo partito: ottiene il 24,2%, in crescita di mezzo punto dal 2010. Certo un aumento marginale, ma tutt’altro che facile alla luce della presenza di nuovi attori in campo, quali il M5s e l’Uvp. Infatti nella coalizione di governo è l’unico partito in crescita: gli altri segnano tutti un arretramento. La Sa è quello maggiormente in calo: si ferma al 14,5%, quattro punti meno delle precedenti comunali. Creare Vda ottiene il 4%, sostanzialmente dimezzando il risultato della Fa cinque anni fa. Il Pd, nonostante il passaggio da una candidatura in proprio ad una di coalizione, è invece sostanzialmente stabile con l’11,5%, mezzo punto meno del 2010.

Il calo più vistoso in assoluto lo fa segnare l’Alpe. Il suo tandem rimane comunque il secondo più votato, come cinque anni fa, ma ha raccolto solo un ottavo dei voti. Cìò significa avere smarrito un terzo dei propri voti del 2010.

La Lega continua la sua ascesa: cinque anni fa era nella coalizione che vinse le elezioni ma non entrò in Consiglio, raccogliendo l’1,6%. Alle elezioni politiche del 2013 il suo candidato nel collegio aveva fatto registrare un risultato due punti migliore. L’anno scorso, alle elezioni europee il Carroccio ha raccolto poco meno 5%. In queste elezioni comunali il tandem sostenuto dalla Lega è stato scelto da oltre il 10% degli elettori aostani, risultando il terzo più votato. La lista leghista ha preso l’8,6% dei voti, mentre il resto dei voti per i candidati proviene da una lista civica.

Il tandem sostenuto dal M5s si è attestato appena sotto il 10% delle preferenze, segnando certamente un brusco calo sia rispetto alle politiche (dieci punti in meno) che alle europee (otto punti) – gli unici confronti possibili visto che nel 2010 non era presente -. Tuttavia conferma una volta di più la propria persistenza come un attore rilevante, anche se forse non decisivo, anche in contesti periferici in cui il suo mancato radicamento territoriale potrebbe lasciarne presagire una scomparsa.

I candidati dellUvp si fermano attorno al 7%, segnando un calo di dieci punti rispetto alle europee, e di circa quattro rispetto alle regionali del 2013, gli unici confronti possibili per questo partito regionale nato in vista delle politiche 2013. Entra in Consiglio anche Carola Carpinello, la candidata sindaco della lista unitaria di sinistra, che ha raccolto poco meno del 4%; un paio di punti in meno del 2010, quando la sinistra era alleata con l’Alpe.

Fallisce invece l’accesso ai seggi la lista unitaria delle forze ex-Pdl, che ha raccolto appena il 2,6% dei consensi: circa un quarto del risultato delle precedenti comunali. Ancora lo scorso anno la sola Fi, alle europee, aveva raccolto più del doppio della Lega: in questo momento la tenuta del partito di Berlusconi sul proprio elettorale sembra estremamente fragile, soprattutto quando non c’è una campagna elettorale nazionale in cui il leader può fungere da catalizzatore.

Tab. 1 – Risultati delle elezioni comunali 2015 ad Aosta

Certamente i risultati di un solo comune non possono farci tracciare delle linee di tendenza di ampio respiro. Tuttavia, messi insieme con quelli visti in Trentino e Alto Adige, emergono alcune comuni occorrenze . A cominciare dal calo della partecipazione: sostanzialmente fra i 5 e gli 8 punti in tutti i casi analizzati. La capacità del Pd, seppur senza raccogliere risultati straordinari, di formare alleanze nei diversi contesti e quindi riuscire a entrare nella stragrande maggioranza delle coalizioni vincenti. L’arretramento del M5s rispetto a politiche ed europee, ma anche la sua capacità di mantenersi un protagonista importante, attestandosi dappertutto su risultati più che dignitosi, compresi fra il 5 il 10%, in realtà molto caratterizzate da specificità locali. La forte crescita della Lega: fra il 7 e il 15% in porzioni del nord tradizionalmente restie alla sua penetrazione. Cui fa da contraltare il crollo di Fi, ai limiti della sparizione: nei tre capoluoghi che hanno votato lo scorso 10 maggio non va oltre il 4%; ad Aosta, come in molti comuni più piccoli, il marchio di fabbrica non è neppure presente.

Naturalmente queste sono solo indicazioni preliminari in attesa degli assai più indicativi risultati delle elezioni regionali. Tuttavia, seppur trattandosi di contesti locali caratterizzate da sistemi partitici del tutto peculiari, queste elezioni ci hanno offerta l’occasione per testare in qualche modo il polso ai principali attori politici nazionali in vista di tale appuntamento. Vedremo se le prossime decisive ultime settimane della campagna elettorale cambieranno qualche scenario, invertendo qualcuna delle tendenze evidenziate, o se invece queste saranno nuovamente osservate nei risultati delle regionali.

Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.