Il fronte del SI e la questione meridionale

di

Aldo Paparo

Scheda elettorale

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di Aldo Paparo

Abbiamo già avuto modo di segnalare come i dati del sondaggio dell’Osservatorio Politico Cise di questo autunno mostrino, nelle intenzioni di voto al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, un netto vantaggio del NO nelle regioni meridionali.

In questo articolo cerchiamo di indagare più in profondità questa frattura geografica, concentrandoci sul comportamento differenziato fra nord e sud per alcune rilevanti categorie di elettori (Tab. 1). Tralasciamo quindi le 4 regioni della zona rossa[1], che sono quelle più politicamente connotate, e focalizziamo il confronto fra le due porzioni più volatili (e popolose) del paese: il nord e il sud, appunto.

Cominciamo da quanti si dichiarano intenzionati a votare il M5s. Si tratta di gruppo molto rilevante, che pesa oltre un quinto del totale del campione. Come abbiamo già visto, nell’Italia intera fra gli elettori pentastellati il NO è in vantaggio di quasi 50 punti, con il 15% intenzionato a votare SI e il 63% per il NO. Osservando il breakdown per zona geopolitica, possiamo notare come il divario a favore del NO nelle regioni settentrionali sia quasi la metà di quello nazionale (27 punti), mentre al sud supera abbondantemente i 50 punti. Al nord un elettore del Movimento su quattro è intenzionato a votare SI, mentre la metà circa è per il NO. Se una quota analoga degli elettori meridionali dell’M5s fosse per il SI, questo basterebbe per ribaltare l’esito della consultazione a favore dell’approvazione della riforma.

Passiamo poi al gruppo di rispondenti più giovani, quello costituito dagli under 30. Come abbiamo visto, si tratta di una delle classi di età più ostili alla riforma.  In tutta Italia il SI è indietro di 17 punti, con meno di un giovane su 5 intenzionato a votare per confermare la riforma. Ma al nord si osserva una sostanziale parità: il NO è avanti di soli 2 punti. Mentre al sud per ogni giovane intenzionato a votare SI, ce ne sono due e mezzo per il NO, con uno scarto di oltre 25 punti.

Analoghe indicazioni vengono guardando alle categorie professionali. Abbiamo visto come gli studenti siano divisi a metà fra SI e NO nell’Italia intera. Ma al nord ci sono 20 punti di vantaggio per il SI, mentre al sud la situazione è ribaltata e sono 10 i punti di vantaggio per il NO: uno scarto di 30 punti. Fra le casalinghe il NO è avanti di 8 punti, ma al nord SI e No sono alla pari, mentre al sud il vantaggio del NO è il doppio di quello nazionale. Fra i dipendenti pubblici il margine del NO è di 10 punti, ma di nuovo si registra una parità al nord (con anzi un lieve vantaggio del SI), mentre si ha uno scarto doppio di quello nazionale al sud. Ma lo scarto maggiore fra nord e sud emerge fra gli impiegati del settore privato. Al nord il SI è in vantaggio di 7 punti in questa categoria professionale, mentre al sud si segnala un vantaggio per il NO di 34 punti: lo scarto fra le due aree supera quindi i 40 punti.

Tab. 1 – Intenzioni di voto al Nord e al Sud per alcune categorie di elettori

Tabella statistica orientata orizzontalmente intitolata "Come pensa che voterà al referendum del 4 dicembre?" che analizza le intenzioni di voto incrociando sei diverse categorie sociali (Elettori M5s, Giovani 18-29 anni, Studenti, Casalinghe, Dipendenti pubblici, Impiegati settore privato), ciascuna suddivisa territorialmente tra le colonne Nord e Sud, con le risposte di preferenza riportate in riga (SI, NO, Incerti e astenuti).
I dati percentuali relativi a ciascuna categoria indicano:
Per la categoria Elettori M5s: al Nord si registra il 26% SI, il 53% NO e il 21% Incerti e astenuti; al Sud si rileva il 12% SI, il 66% NO e il 22% Incerti e astenuti.
Per la categoria Giovani (18-29 anni): al Nord si scompone in 28% SI, 30% NO e 42% Incerti e astenuti; al Sud si divide in 17% SI, 43% NO e 40% Incerti e astenuti.
Per la categoria Studenti: al Nord si contano il 47% SI, il 26% NO e il 28% Incerti e astenuti; al Sud si registrano il 26% SI, il 36% NO e il 39% Incerti e astenuti.
Per la categoria Casalinghe: al Nord si ripartisce in 25% SI, 25% NO e 49% Incerti e astenuti; al Sud si attesta al 17% SI, 34% NO e 50% Incerti e astenuti.
Per la categoria Dipendenti pubblici: al Nord si scompone in 39% SI, 38% NO e 22% Incerti e astenuti; al Sud indica il 25% SI, il 45% NO e il 30% Incerti e astenuti.
Per la categoria Impiegati settore privato: al Nord si rileva il 34% SI, il 27% NO e il 39% Incerti e astenuti; al Sud si registra il 22% SI, il 56% NO e il 22% Incerti e astenuti.
Ciascuna delle dodici colonne territoriali presenta una riga conclusiva di Totale pari a 100.

Il quadro complessivo che emerge da questi dati mostra quindi la grande rilevanza della frattura fra nord e sud nella competizione referendaria. Sembra infatti chiaro come il risiedere al sud influenzi in maniera decisivi gli orientamenti di diverse categorie di elettori a favore del NO.

Per confermare questo in maniera più rigorosa, e verificare se in effetti i nostri dati indichino un rilevante effetto della zona  geopolitica di residenza, abbiamo effettuato una regressione logistica che ha come variabile dipendente la dicotomia del voto referendario (SI=1). Le variabili indipendenti comprendono tutte le caratteristiche socio-demografiche analizzate in dettaglio nei diversi contributi presentati su questo sito e alcune variabili politiche di particolare rilevanza.

I risultati di questa analisi sono riportati nella Tabella 2. Come si può osservare, l’ipotesi relativa alla rilevanza della dimensione geografica è pienamente confermata. Infatti, il risiedere sia nella zona rossa che nel nord, rispetto al sud, comporta un effetto significativo a favore del SI. Ovvero, il sud è significativamente più contrario alla riforma anche al netto di tutte le altre variabili inserite nel modello. Sono questi gli unici effetti significativi per variabili socio-demografiche, con l’unica eccezione del maggior favore per il NO di chi ha la licenza media rispetto a chi ha meno di quella. Nemmeno i pensionati, che abbiamo visto essere largamente per il SI, segnalano alcun effetto significativo con qualche altre categoria professionale. Addirittura l’autocollocazione ideologica non risulta avere un effetto significativo autonomo sulla scelta di voto al referendum. Il risiedere al sud, invece, si.

La nostra analisi mostra poi, altrettanto chiaramente, il carattere politico di questa consultazione. E più che sulla dimensione ideologica, i conflitti rilevanti sono quelli relativi alla dimensione europea e, ancor di più, alla figura di Renzi. Infatti le relative variabili mostrano gli effetti più forti, gli unici significativi al livello del 99,9%.

Tab. 2 – Modello di spiegazione del voto al referendum, regressione logistica

Tabella statistica che riporta i risultati di un modello di regressione, analizzando l'effetto di diverse variabili sociodemografiche e politiche tramite il Coefficiente beta e il rispettivo Valore p (riportato tra parentesi).
I dati relativi alle singole variabili e alle loro sottomodalità indicano:
Per la variabile Genere: Femmina registra un coefficiente di -0.00342 e valore p di 0.987.
Per la variabile Età: il coefficiente è -0.00864 con valore p di 0.392.
Per la variabile Titolo di studio: Nessuno o licenza elementare è la categoria di riferimento con valore 0. Licenza media ha un coefficiente di -1.250 con un asterisco e valore p di 0.029. Diploma 2-3 anni registra -0.492 e valore p di 0.440. Diploma 4-5 anni mostra -0.624 e valore p di 0.246. Laurea riporta -0.990 e valore p di 0.075.
Per la variabile Categoria professionale: Operai registra -0.715 e valore p di 0.141. Impiegati settore privato ha -0.408 e valore p di 0.320. Dipendenti pubblici mostra -0.208 e valore p di 0.597. Borghesia ha 0.0235 e valore p di 0.952. Pensionati è la categoria di riferimento con valore 0. Casalinghe registra 0.516 e valore p di 0.222. Disoccupati o in cerca mostra -0.395 e valore p di 0.419. Studenti riporta -0.523 e valore p di 0.385.
Per la variabile Zona geopolitica: Nord ha un coefficiente di 0.703 con due asterischi e valore p di 0.001. Zona rossa mostra 0.751 con due asterischi e valore p di 0.005. Sud è la categoria di riferimento con valore 0.
Per la variabile Autocollocazione: Sinistra è la categoria di riferimento con valore 0. Centro registra 0.134 e valore p di 0.584. Destra mostra -0.313 e valore p di 0.210. NC riporta -0.544 e valore p di 0.159.
Per le variabili di atteggiamento politico: "Renzi è il leader con il migliore progetto politico" mostra un coefficiente di 3.778 con tre asterischi e valore p di 0.000. "L'appartenenza dell'Italia alla UE è un bene" registra 1.434 con tre asterischi e valore p di 0.000.
La riga della Costante riporta un coefficiente di -1.232 e valore p di 0.195.
Nelle righe conclusive di riepilogo del modello, il valore di N è pari a 1003 e il Pseudo R-quadrato è pari a 0.468. In calce, una nota specifica i livelli di significatività degli asterischi: un asterisco per p minore di 0.05, due asterischi per p minore di 0.01 e tre asterischi per p minore di 0.001.

Il governo sembra avere coscienza di questa situazione di chiaro svantaggio per il SI al sud. In quest’ottica si possono leggere le aperture sulla costruzione del ponte sullo stretto e, più recentemente, le promesse di sgravi fiscali per chi assume in aree svantaggiate del paese. Sotto questo aspetto il nostro sondaggio va preso con una certa cautela. Le rilevazioni, infatti, si sono chiuse il 7 di novembre. I dati potrebbero quindi non incorporare cambiamenti intervenuti negli ultimi giorni in conseguenza degli eventi più recenti. Inoltre occorre precisare come il nostro campione sia rappresentativo della popolazione nazionale, mentre i rispondenti intervistati al sud potrebbero non essere pienamente rappresentativi della popolazione meridionale. In ogni caso, possiamo affermare che questa è la fotografia scattata un paio di settimane fa. Se e quanto il SI possa avere recuperato al sud da allora non possiamo stimarlo. Fra quindici giorni basterà attendere i risultati per vedere come sarà andata a finire. Le nostre analisi indicano che nei giorni che restano la campagna per il SI farebbe bene a concentrarsi sul voto meridionale.


[1] Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Umbria.