Chi vince e chi perde con il rebus proporzionale

di

Roberto D'Alimonte

Montecitorio

Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 7 giugno

A differenza di quanto pensano in molti è relativamente semplice capire quale sarà l’esito delle prossime elezioni con il sistema elettorale in gestazione. L’unica incognita è rappresentata dalla soglia di sbarramento. (pestkill.org) Quanti partiti la supereranno? Sulla base dei dati di oggi solo quattro. Con quelli di domani potrebbero essere al massimo sette. Il confronto simulato tra questi due scenari ci dice parecchie cose.

Se si esclude una maggioranza del fronte populista (M5s e Lega) e si assume che il movimento di Beppe Grillo continui a essere indisponibile a fare alleanze, qualunque coalizione di governo deve includere Pd e Forza Italia. Questi due partiti sono condannati a stare insieme. In altri termini, Silvio Berlusconi sarà indispensabile, e forse non basterà. Per lui il sistema tedesco è una manna. È inutile che lui da una parte ed Ettore Rosato (capogruppo Pd) dall’altra, facciano interviste per escludere questa ipotesi. O che Romano Prodi, Walter Veltroni e tutti i nostalgici dell’Ulivo cerchino di scongiurarla richiamandosi ai bei tempi andati. La realtà – o meglio la verità – è un’altra.

Un governo Pd-Fi è più probabile in uno scenario a quattro partiti, grazie ai voti dispersi e quindi all’effetto maggioritario della soglia. Ma saranno determinanti di nuovo, come nel 2006, gli eletti della circoscrizione estero, oltre a trentini e altoatesini. In ogni caso maggioranza fragile.

Tab. 1 – Distribuzione dei seggi in base alla legge elettorale in discussioneTabella statistica incentrata sulle proiezioni elettorali che mostra le intenzioni di voto percentuali, la ripartizione dei seggi alla Camera dei deputati tra Italia ed Estero e le possibili coalizioni di governo con i rispettivi seggi totali.
Nella prima sezione dedicata ai singoli partiti, i dati indicano: il M5s ottiene il 29,4% delle intenzioni di voto, 212 seggi in Italia, 1 seggio all'Estero e 213 seggi Totali. Il Pd registra il 29,1% delle intenzioni di voto, 212 seggi in Italia, 6 seggi all'Estero e 218 seggi Totali. Forza Italia (Fi) ottiene il 13,2% delle intenzioni di voto, 95 seggi in Italia, 2 seggi all'Estero e 97 seggi Totali. La Lega Nord (Ln) registra il 12,8% delle intenzioni di voto, 93 seggi in Italia e 93 seggi Totali. Fratelli d'Italia (Fdi) ottiene il 4,7% delle intenzioni di voto. La lista Mdp-Pisapia registra il 3,2% delle intenzioni di voto. La lista Ap-Centro ottiene il 2,6% delle intenzioni di voto. La voce Altri raccoglie il 5,0% delle intenzioni di voto, con 6 seggi in Italia contraddistinti da una nota, 3 seggi all'Estero e 9 seggi Totali. I totali della prima sezione sono pari a 100% per le intenzioni di voto, 618 seggi in Italia, 12 seggi all'Estero e 630 seggi Totali complessivi.
Nella seconda sezione focalizzata sulle coalizioni possibili, i dati mostrano: la coalizione Pd più Fi, evidenziata in testo rosso, raggiungerebbe 315 seggi totali. La coalizione M5s più Ln otterrebbe 306 seggi totali. La voce Altri registra 9 seggi totali, per un totale complessivo finale che chiude a 630 seggi.
In calce alla tabella è presente una nota a pié di pagina legata alla voce dei 6 seggi italiani per gli altri partiti che specifica: tre seggi della SVP, uno del PATT, uno dell'UpT (Dellai) e uno del vincitore del collegio uninominale valdostano.

In uno scenario a sette è praticamente certo che Pd e Fi non arriveranno alla maggioranza assoluta. Avranno bisogno di Angelino Alfano o di Giuliano Pisapia con Mdp. E non è detto che basti. I dati di oggi dicono di no. Più probabile che debbano mettersi tutti insieme da Pisapia ad Alfano per fare un governo che assomiglierà a una specie di “arco costituzionale in chiave europea” per arginare il fronte populista. Dall’anti-comunismo all’anti-populismo.

Con questo sistema proporzionale e la presenza ingombrante del M5s una maggioranza di centrosinistra o una maggioranza di centrodestra appartengono al libro dei sogni. Insieme Pd e la sinistra di Pisapia-Mdp non possono arrivare al 50% dei seggi.

Tab. 2 – Simulazione corretta per far arrivare al 5% Pisapia, Alfano e MeloniTabella statistica incentrata sulle proiezioni elettorali che mostra le intenzioni di voto percentuali, la ripartizione dei seggi alla Camera dei deputati tra Italia ed Estero e le possibili coalizioni di governo con i rispettivi seggi totali.
Nella prima sezione dedicata ai singoli partiti, i dati indicano: il M5s ottiene il 29,4% delle intenzioni di voto, 212 seggi in Italia, 1 seggio all'Estero e 213 seggi Totali. Il Pd registra il 29,1% delle intenzioni di voto, 212 seggi in Italia, 6 seggi all'Estero e 218 seggi Totali. Forza Italia (Fi) ottiene il 13,2% delle intenzioni di voto, 95 seggi in Italia, 2 seggi all'Estero e 97 seggi Totali. La Lega Nord (Ln) registra il 12,8% delle intenzioni di voto, 93 seggi in Italia e 93 seggi Totali. Fratelli d'Italia (Fdi) ottiene il 4,7% delle intenzioni di voto. La lista Mdp-Pisapia registra il 3,2% delle intenzioni di voto. La lista Ap-Centro ottiene il 2,6% delle intenzioni di voto. La voce Altri raccoglie il 5,0% delle intenzioni di voto, con 6 seggi in Italia contraddistinti da una nota, 3 seggi all'Estero e 9 seggi Totali. I totali della prima sezione sono pari a 100% per le intenzioni di voto, 618 seggi in Italia, 12 seggi all'Estero e 630 seggi Totali complessivi.
Nella seconda sezione focalizzata sulle coalizioni possibili, i dati mostrano: la coalizione Pd più Fi, evidenziata in testo rosso, raggiungerebbe 315 seggi totali. La coalizione M5s più Ln otterrebbe 306 seggi totali. La voce Altri registra 9 seggi totali, per un totale complessivo finale che chiude a 630 seggi.
In calce alla tabella è presente una nota a pié di pagina legata alla voce dei 6 seggi italiani per gli altri partiti che specifica: tre seggi della SVP, uno del PATT, uno dell'UpT (Dellai) e uno del vincitore del collegio uninominale valdostano.

Anche se Pisapia arrivasse al 10% un governo con il Pd sarebbe impossibile. Il modello Milano a livello nazionale non funziona. A meno di non immaginare un (improbabile) straordinario successo di Matteo Renzi. Stessa situazione nel centrodestra. Anche se Berlusconi arrivasse al 21% dei voti, come nel 1994, non riuscirebbe a fare un governo con la Lega e Fdi. Oggi il suo partito viene stimato intorno al 13 per cento. C’è qualche buontempone che pensa che possa arrivare al 37% del 2008? Se c’è , si vada a vedere la percentuale della Lega di allora. Con i dati di oggi, e cioè la Lega Nord sopra il 10% e il M5s sopra il 20%, non è possibile che Fi possa tornare ai fasti di una volta e arrivare al 50% dei seggi con i suoi alleati del centrodestra.

In uno scenario a quattro partiti non si può escludere del tutto che il fronte populista, M5s e Lega Nord, possa arrivare alla maggioranza assoluta. Resta un’ipotesi debole, ma le probabilità non sono zero. Quello che rende un pochino più probabile questo esito è il fatto che gli elettori che voteranno M5s o Lega Nord o Fdi non avranno consapevolezza che l’esito del loro voto potrebbe essere una maggioranza assoluta a favore di questi partiti. Nel caso francese la scelta tra Macron e Le Pen era visibile e chiara. Con un sistema come questo non lo è. In ogni caso questi due partiti oggi valgono circa il 40% dei voti/seggi. Questo dato condiziona pesantemente la formazione dei futuri governi.

In conclusione, fare un governo dopo il voto sarà un rebus. Entreremo in una fase di grande incertezza. Maggioranze fragili e eterogenee. Qualcuno pensa che in fondo non sia un grosso problema. Sopravvivere senza governare è stata la nostra specialità in passato e forse continuerà ad esserlo in futuro. Mercati e Unione europea permettendo. Cosa potrebbe cambiare il quadro delineato fin qui e le conclusioni che ne abbiamo tratto? Solo una cosa: la disgregazione del M5s. Di certo, non qualche punto in più o in meno al Pd, a Fi o agli altri partiti. Piccoli spostamenti di voti non spostano nulla. È il proporzionale, bellezza!