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Il Sud rappresenta l’area geografica pivotale delle prossime consultazioni nazionali. Qui la partita tra il Movimento Cinque Stelle e la coalizione di centrodestra presenta gli esiti più incerti. Nel Meridione, la volatilità elettorale s’accompagna alla fiducia specifica riposta nei notabilati locali, prefigurando risultati imprevedibili.

L’ampio raggio d’intervistati del sondaggio realizzato dal CISE presenta – tra le altre cose – i flussi elettorali tra il ricordo del voto nel 2013 e le intenzioni su chi sostenere invece nel 2018. A primo impatto, emerge la mutazione genetica del Pd: soltanto il 46,8% di coloro che dichiarano d’aver votato cinque anni addietro il centrosinistra affermano oggi di riporre fiducia nel partito guidato da Renzi. Si badi che la coalizione guidata all’epoca da Pierluigi Bersani, “Italia Bene Comune”, avvalorava tra le sue fila anche Sel (oltre al Centro Democratico e alla Svp altoatesina), dimostratasi decisiva col 3,2% per ottenere il premio di maggioranza alla Camera previsto dalla Legge Calderoli. Questo non ridimensiona comunque la portata del cambiamento: il Pd al Sud raccoglie ben il 29,6% della montiana Scelta Civica, nonché il 13,6% degli elettori della lista capeggiata nel 2013 da Antonio Ingroia. Corrobora il tutto il 19,6% tra quelli che votarono altri partiti e il 4 marzo, stando alle intenzioni, premieranno il Partito Democratico. Si tratta del dato – in questa categoria – più alto, che in parte attutisce la scarsa appetibilità nelle regioni meridionali del Pd presso il nuovo elettorato, ovvero i giovani cinque anni fa ancora minorenni (4,9%) e gli astenuti del 2013 che affermano stavolta di recarsi alle urne (6,8%).

Tra quest’ultimi, il maggior effetto mobilitazione proviene dal M5s (19,1%), seppure più della metà (53%) confermi la defezione alla tornata. Il movimento che propone Luigi Di Maio quale candidato premier si contraddistingue per la solidità del suo bacino di consensi, in virtù dell’alta percentuale di riconferme (76,9%). Oltre tre quarti di chi dichiara avere sostenuto il M5s al battesimo elettorale conserva il medesimo orientamento per il 2018. Questa rilevazione acquisisce importanza perché maggiore di 10 punti rispetto all’omonima registrata nel Nord (66,8%) e nella Zona Rossa (65,2%). Il M5s pare dunque mutare fisionomia geografica, ora significativamente sbilanciata al Sud, come se avesse smesso – perlomeno in quest’ambito – l’abito di “partito della nazione” (Emanuele e Maggini 2015). La crescita dei Cinque Stelle dal Lazio alla Sicilia troverebbe così propellente nel voto dei giovanissimi prima esclusi dalla competizione (36,5%) ed anche dai sostenitori di Monti (19,9%). Ciò non meraviglierebbe, considerata la storica eterogeneità socio-economica dell’elettorato pentastellato, il cui rivolgimento verrebbe dichiarato solo dall’esito del 4 marzo.

Il centrodestra regge meglio del Partito Democratico, almeno tenendo in considerazione Forza Italia che conferma il 51,2% di quanti dichiararono di votare per il cartello pure allora composto dal partito di Berlusconi (Pdl), la Lega Nord (sotto la segreteria Maroni) e Fratelli d’Italia. Sorprende come solo il 17,2% e l’8% del bacino elettorale di questo campo dichiari adesso l’intenzione di votare i partiti – rispettivamente – con leader Salvini e Meloni. Di contro, entrambi raccolgono ottime percentuali nelle intenzioni di voto di chi nel 2013 s’espresse per altre liste. Singolare appare il 12,2% di chi ricorda d’aver sostenuto Ingroia e in questa tornata dichiara il sostegno per Forza Italia, per quanto si tratti di un dato risibile a causa della ridotta dimensione elettorale di Rivoluzione Civile. Verosimile, al contrario, il legame intercorrente tra l’elettorato di Ingroia e quello di un altro ex magistrato, suo conterraneo e concittadino: Piero Grasso. Liberi e Uguali difatti attinge un voto su cinque da chi afferma d’aver votato Rc. Al Sud, Leu raccoglie l’11,2% dell’elettorato di centrosinistra a trazione bersaniana, senza intaccare il M5s proprio come nelle altre aree del Paese. Ulteriore ostacolo – questo – alle speranze del centrosinistra di vincere al Sud almeno un collegio uninominale.

Tabella 1 –  I flussi elettorali fra ricordo del voto 2013 (sinistra) e intenzione di voto 2018 (destra) al Sud, destinazioni (clicca per ingrandire)

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Figura 1 – I flussi elettorali fra ricordo del voto 2013 (sinistra) e intenzione di voto 2018 (destra), Sud (clicca per ingrandire)flussi_SUD_fig

Riferimenti bibliografici

Emanuele V., Maggini N., Il Partito della Nazione? Esiste, e si chiama Movimento Cinque Stelle, CISE, 7 dicembre 2015.

Raniolo F., Tra dualismo e frammentazione. Il Sud nel ciclo elettorale 1994-2008, pagina 143, in D’Alimonte R., Chiaramonte A. (a cura di), Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008, Il Mulino, 2010


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.