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Siamo nel pieno della discussione sulle possibili coalizioni di governo; e un punto chiave (anche se gli interessati per adesso lo hanno escluso nettamente) è se il Movimento 5 Stelle possa costruire una coalizione di governo con il PD oppure con la Lega. Al di là delle strategie politiche, a noi qui interessa un dato sociologico: quanto sono sovrapponibili gli elettorati di questi partiti? Non tanto per caratteristiche sociali, ma in termini di opinione sui singoli temi: l’elettorato 5 Stelle è più simile a quello del PD o a quello della Lega? E su quali temi ci sono maggiori vicinanze o potenziali conflitti insanabili?

Per rispondere a questa domanda abbiamo utilizzato i dati di un’indagine, svolta nelle ultime settimane prima del voto, in cui abbiamo sondato l’opinione degli intervistati su un gran numero di temi d’attualità. In estrema sintesi, emerge un dato interessante: le basi elettorali dei tre partiti presentano importanti sovrapposizioni, ma anche rilevanti differenze; la base del M5S è forse più simile a quella del PD, da cui è però divisa sul tema della globalizzazione economica e dell’integrazione degli immigrati. In generale, la questione chiave è che – al di là delle etichette sintetiche di sinistra e destra – è inevitabile “spacchettare” la multidimensionalità dello spazio politico nelle tre dimensioni di economia, immigrati e Europa. Solo alla luce di questa distinzione si possono comprendere in modo più chiaro convergenze e distanze tra gli elettorati dei diversi partiti.

Ma vediamo i dati in dettaglio. La tabella 1 riporta 19 affermazioni su temi d’attualità; sono le 19 affermazioni maggioritarie tra i M5S (nel sondaggio, su ogni tema c’erano due affermazioni opposte: qui sono riportate quelle maggioritarie nel M5S). Per ognuna di queste affermazioni viene poi riportata la percentuale di accordo nell’intero campione (tutti i partiti), seguita dalla percentuale d’accordo tra gli elettori di M5S, PD e Lega. Accanto a ciascun elettorato riportiamo poi una lettera (e un colore) che indica se l’orientamento risultante è progressista o conservatore (è evidente che su alcuni temi la classificazione potrebbe essere discussa, ma per semplicità abbiamo fatto una scelta dicotomica).

Un primo dato importante è che l’elettorato M5S è, in effetti, un elettorato “mainstream”. Infatti, su tutti i temi l’affermazione preferita dagli elettori M5S è anche quella preferita dagli italiani. Nella colonna “tutto il campione” troviamo infatti sempre valori superiori al 50%, il che significa che la scelta dell’elettorato M5S è maggioritaria anche tra tutti gli intervistati. Questo dato non deve sorprendere: la caratterizzazione del M5S è infatti su altri temi (condivisi da tutti gli elettorati, quindi non riportati in questa tabella), come la lotta alla corruzione e il rinnovamento della politica; quindi non sorprende che invece sui temi conflittuali della tabella la posizione degli elettori M5S sia simile alla media del campione.

In generale, non è difficile notare come nel M5S ci sia una prevalenza di orientamenti progressisti. Su 19 temi, 15 hanno infatti un segno progressista. Ce ne sono tuttavia 4 su cui l’elettorato M5S vede prevalere un’orientamento conservatore: limitare l’accesso dei rifugiati, depenalizzare l’eccesso di legittima difesa, ridurre l’accesso ai servizi sociali per gli immigrati (il cosiddetto “sciovinismo del welfare”), e la contrarietà allo ius soli. In questo senso, l’elettorato M5S (peraltro in linea con l’intero campione, anche se con percentuali lievemente maggiori) rappresenta un caso di un fenomeno già conosciuto in altri paesi europei, ovvero quello dei “left-authoritarians”: cittadini che hanno opinioni di sinistra su temi economici, ma che invece sono conservatori su temi culturali, soprattutto per quello che riguarda l’immigrazione.

Ma veniamo al confronto con l’elettorato PD. Qui va sottolineato che in realtà alcuni orientamenti conservatori degli elettori M5S sono condivisi anche da quelli del PD (e ovviamente da quelli della Lega): il voler limitare il numero di rifugiati e voler depenalizzare l’eccesso di legittima difesa. La distinzione tra i due elettorati emerge invece su tre temi chiave. Due di questi sono legati all’immigrazione: lo sciovinismo del welfare (è d’accordo il 63% nel M5S, contro il 40% nel PD; 60% nell’intero campione) e lo ius soli (nel M5S il 63% è contrario, mentre nel PD solo il 24% è contrario; 56% di contrari nell’intero campione). Infine, l’ulteriore tema di distinzione è relativo alla globalizzazione economica: per il 66% degli elettori M5S questa andrebbe limitata, mentre solo il 38% degli elettori PD condivide questo orientamento (a fronte di un 55% nell’intero campione).

Questi dati ci dicono qualcosa di importante: che la difficoltà di classificare un partito come il M5S emerge proprio dal fatto che il suo elettorato sfida le categorie ideologiche tradizionali, combinando in modo inedito posizioni tradizionalmente considerate di destra con altre considerate di sinistra. Un tratto che tuttavia ormai contraddistingue anche altri partiti, come si vede dalla tabella. Qui la chiave è di distinguere anzitutto i temi economici da quelli culturali (relativi cioè ai diritti civili e all’immigrazione). In questo caso emerge chiaramente come la differenziazione tra elettorato M5S e PD sia sostanzialmente sui temi culturali dell’immigrazione, mentre c’è somiglianza sui temi economici. Unica eccezione è la globalizzazione economica, dove la posizione di sinistra (controllare e limitare la globalizzazione economica, tema introdotto dai “no global” alla fine degli anni ’90) è nettamente maggioritaria nel M5S, ma minoritaria nel PD.

Tabella 1- Opinioni degli elettorati M5S, PD e Lega (e intero campione) su 19 temi d’attualità

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Veniamo infine al confronto con la Lega. Anzitutto va osservato che, su quasi tutti i temi economici, gli elettori della Lega condividono i loro orientamenti complessivi (ovvero quelli scelti dalla maggioranza di loro) sia col M5S che col PD: uniche eccezioni sono la flat tax e la libertà delle imprese di assumere e licenziare (anche se qui gli elettori della Lega sono in realtà solo leggermente differenziati. Similitudini tra i tre elettorati si registrano anche sulla limitazione dei rifugiati e sulla depenalizzazione dell’eccesso di legittima difesa.

Nella parte medio-bassa della tabella troviamo invece alcuni temi dove è la Lega ad essere più vicina al M5S. Anzitutto sulla limitazione della globalizzazione, e poi sulle posizioni conservatrici su ius soli e sciovinismo del welfare: qui gli elettori leghisti sono simili al M5S e contrapposti al PD.

Infine, l’Europa. Qui di nuovo si registra una convergenza tra elettorati M5S e PD, con la Lega in posizione diversa. Come quelli PD, gli elettori M5S sono infatti in maggioranza favorevoli a rimanere nella UE e nell’Euro, mentre quelli della Lega sono in maggioranza per uscirne.

Di conseguenza, qual è in sintesi il risultato? Quali sono gli elettorati più vicini in termini di opinioni sui temi (si noti bene: non i partiti coi loro programmi, e i loro dirigenti)? La risposta, come è ormai chiaro, ha senso solo distinguendo le aree tematiche. In questo senso si può forse dire che c’è una convergenza lievemente maggiore tra M5S e PD: entrambi condividono gli orientamenti economici (tranne la globalizzazione) e quelli su Europa e Euro, mentre sono divisi da alcuni orientamenti sugli immigrati. Anche M5S e Lega condividono due aree tematiche (economia e immigrazione, mentre sono divisi sull’Europa); tuttavia ci sono alcuni temi economici su cui gli elettori della Lega sono su posizioni leggermente più di destra (flat tax, liberalizzazione del mercato del lavoro), tanto da suggerire (anche se in modo impressionistico) una sovrapponibilità leggermente minore.

In conclusione, il quadro che emerge, in linea con le ricerche internazionali, è quello di una chiara multidimensionalità dello spazio politico. La compresenza della dimensione economica, di quella culturale e di quella dell’Europa rende comprensibili le aree di sovrapponibilità e distinzione dei diversi elettorati. In questa fase di chiusura reciproca queste considerazioni sugli elettorati non appaiono rilevanti per la formazione del governo; chissà che non lo diventino nelle prossime settimane.