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All’indomani della formazione del nuovo governo a guida M5S e Lega, le prossime elezioni amministrative assumono una rilevanza non solo locale. I circa 7 milioni di elettori potrebbero dare un giudizio non solo sulle amministrazioni precedenti ed i nuovi candidati, ma anche sugli ultimi (convulsi) mesi di trattative seguiti alle elezioni del 4 marzo. Come già evidenziato in un articolo recente, il Movimento 5 Stelle si presenta a questa tornata con la consapevolezza di essere più debole a livello locale rispetto ai principali competitor, mentre la Lega testerà la tenuta della preminenza all’interno del centrodestra conquistata a scapito di Forza Italia. In questo articolo presentiamo il quadro delle alleanze in campo in queste elezioni, nonché le amministrazioni uscenti, con particolare riferimento ai 109 comuni superiori ai 15.000 abitanti chiamati alle urne.

L’offerta elettorale

Partendo dalla distribuzione geografica delle candidature, balzano agli occhi alcuni dati preliminari interessanti (Tab. 1). La competizione tripolare riscontrata a livello nazionale si riflette ancora una volta a livello locale: il centrosinistra, il centrodestra e il Movimento 5 Stelle si contenderanno la vittoria al Nord, nella Zona Rossa e al Sud, mentre il centro è pressoché scomparso dai radar politici. Rimane, in ogni caso, una componente a sinistra del Partito Democratico e dei suoi alleati non trascurabile, per lo meno a livello di candidature: più difficile prevedere un successo sul piano elettorale, anche perché a livello di capoluoghi questo “quarto polo” si presenta spesso diviso – infatti ha più di un candidato per città di media (1,2). Il PD e Forza Italia, invece, concorrono in tutti i capoluoghi[1]; quest’ultima tuttavia deve fare i conti con 14 candidati sostenuti solo da Lega, Fratelli d’Italia o (più frequentemente) altri partiti di destra. Il M5S non si presenta a Siena e Vicenza: nel primo caso la certificazione è venuta a mancare a causa dello scontro tra i vertici e la base del partito, la quale aveva in precedenza contestato la candidatura di un ex-PDL nel collegio uninominale alle ultime elezioni, arrivando a proporre un proprio candidato sindaco. Nel secondo caso, non sono state fornite esplicite giustificazioni rispetto alla mancata certificazione. Allargando lo sguardo a tutti i comuni chiamati al voto, si può constatare come il PD e Forza Italia concorrano nella quasi totalità delle città al Nord e nella Zona Rossa, mentre al Sud, sono presenti con il proprio simbolo rispettivamente in 54 e 55 comuni sui 66 superiori al voto. Non è un caso che proprio al Sud, dove ha raccolto più consensi il 4 marzo, il M5S abbia, seppure di poco, una maggior penetrazione in termini di candidature totali rispetto ai partiti mainstream – corre infatti in 57 comuni. Al Nord e nella Zona Rossa, al contrario, il minore radicamento attuale si riflette con la candidatura rispettivamente in “soli” 19 comuni su 27 e 13 su 16. Così, il M5S continua ad essere, a livello nazionale, il polo dell’attuale tripolarismo italiano meno presente alle comunali. Ma nel 2018 questo deriva esclusivamente dalla sua minore presenza nel centro-nord, perché invece al Sud è il più presente.

In generale, si riscontra una maggiore frammentazione nei comuni capoluogo e nella Zona Rossa, che presentano una media più alta (rispettivamente di 6,3 e 6,1) di candidati sindaco, rispetto al Nord (5) e al Sud (5,3). La prospettiva viene parzialmente ribaltata guardando al numero di liste a sostegno dei candidati sindaco. Dopo i comuni capoluogo (18,2), il Sud è l’area italiana in cui sono presenti più liste (16,8) contro una media italiana del 15,2. Nel meridione, dunque, un candidato sindaco è mediamente sostenuto da oltre tre liste. La maggiore frammentazione al Sud, ma solo in quanto a liste in corsa, e non ai candidati sindaco, non è un fenomeno nuovo, ma anzi pare ormai consolidato alle comunali in Italia. Potrebbe essere legato alla forza del notabilato in questa area che, attraverso la presentazione di un maggior numero di liste a sostegno di un minor numero di candidati, può avere un maggior controllo sul voto e misurare al contempo la propria forza elettorale. La Zona Rossa fa da contraltare a questa tendenza del Sud: in questo caso la maggiore frammentazione nella competizione per il sindaco viene controbilanciata da un minor numero di liste (13,6). Così, ciascun candidato è sostenuto mediamente da poco più di 2 liste. Infine, il Nord (12,2) presenta un andamento in linea con il ridotto numero di candidati per ogni comune: sono così in media 2 e mezzo le liste a sostegno di ciascun candidato sindaco.

Per quanto riguarda il numero di liste presentate dai vari poli, il primo dato da sottolineare riguarda il M5S: coerentemente con la propria linea improntata a non stringere alleanze pre-elettorali, non risultano candidati del M5S sostenuti da altre liste. I candidati del centrodestra targato Forza Italia sono quelli sostenuti da un maggior numero di liste in tutte le aree geografiche analizzate: 5,2 di media nazionale, con picco di 5,9 per il Sud. Seguono le liste a sostegno dei candidati sostenuti dal PD, con una media di 4 a livello nazionale; e le liste a sostegno di candidati Lega, FDI o altre liste/partiti di destra (2,3). In quest’ultimo caso è interessante notare come vi sia una maggiore frammentazione al Nord (2,6) rispetto al Sud (2,3).

Tab. 1 – Offerta elettorale alle comunali 2018 per zona geopolitica (clicca per ingrandire)com18_riepilogo_offerta

Il colore politico delle amministrazioni al voto

Per ciò che concerne le vittorie alle precedenti comunali nelle città chiamate al voto in questa tornata elettorale (Tab. 2), la proporzione rispetto al 2017 rimane pressoché invariata nel caso del centrosinistra a targa PD. Amministrava 76 comuni superiori sui 149 al voto nel 2017 (51%); sono 57 su 108 (52,7%) nel 2018. Bisogna tenere presente che per i tre quarti dei comuni chiamati al voto (80 su 109), le precedenti comunali si svolsero nel 2013, in un momento di forte difficoltà del centrodestra berlusconiano, e così il centrosinistra ottenne un ottimo risultato complessivo.

Nel caso del centrodestra di Forza Italia si registra una lieve flessione: erano 40 (il 26,8%) l’anno scorso, sono 23 (il 21,3%) quest’anno. Il M5S passa da 3 a 4 candidati uscenti: da registrare in questo caso che, come accaduto l’anno passato per Parma, alcuni comuni governati dai pentastellati avranno un incumbent che correrà nuovamente, ma non sotto il simbolo M5S. Si tratta del comune di Pomezia, dove l’uscente Fabio Fucci corre con una lista civica (Essere Pomezia), contro il candidato ufficiale dei “grillini”, nonché Presidente del Consiglio Comunale uscente, Adriano Zuccalà; e del comune di Quarto, dove Rosa Capuozzo sarà sostenuta dalla lista Coraggio Quarto e dal partito lanciato recentemente proprio da Federico Pizzarotti, Italia in Comune. Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle amministrazioni al voto, 20 dei 57 sindaci di centrosinistra sono al Nord (24 al Sud), mentre sono solamente 4 su 23 nel centrodestra; i 4 sindaci del M5S e 17 su 23 del centrodestra sono invece al Sud. Ciò significa che il centrosinistra era stato quasi egemone al centro-nord, mentre invece il Sud era stato molto più competitivo. Sarà molto difficile che tale risultato possa ripetersi, e il rischio di una pesante batosta appare dietro l’angolo.

Se da un lato è vero che per poter proiettare i risultati su scala nazionale si guarderanno soprattutto le percentuali e i voti assoluti conquistati da ogni singolo partito, è pur vero che il numero di amministrazioni conquistate avrà una importanza decisiva. Sotto quest’ultimo aspetto, il M5S avrà poco da perdere in questa tornata. Nel centrodestra, invece, più che ai comuni vinti dalla coalizione si peseranno, come ricordato, i voti ottenuti dalla Lega e da Forza Italia. Sarà, infine, interessante capire dove andranno a confluire i 7 comuni governati da sindaci di centro nel sud Italia, stante la difficile situazione che l’ex terzo polo sta incontrando attualmente.

Tab. 2 – Coalizione vincente delle precedenti elezioni comunalicom18_colore_amm

I sindaci uscenti

Un ultimo dato di interesse riguarda i sindaci uscenti che si ripresentano per un nuovo mandato da primi cittadini (Tab. 3): recenti analisi sulle elezioni comunali hanno infatti sottolineato l’importanza dell’incumbency factor nel determinare risultati positivi per la parte politica di appartenenza degli incumbent. A livello nazionale si nota una divisione a metà tra i comuni con sindaci in corsa per un nuovo mandato (54) e quelli che non vedono l’incumbent in campo in queste elezioni (55). Quest’ultimo dato aggrega sia chi è ha scelto di non ricandidarsi per un secondo mandato, sia chi, al termine del secondo, non può ripresentarsi alle elezioni[2]. Tuttavia, l’equilibrio fra comuni con e senza l’uscente in campo registrato a livello nazionale non si mantiene nelle diverse zone del paese: al Sud, il 60,6% dei comuni non vede i sindaci uscenti in corsa, quota questa assai più alta rispetto al Nord (37,5%) e alla Zona Rossa (33,3%). Stessa sproporzione si nota guardando al colore politico dell’incumbency: il centrosinistra ripresenta circa il 65% degli amministratori, mentre nel centrodestra solo 4 su 23 sono ricandidati. Nel M5S i due casi di incumbent in corsa nel 2018 sono i già menzionati casi di Pomezia e Quarto in cui l’uscente non corre stavolta per il Movimento.

Tab. 3 – Comuni con e senza il sindaco uscente candidato nel 2018com18_uscenti

In conclusione

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, i motivi di interesse di questa tornata elettorale sono molteplici e, nonostante la scarsa attenzione mediatica riservata in queste settimane, sicuramente potranno avere ripercussioni politiche nel breve periodo. Il PD sembra essere il partito che rischia maggiormente, avendo il maggior numero di amministrazioni da difendere, in una congiuntura politica che definire negativa sarebbe eufemistico. Infatti, allo storicamente basso risultato del 4 marzo, si somma la fresca formazione del governo giallo-verde, che potrebbe premiare Lega e M5S per via della luna di miele che tipicamente unisce elettorato e governo nei suoi primi mesi di vita (Stimson 1976). Alla vigilia, tuttavia, possiamo aspettarci che il centrosinistra riesca a difendersi meglio in quel 65% di comuni in cui il sindaco uscente è nuovamente il campo.

Anche il centrodestra, pur rimanendo formalmente unito, potrebbe utilizzare la tornata elettorale per testare la propria tenuta e misurare i rapporti di forza interni. La sinistra radicale, ferme restando le proprie divisioni storiche, anche in un momento di difficoltà di uno suo competitor (il PD) arriva alle urne sparpagliato in più componenti, cosa che difficilmente potrà aiutare elettoralmente. Infine, sotto la lente d’ingrandimento finirà ancora una volta lo scarso radicamento a livello locale del M5S: se la cronica differenza tra risultati elettorali e locali è ormai comprovata, questa volta – e in particolar modo al Sud, dove si trovano la maggioranza dei comuni al voto – il M5S partirà da un risultato travolgente raggiunto solo pochi mesi fa: è lecito quindi aspettarsi una nuova avanzata gialla per lo meno per quanto riguarda il numero assoluto di amministrazioni comunali a guida grillina.

Riferimenti bibliografici

D’Alimonte, R. (2012), ‘Il quadro complessivo dell’offerta nei comuni capoluogo’, in De Sio, L. e A. Paparo (a cura di), Le elezioni comunali 2012, Dossier CISE(1), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 43-44.

Emanuele, V. e Marino, B. (2016), ‘Follow the candidates, not the parties? Personal vote in a regional de-istituzionalized party system’, Regional and Federal Studies, 26(4), pp. 531-554.

Emanuele, V. e Paparo, A. (2017), ‘Il centrodestra avanza, il Pd arretra: è pareggio. I numeri finali delle comunali’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017, Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 191-199.

Maccagno, A. e Gatti, C. (2017), ‘L’identikit dei candidati nei comuni capoluogo’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017, Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 99-101.

Paparo, A. e Cataldi, M. (a cura di) (2014), ‘Le elezioni comunali 2013’,  Dossier CISE(5), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali.

Paparo, A. (2017a), ‘Elezioni comunali 2017: il centrodestra unito avanza, il centrosinistra diviso arretra, il M5S non sfonda. A dominare è la disaffezione’, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, 77, pp. 115-143.

Paparo, A. (2017b), ‘Alla ricerca della stabilità perduta: a livello
locale domina la volatilità’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017, Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 205-212.

Stimson, J. A. (1976), ‘Public support for American presidents: A cyclical model’, Public Opinion Quarterly40(1), pp. 1-21.


NOTA:

Sinistra alternativa al PD riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra PAP, RC, PCI, PC, MDP, LEU, SI, Verdi, IDV, Radicali, ma non dal PD;

il Centrosinistra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia il PD;

il Centro riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra  NCI, UDC, CP, NCD, FLI, SC, PDF, DC, PRI, PLI;

il Centrodestra  è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia FI (o il PDL);

la Destra riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra  Lega, FDI, La Destra, MNS, FN, FT, CasaPound, DivBell ma non FI (o PDL).

Quindi, se un candidato è sostenuto dal PD o da FI (o PDL) è attribuito al centrosinistra e al centrodestra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno.

[1] Per i conteggi qui riportati sono considerate a tutti gli effetti come liste dei vari partiti quelle liste civiche che, pur non presentando il nome ufficiale di alcun partito, sono risultate chiaramente riconducibili (per nome, simbolo, o ispirazione) ad un partito nazionale, e che corrono in comuni dove la lista ufficiale di quel partito non è presente. Si pensi ad esempio alle svariate liste Forza “Comune” disseminate fra le diverse città al voto.

[2] Tra questi si segnala il caso di Trapani, che alle amministrative dello scorso anno, non ha eletto un sindaco.