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Come abbiamo visto, sono stati 109 i comuni superiori ai 15.000 abitanti coinvolti dalla tornata elettorale di questa domenica. Abbiamo già analizzato i risultati in termini di numeri di comuni vinti e ballottaggi conquistati. In questo articolo analizziamo i risultati complessivi per partiti e coalizioni nell’aggregato costituito da questo insieme di comuni.

Dobbiamo innanzitutto precisare come questo campione appaia piuttosto sbilanciato verso sud. Infatti sono ben 66 i comuni meridionali, ovvero il 62% del totale, quota che raggiunge i due terzi se guardiamo agli elettori chiamati alle urne. Così, come visibile nella Tabella 1, nel complesso dei 109 comuni, il M5S alle recenti politiche aveva sfiorato il 40% (39,2, 6,5 punti oltre lo storico risultato nazionale). Il M5S era non solo il primo partito, ma anche la prima coalizione, con oltre 5 punti di margine sul centrodestra (fermo al 33,8%), e quasi il doppio del voti del centrosinistra (19,7%).

Quindi, le percentuali che osserveremo alle comunali non sono immediatamente interpretabili come possibili risultati elettorali che si registrerebbero in un’elezione che coinvolgesse l’intero corpo elettorale. Questa premessa è doverosa se si vuole cercare di cogliere, dai risultati di queste elezioni comunali, qualche indicazione circa la forma elettorale dei diversi attori politici.

Ma procediamo con ordine. Nell’aggregato dei 109 comuni, in queste comunali, la prima coalizione è stata quella di centrodestra. Candidati con Forza Italia in coalizione hanno  infatti raccolto, complessivamente, il 33% dei voti maggioritari, quasi 6 punti in più di quelli sostenuti da coalizioni che comprendevano il PD (27,1%). I candidati del M5S sono invece stati scelti da poco più di un elettore su 10 (l’11,5%). Quasi un voto su cinque è invece andato a candidati civici. Quella del PD è stata la lista di partito più votata, con però appena l’11,4%, seguita dal M5S (10%), Lega (9,1%), e FI (6,7%).

Tenendo conto dello sbilanciamento geografico del campione di comuni, queste cifre corrisponderebbero, in elezioni comunali svoltesi in tutti i comuni, a un 9,6% per i candidati del M5S, 36% per il centrodestra (con la Lega 12% e FI al 6), e 31,5% per il centrosinistra (con il PD all’11,4%). La Lega sarebbe quindi il primo partito, mentre il centrosinistra sarebbe meno lontano dal centrodestra. Comunque, anche queste cifre sono esclusivamente relative a un voto locale, per quanto distribuito su tutto il territorio, e quindi di difficile interpretabili se non contestualizzate.

Il primo termine di paragone, per potere inquadrare i risultati delle comunali 2018 è rappresentato dalla precedente elezioni omologhe, le comunali 2013. Il M5S fa segnare una crescita di 3 punti (con tasso di crescita a pari a circa il 35%), il centrosinistra arretra di 8 punti (5 dei quali persi dal PD), con una simmetrica crescita del centrodestra, (pari a 6,6 punti), trascinata dalla Lega. Infatti, il partito di Salvini da solo è cresciuto di 7,5 punti, quasi sestuplicando il proprio risultato delle precedenti comunali, mentre FI è arretrata di quasi 4, arretrando quindi di oltre un terzo.

Dal confronto con le comunali precedenti, emergono anche la sostanziale stabilità dei risultati dei candidati di sinistra alternativi al PD e di destra alternativi a FI, e la sparizione del centro. Cinque anni fa candidati appoggiati solamente da partiti di centro erano al 6,1%, oggi all’1,6%.

Tab. 1 – Risultati per liste e coalizioni aggregati nei 109 comuni superiori al voto, 2013 e 2018[1] (clicca per ingrandire)tableu ITA.JPG

Tra 2013 e 2018, tuttavia, molta acqua è passata sotto i ponti della politica italiana, per cui il mero confronto con le precedenti comunali, per quanto omogeneo, non è sufficiente per potere compiutamente interpretare in chiave politica i risultati di queste comunali. Torneremo sul punto fra un momento. Prima, diamo uno sguardo ai risultati registrati nelle diverse zone geopolitiche del paese. Iniziando dal Nord (Tab. 2), l’elemento che subito emerge è la maggiore concentrazione dei voti sulle liste dei principali partiti. I quattro più grandi superano complessivamente la metà dei voti (contro il 37% dell’aggregato complessivo dei 109 comuni), mentre le civiche si fermano poco oltre il 7%. La Lega è prima con il 21,8%, in crescita del 150%; segue il PD, distanziato di un punto e in calo, ma un tasso un poco più basso della media nazionale. Sono invece staccati sia FI (7,3%) che il M5S (5,6%). Forza Italia è in calo esattamente come nell’insieme dei 109, ma qui anche il M5S arretra (-32%). Il centrosinistra complessivamente cede appena un paio di punti, attestandosi comunque al 38,8%, ma è scavalcato dal centrodestra, che ne guadagna 10 (+35%).

Tab. 2 – Risultati per liste e coalizioni aggregati nei 27 comuni superiori al voto nel Nord, 2013 e 2018 (clicca per ingrandire)tableu N.JPG

Nella Zona Rossa il centrosinistra riesce a mantenere la palma di prima coalizione, ma ha lasciato sul terreno oltre 13 punti percentuali (-30%). Il tasso è identico a quello del PD, che perde 9 punti, fermandosi al 21,5%, comunque saldamente primo partito. La coalizione, invece è insediata dal centrodestra, che ha quasi raddoppiato il proprio risultato delle precedenti comunali, arrivando al 32,1%. Impressionante la crescita della Lega: praticamente assente alle precedenti comunali, ha raccolto un voto su sei la scorsa domenica. Anche qui, invece, FI cede circa il 40%. Sostanzialmente stabile il M5S.

Tab. 3 – Risultati per liste e coalizioni aggregati nei 16 comuni superiori al voto nella Zona Rossa, 2013 e 2018 (clicca per ingrandire)tableu Z.JPG

Il Sud è, come alle politiche, la Zona dove i vincitori hanno i più ampi margini di vantaggio, come già alle politiche. Stavolta, però, la coalizione vincente non è il M5S ma il centrodestra. Pur con la avanzata più bassa fra le tre zone (3 punti e mezzo, pari a un tasso di crescita del 13%), e fermandosi al risultato più basso (31,2%), infatti, ha 10 punti di vantaggio sul centrosinistra, che arretra di quasi il 30%, cedendo 8,7 punti percentuali. Il M5S raccoglie al Sud un risultato che addirittura è più basso di quello della Zona Rossa, ma qui fa registrare una crescita dell’80% (quasi 6 punti percentuali). Infine, merita di essere sottolineata l’ulteriore crescita dei voti raccolti dai candidati civici e dalle liste a loro sostegno, che superano in entrambi i casi il 20%, ma che per la competizione maggioritaria sfiorano il 25%.

Tab. 4 – Risultati per liste e coalizioni aggregati nei 66 comuni superiori al voto nel Sud, 2013 e 2018 (clicca per ingrandire)tableu S.JPG

Torniamo ora al nostro tentativo di ricavare da queste comunali indicazioni sullo stato di salute elettorale dei partiti. Come abbiamo detto, non è sufficiente il semplice confronto con le comunali precedenti. Per interpretare al meglio i risultati registrati alle comunali 2018, abbiamo elaborato la Tabella 5, che mostra, per le principali coalizioni e partiti, la capacità di confermare alle comunali i voti raccolti alle politiche. Si tratta di un indicatore che abbiamo sviluppato precisamente allo scopo di potere comparare le performance elettorali osservate in elezioni comunali.

Si nota immediatamente come, fra 2013 e 2018, si registri una sostanziale stabilità nei rendimenti alle comunali. Infatti, i rendimenti delle liste dei partiti sono sostanzialmente identici. Tuttavia, si segnalano lievi flessioni nei rendimenti dei partiti mainstream (PD e FI), tutt’altro che sorprendenti se consideriamo che sono partiti di opposizione ad un governo appena formatosi; mentre la Lega migliora di poco il proprio rendimento. Sorprendentemente, invece, alla luce delle attese per i possibili effetti positivi derivanti dalla luna di miele fra il nuovo governo e gli elettori italiani (Stimson 1976), il M5S non migliora il suo basso rendimento.

Qualche variazione di maggior rilievo, ma comunque contenuta, si osserva guardando ai dati disaggregati per zona geografica. Il M5S peggiora sensibilmente il proprio rendimento al Nord, mentre questo è leggermente in crescita nel resto del paese. Il rendimento della Lega cala leggermente al Nord, ma quintuplica nelle regioni rosse e cresce ancor di più al Sud. Interessante rilevare come nella Zona Rossa il rendimento della Lega sia addirittura migliore di quello dell’ex partito egemone, cui radicamento territoriale e classe dirigente locale dovrebbero garantire una migliore capacità di mobilitare i propri elettori anche alle comunali. Venendo quindi al PD, questo migliora di ulteriori 8 punti il proprio già lusinghiero rendimento al Nord, ma questo cala di 10 punti al Sud (mentre è stabile per la Zona Rossa).

Anche guardando ai poli, un quadro di stabilità emerge. Il M5S ha confermato esattamente il suo scarso rendimento (appena il 27%). Il Movimento peggiora il proprio rendimento di oltre 10 punti al Nord (dove si ferma al 19%), mentre è sostanzialmente stabile nel resto del paese. Il centrosinistra si è, poi, confermato il polo con il miglior rendimento alle comunali, aumentandolo di 6 punti. Questo è dovuto principalmente al Sud, dove il rendimento del centrosinistra cresce di 17 punti, perché invece nella Zona Rossa è calato di 8 punti, fermandosi al di sotto di quota 100%.

Il centrodestra è il polo che fa registrare la variazione più rilevante. Ha infatti migliorato il proprio rendimento alle comunali piuttosto sensibilmente, di oltre 10 punti. Questo è dovuto alla Zona Rossa e, ancor di più, al Sud, perché, al contrario, il rendimento del centrodestra al Nord è calato.

Tab. 5 – Rendimenti elettorali alle comunali rispetto alle politiche di pochi mesi prima, 2013 e 2018ratios_aggr_zgp

In conclusione, in attesa dei ballottaggi che stabiliranno definitivamente vincitori e vinti di queste comunali 2018, possiamo dire anche i risultati in termini di voti raccolti, come quelli in termini di amministrazioni e secondi turni conquistati, indicano chiaramente il perdurare delle difficoltà del M5S a livello locale. Neppure lo straordinario risultato del 4 marzo e la formazione del primo governo con suoi esponenti ha cambiato questa ricorrenza empirica. Non solo ha raccolto risultati ben più magri che alle politiche, ma non è riuscito neanche a migliorare il quanto più magri i suoi risultati locali siano rispetto a quelli politici nazionali. Queste comunali confermano, tuttavia, anche la trasformazione della geografia elettorale del M5S fra 2013 e 2018 osservata alle politiche, con una crescita concentrata nel Sud.

Al contrario, il partner di governo del M5S, la Lega, in queste comunali ha fatto bene, migliorando il proprio rendimento al centro-sud, e guidando così l’avanzata del centrodestra, che è diventata la prima coalizione alle comunali nell’insieme delle 109 città, nonostante un calo abbastanza generalizzato fra le diverse zone del paese di FI. Il PD e la sua coalizione si sono difesi abbastanza bene, ma soprattutto al Nord, mentre cali di rendimento si osservano al centro-sud (per l’uno o per l’altra).

Riferimenti bibliografici

Stimson, J. A. (1976), ‘Public support for American presidents: A cyclical model’, Public Opinion Quarterly40(1), pp. 1-21.


[1] Nei dati delle comunali 2018 mancano una sezione ad Ancona, Siracusa e Treviso (in quest’ultimo caso solo per le liste), e due sezioni a Volla, per le quali non erano ancora disponibili i dati al momento della pubblicazione di questo articolo.


NOTA: Nella parte superiore di ciascuna tabella sono presentati i risultati al proporzionale; nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari. Nella parte superiore, ciascuna riga somma i risultati dei relativi partiti, a prescindere dalla coalizione della quale facessero parte. Nella parte inferiore, invece, si sommano i risultati dei candidati (sindaco o di collegio), classificati in base ai criteri sotto riportati. Per le politiche 2013, abbiamo considerato quali i voti raccolti ai candidati quelle delle coalizioni (che sostenevano un candidato premier).

Criteri per l’assegnazione di un candidato a un polo: se un candidato è sostenuto dal PD o da FI (o il PDL) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno. Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico (Altri). Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo PD e FI/PDL che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).

Nella categoria partiti di sinistra rientrano: RifCom, PC, PCI, PAP, FDS, SEL, SI, MDP, LEU, RivCiv. Nella categoria altri partiti di centro-sinistra sono inseriti: Insieme, PSI, IDV, Radicali, +EU, Verdi, CD, DemA.

L’insieme dei candidati sostenuti da almeno una di queste liste, ma non dal PD, costituisce il polo di sinistra alternativa al PD della parte inferiore della tabella. Il polo di centro-sinistra somma, invece, i candidati nella cui coalizione compare (anche) il PD.

Nella categoria partiti di centro rientrano: NCI, UDC, NCD, FLI, SC, CivP, NCD, AP, DC, PDF, PLI, PRI, UDEUR, Idea. Il polo di centro è formato da candidati sostenuti da almeno uno di questi.

Nella categoria partiti di destra rientrano La Destra, MNS, FN, FT, CPI, DivB, ITagliIT. Il polo di destra somma i candidati sostenuti da almeno uno di questi o da Lega o FDI, ma non da FI/PDL. Il polo di centro-destra, invece, è la somma dei candidati nella cui coalizione compare (anche) FI (o il PDL).