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I risultati del primo turno delle elezioni comunali di domenica 10 giugno ci permettono di analizzare il sistema partitico italiano nei principali comuni in seguito allo ‘tsunami elettorale’ del 4 marzo 2018 (Chiaramonte e Emanuele 2018). Naturalmente, bisogna sempre essere cauti nell’estrarre indicazioni di carattere nazionale da competizioni locali, ma sicuramente alcuni elementi che analizzeremo in questo contributo possono aiutarci ad avere spunti di riflessione interessanti

 

Bipolarismo e Frammentazione

Il primo elemento da analizzare riguarda la struttura della competizione. La Tabella 1 presenta, per i 20 comuni capoluogo al voto, i valori dell’indice di bipolarismo (ovvero, la somma delle percentuali di voto ottenute dei due candidati più forti al primo turno), dell’indice di bipartitismo (ovvero, la somma delle percentuali di voto delle due liste più forti), il numero di liste che hanno ottenuto più dell’1% dei voti e, per ognuno di questi indicatori, il confronto in percentuale con le precedenti elezioni comunali.

Tab. 1 – Bipolarismo, bipartitismo, numero di liste sopra l’1% e confronto con le precedenti comunali

indici 20 capoluoghi 2018

Nel 2018 l’indice di bipolarismo si attesta in media  al 68,8%, in lieve aumento rispetto alle precedenti comunali, nonché rispetto alle comunali dell’anno scorso (Chiaramonte e Emanuele 2017). A differenza del 2017, nel quale non vi erano significative differenze tra le tre macro-aree in cui sono stati suddivisi i 20 comuni capoluogo, nel 2018 il primo turno delle comunali ha mostrato una novità degna di nota, ossia la ri-bipolarizzazione del Nord Italia, dove, con un aumento medio di quasi 9 punti percentuali, i due candidati sindaco più votati superano mediamente l’85% dei voti.

Non solo, ma escludendo l’eccezione di Imperia, nelle restanti città settentrionali, il bipolarismo supera il 90%, ritornando quindi sui livelli della Seconda Repubblica. Se è vero che il risultato è inficiato dall’assenza della lista del Movimento Cinque Stelle a Vicenza, che forse non a caso registra il valore più alto di bipolarismo tra i 20 capoluoghi, il ritorno di una competizione “classica” tra centro-sinistra e centro-destra a Brescia, Treviso e, in misura leggermente inferiore, a Sondrio, è sicuramente degna di nota.

Tuttavia, i segni di una ri-bipolarizzazione del sistema finiscono qui, in quanto nella Zona Rossa vi è stata una sostanziale stabilità rispetto alle ultime elezioni comunali (sebbene con notevoli oscillazioni, si guardi ai casi di Ancona e Siena), mentre al Sud c’è addirittura una diminuzione di oltre 2 punti dell’indice di bipolarismo. Il dato del Sud è coerente con quanto emerso l’anno scorso, ma in totale controtendenza rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo, dove il boom del Movimento Cinque Stelle e il crollo del centro-sinistra in quest’area avevano prodotto una sostanziale bipolarizzazione del sistema, se non addirittura la creazione di un’area a ‘partito predominante’ (Chiaramonte e Emanuele 2018).

In questa fase di transizione, apertasi il 4 marzo, il sistema partitico a livello locale rimane ancora lontano dalla riacquisizione di un assetto bipolare. Tuttavia, non si può non sottolineare come le tre diverse aree del paese sotto esame (Nord, Zona Rossa, Sud) stiano prendendo strade sempre più diverse, con un Nord dove la debolezza strutturale del Movimento Cinque Stelle ha riportato il sistema verso una competizione a due poli, mentre, nel Centro-Sud, da un lato la forza del partito di Di Maio e dall’altro la presenza di numerosi candidati civici competitivi mantiene il sistema fondamentalmente multipolare.

Il fatto che il ritorno al bipolarismo sia ancora una illusione è confermato dall’ulteriore crescita della frammentazione partitica. Infatti, l’indice di bipartitismo nei 20 comuni capoluogo si attesta al 33,5%, in ulteriore diminuzione rispetto alle precedenti elezioni negli stessi comuni (-1,4%). Come già in passato (Chiaramonte e Emanuele 2016; 2017), la presenza di molte liste civiche a carattere locale costituisce un fattore di indebolimento per i partiti più grandi.

Non sorprendentemente, sono i comuni del Sud a mostrare la frammentazione più alta, con un indice di bipartitismo pari a 25,5%, in discesa di 3 punti percentuali rispetto alle precedenti comunali nei 20 comuni. Inoltre, il numero di liste che ottengono più dell’1% dei voti nei comuni meridionali capoluogo al voto è pari a 17,7, con una punta di ben 25 liste a Messina (+9 rispetto alle comunali nella città peloritana di cinque anni fa). Queste cifre ci danno il senso di una competizione ormai pressoché atomizzata, dove i partiti nazionali faticano ad andare in doppia cifra (Paparo 2018) e, allo stesso tempo, esiste un enorme numero di liste locali e civiche capaci di ottenere un numero ragguardevole di voti, grazie ad una competizione fondamentalmente candidate-oriented (Fabrizio e Feltrin 2007), trainata, più che dai partiti nazionali, dai Signori delle Preferenze (Emanuele e Marino 2016).

Se, per quanto riguarda il bipolarismo, è il Nord ad essere l’eccezione, quando si parla di bipartitismo e frammentazione è invece il Sud a deviare dal resto del paese. È in particolare nella zona rossa che si registra il più alto livello di bipartitismo (43,3%). Il dato è coerente con il passato, vista la storica forza del PD in questa area del paese ma, dopo la catastrofe del centro-sinistra alle elezioni del 4 marzo, il risultato non era affatto scontato.

 

La struttura della competizione nei 20 comuni capoluogo: il triangolo di Nagayama

Passiamo ora ad analizzare più nel dettaglio la competizione tra i candidati sindaci, grazie al cosiddetto triangolo di Nagayama (1997), che consente di visualizzare una se­rie di informazioni riguardanti il grado di bipolarismo (la concentrazione percentuale dei voti sui primi due candidati sindaco) e di competitività (lo scarto percentuale di voti tra i primi due candidati sindaco) nei comuni capoluogo (Figure 1 e 2). Il triangolo di Nagayama è un diagramma in cui la posizione dei singoli punti – ovvero dei singoli comuni– è deter­minata da due coordinate: la percen­tuale di voti ottenuta dal candidato arrivato primo (asse delle ascisse) e la per­centua­le di voti ottenuta dal can­didato arrivato secondo (asse delle ordinate). Tutti i punti (ovvero, tutti i comuni) si collocano all’interno di un triangolo isoscele. I due lati uguali del triangolo hanno le seguenti pro­prietà:

–         Lato di sinistra: uguaglianza di voti dei due candidati più forti. I comuni che si collocano nella fascia a ridosso di tale lato (che corrisponde ad uno scarto di voti tra primo e secondo compreso tra 0 e 10%) sono comuni competitivi. Inoltre, tan­to più tali comuni sono vicini al vertice in basso a sinistra, tanto più sono comuni caratterizzati da una competizione multipolare.

–         Lato di destra: comuni dove sono presenti solo due candidati “forti”. Tutti i comuni che si collocano nella fascia a ridosso di tale lato (che corrisponde ad una somma di voti dei due candidati arrivati primo e secondo compresa tra 90 e 100%) sono comuni bipolari. Inoltre, tan­to più tali comuni sono vicini al vertice in basso a destra, tanto più si tratta di comuni non competitivi.

Infine, il rombo al vertice superiore del triangolo include i comuni bipolari e competitivi, mentre l’area non compresa all’interno delle fasce laterali include molte situazioni di competizione caratterizzate comunque da un certo livello di multipolarismo e di non competitività.

Figg. 1 e 2 – Il triangolo di Nagayama applicato ai risultati delle elezioni del sindaco nei 20 comuni capoluogo, elezioni precedenti nelle stesse città ed elezioni 2018 nei 20 comuni capoluogo.

nagayama comunali prec 2018

nagayama comunali 2018

Analizziamo ora la dispersione dei pun­ti nel dia­gramma relativo all’ applicazione dei risultati nei 20 comuni capoluogo, con riferimento sia alle elezioni del 2018 (Figura 2) sia a quelle precedenti negli stessi comuni (Figura 1). In particolare, nel passaggio tra le comunali di cinque anni fa a quelle del 2018, si nota un deciso aumento della bipolarizzazione nei comuni in questione e anche un lieve incremento della competitività. Infatti, mentre nelle precedenti comunali non figurava alcun comune all’interno del rombo al vertice superiore del triangolo, e solo 5 città erano incluse nel lato sinistro (che caratterizza situazioni competitive e multipolari) (Figura 1), dopo il primo turno delle comunali 2018 (Figura 2) troviamo una città (Vicenza) che rappresenta un caso di perfetta bipolarizzazione e altre due (Brescia e Treviso) che cadono nel lato destro del triangolo, ma comunque vicino al vertice superiore, evidenziando altre due situazioni bipolari, sebbene meno competitive.

Inoltre, anche i comuni compresi nel lato sinistro del triangolo passano da 5 a 6, e di conseguenza scende significativamente (da 15 a 11) il numero di città con una competizione multipolare e non competitiva. All’interno di questa grande categoria residuale troviamo ovviamente contesti molto diversi tra loro: da un lato, Sondrio mostra un modello fondamentalmente bipolare e competitivo, simile alle altre città del Nord-Est, dall’altro, il caso di Trapani, dove il centro-sinistra ha trionfato con oltre il 70% dei voti, figura come un chiaro outlier vicino al vertice in basso a destra del triangolo.

Se, rispetto alle precedenti comunali, come abbiamo detto, notiamo un aumento del bipolarismo e un lieve incremento della competitività, rispetto invece alle comunali del 2017 la situazione è in parte diversa (si vedano i dati in Chiaramonte e Emanuele 2017). Infatti, il bipolarismo risulta in crescita anche rispetto ad un anno fa, ma è la competitività a mostrare un netto declino. Nel 2017, infatti, ben 14 capoluoghi su 24 cadevano lungo il lato sinistro del triangolo, mentre quest’anno, come già scritto, solo 6 su 20 capoluoghi si trovano nella stessa posizione. Inoltre, sia rispetto alle precedenti comunali, sia rispetto all’anno scorso, i punti del diagramma risultano più dispersi, indicando la presenza di strutture di competizione più variegate rispetto al passato e, in particolare, con una netta differenza tra il Nord, che sembra aver virato verso il bipolarismo (tendenzialmente competitivo) e il Centro-Sud nel quale permane una struttura multipolare con un grado variabile di competitività.

 

Una tipologia dei ballottaggi

È possibile collegare la struttura della competizione, che abbiamo analizzato finora, con l’esito dei ballottaggi? È possibile fare delle ipotesi tramite lo studio di due dimensioni: il distacco tra il primo e il secondo candidato sindaco al primo turno (in punti percentuali) e il potenziale di ‘voti disponibili’ al ballottaggio (cioè la percentuale di voti ottenuti dai candidati sindaco sconfitti al primo turno).

Riguardo alla prima dimensione, minore è il distacco tra il primo e il secondo classificato, più aperta sarà, almeno teoricamente, la sfida del secondo turno. Invece, in merito al potenziale di voti, maggiore è la percentuale di voti raccolti dai candidati sindaco sconfitti, più alte saranno, sempre in teoria, le possibilità di rimonta per i secondi classificati. Se incrociamo queste due dimensioni, otteniamo un diagramma che identifica quattro possibili situazioni nei 14 capoluoghi al ballottaggio (si veda la Figura 3 sotto).

 

Fig. 3 – Tipologia della competizione nei 14 comuni capoluogo al ballottaggio

tipologia sfide ballottaggi 2018

 

Tanto più i punti della Figura 3 si avvicinano ai quattro angoli della Figura 3, tanto più i comuni potranno essere categorizzati come vicini ad un ‘tipo’ specifico di competizione. Se, invece, i punti sono più vicini al centro grafico, sarà più difficile attribuire i comuni ad uno dei quattro tipi. Iniziando dalla parte alta della figura, troviamo due situazioni in cui esiste un grande distacco tra il primo e il secondo classificato. In questi casi, la rimonta del secondo classificato sarà tanto più possibile – in teoria – quanto più alta è la percentuale di voti ‘disponibili’ al ballottaggio. La partita più chiusa sembra essere quella di Terni, nella quale il candidato sindaco arrivato primo ha ottenuto quasi il 50% dei voti, mentre il secondo si è fermato a 24 punti percentuali di distacco. I voti “disponibili” sono il 25,7% del totale, quindi, assumendo che non ci sia un’ulteriore rimobilitazione e che gli elettori che hanno votato per i primi due candidati non cambino idea in queste due settimane, è evidente che la rimonta di Thomas de Luca su Leonardo Latini appare matematicamente estremamente complicata. Una situazione simile c’è ad Ancona, dove il distacco tra primo e secondo è pari a quasi 20 punti percentuali, mentre i voti “disponibili” sono il 23,6%. Anche in questo caso, mantenendo gli stessi assunti esposti prima, una rimonta sembra davvero molto difficile.

La situazione è invece diversa in altre città come Avellino e Viterbo, dove il distacco tra primo e secondo è sempre ragguardevole, ma la percentuale di voti “a disposizione” al secondo turno è decisamente più alta (36,9% ad Avellino e 42,2% a Viterbo). In questo caso, per i secondi classificati, c’è ancora “potenziale di rimonta”.

Passiamo alla parte bassa della figura. Essa delinea situazioni competitive, in cui cioè il distacco tra il primo e il secondo classificato è contenuto. Nello specifico, i comuni che si trovano vicini all’angolo in basso a sinistra del grafico sono quei casi in cui i candidati sindaco che non sono arrivati al ballottaggio hanno ottenuto una percentuale limitata di voti. Questo vuol dire che ci troviamo di fronte a competizioni più bipolari. È molto interessante notare come quasi nessun comune ricada in questa parte del diagramma, con la parziale eccezione di Sondrio.

Diversi casi ricadono invece nella parte destra, così come già visto in occasione di precedenti tornate di elezioni amministrative (Chiaramonte ed Emanuele 2016; 2017).In questi ultimi casi, la struttura della competizione è sostanzialmente multipolare e c’è anche una più ampia percentuale di voti ‘disponibili’ al ballottaggio. Nello specifico, Pisa, Siena, Siracusa e, in misura minore, Massa ed Imperia, sono città nelle quali lo scarto tra i primi due candidati sindaco è molto contenuto e dove vi è anche una enorme bacino percentuale di voti a disposizione. Queste sono le situazioni più competitive ed imprevedibili. In ben 3 città (Pisa, Massa, e Siena), saranno soprattutto le seconde preferenze degli elettori pentastellati a determinare se il PD riuscirà a tenere le città toscane o verrà scalzato dai candidati del centrodestra.

 

Riferimenti bibliografici

Chiaramonte, A. e Emanuele, V. (2016), ‘Multipolarismo a geometria variabile: il sistema partitico delle città’, in Emanuele, V., Maggini, N. e Paparo, A. (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE (8), Roma, CISE, pp. 129-137.

Chiaramonte, A. e Emanuele, V. (2017), ‘L’illusione bipolare: il sistema partitico nelle città al voto nel 2017’, in A. Paparo (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017, Dossier CISE (9), Roma, CISE, pp. 73-81.

Chiaramonte e Emanuele, V. (2018), ‘L’onda sismica non si arresta. Il mutamento del sistema partitico italiano dopo le elezioni 2018’: https://cise.luiss.it/cise/2018/03/09/londa-sismica-non-si-arresta-il-mutamento-del-sistema-partitico-italiano-dopo-le-elezioni-2018/.

Emanuele, V. and Marino, B. (2016), ‘Follow the candidates, not the parties? Personal vote in a regional de-institutionalised party system’, Regional and Federal Studies, 26(4), pp. 531-554.

Fabrizio, D. e Feltrin, P. (2007), ‘L’uso del voto di preferenza: una crescita continua’, in A. Chiaramonte and G. Tarli Barbieri (a cura di), Riforme istituzionali e rappresentanza politica nelle Regioni italiane, Bologna, Il Mulino, pp.175–199.

Nagayama, M. (1997), Shousenkyoku no kako to genzai [Il presente e il futuro dei collegi uninominali], paper presentato al convegno annuale della Associazione giapponese di scien­za politica, 4-6 settembre.

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Vincenzo Emanuele (1986) è post-doctoral fellow presso la LUISS Guido Carli di Roma dove insegna il corso di Italian Political System. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze con una tesi sul processo di nazionalizzazione del voto in Europa occidentale e le sue possibili determinanti. La sua tesi ha recentemente vinto il Premio ‘Enrico Melchionda’ conferita alle tesi di dottorato in Scienze Politiche discusse nel triennio 2012-2014 e il Premio ‘Celso Ghini’ come miglior tesi di dottorato in materia elettorale del biennio 2013-2014. Ha pubblicato articoli su Party Politics, Italian Political Science Review, Contemporary Italian Politics, Meridiana - Rivista di Storia e Scienze Sociali e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È inoltre co-autore di capitoli in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014), Il PD secondo Matteo (BUP 2014), Perdere vincendo (Franco Angeli 2013), Le primarie da vicino (Epoké 2013). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 3 (Un anno di elezioni verso le politiche 2013, CISE, 2013) e (con Lorenzo De Sio e Nicola Maggini) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014), e l'e-book The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Con Lorenzo De Sio, Nicola Maggini e Aldo Paparo ha curato l'e-booke The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.