Flussi Torino: la Lega pesca da centrodestra e M5S (che non cede nulla al PD)

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Il risultato delle elezioni europee a Torino riflette i vincitori del contesto nazionale, mostrando l’avanzamento del PD, della Lega e di FDI (con le dovute proporzioni, anche di Europa Verde) a cui fa da contraltare il plateale tonfo del M5S, la continua emorragia di voti da parte di FI e il fallimento del cartello La Sinistra.

La Tabella 1 mostra come i suddetti vincitori siano gli unici attori ad aumentare il proprio bacino di voti rispetto al 2018, anche in termini di voti assoluti. Dato, questo, di una certa rilevanza in considerazione del fisiologico calo dell’affluenza rispetto alle politiche, che è stato di 12 punti percentuali nel capoluogo piemontese. A Torino, il PD consolida il suo ruolo di primo partito, scelto da un terzo dei votanti (33,5%). La Lega aumenta di tre quinti i propri consensi, doppiando la somma dei voti di FI e FDI (26,9%). Il M5S cede 11 punti e perde più della metà dei suoi elettori, mentre Forza Italia prosegue il suo declino elettorale, votata da appena un torinese ogni 21 tra quelli che hanno espresso un voto valido (7,9%).

Tab. 1 – Risultati elettorali delle recenti elezioni nel comune di Torinotorino tab

L’analisi di flussi elettorali, ci permette di stimare la provenienza dei voti dei vincitori e dove siano andati a finire i voti degli sconfitti. Un’operazione, questa, di un certo interesse nel contesto torinese che ha già mostrato in passato una spiccata volatilità dell’elettorato, spesso sottostimata dai dati aggregati. In anni recenti, il capoluogo torinese è stato il teatro della progressiva ‘trasformazione genetica’ della base del PD: da un lato sotto la guida renziana il partito ha assorbito parte dell’elettorato di centro(destra); dall’altro – alle comunali del 2016 e alle politiche del 2018 – ha subito un tracollo elettorale a beneficio – prevalentemente – del M5S e dei raggruppamenti alla sua sinistra (Cataldi e De Sio 2016, Paparo e Cataldi 2016Paparo 2018).

Allo stesso modo, la sconfitta del M5S spinge ad interrogarsi circa la destinazione degli suoi elettori in uscita. Le precedenti analisi avevano mostrato come, nel capoluogo piemontese, anche in relazione alla vicinanza al movimento no-TAV, il M5S avesse intercettato una consistente fetta degli elettori di centrosinistra. Al tempo stesso, in città, il M5S aveva già in passato ceduto porzioni rilevanti del suo elettorato alla Lega. Ci sembra, dunque, lecito domandarci se un eventuale flusso di ritorno possa aver contribuito al successo del PD o se gli elettori delusi del Movimento si siano tutti riversati verso la Lega e l’astensione.

Interrogativo speculare si pone in merito al successo della Lega: è stato alimentato dai fuoriusciti di FI, dagli scontenti del M5S oppure dagli elettori ex di centro(destra) del PD renziano?

Cominciamo con uno sguardo alla partecipazione al voto, che mostra non soltanto un prevedibile calo rispetto alle politiche, ma arretra anche di tre punti rispetto alle europee del 2014 (come del resto nell’aggregato nazionale). È dunque molto probabile che quote sostanziali degli elettori di tutti i partiti si siano indirizzate verso l’astensione. La base di riferimento rispetto alla comparazione dei flussi sono le politiche del 2018. È, quindi, bene precisare come il differente livello dell’affluenza, non pregiudichi le conclusioni dell’analisi dei flussi relative agli spostamenti di elettori da un partito all’altro, in quanto queste includono anche gli spostamenti dal voto all’astensione e viceversa.

La Tabella 2 mostra le destinazioni dei bacini elettorali del 2018. Un primo passo per la comprensione dei flussi consiste nell’osservare il tasso di fedeltà ai partiti, ovvero la percentuale di elettori del 2018 che hanno confermato la propria scelta anche nel 2019. I dati mostrano una buona tenuta della Lega (70%) e, ancor di più, del PD (76%). Parallelamente, appare spettacolare la fuga degli elettori dal M5S, che trattiene soltanto due quinti del proprio elettorato. Complessivamente, solo un torinese su 15 ha votato per il Movimento sia alle politiche che alle europee.

Il principale flusso in uscita della Lega è quello verso l’astensione, che riguarda quasi un sesto del proprio elettorato del 2018, mentre defezioni marginali si registrano verso FDI, e FI. Quest’ultimo è indubbiamente il grande malato dell’area di centrodestra con più di un terzo del suo bacino elettorale in fuga verso la Lega (31%), pari a un torinese ogni 39. Più contenuto, invece, il flusso verso il non voto (16%) e verso FDI, pari a un decimo del proprio elettorato.

A dispetto dell’avanzamento elettorale, singolare è il caso di FDI che conserva poco più di un quarto degli elettori del 2018 (27%) e che ne cede un’identica percentuale all’astensione. Come emerso anche dalle prime analisi nazionali (De Sio 2019), si tratta di un partito giovane capace – come vedremo in seguito – di raccogliere fuoriusciti di Lega e FI e – curiosamente – anche del PD.

Il PD, come si diceva, è il partito che meglio degli altri riesce a conservare i consensi – in verità non esaltanti – del 2018 (76%) e disperde meno di un ventesimo del suo elettorato nell’astensione (4%). I limitati flussi in uscita del PD appaiono indirizzati principalmente verso l’area di centrodestra, infatti un torinese su 50 che aveva sostenuto il PD alle politiche del 2018 sceglie oggi FI (3%), FDI (3%) e Lega (4%). Segno, questo, che lascia ipotizzare un graduale allontanamento dal PD di Zingaretti dell’elettorato centrista attratto dalla fase renziana. Un flusso modesto si registra anche vero +Europa (4%).

Crisi profonda, invece, alla sinistra del PD. La quota di LeU che rimane fedele al cartello La Sinistra è di poco superiore a un decimo del suo elettorato (12%), poco più di quello che sceglie Europa Verde (11%), mentre la metà dei voti del 2018 trasmigra verso il PD di Zingaretti, in cui peraltro erano confluite personalità di MDP, una delle due componenti di LeU.

Il partito maggiormente colpito dal voto in uscita è indubbiamente il M5S, che oltre ai voti dispersi nell’astensione porta in dote al proprio partner di governo, la Lega, più dei un quinto del suo elettorato. Un torinese su 28 è dunque passato dal Movimento nel 2018 alla Lega nel 2019. Sorprendentemente però, le defezioni in uscita si fermano qui e il M5S cede nulla al PD, smentendo l’ipotesi di un ritorno alla “ditta” da parte dei pentastellati di sinistra.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2018 ed europee 2019, destinazioni (clicca per ingrandire)dest

Osservando la provenienza degli elettorati dell’europee, in termini dei bacini del 2018 (Tabella 3), possiamo irrobustire alcune delle osservazioni preliminari. Cominciamo per ordine di voti conquistati dal PD. La composizione del suo elettorato è per più di due terzi proveniente dal suo elettorato del 2018 (68%). L’espansione di consensi si è verificata a scapito degli altri partiti e movimenti dell’area di centrosinistra. Il 15% del voto del PD proviene, infatti, dagli ex-alleati del 2018 (+Europa, Insieme, Civica Popolare), mentre il 10% è costituito da ex LeU. Il successo nuovo PD a guida Zingaretti è, dunque, da leggersi come un consolidamento dell’elettorato del proprio campo.

Il bacino della Lega testimonia più chiaramente la fase di espansione elettorale: infatti, soltanto la metà dei sui voti provengono dalla Lega 2018. Il resto sono nuovi elettori: più di un quinto provenienti dal M5S (22%) e un sesto da FI (16%). Appare evidente che se da un lato la Lega prosegue l’erosione egemonica del vecchio centrodestra, dall’altro intercetta una cospicua fetta di delusi del M5S. Come già suggerito (De Sio 2019), potrebbe trattarsi di uno spostamento degli elettori della destra pentastellata, che ritrovando un’offerta credibile, ritornano alla loro naturale collocazione. In questo senso, sono necessarie ulteriori analisi su dati individuali per confermare l’ipotesi.

L’elettorato del M5S, in fase di arretramento, è quasi integralmente formato dagli elettori del 2018 rimasti fedeli (84%). Non si registra in queste elezioni la – ormai – consueta abilità del Movimento di drenare consensi o di mobilitare l’area del non voto.

La composizione dell’elettorato di FI pur arretrando rivela una certa varietà. Infatti soltanto il 64% del suo ristretto elettorato 2019 aveva votato il partito di Silvio Berlusconi nel 2018. Il resto proviene da altri bacini. L’area di centrosinistra (PD ed ex-alleati) pesa per un sesto sul bacino di FI (16%), ulteriore conferma dell’allontanamento dell’elettorato centrista dal PD di Zingaretti. Allo stesso modo, quasi un decimo dell’elettorato di FI è composto da elettori della Lega 2018. Potrebbe trattarsi di un segnale di distacco dell’elettorato moderato dalla retorica radicale di Matteo Salvini? Anche in questo caso soltanto ulteriori analisi a livello individuale potranno offrire sostegno o smentita all’ipotesi. Certo è, che se una qualche fuoriuscita dell’elettorato moderato della Lega si fosse verificata, questa è risultata essere marginale rispetto alla capacità della stessa Lega di attrarre consensi provenienti da altri bacini elettorali, a cominciare proprio da quello di FI.

Infine, uno sguardo alla composizione elettorale di FDI. Come si diceva, un partito che cambia pelle ed è sostenuto per poco più di un quinto dai suoi elettori del 2018. In compenso, quasi la metà dei suoi voti proviene da altri soggetti dell’area del centro destra, ovvero FI (25%) e Lega (21%). Si registra inoltre come quasi un quinto dell’elettorato di FDI sia composto da ex-elettori del PD 2018.

Tab. 3 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2018 ed europee 2019, provenienze (clicca per ingrandire)prov

Il diagramma di Sankey (Figura 1) mostra graficamente le stime dei flussi elettorali appena discusse. A sinistra sono considerati i bacini elettorali delle politiche del 2018, e a destra le destinazioni dell’europee del 2019. Le diverse bande, colorate in base al bacino di provenienza delle politiche del 2018, mostrano i flussi dell’elettorato tra il 2018 e il 2019. L’altezza delle bande e i rettangoli dei diversi bacini sono costruiti per apparire proporzionali al relativo peso sul totale degli elettori. Dal grafico, emergono chiaramente le considerazioni qui espresse. La banda del M5S appare pressoché dividersi in tre: soltanto due quinti rimangono fedeli, mentre un quinto ingrossa la banda della Lega, il resto si rifugia nell’astensione. La banda del PD si irrobustisce con i voti dei suoi ex-alleati ma pesca nulla dall’area del M5S. Al contrario la Lega, oltre ad imporre la propria egemonia nel campo del centro-destra, si nutre del bacino di voti del partner di governo.

Fig. 1 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2018 (sinistra) ed europee 2019 (destra), percentuali sull’intero elettorato (clicca per ingrandire)sankey

In conclusione, le nostre stime dei flussi di Torino mostrano come dal M5S continui – in linea con quanto visto alle politiche del 2018 – uno spostamento di voti nei confronti della Lega, che oggi non è però controbilanciato da una mobilitazione del non voto o da un’erosione dell’elettorato di centro-sinistra. Al contrario, il PD aumenta i suoi consensi grazie a gli elettori delle altre forze del campo del centro-sinistra. Infine la crescita della Lega appare co-supportata dai flussi provenienti dal centro-destra e dal M5S.

 

Riferimenti bibliografici

De Sio, L., e Cataldi, M. (2016), ‘Radiografa di una mutazione genetica: i flussi elettorali a Torino’, in V. Emanuele, N. Maggini e A. Paparo (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE (8), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 61-64.

Goodman, L. A. (1953), ‘Ecological regression and behavior of individual’, American Sociological Review, 18, pp. 663-664.

Paparo, A. (2018), ‘I flussi a Torino svelano l’enorme volatilità
dietro l’apparente stabilità dei risultati’, in V. Emanuele, e A. Paparo (a cura di), Gli sfidanti al governo. Disincanto, nuovi conflitti e diverse strategie dietro il voto del 4 marzo 2018, Dossier CISE (11), Roma, LUISS University Press, pp. 209-214.

Paparo, A., e Cataldi, M. (2016), ‘La mutazione genetica porta all’estizione: i flussi elettorali fra primo e secondo turno a Torino’, in V. Emanuele, N. Maggini e A. Paparo (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE (8), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 155-157.

Schadee, H.M.A., e Corbetta, P.G., (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.


NOTA METODOLOGICA

I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman (1953) alle 919 sezioni elettorali del comune di Torino. Seguendo Schadee e Corbetta (1984), abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Abbiamo effettuato analisi separate in ciascuno dei quattro collegi uninominali della Camera, poi riaggregate nelle stime cittadine qui mostrate. Il valore medio dell’indice VR per le quattro analisi è pari a 11,8.