Ballottaggi in Trentino-Alto Adige: il Pd vince solo a Bolzano

di Aldo Paparo

Si sono svolti ieri i ballottaggi in quattro comuni degli otto con almeno 15.000 abitanti al voto nella tornata amministrativa ordinaria della regione autonoma del Trentino-Alto Adige in questo maggio 2015. Di questi solo uno, Rovereto, è nella provincia di Trento, e quindi il secondo turno serviva non solo per la scelta del sindaco, ma anche per determinare la composizione del Consiglio comunale. Nei comuni altoatesini (Bolzano, Laives e Merano), invece, i seggi in Consiglio sono assegnati con un proporzionale puro sulla base del risultato del primo turno.

Forse anche per questa minore decisività del secondo turno nella provincia di Bolzano, qui gli elettori hanno votato assai meno che al primo turno (tab. 1). Si registra infatti un generalizzato crollo dell’affluenza: compreso fra i 15 e i 17 punti percentuali nei tre casi interessati. In tutti e tre i casi, inoltre, oltre la metà degli elettori ha disertato le urne al ballottaggio: la partecipazione si attesta infatti su livelli compresi fra il 40 e il 49%. Sempre in linea con la posta in palio al secondo turno come fattore determinante dell’affluenza possiamo interpretare il dato di Rovereto (tab. 2). Ballottaggio più rilevante e maggiore partecipazione: il 56%, con un calo assai più contenuto rispetto al primo turno (circa sei punti e mezzo).

Quanto ai risultati, a Bolzano ha vinto l’uscente di centro-sinistra, Spagnolli, largamente in testa dopo il primo turno. Ma si tratta dell’unico successo per candidati sostenuti dal Pd. Gli altri tre sono infatti stati tutti sconfitti. Per mano di candidati appoggiati da tre coalizioni piuttosto diverse. A Merano a vincere è stato il candidato sostenuto dai Verdi del Sudtirolo. A Laives a trionfare è stato il candidato unitario del centrodestra (Lega, Forza Italia e Fdi); mentre a Rovereto il nuovo sindaco è il “civico” Valduga, sostenuto dai Verdi ma anche da fuoriusciti dell’Upt e da liste variamente riconducibili all’ex Pdl, ma non dalla Lega.

Vediamo adesso in dettaglio l’esito di questi quattro ballottaggi, cominciando dal caso più rilevante, l’unico capoluogo di provincia coinvolto: Bolzano. Come già accennato, l’incumbent di centro-sinistra, Spagnolli, si è conquistato un terzo mandato da primo cittadino. Per la prima volta ha avuto bisogno del secondo turno, ma la sua riconferma non è stata davvero in discussione. Aveva quasi trenta punti di vantaggio sullo sfidante di centro-destra, Alessandro Urzì (sostenuto da Fi, Alto Adige nel cuore e Unitalia) dopo il primo turno; il divario di è dimezzato al secondo turno, ma è rimasto di tutta sicurezza. Spagnolli ha raccolto, nonostante il calo dell’affluenza, sostanzialmente gli stessi voti del primo turno: valevoli quasi il 58%. Urzì ha fatto invece segnare una notevole avanzata al ballottaggio: ha più che raddoppiato i propri voti in valore assoluto, raccogliendone più dei suoi e di quelli dei candidati sostenuti dalla Lega e Casapound al primo turno. E’ opportuno sottolineare come la coalizione a sostegno di Spagnolli non dispoga della maggioranza dei seggi in Consiglio e questi dovrà realisticamente cercare un accordo post-elettorale con la sinistra ecologista, dopo avere rifiutato accordi fra i due turni.

A Laives, invece, il sindaco uscente del centro-sinistra (Liliana Di Fede, segretaria provinciale del Pd) è stato sconfitto. Si tratta della corsa più serrata: il margine è stato di poco superiore ai 200 voti, un distacco che comunque vale quasi tre punti e mezzo. Il nuovo sindaco è dunque Christian Bianchi, di Fdi, che si è preso così la rivincita per la sconfitta patita cinque anni or sono. Allora la Di Fede trionfò con oltre il 60% al ballottaggio, dopo avere chiuso in testa al primo turno con circa quattro punti di margine. Stavolta la situazione fra i due dopo il primo turno era la stessa, ma l’esito, come detto, opposto. Bianchi si trova comunque in una situazione di oggettiva difficoltà: la sua coalizione può contare infatti su appena un terzo dei seggi del Consiglio comunale. All’orizzonte si profila una clamorosa alleanza con la Svp, che pure ha nella Lega un naturale avversario. Dopo avere fatto parte della giunta Di Fede, il partito regionale sembra infatti averle oggi voltato le spalle. O per lo meno lo hanno fatto i suoi elettori, altrimenti appare inspiegabile la vittoria di Bianchi. In ogni caso anche questo accordo non sarà sufficiente: ci sarà bisogno di recuperare almeno un altro voto in Consiglio per formare una coalizione vincente. Si profila insomma una legislatura assai difficile per neo-sindaco di centro-destra.

A Merano il candidato del Svp, Gruber, è stato sconfitto nonostante fosse in testa, seppur di misura, dopo il primo turno, e abbia sottoscritto un accordo programmatico per il governo della città con il Pd e alcune liste civiche fra primo e secondo turno[1] . Nel complesso le liste di questa alleanza avevano raccolto oltre il 55% dei voti al primo turno e si proponevano come una chiara opzione di governo. Eppure, o forse anche per questo, oltre il 60% degli elettori ha scelto al secondo turno il suo rivale, Paul Rösch. Questi può contare sui soli – pochi – seggi dei Verdi del Sudtirolo nella difficoltosa ricerca di una maggioranza che lo sostenga in Consiglio. L’accordo andrà inevitabilmente trovato proprio con Gruber e i suoi colleghi consiglieri del Svp, inserendo probabilmente qualche esponente di lingua italiana, del Pd o di qualche civica.

Tab. 1 – Risultati elettorali del secondo turno nei comuni superiori ai 15.000 abitanti nella provincia di Bolzano

Come detto, il caso di Rovereto è unico nel panorama dei ballottaggi qui presentati dal momento che esso determina anche l’assegnazione del premio di maggioranza in Consiglio per la coalizione che sostiene il sindaco eletto. Nella tabella 2 riportiamo quindi anche il risultato del primo turno, oltre che naturalmente l’esito del secondo, proprio per potere mostrare la composizione del nuovo Consiglio comunale in termini di seggi alle diverse liste determinatasi.

A cinque anni dal ballottaggio che vide suo padre sconfitto per appena 300 voti nella sua corsa alla rielezione, Francesco Valduga restaura l’onore di famiglia sconfiggendo Miorandi, che è quindi il secondo incumbent di centro-sinistra a vedere frustrate le proprie aspirazioni ad un nuovo mandato. Stavolta il risultato è netto: per Valduga junior ci sono 2.500 voti in più: il distacco fra i candidati  misurabile in quindici punti. Al termine del primo turno Valduga poteva contare su un margine di circa 500 voti. Entrambi i candidati crescono in valore assoluto: il sindaco uscente di circa 500 unità, il neoeletto di cinque volte tanto. Questi è stato quindi nettamente preferito fra gli elettori degli altri due candidati, sostenuti da M5s e Lega.

Difficile connotare il colore politico della nuova amministrazione. La questione appare molto simile a quella della non lontana Pergine Valsugana. Certo, al neo-sindaco si può applicare l’etichetta di civico, ma nella sua coalizione si nasconde una disomogenea accozzagli di pezzi dei partiti più disparati. La sua lista personale ha da sola oltre un terzo dei seggi e il premio gli consente di potere fare a meno del voto di due delle quattro liste minori della coalizione per approvare una delibera, ma comunque non è autosufficiente. Guardiamo a queste liste minori per cercare di comprendere come possiamo definire la nuova maggioranza. L’unica lista riconoscibile chiaramente è quella dei Verdi nazionali. La lista più votata, la sola con tre seggi, è Rovereto al centro che si propone come una lista civica, anche se tra i tre eletti figura un ex consigliere Pdl. La lista dei Popolari per Rovereto raggruppa quegli esponenti locali dell’Upt contrari alla scelta del partito di sostenere Miorandi (tra cui anche l’ex sindaco della città Maffei, eletto consigliere). Infine la lista meno votata, Rovereto libera, riunisce molte figure locali di Forza Italia ma anche un ex candidato alle politiche per La destra, eletto in Consiglio. Ecco, trovare una definizione sintetica per questa alleanza di governo che mette insieme personalità civiche, ambientalisti, democristiani, berlusconiani e neofascisti non appare compito semplice. In ogni caso la componente civica appare predominante, mentre all’interno della porzione partitica è davvero difficile stimare le quote fra centro, destra e sinistra, anche se probabilmente il baricentro si trova leggermente spostato a destra.

Tab. 2 – Risultati elettorali delle elezioni 2015 a Rovereto, primo e secondo turno 

Cercando di tirare le somme di questi ballottaggi, il messaggio più chiaro è la non brillante condizione del centro-sinistra e del Pd in particolare. Certo, per perdere al ballottaggio bisogna pur sempre essere fra i due più votati, e le coalizioni del Pd si dimostrano le più brave a farlo. Il secondo partito più grande a livello nazionale, il M5s, non ne ha centrato neanche uno, ad esempio. Eppure tre sconfitte su quattro comuni maggiori ad una settimana dalle regionali, per quanto collocati all’estrema periferia del paese, non possono certo essere che un segnale preoccupante per le prospettive del Pd nelle imminenti consultazioni. Anche alla luce del fatto che due di queste vedono sconfitti sindaci uscenti.

Si conferma poi un altro dato, questo assai preoccupante per il centrodestra tradizionale, quello berluconiano. Anche quando suoi esponenti fanno pienamente parte della coalizione vincente, lo fanno sotto mentite spoglie: il simbolo Forza Italia non è infatti presente nella coalizione vincente a Rovereto, esattamente come a Pergine. E quando invece è presente non si vince: l’onorevole sconfitta di Bolzano è il migliore dei risultati raccolti. Invece la Lega suggella la propria crescita diventando il partito di maggioranza nella coalizione di governo a Laives; dove Fi, una volta di più, non aveva il simbolo sulla scheda: si era infatti presentata in una lista unitaria con Fdi e Alto Adige nel cuore.

Più in generale emerge un’ennesima conferma dello sfaldamento del nostro sistema partitico, che pochi anni fa era in grado di dispiegare in ogni parte d’Italia una competizione fra centro-destra e centro-sinistra del tutto analoga a quella nazionale, seppur con confini variabili per le coalizioni. Ma non una è una questione di due o tre poli. L’immagine di oggi è più un quella di un liberi tutti, al di fuori di qualsiasi schema partitico – per non parlare di una linea.

Da un alto l’affievolirsi della leadership di Berlusconi fa inevitabilmente riemergere le differenze fra le molte anime del centro-destra. Anime che la prospettiva di vincere aveva messo insieme e l’esercizio congiunto del potere, specie a livello locale, teneva insieme. Oggi invece ciascuna personalità locale corre a titolo personale, cercando accordi in ogni direzione. Sull’altro versante anche il Pd di Renzi, che, in provincia come a Roma, si allarga assorbendo personalità provenienti un po’ da tutte le esperienze, ha un effetto dirompente sugli equilibri politici locali. Ecco quindi il moltiplicarsi delle coalizioni “civiche”, dentro le quali convergono personalità locali senza più (o al momento) una bandiera partitica da sventolare, ma con il proprio prestigio e consenso personale da mettere in campo. Questi si alleano secondo dinamiche a macchia di leopardo uniche nei diversi contesti, senza che sia possibile rinvenire una precisa base di prossimità ideologica fra le storie personali che corrono insieme. In un sistema politico caratterizzato da una così elevata frammentazione e generalizzata sfiducia nei confronti dei partiti, ecco che queste coalizioni possono anche vincere, specialmente a livello comunale.


[1] Le altre liste contraenti questo accordo politico sono Alleanza per Merano con Zaccaria Sindaco e la Civica per Merano – Balzarini Sindaco.

Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.