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Come abbiamo visto, il M5S ha fatto segnare una vera e propria esplosione al Sud, crescendo di 15 punti e vincendo quasi tutti i collegi. In questo articolo analizziamo i risultati elettorali in uno dei più popolosi comuni meridionali: Reggio Calabria. Il caso reggino non fa eccezione rispetto al resto del Sud, anche se l’avanzata del M5S è limitata a soli 10 punti percentuali. Si tratta comunque di una crescita di un terzo dei propri voti assoluti (Tab. 1). Simmetrico alla crescita del M5S è l’arretramento del centrosinistra, che ha perso un numero di voti pari a un terzo dei propri voti totali nel 2013. Il centrodestra guadagna circa 4 punti percentuali, conquistando un terzo dei voti totali, segnando una crescita sui voti assoluti pari a poco più del 10%.

Quali movimenti di elettori hanno generato questo risultato? Al centronord, abbiamo osservato forti ingressi verso il M5S dal bacino di Bersani 2013, con un parallelo esodo dal Movimento verso la Lega. Basterebbe ipotizzare che sia venuto meno quest’ultimo flusso, e accentuare il tasso di defezione da Bersani a M5S, perché si ottenga, partendo dal risultato del 2013, quello del 2018.

Tab. 1 – Risultati elettorali a Reggio Calabria, 2013 e 2018risultati

Ma sarà andata davvero così? Per verificarlo, abbiamo stimato i flussi elettorali fra politiche 2013 e 2018. Come possiamo notare già dalla Tabella 2, che riporta le scelte in queste elezioni dei diversi elettorati del 2013, in realtà i movimenti di elettori sono stati ben più numerosi e rilevanti.

Il centrosinistra ha smarrito per strada un terzo dei suoi voti 2013 verso l’astensione, mentre un decimo ha seguito l’allora leader Bersani, votando per LeU. Una metà è invece rimasta fedele. Sorprendentemente, e contrariamente a quanto osservato nei comuni centrosettentrionali analizzati, non si registra alcun flusso verso il M5S.

Fedeltà un po’ più alta per il centrodestra, comunque inferiore complessivamente ai due terzi, con una forte defezione verso il non voto: circa un quarto dell’elettorato della coalizione nel 2013. Come a Torino e Prato, si segnala un flusso davvero esiguo, ma statisticamente significativo, verso il centrosinistra (un elettore reggino su 70).

Il M5S è la forza politica con il tasso di fedeltà più elevato: oltre l’80% dei suoi elettori 2013 lo ha rivotato. Si registrano lievi fuoriuscite verso i partiti non mainstream del centrodestra, che però appaiono numericamente davvero modeste (un elettore ogni 65), specie se comparate con quelle osservate verso la Lega sia al Nord che nella Zona Rossa.

L’elettorato centrista che nel 2013 votò Monti appare sparso in molteplici direzioni, con flussi significativi verso il PD, FDI, e formazioni minori. Complessivamente, comunque, qui sono più quelli che hanno scelto il centrodestra (oltre un terzo), che non il centrosinistra (circa un quarto).

L’ultimo elemento della Tabella 2 che dobbiamo evidenziare riguarda il comportamento di quanti non si erano recati alle urne nel 2013. Si osserva infatti una straordinaria rimobilitazione, pari a poco di più di un quarto degli astenuti totali, ovvero un oltre un decimo dell’elettorato complessivo. In particolare, ad avvantaggiarsene sono stati il M5S, scelto da un sesto degli astenuti 2013 (ovvero un elettore ogni 14), e FI, con un elettore reggino su 33 che si è astenuto nel ’13 e ha votato il partito di Berlusconi il 4 marzo.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Reggio Calabria fra politiche 2013 e 2018, destinazioni (clicca per ingrandire)dest

Si tratta peraltro di un fenomeno già osservato alle comunali di 4 anni fa, quando addirittura oltre un terzo degli astenuti delle politiche non disertò nuovamente le urne. In particolare, i 70% di questi scelsero allora il candidato sindaco del centrosinistra Falcomatà, risultando decisivi per la sua vittoria al primo turno. Sembra proprio che a Reggio Calabria si verifichino molto forti fenomeni di astensionismo intermittente (in un contesto in cui la capacità di mobilitazione dei partiti è evidentemente piuttosto modesta), con una quota notevole di elettori che valuta di volta in volta se votare o meno, premiando e punendo, asimmetricamente, i diversi attori in campo. Basti rilevare come nelle due elezioni considerate in questa analisi l’astensione si sia mantenuta sostanzialmente invariata, pari in entrambe le occasioni al 37% circa; ma solo il 27% degli elettori si sia astenuto in entrambe, mentre l’astensionismo intermittente fra politiche ’13 e ’18 abbia coinvolto il 10% dell’elettorato reggino, come accennato sopra.

Veniamo ora all’analisi delle provenienze, ovvero a come sono composti oggi, in termini di bacini elettorali 2013, gli elettorati delle diverse forze politiche (Tab. 3). Cominciamo da quello più numeroso, nonché quello per la cui composizione maggiore è l’interesse di ricerca: il M5S. Ebbene, anche a Reggio Calabria, si osserva un notevole ricambio della base elettorale del Movimento, come inevitabile quando si cresce di oltre il 30%. Nel complesso, la quota di nuovi elettori sul totale vale il 40%, con un terzo in entrata dal bacino degli astenuti 2013, e un flusso significativo anche dalle forze minori di cinque anni fa. Nessun ingresso, invece, dal centrosinistra 2013.

Il pattern è molto simile per FI, che, seppur in netto calo rispetto al PDL ’13, prende da lì solo il 60% dei propri voti odierni, con poco meno di un terzo in entrata dal non voto, e un decimo da forze minori del 2013.

Il PD di oggi ottiene l’80% dei suoi voti dal bacino 2013 di Bersani, con un decimo in entrata da Monti, e una quota leggermente inferiore, ma non irrilevante, dall’elettorato 2013 del centrodestra. Quadro esattamente identico per LeU.

La Lega, che anche a Reggio è avanzata molto, ma assai meno che altrove (e comunque al di sotto della media del Sud), prende la metà dei propri voti dal bacino 2013 del centrodestra, un quarto dal M5S, un sesto dal non voto, e un ottavo addirittura da Monti. FDI presenta una composizione simile, ma prende meno dal centrodestra ’13 (un terzo), niente dal non voto, e di più da Monti (36%).

Tab. 3 – Flussi elettorali a Reggio Calabria fra politiche 2013 e 2018, provenienze (clicca per ingrandire)prov

Il diagramma di Sankey visibile sotto (Figura 1) mostra in forma grafica le nostre stime dei flussi elettorali a Reggio Calabria. A sinistra sono riportati bacini elettorali del 2013, a sinistra quelli del 2018. Le diverse bande, colorate in base al bacino 2013 di provenienza, mostrano le transizioni dai bacini 2013 a quelli 2018. L’altezza di ciascuna banda, così come quella dei rettangoli dei diversi bacini elettorali all’estrema sinistra e destra, è proporzionale al relativo peso sul totale degli elettori. Osservando il diagramma, si può facilmente accorgersi dei forti flussi dalle coalizioni principali del ’13 verso il non voto, così come della rilevantissima rimobilitazione di astenuti del ’13 da parte del M5S e, in misura minore, di FI.

Fig. 1 – Flussi elettorali a Reggio Calabria fra politiche 2013 (sinistra) e 2018 (destra), percentuali sull’intero elettorato (clicca per ingrandire)sankey

Sintetizzando le principali evidenze emerse dalla nostra analisi dei flussi elettorali a Reggio Calabria, dobbiamo evidenziare come l’avanzata di 10 punti del M5S sia originata da una fortissima rimobilitazione di astenuti di cinque anni fa, mentre, sorprendentemente, non si registra alcuna entrata dal centrosinistra.

Riferimenti bibliografici

Cataldi, M., e Marino, B. (2015), ‘L’analisi dei flussi elettorali alle comunali di Reggio Calabria’, in Paparo, A., e Cataldi, M. (a cura di), Dopo la luna di miele: Le elezioni comunali e regionali fra autunno 2014 e primavera 2015, Dossier CISE(7), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 17-22.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

Schadee, H.M.A., e Corbetta, P.G. (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.


NOTA METODOLOGICA

I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle 218 sezioni elettorali del comune di Reggio Calabria. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Si tratta di 25 unità in tutto. Il valore dell’indice VR è risultato pari a 8,8.

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Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.