L’incertezza al Sud: un elettore su quattro indeciso tra voto al partito o al candidato

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Alessandro Riggio

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Il cleavage delle prossime elezioni politiche riguarderà il voto espresso per affiliazione partitico-ideologica oppure per stima/vicinanza al candidato nel collegio uninominale. Al momento dello spoglio, non sarà però possibile farne una distinzione: la nuova legge elettorale esclude il voto disgiunto. Una pratica – questa – diffusa nelle consultazioni regionali italiane, dove con le dovute eccezioni (si pensi, tra le altre, alla Calabria) suole distinguersi tra la scelta nel comparto maggioritario, ovvero il voto al presidente, e quella nel proporzionale che determina l’elezione dei consiglieri. La discrasia tra i due costituisce il rendimento coalizionale, che riassume appieno la questione: l’elettorato, in special modo al Sud, non ha manifestato reticenza – nel corso degli ultimi anni – a scegliere un aspirante governatore del M5s premiando al contempo un candidato consigliere regionale della coalizione di centrodestra o di centrosinistra. Un comportamento issato ormai a ricorrenza. Alle ultime elezioni regionali in Lazio, Campania, Basilicata, Molise, Puglia e Sicilia il voto al presidente proposto dal M5s ha oltrepassato sistematicamente quello attribuito alla lista.

Venendo alle politiche del 4 marzo, come scritto da Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore, la decisione ricadrà tra “la voglia di protesta o il richiamo della foresta” (D’Alimonte 2018).

Il CISE propone qui un sondaggio dalle modalità innovative. Dopo aver chiesto a un campione di 6.000 intervistati l’intenzione di voto alla lista, la medesima domanda viene avanzata con riguardo al candidato collegato nel collegio uninominale. I risultati nazionali analizzati da Maggini recano sorprese, e moltiplicano gli interrogativi. Qui ci concentriamo sui non meno interessanti dati relativi alle regioni meridionali.

Il M5s mostra il dato più alto di continuità tra intenzioni di voto al partito e al relativo esponente nell’uninominale (76,4%), di poco maggiore che al Nord (75,8%) e alla Zona Rossa (76%). Un livello molto elevato riconducibile all’assenza di accorpamenti in coalizioni, che dividerebbero altrimenti le preferenze dell’elettorato. Eppure, lo stesso effetto non si riproduce in Leu, che nel Sud incontra il valore più basso (52,9%). Forse al suo elettorato – richiamato da un voto d’appartenenza nel proporzionale – aggraderebbe premiare i candidati nell’uninominale del centrosinistra?

Se pure azionista di maggioranza della coalizione, soltanto il 56,6% dei sostenitori del Pd dichiara l’intenzione di votare anche il candidato nell’uninominale espressione comune con Civica Popolare, Insieme e Più Europa. La lista capeggiata da Emma Bonino presenta la percentuale minore tra l’intero alveo politico oggetto del sondaggio: appena il 29,8%, esacerbato da un 39,1% che si mostra incerto. Ciò dimostrerebbe la manifesta volontà di votare Bonino ma non i candidati Pd dell’uninominale. Eterogenesi dei fini di un sistema elettorale misto come il Rosatellum. L’impatto dell’analisi assume portata meno dirompente nella coalizione di centrodestra. Solo Fratelli d’Italia non vanta il dato peggiore (62,9%) rispetto al Nord e alla Zona Rossa. Oltre la metà degli elettori di Forza Italia (54,8%) e Lega (51,5%) afferma di votare il candidato collegato nell’uninominale, ma il 27,1% e il 28% – dunque quasi un terzo – si reputa indeciso.

Tabella 1 – Matrice di flusso fra intenzioni di voto alla lista e intenzioni di voto al candidato di collegio al SudDescrizione generale: Una tabella statistica a matrice stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento analizza le intenzioni di voto per le elezioni politiche del 2018 (sulle righe) incrociandole con il comportamento elettorale passato dichiarato dagli elettori, denominato Ricordo del voto 2013 (sulle colonne). Tutti i valori interni sono espressi in percentuale (%) e ciascuna colonna di partenza somma verticalmente al 100% nella riga finale del Totale.

1. Comportamento e destinazione degli Elettori del 2013 (Analisi per Colonna)

• Colonna Rivoluzione Civile (2013):
	• Si sposta prevalentemente verso le forze posizionate a sinistra: il 25,9% sceglie Liberi e Uguali (LeU), il 16,7% vota Potere al Popolo e il 14,0% opta per il Partito Democratico. Il 14,4% converge sul Movimento 5 Stelle e il 10,5% confluisce nell'astensione del Non voto.
• Colonna Coalizione Bersani (2013):
	• Mostra un'alta fedeltà d'area trattenendo la maggioranza assoluta nel Partito Democratico al 54,7%. Le emorragie si dividono tra il Movimento 5 Stelle (12,3%), LeU (11,0%) e il Non voto (8,3%).
• Colonna Coalizione Monti (2013):
	• Confluisce massicciamente nell'area del centrosinistra, premiando il Partito Democratico al 43,7%. La quota rimanente si ripartisce tra il Movimento 5 Stelle (12,9%), il Non voto (10,1%), la Lega (7,5%) e Fratelli d'Italia (6,0%).
• Colonna Movimento 5 Stelle (2013):
	• Conserva un solido nucleo identitario trattenendo il 71,1% degli elettori nel M5S. Il principale travaso in uscita si dirige verso la Lega al 9,1%, seguita dal Non voto al 7,6%.
• Colonna Coalizione Berlusconi (2013):
	• Si spacca tra la leadership di Forza Italia al 42,0% e l'ascesa della Lega al 33,0% (pari a un terzo del vecchio bacino). Fratelli d'Italia intercetta l'8,7% e il M5S il 7,5%, con appena il 4,5% di Non voto.
• Colonna Altri (2013):
	• Si ricompone premiando Altri al 26,1%, Fratelli d'Italia al 15,8%, il Partito Democratico al 15,0% e Potere al Popolo al 10,2%.
• Colonna Giovani under 18 nel 2013 (Nuovi elettori):
	• I giovani esordienti si dividono tra il Movimento 5 Stelle al 23,1% e il Non voto al 22,2%, seguiti da un significativo 17,7% indirizzato sul Partito Democratico e un 10,4% su Forza Italia.
• Colonna Non Voto (2013):
	• Trattiene la maggioranza assoluta nell'astensione cronica con il 50,8% di Non voto. Chi torna alle urne premia principalmente il Movimento 5 Stelle al 16,3%, seguito dal Partito Democratico (8,9%), dalla Lega (8,5%) e da Forza Italia (7,4%).

L’indice misurante l’incertezza tocca complessivamente al Sud il livello più alto: 23,5%, vale a dire quasi un elettore su quattro. Un elemento da non trascurare per il centrodestra, potenziale spartiacque tra un suo autentico successo o una vittoria di Pirro.

Figura 1 – Flussi fra intenzioni di voto alla lista (sinistra) e intenzioni di voto al candidato di collegio (destra) al Sud (clicca per ingrandire)Diagramma di flusso di tipo Sankey che mostra visivamente il passaggio degli elettori tra il voto espresso proporzionalmente per i partiti, sul lato sinistro, e il voto espresso nei collegi maggioritari, sul lato destro. I blocchi di partenza a sinistra riportano le seguenti percentuali: LEU_PR in marrone al 5.4%, PD in rosso al 23.8%, +EUR in rosa all'1.6%, M5S_PR in giallo al 29.1%, FI in azzurro al 15.0%, FDI in grigio scuro al 4.3%, LEGA in verde al 14.9% e ALTRI_PR in grigio chiaro al 4.9%. Sul lato destro, i blocchi di arrivo indicano i candidati o le opzioni coalizionali con le relative percentuali: CSX in verde oliva al 17.9%, M5S_MG in grigio-verde al 23.6%, INCERTO in fango al 22.5%, NON_VALIDI in fango sottile al 4.1%, CDX in marrone-grigio al 21.4% e ALTRI_MG in grigio chiaro al 6.7%. I flussi colorati evidenziano i comportamenti di voto: il blocco PD fluisce in grandissima parte verso CSX, con quote minori verso INCERTO e NON_VALIDI. Il blocco M5S_PR mantiene un flusso principale molto ampio verso M5S_MG, ramificandosi in parte anche verso INCERTO. I blocchi di centrodestra FI, FDI e LEGA convergono in modo compatto verso il blocco comune CDX, pur cedendo una quota visibile di flussi che si dirige verso la fascia centrale di INCERTO. Il blocco LEU_PR si divide principalmente tra CSX e INCERTO, mentre le componenti minori si disperdono in strisce più sottili tra tutte le opzioni disponibili.

Riferimenti bibliografici

D’Alimonte R., L’incognita Sud senza il voto disgiunto, Il Sole 24 Ore, 11 febbraio 2018.


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.