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di Roberto D’Alimonte

Pubblicato sul Sole 24 Ore il 5 marzo 2014

Alla fine l’ha spuntata chi non vuole che la riforma elettorale si faccia ora. Questo è il senso di quanto sta succedendo in queste ore in parlamento. Il nuovo sistema elettorale – l’Italicum- verrebbe approvato solo per le elezioni della Camera. In attesa che si faccia la riforma costituzionale per il superamento del bicameralismo paritario resterebbe in vigore per l’ elezione dei senatori il sistema di voto uscito dalla sentenza della Consulta. Proprio un bel pasticcio. In questo modo, se si dovesse tornare a votare prima che la riforma del Senato fosse fatta voteremmo con l’Italicum – che è un sistema maggioritario -per la Camera e con un sistema proporzionale per il  Senato. Anzi, alla Camera ci sarebbe anche il ballottaggio. E al Senato naturalmente no.

            Il bello è che questa soluzione è stata proposta da coloro che si oppongono alla approvazione dell’Italicum per entrambi i rami del parlamento in nome della governabilità. Infatti l’argomento utilizzato per mettere i bastoni tra le ruote a Renzi  è che un sistema elettorale a due turni potrebbe produrre maggioranze diverse tra Camera e Senato. Quindi meglio lasciare l’Italicum alla Camera e il  proporzionale della Consulta al Senato. Come se questa soluzione non presentasse esattamente lo stesso rischio di ingovernabilità. Anzi, mentre nel primo caso il rischio è potenziale, nel caso è certo. Infatti è vero che sulla carta l’Italicum potrebbe produrre due diverse maggioranze, ma le probabilità di questo esito non sono elevate. Mentre votando con l’Italicum ci sarebbe un vincitore certo alla Camera e certamente nessun vincitore al Senato. Cioè si riprodurrebbe esattamente la stessa situazione creatasi con le elezioni dello scorso Febbraio.

            E’ così evidente la debolezza di questo argomento che non ci vuol molto a capire che la vera ragione di questa manovra parlamentare è quella di non dare a Renzi un sistema elettorale con cui puntare alle elezioni anticipate a suo piacimento.  Renzi ha promesso ai parlamentari di durare fino al 2018. I parlamentari vogliono essere sicuri che mantenga la promessa. Tutto qui. Per loro questa  è ovviamente  una promessa che vale. Ma quanto vale? Qualche giorno fa abbiamo scritto che vale fino a quando non ci sarà una nuova legge elettorale. Fino ad allora avranno una arma potente per frenare l’esuberanza del premier perché con l’attuale sistema di voto non può ricorrere alle urne per cercare quella legittimazione popolare che gli serve per fare quello che veramente vuole. Infatti tornare a votare con il sistema della Consulta vuol dire non risolvere nulla.  Ma adesso sappiamo che non potrà tornare a votare nemmeno con la ‘sua’ legge elettorale perché sarà approvata solo a metà. Quindi è inutilizzabile. Fare una nuova legge elettorale solo per la Camera significa non fare la riforma elettorale. Nuove elezioni diventeranno possibili solo con la riforma del Senato. Quando?  Chi può dirlo?

            E allora perché Renzi ha accettato questo compromesso?   Risposta difficile. Forse ha capito di non avere i voti per far passare la riforma. Di fronte all’ eventualità di uno scacco ha preferito incassare l’approvazione di un Italicum dimezzato per poter dire che comunque una riforma – per quanto parziale- è stata fatta. Meglio metà riforma che nessuna riforma. E’ una spiegazione  coerente con il pragmatismo dell’uomo. Una altra possibile spiegazione è che in fondo a lui avere o non avere un sistema elettorale pronto all’uso interessa poco. La sfida vera è quella di fare le riforme, di realizzare il cambiamento che la gente si aspetta. L’aver rassicurato i parlamentari, rinunciando alla pistola del nuovo sistema elettorale, forse gli consentirà di lavorare meglio con loro. Sono due spiegazioni plausibili e non mutualmente esclusive. Intanto nell’attesa di vedere se la seconda sarà quella buona ci teniamo il pasticcio dell’Italicum dimezzato