Attualità

  • Testa a testa nei 142 comuni superiori, Sud e Zona rossa al centrosinistra

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 28 giugno

    Con il secondo turno di domenica 26 giugno si chiude questa tornata di elezioni comunali. Le urne hanno consegnato la vittoria al centrosinistra, che riesce non solo a ribaltare l’esito del primo turno, ma anche a migliorare rispetto a 5 anni fa. Due settimane fa, 79 comuni sui 142 sopra i 15.000 abitanti avevano assegnato il sindaco con un bilancio parziale a favore del centrodestra. Considerando anche le coalizioni di destra (quelle che escludono FI), il centrodestra aveva conquistato 34 comuni (la gran parte al Nord) contro i 30 di centrosinistra e sinistra insieme. Il primo turno aveva inoltre decretato la scomparsa del M5S e la timida ricomparsa del Centro (con vittorie in 3 comuni superiori).

    Nei 63 comuni andati al ballottaggio, il centrosinistra ribalta l’esito del primo turno, superando il centrodestra in tutte le zone del paese, incluso il Nord dove si registrano vittorie importanti come a Verona (Tabella 1). Il centrosinistra conquista 23 comuni (24 considerando anche la sinistra alternativa al PD e 25 se si considera l’unico comune conquistato dal M5S, Mottola). Il bilancio non cambia se si considerano nell’ambito del centrodestra anche le vittorie ottenute da candidati di destra non sostenuti da FI. Nei 35 ballottaggi in cui era in gara, il centrodestra vince in 12 comuni (19 su 47 includendo anche la destra). Se da un lato il centrodestra sembra aver pagato le divisioni interne (vedi Verona), dall’altro il dato sembra confermare una strutturale debolezza dei candidati conservatori quando viene meno il traino del voto di lista come succede al ballottaggio.

    Tabella 1 - Chi ha vinto e chi ha perso alle amministrative 2022 nei 142 comuni superiori

    I numeri finali, considerando primo e secondo turno e confrontando i totali con la tornata precedente, offrono un quadro più dinamico di come sono cambiati i rapporti di forza nei 142 comuni. Il centrosinistra, in una tornata in cui partiva svantaggiato (il centrodestra partiva avanti con 45 comuni), migliora sensibilmente rispetto a 5 anni fa. Oggi controlla 51 comuni, contro i 44 della tornata precedente. Il grosso di queste città è al Sud, dove il centrosinistra domina (anche sui civici che qui rispetto a 5 anni fa hanno perso 5 comuni). Il centrosinistra torna inoltre la principale forza politica nella zona rossa: 5 anni fa si registrava una sostanziale parità tra centrosinistra e centrodestra (6 vs 6); oggi il centrosinistra amministra 10 comuni, contro i 5 conquistati dal centrodestra. Rispetto a 5 anni fa, inoltre, si riduce (seppure leggermente) la distanza con il centrodestra al Nord.

    Sul fronte opposto, il centrodestra chiude in pareggio rispetto a 5 anni fa, ma con un sensibile spostamento del baricentro da FI verso la destra: il centrodestra (con FI) perde 5 città, la destra (senza FI) ne guadagna altrettante, per un totale di 53 (un numero pari a quello di 5 anni fa). La forza del centrodestra è prevalentemente localizzata al Nord, dove pure perde però 2 comuni se si considerano centrodestra e destra insieme (30 comuni 5 anni fa contro i 28 di oggi).

    Infine, concentrandosi sui comuni capoluogo, il bilancio finale vede il centrodestra vincente in 12 casi (14 se si considera anche la destra senza FI), il centrosinistra in 10, con 2 comuni (Viterbo e Como) vinti da candidati civici. Anche in questo caso il centrosinistra ha guadagnato posizioni rispetto a 5 anni fa, passando da 5 a 10 comuni, mentre il centrodestra è sceso da 18 a 12.   

  • Quanto vale davvero il «partito» di Di Maio dopo la scissione dei Cinque Stelle

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 26 giugno

    Il sondaggio Winpoll-Sole24Ore che pubblichiamo è l’occasione per fare il punto sulla evoluzione del quadro politico dopo elezioni amministrative e la scissione del M5s. Ed è un quadro che registra novità significative che dovranno essere confermate da altri sondaggi nelle prossime settimane. In tema di intenzioni di voto i due dati più rilevanti riguardano M5s e Fdi e sono la conferma di tendenze in atto da molti mesi: il declino dei Cinque Stelle e la crescita di Fratelli d’Italia. Nel caso del partito di Conte c’era da aspettarsi che la recente scissione dell’ala di Di Maio avrebbe provocato danni accelerando la tendenza negativa e così è.

    Per stimare l’”effetto Di Maio” agli intervistati è stato chiesto sia come avrebbero votato nel caso in cui non fosse presente il partito del ministro degli Esteri sia nel caso in cui ci fosse il suo partito, “Insieme per il Futuro”. Nel primo scenario il Movimento è stimato al 9,9 %. Il dato è inferiore di 2,4 punti percentuali rispetto alla media dei sondaggi della settimana 12-18 Giugno (Termometro Politico). Nel secondo scenario scende al 6,9%, mentre il partito di Di Maio è stimato al 4,7%. Occorre molta prudenza nel valutare entrambi questi dati, soprattutto quello di Insieme per il Futuro. Abbiamo visto in passato cosa è successo nel caso delle scissioni di Alfano, di Bersani e di Renzi. Le stime iniziali erano promettenti ma in tutti questi casi il favore degli elettori è durato poco. Il partito di Alfano è sparito e quelli di Bersani e di Renzi viaggiano sotto il 3%, la soglia minima per ottenere seggi.

    LE INTENZIONI DI VOTO
    Sondaggio realizzato da Winpoll per Il Sole 24 Ore, con 1.000 interviste Cati/Cami (3.256 i rifiuti) condotte il 24 -25 giugno 2022. Popolazione di riferimento: popolazione italiana maschi e femmine dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, regioni, proporzionalmente all’universo della popolazione italiana. Campione stratificato per regioni, casuale ponderato per genere, fasce di età, titolo di studio ed intenzioni di voto alle ultime europee. Margine di errore con intervallo di confidenza al 99%: 2,2%
    Creato con Datawrapper

    Quanto al M5s quello che sta succedendo non può sorprendere. Indipendentemente dalla scissione, le incertezze che ne caratterizzano la linea politica e la leadership spiegano da sole l’accentuazione della tendenza negativa. Il problema però è di fondo e non legato solo a Conte e Di Maio. Lo si vede bene nelle risposte alle domande sull’operato del governo Draghi e sulla politica nei confronti della guerra in Ucraina. Insieme a quelli della Lega gli elettori del Movimento sono quelli più critici sulle sanzioni e sull’invio di armi.

    Il dato pubblicato qui è stimato sulla base dello scenario senza la presenza del partito di Di Maio per cui è lecito ipotizzare che dopo la scissione la percentuale dei pentastellati critici, sia nei confronti del governo che in tema di politica estera, sia ancora più elevata. L’ipotesi è plausibile visto che il raffronto fra gli scenari con e senza il partito di Maio indica che i voti per Insieme per il Futuro vengono prevalentemente dagli attuali elettori del Movimento. Se così è, dopo la scissione , Conte si ritrova in mano un partito sempre meno favorevole a restare al governo o quanto o meno a sostenerne la politica estera. È paradossale che il 44% degli elettori di Fratelli d’Italia, che sta all’opposizione, dia un giudizio favorevole del governo contro il 25% di quelli del Movimento che invece lo sostiene. E la stessa osservazione si può fare a proposito della Lega, visto che solo il 43% giudica molto bene o più bene che male l’operato di Draghi.

    LE SANZIONI ALLA RUSSIA E L’INVIO DI ARMI IN UCRAINA
    Le persone
    I partiti

    A proposito di Fratelli d’Italia ripetiamo quanto già detto in apertura: questo sondaggio ne conferma la tendenza positiva. Per essere precisi, quello che appare qui è una ripresa della sua crescita dopo un periodo di stasi. Il 25,5% stimato oggi rappresenta un picco. La media dei sondaggi della settimana scorsa dava il partito della Meloni al 22,7%. Quasi tre punti in più non sono pochi. D’Altronde in un periodo in cui crescono le paure e i risentimenti legati alla situazione economica e alle prospettive future essere l’unico partito alla opposizione è un vantaggio non da poco. Va da sé che per la Lega di Salvini, ferma intorno al 15%, è una brutta situazione tanto più alla luce delle posizioni di tanti suoi elettori su governo, sanzioni e armi.

    Quanto agli altri partiti, il Pd si conferma il secondo partito del sistema con una percentuale di poco inferiore alla media delle ultime settimane. Riesce a stare sopra il 20% ma non mostra alcuna capacità espansiva. I suoi elettori sono costantemente i più favorevoli al governo e alla sua politica estera, ma questo non gli può bastare per competere efficacemente alle prossime politiche. Adesso dovrà fare i conti con un campo sempre più largo dopo la scissione di Di Maio. Metterlo insieme non sarà facile, viste anche le posizioni critiche degli elettori del M5s. Infatti, come si vede dai dati, su governo Draghi e politica estera i due elettorati sono agli antipodi. I Cinque Stelle sono più vicini alla Lega che al Pd.

    OPERATO DEL GOVERNO DRAGHI
    Le persone
    I partiti

    Chiudiamo su Forza Italia. Il partito di Berlusconi esce bene da questo sondaggio. È da tempo che non si avvicinava al 10%. È un pacchetto di voti prezioso perché sarà decisivo alle prossime elezioni. Sommato ai voti stimati di Fdi e Lega porta la coalizione di centro destra oltre il 50%. Con questa percentuale la maggioranza assoluta dei seggi alle prossime politiche è certa. Ma siamo lontani dal voto e la situazione politica resta molto fragile. Per non parlare di quella economica e finanziaria. I dati presentati qui non sono una novità assoluta. Però, insieme all’esito dei ballottaggi di oggi, potrebbero essere utilizzati per destabilizzare il governo. Speriamo che prevalga il buon senso al di sopra delle convenienze di breve periodo.

  • Ballottaggio Verona, perché è importante la sfida Tommasi-Sboarina (Tosi terzo incomodo)

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 24 Giugno

    Tra tutti i comuni in cui si vota Domenica il caso più interessante è Verona. Il ballottaggio vede in campo Damiano Tommasi, candidato civico, sostenuto da tutti i partiti del campo largo (compresi Azione e M5s) e il sindaco uscente Federico Sboarina, sostenuto da Fdi e dalla Lega. Il terzo incomodo è Flavio Tosi, sindaco dal 2007 al 2017, che si è presentato con diverse sue liste e l’appoggio di Forza Italia . Al primo turno Tommasi ha preso 43.102 voti ( 39,8 %), Sboarina 35.405 voti ( 32,7 %) e Tosi  25.866 (23,9) . Verona è una città sostanzialmente di destra. Insieme a Treviso è la più destrorsa delle città venete. L’ultima volta che il centro-sinistra ha vinto qui è stato nel 2002.  Potrebbe succedere di nuovo questa volta per due ragioni.

    La prima è la divisione del centro-destra. Se Tosi avesse appoggiato Sboarina già al primo turno o se lo facesse ora, per Tommasi  la partita sarebbe molto più incerta. L’ex sindaco è un personaggio particolare. Era nella Lega Nord. Ha sfidato Salvini per la segreteria federale e ha sfidato Zaia per la presidenza della regione Veneto. Ha perso su entrambi i fronti e nel 2015 è uscito dalla Lega. Da allora ha giocato una sua partita personale come terzo polo della politica scaligera. Non potendosi ripresentare per un terzo mandato, nel 2017 ha creato una sua coalizione candidando a sindaco l’allora compagna e senatrice della Lega Nord, e oggi moglie, Patrizia Bisinella.  Ha preso il 24,2 (contro il 23,9% di oggi) arrivando al secondo turno, ma ha perso contro Sboarina che si è presentato con l’etichetta di civico mentre oggi è di Fdi.  Il centro-sinistra di allora si è fermato al 21,8% (contro il 39.8% di oggi).

    Nei giorni scorsi, subito dopo essere rimasto escluso dal ballottaggio, Tosi ha aderito a Forza Italia diventandone un punto di riferimento regionale ma ovviamente con ambizioni nazionali. Ha offerto a Sboarina l’apparentamento al secondo turno per non essere accusato di tradire il centro-destra cui Forza Italia per ora appartiene. Ma Sboarina non ha accettato la proposta bollandola come manovra di palazzo. Dire che tra Tosi e il sindaco uscente non corre buon sangue è un eufemismo. E’ un altro caso in cui politica e antropologia sono indissolubilmente legate. Cosa farà Tosi Domenica non lo ha detto pubblicamente, cosa faranno i suoi elettori deciderà l’esito del voto.

    La seconda ragione per cui il centro-sinistra può vincere dopo venti anni è Tommasi stesso. Anche a Verona c’è voglia di nuovo. Il vento del cambiamento spira contro chi ha già governato e non gode di grande popolarità. E’ il caso di Sboarina. E’ un vento che è difficile contrastare soprattutto quando trova una figura che viene percepita come diversa e attraente. Questo è il caso di Tommasi. Al primo turno la sua lista civica ha preso da sola il 16% dei voti.  L’ex calciatore del Verona e della  Roma è un cattolico praticante (con sei figli) in una città dove la religione conta ancora. Tanto che il vescovo dimissionario e conservatore non ha esitato a scendere in campo non proprio a suo favore. Viene percepito a destra e a sinistra come una persona per bene. Non ha mai fatto politica. A Verona ha lavorato nel sociale. Ha fatto una campagna elettorale sotto voce, senza urla e proclami altisonanti. Solo in questi ultimi giorni si è messo a girare la città quartiere per quartiere accompagnato da un gruppo di sostenitori tutti in maglietta gialla.  Per sperare di vincere ha bisogno di portare a votare tutti quelli che lo hanno votato al primo turno , ma per essere sicuro di vincere deve poter contare su una parte dei voti che sono di Tosi.  

    E’ certamente la carta migliore che il centro-sinistra potesse mettere in campo. E’ il tipo di carta che dovrebbe mettere in campo a livello nazionale per essere competitivo. Azzardiamo una previsione: se Tommasi vincerà Domenica e se farà bene come sindaco a Verona, prima o poi lo vedremo giocare un ruolo rilevante a Roma. Sarebbe un ritorno in altra veste.

  • Partiti e coalizioni:  come va decifrato il voto delle amministrative

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 15 giugno

    Tra tutti i tipi di consultazione che si svolgono nel nostro paese le comunali sono quelle più difficili da decifrare. L’unico criterio solido per cercare di capire chi ha vinto e chi ha perso è il conteggio dei sindaci vincenti. Applicando questo criterio al primo turno delle comunali di domenica i numeri dicono che nei 142 comuni sopra i 15.000 abitanti centro-sinistra e centro-destra, intesi in senso stretto, sono in parità. Entrambi hanno vinto in 28 dei 79 comuni in cui è già stato eletto il sindaco.
    I restanti comuni sono andati due alla sinistra alternativa al Pd , tre a coalizioni di partiti centristi, sei a candidati sostenuti da coalizioni di destra senza Forza Italia, 12 a candidati civici. Il centro-destra è andato meglio a livello dei 26 capoluoghi di provincia. Infatti ne ha già conquistati otto sui tredici già assegnati mentre al centro-sinistra ne sono andati tre e alla destra due. Dopo i ballottaggi si tireranno le somme definitive.

    Percentuale voti nei 142 comuni sopra i 15.000 abitanti e tasso di variazione sulle europee 2019

    Percentuale voti nei 142 comuni sopra i 15.000 abitanti e tasso di variazione rispetto alle europee 2019, Italia e zone geopolitiche

    Il confronto

    Passando dai sindaci ai voti ai partiti sorgono i problemi. Calcoliamo le percentuali di voto ai cinque maggiori partiti nei 142 comuni mettendole a confronto con quanto hanno preso gli stessi partiti negli stessi comuni nella ultima consultazione a livello nazionale, le Europee del 2019. Consideriamo poi la percentuale che i cinque partiti hanno ottenuto alle europee a livello nazionale. Il confronto tra il risultato complessivo dei cinque partiti alle europee con quello ottenuto nei 142 comuni ci dice che questo insieme di comuni è abbastanza rappresentativo, anche se leggermente più favorevole al centrosinistra (Pd e M5s). Fatta questa premessa di cui occorre tener conto, cosa dicono i dati leggendoli con tutte le cautele del caso?

    I risultati dei partiti

    Primo, il partito che ha ottenuto la percentuale più alta di voti è stato il Pd con il 14,2%, seguito da Fdi con il 9 per cento. Secondo, l’unico partito che nei 142 comuni ha incrementato la sua percentuale di consensi rispetto alle elezioni europee è stato Fdi. Nell’insieme di questi comuni aveva preso nel 2019 il 6,8 % ed è passato al 9% con un incremento del 32 % (tasso di variazione). Terzo, la Lega e il M5s sono andati particolarmente male perdendo in percentuale oltre l’80 per cento.

    In sintesi, la fotografia che ricaviamo da queste elezioni è sostanzialmente quella che ci hanno dato i sondaggi degli ultimi mesi: Fdi cresce, Pd e Forza Italia tengono, Lega e M5s sono in difficoltà. Ma va detto chiaramente che le percentuali di voto di queste comunali sono falsate dal tipo di competizione di cui stiamo parlando. Non è verosimile che la Lega alle prossime elezioni politiche prenda in questi comuni il 5,3 % e il M5s il 2,5%. Questo vale anche per gli altri partiti. Questi dati delle comunali possono servire solo a fissare i rapporti relativi tra partiti e individuare linee di tendenza, non per fare previsioni puntuali. E anche da questo punto di vista occorre cautela nell’interpretarli.

    I risultati dei poli

    Mettiamo poi a confronto il risultato dei due poli. Per queste elezioni abbiamo considerato il voto dato ai sindaci e non il voto proporzionale ai partiti in coalizione. Per il 2019 si sono sommati i voti proporzionali delle liste di area. Complessivamente i candidati sindaco del centrosinistra sono andati leggermente meglio dei rivali di centrodestra raccogliendo il 41,4% dei consensi contro il 39,8%. Hanno così ribaltato il lieve vantaggio che il centro-destra aveva alle europee nei 142 comuni.

    Tuttavia questo risultato non deve illudere i sostenitori del campo largo. Si tratta di risultati locali in un insieme di comuni medio grandi in cui il centro-sinistra tradizionalmente va meglio. Il problema di sommare alle politiche i voti di tutte le sue componenti resta. Ci vorrebbero un Tommasi (Verona) o un Furegato (Lodi) per tentare l’impresa.

    Nota metodologica: “Centrodestra” somma per il ’19 i risultati di Fdi, Fi, Lega, Popolo della Famiglia, CasaPound e Forza Nuova; e per il ’22 i voti raccolti da candidati sindaci sostenuti da almeno uno di questi partiti. “Centrosinistra” somma per il ’19 i risultati di Pd, M5s, Verdi, Pc e La Sinistra; e per il ’22 i voti raccolti da candidati sindaci sostenuti da almeno uno di questi partiti.

Ricerca

  • More Left or Left No More? An In-depth Analysis of Western European Social Democratic Parties’ Emphasis on Traditional Economic Left Goals (1944–2021)

    To cite the article:

    Trastulli F (2022) More Left or Left No More? An In-depth Analysis of Western European Social Democratic Parties' Emphasis on Traditional Economic Left Goals (1944–2021). Front. Polit. Sci. 4:873948. doi: 10.3389/fpos.2022.873948.

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    The ideological evolution of Western European social democratic parties has received considerable scholarly attention over the decades. The most widespread view concerns the alleged programmatic moderation and convergence with the mainstream right of this party family. However, recent empirical investigations based on electoral manifestos come to different conclusions, highlighting an increase over time in Western European social democratic parties' emphasis on traditional economic left goals, especially in recent years. Hence, this article analyses the evolution of the social democratic programmatic outlook with regard to traditional economic left issues. It does so by relying on Manifesto Project (MARPOR) data about such formations in 369 general elections across 20 Western European countries between 1944 and 2021, employing different indicators of economic left emphasis and time to ensure the robustness of the findings. The analysis shows how, at the aggregate level, social democracy increases its emphasis on traditional economic left issues over time, with the effect driven entirely by the recent post-Great Depression years. However, once disaggregating the results, a more differentiated picture emerges, pointing towards potential causes of concern in terms of measurement validity within the MARPOR data. The article discusses the substantive and, especially, methodological implications of its findings in detail.

  • The role of party preferences in explaining acceptance of freedom restrictions in a pandemic context: the Italian case

    To cite the article:

    Ladini, R., and Maggini, N. (2022), The role of party preferences in explaining acceptance of freedom restrictions in a pandemic context: the Italian case, Quality & Quantity, Online first, DOI: 10.1007/s11135-022-01436-3.

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    As a consequence of the Covid-19 pandemic, several governments adopted disease containment measures limiting individual freedom, especially freedom of movement. Our contribution aims at studying the role played by party preferences in explaining attitudes towards those freedom limitations during the pandemic, taking into account the moderating role played by confidence in institutions and collectivist-individualistic orientations. Focussing on Italy, as the first western democracy to be hit by Covid-19 and to adopt harsh restrictive measures, we analyse data coming from the ResPOnsE COVID-19 project. Our study initially investigates whether attitudes towards freedom restrictions are associated with the dynamics of the pandemic and the institutional responses to it. Then, through multilevel regression models, we test several hypotheses about the relationship between party preferences, confidence in institutions, collectivistic orientations and public acceptance of Covid-19 containment measures limiting individual freedom. Findings show that party preferences are associated with different attitudes towards freedom restrictions to contain the pandemic, but this occurs only if people have individualistic orientations. Collectivistic orientations and confidence in institutions are positively associated with acceptance of freedom restrictions, regardless of party preferences. As regards the latter, neither a classical ideological explanation (conservative people more inclined to accept limitations to personal freedoms) nor a government-opposition explanation (supporters of government parties more inclined to accept freedom restrictions) seems to be adequate to fully account for the mechanisms behind acceptance of Covid-19 harsh containment measures. Thus, we offer an alternative ideological explanation by pointing out the ambiguous nature of contemporary right-wing populisms.

  • The Deinstitutionalization of Western European Party Systems

    Authors

    Alessandro Chiaramonte is Full Professor of Political Science at the University of Florence, Italy.
    Vincenzo Emanuele is Assistant Professor of Political Science at Luiss Guido Carli in Rome, Italy.

    Endorsements

    “Despite the many studies on the crises of Western European party systems over the past three decades, few are theoretically novel and even fewer are characterized by relevant empirical assessments. This groundbreaking book is indeed one of them. Chiaramonte and Emanuele offer an encompassing account of the evolution of party systems in Western Europe, an excellent discussion of the theoretical components of their deinstitutionalization, as they put it, and masterly empirical analyses of their factors.”
    ---José Ramón Montero, Universidad Autónoma de Madrid, Spain.

    “Although a great deal of attention has been devoted to party system ‘institutionalization’ in new democracies, this book focuses on the much more momentous ‘deinstitutionalization’ of the party systems of old democracies. Evidence of this phenomenon has been accumulated in various domains, and the book provides a comprehensive and coherent multidimensional framework to analyze the crisis affecting party systems with new data, indicators, and techniques.”
    ----Stefano Bartolini, European University Institute in Florence, Italy.

    Abstract

    This book offers a systematic and far-reaching account of party system institutionalization in Western Europe. Drawing upon a wide array of data and through a comparison of 20 countries from the end of WWII to 2019 across three arenas of party competition (electoral, parliamentary, and governmental ones), the empirical analysis shows that, over the past decade, the level of institutionalization in the Western European party systems has dramatically declined compared with previous decades. Electoral, parliamentary, and – in some cases – governmental instability and unpredictability have reached record-high levels. Although the impact of the 2008 Great Recession has certainly worked as a catalyst, this process of de-institutionalization has been mainly driven by long-term factors, such as cleavage decline and the titiming of the democratic onset. Moreover, its consequences are relevant not only for the relationship between parties and voters, but also for the very quality of democracy, as party system deinstitutionalization causes a decline in the citizens’ satisfaction of the way democracy works and even an erosion of the ‘objective’ democratic standards. In a nutshell, Western Europe, once seen as the land of stability and the cradle of democracy, may have become the land of party system deinstitutionalization and incipient democratic backsliding.

    Keywords: Party systems; Party Politics; Elections; Democracy; Time-series-cross-section analysis

    To cite the book:

    Chiaramonte, A. and Emanuele, V. (2022), The deinstitutionalization of Western European party systems, London: Palgrave Macmillan.

    To buy a copy or download free-access contents click here

    Aknowledgments

    Clearly, there are some people to thank. First, we thank all panel chairs and discussants of the conferences where we presented some preliminary drafts of our work. Preliminary versions of book chapters were presented at the conference ‘Political parties in comparative perspective’ held at the Georgetown University and the New York University, Florence, March 22-23, 2018; at the 114th annual conference of the American Political Science Association, Boston, August 30-September 2, 2018; at the 12th ECPR General Conference, Hamburg, August 22-25, 2018; at the CISE LUISS Seminar, Rome, December 6, 2018; at the 26th International Conference of Europeanists, Carlos III University, Madrid, June 20-22, 2019; at the 115th APSA Conference, Washington DC, August 29-September 1, 2019; and at the XXXIII SISP Conference, Lecce, September 12-14, 2019. We thank Hans Noel, Paul Webb, Richard Katz, Darren Schreiber, Zac Greene, Michelangelo Vercesi, Maria Laura Sudulich, Aiko Wagner, Michal Kotnarowski, Alejandro Tirado Castro, José Rama, Andrés Santana, Piotr Zagórski, Martin Bull, Despina Alexiadou, Davide Gianluca Bianchi, Francesco Raniolo, and Alessandro Campi for their feedbacks. We also warmly thank other colleagues with whom, in different venues, we discussed some book-related topics: amongst the many, Liesbet Hooghe, Gary Marks, Fernando Casal Bértoa, Paolo Segatti, Scott Mainwaring, Sorina Soare, Nicola Martocchia Diodati, Piero Ignazi, and Leonardo Morlino.

    This book was born from the discussions held at the Florentine seat of the CISE and was enriched from the constant debates with the other researchers of the CISE. We therefore wholeheartedly thank the CISE founder Roberto D’Alimonte, the CISE director Lorenzo De Sio and the CISE researchers and collaborators, including Aldo Paparo, Nicola Maggini, Davide Angelucci, Luca Carrieri, Davide Vittori, and Federico Trastulli. A special ‘thank you’ shall go to Marco Improta for his help with the collection of the governmental data, Bruno Marino for having accurately read the entire manuscript, and Palgrave’s anonymous reviewers. As usual, we bear full responsibility for the errors and the shortcomings of this work.

  • Are All Populist Voters the Same? Institutional Distrust and the Five Star Movement in Italy

    To cite the article:

    Davide Angelucci & Davide Vittori (2022) Are All Populist Voters the Same? Institutional Distrust and the Five Star Movement in Italy, South European Society and Politics, DOI: 10.1080/13608746.2022.2028503

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    Are all populist voters the same? We focus on a valence populist party case (Five Star Movement) to answer this question. We inquire whether faithful populist voters, new populist voters, populist defectors and non-populist voters all have the same level of institutional trust. Our focus is on the Italian political system, regarded as a promised land for populism. This paradigmatic case sheds light on whether the entrance of a populist party into the system works as a corrective to democracy, as populist voters find their voice represented in parliament, potentially increasing their trust in the institutions. Our main finding is that faithful populist voters are the most distrustful category – meaning that having parliamentary representatives is not enough for populist voters to gain trust in institutions.


Volumi di ricerca

  • The Deinstitutionalization of Western European Party Systems

  • Conflict Mobilisation or Problem-Solving? Issue Competition in Western Europe

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008


Dossier CISE

  • Online il Dossier CISE “Le elezioni amministrative del 2019”

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

  • “Goodbye Zona Rossa”: Online il Dossier CISE sulle elezioni comunali 2018

  • Dossier CISE “Goodbye Zona Rossa”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • “Gli sfidanti al governo”: Online il Dossier CISE sulle elezioni del 4 marzo

  • Dossier CISE “Gli sfidanti al governo”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • The year of challengers? The CISE e-book on issues, public opinion, and elections in 2017

  • The year of challengers? Individual PDF chapters from the CISE e-book

  • “Dall’Europa alla Sicilia”: Online il Dossier CISE su elezioni e opinione pubblica nel 2017