Attualità

  • Ballottaggio Verona, perché è importante la sfida Tommasi-Sboarina (Tosi terzo incomodo)

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 24 Giugno

    Tra tutti i comuni in cui si vota Domenica il caso più interessante è Verona. Il ballottaggio vede in campo Damiano Tommasi, candidato civico, sostenuto da tutti i partiti del campo largo (compresi Azione e M5s) e il sindaco uscente Federico Sboarina, sostenuto da Fdi e dalla Lega. Il terzo incomodo è Flavio Tosi, sindaco dal 2007 al 2017, che si è presentato con diverse sue liste e l’appoggio di Forza Italia . Al primo turno Tommasi ha preso 43.102 voti ( 39,8 %), Sboarina 35.405 voti ( 32,7 %) e Tosi  25.866 (23,9) . Verona è una città sostanzialmente di destra. Insieme a Treviso è la più destrorsa delle città venete. L’ultima volta che il centro-sinistra ha vinto qui è stato nel 2002.  Potrebbe succedere di nuovo questa volta per due ragioni.

    La prima è la divisione del centro-destra. Se Tosi avesse appoggiato Sboarina già al primo turno o se lo facesse ora, per Tommasi  la partita sarebbe molto più incerta. L’ex sindaco è un personaggio particolare. Era nella Lega Nord. Ha sfidato Salvini per la segreteria federale e ha sfidato Zaia per la presidenza della regione Veneto. Ha perso su entrambi i fronti e nel 2015 è uscito dalla Lega. Da allora ha giocato una sua partita personale come terzo polo della politica scaligera. Non potendosi ripresentare per un terzo mandato, nel 2017 ha creato una sua coalizione candidando a sindaco l’allora compagna e senatrice della Lega Nord, e oggi moglie, Patrizia Bisinella.  Ha preso il 24,2 (contro il 23,9% di oggi) arrivando al secondo turno, ma ha perso contro Sboarina che si è presentato con l’etichetta di civico mentre oggi è di Fdi.  Il centro-sinistra di allora si è fermato al 21,8% (contro il 39.8% di oggi).

    Nei giorni scorsi, subito dopo essere rimasto escluso dal ballottaggio, Tosi ha aderito a Forza Italia diventandone un punto di riferimento regionale ma ovviamente con ambizioni nazionali. Ha offerto a Sboarina l’apparentamento al secondo turno per non essere accusato di tradire il centro-destra cui Forza Italia per ora appartiene. Ma Sboarina non ha accettato la proposta bollandola come manovra di palazzo. Dire che tra Tosi e il sindaco uscente non corre buon sangue è un eufemismo. E’ un altro caso in cui politica e antropologia sono indissolubilmente legate. Cosa farà Tosi Domenica non lo ha detto pubblicamente, cosa faranno i suoi elettori deciderà l’esito del voto.

    La seconda ragione per cui il centro-sinistra può vincere dopo venti anni è Tommasi stesso. Anche a Verona c’è voglia di nuovo. Il vento del cambiamento spira contro chi ha già governato e non gode di grande popolarità. E’ il caso di Sboarina. E’ un vento che è difficile contrastare soprattutto quando trova una figura che viene percepita come diversa e attraente. Questo è il caso di Tommasi. Al primo turno la sua lista civica ha preso da sola il 16% dei voti.  L’ex calciatore del Verona e della  Roma è un cattolico praticante (con sei figli) in una città dove la religione conta ancora. Tanto che il vescovo dimissionario e conservatore non ha esitato a scendere in campo non proprio a suo favore. Viene percepito a destra e a sinistra come una persona per bene. Non ha mai fatto politica. A Verona ha lavorato nel sociale. Ha fatto una campagna elettorale sotto voce, senza urla e proclami altisonanti. Solo in questi ultimi giorni si è messo a girare la città quartiere per quartiere accompagnato da un gruppo di sostenitori tutti in maglietta gialla.  Per sperare di vincere ha bisogno di portare a votare tutti quelli che lo hanno votato al primo turno , ma per essere sicuro di vincere deve poter contare su una parte dei voti che sono di Tosi.  

    E’ certamente la carta migliore che il centro-sinistra potesse mettere in campo. E’ il tipo di carta che dovrebbe mettere in campo a livello nazionale per essere competitivo. Azzardiamo una previsione: se Tommasi vincerà Domenica e se farà bene come sindaco a Verona, prima o poi lo vedremo giocare un ruolo rilevante a Roma. Sarebbe un ritorno in altra veste.

  • Partiti e coalizioni:  come va decifrato il voto delle amministrative

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 15 giugno

    Tra tutti i tipi di consultazione che si svolgono nel nostro paese le comunali sono quelle più difficili da decifrare. L’unico criterio solido per cercare di capire chi ha vinto e chi ha perso è il conteggio dei sindaci vincenti. Applicando questo criterio al primo turno delle comunali di domenica i numeri dicono che nei 142 comuni sopra i 15.000 abitanti centro-sinistra e centro-destra, intesi in senso stretto, sono in parità. Entrambi hanno vinto in 28 dei 79 comuni in cui è già stato eletto il sindaco.
    I restanti comuni sono andati due alla sinistra alternativa al Pd , tre a coalizioni di partiti centristi, sei a candidati sostenuti da coalizioni di destra senza Forza Italia, 12 a candidati civici. Il centro-destra è andato meglio a livello dei 26 capoluoghi di provincia. Infatti ne ha già conquistati otto sui tredici già assegnati mentre al centro-sinistra ne sono andati tre e alla destra due. Dopo i ballottaggi si tireranno le somme definitive.

    Percentuale voti nei 142 comuni sopra i 15.000 abitanti e tasso di variazione sulle europee 2019

    Percentuale voti nei 142 comuni sopra i 15.000 abitanti e tasso di variazione rispetto alle europee 2019, Italia e zone geopolitiche

    Il confronto

    Passando dai sindaci ai voti ai partiti sorgono i problemi. Calcoliamo le percentuali di voto ai cinque maggiori partiti nei 142 comuni mettendole a confronto con quanto hanno preso gli stessi partiti negli stessi comuni nella ultima consultazione a livello nazionale, le Europee del 2019. Consideriamo poi la percentuale che i cinque partiti hanno ottenuto alle europee a livello nazionale. Il confronto tra il risultato complessivo dei cinque partiti alle europee con quello ottenuto nei 142 comuni ci dice che questo insieme di comuni è abbastanza rappresentativo, anche se leggermente più favorevole al centrosinistra (Pd e M5s). Fatta questa premessa di cui occorre tener conto, cosa dicono i dati leggendoli con tutte le cautele del caso?

    I risultati dei partiti

    Primo, il partito che ha ottenuto la percentuale più alta di voti è stato il Pd con il 14,2%, seguito da Fdi con il 9 per cento. Secondo, l’unico partito che nei 142 comuni ha incrementato la sua percentuale di consensi rispetto alle elezioni europee è stato Fdi. Nell’insieme di questi comuni aveva preso nel 2019 il 6,8 % ed è passato al 9% con un incremento del 32 % (tasso di variazione). Terzo, la Lega e il M5s sono andati particolarmente male perdendo in percentuale oltre l’80 per cento.

    In sintesi, la fotografia che ricaviamo da queste elezioni è sostanzialmente quella che ci hanno dato i sondaggi degli ultimi mesi: Fdi cresce, Pd e Forza Italia tengono, Lega e M5s sono in difficoltà. Ma va detto chiaramente che le percentuali di voto di queste comunali sono falsate dal tipo di competizione di cui stiamo parlando. Non è verosimile che la Lega alle prossime elezioni politiche prenda in questi comuni il 5,3 % e il M5s il 2,5%. Questo vale anche per gli altri partiti. Questi dati delle comunali possono servire solo a fissare i rapporti relativi tra partiti e individuare linee di tendenza, non per fare previsioni puntuali. E anche da questo punto di vista occorre cautela nell’interpretarli.

    I risultati dei poli

    Mettiamo poi a confronto il risultato dei due poli. Per queste elezioni abbiamo considerato il voto dato ai sindaci e non il voto proporzionale ai partiti in coalizione. Per il 2019 si sono sommati i voti proporzionali delle liste di area. Complessivamente i candidati sindaco del centrosinistra sono andati leggermente meglio dei rivali di centrodestra raccogliendo il 41,4% dei consensi contro il 39,8%. Hanno così ribaltato il lieve vantaggio che il centro-destra aveva alle europee nei 142 comuni.

    Tuttavia questo risultato non deve illudere i sostenitori del campo largo. Si tratta di risultati locali in un insieme di comuni medio grandi in cui il centro-sinistra tradizionalmente va meglio. Il problema di sommare alle politiche i voti di tutte le sue componenti resta. Ci vorrebbero un Tommasi (Verona) o un Furegato (Lodi) per tentare l’impresa.

    Nota metodologica: “Centrodestra” somma per il ’19 i risultati di Fdi, Fi, Lega, Popolo della Famiglia, CasaPound e Forza Nuova; e per il ’22 i voti raccolti da candidati sindaci sostenuti da almeno uno di questi partiti. “Centrosinistra” somma per il ’19 i risultati di Pd, M5s, Verdi, Pc e La Sinistra; e per il ’22 i voti raccolti da candidati sindaci sostenuti da almeno uno di questi partiti.

  • Crisi dei partiti e demografia, perché aumenta l’astensionismo in Italia

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 14 giugno

    Da molti anni a questa parte ad ogni tornata elettorale l’affluenza alle urne cala. Succede a tutti i livelli: politiche, europee, regionali, comunali. Non siamo il solo paese in cui questo accade. Questo fenomeno è una componente del più generale problema della crisi della democrazia. Anzi, a ben vedere, in Italia i livelli di partecipazione, quanto meno alle politiche, sono ancora tra i più alti in Europa. Tra i pochi paesi che stanno meglio di noi c’è la Germania.

    Tanto per fare un esempio recente in Francia alle legislative svoltesi domenica 12 giugno ha votato il 47,5% degli aventi diritto. Da noi alle ultime politiche ha votato il 72,9% degli elettori. In queste nostre comunali ha votato una percentuale di elettori, circa il 55%, superiore alle politiche francesi. Questo per mettere in prospettiva il fenomeno.

    Le ragioni del flop del referendum

    Certo, fa impressione vedere che ai referendum sulla giustizia ha partecipato al voto solo il 20%. Ma questo dato, pur inquadrandosi in un contesto generale di crisi della partecipazione, ha una sua valenza specifica. L’astrusità dei quesiti ha certamente dissuaso dall’andare a votare. Uno strumento di democrazia diretta come il referendum può funzionare solo a certe condizioni.

    La prima è che gli elettori capiscano per cosa sono chiamati a votare, la seconda è che la questione sia di rilevante interesse, la terza è che si fidino di chi li incoraggia a votare. Nessuna di queste condizioni era soddisfatta in questa occasione. Su questioni come quelle sollevate dai referendum è compito dei rappresentanti decidere. La democrazia diretta non può sostituire la democrazia rappresentativa. Ma perché questa funzioni bene occorre sempre e comunque che sia soddisfatta la terza condizione di cui sopra: il rapporto di fiducia tra elettori ed eletti. E qui entra in gioco il problema della crisi della partecipazione elettorale.

    La crisi dei partiti

    Non esiste un unico motivo per cui sempre meno elettori vanno a votare. Ma tra i vari fattori esplicativi occorre metterne in rilievo soprattutto uno che abbiamo indirettamente già citato a proposito dei referendum: la crisi dei partiti. Al tempo della Prima Repubblica i partiti svolgevano una funzione essenziale di socializzazione, di informazione e di mobilitazione. Non è un caso che l’astensionismo sia cominciato a crescere sensibilmente dall’inizio della Seconda Repubblica dopo il tracollo dei partiti che erano stati i protagonisti della Prima.

    Il crollo della fiducia nei partiti ha portato con sé il crollo della partecipazione. A livello di elezioni politiche tra quelle del 1994 e quelle del 2018 l’affluenza è calata di quasi quattordici punti percentuali. A livello di elezioni europee è calata di più e lo stesso dicasi ai livelli inferiori. Vedremo cosa succederà alle prossime politiche nella primavera del 2023. È probabile che si sforerà al ribasso la soglia del 70%.

    Il peso della demografia

    La crisi dei partiti spiega molto ma non spiega tutto. Anche la demografia ha il suo peso.
    Le persone più anziane e socializzate in tempi in cui partecipare era una abitudine radicata o addirittura un dovere escono di scena e i giovani che entrano nel mercato elettorale sono meno interessati alla politica e tendono ad astenersi.

    Cosa si può fare per invertire o quanto meno arrestare la tendenza negativa? Il bel libro bianco commissionato dal ministro per i rapporti con il Parlamento «Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto» suggerisce una serie di misure. Ma il problema è difficilmente risolvibile solo con provvedimenti amministrativi.

    Se i partiti non recupereranno credibilità e capacità organizzativa e se non si affronterà seriamente il tema della educazione alla democrazia la disaffezione nei confronti della politica è destinata a continuare e con essa l’astensionismo.

  • Partecipazione elettorale e integrità elettorale. Giovedì 23 giugno il convegno POPE ospitato da CISE-LUISS

    Partecipazione elettorale e integrità elettorale: un'agenda di ricerca

    Evento organizzato dallo Standing Group SISP "Partiti Opinione Pubblica Elezioni" in collaborazione con QOE-IJES e CISE-LUISS.

    Giovedì 23 giugno 2022, ore 10:15
    Aula Toti, Campus Luiss di Viale Romania 32, Roma

    Clicca qui per la registrazione. Consulta il programma a fine pagina.

    È in atto una tendenza allarmante verso l'allontanamento dalle elezioni da parte degli elettori. Spesso questo distacco è accompagnato dalla contestazione dei risultati elettorali. Entrambi i fenomeni indicano un fallimento dei valori e delle procedure democratiche. Come e perché le elezioni falliscono? E cosa si potrebbe fare per evitare il fallimento delle elezioni? L'integrità elettorale è una preoccupazione persistente sia nelle democrazie consolidate che in quelle in transizione. La manipolazione e la frode dei risultati elettorali rappresentano una concreta possibilità specialmente nei sistemi politici non compiutamente democratici, tuttavia possono sorgere contestazioni anche in caso di elezioni libere.

    Nonostante la crescente attenzione in letteratura, il concetto stesso di integrità elettorale è tuttora dibattuto. È quindi opportuno promuovere nuove riflessioni su questo tema, con una particolare attenzione sull'Italia, dove l'ossessione dei partiti per il cambiamento delle regole elettorali si accompagna all'indifferenza su come le elezioni sono effettivamente organizzate. A questo proposito, si riscontra la necessità di rendere decisiva la volontà degli elettori e di aumentare allo stesso tempo la loro partecipazione. Da un lato, l'innovazione tecnologica offre nuove possibilità per la partecipazione politica e per l'organizzazione dei processi elettorali. Dall'altra parte, gli episodi di mancata accettazione dell'esito elettorale a causa di incertezze relative alle procedure sono sempre più comuni. Le implicazioni possono variare da episodi violenti - com'è successo negli Stati Uniti nel gennaio 2021 con le rivolte a Capitol Hill - a manifestazioni di limitato dissenso. In ogni caso, le contestazioni sull'esito elettorale contribuiscono a consolidare sentimenti di sfiducia nei confronti della politica e delle istituzioni. La legittimità di un risultato elettorale, infatti, dipende in larga misura dalle procedure, dalla loro correttezza e dalla percezione che elettori e candidati hanno dell'intero processo elettorale.

    Programma

    10:15 Saluti
    Lorenzo De Sio, Università Luiss Guido Carli
    Luca Verzichelli, Università di Siena, Presidente SISP

    10:30 Prima sessione
    Stefano Rombi e Fulvio Venturino, Università di Cagliari
    Integrità elettorale: definizioni e misure

    Fabrizio Orano, Ministero dell’interno
    Le modalità di espressione del voto: il voto all’estero

    Nicola D’Amelio, Ministero dell’interno
    Le modalità di espressione del voto: il voto elettronico

    Gabriele Bracci, Consiglio regionale della Toscana
    Le modalità di espressione del voto: libertà di circolazione e diritto di voto

    Stefano Cavatorti, Regione Emilia-Romagna
    Le modalità di espressione del voto: l’incidenza sul procedimento preparatorio

    12:30 Pausa pranzo

    14:00 Seconda sessione

    Francesco Giovanni Truglia, Alessandra Ferrara e Giovanni Lombardo, Istat
    Recenti dinamiche dell’astensionismo, propagazione territoriale e driver dell’astensionismo involontario. Offerta politica partecipazione elettorale tra prima, seconda e terza Repubblica. Analisi multiway elezioni politiche 1992-2018.

    Dario Tuorto, Università di Bologna
    Esclusi per legge. “Non-eligible voters” come categoria negletta delle democrazie contemporanee

    16:00 Tavola rotonda
    Paolo Feltrin, Università di Trieste
    Alessandra Ferrara, Istat
    Marta Regalia, Università di Milano
    Modera: Paolo Bellucci, Università di Siena

    Conclusione

    Stefano Rombi, Università di Cagliari
    L’integrità elettorale in Italia, problemi e prospettive

    Per scaricare la locandina dell'evento clicca qui.

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  • More Left or Left No More? An In-depth Analysis of Western European Social Democratic Parties’ Emphasis on Traditional Economic Left Goals (1944–2021)

    To cite the article:

    Trastulli F (2022) More Left or Left No More? An In-depth Analysis of Western European Social Democratic Parties' Emphasis on Traditional Economic Left Goals (1944–2021). Front. Polit. Sci. 4:873948. doi: 10.3389/fpos.2022.873948.

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    The ideological evolution of Western European social democratic parties has received considerable scholarly attention over the decades. The most widespread view concerns the alleged programmatic moderation and convergence with the mainstream right of this party family. However, recent empirical investigations based on electoral manifestos come to different conclusions, highlighting an increase over time in Western European social democratic parties' emphasis on traditional economic left goals, especially in recent years. Hence, this article analyses the evolution of the social democratic programmatic outlook with regard to traditional economic left issues. It does so by relying on Manifesto Project (MARPOR) data about such formations in 369 general elections across 20 Western European countries between 1944 and 2021, employing different indicators of economic left emphasis and time to ensure the robustness of the findings. The analysis shows how, at the aggregate level, social democracy increases its emphasis on traditional economic left issues over time, with the effect driven entirely by the recent post-Great Depression years. However, once disaggregating the results, a more differentiated picture emerges, pointing towards potential causes of concern in terms of measurement validity within the MARPOR data. The article discusses the substantive and, especially, methodological implications of its findings in detail.

  • The role of party preferences in explaining acceptance of freedom restrictions in a pandemic context: the Italian case

    To cite the article:

    Ladini, R., and Maggini, N. (2022), The role of party preferences in explaining acceptance of freedom restrictions in a pandemic context: the Italian case, Quality & Quantity, Online first, DOI: 10.1007/s11135-022-01436-3.

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    As a consequence of the Covid-19 pandemic, several governments adopted disease containment measures limiting individual freedom, especially freedom of movement. Our contribution aims at studying the role played by party preferences in explaining attitudes towards those freedom limitations during the pandemic, taking into account the moderating role played by confidence in institutions and collectivist-individualistic orientations. Focussing on Italy, as the first western democracy to be hit by Covid-19 and to adopt harsh restrictive measures, we analyse data coming from the ResPOnsE COVID-19 project. Our study initially investigates whether attitudes towards freedom restrictions are associated with the dynamics of the pandemic and the institutional responses to it. Then, through multilevel regression models, we test several hypotheses about the relationship between party preferences, confidence in institutions, collectivistic orientations and public acceptance of Covid-19 containment measures limiting individual freedom. Findings show that party preferences are associated with different attitudes towards freedom restrictions to contain the pandemic, but this occurs only if people have individualistic orientations. Collectivistic orientations and confidence in institutions are positively associated with acceptance of freedom restrictions, regardless of party preferences. As regards the latter, neither a classical ideological explanation (conservative people more inclined to accept limitations to personal freedoms) nor a government-opposition explanation (supporters of government parties more inclined to accept freedom restrictions) seems to be adequate to fully account for the mechanisms behind acceptance of Covid-19 harsh containment measures. Thus, we offer an alternative ideological explanation by pointing out the ambiguous nature of contemporary right-wing populisms.

  • The Deinstitutionalization of Western European Party Systems

    Authors

    Alessandro Chiaramonte is Full Professor of Political Science at the University of Florence, Italy.
    Vincenzo Emanuele is Assistant Professor of Political Science at Luiss Guido Carli in Rome, Italy.

    Endorsements

    “Despite the many studies on the crises of Western European party systems over the past three decades, few are theoretically novel and even fewer are characterized by relevant empirical assessments. This groundbreaking book is indeed one of them. Chiaramonte and Emanuele offer an encompassing account of the evolution of party systems in Western Europe, an excellent discussion of the theoretical components of their deinstitutionalization, as they put it, and masterly empirical analyses of their factors.”
    ---José Ramón Montero, Universidad Autónoma de Madrid, Spain.

    “Although a great deal of attention has been devoted to party system ‘institutionalization’ in new democracies, this book focuses on the much more momentous ‘deinstitutionalization’ of the party systems of old democracies. Evidence of this phenomenon has been accumulated in various domains, and the book provides a comprehensive and coherent multidimensional framework to analyze the crisis affecting party systems with new data, indicators, and techniques.”
    ----Stefano Bartolini, European University Institute in Florence, Italy.

    Abstract

    This book offers a systematic and far-reaching account of party system institutionalization in Western Europe. Drawing upon a wide array of data and through a comparison of 20 countries from the end of WWII to 2019 across three arenas of party competition (electoral, parliamentary, and governmental ones), the empirical analysis shows that, over the past decade, the level of institutionalization in the Western European party systems has dramatically declined compared with previous decades. Electoral, parliamentary, and – in some cases – governmental instability and unpredictability have reached record-high levels. Although the impact of the 2008 Great Recession has certainly worked as a catalyst, this process of de-institutionalization has been mainly driven by long-term factors, such as cleavage decline and the titiming of the democratic onset. Moreover, its consequences are relevant not only for the relationship between parties and voters, but also for the very quality of democracy, as party system deinstitutionalization causes a decline in the citizens’ satisfaction of the way democracy works and even an erosion of the ‘objective’ democratic standards. In a nutshell, Western Europe, once seen as the land of stability and the cradle of democracy, may have become the land of party system deinstitutionalization and incipient democratic backsliding.

    Keywords: Party systems; Party Politics; Elections; Democracy; Time-series-cross-section analysis

    To cite the book:

    Chiaramonte, A. and Emanuele, V. (2022), The deinstitutionalization of Western European party systems, London: Palgrave Macmillan.

    To buy a copy or download free-access contents click here

    Aknowledgments

    Clearly, there are some people to thank. First, we thank all panel chairs and discussants of the conferences where we presented some preliminary drafts of our work. Preliminary versions of book chapters were presented at the conference ‘Political parties in comparative perspective’ held at the Georgetown University and the New York University, Florence, March 22-23, 2018; at the 114th annual conference of the American Political Science Association, Boston, August 30-September 2, 2018; at the 12th ECPR General Conference, Hamburg, August 22-25, 2018; at the CISE LUISS Seminar, Rome, December 6, 2018; at the 26th International Conference of Europeanists, Carlos III University, Madrid, June 20-22, 2019; at the 115th APSA Conference, Washington DC, August 29-September 1, 2019; and at the XXXIII SISP Conference, Lecce, September 12-14, 2019. We thank Hans Noel, Paul Webb, Richard Katz, Darren Schreiber, Zac Greene, Michelangelo Vercesi, Maria Laura Sudulich, Aiko Wagner, Michal Kotnarowski, Alejandro Tirado Castro, José Rama, Andrés Santana, Piotr Zagórski, Martin Bull, Despina Alexiadou, Davide Gianluca Bianchi, Francesco Raniolo, and Alessandro Campi for their feedbacks. We also warmly thank other colleagues with whom, in different venues, we discussed some book-related topics: amongst the many, Liesbet Hooghe, Gary Marks, Fernando Casal Bértoa, Paolo Segatti, Scott Mainwaring, Sorina Soare, Nicola Martocchia Diodati, Piero Ignazi, and Leonardo Morlino.

    This book was born from the discussions held at the Florentine seat of the CISE and was enriched from the constant debates with the other researchers of the CISE. We therefore wholeheartedly thank the CISE founder Roberto D’Alimonte, the CISE director Lorenzo De Sio and the CISE researchers and collaborators, including Aldo Paparo, Nicola Maggini, Davide Angelucci, Luca Carrieri, Davide Vittori, and Federico Trastulli. A special ‘thank you’ shall go to Marco Improta for his help with the collection of the governmental data, Bruno Marino for having accurately read the entire manuscript, and Palgrave’s anonymous reviewers. As usual, we bear full responsibility for the errors and the shortcomings of this work.

  • Are All Populist Voters the Same? Institutional Distrust and the Five Star Movement in Italy

    To cite the article:

    Davide Angelucci & Davide Vittori (2022) Are All Populist Voters the Same? Institutional Distrust and the Five Star Movement in Italy, South European Society and Politics, DOI: 10.1080/13608746.2022.2028503

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    Are all populist voters the same? We focus on a valence populist party case (Five Star Movement) to answer this question. We inquire whether faithful populist voters, new populist voters, populist defectors and non-populist voters all have the same level of institutional trust. Our focus is on the Italian political system, regarded as a promised land for populism. This paradigmatic case sheds light on whether the entrance of a populist party into the system works as a corrective to democracy, as populist voters find their voice represented in parliament, potentially increasing their trust in the institutions. Our main finding is that faithful populist voters are the most distrustful category – meaning that having parliamentary representatives is not enough for populist voters to gain trust in institutions.


Volumi di ricerca

  • The Deinstitutionalization of Western European Party Systems

  • Conflict Mobilisation or Problem-Solving? Issue Competition in Western Europe

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008


Dossier CISE

  • Online il Dossier CISE “Le elezioni amministrative del 2019”

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

  • “Goodbye Zona Rossa”: Online il Dossier CISE sulle elezioni comunali 2018

  • Dossier CISE “Goodbye Zona Rossa”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • “Gli sfidanti al governo”: Online il Dossier CISE sulle elezioni del 4 marzo

  • Dossier CISE “Gli sfidanti al governo”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • The year of challengers? The CISE e-book on issues, public opinion, and elections in 2017

  • The year of challengers? Individual PDF chapters from the CISE e-book

  • “Dall’Europa alla Sicilia”: Online il Dossier CISE su elezioni e opinione pubblica nel 2017