Attualità

  • Un nuovo candidate-based system nelle regioni italiane? Un’analisi del voto personale in Campania, Emilia-Romagna e Veneto

    di Mattia Gatti

    Il concetto di sistema partitico de-istituzionalizzato fu introdotto negli anni Novanta da Mainwaring e Scully (1995) per inquadrare il costante stato di instabilità delle interazioni partitiche in America Latina. Esso si riferisce a una situazione in cui partiti politici instabili mostrano modelli d’interazione instabili e imprevedibili nel tempo (Casal Bértoa, 2014). Negli ultimi anni, tuttavia, questo termine è divenuto di utilizzo sempre più comune in Europa Occidentale. L’effetto combinato della crisi del debito europeo e di quella migratoria ha funzionato come catalizzatore per l’emersione di forze radicali e populiste di destra e di sinistra (Hooghe e Marks, 2018) che, cavalcando il crescente sentimento popolare anti-establishment, hanno politicizzato nuove linee di conflitto che vedono contrapposti i vincitori e i perdenti della globalizzazione (Kriesi et al., 2006). Di conseguenza, i tradizionali modelli d’interazione partitica europei ne hanno risentito, mostrando oggi una sempre crescente fluidità.

    Tra le diverse realtà occidentali, il sistema partitico italiano è probabilmente quello maggiormente influenzato dalle recenti dinamiche politiche. Come sottolineato da Emanuele e Chiaramonte (2020), il periodo che segue le elezioni politiche del 2013 rappresenta una delle fasi più instabile della storia politica europea del dopoguerra, alla stregua di quanto avviene in Francia (dal 2012), Islanda (dal 2013) e Irlanda (dal 2011). L’emersione di nuove forze politiche (il M5S), e la trasformazione ideologica di altre (Lega) (Albertazzi, Giovannini, e Seddone, 2018) ha portato a un aumento marcato dei livelli di volatilità elettorale, innovazione parlamentare e governativa. Da questo scenario fluido e confuso non si discostano i sistemi partitici regionali, che nell’ultimo ciclo elettorale hanno assistito alla prepotente affermazione delle liste dei candidati presidente (vedasi i casi di Luca Zaia e Giovanni Toti), e al più generale indebolimento della leadership dei partiti nazionali. Essi hanno perso la funzione di regolazione dell’offerta politica, sempre più assoggettata ai voleri e all’influenza dei cosiddetti Campioni delle Preferenze (De Luca, 2011). I Campioni delle Preferenze, identificabili come quei candidati per i consigli regionali o locali capaci di ottenere un consistente supporto personale (voti di preferenza), indipendentemente dal tipo d’elezione o dal partito che li sostiene (De Luca, 2001), costituiscono dei veri e propri partiti personali (Calise, 2000) a capo dei meccanismi di reclutamento politico e sempre più fondamentali per la vittoria di un candidato presidente e della coalizione a suo supporto.

    Ci si trova di fronte, insomma, a un sempre più marcato processo di ‘personalizzazione decentralizzata’ (Balmas et al., 2014). Questa tipologia di personalizzazione riguarda il trasferimento del potere politico dal gruppo (esecutivo, partito) ai singoli attori politici (membri semplici di un partito, parlamentari, consiglieri regionali e comunali), i quali acquisiscono maggiore centralità e influenza nelle istituzioni, nei media, e soprattutto, nella competizione elettorale, dove anche gli elettori sembrano essere sempre più inclini a esprimere un voto per il candidato più che per il partito (Karvonen, 2010).

    Seppur la letteratura abbia evidenziato la crescente importanza dei Campioni delle Preferenze come una specificità meridionale (De Luca, 2001; Napoli, 2005; Emanuele e Marino, 2016), ci si può attendere che, data la crescente instabilità e imprevedibilità generalizzata dei sistemi partitici regionali, i Campioni abbiano accresciuto la loro influenza sulla competizione elettorale anche in altre parti del paese. In sostanza, quella porzione del supporto elettorale al candidato derivante dalla sua storia personale, dalle sue qualità, attività e qualifiche (Cain et al., 1987) - ossia il voto personale - sarebbe oggi uno (se non l’unico) dei principali elementi di continuità dei sistemi politici regionali italiani. In particolar modo, il voto personale sarebbe divenuto un elemento pervasivo delle due subculture politiche italiane, quella rossa e quella bianca. Qui, la letteratura (Passarelli, 2017) ha sottolineato il tradizionale ruolo del capitale sociale e dell’organizzazione partitica nel prevenire la diffusione di un voto prettamente personale. Tuttavia, gli ultimi decenni hanno evidenziato la profonda crisi dell’impianto normativo e valoriale proprio della ‘Terza Italia’ (Bagnasco, 1977; Caciagli, 2011). La crisi economica e la generale disaffezione verso la politica ha acuito la distanza tra partiti e comunità locale (Valbruzzi, 2019), a tal punto che oggi è molto difficile parlare di un voto d’appartenenza (Parisi e Pasquino, 1977). La conseguenza diretta di questi processi è stata la marcata fluidità della domanda e dell’offerta politica. Basti pensare che in Veneto l’ultimo ciclo elettorale ha fatto registrare una volatilità elettorale del 37,9%, non dissimile da quanto registrato nello stesso periodo in Campania (41,8%). Lo stesso si può dire dell’Emilia-Romagna, fulcro della (ex) subcultura rossa, dove la volatilità elettorale ha raggiunto il 33.2%.

    È quindi plausibile ipotizzare che in queste regioni la crescente pervasività del voto personale abbia generato una nuova ‘sistematicità’, basata sulle interazioni tra i Campioni delle Preferenze, e che queste risultino oggi più stabili e prevedibili di quelle tra i partiti. Un candidate-based system - cioè un modello di competizione elettorale basato sui candidati principali - potrebbe aver integrato, se non sostituito, il classico modello di competizione party-based, in cui sono i partiti a stabilire i legami con l’elettorato e i candidati risultano solo una loro funzione. Per di più, la centralità dei candidati potrebbe essere divenuta tale da determinare (predire) il successo o la sconfitta di un candidato presidente e della coalizione a supporto.

    Al fine di cogliere questa nuova ‘sistematicità’ è necessario isolare quegli attori individuali capaci di influenzare il processo politico regionale nell’ultimo ciclo elettorale (2014/5-2020), vale a dire i Campioni delle Preferenze, riproponendo il modello empirico utilizzato da Emanuele e Marino (2016) nella loro analisi del caso calabrese. Si è quindi provveduto a identificarli, operazionalizzandoli come quei candidati al Consiglio regionale capaci di ottenere almeno l’1% di voti validi totali. Si è scelto di analizzare tre diversi casi regionali, scegliendo come unità d’analisi la provincia/città metropolitana[1]. Il primo caso è quello della Città metropolitana di Napoli (NA), esemplificativo della ‘subcultura meridionale’ (Scaramozzino, 1990), dove storicamente il voto personale ha rappresentato un elemento di raccordo tra istituzioni e comunità. Inoltre, sono state selezionate la Città Metropolitana di Bologna (BO), e la Provincia di Padova (PDV), rispettivamente centri importanti della (ex) Zona Rossa e della ex Zona Bianca.

    Si può notare subito come, rispetto al caso emiliano-romagnolo e a quello veneto, quello campano mostri una diffusione di grandi pacchetti di preferenze su un numero maggiore di candidati (23 nel 2015 e 20 nel 2020). A Napoli i Campioni delle Preferenze raccolgono il 31,7% dei voti validi totali nel 2015 e il 23.4% nel 2020, mentre in Veneto e Emilia-Romagna non superano il 20% (dati non mostrati). Seppur interessanti, questi dati non dicono granché sulla possibilità di uno nuovo modello di competizione elettorale in queste regioni, basato sui candidati e non sui partiti. Soprattutto, questi valori sono lontani da quelli registrati nella provincia di Reggio Calabria da Emanuele e Marino (2016), dove una trentina di candidati raccoglievano più del 60% dei voti validi nelle elezioni regionali del 2010 e 2014.

    Un’analisi approfondita delle diverse interazioni tra i principali candidati, tuttavia, fornisce un quadro sorprendente. Queste prendono la forma di ricandidature (con lo stesso partito, con la stessa coalizione, con una coalizione diversa) ed endorsement (per un candidato dello stesso partito, della stessa coalizione, o di una coalizione diversa). In un party-driven system sarebbe logico attendersi un’alta continuità nel supporto territoriale di un candidato candidatosi con lo stesso partito a t e t+1, mentre questa diminuirebbe per un candidato che a t+1 cambi partito rimanendo nella stessa coalizione, e ancor di più per un candidato che passi a un’altra coalizione. La stessa logica varrebbe per gli endorsement. In un candidate-based system, invece, ci si potrebbe attendere che i candidati - non essendo essi funzione del loro partito/lista - non mostrino una sostanziale diminuzione della continuità del loro supporto territoriale nel caso di passaggio a un partito o coalizione diversa, men che meno in caso di endorsement.  L’utilizzo di correlazioni bivariate mostra, in questo senso, una notevole continuità con la logica candidate-based. In tutte e tre i casi regionali, infatti, le interazioni tra i Campioni sono caratterizzate da grande stabilità e prevedibilità nelle interazioni (tabelle 1, 2 e 3).  Emblematici sono i casi di Porcelli G. in Campania (.95), Marchetti F. e Taruffi I. in Emilia-Romagna (.96), e Pan G. in Veneto (.94). Ancora più rilevante è il fatto che la media totale delle correlazioni ipotizzate tra i Campioni nelle diverse circoscrizioni sia notevolmente più alta di quella tra i partiti (circa il doppio in ognuno dei tre casi). In sostanza, ci si trova di fronte a un candidate-based system che conferisce una maggiore stabilità e prevedibilità rispetto al tradizionale party-driven system.

    Tabella 1 - Supporto territoriale dei Campioni delle Preferenze e dei partiti in NA

    Candidature dei Campioni e endorsement r di Pearson Liste partitiche r di Pearson
    Amato V. (PD) -> (PD) 0,79*** Campania Libera -> Campania Libera 0,24*
    Borrelli F.E. (Davvero-Verdi) -> (Europa Verde-Demos Democrazia Solidale) 0,86*** Centro Democratico-Scelta Civica -> Centro Democratico 0,19
    Casillo M. (PD) -> (PD) 0,69*** De Luca Presidente -> De Luca Presidente 0,28**
    Casillo T. (Campania Libera) -> (Campania Libera) 0,78* Davvero-Verdi -> Europa Verde-Demos Democrazia Solidale 0,38***
    Ciarambino V. (M5S) -> (M5S) 0,79*** FI -> FI 0,39***
    Daniele G. (PD) -> (PD) 0,24* FdI -> FdI 0,20
    Di Scala M.G. (FI) -> (FI) 0,92*** M5S -> M5S 0,63***
    Fiola C. (PD) -> (PD) 0,35*** PD -> PD 0,45***
    Marciano A. (PD) -> (PD) 0,13 PD -> Italia Viva 0,25*
    Marrazzo N. (PD) -> (PD) 0,74*** UdC -> UdC -0,06
    Porcelli G. (Campania Libera) -> (Campania Libera) 0,95***    
    Raia L. (PD) -> (PD) 0,28**    
    Russo E. (FI) -> (FI) 0,64***    
    Nappi S. (NCD-Campania Popolare) -> (Lega Salvini Campania) 0,47**    
    Schiano di Visconti M. (FI) -> (FdI) 0,92***    
    Beneduce F. (FI) -> (Campania Libera) 0,68    
    Guarino F. (FI) -> (Italia Viva) 0,79***    
    Amente M. (FI) -> Amente C. (FdI) 0,24*    
    Pizzella F. (Centro Democratica-Scelta Civica) -> Manfredi M. (PD) 0,21*    
    Sommese P. (NCD-Campania Popolare) -> Sommese G. (Liberaldemocratici-Moderati) 0,62***    
           
    Media delle correlazioni ipotizzate (N:20) 0,63   Media delle correlazioni ipotizzate (N:10) 0,30

    Note: correlazioni bivariate (2015-2020) attraverso i 91 comuni di NA; *p < .05, **p < .01, ***p < .001.

    Fonte: elaborazione dell’autore.

    Tabella 2 - Supporto territoriale dei Campioni delle Preferenze e dei partiti in BO

    Candidature dei Campioni e endorsement r di Pearson Liste partitiche r di Pearson
    Caliandro S. (PD) -> (PD) 0,49*** FI -> FI -0,04
    Marchetti F. (PD) ->  (PD) 0,96*** FdI -> FdI 0,44***
    Mumolo A. (PD)  ->  (PD) 0,80*** Lega Nord-> Lega 0,44***
    Paruolo G. (PD)   -> (PD) 0,82*** PD -> PD 0,85***
    Taruffi I. (SEL) ->  (Emilia-Romagna CEP) 0,96*** PD ->Bonaccini Presidente -0,13
    Tomei F. (SEL)   -> Schlein E. E. (Emilia-Romagna CEP) 0,36** SEL -> Emilia-Romagna CEP 0.78***
    Vannini D. (PD)  ->  Donini R. (PD) -0,05    
    Bignami G. (FI) -> Lisei M. (FdI) 0,58***    
    Marsano M. (PD) -> Felicori M. (Bonaccini Presidente) 0,58***    
           
    Media delle correlazioni ipotizzate (N:9) 0,61 Media delle correlazioni ipotizzate (N:6) 0,33

    Note: correlazioni bivariate (2014-2020) attraverso i 55 comuni di BO; *p < .05, **p < .01, ***p < .001.

    Fonte: elaborazione dell’autore.

    Tabella 3 - Supporto territoriale dei Campioni delle Preferenze e dei partiti in PDV

    Candidature dei Campioni e endorsment r di Pearson Liste partitiche r di Pearson
    Boron F. (Zaia) -> (Zaia Presidente) 0,32** FI -> FI-Autonomia per il Veneto 0,05
    Marcato R. (Lega Nord) -> (Lega Salvini) 0,53 FdI-AN-Altri -> FdI 0,05
    Pan G. (Lega Nord) -> (Lega Salvini) 0,94*** Lega Nord-Lega Salvini 0,09
    Sandonà L. (Zaia) -> (Zaia Presidente) 0,55*** PD -> PD 0,68***
    Barison M. (FI) -> (Lista Veneta Autonomia) 0,89*** Zaia -> Zaia Presidente 0,27**
    Centenaro G. (Lega Nord) -> (Zaia Presidente) 0,78***    
    Toffanin R. (FI) -> Patron M. (FI-Autonomia per il Veneto) 0,05    
    Zanon R. (FdI-AN-Altri) -> Soranzo E. (FdI) 0,21*    
    Ruzzante P. (PD) -> Tognon A. (Il Veneto che vogliamo) 0,31**    
    Serato L. (Lega Nord) -> Cavinato E. (Zaia Presidente) -0,03    
    Piva G. (PD) -> Vanni A. (Italia Viva-Civica per il Veneto-PRI-PSI) 0,30**    
           
    Media delle correlazioni ipotizzate (N:11) 0,44 Media delle correlazioni ipotizzate (N:5) 0,23

    Note: correlazioni bivariate (2015-2020) attraverso i 101 comuni di PDV; *p < .05, **p < .01, ***p < .001.

    Fonti: elaborazione dell’autore.

    Ciò nonostante, le analisi di regressione multivariata fanno propendere verso maggiore cautela. Come mostrato dalla tabella 4 (è il caso esemplificativo di Bonaccini in Emilia-Romagna), la capacità di predire il risultato elettorale dei candidati presidente (e della coalizione a supporto) da parte dei Campioni delle Preferenze (e dei loro pacchetti di voti) nelle diverse circoscrizioni è significativamente minore di quello delle diverse coalizioni di partiti a supporto dei candidati presidente. Infatti - come mostrato dai modelli 4 e 5 in tabella - quando poste insieme la variabile relativa alla coalizione dei Campioni e quelle concernenti diverse coalizioni di partiti, la prima diviene (costantemente) statisticamente non significativa.

    Tabella 4 - Voti per Bonaccini in 2020 predetti attraverso differenti aggregazioni di coalizioni di partiti e Campioni delle Preferenze

    Variabili indipendenti Modello 1 Modello 2 Modello 3 Modello 4 Modello 5
    beta s.e. beta s.e. beta s.e. beta s.e. beta s.e.
    Coalizione di centro-sinistra nel 2014 0,80*** 0.15 0,47** 0.24 0,52** 0.26
    Campioni nel 2014 che supportano Bonaccini 0,38** 0.42 0.05 0.30 -0.08 0.30
    Dimensione demografica 0,23** 0.00 0,24** 0.00 0,22** 0.00
    Tradizione politica 0,30* 0.08 0,61*** 0.06 0,28* 0.08
    Tasso di disoccupazione -0.15 0.15 -0,25 * 0.17 -0.17 0.16
    N 54 54 54 54 54
    R-quadro 0.65 0.14 0.74 0.68 0.75
    R-quadro corretto 0.64 0.12 0.72 0.65 0.72
    Statistica F 94.74 8.54 35.44 25.56 28.46

    Note: regressioni OLS con coefficienti standardizzati (beta) ed errori standard (s.e.). *p < .05, **p < .01, ***p < .001.

    Fonte: elaborazione dell’autore.

    In conclusione, questa analisi dimostra la crescente pervasività del voto personale in sistemi partitici de-istituzionalizzati, o quanto meno turbolenti. Lo studio delle suddette regioni evidenzia come le interazioni tra i Campioni delle Preferenze abbiano generato una nuova sistematicità, caratterizzata da una notevole stabilità e prevedibilità. In particolar modo, sembra che il voto personale abbia recentemente assunto una funzione di ‘ancoraggio’ tra le istituzioni e l’elettorato, proprio in quelle realtà a lungo dominate dalla centralità e mediazione partitica.  Nondimeno, l’analisi della competizione presidenziale palesa una certa resilienza della tradizionale competizione party-based. I partiti, in tutte e tre le regioni sotto analisi, possiedono ancora un certo potere simbolico e identificativo, agendo come euristiche per l’elettorato. La sfida presidenziale, in sostanza, dipende ancora fortemente da essi.


    [1] L’elezione dei candidati al consiglio regionale avviene, infatti, su base provinciale.

    Bibliografia:

    Albertazzi, Daniele, Giovannini, Arianna, e Seddone, Antonella (2018), ‘No regionalism please, we are Leghisti!’ The transformation of the Italian Lega Nord under the leadership of Matteo Salvini, Regional and Federal Studies, Vol. 28, No.5, pp.645-671.

    Bagnasco, Arnaldo (1977), Tre Italie: la problematica territorial dello sviluppo italiano. Bologna: Il Mulino.

    Balmas, Meital et al. (2014), Two routes to personalized politics: Centralized and decentralized personalization, Party Politics, article first published online, https://doi.org/10.1177/1354068811436037

    Caciagli, Mario (2011), Subculture politiche territoriali o geografia elettorale?, SocietàMutamentoPolitica, Vol.2, No.3, pp.95-104.

    Cain, Bruce et al. (1987), The Personal Vote. Constituency Service and Electoral Independence. Cambridge: Harward University Press.

    Calise, Mauro (2000), Il partito personale. Roma-Bari: Laterza.

    Casal Bértoa, Fernando (2014), Party systems and cleavage structures revisited: a sociological explanation of party system institutionalization in East Central Europe, Party Politics, Vol.20, No.1, pp.16-36.

    De Luca (2001), Il ritorno dei “campioni delle preferenze” nelle elezioni regionali, Polis, No.2, pp.227-248.

    De Luca (2011), Alcuni effetti del voto “personale” negli esiti e nella partecipazione elettorale, presentato al XXV Convegno SISP, Palermo, Italia, 8-10 Settembre.

    Emanuele, Vincenzo e Chiaramonte, Alessandro (2020), Going out of the ordinary. The de-institutionalization of the Italian party system in comparative perspective, Contemporary Italian Politics, Vol.12, No.1, pp.4-22.

    Emanuele, Vincenzo e Marino, Bruno (2016), Follow the Candidates, Not the Parties? Personal Vote in a Regional De-institutionalized Party System, Regional & Federal Studies, Vol.26, No.4, pp.531-554.

    Hooghe, Liesbet e Marks, Gary (2018), Cleavage theory meets Europe’s crises: Lipset, Rokkan, and the transnational cleavage, Journal of European Public Policy, Vol.25, No.1, pp.109-135.

    Karvonen, Lauri (2010), The personalisation of politics. A study of parliamentary democracies. Colchester: ECPR Press.

    Kriesi, Hanspeter (2006), Globalization and the transformation of the national political space: Six European countries compared, European Journal of Political Research, Vol.45, No.6, pp.921-956.

    Mainwaring, Scott e Scully, Timothy R. (1995), Building Democratic Institutions: Party Systems in Latin America. Stanford: Stanford University Press.

    Napoli, Daniela (2005), Dove le preferenze contano - Il caso della Calabria, Le Istituzioni del Federalismo, Vol.6, pp.1142-1182.

    Parisi, Arturo e Pasquino, Gianfranco (1977), Continuità e mutamento elettorale in Italia. Le elezioni del 20 giugno 1976 e il sistema politico italiano. Bologna: Il Mulino.

    Passarelli, Gianluca (2017), Determinants of Preferential Voting in Italy: General Lessons from a Crucial Case, Representation, Vol.53, No.2, pp.167-183.

    Scaramozzino, Pasquale (1990), Il Voto di Preferenza Nelle Elezioni Regionali, Il Politico, Vol.55, No.2, pp.293-311.

    Valbruzzi, Marco (2019), Allerta rossa per l’onda verde. Politica, economia e società in Emilia-Romagna alla vigilia del voto regionale, Misure/Materiali di ricerca dell’Istituto Cattaneo, Vol.42.


    [1] L’elezione dei candidati al consiglio regionale avviene, infatti, su base provinciale.

  • La distribuzione del voto nelle circoscrizioni: Roma, Milano e Torino a confronto

    di Matteo Boldrini e Mattia Collini (Università degli Studi di Firenze)

    Le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre si sono caratterizzate per due risultati principali: un diffuso astensionismo che ha interessato in buona sostanza tutte le realtà italiane e un significativo calo del Movimento Cinque Stelle - anche nelle città dove esprimeva l’amministrazione uscente o aveva ottenuto risultati importanti alle elezioni precedenti - accompagnato da una ripresa del centrosinistra e dalle significativa crescita di Fratelli d’Italia, analizzate negli articoli di (link a https://cise.luiss.it/cise/2021/10/07/ritorno-al-bipolarismo-il-quadro-delle-vittorie-e-delle-sfide-ai-ballottaggi-nei-comuni-sopra-i-15mila-abitanti/, https://cise.luiss.it/cise/2021/10/05/comunali-2021-crollo-dellaffluenza-vince-lastensione-grandi-citta-disertate-tiene-leffetto-incumbent/ , https://cise.luiss.it/cise/2021/10/06/fdi-sorpassa-la-lega-m5s-crolla-pd-ai-livelli-2016-lanalisi-del-voto-nei-118-comuni-sopra-i-15-000-abitanti/  ).

    Ma come si è distribuito il voto all’interno delle principali aree metropolitane? Qui andiamo ad analizzare la distribuzione dei voti e dell’affluenza nelle varie circoscrizioni a Roma, Milano e Torino, confrontandole con il 2021. In particolare, si è verificato quale sia stata la differenza nell’affluenza e nelle performance dei candidati sindaci nelle varie zone.

    Roma

    Partendo dalla Capitale, la tornata elettorale per l’elezione della nuova amministrazione capitolina ha segnato la vittoria del candidato del centrosinistra Roberto Gualtieri su quello del centrodestra Enrico Michetti. Il primo turno di votazione si è svolto in un’atmosfera caratterizzata da una marcata disaffezione dell’elettorato, con oltre la metà che ha disertato le urne. L’affluenza sì è difatti fermata al 48,83%, un calo di oltre sette punti rispetto alla già bassa partecipazione della tornata precedente, quando al primo turno votarono il 56.2% degli aventi diritto.

    Tabella 1: Roma - confronto dell’affluenza in ciascun municipio 2016-2021

      2016 2021 diff
    I 52,46 49,28 -3,18
    II 56,09 56,52 0,43
    III 59,24 51,66 -7,58
    IV 58,78 49,75 -9,03
    V 58,34 47,81 -10,53
    VI 55,15 42,82 -12,33
    VII 56,90 50,03 -6,87
    VIII 57,03 50,48 -6,55
    IX 57,14 50,36 -6,78
    X 54,41 46,78 -7,63
    XI 55,97 46,73 -9,24
    XII 55,99 49,67 -6,32
    XIII 55,80 48,24 -7,56
    XIV 55,17 46,83 -8,34
    XV 52,42 45,48 -6,94
    Totale 56,17 48,83 -7,34

    Come si può vedere dalla prima tabella, l’affluenza si è significativamente ridotta pressoché in tutti i municipi. Solo nei quartieri centrali si è registrato il minor calo, ove non un lieve aumento dell’affluenza come nel II Municipio, mentre la riduzione di partecipazione più elevata si è registrata nel V e VI municipio.

    Tabella 2: Roma 2021 - risultati dei candidati sindaci e liste

      voti %
    ENRICO MICHETTI 334.327 30,14
    Giorgia Meloni Fratelli d’Italia 176.698 17,42
    Rinascimento Sgarbi Michetti Sindaco Cambiamo Roma 18.650 1,84
    Lista Civica Michetti Sindaco 25.035 2,47
    Lega Salvini Premier 60.143 5,93
    Forza Italia - Berlusconi Per Michetti - Libertas - Unione Di Centro 36.422 3,59
    Partito Liberale Europeo Roma Con Michetti 1.371 0,14
    Coalizione Michetti 318.319 31,38
    VIRGINIA RAGGI 211.816 19,09
    Cultura E Innovazione Roma Ecologista Virginia Raggi Sindaca 10.325 1,02
    Sportivi Per Roma "Virginia Raggi Sindaca" 6.852 0,68
    Movimento Cinque Stelle "2050" 111.624 11
    Roma Decide "Virginia Raggi Sindaca" 2.255 0,22
    Lista Civica "Virginia Raggi" 43.557 4,29
    Con Le Donne Per Roma "Virginia Raggi Sindaca" 4.891 0,48
    Coalizione Raggi 179.504 17,7
    ROBERTO GUALTIERI 299.870 27,03
    Demos Democrazia Solidale 9.607 0,95
    Lista Civica Gualtieri Sindaco 54.763 5,4
    Partito Socialista Italiano Psi 2.841 0,28
    Roma Futura Femminista Egualitaria Ecologista 20.021 1,97
    Sinistra Civica Ecologista 20.493 2,02
    Europa Verde Ecologista - European Green Party - Verdi 9.353 0,92
    Pd Partito Democratico 166.130 16,38
    Coalizione Gualtieri 283.208 27,92
    CARLO CALENDA 219.807 19,81
    CALENDA SINDACO 193.424 19,07
    LUCA TEODORI 7.133 0,64
    Verità 3v Libertà 6.511 0,64
    ELISABETTA CANITANO 6.611 0,6
    Potere al Popolo 6.090 0,6
    Altri candidati 30.348 2,69
    Altre liste 27.782 2,69

    Andando ad esaminare i risultati a livello aggregato, che possiamo vedere in dettaglio dalla tabella 2, la lista più votata in città risulta quella di Carlo Calenda, mentre al secondo posto troviamo Fratelli d’Italia, che sopravanza di circa un punto il Partito Democratico. Particolarmente deludente è il risultato del Movimento 5 Stelle, che si ferma all’11% dei voti (pur essendo il miglior risultato tra le grandi città), meno di un terzo del 35,3% ottenuto nel 2016, con una perdita di oltre 300000 voti.

    Spostandoci sui voti ai candidati in ciascun municipio, a livello aggregato (coefficiente di variazione), non notiamo eccessivi scostamenti tra i voti ai candidati in ciascun municipio, con le parziali eccezioni di Calenda e Raggi. Significativamente, si conferma il vantaggio del candidato di centrosinistra e di Carlo Calenda nei due municipi centrali (I e II). Il VI municipio (che comprende molte zone popolari) si dimostra quello dove il centrosinistra soffre le peggiori performance, mentre è il contrario per centrodestra e Movimento 5 Stelle. Questo si riflette anche nell’elezione del “minisindaco” di municipio, dove sono andati al ballottaggio il candidato di centrodestra contro quello del M5S (che ha sopravanzato di alcune decine di voti il candidato del centrosinistra).

    Figura 1: Roma 2021 - candidati sindaco più votati per Municipio

    Tabella 3: Roma 2021 - voti ai candidati per municipio (primo turno)

      Michetti Gualtieri Calenda Raggi
      voti % voti % voti % voti %
    I 15872 23,6 22154 32,94 20338 30,24 6850 10,19
    II 17362 23,79 20773 28,46 26299 36,03 6406 8,78
    III 24217 28,26 24287 28,35 18348 21,41 15703 18,33
    IV 21734 30,95 19074 27,16 10479 14,92 15916 22,67
    V 28086 32,1 24119 27,56 11316 12,93 19833 22,67
    VI 29468 39,93 14015 18,99 6710 9,09 20436 27,69
    VII 35988 27,4 38717 29,48 22530 17,15 27342 20,82
    VIII 13435 23,41 19428 33,85 12017 20,94 10008 17,44
    IX 23033 29,7 19393 25,01 17249 22,24 15152 19,54
    X 28891 34,44 18658 22,24 11942 14,24 20757 24,75
    XI 19176 32,6 16240 27,61 9181 15,61 11943 20,31
    XII 15260 25,68 19377 32,61 13517 22,75 9126 15,36
    XIII 15260 25,68 19377 32,61 13517 22,75 9126 15,36
    XIV 23474 31,61 18736 25,23 14290 19,25 15275 20,57
    XV 21209 36,5 12046 20,73 15460 26,61 7827 13,47
    Totale 334327 30,14 299870 27,03 219807 19,81 211816 19,09
    Coeff. Var. 0,17   0,16   0,34   0,28

    Esaminando la differenza tra i voti di coalizione e quelli ai candidati sindaco non si notano scostamenti sostanziali tra i vari municipi.

    Tabella 4: confronto dei voti ai candidati e liste a sostegno

      MICHETTI RAGGI GUALTIERI CALENDA
      Candidato Coalizione diff Candidato Coalizione diff Candidato Coalizione diff Candidato Coalizione diff
    I 23,6 24,78 -1,18 10,19 9,3 0,89 32,94 34,28 -1,34 30,24 28,6 1,64
    II 23,79 25,38 -1,59 8,78 7,99 0,79 28,46 30,1 -1,64 36,03 33,6 2,43
    III 28,26 29,55 -1,29 18,33 16,92 1,41 28,35 29,13 -0,78 21,41 20,66 0,75
    IV 30,95 32,06 -1,11 22,67 21,24 1,43 27,16 27,84 -0,68 14,92 14,47 0,45
    V 32,1 33,17 -1,07 22,67 21,06 1,61 27,56 28,11 -0,55 12,93 12,84 0,09
    VI 39,93 41,03 -1,1 27,69 26,22 1,47 18,99 19,67 -0,68 9,09 8,71 0,38
    VII 27,4 28,47 -1,07 20,82 19,08 1,74 29,48 30,45 -0,97 17,15 16,81 0,34
    VIII 23,41 24,53 -1,12 17,44 15,9 1,54 33,85 35,2 -1,35 20,94 20,34 0,6
    IX 29,7 31,08 -1,38 19,54 17,95 1,59 25,01 25,86 -0,85 22,24 21,54 0,7
    X 34,44 35,79 -1,35 24,75 23,34 1,41 22,24 22,82 -0,58 14,24 13,67 0,57
    XI 32,6 33,86 -1,26 20,31 18,87 1,44 27,61 28,33 -0,72 15,61 14,97 0,64
    XII 25,68 26,5 -0,82 15,36 14,24 1,12 32,61 33,8 -1,19 22,75 21,84 0,91
    XIII 25,68 26,5 -0,82 15,36 14,24 1,12 32,61 33,8 -1,19 22,75 21,84 0,91
    XIV 31,61 32,87 -1,26 20,57 19,01 1,56 25,23 25,92 -0,69 19,25 18,81 0,44
    XV 36,5 38,24 -1,74 13,47 12,21 1,26 20,73 21,49 -0,76 26,61 25,32 1,29
    Totale 30,14 31,38 -1,24 19,09 17,7 1,39 27,03 27,92 -0,89 19,81 19,07 0,74
    Coeff. Var. 0,17 0,16   0,28 0,29   0,16 0,17   0,34 0,33  

    Confrontando invece i risultati con la precedente tornata amministrativa del 2016 (tabella 5), Michetti ottiene quasi ovunque un risultato inferiore alla somma di Meloni e Marchini nel 2016, mentre si osserva l’opposto per Gualtieri rispetto a Giachetti nel 2016. Più interessante è il confronto tra il risultato del 2016 e quello del 2021 per Virginia Raggi. Nell’ambito del generale tracollo di voti, la sindaca uscente conferma le sue migliori performance elettorali nei municipi VI e X. Il calo di voti è però sostanzialmente in linea tra tutti i municipi, attestandosi in media sui 16 punti, con variazioni contenute.  Si può anche notare come i due municipi dove Raggi ha ottenuto i migliori risultati nel 2021 sono anche quelli dove si registrano il  minore (VI: -13,56) e maggiore calo rispetto al 2021 (X: -18,87).

    Tabella 5: Confronto voti ai candidati 2016 - 2021

    RAGGI MICHETTI 2021 vs MELONI+MARCHINI 2016 GUALTIERI vs GIACHETTI 2016
    2016 2021 diff. 2016 2021 diff. 2016 2021 diff.
    voti % voti % voti % voti % voti % voti % voti % voti % voti %
    I 18305 24,97 6850 10,19 -11455 -14,78 22506 30,7 23,6 23,6 -22482 -7,1 25132 34,28 22154 32,94 -2978 -1,34
    II 18338 24,32 6406 8,78 -11932 -15,54 25435 33,73 23,79 23,79 -25411 -9,94 25402 33,69 20773 28,46 -4629 -5,23
    III 34454 34,9 15703 18,33 -18751 -16,57 30524 30,92 28,26 28,26 -30495 -2,66 25243 25,57 24287 28,35 -956 2,78
    IV 32311 37,85 15916 22,67 -16395 -15,18 25535 29,91 30,95 30,95 -25504 1,04 19895 23,31 19074 27,16 -821 3,85
    V 40878 37,06 19833 22,67 -21045 -14,39 34852 31,6 32,1 32,1 -34819 0,5 24455 22,17 24119 27,56 -336 5,39
    VI 41899 41,25 20436 27,69 -21463 -13,56 35416 34,87 39,93 39,93 -35376 5,06 17579 17,31 14015 18,99 -3564 1,68
    VII 53606 36,82 27342 20,82 -26264 -16 42584 29,24 27,4 27,4 -42556 -1,84 37013 25,42 38717 29,48 1704 4,06
    VIII 21618 33,01 10008 17,44 -11610 -15,57 18339 28,01 23,41 23,41 -18315 -4,6 18889 28,84 19428 33,85 539 5,01
    IX 31797 37,2 15152 19,54 -16645 -17,66 26621 31,15 29,7 29,7 -26591 -1,45 20430 23,9 19393 25,01 -1037 1,11
    X 42538 43,62 20757 24,75 -21781 -18,87 28778 29,51 34,44 34,44 -28743 4,93 18703 19,18 18658 22,24 -45 3,06
    XI 26041 37,01 11943 20,31 -14098 -16,7 22225 31,59 32,6 32,6 -22192 1,01 16895 24,01 16240 27,61 -655 3,6
    XII 21484 32,02 9126 15,36 -12358 -16,66 19510 29,08 25,68 25,68 -19484 -3,4 20307 30,27 19377 32,61 -930 2,34
    XIII 19918 33,48 9126 15,36 -10792 -18,12 20984 35,26 25,68 25,68 -20958 -9,58 14193 23,85 19377 32,61 5184 8,76
    XIV 30935 35,92 15275 20,57 -15660 -15,35 28155 32,69 31,61 31,61 -28123 -1,08 20065 23,3 18736 25,23 -1329 1,93
    XV 19684 30,03 7827 13,47 -11857 -16,56 25522 38,93 36,5 36,5 -25485 -2,43 15969 24,36 12046 20,73 -3923 -3,63
    Totale 453806 35,25 211816 19,09 -241990 -16,16 406986 31,61 30,14 30,14 -406956 -1,47 320170 24,87 299870 27,03 -20300 2,16
    Coeff. Var. 0,15 0,28 -0,09 0,09 0,1 -2,12 0,19 0,16 1,58

    Roma - ballottaggio

    Il turno di ballottaggio svoltosi il 17 e 18 ottobre ha visto il candidato di centrosinistra Roberto Gualtieri vincere di larga misura sul candidato di centrodestra Enrico Michetti. La votazione è stata anch’essa caratterizzata da una bassissima partecipazione al voto, con solo il 40,6% degli aventi diritto che si è recato alle urne, un calo di circa otto punti rispetto al primo turno. Come si può vedere nella tabella 6, l’affluenza varia nei 15 municipi con un calo che va dal -6 del I municipio, al -10 del VI municipio. La riduzione più significativa corrisponde proprio al municipio ove il centrosinistra si era dimostrato meno competitivo e Virginia Raggi ed il M5S avevano ottenuto il miglior risultato, al pari del centrodestra che infatti lì ottiene la maggioranza assoluta dei voti al secondo turno.

    Tabella 6: Roma - voti ai candidati ed affluenza tra primo e secondo turno

    Michetti Gualtieri Affluenza
    1° turno 2° turno 1° turno 2° turno 1° turno 2° turno diff.
    I 23,6 32,97 32,94 67,03 I 49,28 43,15 -6,13
    II 23,79 34,61 28,46 65,39 II 56,52 47,82 -8,7
    III 28,26 37,23 28,35 62,77 III 51,66 43,56 -8,1
    IV 30,95 40,57 27,16 59,43 IV 49,75 41,58 -8,17
    V 32,1 40,77 27,56 59,23 V 47,81 39,76 -8,05
    VI 39,93 53,62 18,99 46,38 VI 42,82 32,45 -10,37
    VII 27,4 36,45 29,48 63,55 VII 50,03 42,22 -7,81
    VIII 23,41 31,62 33,85 68,38 VIII 50,48 43,5 -6,98
    IX 29,7 39,99 25,01 60,01 IX 50,36 41,99 -8,37
    X 34,44 45,33 22,24 54,67 X 46,78 37,69 -9,09
    XI 32,6 41,27 27,61 58,73 XI 46,73 38,48 -8,25
    XII 25,68 33,85 32,61 66,15 XII 49,67 42,79 -6,88
    XIII 25,68 43,5 32,61 56,5 XIII 48,24 40,24 -8
    XIV 31,61 41,72 25,23 58,28 XIV 46,83 38,31 -8,52
    XV 36,5 48,71 20,73 51,29 XV 45,48 37,84 -7,64
    Totale 30,14 39,85 27,03 60,15 Totale 48,83 40,68 -8,15
    C.var 0,17 0,15 0,16 0,10 C.var 0,06 0,09 -0,12

    Roma – il governo dei municipi

    Infine, i risultati della tornata elettorale non hanno visto un significativo cambiamento solo a livello dell’assemblea capitolina, ma anche per quanto riguarda il governo dei 15 municipi. Se, infatti, nel 2016 questi erano andati nella quasi totalità al M5S, nel 2015 il centrosinistra ottiene la guida di ben 14 municipi su 15, con la sola eccezione del VI, dove al ballottaggio era andato – con uno scarto di poche decine di voti - il candidato del M5S contro quello del centrodestra.

    Tabella 7: Roma - riepilogo coalizioni di governo

      2016 2021
    I C.sin C.sin
    II C.sin C.sin
    III M5S C.sin
    IV M5S C.sin
    V M5S C.sin
    VI M5S C.des
    VII M5S C.sin
    VIII M5S C.sin
    IX M5S C.sin
    X M5S C.sin
    XI M5S C.sin
    XII M5S C.sin
    XIII M5S C.sin
    XIV M5S C.sin
    XV M5S C.sin
    ROMA M5S C.sin

    Figura 2: Confronto governo dei municipi 2016-2021

    Torino

    A Torino, in una tornata elettorale segnata da un marcato astensionismo – hanno votato infatti solamente il 48,8% degli aventi diritto – le elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021 hanno visto l’affermazione della coalizione di centrosinistra guidata da Stefano Lo Russo che ha sconfitto al ballottaggio il candidato del centrodestra Paolo Damilano.

    Come si può vedere dalla Tabella 8, dove sono illustrati i dati relativi all’affluenza anche in confronto con le precedenti amministrative, il calo nella partecipazione non si è manifestato in tutte le parti della città nello stesso modo. Nelle zone centrali (corrispondenti alla circoscrizione 1) infatti il calo è stato sensibilmente più basso (-1,6%), rispetto alla periferia Nord - corrispondente alle circoscrizioni 5 e 6 - dove si sono recati alle urne rispettivamente -13,2% e -12,2% di elettori rispetto alla tornata precedente. 

    Tabella 8: Confronto dell’affluenza in ciascuna circoscrizione a Torino 2016-2021

      Amministrative
    2016
    Amministrative
    2021
    Differenza 2021-2016
      Votanti % Votanti % Votanti %
    Circoscrizione 1 35564 53,04 35391 51,44 -173 -1,6
    Circoscrizione 2 67055 59,05 53438 48,07 -13617 -10,98
    Circoscrizione 3 59301 58,05 49610 49,13 -9691 -8,92
    Circoscrizione 4 43932 58,36 38393 50,72 -5539 -7,64
    Circoscrizione 5 53438 56,66 40157 43,46 -13281 -13,2
    Circoscrizione 6 41202 55,13 31335 42,91 -9867 -12,22
    Circoscrizione 7 36627 56,47 31056 48,02 -5571 -8,45
    Circoscrizione 8 60692 58,47 52186 50,69 -8506 -7,78
    Totale Città 397811 57,18 331566 57,18 -66245 -9,1

    Passando invece al risultato elettorale (Tabella 9), il candidato del centrosinistra Lo Russo ha ottenuto il 43,9% dei voti, contro il 38,9% di quello de centrodestra Damilano e il 9% della candidata del M5S Sganga.

    Per quanto riguarda le liste invece, il Partito Democratico si è affermato come prima lista della città, con il 28,56% dei consensi, distanziando sensibilmente sia la lista del Sindaco a sostegno di Damilano (Damilano Sindaco – Torino Bellissima) che, con l’11,86% è risultata la lista più votata del centrodestra, sia Fratelli d’Italia e la Lega che hanno invece ottenuto rispettivamente il 10,47% e il 9,84%. Un risultato particolarmente negativo è stato poi quello totalizzato del Movimento Cinque Stelle che ha ottenuto solamente l’8% dei consensi.

    Passando adesso ad osservare la differente distribuzione geografica del voto tra le diverse circoscrizioni, si osserva come vi siano state importanti differenze sia tra le diverse liste, sia rispetto alle elezioni del 2016.

    Come si può osservare dalla Tabella 9, in cui è evidenziata la distribuzione del voto tra le diverse circoscrizioni della città, il candidato di centrodestra e quello centrosinistra presentano una distribuzione relativamente simile, con una maggiore forza elettorale nelle zone centrali (circoscrizione 1) e in quelle della periferia ovest e sud-ovest (circoscrizioni 7 e 8). Il dato si presenta tuttavia relativamente omogeneo in tutta la città, come indicano i coefficienti di variazione relativamente bassi per entrambe le forze politiche (rispettivamente 7,3% e 9,3%), con una maggiore omogeneità relativa al candidato di centrodestra.

    Tabella 9: Risultati elettorali delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021 a Torino

      Voti %
    Stefano Lo Russo   140200   43,9  
    Partito Democratico 85890 28,56
    Lista Civica - Lo Russo Sindaco 15013 4,99
    Sinistra Ecologista 10807 3,59
    Moderati 10177 3,38
    Torino Domani 7960 2,65
    Articolo Uno - Psi 2407 0,8
    Totale liste 132254 43,97
         
    Paolo Damilano   124347   38,9  
    Damilano Sindaco - Torino Bellissima 35658 11,86
    Giorgia Meloni - Fratelli d'Italia 31490 10,47
    Lega Salvini Piemonte 29593 9,84
    Forza Italia - Berlusconi per Damilano 15951 5,3
    Progresso Torino - Damilano Sindaco 2236 0,74
    Il popolo della famiglia 1320 0,44
    Sì Lavoro Sì Tav Sì Giachino 1305 0,43
    Totale liste 117553 39,08
         
    Valentina Sganga   28785   9,01  
    Movimento 5 Stelle 2050 24058 8
    Europa Verde Ecologista 2711 0,9
    Totale liste 26769 8,9
         
    D'Orsi   8095   2,53  
    Sinistra in Comune - Angelo D'Orsa 3512 1,17
    PCI - Partito Comunista Italiano 1838 0,61
    Potere al popolo 1656 0,55
    Totale liste 7006 2,33
         
    altri candidati 26311 8,22
    altre liste 24207 7,95
         

    Tabella 10: Risultati elettorali per circoscrizione del centrosinistra, del centrodestra e del M5S alle elezioni comunali di Torino del 2021

      Lo Russo (CSX) Damilano (CDX) Sganga (M5S)
      voti % voti % voti %
    circoscrizione 1 16262 47,06 14425 41,74 1,557 4,51
    circoscrizione 2 22833 44,4 19371 37,67 5,315 10,33
    circoscrizione 3 22178 46,14 18045 37,54 4,217 8,77
    circoscrizione 4 16817 45,23 13722 36,9 3,285 8,83
    circoscrizione 5 13777 36,1 15991 41,9 4,974 13,03
    circoscrizione 6 10833 36,37 13321 44,72 3,145 10,56
    circoscrizione 7 14059 46,89 10506 35,04 2,344 7,82
    circoscrizione 8 23441 46,45 18966 37,58 3,948 7,82
    Totale 140200 43,86 124347 38,9 28,785 9,01
                 
    coeff. var.   9,3%   7,3%   24,5%

    Al contrario, il Movimento Cinque Stelle presenta una distribuzione più disequilibrata e distribuita in maniera sostanzialmente opposta rispetto alle altre forze politiche, come si evince dal coefficiente di variazione pari a 24,5, a indicare dunque una forte variabilità nella distribuzione territoriale del voto.  Il M5S ottiene infatti risultati  mediamente più alti nella periferia Nord della città (circoscrizioni 5 e 6) e valori più bassi in quella centrale nelle circoscrizioni delle periferie ovest e sud—ovest.

    Confrontando i dati rispetto alle precedenti elezioni comunali (Tabella 10), si nota tuttavia come siano stati proprio i quartieri di più forte insediamento a registrare le perdite più forti per il Movimento.

    Tabella 11: Differenza in punti percentuali tra le elezioni comunali del 2021 e del 2016 per i candidati del centrosinistra, del centrodestra e del M5S

      Differenza 2021-2016  CSX Differenza 2021-2016  CDX Differenza 2021-2016  M5S
    circoscrizione 1 -3,12 27,45 -19,17
    circoscrizione 2 2,19 25,2 -21,65
    circoscrizione 3 3,08 24,13 -22,11
    circoscrizione 4 3,3 23,67 -22,23
    circoscrizione 5 1,56 27,34 -23,1
    circoscrizione 6 0,88 28,38 -22,06
    circoscrizione 7 3,71 21,78 -21,63
    circoscrizione 8 1,38 24,42 -21,33
    Totale 2,02 25,19 -21,91

    Il M5S perde infatti un numero maggiore di voti proprio nelle due circoscrizioni in cui vi è un suo risultato più rilevante, mentre, al contrario, presenta una perdita di consensi relativamente più contenuta nelle sezioni centrali e della periferia ovest e sud-ovest.

    Meno chiaro il risultato delle altre due coalizioni che sembrano crescere in maniera meno sistematica. Il centrosinistra, infatti, sebbene cresca nella circoscrizione 7, perde addirittura consenso in quella centrale mentre cresce in maniera rilevante nella zona orientale (circoscrizione 3). Infine, il centrodestra sembra crescere in maniera rilevante non solo nella periferia nord (circoscrizioni 6 e 7) ma anche in quella centrale.

    Tabella 12: Risultati tuono di ballottaggio delle elezioni amministrative a Torino per circoscrizioni

      Lo Russo (CSX) Damilano (CDX)
      voti % voti %
    circoscrizione 1 18710 57,95 13576 42,05
    circoscrizione 2 27601 60,33 18148 39,67
    circoscrizione 3 26454 61,07 16864 38,93
    circoscrizione 4 20502 61,48 12843 38,52
    circoscrizione 5 17604 54,54 14675 45,46
    circoscrizione 6 13078 51,44 12345 48,56
    circoscrizione 7 17143 63,16 9999 36,84
    circoscrizione 8 27905 60,96 1787239 37,58
    Totale Torino 168997 59,23 116322 40,77
    coeff. var.   0,06   0,09

    I dati del secondo turno delle amministrative (Tabella 11) sembrano almeno parzialmente confermare la tendenza emersa dal primo turno. Sebbene infatti il candidato del centrosinistra Lo Russo vinca in tutti i quartieri con un risultato relativamente omogeneo (coefficiente di variazione pari a 0,06%) e abbia ottenuto un risultato meno ampio nel centro della città (il 57,95%), si conferma la sua debolezza nella periferia nord di Torino, dove raccoglie il 54,54% dei voti nella circoscrizione 5 e il 51,44% nella circoscrizione 6. Al contrario, Damilano, si dimostra meno capace di allargare il proprio bacino di consensi nei quartieri orientali (corrispondenti alle circoscrizioni 7 e 8, dove ottiene rispettivamente il 36,8% e il 37,58%). Specularmente, conferma la propria forza nelle zone settentrionali, dove ottenendo il 45,5% e il 48,6% dei voti, arriva a sfiorare il risultato ottenuto dal candidato di centrosinistra.

    Milano

    A Milano, le elezioni amministrative hanno visto prevalere al primo turno il candidato del centrosinistra Giuseppe Sala. Come si può osservare dalla Tabella 12, Sala si è infatti affermato con il 57,7% dei consensi, distanziando nettamente il candidato del centrodestra Bernardo, che invece ha ottenuto il 31,97% dei voti.

    Tabella 13: Risultati elettorali delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021 a Milano

      Voti %
    Giuseppe Sala 277478 57,73%
         
    Partito Democratico 1522 33,86%
    Beppe Sala Sindaco 41135 9,15%
    Europa Verde 22994 5,11%
    I Riformisti Lavoriamo per Milano 18049 4,01%
    Milano in Salute Beppe Sala Sindaco 7367 1,64%
    La Sinistra per Sala 7012 1,56%
    La Milano Radicale 4816 1,07%
    Volt 2502 0,56%
         
    Luca Bernardo 153637 31,97%
         
    Lega Salvini Premier 48283 10,74%
    Fratelli D'Italia 43889 9,76%
    Forza Italia Berlusconi per Bernardo 31819 7,08%
    Luca Bernardo Sindaco 14055 3,13%
    Maurizio Lupi Popolare 8367 1,86%
    Partito Liberale Europeo per Milano 970 0,22%
         
    Gianluigi Paragone 14366 2,99%
         
    Milano Paragone Sindaco 12366 2,75%
    Grande Nord 608 0,14%
         
    Laila Pavone 12953 2,70%
         
    Movimento 5 Stelle 12517 2,78%
         
    altri candidati 22174 3,04%

    Tabella 13: Risultati elettorali delle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021 a Milano

    Particolarmente negativo è stato inoltre il risultato della candidata del M5S Laila Pavone che ottiene appena il 2,7% dei voti, arrivando alle spalle dell’ex parlamentare grillino Gianluigi Paragone - fermatosi al 2,99% dei suffragi - mancando per un soffio l’elezione al consiglio comunale.

    Per quanto riguarda il risultato delle liste, il Partito Democratico si è affermato come prima lista della città (33,9%) distanziando nettamente la Lega, secondo partito cittadino con il 10,7%, mentre il M5S si ferma solamente al 2,7% dei consensi.

    Osservando la distribuzione tra le circoscrizioni del voto ai candidati sindaco, si osserva come vi sia stata una sostanziale omogeneità territoriale dei candidati di centrosinistra e di centrodestra. I valori del coefficiente di variazione di Sala e di Bernardo sono infatti simili ed entrambi relativamente bassi (rispettivamente lo 0,05 e lo 0,06) ad indicare appunto una distribuzione tra le circoscrizioni relativamente uniforme. Al contrario, la candidata del M5S presenta un valore nettamente superiore, pari a 0,25 ad indicare una distribuzione maggiormente sbilanciata.

    Tabella 14: Risultati elettorali per circoscrizione del centrosinistra, del centrodestra e del M5S alle elezioni comunali di Milano del 2021

      Giuseppe Sala (CSX) Luca Bernardo (CDX) Laila Pavone (M5S)
      voti % voti % voti %
    circoscrizione 1 24593 64,58 10933 29 443 1,16
    circoscrizione 2 28065 55,51 16865 33,36 1367 2,7
    circoscrizione 3 35148 61,91 16052 28,28 1246 2,19
    circoscrizione 4 3282 57,63 18363 32,24 155 2,72
    circoscrizione 5 23675 56,84 13357 32,07 1181 2,84
    circoscrizione 6 30914 58,74 16061 30,52 1515 2,88
    circoscrizione 7 33154 54,96 20829 34,53 1776 2,94
    circoscrizione 8 36319 56,6 21201 33,04 1837 2,86
    circoscrizione 9 3279 55,14 19976 33,59 2038 3,43
    totale 277478 57,73 153637 31,97 12953 2,7
                 
    coeff. Var   0,05   0,06   0,25

    Nonostante la tendenziale equi-distribuzione del consenso, Il Sindaco uscente Sala ottiene una percentuale di voti nettamente superiore nella zona centrale della città (corrispondente alla circoscrizione 1) e nella periferia nord-est (circoscrizione 3). Al contrario, si dimostrano zone di minore forza elettorale le circoscrizioni 2 e 7. 

    Al contrario, il candidato del centrodestra Bernardo ottiene un numero di voti significativamente superiore proprio nelle zone settentrionali (circoscrizione 2) e occidentali (circoscrizione 7) della città, mentre ottiene percentuali di voto più basse nel centro cittadino e a nord-est.

    Infine, Il M5S, rispetto all’andamento generale in città, ottiene meno voti nelle zone centrali, un numero significativamente più alto nei quartieri nord-occidentali (prevalentemente nella circoscrizione 9 ma anche nella 7 e nella 8).

    Conclusioni

    Riesaminando i principali punti che emergono dalla dinamica del voto a livello cittadino e circoscrizionale nei tre centri maggiori analizzati, possiamo notare uno sbilanciamento del voto molto forte tra centri e periferie, specialmente nel caso romano, che interessano sia l’affluenza sia i risultati del voto. Parimenti, il maggior sbilanciamento tra centro e periferia si evidenzia per i candidati del Movimento 5 Stelle, soprattutto nei centri urbani dove presentavano l’amministrazione uscente, e sembrano aver sofferto di più l’astensionismo, che è più alto proprio in queste aree rispetto a quelle centrali. Per contro, i candidati del centrosinistra presentano una distribuzione del voto leggermente sbilanciata verso il centro ma sostanzialmente più omogenea. Al contrario, i candidati del centrodestra hanno una distribuzione tendenzialmente omogenea ma tendenzialmente più sbilanciata verso le periferie.

  • SOS astensione: l’ulteriore crollo dell’affluenza ai ballottaggi delle comunali 2021

    foto Repubblica

    Il secondo turno delle elezioni comunali del 2021 di domenica 17 e lunedì 18 ottobre ha fatto registrare un ulteriore calo della partecipazione elettorale, dopo il già estremamente negativo riscontro del primo turno (Trastulli 2021). Nei 63 comuni andati al ballottaggio, di cui 60 superiori ai 15000 abitanti, l’affluenza si è infatti attestata al 43,93%, in calo di circa nove punti percentuali rispetto al primo turno.[1] Questo dato include i 3 comuni non superiori andati al voto, che sono stati gli unici a riscontrare un aumento nella partecipazione elettorale.[2] Seppure vada ovviamente riportato questo dato, con menzione d’onore per il comune di Corchiano nel viterbese dove si è presentato l’87,17% degli aventi diritto al voto, si tratta ovviamente di contesti con piccoli bacini elettorali e quindi incapaci di incidere significativamente sul bilancio complessivo. Chiaramente questo computo, come evidente dalla Tabella 1, peggiora ancora di più considerando invece soltanto i 60 comuni superiori giunti al ballottaggio, con un calo dell’8,75% dal 52,65% del 3-4 ottobre al 43,9% del secondo turno. Inoltre, in più del 40% dei comuni superiori (26/60) si è riscontrato un calo della partecipazione elettorale di oltre 10 punti percentuali, con picchi del 24,37% ad Afragola (NA) e, per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, 20,41% a Caserta. Complessivamente, il dato nazionale ripropone una tendenza già riscontrata in occasione di precedenti tornate amministrative (Maggini 2018): ovvero, un incremento dell’astensione in occasione dei ballottaggi che, pur essendo il momento decisivo per l’elezione dei sindaci nei vari comuni, non sembrano essere attrattivi per gli elettori.

    Tabella 1. Confronto dell’affluenza tra primo e secondo turno delle comunali 2021 nei comuni al ballottaggio (Italia e superiori)

    Come per il primo turno, un’analisi più granulare dell’astensione rivela come questa abbia coinvolto l’Italia nella sua interezza, ovvero da diversi punti di vista per quanto riguarda sia le sue diverse aree, sia le caratteristiche amministrative dei comuni al voto. La Tabella 2 mostra come il calo nella partecipazione elettorale al ballottaggio rispetto al primo turno nei comuni pervenuti al secondo turno abbia coinvolto tutte le zone del Paese: Nord (43,64%, -6,01%), “Zona Rossa” (49,09%, -9,48%) e Sud (43,68%, -9,6%).[3] Come evidente, questo decremento si è avvicinato ai 10 punti percentuale nella Zona Rossa e al Sud, mentre è stato relativamente meno vistoso al Nord. Qui, tuttavia, si partiva già dalla situazione di minor affluenza al primo turno, con meno di un elettore su due recatosi alle urne.

    Tabella 2. Confronto dell’affluenza tra primo e secondo turno delle comunali 2021 per zona

    La Tabella 3 riepiloga l’affluenza al primo e al secondo turno nei 9 comuni capoluogo di provincia nei quali si è andati al ballottaggio. Anzitutto, pur riscontrando un decremento maggiore rispetto al 3-4 ottobre, un primo dato è che in media la provincia sembra continui a partecipare relativamente di più in consultazioni elettorali a livello locale rispetto ai centri urbani più grandi. Infatti, mentre i comuni non capoluogo di provincia si sono attestati a una partecipazione di quasi un elettore su due al secondo turno (49,34%, un calo dell’11,16% rispetto al 60,5% del primo turno), i capoluoghi hanno registrato un’affluenza inferiore di oltre 7 punti percentuali (42,02%, calando dell’7,89% rispetto al 49,91% del primo turno).

    È interessante, poi, guardare specificamente ai capoluoghi al voto. Tra queste città, a farla da padrone sono state indubbiamente Roma e Torino, ovvero i due grandi contesti nei quali il primo turno non è stato risolutivo, a differenza di Milano, Napoli e Bologna (Emanuele e Paparo 2021). Le vittorie del centrosinistra nei due capoluoghi di regione sono arrivate in situazioni di bassissima partecipazione elettorale già nei primi turni, in quanto in entrambi i casi aveva votato meno di un elettore su due. Complessivamente, l’affluenza a Roma e Torino è calata del 7,43% rispetto al 3-4 ottobre e questo nonostante sia primi turni piuttosto combattuti, soprattutto nella Capitale, sia le importanti sfide fra i candidati di centrosinistra (Gualtieri e Lo Russo) e centrodestra (Michetti e Damilano) (D’Alimonte 2021). Alla luce di questo decremento dell’affluenza, i due nuovi sindaci sono stati eletti con la partecipazione di appena due aventi diritto al voto su cinque, e quindi l’astensione di tre elettori su cinque, sia a Roma (40,68%) che a Torino (42,14%). Così come negli altri comuni superiori, anche nella maggioranza dei rimanenti capoluoghi di provincia (due al Nord e cinque al Sud) l’affluenza è diminuita marcatamente tra il primo e il secondo turno. Particolarmente vistosi sono i crolli dei comuni del Meridione, anche alla luce di una relativamente più alta mobilitazione degli elettorati al primo turno. Tra questi troviamo i cali di oltre il 20% a Caserta (-20,46%) e Cosenza (-20,16%), il -13,56% di Benevento e i decrementi prossimi alla doppia cifra di Isernia (-9,48%) e Latina (-8,46%). Di nuovo, la diminuzione dell’affluenza è relativamente meno consistente nei due capoluoghi del Nord (-6,4% a Savona, -2,57% a Varese), dove tuttavia si era già registrato un diffuso disinteresse il 3-4 ottobre.

    Tabella 3. Confronto dell’affluenza tra primo e secondo turno delle comunali 2021 considerando lo status di capoluogo di provincia

    In conclusione, da questi dati emerge di nuovo come la competizione elettorale a livello amministrativo tenda ad assumere sempre di più tratti di “secondo ordine” (Reif e Schmitt 1980), con un crescente disinteresse degli elettorati locali. Queste dinamiche sembrano accentuarsi non soltanto nel tempo, come detto, ma anche tra i primi e i secondi turni delle singole elezioni, nelle quali l’elemento strategico del voto al ballottaggio, invece di far presa, sembra interessare e soprattutto mobilitare di meno gli elettori piuttosto che il primo “voto sincero” (Chiaramonte e D’Alimonte 1994). Si tratta di un dato che diventa rilevante per le valutazioni e rivendicazioni dei partiti in ottica nazionale: infatti, mentre il PD di Enrico Letta ha subito celebrato i risultati di una tornata di amministrative che lo ha visto emergere come partito vincitore, la destra di Meloni e Salvini ha altrettanto rapidamente sottolineato come il vero trionfatore delle comunali 2021 sia stato altresì il non voto. Al netto della tendenza di per sé preoccupante, la considerazione che emerge è piuttosto che una larga fetta dell’elettorato italiano non pervenuto alle urne in questa occasione è diventata contendibile, soprattutto al Sud (Angelucci e Vittori 2021). Ovviamente, va esercitata cautela ogni qual volta si voglia effettuare il passaggio tra livelli di analisi diversi, in questo caso locale e nazionale. Tuttavia, queste elezioni comunali potrebbero fornire alcuni elementi rilevanti in vista dei prossimi importanti appuntamenti politici in Italia.


    [1] L’analisi non include i due comuni della regione a statuto speciale del Friuli Venezia-Giulia andati al ballottaggio: Trieste e San Vito al Tagliamento.

    [2] Si tratta di Corchiano (VT), Rondanina (GE) e Torricella Verzate (PV).

    [3] Per questa tornata di amministrative, le varie regioni sono state così ripartite nelle tre aree: Nord: Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto; Zona Rossa: Emilia Romagna, Marche, Toscana, Umbria; Sud: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise e Puglia).


    Riferimenti bibliografici

    Angelucci, D., e Vittori, D. (2021). ‘La partita elettorale è aperta. E (probabilmente) si giocherà al Sud’. CISE - Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2021/10/12/la-partita-elettorale-e-aperta-e-probabilmente-si-giochera-al-sud/.

    Chiaramonte, A., e D’Alimonte, R. (1994). ‘Il nuovo sistema elettorale italiano: le opportunità e le scelte’, in Maggioritario ma non troppo, S. Bartolini e R. D’Alimonte (a cura di), Il Mulino.

    D’Alimonte, R. (2021). ‘Il ritorno del bipolarismo centrodestra-centrosinistra’. Il Sole 24 Ore, 16 ottobre 2021. Disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2021/10/17/il-ritorno-del-bipolarismo-centrodestra-centrosinistra/.

    Emanuele, V., e Paparo, A. (2021). ‘Al centrosinistra 52 sindaci (+15), centrodestra stabile a 38, M5S dimezzato. I numeri finali delle comunali’. Il Sole 24 Ore, 19 ottobre 2021. Disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2021/10/19/al-centrosinistra-52-sindaci-15-centrodestra-stabile-a-38-m5s-dimezzato-i-numeri-finali-delle-comunali/.

    Maggini, N. (2018). ‘La vittoria del partito degli astenuti: l’affluenza tracolla ai ballottaggi’, in Goodbye Zona Rossa: Il successo del centrodestra nelle comunali 2018, A. Paparo (a cura di), Dossier CISE.

    Reif, K., & Schmitt, H. (1980). ‘Nine second-order national elections – A conceptual framework for the analysis of european election results’. European Journal of Political Research, 8(1), pp. 3-44.

    Trastulli, F. (2021). ‘Comunali 2021: crollo dell’affluenza, vince l’astensione. Grandi città disertate, “tiene” l’effetto incumbent’. CISE - Centro Italiano Studi Elettorali, disponibile a: https://cise.luiss.it/cise/2021/10/05/comunali-2021-crollo-dellaffluenza-vince-lastensione-grandi-citta-disertate-tiene-leffetto-incumbent/.

  • Al centrosinistra 52 sindaci (+15), centrodestra stabile a 38, M5S dimezzato. I numeri finali delle comunali

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 19 ottobre 2021

    Con i ballottaggi scrutinati ieri è possibile tirare definitivamente le fila di questa tornata di elezioni comunali. Già due settimane fa, con i dati delle liste al proporzionale, avevamo potuto osservare alcuni elementi di rottura con il recente passato, ossia il primo posto del Pd, il crollo del M5s e il sorpasso di Fdi sulla Lega. Tuttavia, in fondo, ciò che davvero conta nelle elezioni comunali è vincere il comune, esprimere la giunta, guidare l’amministrazione comunale: insomma conquistare le poltrone di primo cittadino. Ecco, con i risultati di ieri abbiamo il quadro completo, che è possibile confrontare con la situazione di partenza.

    Andiamo con ordine. Innanzitutto, erano 62 i comuni superiori ai 15.000 abitanti chiamati a scegliere il sindaco fra i due candidati più votati al primo turno, in assenza di un vincitore che avesse raccolto la maggioranza assoluta (a questi si sommano tre comuni inferiori in cui il ballottaggio si svolgeva fra i due candidati più votati che avevano gli stessi voti- Torricella Verzate, Rondanina, Corchiano). Il centrosinistra ne ha vinti 28, il centrodestra 16 (fra i quali 3 con coalizioni senza Forza Italia), mentre 12 sono andati a candidati civici. Questi dati confermano ancora una volta la bipolarità delle competizioni comunali. In questo senso, particolarmente interessanti sono le 30 sfide bipolari, in cui a sfidarsi al ballottaggio erano il candidato sostenuto dal Pd (in varie coalizioni) contro quello sostenuto dal centrodestra (con – 26 – o senza Fi –4). Anche in questo caso, la maggior parte dei comuni (due su tre) sono andati alla coalizione di centrosinistra, compresi gli emblematici casi di Roma e Torino. Il centrodestra è riuscito a tenere la città di Trieste ma si è visto strappare Cosenza e Savona. Complessivamente, nei 10 capoluoghi di provincia andati al ballottaggio, il centrosinistra ne ha vinti 8 (tra cui le vittorie in città tradizionalmente ostili come Varese e Latina), mentre il centrodestra, oltre a Trieste ha riconfermato Mastella a Benevento.

    A questi ballottaggi vanno sommati i 56 comuni superiori assegnati già al primo turno. Il centrosinistra ne aveva vinti 24, contro i 22 del centrodestra (di cui 4 senza Fi). A Grottaglie aveva vinto il M5s, mentre in 8 comuni erano stati eletti sindaci civici. In totale, quindi, sui 118 comuni superiori, il centrosinistra ne amministrerà 52, il centrodestra 38 (di cui 7 senza Fi), 20 saranno governati da candidati civici, 5 dal M5s, due da coalizioni di centro e uno da coalizioni di sinistra senza il Pd.

    Tabella 1. I numeri finali delle comunali. Comuni vinti da ciascun polo nel 2021 e confronto con le precedenti comunali.

    Per potere stilare un bilancio definitivo circo lo stato di forma elettorale delle principali coalizioni occorre contestualizzare il dato relativo al punto di partenza. Dei 118 comuni superiori al voto, 98 avevano eletto l’amministrazione uscente nella primavera 2016. In quel momento, prima della rovinosa caduta del 4 dicembre, il Pd targato Renzi era ancora la forza pivotale del sistema (infatti aveva più voti degli altri, vinceva più comuni al primo turno e centrava più ballottaggi), anche se poco capace di fare coalizione e attrarre voti fuori dal proprio perimetro (che si tradusse in molte sconfitte nei ballottaggi – fra cui quelle fragorose di Roma e Torino). Il centrodestra viveva una profonda crisi, con Lega e Fi spesso divisi (come confermato dall’alto numero di amministrazioni uscenti di destra ma senza Fi, 13). Di ciò si avvantaggiò il M5s, mai come allora capace di sfruttare le debolezze dei due poli principali anche in elezioni locali. Nel complesso i numeri della tornata elettorale precedente palesavano un equilibrio fra le due coalizioni principali (37 comuni a testa) e segnavano il punto più basso del bipolarismo a livello locale, con quasi 4 comuni su 10 vinti da poli alternativi (fra cui 26 città a candidati civici e 12 al M5s). Oggi il bipolarismo cresce (i comuni vinti dalle due coalizioni principali passano dal 63% al 75% dei comuni), ma esclusivamente per merito dell’avanzata del centrosinistra (+15) a scapito di un dimezzamento del M5s (-7), di un arretramento delle civiche (-6) e della sinistra (-3). Il centrodestra invece rimane complessivamente stabile (+1). È però interessante notare l’accresciuta centralità di Forza Italia negli equilibri della coalizione: i comuni vinti da coalizioni che includono il partito di Berlusconi crescono (+7) mentre si dimezzano quelli vinti da coalizioni di destra senza Forza Italia (-6).

    A livello territoriale, infine, l’Italia è sempre più spaccata in due: al Nord il vantaggio del centrodestra è netto (26 a 12) e si allarga rispetto alle precedenti comunali, mentre nella Zona rossa e al Sud dominano le coalizioni guidate dal Pd (13 a 3 e 27 a 9 rispettivamente). In conclusione occorre osservare come queste amministrazioni sia state elette da meno del 44% degli aventi diritto. Chiaramente il centrosinistra fa segnare una vittoria. Eppure, mai come in presenza di una partecipazione elettorale così distante da quella delle elezioni politiche (mai sotto il 72%) bisogna essere particolarmente cauti nel proiettare questo risultato verso le prossime elezioni politiche.

Ricerca

  • The Valence Side of the EU: EU Issue Voting in the Aftermath of the Eurozone Crisis

    To cite the article:

    Carrieri, L., & Angelucci, D. (2021). The Valence Side of the EU: EU Issue Voting in the Aftermath of the Eurozone Crisis. Swiss Political Science Review, 00, 1– 20. https://doi.org/10.1111/spsr.12492

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    In the aftermath of the Euro crisis, EU issues have increasingly affected electoral behaviour, explaining a sizable shift in votes from the Europhile to Eurosceptic parties. This paper advances the argument that EU issue voting is not entirely encompassed in a divisive (pro-/anti-) EU dimension, testing the hypothesis that a EU valence voting is currently conditioning electoral behaviour. In particular, we posit that voters support parties evaluating their credibility in achieving not only EU positional goals (‘leave/remain’ in the EU), but also EU valence ones (i.e., making the country count more in Europe). Furthermore, we assess which parties – pro-/anti-EU – are more likely to be supported on the basis of this valence issue. Based on survey data from France (2017) and Italy (2018), we found that the EU valence issue is an important voting predictor, with pro-EU parties mainly benefitting from it.

  • Anatomy of the Italian populist breakthrough: a ‘demarcationist’ fuel driving Lega and Five-star Movement electoral success?

    To cite the article:

    Emanuele, V., Santana, A., and Rama, J. (2021), 'Anatomy of the Italian populist breakthrough: a ‘demarcationist’ fuel driving Lega and Five-star Movement electoral success?' Contemporary Italian Politics, DOI:10.1080/23248823.2021.2000346

    The article is open access and can be accessed here

    Abstract

    At the 2018 general election, Italy’s two main populist parties, the Five-star Movement (M5s) and the League (Lega), achieved unprecedented success. They secured an absolute majority of votes and seats and eventually gave birth to the first government in Western Europe to be composed entirely of populist parties. Although the two parties are today located on opposite sides of the political spectrum, their experience of governing together raises relevant questions about the compatibility of their electorates. Using individual-level survey data, in this article we analyse the predictors of electoral support for the two parties. Empirical results show that the parties’ voters occupy opposing positions on the left-right dimension and do not share all populist traits but share a ‘demarcationist’ profile, as not only the Lega but also the M5s is influenced by anti-EU and anti-immigration attitudes.

  • Come siamo cambiati? Opinioni, orientamenti politici, preferenze di voto alla prova della pandemia

    Per citare il libro:

    Come siamo cambiati? Opinioni, orientamenti politici, preferenze di voto alla prova della pandemia / [a cura di] N. Maggini e A. Pedrazzani. - Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, collana QUADERNI n. 40, 2021. - ISBN 978-88-6835-4312.

    Scarica l'eBook in formato PDF/mobi/ePub qui

    Abstract

    Primo Paese occidentale a essere colpito dalla pandemia da Covid-19, dal febbraio 2020 l’Italia è stata investita da un intreccio di cambiamenti sociali, economici e politici senza precedenti. L’emergenza sanitaria ha comportato uno stravolgimento delle modalità di convivenza e interazione sociale, a cui si sono presto associate una crisi economica e una riconfigurazione generale dello scenario politico.

    Alla luce di tutto ciò, quali segni la pandemia lascerà sull’opinione pubblica italiana? Concentrandosi sui risvolti più specificatamente politici, il volume curato da Nicola Maggini e Andrea Pedrazzani (Università degli Studi di Milano) prova a capire i cambiamenti dell’opinione pubblica italiana. In particolare, quali ripercussioni ha avuto sinora la pandemia sulle idee che gli italiani hanno sui temi di rilevanza pubblica, sui loro atteggiamenti valoriali, sulle loro predisposizioni politiche e sui loro orientamenti di voto? Che cosa è cambiato rispetto alla fase precedente la pandemia e che cosa invece è rimasto sostanzialmente immutato? E come si va ridefinendo lo spazio di competizione elettorale? Per rispondere a queste domande, i curatori si sono avvalsi del contributo dei membri del Laboratorio spsTREND “Hans Schadee” del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano utilizzando i dati originali della ricerca ResPOnsE Covid-19.

    I risultati delle analisi mostrano che molti degli antecedenti del voto non sono mutati radicalmente durante l’ultimo anno e mezzo: alcuni atteggiamenti e opinioni degli italiani si sono dimostrati quasi impermeabili allo shock dello scoppio di una pandemia (come ad esempio gli atteggiamenti nei confronti dell’immigrazione), mentre altri hanno subito variazioni solo nel breve periodo e sono spesso tornati ai valori pre-crisi (come la fiducia nelle istituzioni). L’unico cambiamento significativo riguarda l’atteggiamento nei confronti dell’Unione Europea: il primo anno e mezzo di pandemia ha visto infatti crescere l’europeismo degli italiani, presumibilmente come risposta all’adozione del Next Generation EU. Per quanto riguarda poi gli orientamenti politico-elettorali, esiste nell’elettorato una significativa propensione a mutare scelta di voto e questa fluidità elettorale caratterizza soprattutto l’area del centrodestra. Ciò dipende non tanto dal fatto che le propensioni di voto individuali siano cambiate nel tempo, quanto dal fatto che vi sono disponibilità multiple: interi segmenti dell’elettorato sono effettivamente contendibili tra più partiti. Pertanto anche al cospetto di un evento traumatico ed epocale come la pandemia, nel breve e medio periodo il cambiamento negli orientamenti politici non è preceduto da cambiamenti di opinione pre-politici, ma si svolge tutto nel campo della politica. Se questa fluidità associata alle scelte di voto produrrà ancora una volta conseguenze sistemiche (un nuovo “terremoto elettorale” come nel 2013 e nel 2018), dipenderà molto dalle scelte strategiche dei partiti e dalle (eventuali) nuove regole elettorali.

  • Inchiesta su periferie urbane, disagio socio-economico e voto. I casi di Bologna, Firenze e Roma

    Per citare l’articolo:

    Cini, L., Colloca, P., Maggini, N., Tomassi, F., e Valbruzzi, M. (2021), Inchiesta su periferie urbane, disagio socioeconomico e voto. I casi di Bologna, Firenze e Roma. Quaderni di Scienza Politica, Vol. 28, Issue 2, pp. 137-177. doi: 10.48271/101829

    Scarica l’articolo qui

    Abstract

    The weakening of traditional parties and of their territorial rooting which has occurred over the last decades has brought back the scholarly interest on the local dynamics, namely, on the social and political transformations involving local areas. An increasing number of scholars has therefore focused on the «peripheries», those urban areas that are traditionally associated with a high level of socio-economic distress, wherein inhabitants feel themselves as economically disadvantaged, socially marginalized and politically excluded. This paper is part of such research strand by investigating the variation in the electoral results in three Italian cities – Bologna, Florence, and Rome – in relation to the spatial distance from the urban centre and to the socio-economic distress. More notably, the paper answers two main questions: a) are the most distant areas from the historical centre also those with a higher level of socio-economic distress? b) what kind of relationship is there between voting and socio-economic distress, and how does such relation change over the post-crisis years? To answer these questions, we consider the results of four elections (parliamentary elections 2008, 2013, 2018; European elections 2019) in the three cities investigated, which are similarly characterized by an electoral decline of the Pd (but also of the Pdl/FI) to the benefit of M5s and League (and in part also of FdI), besides being located in central Italy. By using an original dataset combining socio-economic and electoral variables at the district level, the article analyzes the variation in the electoral support for the main Italian political parties, with a particular focus on both mainstream (Pd and Pdl/FI) and antiestablishment parties (M5s and League).


Volumi di ricerca

  • Conflict Mobilisation or Problem-Solving? Issue Competition in Western Europe

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008

  • Elettori in movimento. Nuove tecniche di inferenza ecologica per lo studio dei flussi elettorali


Dossier CISE

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

  • “Goodbye Zona Rossa”: Online il Dossier CISE sulle elezioni comunali 2018

  • Dossier CISE “Goodbye Zona Rossa”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • “Gli sfidanti al governo”: Online il Dossier CISE sulle elezioni del 4 marzo

  • Dossier CISE “Gli sfidanti al governo”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • The year of challengers? The CISE e-book on issues, public opinion, and elections in 2017

  • The year of challengers? Individual PDF chapters from the CISE e-book

  • “Dall’Europa alla Sicilia”: Online il Dossier CISE su elezioni e opinione pubblica nel 2017

  • Dossier CISE “Dall’Europa alla Sicilia”: Scarica i singoli articoli in PDF