Attualità

  • Le elezioni regionali 2020 in Toscana: l’utilizzo del voto di preferenza

    In quale misura gli elettori toscani hanno utilizzato il voto di preferenza in occasione delle recenti elezioni regionali?

    Con il presente articolo cercheremo di rispondere a tale interrogativo sviluppando l’analisi sia dal punto di vista territoriale che dal punto di vista più strettamente “politico”, relativo cioè alle performance dei singoli partiti.

    Lo strumento che prenderemo a riferimento è il c.d. “tasso di preferenza” che indica la percentuale di preferenze espresse dagli elettori sul totale dei voti validi e che, in tutti i casi in cui è possibile esprimere più di una preferenza, viene calcolato correggendo parzialmente il denominatore della formula[1].

    Questo strumento verrà quindi applicato al contesto toscano che ha mantenuto un sistema elettorale pressoché immutato rispetto alle scorse elezioni del 2015, salvo per quanto attiene al modello di scheda elettorale, modificato nel luglio scorso al fine di ricondurne la struttura a quella generalmente in uso per le elezioni regionali[2]. Tale modifica non ha comunque inciso su un’importante peculiarità che caratterizza la legge elettorale toscana, ovvero la presenza del cosiddetto “voto di preferenza agevolato” in cui l’elettore - anche ai fini di un’utile funzione conoscitiva - trova già stampati sulla scheda i nominativi dei candidati consiglieri ed in cui per esprimere la propria indicazione di favore è sufficiente tracciare un segno nel box affiancato al nominativo, senza la necessità di scrivere autonomamente il nome. Inoltre ricordiamo che nel sistema elettorale in parola vige già dalla scorsa tornata elettorale la c.d. “doppia preferenza di genere”.

    Concentrando l’attenzione sui risultati possiamo subito vedere che il tasso di preferenza generale – calcolato cioè per l’intera regione – si è questa volta attestato sulla cifra del 29%. Come noto, quando vige la possibilità di esprimere due preferenze, il dato può essere letto attraverso una duplice interpretazione: assumere come ipotesi che il 29% di coloro che hanno espresso un voto valido abbiano indicato una doppia preferenza o ipotizzare che la quota di elettori che ha espresso almeno una preferenza sia stato variabile tra il 29% ed il 58%. In ogni modo tale dato, se comparato con le ultime elezioni regionali del 2015[3] (Figura 1), si dimostra più basso di circa tre punti percentuali e si avvicina molto - ferma restando la difficoltà a comparare precisamente il dato per la vigenza nel passato della preferenza unica - a quello riscontrato nel 2000 (28,6%) in cui per l’ultima volta si votò con le preferenze prima dell’introduzione delle “liste bloccate” (utilizzate sia nel 2005 che nel 2010).

    Scomponendo il risultato a livello territoriale (Figura 2) si nota come anche in questa occasione il dato più alto è riscontrabile nella provincia di Massa-Carrara (36%), seguita da Grosseto e Lucca (entrambe al 33%), a conferma di una storicità del dato che per motivazioni sia di natura politica (riguardanti in particolare gli equilibri tra i diversi partiti della prima repubblica in alcune di queste aree e gli effetti della loro successiva scomposizione) che territoriale individua questi territori come quelli in cui è più alta la propensione ad associare al voto di lista anche un voto per un candidato consigliere. Al contrario, i territori in cui è stata più bassa questa propensione sono quelli corrispondenti alle circoscrizioni di Firenze 2 e Firenze 4 (entrambe con il 25%, a fronte di un dato del 27% dell’intera provincia di Firenze), cui seguono quelli corrispondenti alle circoscrizioni delle province di Arezzo e Siena (entrambe al 27%). Anche tra i territori dove è più basso l’utilizzo del voto di preferenza si può rintracciare una certa storicità del dato: Firenze 2 ed Arezzo, ad esempio, seppur con scarti limitati rispetto agli altri territori, erano anche nel 2015 tra le tre circoscrizioni con i tassi minori cui si associava anche Prato - caratterizzata generalmente da bassi valori - che in questa tornata elettorale si posiziona invece ad un livello medio-alto.

    Spostando l’attenzione sulle forze politiche possiamo notare come i livelli più elevati siano tendenzialmente riscontrabili nei partiti che compongono lo schieramento di centrosinistra (Figura 3). Il primato assoluto – anche in riferimento all’intera competizione elettorale - spetta alla lista Sinistra Civica Ecologista che presenta un tasso del 43% con punte del 50% e del 52% nelle province di Pisa e Massa-Carrara (Tabella 1). Il voto per questa lista si dimostra dunque fortemente “trainato” dai candidati consiglieri. Italia Viva presenta anch’essa un tasso di 7 punti sopra la media regionale, precisamente del 36%, con variazioni anche molto importanti tra le diverse circoscrizioni: tra il valore più alto (47%, Massa- Carrara) e quello più basso (25%, Firenze 3) si superano i venti punti percentuali. Il valore ottenuto dal Partito democratico è inferiore di 3 punti percentuali (33%) evidenziando un equilibrio – già riscontrato nelle precedenti elezioni regionali - tra radicamento territoriale dei candidati e capacità di attrarre il voto di lista.  Tra le liste del centrosinistra che presentano minori tassi di preferenza troviamo infine la lista Europa Verde Progressista Civica con il 25% e la lista civica Orgoglio Toscana per Giani Presidente con il 23%. Quest’ultimo dato dimostra come i consensi ricevuti da tale lista civica, ancorché non sufficienti a superare la soglia di sbarramento (la lista ha ottenuto il 2,94 % a fronte di uno sbarramento, per le liste coalizzate, del 3%), siano stati in buona parte frutto di un voto di opinione a supporto del candidato presidente, a differenza della lista civica di centrodestra che si colloca al secondo posto tra tutte le liste in competizione con il 37%.

    Muovendo l’analisi sui partiti di centrodestra troviamo tassi di preferenza più bassi. All’interno della coalizione la percentuale minore è quella relativa alla lista Lega Salvini Premier con il 22%. Un dato che denota come i consensi siano stati prevalentemente attratti dal voto di opinione e che si dimostra in linea sia con quello ottenuto dalla Lega alle scorse elezioni regionali (24%) sia con quelli relativamente bassi ottenuti da tale forza politica in occasione delle competizioni elettorali di carattere nazionale[4]. Forza Italia – UDC e Fratelli d’Italia presentano invece valori più elevati (entrambe 30%) con punte del 41% a Lucca per la prima e del 36% a Pistoia per la seconda. Un alto tasso di preferenza è poi riscontrabile, come anticipato, nella lista Toscana Civica per il cambiamento.  

    Tra le forze politiche non facenti parte di coalizioni il Movimento 5 Stelle, con un valore pari al 20%, si configura quale lista con il dato più basso tra coloro che hanno avuto accesso alla ripartizione dei seggi. Tale risultato, nonostante sia in linea con le performance che da sempre caratterizzano il Movimento 5 Stelle, si dimostra in calo di ben 7 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni regionali[5]. Si mantiene alto invece il dato che accompagna la lista Toscana a Sinistra (36%) che conferma un’alta propensione dell’area politica di sinistra (sia in caso di presentazione autonoma che in coalizione con il centrosinistra) ad utilizzare il voto di preferenza[6].

    Infine, tra le forze che hanno ottenuto minori consensi elettorali, si può notare un’importante differenza tra i 2 “partiti comunisti”: la lista del Partito Comunista Italiano si configura come quella in assoluto con il più basso tasso di preferenza (15%) evidenziando un voto trasportato più dal simbolo che dai candidati, mentre quella del Partito Comunista presenta valori sempre molto al di sotto della media regionale ma decisamente più alti (23%). In conclusione, consapevoli che una risposta certa potrà essere ricercata esclusivamente nel trend delle prossime consultazioni regionali, si può provare a dare una spiegazione del dato generale considerando quella che è stata la storia elettorale della Toscana degli ultimi 15 anni. Si può assumere l’ipotesi, infatti, che il dato delle elezioni del 2015, superiore al 30% e in crescita rispetto all’ultima volta in cui si erano utilizzate le preferenze, sia stato il frutto di una “reazione” da parte dell’elettorato all’assenza per ben due tornate elettorali (2005 e 2010) di tale strumento. Il dato attuale mostra invece una diminuzione, che avvicina il risultato a quello ottenuto nel 2000. Soltanto dalle analisi delle prossime elezioni potremo effettivamente capire se la propensione degli elettori toscani ad utilizzare il voto di preferenza continuerà a scendere, avvalorando l’ipotesi che abbiamo provato ad avanzare, o se subirà modifiche al rialzo, evidenziando una tendenza diversa.


    [1] Il tasso di preferenza, quando vi è soltanto una preferenza esprimibile, è dato dal rapporto, espresso in termini percentuali, tra il totale delle preferenze espresse (numeratore) ed il totale dei voti validi alle liste (denominatore). Quando è possibile esprimere fino a due preferenze varia il denominatore che corrisponde al totale dei voti validi alle liste moltiplicato per due.

    [2] Nello specifico la modifica al modello di scheda elettorale è stata apportata con la legge regionale 6 luglio 2020, n. 51. La precedente disciplina prevedeva un modello di scheda simile a quello attualmente in uso per le elezioni comunali nei “comuni superiori” in cui il nominativo del candidato alla presidenza della Regione viene riportato in un rettangolo posizionato in alto rispetto alle liste circoscrizionali ad esso collegate. La modifica, invece, riporta il suddetto nominativo a destra delle liste circoscrizionali, garantendo un più ampio spazio al rettangolo contenente il nominativo del candidato presidente.

    [3] Sull’analisi del tasso di preferenza in Toscana alle elezioni 2015 cfr. G. Bracci, Il voto di preferenza in Toscana alle elezioni regionali 2015 in Aldo Paparo e Matteo Cataldi (a cura di), Dopo la luna di miele: le elezioni comunali e regionali fra autunno 2014 e primavera 2015, CISE, Roma, 2015. Sulle elezioni regionali 2015 in Toscana v. anche: G. Bulli, Toscana. Nuovi sfidanti in vecchi scenari in S. Bolgherini e S. Grimaldi (a cura di), Tripolarismo e destrutturazione. Le elezioni regionali del 2015, Istituto Cattaneo, 2015; E. Pizzimenti e L. Viviani, Le elezioni del 2015: continuità in mutamento? in M. Andretta, R. Bracciale (a cura di), Social media campaigning. Le elezioni regionali in #Toscana2015, Pisa University Press, 2017.

    [4] Per un’analisi dei tassi di preferenza alle ultime elezioni europee, dove il valore dell’indice ottenuto dalla Lega è stato 0,15, cfr. S. Rombi, Il voto di preferenza alle elezioni europee del 2019, CISE (https://cise.luiss.it/cise/2019/07/03/il-voto-di-preferenza-alle-elezioni-europee-del-2019).

    [5] Alle elezioni regionali toscane del 2015 il dato della lista del Movimento 5 Stelle è stato pari al 27%.

    [6] In merito si ricorda come nel 2015 la lista Sì Toscana a Sinistra presentava il dato più alto tra coloro che avevano ottenuto l’accesso alla ripartizione dei seggi.

  • Il nostro sondaggio esclusivo sugli Stati Uniti: il vantaggio di Biden, tema per tema

    (traduzione di Federico Trastulli)

    A quattro settimane dalle elezioni presidenziali statunitensi, la maggior parte dei sondaggi riporta un vantaggio di Biden di 10 punti nelle intenzioni di voto popolare. Ma cosa c'è, nel dettaglio, dietro questo vantaggio? In un'epoca di competizione su singole issues, in cui le scelte di voto sono sempre più strutturate da questioni specifiche (un esempio ne fu la vittoria di Trump nei cosiddetti Rust Belt states nel 2016 con la sua promessa di riportare i posti di lavoro negli Stati Uniti), quali sono le tematiche sulle quali Biden gode di un vantaggio competitivo? Quali quelle di Trump?

    Le risposte a queste domande provengono dall'esclusivo sondaggio CAWI che il CISE ha eseguito su un campione della popolazione in età di voto degli Stati Uniti (N = 1.550; campione stratificato per combinazione di sesso-età, istruzione, regione degli Stati Uniti, etnia) tra il 28 settembre e il 5 ottobre. Parte del più ampio Issue Competition Comparative Project (ICCP) che ha già coperto otto paesi europei dal 2017 (con i primi risultati scientifici pubblicati pochi mesi fa), l'indagine include una ricca serie di misure (posizione, priorità, credibilità) su un ampio numero di questioni (34). Ringraziamo profondamente Morris P. Fiorina della Stanford University e Mark N. Franklin del Trinity College Connecticut per il loro contributo essenziale per la selezione dei temi e la formulazione delle domande del sondaggio.

    In termini di pure intenzioni di voto, i nostri risultati sono in linea con altri sondaggi, con un vantaggio di 10 punti per Biden (53 contro 43%, con casi ponderati per combinazione di sesso-età, istruzione, regione degli Stati Uniti, etnia e ricordo del voto alle presidenziali 2016). Ma scendiamo nei dettagli delle specifiche aree tematiche, elencando prima quelle percepite dagli intervistati come più importanti.

    Obiettivi trasversali

    Innanzitutto, abbiamo inquadrato nove questioni che costituiscono obiettivi trasversali e condivisi da tutto l'elettorato, su cui quindi la questione chiave è la credibilità dei leader. Per ciascuno di questi obiettivi, abbiamo chiesto agli intervistati la sua priorità, e di valutare la credibilità di ciascun candidato nel realizzarlo (con anche possibilità di scelta di entrambi i candidati credibili o nessun candidato credibile).

    - In generale, questi obiettivi trasversali sono quelli più salienti per gli intervistati (la percentuale di "salienza" riportata per ciascun obiettivo indica quanti intervistati segnalano un'alta priorità per quell'obiettivo), con tassi di salienza che raggiungono e superano l'80%.

    - Per quanto riguarda la credibilità dei leader: Biden mostra un vantaggio di credibilità piuttosto ampio (10 punti o più) su quattro temi, che includono i due più salienti (contrastare il COVID, con un vantaggio di 15 punti, e assicurare leadership, 10 punti) e le due meno salienti del gruppo (14 punti sul miglioramento delle scuole pubbliche, 13 sul rispetto per i veterani).

    - Gli obiettivi di salienza intermedia (anche se ancora molto salienti, ovvero intorno all'80%) mostrano invece dinamiche di credibilità molto più equilibrate, con vantaggi molto risicati per Biden. Trump si trova leggermente in testa solamente per quanto riguarda l'aumentare la crescita economica. In generale, questi obiettivi mostrano un chiaro vantaggio di Biden (questo non sorprende, dato che le intenzioni di voto riportano un suo vantaggio di 10 punti).

    COVID

    Veniamo ora ai temi divisivi. Elencando per prime le aree tematiche più salienti, non ci sorprende che la prima da riportare sia quella sulla crisi COVID. Su questo tema abbiamo posto in primo luogo una domanda generale sul trade-off fra salute pubblica ed economia, seguita da una domanda più specifica sulla riapertura economica.

    - I risultati di entrambe le domande indicano una priorità per la salute rispetto all'economia: 58 vs 42% in termini di priorità di salute pubblica, che diventano 68 vs 32% quando si tratta di spingere i singoli stati a essere cauti sulle riaperture.

    - È interessante notare che questa maggioranza che spinge per una maggiore cautela è anche più mobilitata. Il 58% che dà la priorità alla salute rispetto al lavoro ha un tasso di salienza di 0,83 (in grigio), ovvero 83 su 100 di loro assegnano un'alta priorità a questo obiettivo. Questo valore è leggermente inferiore (0,78) per coloro che invece preferiscono contrastare per prima la crisi del lavoro. Questo divario di salienza diventa più grande sulle politiche di riapertura degli stati, dove la maggioranza del 68% ha un tasso di salienza di 0,85, contro il tasso di salienza di 0,72 tra il 32% che desidera che gli stati riaprano rapidamente. In altre parole, le preferenze dei due gruppi sono di diversa intensità.

    - Infine, è importante esaminare i dati sulla credibilità. Gli orientamenti rivali su questi due temi hanno chiaramente un carattere partigiano, con Biden che gode di una maggiore credibilità dal lato della salute pubblica e Trump dal lato dell'economia. Tuttavia, il vantaggio di credibilità di Biden dal "suo" lato è maggiore (rispettivamente un divario di credibilità di 20 e 21 punti) rispetto a quello di Trump dalla sua parte (rispettivamente 11 e 14 punti).

    Legge e ordine

    Quella su legge e ordine è l'area tematica al secondo posto in termini di rilevanza complessiva. Abbiamo posto quattro domande relative alla responsabilità, alla formazione e al finanziamento degli agenti di polizia, oltre a una domanda sulle restrizioni alla produzione e alla vendita di fucili d'assalto.

    - I risultati mostrano che gli intervistati sono chiaramente a favore di una polizia più responsabile (74%) e meno conflittuale nei confronti dei neri (66%); ma allo stesso tempo, il campione è chiaramente contrario al defunding delle forze di polizia (63%, contro il 37% a favore del defunding). Inoltre, gran parte del campione sostiene il divieto di produzione e vendita di fucili d'assalto (66%).

    - Tutti questi quattro obiettivi sono piuttosto salienti. Su tutti e quattro i temi, l'orientamento della maggioranza è quello che mobilita di più (ovvero con un tasso di salienza interna più alto). Lo scarto più ampio tra posizioni rivali in termini di salienza si registra sul divieto di vendita delle armi d'assalto (gap di .17 fra vietarne la vendita vs non vietarla) e su un policing più responsabile (gap di .15).

    - Questi temi hanno un chiaro carattere partigiano. Biden gode di una maggiore credibilità per quanto riguarda la promozione di una maggiore responsabilità (divario di 18 punti) e minore conflittualità (21 punti) della polizia, così come sul divieto della vendita di fucili d'assalto (21 punti). Una combinazione fra considerevole sostegno popolare e alta priorità di questi obiettivi politici dovrebbe quindi favorire Biden. Al contrario, Trump è percepito più credibile quando si tratta di aumentare i fondi alla polizia per garantire la legge e l'ordine (divario di 10 punti). Anche in questo caso, una combinazione di ampio sostegno e alta priorità potrebbe rendere la questione elettoralmente produttiva per Donald Trump.

    Aborto

    L'aborto è una questione costantemente saliente nella politica americana ed è inevitabilmente anche parte di questa campagna.

    - Non a caso, la questione è particolarmente controversa, con un campione molto spaccato: il 54% sostiene il diritto di scelta delle donne durante gravidanza rispetto alla protezione del nascituro con ogni mezzo disponibile (46%).

    - Su entrambi i lati troviamo una salienza relativamente alta, con un livello leggermente più alto per la protezione del nascituro (0,75 contro 0,70).

    - In termini di credibilità, i risultati sono in linea con il colore partigiano della specifica questione. Joe Biden è molto più credibile di Trump nel proteggere il diritto delle donne di scegliere durante la gravidanza (27% Biden vs 7% Trump); mentre Donald Trump è più credibile nel proteggere la vita del futuro concepito (23% Trump vs 11% Biden). Tuttavia, il vantaggio di credibilità di Biden su Trump nella protezione dei diritti delle donne è maggiore rispetto a quello di Trump sul "suo" obiettivo politico.

    Economia

    L'economia, sebbene su livelli di salienza inferiori, è ancora tra le massime priorità dei nostri intervistati. E possiamo ragionevolmente aspettarci che le questioni economiche avranno un peso sul comportamento degli elettori.

    - La maggioranza degli intervistati sostiene i classici obiettivi democratici come aumentare le tasse per ridurre le disuguaglianze (55% contro 45%) e aumentare il salario minimo nazionale (72% contro 28%). Ampio sostegno è anche goduto da una misura protezionistica come la tutela dell'occupazione negli Stati Uniti impedendo alle aziende statunitensi di delocalizzare all'estero (67%); inoltre, il 54% preferisce aumentare i dazi per negoziare nuovi accordi commerciali con partner internazionali.

    - Su tutte queste quattro questioni, la mobilitazione appare relativamente simmetrica tra le posizioni rivali, ad eccezione del salario minimo e della protezione dei posti di lavoro negli Stati Uniti, con divari di rilevanza più ampi.

    - Sulle tasse e sul salario minimo, Joe Biden è considerato più credibile rispetto a Donald Trump (30% Biden vs 8% Trump sulle tasse; 36% Biden vs 17% Trump sul salario minimo nazionale). Tuttavia, Donald Trump è chiaramente favorito per la protezione dell'occupazione negli Stati Uniti e per l'aumento dei dazi per negoziare migliori accordi commerciali a livello internazionale. Entrambi questi obiettivi politici incontrano il sostegno della maggioranza degli elettori statunitensi (rispettivamente il 67% e il 54%) e mostrano un vantaggio di credibilità per Trump. Tuttavia, tale vantaggio non è grande (6 punti percentuali in entrambi i casi); e, mentre la protezione dei posti di lavoro negli Stati Uniti ha una rilevanza relativamente alta, lo stesso non vale per l'aumento dei dazi (il tasso di salienza è 0,63).

    Welfare

    Se l'economia è un'area tematica competitiva, lo stato sociale lo appare molto meno. In effetti, gli intervistati sposano ampiamente posizioni progressiste sulle politiche di welfare, favorendo di fatto Joe Biden.

    - Il 61% degli intervistati vuole che venga garantita l'assistenza sanitaria universale, contro il 39% degli elettori che invece preferisce tagliare le tasse anche a costo di tagliare le risorse per la sanità universale. Coerentemente, il 72% degli elettori preferisce espandere l'idoneità a Medicare, piuttosto che tagliare la spesa devoluta a questo programma. Infine, il 69% degli elettori sostiene un aumento degli investimenti per favorire la proprietà immobiliare tra i meno abbienti.

    - Tutti questi tre obiettivi sono molto salienti per coloro che li hanno selezionati. Tra i sostenitori dell'assistenza sanitaria universale, il tasso di salienza è 0,75; mentre è solo leggermente inferiore tra i sostenitori dell'espansione dell'idoneità a Medicare (0,73) e degli investimenti per aumentare la proprietà immobiliare tra i poveri (0,70). La mobilitazione di chi si oppone a questi obiettivi è invece inferiore.

    - Infine, su tutti questi tre obiettivi, Joe Biden è ampiamente considerato il candidato più credibile. Il vantaggio di credibilità di Biden è pari a 20 punti percentuali sull'assistenza sanitaria universale; 18 punti percentuali sull'espansione di Medicare; e 14 punti percentuali sugli investimenti per aumentare la proprietà immobiliare tra i poveri.

    Ambiente e cambiamento climatico

    - Anche l'ambiente è un'area tematica promettente per Joe Biden. Anche in questo caso gli intervistati statunitensi propendono per posizioni più progressiste, sostenendo la difesa dell'ambiente, anche a costo di conseguenze economiche. Il 69% chiede un'azione immediata sul cambiamento climatico per ridurre la gravità dei futuri disastri naturali come inondazioni e incendi. Sulla stessa linea, il 58% degli elettori sostiene la protezione dell'ambiente piuttosto che la protezione dell'economia; e il 64% sostiene la riduzione dell'uso del fracking.

    - Dei tre obiettivi politici appena citati, due in particolare godono di una rilevanza relativamente elevata: l'azione sul cambiamento climatico (il tasso di salienza è 0,79) e la protezione ambientale (0,72). Su entrambi questi temi, Biden ha un chiaro vantaggio di credibilità su Trump: rispettivamente 24 e 21 punti percentuali. Pertanto, la combinazione di ampio sostegno, priorità relativamente alta e vantaggio in termini di credibilità, rende queste questioni potenziali fonti di mobilitazione di un elettorato pro-Biden.

    - Per quanto riguarda l'uso del fracking, sebbene la sua limitazione sia sostenuta dal 64% dell'elettorato, l'obiettivo politico non è ancora particolarmente rilevante (né per l'elettorato in generale né per chi ha preferito una restrizione all'uso del fracking - il tasso di salienza qui infatti è 0,61). Inoltre, sebbene Biden sia ancora considerato più credibile di Trump su questo obiettivo, il suo vantaggio qui è meno pronunciato rispetto agli altri due obiettivi politici sopra considerati (essendo il suo distacco di credibilità sul fracking è di 13 punti percentuali).

    Politica estera e di difesa

    - Sebbene relativamente meno saliente rispetto alle aree tematiche precedenti, la politica estera e di sicurezza rappresenta un'arena di questioni più competitive. Guardando alle opinioni degli intervistati, troviamo un mix di posizioni progressiste e conservatrici. Sul versante conservatore, la maggioranza sostiene sia il ritiro delle truppe statunitensi dall'estero (61%) sia l'aumento delle spese per la difesa (55%). Sul versante progressista, invece, si osserva una maggioranza di elettori a favore del multilateralismo (57%) e delle tradizionali alleanze con i partner europei (73%).

    - Per i due obiettivi conservatori (riportare a casa le nostre truppe e aumentare la spesa per la difesa), il tasso di salienza è rispettivamente di 0,68 e 0,7. Per i due obiettivi progressisti (multilateralismo e rafforzamento delle relazioni con i partner UE), invece, il tasso di salienza è inferiore, rispettivamente 0,64 e 0,65. Ciò significa che gli elettori che hanno selezionato obiettivi conservatori potrebbero avere maggiori probabilità di essere mobilitati su questi temi, rispetto agli elettori che sostengono i due obiettivi progressisti.

    - Questa configurazione potrebbe produrre un vantaggio elettorale per Donald Trump. Infatti, su entrambi gli obiettivi conservatori, Trump ha un vantaggio di credibilità su Biden. Tuttavia, questo è minimo sul riportare indietro le truppe statunitensi (divario di 2 punti), mentre è più grande (10 punti) sulla spesa per la difesa. Guardando a obiettivi più liberal, invece, Biden gode di un forte vantaggio di credibilità (21 punti sul multilateralismo e 10 punti sulle relazioni USA-UE). Tuttavia, data la rilevanza relativamente bassa di questi due obiettivi politici per coloro che li hanno selezionati, gli elettori difficilmente potrebbero essere mobilitati su questi temi.

    Questioni razziali e immigrazione

    - La questione delle preferenze e delle priorità sulle questioni razziali e sull'immigrazione ci fornisce un quadro complesso. Su temi specificamente legati all'immigrazione, l'elettorato statunitense appare sostanzialmente diviso in due metà: una progressista, che sostiene l'accesso alle prestazioni sanitarie per gli immigrati (50%) e l'aumento dell'immigrazione legale negli Stati Uniti (47%); e uno conservatore, che invece è contrario all'aumento dell'accesso alle prestazioni sanitarie e assistenziali per gli immigrati (50%) e che sostiene una restrizione all'immigrazione legale negli Stati Uniti (53%). Di conseguenza, la configurazione della rilevanza delle questioni e della credibilità dei candidati su questi due temi riflettono questa divisione progressista-conservatrice. Sul polo progressista si osserva che il tasso di salienza sull'aumento dell'accesso ai sussidi per gli immigrati è più alto che sull'aumento dell'immigrazione legale; sul polo conservatore, invece, è vero il contrario. E i due candidati godono di divari di credibilità simili e simmetrici sui rispettivi poli. Questa è una novità per quest'area: mentre nella maggior parte delle aree problematiche il vantaggio di Trump sul "suo" lato conservatore era inferiore a quello di Biden sul "suo" lato progressista, qui entrambi i candidati, nelle rispettive aree del dibattito, hanno un solido vantaggio di credibilità. E questo potrebbe essere un tema chiave per Trump.

    - Il quadro è diverso quando si tratta di questioni relative alle comunità di colore statunitensi (questioni razziali). Ci siamo posti, in particolare, due domande e i risultati che otteniamo sono più nettamente definiti: il 64% è favorevole a programmi di investimento a sostegno sia delle attività economiche che della proprietà immobiliare nelle comunità di colore. Ed entrambi questi obiettivi politici hanno una rilevanza relativamente alta. Il tasso di salienza è infatti rispettivamente di 0,70 e 0,66 (che è in generale più alto rispetto ai tassi di salienza per le questioni di immigrazione, sia sul polo conservatore che su quello progressista). Infine, su entrambi questi obiettivi politici, Biden detiene un forte vantaggio di credibilità su Trump (rispettivamente 19 e 17 punti percentuali).

    Conclusioni - Biden davanti, ma anche Trump ha le sue carte

    A quattro settimane dalle elezioni, i nostri risultati mostrano come il vantaggio di Biden sia strutturato e definito dal suo vantaggio competitivo su molti temi, soprattutto perché le posizioni più liberali tendono a godere del sostegno della maggioranza su tante delle questioni poste al nostro campione. Tuttavia, dai nostri dati emergono diverse problematiche chiave che potrebbero avvantaggiare Trump: e va sottolineato che il segreto di una campagna vincente sta nel saper cogliere e sottolineare con precisione solo quelle questioni che giocano a vantaggio di un determinato candidato. Di conseguenza, questi dati potrebbero effettivamente suggerire quali saranno le priorità principali delle campagne di entrambi i candidati nelle prossime settimane.

  • Our exclusive survey on the US: Biden’s advantage, issue by issue

    Four weeks ahead of the US presidential election, most polls report a 10-point Biden lead in popular vote intentions. But what is, in detail, behind such lead? In an age of issue competition, where vote choices are more and more structured by specific issues (a good example being Trump winning Rust Belt states in 2016 with his promise to bring back jobs to the US), what are the issues where Biden enjoys a competitive advantage? What are Trump's?

    Answers come from the exclusive CAWI survey we at CISE ran on a sample of the US voting age population (N=1,550; sample stratified by sex-age combination, education, US region, ethnicity) between Sep 28 and Oct 5. Part of the larger Issue Competition Comparative Project (ICCP) which has already covered eight European countries since 2017 (with first scientific results published few months ago), the survey includes a rich set of measures (position, priority, credibility) on a large number of issues (34). We deeply thank Morris P. Fiorina from Stanford University and Mark N. Franklin from Trinity College Connecticut for their key contribution to issue selection and survey question wording.

    In sheer terms of voting intentions, our results are in line with other polls, with a 10-point lead for Biden (53 vs. 43%, with cases weighted by sex-age combination, education, US region, ethnicity, and 2016 presidential vote recall). But let's see details about specific issue areas, listing most salient first.

    Non-partisan goals

    First and foremost, we framed nine issues as non-partisan, shared goals. For these goals, we asked respondents about whether they assign a high priority to each goal, and whether they consider the two candidates credible to achieve the goal (both candidates or no candidate could be selected).

    In general, these non-partisan goals are those that are most salient to respondents (the "saliency" percentage reported for each goal indicates how many respondents report a high priority for that goal), with saliency figures reaching and passing 80%. Regarding leader credibility patterns:

    - Biden shows a quite large (10 points or more) credibility advantage on four issues, which include the two most salient (fighting COVID, with a 15-point advantage, and providing leadership, 10 points) and the two least salient of the group (14 points on improving public schools, 13 on showing respect for veterans).

    - Goals of intermedate saliency (albeit still very salient, i.e. around 80%) show instead much more balanced credibility patterns, with very small Biden leads. Trump only slightly leads on boosting economic growth. In general, these goals show a clear Biden advantage (unsurprising, given that voting intentions report a 10-point lead).

    COVID

    Coming to divisive issues, we now list most salient issue areas first, and this unsurprisingly leads us to listing the COVID crisis first. Here we asked first a general question on the public health vs. economy trade-off, followed by a more specific question on economic reopening.

    - Results for both questions point towards a priority for health over the economy: 58 vs 42% in terms of public health priority, becoming 68 vs 32% when it comes to pushing states about being cautious on reopenings.

    - Interestingly enough, this majority pushing for more caution is also more mobilized. The 58% prioritizing health over jobs has a saliency rate of 0.83 (in gray) indicating that 83 in 100 of them assign a high priority to this goal. This value is slightly lower (0.78) for those prioritizing the job crisis. But this saliency gap becomes larger on state reopening policy, where the 68% majority has a .85 saliency rate, vs. the .72 saliency rate among those 32% wanting states to reopen quickly. In other words, the preferences of the two groups are of different intensity.

    - Finally, it's important to look at credibility figures. Rival orientations on these two items clearly have a partisan color, with Biden enjoying higher credibility on the public health side, and Trump on the economy side. However, the credibility advantage of Biden on "his" side is larger (respectively a 20- and 21- point credibility gap) than Trump's on his side (respectively 11 and 14 points).

    Law and order

    Law and order is the issue area ranking second in terms of overall saliency. We asked four questions relating to police officers accountability, training, and funding, plus a question concerning the restrictions on the manufacture and sale of assault rifles.

    - Results show that respondents clearly support policing that is more accountable (74%) and less confrontational towards black people (66%); bu at the same time, the sample is clearly against defunding police forces (63%, vs 37% supporting defunding). Furthermore, a large portion of the sample supports the ban on the manufacture and sale of assault rifles (66%).

    - All these four objectives are quite salient. On all four issues, the leading side is also more mobilized (i.e. with a higher internal saliency rate). Largest mobilization gaps across rival sides occur on assault rifles ban (.17 gap for banning rifles vs. not banning them) and more accountable policing (.15 gap).

    - These issues have a clear partisan color. Biden enjoys a higher credibility on accountable (18-point gap) and less confrontational (21-point) policing , and on assault rifles ban (21-point). A combination of high popular support and high priority of these policy objectives, should thus favor Biden. On the contrary, Trump is perceived more credible when it comes to increasing funds to the police to ensure law and order (10-point gap). Also in this case, a combination of large support and high priority could make this issue electorally rewarding for Donald Trump.

    Abortion

    Abortion is an ongoingly salient issue in American politics, and inevitably also part of this campaign.

    - Not surprisingly, the issue is particularly divisive, with a closely divided sample: 54% supports the rights of women to choose in pregnancy over the protection of unborn life through every means available (46%).

    - On both sides we find a relatively high saliency, with a slightly higher level for protection of unborn life (0.75 vs. 0.70).

    - In terms of credibility, results are in line with the partisan color of the issue. Joe Biden is much more credible than Trump in protecting the rights of women to chose in pregnancy (27% Biden vs 7% Trump); while Donald Trump is more credible in protecting unborn life (23% Trump vs 11% Biden). Still, the credibility advantage of Biden over Trump in protecting women's rights is higher compared to Trump's on "his" policy objective.

    Economy

    The economy, albeit on lower saliency levels, is still among the top priorities of our respondents. And we can reasonably expect that economic issues will have a weight on voters' behaviour.

    - A majority of respondents supports classic liberal goals such as raising taxes to reduce inequality (55% vs 45%) and raising the national minimum wage (72% vs. 28%). Large support is also enjoyed by a protectionist measure such as protecting US emplyment by stopping US companies from moving jobs abroad (67%); also, 54% prefers to raise tariffs in order to negotiate new trade deals with international partners.

    - Across the four issues, mobilization appears as relatively symmetrical across rival positions, excepts for minimum wage and protection of US jobs, with larger saliency gaps between rival sides.

    - On taxes and minimum wage, Joe Biden is considered to be more credible compared to Donald Trump (30% Biden vs 8% Trump on taxes; 36% Biden vs 17% Trump on the national minimum wage). However, Donald Trump is clearly favored on the protection of US employment and on the increase of tariffs to negotiate better trade deals at the international level. Both these policy objectives meet the support of the majority of US voters (respectively 67% and 54%) and show a credibility advantage for Trump. However, such advantage is not large (6 percentage points in both cases); and, while protection of US employment has a relatively high saliency, the same is not true for raising tariffs (saliency rate is 0.63).

    Welfare

    If the economy is a competitive issue area, welfare appears much less so. Indeed, respondents largely espouse progressive positions on welfare policies, in fact favoring Joe Biden.

    - 61% of respondents want universal healthcare to be ensured, against 39% of voters who instead prefer to cut taxes even at cost of cutting resources for universal helthcare. Consistently, 72% of voters prefers to expand Medicare eligibility, rather than cutting Medicare spending. Finally, 69% of voters supports an increase of investments to favor home ownership among the poor.

    - All these three objectives are highly salient for those who selected them. Among supporters of universal healthcare, salience rate is 0.75; while it is only slighly lower among supporters of expansion of Medicare eligibility (0.73) and of investments to increase home ownership among the poor (0.70).

    - Finally, on all these three objectives, Joe Biden is widely considered as the most credible candidate. The credibility advantage of Biden is equal to 20 percentage points on universal healthcare; 18 percentage points on exapansion of Medicare; and 14 percentage points on the investments for increasing home ownership among the poor.

    Environment

    - The environment as well is a promising issue area for Joe Biden. Even in this case US respondents lean towards more progressive positions, supporting the defence of the environment, even at cost of economic consequences. 69% call for an immediate action on climate change to reduce the severity of future natural disatsers such as floodings and fires. Along the same line, 58% of voters support the protection of the environment over the protection of the economy; and 64% support reducing the use of fracking.

    - Out of the three policy objectives just mentioned, two in particular enjoy a relatively high salience: action on climate change (saliency rate is 0.79) and environmental protection (0.72). On both these issues, Biden has a clear credibility advantage over Trump: 24 and 21 percentage points respectively. Thus, the combination of large support, relatively high priority, and credbility advantage, make these issues potential sources of mobilisation of a pro-Biden electorate.

    - As for the use of fracking, although its limitation is supported by 64% of the electorate, still the policy objective is not particularly salient (neither for the electorate at large nor for those who preferred a restriction on the use of fracking -salience rate here in fact is 0.61). Furthermore, although Biden is still considered more credible than Trump on this objective, his advantage here is less pronounced compared to the other two policy objectives considered above (indeed his credibility advantage on fracking is still 13 percentage points).

    Foreign policy and defence

    - Although relatively less salient compared to the previous issue areas, foreign and security policy represents a more competitive issue arena. Looking at respondent opinions, we find a mix of progressive and conservative stances. On the conservative side, a majority supports both the retreat of US troops from abroad (61%) and the increase of defence expenditures (55%). On the progressive side, instead, we observe a majority of voters favoring multilateralism (57%) and traditional alliances with European partners (73%).

    - For the two conservative goals (bring our troops home and increase defence spending), salience rate is respectively 0.68 and 0.7. For the two progressive goals (multilateratelism and strengthened relations with EU partners), instead, salience rate is lower, respectively 0.64 and 0.65. This means that voters who selected conservative goals could be more likely to be mobilized on these issues, compared to voters supporting the two progressive goals.

    - This configuration could yield an electoral advantage for Donald Trump. Indeed, on both conservative goals, Trump holds a credibility advantage over Biden. However, this is tiny on bringing back US troops (2-point gap), while larger (10-point) on defense spending. Looking at more liberal goals, instead, Biden enjoys a strong credibility advantage (21 points on multilateralism and 10 points on US-EU relations). However, given the relatively low salience of these two policy goals for those who selected them, voters could be hardly mobilized on these issues.

    Racial and immigration issues

    - Issue preferences and priorities on racial issues and immigration give us a complex picture. On issues which are specifically related to immigration, the US electorate appears substantially split into two halves: a progressive one, supporting the access to healthcare benefits for immigrants (50%) and the increase of legal immigration into the US (47%); and a conservative one, which instead is against the increase of access to healthcare and welfare benefits for immigrants (50%) and which supports the decrease of legal immigration into the US (53%). As a consequence, the configuration of issue salience and patterns of credibility on these two issues reflect this progressive-conservative divide. On the progressive pole, we can observe that saliency rate on the increase of access to welfare benefits for immigrants is higher than on the increase of legal immigration; on the conservative pole, instead, the opposite is true. And the two candidates enjoy similar, symmetrical credibility gaps on their respective pole. This is new for this area: while on most issue areas Trump's advantage on "his" conservative side was lower than Biden's on "his" progressive side, here both candidates, in their respective sides, hold a solid credibility advantage. This might be a key issue for Trump.

    - The picture is different when we come to issues referring to US communities of color (racial issues). We asked, in particular, two questions and the results we get are more neatly defined: 64% are in favor of programs of investments to support both economic enterprises and home ownership in communities of color. And, among these, both policy objectives have a relatively high salience. The saliency rate is in fact 0.70 and 0.66 respectively (which is in general higher compared to saliency rates for immigration issues, both on the conservative and progressive poles). Finally, on both these policy objectives, Biden hold a strong credibility advantage over Trump (19 and 17 percentage points respectively).

    Conclusion. Biden leading, but Trump has favorable issues too

    Four weeks ahead of the election, our results show how Biden's lead is structured and defined by his competitive advantage on many issues, especially as more liberal positions tend to enjoy majority support on many issues on our sample. However, several key issues appear from our data that could play well for Trump: and it must be stressed that the secret of a winning campaign is in precisely picking and emphasizing only those issues that play in the candidates' advantage. As a result, these data might indeed suggest what will be the top priorities of campaigns by both candidates in the coming weeks.

  • Un Sì trasversale a tutti i partiti, e quasi al 50% anche tra i laureati: i dati dei sondaggi pre-elettorali Cise

    In alcune prime analisi dopo il voto referendario del 20 e 21 settembre è emerso un dato interessante. Sia l'Istituto Cattaneo che YouTrend hanno infatti messo in evidenza come i quartieri più agiati delle grandi città siano quelli dove il NO è risultato in vantaggio.

    L'Istituto Cattaneo ha poi anche messo in relazione i risultati a livello sub-comunale con alcuni indicatori socio-economici, individuando come questo fenomeno "ZTL" sia più in generale corrispondente a specifiche caratteristiche socio-economiche. Il voto al No appare quindi maggiore nelle aree caratterizzate rispettivamente da:minore disagio socio-economico; maggiore percentuale di "borghesia"; tasso più alto di adulti con diploma e laurea; minor voto al M5S.

    Ovviamente un'avvertenza è sempre necessaria. Essendo analisi svolte su aggregati (i quartieri) e non su individui, esiste sempre il rischio di "fallacia ecologica". Ovvero, per assurdo, sarebbe compatibile con questi dati il fatto che a votare No non siano stati in realtà non questi ceti privilegiati, ma il loro personale di servizio (se residente con loro, o comunque nello stesso quartiere)! In altre parole, trarre conclusioni sugli individui da dati aggregati presenta sempre potenzialmente questo rischio.

    E' per questo che abbiamo quindi pensato di replicare questa analisi utilizzando i dati dei sondaggi preelettorali che abbiamo commissionato a WinPoll prima del voto, quindi stavolta con interviste a livello individuale. Va purtroppo detto che i sondaggi che abbiamo coprono solo le sei regioni al voto regionale, quindi non catturano bene le metropoli (di fatto c'è solo Napoli), e non catturano il Nord del paese; tuttavia i fenomeni suggeriti dalle analisi viste sopra sono di portata assolutamente generale, quindi dovrebbero comparire anche in città come Genova, Firenze, Bari, Ancona, Venezia, e più in generale anche nelle città più piccole. E in effetti - anticipiamo - è così; tuttavia con qualche dato più ricco e interessante.

    Presentiamo qui anzitutto delle semplici analisi bivariate, che incrociano il voto referendario con alcune caratteristiche socio-demografiche (tuttavia controllate con analisi multivariate). I risultati sono semplici ma presentano spunti interessanti. La premessa è che, mettendo insieme le 6000 interviste condotte in sei regioni, il voto al Sì totalizzava circa il 61% degli intervistati (in un campione ponderato per sesso, età titolo di studio e voto alle europee 2019); abbiamo perciò proceduto a una riponderazione in modo da portare il risultato in linea con quello reale del 20 e 21 settembre (Sì al 70% nelle sei regioni coperte).

    Sesso ed età: donne e anziani premiano il Sì

    La Tabella 1 mostra anzitutto il voto al Sì per sesso e per classe di età. Un primo dato che appare chiaramente è la netta differenza (23 punti percentuali!) tra uomini e donne. La percentuale di sì, del 59% tra gli uomini, sale infatti all'82% tra le donne. E si tratta di un effetto che appare genuino e non spurio: questa differenza resiste come statisticamente significativa anche in un modello di analisi multivariata (qui non presentato in dettaglio) in cui si tiene conto di età, titolo di studio, interesse per la politica, professione e addirittura voto alle ultime Europee. Anche a parità di tutte queste caratteristiche, le donne continuano a preferire il Sì in modo sensibile rispetto agli uomini. Che comunque - va ricordato - sono in generale anche loro in maggioranza (59%) per il Sì.

    Tabella 1 - Voto al Sì per sesso ed età

    E considerazioni simili valgono per le fasce di età. Qui abbiamo una prima categoria dove vince il No: sono i giovani tra i 18 e i 29 anni, dove il Sì si ferma al 43%. Salendo nelle classi di età il Sì cresce in modo uniforme, salendo rispettivamente al 58, al 76 e al 79%. Tuttavia va sottolineato che questi dati non ci autorizzano a parlare di una contrapposizione tra giovani e anziani, perché in realtà anche i più giovani sono quasi per la metà per il Sì. Sembra quindi più appropriato parlare di una netta maggioranza nelle ultime due classi di età (dai 45 in su) a fronte di uno scenario più equilibrato nelle prime due classi di età, che presentano distacchi simili, anche se di segno rovesciato. Anche in questo caso va sottolineato che queste differenze resistono anche al controllo statistico rispetto ad altre variabili: anche a parità delle caratteristiche viste prima, un'età maggiore continua ad essere associata a una maggiore probabilità di votare Sì.

    Il livello di istruzione:
    laureati divisi a metà, gli altri nettamente per il Sì

    E veniamo a questo punto alla caratteristica su cui ovviamente si è concentrato molto interesse: il livello di istruzione. E' vero che i più istruiti votano maggiormente per il No? Sì, è vero, anche se a rigor di logica (almeno nei nostri dati che si riferiscono alle sei regioni al voto) bisognerebbe dire piuttosto che "votano in misura minore per il Sì", perché - e questa è una notizia interessante - anche tra i laureati in realtà esiste una situazione di parità: 49% per il Sì contro il 51% per il No (una differenza di due punti che non è statisticamente significativa, perché rientra abbondantemente nei margini di errore).

    Di conseguenza questo è un aspetto interessante: anche qui, non esiste una presunta polarizzazione tra laureati massicciamente per il No e tutti gli altri massicciamente per il Sì. In realtà i laureati sono divisi quasi esattamente a metà tra Sì e No; mentre - ovviamente - il Sì prevale nettamente negli altri livelli di istruzione, con una prevalenza che aumenta al diminuire del livello di istruzione.

    Tabella 2 - voto al Sì per livello di istruzione

    Dietro l'effetto dell'istruzione
    c'è in realtà l'interesse per la politica

    Essendo i nostri sondaggi basati su interviste molto brevi, queste includevano solo poche domande. Tra queste tuttavia abbiamo inserito l'interesse per la politica, che in questo caso è estremamente rilevante. Si vede infatti che è questo a produrre un effetto molto forte, decisamente più forte dell'istruzione. In particolare, è questa variabile a identificare una categoria che è fortemente per il No: sono i "molto interessati" alla politica (Sì appena al 36%), nettamente contrapposti alle altre categorie.

    Tabella 3 - voto al Sì per livello di interesse per la politica

    Ma non solo: l'effetto dell interesse per la politica getta anche una luce interessante sull'effetto dellistruzione che abbiamo visto poco fa. In un'analisi multivariata in cui le due variabili vengono considerate simultaneamente (e insieme ad altre) si vede infatti che l'inserimento dell'interesse per la politica diminuisce fortemente l'importanza dell'istruzione. Se nella tabella precedente abbiamo infatti visto che tra le due categorie estreme di istruzione (laureati vs. licenza elementare) c'è una differenza di 41 punti nel voto al Sì (49 contro 90), in un modello multivariato che comprende l'interesse per la politica la differenza tra queste due categorie si riduce a 16 punti. In altre parole, se analizzassimo separatemente i diversi livelli di interessati alla politica, all'interno di ciascun gruppo scopriremmo che i laureati sono maggiormente per il No, ma in misura non così forte. Di conseguenza questo ci dice che - se i laureati sono divisi a metà - questo è dovuto anche al fatto che al loro interno ci sono interessati e meno interessati alla politica, e questo conta (va infatti sottolineato che - nel campione generale - già tra gli "abbastanza interessati" il No vince con il 70%).

    L'occupazione non ha effetti significativi

    Tra i nostri dati c'era anche la condizione occupazionale, che presenta dati interessanti. In particolare l'interesse maggiore è nella discrasia tra i risultati dell'analisi bivariata e quelli dell'analisi multivariata. La prima ci dice che ci sono due categorie che, secondo i dati, hanno dato la maggioranza al No: liberi professionisti e impiegati. La seconda in realtà (dati qui non mostrati) ci dice che, quando teniamo conto delle altre variabili elencate precedentemente, le differenze dovute alla condizione occupazionale praticamente scompaiono. In altre parole, la peculiarità di studenti e liberi professionisti è tale in base ad altre caratteristiche (sesso, età, titolo di studio, interesse per la politica), e non in base ad aspetti specifici della loro condizione professionale.

    Tabella 4 - voto al Sì per condizione occupazionale

    Un referendum non così politicizzato: l'effetto del voto alle Europee 2019

    Veniamo infine ad un dato che ha avuto molta importanza nel dibattito post-elettorale, ovvero la politicizzazione del voto. Il Sì si è orientato per linee partitiche? I dati ci dicono ancora una volta che sì, questo è vero, ma al tempo stesso l'effetto è più che altro relativo ai margini di prevalenza del Sì, non a una eventuale prevalenza del No in alcuni elettorati. Infatti gli unici due elettorati in cui avrebbe prevalso il No sono di partiti relativamente piccoli come La sinistra e +Europa; in tutti gli altri elettorati il Sì prevale con percentuali che non si allontanano così tanto dal 70% complessivo: i livelli più bassi sono infatti per PD e voti non validi alle Europee, ma sempre con il 59% per il Sì; gli elettori di FdI e Lega sono molto vicini (61%), così come quelli di Fi (65%). Quelli invece in cui c'è una prevalenza superiore alla media sono chi non aveva votato o non ricorda (78% e 92%) e ovviamente gli elettori M5S (89%). Tuttavia anche in questo caso non esiste una polarizzazione tra partiti massicciamente per il Sì e partiti massicciamente per il No. Infine, un aspetto interessante è che, diversamente dalla condizione occupazionale, gli effetti dell'orientamento politico (catturati dal voto alle Europee 2019) resistono nel modello multivariato: in altre parole questa caratteristica ha un ruolo esplicativo genuino, non dovuto all'effetto di altre variabili antecedenti.

    Tabella 5 - voto al Sì per ricordo del voto alle Europee 2019

    Un voto non polarizzato

    Se si può trarre una conclusione complessiva, questa è abbastanza semplice: non si è trattato di un voto polarizzato. Il risultato finale non è dovuto a categorie di elettori schierate massicciamente per il No e altre massicciamente per il sì, l'una contro l'altra armate; è invece sostanzialmente dovuto ad alcune categorie che si sono divise quasi a metà tra Sì e No, combinate con altre in cui c'è stata invece una nettissima prevalenza dei Sì. Questo vale in particolare per l'istruzione e per le appartenenze partitiche: dai dati non emergono laureati massicciamente per il No o elettori dei partiti "mainstream" massicciamente per il No, ma situazioni equilibrate. Di conseguenza la lezione che possiamo trarre è che questo risultato referendario non corrisponde a una divisione netta tra gruppi sociali (ben più enfatizzata sui media e nei social, rispetto ai dati), ma piuttosto - come spesso accaduto nella storia dei referendum - da un consenso trasversale all'opinione pubblica nel nostro paese.

Ricerca

  • Europe matters … upon closer investigation: a novel approach for analysing individual-level determinants of vote choice across first- and second-order elections, applied to 2019 Italy

    Per citare l’articolo:

    Angelucci, D., De Sio, L., & Paparo, A. (2020). Europe matters … upon closer investigation: A novel approach for analysing individual-level determinants of vote choice across first- and second-order elections, applied to 2019 Italy. Italian Political Science Review/Rivista Italiana Di Scienza Politica, 1-16. doi:10.1017/ipo.2020.21

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    Abstract

    Are European Parliament (EP) elections still second-order? In this article, we test the classical model at the individual level in contrast to an alternative ‘Europe matters’ model, by investigating the relative importance of domestic vs. European Union (EU)-related issues among voter-level determinants of aggregate second-order effects, that is, individual party change. We do so by relying on an original, CAWI pre-electoral survey featuring a distinctively large (30) number of both domestic and EU-related, positional and valence issues, with issue attitudes measured according to the innovative ICCP scheme (De Sio and Lachat 2020) which includes issue positions, issue priorities and respondents' assessment of party credibility on both positional and valence goals. Leveraging the concept of ‘normal vote’, we estimate multivariate models of electoral defections from normal voting separately for general and European elections, based on issue party credibility. This allows us to assess: (a) the distinctiveness of the two electoral arenas in terms of issue content; and (b) the relative impact of EU-related and domestic issues on defections of Italian voters. Our findings show that although second-order effects are still relevant in accounting for results in EP elections, vote choice in the latter is also partly due to specific effects of certain policy issues, including some related to the European dimension. This indicates that EP elections have their own political content, for which Europe matters even after controlling for the importance that EU-related issues have acquired in national elections.

  • The congealing of a new cleavage? The evolution of the demarcation bloc in Europe (1979–2019)

    Per citare l'articolo:

    Emanuele, V., Marino, B. and Angelucci, D. (2020), The congealing of a new cleavage? The evolution of the demarcation bloc in Europe (1979–2019). Italian Political Science Review. doi: https://doi.org/10.1017/ipo.2020.19

    Scarica l'articolo qui

    Abstract

    Over recent years, a new transnational conflict has been deemed to be structuring political conflict in Europe. Several scholars have posited the emergence of a new ‘demarcation’ vs. ‘integration’ cleavage, pitting the ‘losers’ and ‘winners’ of globalization against each other. This new conflict is allegedly structured along economic (free trade and globalization), cultural (immigration and multiculturalism), and institutional [European Union (EU) integration] dimensions. From an empirical viewpoint, it is still a matter of discussion whether this conflict can be interpreted as a new cleavage, which could replace or complement the traditional ones. In this context, the European Parliament (EP) elections of 2019 represent an ideal case for investigating how far this new cleavage has evolved towards structuring political competition in European party systems. In this paper, by relying on an original dataset and an innovative theoretical and empirical framework based on the study of a cleavage's lifecycle, we test whether a demarcation cleavage is structuring the European political systems. Moreover, we assess the evolution of this cleavage across the 28 EU countries since 1979 and the role it plays within each party system. The paper finds that the demarcation cleavage has emerged in most European countries, mobilizing over time a growing number of voters. In particular, this long-term trend has reached its highest peak in the 2019 EP election. However, although the cleavage has become an important (if not the main) dimension of electoral competition in many countries, it has not reached maturity yet.

  • “Where You Lead, I Will Follow”: Partisan Cueing on High‐Salience Issues in a Turbulent Multiparty System

    Per citare l'articolo:

    Brader, T., De Sio, L., Paparo, A. and Tucker, J.A. (2020), “Where You Lead, I Will Follow”: Partisan Cueing on High‐Salience Issues in a Turbulent Multiparty System. Political Psychology. doi:10.1111/pops.12651

    Scarica l'articolo qui.

    Abstract:

    The ability of parties to not only reflect, but actually shape, citizens' preferences on policy issues has been long debated, as it corresponds to a fundamental prediction of classic party identification theory. While most research draws on data from the United States or studies of low‐salience issues, we exploit the unique opportunity presented by the 2013 Italian election, with the four major parties of a clear multiparty setting holding distinct positions on crucial issues of the campaign. Based on an experimental design, we test the impact of party cues on citizens' preferences on high‐salience issues. The results are surprising: Despite a party system in flux (with relevant new parties) and a weakening of traditional party identities, we find large, significant partisan‐cueing effects in all the three experimental issues, and for voters of all the major Italian parties—both old and new, governmental and opposition, ideologically clear or ambiguous.

  • PTV gap: A new measure of party identification yielding monotonic partisan attitudes and supporting comparative analysis

    Per citare l’articolo:

    Paparo, A., De Sio, L., & Brady, D. W. (2020). PTV gap: A new measure of party identification yielding monotonic partisan attitudes and supporting comparative analysis. Electoral Studies, 63, 102092, https://doi.org/10.1016/j.electstud.2019.102092

    Scarica l'articolo qui.

    Abstract:

    Despite the cornerstone role of party identification for analyzing voting behavior in the United States, its measurement (in terms of the classic American National Electoral Studies – ANES – seven-point scale) is affected by a systematic problem of non-monotonicity, and it proved impossible to be directly applied outside the United States. We introduce a novel, complementary measurement approach aimed at addressing both problems. We test on US data (an expressly collected computer-assisted web interviewing survey dataset) a new, seven-point scale of partisanship constructed from PTV (propensity-to-vote) items, acting as projective devices for capturing partisan preferences, and routinely employed in multi-party systems. We show that a PTV-based (suitable for comparative analysis) seven-point scale of partisanship outperforms the classic ANES scale. Groups identified by the new scale show monotonic partisan attitudes, and the comparison of multivariate models of political attitudes testify significantly larger effects for the new scale, as well as an equal or higher predictive ability on a range of political attitudes.

    Per citare l’articolo:


Volumi di ricerca

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008

  • Elettori in movimento. Nuove tecniche di inferenza ecologica per lo studio dei flussi elettorali

  • La legislazione elettorale in Italia. Come migliorarla e perché.


Dossier CISE

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

  • “Goodbye Zona Rossa”: Online il Dossier CISE sulle elezioni comunali 2018

  • Dossier CISE “Goodbye Zona Rossa”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • “Gli sfidanti al governo”: Online il Dossier CISE sulle elezioni del 4 marzo

  • Dossier CISE “Gli sfidanti al governo”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • The year of challengers? The CISE e-book on issues, public opinion, and elections in 2017

  • The year of challengers? Individual PDF chapters from the CISE e-book

  • “Dall’Europa alla Sicilia”: Online il Dossier CISE su elezioni e opinione pubblica nel 2017

  • Dossier CISE “Dall’Europa alla Sicilia”: Scarica i singoli articoli in PDF