Attualità
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Elezioni regionali. Che cosa ha causato l’astensione record
di Roberto D’Alimonte
Pubblicato sul Sole 24 Ore il 13 febbraio 2023
Non c’è stata nessuna sorpresa. L’esito del voto in Lombardia e Lazio è stato quello ampiamente previsto da mesi. E’ bastato conoscere l’offerta, cioè le alleanze fatte e non fatte dai partiti dei due poli , per sapere come sarebbe andata a finire, e cioè la vittoria del centro-destra unito contro il centro-sinistra diviso. La sorpresa viene invece dal dato sulla partecipazione al voto. Era prevedibile che fosse più bassa rispetto a cinque anni fa ma non che fosse tanto bassa. Eppure nemmeno questa è una novità assoluta. Nel 2014 in Emilia-Romagna, una delle regioni più virtuose del paese in fatto di affluenza,, si è recato alle urne per l’elezione del presidente della regione solo il 37,7% degli elettori. Un record negativo che nemmeno il dato di oggi scalfisce. Negli stessi giorni in cui si votava in Emilia-Romagna si è votato anche in Calabria, una delle regioni meno virtuose, e lì l’affluenza è stata addirittura superiore, il 44,1%. Per completare il quadro ricordiamo che nelle elezioni successive, le politiche del 2018, in Emilia-Romagna la partecipazione al voto è tornata su livelli ‘normali’ ; ha votato infatti il 78,3% degli elettori.
Il caso della Emilia-Romagna è particolarmente interessante perché evidenzia alcune delle ragioni responsabili per l’elevato livello di astensionismo delle elezioni di oggi. Con buona pace di Bonaccini, eletto allora presidente della regione e oggi candidato alla segreteria del Pd, in quella occasione gli elettori hanno disertato le urne perché l’offerta proposta, cioè i candidati, erano poco attraenti. E’ molto probabile che questo sia stato uno dei motivi della bassa affluenza in Lombardia e Lazio. A questo occorre aggiungere altri due elementi: l’assenza di temi coinvolgenti e la percezione diffusa che l’esito fosse scontato. Sommando a questi fattori contingenti le ben note cause strutturali che da tempo incidono sulla affluenza (debolezza dei partiti in primis) ne esce fuori un quadro caratterizzato da un astensionismo tendenzialmente crescente ma in parte intermittente. In altre parole si vota sempre di meno ma si vota anche selettivamente. Nella stessa Emilia-Romagna dove nel 2014 ha votato solo il 37,7% degli elettori, alle regionali di cinque anni dopo in un clima politico completamente diverso l’affluenza è stata del 67,8%. E’ possibile che la stessa cosa succeda anche in Lombardia e Lazio in futuro. Per ora resta il fatto che Fontana e Rocca sono stati eletti con percentuali elevate ma da una esigua minoranza di elettori.
Con un astensionismo così alto occorre prudenza nell’analizzare questo risultato.
Il centro-destra ha vinto ma non è vero che sia andato meglio delle ultime politiche. Questa è una lettura sbagliata del voto. Proprio perché sono pochi gli elettori andati a votare sono anche relativamente pochi, rispetto alle politiche di settembre, gli elettori che hanno votato i partiti del centro-destra. Ma in politica contano le percentuali. E questo spiega l’esultanza di Salvini che alle politiche aveva preso in Lombardia il 13,3 % e oggi, pur avendo ottenuto meno voti di allora, si ritrova con una percentuale più alta e soprattutto con un distacco da Fdi che nel 2022 era di quindici punti e oggi è diminuito. E così Salvini si rafforza dentro il suo partito e in fondo anche Meloni si rafforza dentro il governo. Il suo risultato in Lombardia non è esaltante visto che alle politiche aveva preso il 28,5 % e oggi meno ma proprio per questo la convivenza con la Lega diventa meno problematica. In ogni caso il voto conferma Fdi come primo partito anche in Lombardia oltre che in Lazio. In breve , a quattro mesi dalle politiche questo voto dimostra che poco è cambiato da allora in fatto di preferenze degli elettori. Questo vale a destra come a sinistra dove il Pd ha dimostrato una sostanziale tenuta e il M5s ha confermato di essere sempre più un partito meridionale.
Chi esce male da questo voto è il terzo polo. In Lombardia diversi sondaggi avevano pronosticato un risultato a due cifre. Aver ottenuto meno del 10% con una candidatura di prestigio come quella di Letizia Moratti deve far riflettere. In una competizione, come quella delle regionali, in cui la sfida è prendere un voto in più degli avversari è difficile attirare consensi se non si è percepiti come competitivi. Da questo punto di vista il voto disgiunto, su cui forse puntava il terzo polo, funziona poco. E’ difficile sfuggire alla dinamica del maggioritario. E questa è una lezione di cui il terzo polo dovrà tener conto per il futuro.
Nel centro-sinistra resta aperto il problema delle alleanze. Per quanto limitato, il test di oggi dice che non basta una coalizione Pd-M5s o Pd -Azione/Italia viva per essere competitivi nei confronti di un centro-destra unito. E’ vero che il centro-sinistra unito non può vincere comunque dappertutto. In Lombardia da quando è entrata in vigore nel 1995 l’elezione diretta del presidente della giunta regionale il centro-sinistra non è mai riuscito a vincere, nemmeno quando si è presentato unito. Non poteva certamente farlo adesso presentandosi diviso. Ma in Lazio è diverso. Qui il centro-sinistra ha vinto tre elezioni regionali su cinque a partire dal 1995. Oggi ha perso malamente e continuerà a perdere qui e altrove se continuerà a presentarsi diviso. Ci vorrebbe un nuovo Ulivo, ma al momento non si vede chi e come possa metterlo insieme.
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Roberto D'Alimonte 17 Febbraio 2023
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Errori e possibili rimedi nella legge elettorale italiana
Autori: Mirko Bezzi (Associazione Mathesis Bergamo), Raffaele Capuano* (Dirigente Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli), Gianfranco Gambarelli (Professore emerito, Università di Bergamo), Giuliana Angela Zibetti (Collaboratrice, Università di Bergamo)
*opinioni espresse a titolo personale
Sunto: Un recente modello consente di evitare molti errori commessi in passato dai sistemi elettorali italiani.
Parole chiave: Sistema elettorale, Ripartizioni bi-proporzionali, Calcolo seggi
I SISTEMI ELETTORALI ITALIANI
Il sistema elettorale italiano attualmente in vigore[1] è basato su un sistema “misto” secondo cui l’attribuzione dei seggi disponibili è effettuata applicando, per una percentuale di questi, un meccanismo “proporzionale” tra liste e, per la percentuale rimanente, un meccanismo “maggioritario”[2]. Tale sistema impone delle soglie di sbarramento per Camera e Senato e garantisce il rispetto del principio di proporzionalità prevedendo che una parte dei seggi sia attribuita con il metodo proporzionale dei quozienti interi e dei maggiori resti, sia a livello nazionale per la Camera sia a livello regionale per il Senato. V'è poi un'importante questione. I seggi totali da assegnare a ogni circoscrizione (per la Camera) e a ogni collegio (per il Senato) sono prefissati in ragione delle relative popolazioni, mentre i seggi totali da assegnare a ogni partito (a livello nazionale o regionale, a seconda del caso) dipendono dai voti ottenuti.
GLI ERRORI
I metodi finora adottati in Italia si sono rivelati imperfetti, in quanto le distribuzioni conseguenti spesso non hanno rispettato i totali prefissati. Tale fenomeno, noto in dottrina come “slittamento”, si verifica quando il sistema elettorale – che stabilisce le modalità di ripartizione dei seggi – non riesce ad evitare che il numero definitivo dei seggi eletti nelle circoscrizioni possa essere superiore oppure inferiore a quello spettante in base alla popolazione residente[3]. Si sono verificate infrazioni nelle elezioni del 2001, 2006, 2008, 2013.
Nelle elezioni per la Camera del Deputati del 2018, in cui fu usato il sistema denominato Rosatellum (legge 3 novembre 2017, n. 165), i totali furono rispettati ma a scapito della proporzionalità delle assegnazioni dei seggi all'interno delle circoscrizioni[4].
Nelle elezioni per il Senato della Repubblica del 2022, in diverse circoscrizioni, sono stati assegnati un numero di seggi diverso da quello previsto. Ad esempio, per il collegio Lombardia P02 sono stati attribuiti 9 seggi anziché 8 e scapito del collegio Lombardia P03 al quale sono stati assegnati 5 seggi anziché 6.
IL METODO SVIZZERO
Nel 2006 Friedrich Pukelsheim sviluppò un metodo (Pukelsheim, 2006) che garantisce una certa proporzionalità fra voti e seggi, rispettando sia i totali di collegio/circoscrizione che i totali di partito. Per costruire la matrice che rappresenta la distribuzione dei seggi l’algoritmo sviluppato utilizza una procedura iterativa in cui la funzione da minimizzare, o funzione d’errore, conta quanti seggi sono erroneamente attribuiti al passo t e attribuisce lo stesso peso a un errore nelle righe (relative alla circoscrizione) e nelle colonne (relative ai partiti o alle coalizioni) della matrice. L'algoritmo costruttivo risulta di difficile traduzione in termini giuridici, per cui le leggi elettorali dei Paesi in cui è stato adottato, ad es. alcuni cantoni Svizzeri, fanno riferimento direttamente al software.
LA NOVITÀ
Un'idea descritta in (Gambarelli e Zibetti, 2014) è stata sviluppata in (Bezzi et al., 2019). Dapprima viene compilata la matrice dei voti totali per partito e per circoscrizione.In seguito viene determinata la matrice dei seggi da assegnare a ciascuna circoscrizione (totali righe) e il numero totale di seggi da assegnare ai partiti (totali colonna).Si attua in seguito una procedura ricorsiva, fino all’esaurimento dei seggi da assegnare, attribuendo un seggio nella posizione in cui è massima la differenza fra l’elemento della tabella di riferimento e il numero di seggi attualmente assegnati.
Si tratta di un modello che supera i due problemi suesposti, mantenendo le altre caratteristiche del metodo svizzero. In tal modo si possono evitare le passate infrazioni. Il vantaggio del metodo qui proposto rispetto a quello di Pukelsheim consiste nel fatto che quest'ultimo cerca, a ogni passo, una mediazione fra le distorsioni orizzontale e verticale, cioè tra le righe e le colonne della matrice dei seggi, mentre il nostro realizza una minimizzazione globale della distorsione stessa (a livello, cioè, sia orizzontale che verticale).
LA MODIFICA PROPOSTA PER LE ELEZIONI ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Facciamo seguire le variazioni legislative, basate sul metodo Bezzi-Gambarelli-Zibetti, che proponiamo per art. 83 del DPR 30 marzo 1957, n. 361, come novellato dall’art. 1, comma 26, della legge n. 165 del 2017.
Sostituire il comma 26 Con f) procede al riparto di 617 seggi; a tale fine, detrae i 231 seggi già attribuiti ai candidati proclamati eletti nei collegi uninominali ai sensi dell'articolo 77, comma 1, lettera b), e procede al riparto dei restanti seggi tra le coalizioni di liste e le singole liste di cui alla lettera e) del presente comma in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse, fatto salvo quanto previsto all'articolo 92, primo comma. A tale fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali delle coalizioni di liste e delle singole liste di cui alla lettera e) del presente comma per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti, secondo l'ordine decrescente dei resti medesimi, e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio; g) procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi fra le liste collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 3 per cento dei voti validi espressi nonché fra le liste collegate rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una regione ad autonomia speciale il cui statuto o le relative norme di attuazione prevedano una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella regione medesima o i cui candidati siano stati proclamati eletti in almeno due collegi uninominali della circoscrizione ai sensi dell'articolo 77. A tale fine, divide la somma delle cifre elettorali delle liste ammesse al riparto per il numero di seggi già individuato ai sensi della lettera f) del presente comma. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio; h) procede quindi alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle coalizioni di liste o singole liste di cui alla lettera e). A tale fine determina il numero di seggi da attribuire in ciascuna circoscrizione sottraendo dal numero dei seggi spettanti alla circoscrizione stessa ai sensi dell'articolo 3, comma 1, il numero dei collegi uninominali costituiti nella circoscrizione. Divide quindi la somma delle cifre elettorali circoscrizionali delle coalizioni di liste e delle singole liste ammesse al riparto per il numero di seggi da attribuire nella circoscrizione, ottenendo così il quoziente elettorale circoscrizionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per il quoziente elettorale circoscrizionale, ottenendo così il quoziente di attribuzione. La parte intera del quoziente di attribuzione rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni hanno dato le maggiori parti decimali e, in caso di parità, alle coalizioni di liste o singole liste che hanno conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio. Esclude dall'attribuzione di cui al periodo precedente le coalizioni di liste o singole liste alle quali è stato già attribuito il numero di seggi ad esse assegnato a seguito delle operazioni di cui alla lettera f). Successivamente l'Ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna coalizione di liste o singola lista corrisponda al numero di seggi determinato ai sensi della lettera f). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla coalizione di liste o singola lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più coalizioni di liste o singole liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre coalizioni di liste o singole liste in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla coalizione di liste o singola lista nelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti di attribuzione, secondo il loro ordine crescente, e nelle quali inoltre le coalizioni di liste o singole liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettante, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali coalizioni di liste o singole liste. Qualora nella medesima circoscrizione due o più coalizioni di liste o singole liste abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla coalizione di liste o alla singola lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata o, in caso di parità, a quella con la maggiore cifra elettorale nazionale. Nel caso in cui non sia possibile attribuire il seggio eccedentario nella medesima circoscrizione, in quanto non vi siano coalizioni di liste o singole liste deficitarie con parti decimali di quozienti non utilizzate, l'Ufficio prosegue, per la stessa coalizione di liste o singola lista eccedentaria, nell'ordine dei decimali crescenti, a individuare un'altra circoscrizione, fino a quando non sia possibile sottrarre il seggio eccedentario e attribuirlo ad una coalizione di liste o singola lista deficitaria nella medesima circoscrizione. Nel caso in cui non sia possibile fare riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla coalizione di liste o singola lista eccedentaria vengono sottratti i seggi nelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alla coalizione di liste o singola lista deficitaria sono conseguentemente attribuiti seggi nelle altre circoscrizioni nelle quali abbia le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate; i) procede quindi all'attribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi spettanti alle liste di ciascuna coalizione. A tale fine, determina il quoziente circoscrizionale di ciascuna coalizione di liste dividendo il totale delle cifre elettorali circoscrizionali delle liste ammesse alla ripartizione ai sensi della lettera g), primo periodo, per il numero dei seggi assegnati alla coalizione nella circoscrizione ai sensi della lettera h). Nell'effettuare la divisione di cui al periodo precedente non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide quindi la cifra elettorale circoscrizionale di ciascuna lista della coalizione per tale quoziente circoscrizionale. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono assegnati alle liste seguendo la graduatoria decrescente delle parti decimali dei quozienti così ottenuti; in caso di parità, sono attribuiti alle liste con la maggiore cifra elettorale circoscrizionale; a parità di quest'ultima, si procede a sorteggio. Esclude dall'attribuzione di cui al periodo precedente le liste alle quali è stato attribuito il numero di seggi ad esse assegnato a seguito delle operazioni di cui alla lettera g). Successivamente l'ufficio accerta se il numero dei seggi assegnati in tutte le circoscrizioni a ciascuna lista corrisponda al numero dei seggi ad essa attribuito ai sensi della lettera g). In caso negativo, procede alle seguenti operazioni, iniziando dalla lista che abbia il maggior numero di seggi eccedenti e, in caso di parità di seggi eccedenti da parte di più liste, da quella che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale nazionale, proseguendo poi con le altre liste, in ordine decrescente di seggi eccedenti: sottrae i seggi eccedenti alla lista nelle circoscrizioni nelle quali essa li ha ottenuti con le parti decimali dei quozienti, secondo il loro ordine crescente, e nelle quali inoltre le liste, che non abbiano ottenuto il numero di seggi spettante, abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate. Conseguentemente, assegna i seggi a tali liste. Qualora nella medesima circoscrizione due o più liste abbiano parti decimali dei quozienti non utilizzate, il seggio è attribuito alla lista con la più alta parte decimale del quoziente non utilizzata o, in caso di parità, a quella con la maggiore cifra elettorale nazionale. Nel caso in cui non sia possibile attribuire il seggio eccedentario nella medesima circoscrizione, in quanto non vi siano liste deficitarie con parti decimali di quozienti non utilizzate, l'Ufficio prosegue, per la stessa lista eccedentaria, nell'ordine dei decimali crescenti, a individuare un'altra circoscrizione, fino a quando non sia possibile sottrarre il seggio eccedentario e attribuirlo ad una lista deficitaria nella medesima circoscrizione. Nel caso in cui non sia possibile fare riferimento alla medesima circoscrizione ai fini del completamento delle operazioni precedenti, fino a concorrenza dei seggi ancora da cedere, alla lista eccedentaria vengono sottratti i seggi nelle circoscrizioni nelle quali li ha ottenuti con le minori parti decimali del quoziente di attribuzione e alle liste deficitarie sono conseguentemente attribuiti seggi nelle altre circoscrizioni nelle quali abbiano le maggiori parti decimali del quoziente di attribuzione non utilizzate. f) procede al riparto di 400 seggi; a tale fine, si detraggono i 155 seggi già attribuiti ai candidati proclamati eletti nei collegi uninominali ai sensi del Referendum Costituzionale relativo a “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019. Procede al riparto dei restanti seggi tra le coalizioni di liste e le singole liste di cui alla lettera e) del presente comma in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna di esse, fatto salvo quanto previsto all'articolo 92, primo comma. A tale fine divide il totale delle cifre elettorali nazionali delle coalizioni di liste e delle singole liste di cui alla lettera e) del presente comma per il numero dei seggi da attribuire, ottenendo così il quoziente elettorale nazionale. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione di liste o singola lista per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna coalizione di liste o singola lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle coalizioni di liste o singole liste per le quali queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti, secondo l'ordine decrescente dei resti medesimi, e, in caso di parità di resti, a quelle che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio; g) Procede, per ciascuna coalizione di liste, al riparto dei seggi fra le liste collegate che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 3 per cento dei voti validi espressi nonché fra le liste collegate rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute, presentate esclusivamente in una regione ad autonomia speciale il cui statuto o le relative norme di attuazione prevedano una particolare tutela di tali minoranze linguistiche, che abbiano conseguito almeno il 20 per cento dei voti validi espressi nella regione medesima o i cui candidati siano stati proclamati eletti in almeno due collegi uninominali della circoscrizione ai sensi dell'articolo 77. A tale fine, divide la somma delle cifre elettorali delle liste ammesse al riparto per il numero di seggi già individuato ai sensi della lettera f) del presente comma. Nell'effettuare tale divisione non tiene conto dell'eventuale parte frazionaria del quoziente così ottenuto. Divide poi la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista ammessa al riparto per tale quoziente. La parte intera del quoziente così ottenuto rappresenta il numero dei seggi da assegnare a ciascuna lista. I seggi che rimangono ancora da attribuire sono rispettivamente assegnati alle liste per le quali queste ultime divisioni abbiano dato i maggiori resti e, in caso di parità di resti, alle liste che abbiano conseguito la maggiore cifra elettorale nazionale; a parità di quest'ultima si procede a sorteggio; h) Procede quindi alla distribuzione nelle singole circoscrizioni dei seggi assegnati alle coalizioni di liste o singole liste di cui alla lettera e). Utilizza il seguente metodo automatico di attribuzione dei seggi che: • determina la tabella delle Hare quota di riga, ogni elemento della quale è il prodotto dei voti ottenuti da quel partito in quella circoscrizione per i seggi totali in quella circoscrizione, diviso per i voti totali in quella circoscrizione; • determina la tabella delle Hare quota di colonna, ogni elemento della quale è il prodotto dei voti ottenuti da quel partito in quella circoscrizione per i seggi totali di quel partito, diviso per i voti totali di quel partito; • predispone una “matrice di seggi assegnati”, calcolando per ogni cella inizialmente il valore minimo troncato, tra la riga Hare e la colonna Hare per ciascuna posizione; • calcola la “matrice di riferimento”, assegnando il valore massimo tra la riga Hare e la colonna Hare per ciascuna posizione; • Ad ogni passaggio, assegna un seggio alla posizione in cui è presente la maggiore differenza tra il valore nella “matrice di riferimento” e il valore nella “matrice seggi assegnati”. Il seggio assegnato viene aggiornato nella “matrice seggi assegnati”; • Verifica la disponibilità residua di seggi assegnabili a ciascun partito; ciò accade se il partito è presente nella circoscrizione con seggi vacanti e se il numero totale di seggi da assegnare a tale partito a livello nazionale non è ancora stato raggiunto; • Continua nel ciclo di assegnazione fino a quando tutti i seggi sono stati assegnati. APPLICAZIONE DEL METODO DESCRITTO PER LA DISTRIBUZIONE DEI SEGGI ALLA CAMERA NELLE ELEZIONI 2022 E DIFFERENZE CON I SEGGI ASSEGNATI
Coalizioni Centro Destra Centro Sinistra Partiti FRAT.D’ITA. LEGA FOR.ITA PD ALL.VE-SI M5S AZI. SVP totale PIEMONTE 1 3 1 1 2 1 1 1 0 10 PIEMONTE 2 3 1 1 2 0 1 1 0 9 LOMBARDIA 1 5 2 1 4 1 1 2 0 16 LOMBARDIA 2 3 1 1 2 0 1 1 0 9 LOMBARDIA 3 3 2 1 2 0 0 1 0 9 LOMBARDIA 4 2 1 1 2 0 0 1 0 7 VENETO 1 3 1 1 2 0 0 1 0 8 VENETO 2 5 2 1 2 0 1 1 0 12 FRIULI-VENEZIA GIULIA 2 1 0 1 0 0 1 0 5 LIGURIA 1 1 0 2 0 1 1 0 6 EMILIA ROMAGNA 5 1 1 7 1 2 1 0 18 TOSCANA 4 1 1 5 1 2 1 0 15 UMBRIA 1 0 0 1 1 0 1 0 4 MARCHE 2 1 0 2 0 1 0 0 6 LAZIO 1 5 1 1 4 1 2 1 0 15 LAZIO 2 3 1 1 1 0 1 0 0 7 ABRUZZO 2 1 1 1 0 1 0 0 6 MOLISE 0 0 0 0 1 0 0 0 1 CAMPANIA 1 2 0 1 2 1 6 1 0 13 CAMPANIA 2 2 1 1 2 1 3 1 0 11 PUGLIA 4 1 2 3 1 5 1 0 17 BASILICATA 0 0 0 1 0 1 1 0 3 CALABRIA 1 1 2 1 0 3 0 0 8 SICILIA 1 2 0 1 1 1 3 1 0 9 SICILIA 2 3 1 1 2 0 3 1 0 11 SARDEGNA 2 0 1 2 0 2 0 0 7 TRENTINO-ALTO-ADIGE 1 0 0 1 0 0 0 1 3 Totale 69 23 22 57 11 41 21 1 245 Tabella 1. Seggi che il metodo Bezzi-Gambarelli-Zibetti avrebbe attribuito alla Camera nelle elezioni del 2022.
Coalizioni Centro Destra Centro Sinistra Partiti FRAT.D’ITA. LEGA FOR.ITA PD ALL.VE-SI M5S AZI. SVP totale PIEMONTE 1 +1 0 0 -1 0 0 0 0 0 PIEMONTE 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 LOMBARDIA 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 LOMBARDIA 2 0 -1 0 +1 -1 +1 0 0 0 LOMBARDIA 3 0 0 0 0 0 0 0 0 0 LOMBARDIA 4 0 0 0 0 0 0 0 0 0 VENETO 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 VENETO 2 +1 0 0 0 -1 0 0 0 0 FRIULI-VENEZIA GIULIA 0 0 0 0 0 0 0 0 0 LIGURIA -1 0 0 0 0 0 +1 0 0 EMILIA ROMAGNA 0 0 0 +1 0 0 -1 0 0 TOSCANA 0 0 0 0 0 0 0 0 0 UMBRIA 0 0 -1 0 +1 -1 +1 0 0 MARCHE 0 0 0 0 0 0 0 0 0 LAZIO 1 +1 0 0 0 0 0 -1 0 0 LAZIO 2 +1 0 0 -1 0 0 0 0 0 ABRUZZO 0 +1 0 0 0 0 -1 0 0 MOLISE -1 0 0 0 +1 0 0 0 0 CAMPANIA 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 CAMPANIA 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 PUGLIA 0 0 0 0 0 0 0 0 0 BASILICATA -1 0 0 0 0 0 +1 0 0 CALABRIA -1 0 +1 0 0 0 0 0 0 SICILIA 1 0 0 0 -1 +1 0 0 0 0 SICILIA 2 0 0 0 0 0 0 0 0 0 SARDEGNA 0 0 0 +1 -1 0 0 0 0 TRENTINO-ALTO-ADIGE 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Totale 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Tabella 2. Variazioni dei seggi, rispetto a quelli effettivamente assegnati, che il metodo in esame avrebbe attribuito alla Camera nelle elezioni del 2022.
APPLICAZIONE DEL METODO DESCRITTO PER LA DISTRIBUZIONE DEI SEGGI AL SENATO NELLE ELEZIONI 2022 E DIFFERENZE CON I SEGGI ASSEGNATI. IL CASO DELLA LOMBARDIA
L’attribuzione dei seggi per il Senato seguirebbe lo stesso procedimento di quello illustrato per la Camera con l’unica differenza che la ripartizione non verrebbe eseguita a livello nazionale ma per singola circoscrizione. I seggi da attribuire al Senato con il metodo proporzionale sono in totale 122.
Nella Circoscrizione Lombardia, l’attuale sistema elettorale attribuisce un seggio in più al collegio Lombardia – P02 (9 seggi anziché 8) a scapito del collegio Lombardia – P03 (5 seggi anziché 6).
Senato
Partiti FRA.D’ITA. LEGA FOR.ITA. PD ALL.SI-VE M5S AZ.-IT.V. Totale LOMBARDIA – P01 1 1 1 1 0 1 1 6 LOMBARDIA – P02 2 1 1 2 1 1 1 9 LOMBARDIA – P03 2 1 0 2 0 0 0 5 Totali 5 3 2 5 1 2 2 20 Tabella 3. Seggi assegnati al Senato nelle elezioni del 2022 per la Lombardia.
Partiti FRA.D’ITA. LEGA FOR.ITA. PD ALL.SI-VE M5S AZ.-IT.V. Totale LOMBARDIA – P01 1 1 0 1 1 1 1 6 LOMBARDIA – P02 2 1 1 2 0 1 1 8 LOMBARDIA - P03 2 1 1 2 0 0 0 6 Totali 5 3 2 5 1 2 2 20 Tabella 4. Seggi che il metodo Bezzi-Gambarelli-Zibetti avrebbe attribuito al Senato nelle elezioni del 2022 per la Lombardia.
Partiti FRA.D’ITA. LEGA FOR.ITA. PD ALL.SI-VE M5S AZ.-IT.V. Totale LOMBARDIA – P01 0 0 -1 0 1 0 0 0 LOMBARDIA – P02 0 0 0 0 -1 0 0 -1 LOMBARDIA – P03 0 0 +1 0 0 0 0 +1 Totali 0 0 0 0 0 0 0 0 Tabella 5. Variazioni dei seggi, rispetto a quelli effettivamente assegnati, che il metodo in esame avrebbe attribuito al Senato nelle elezioni del 2022 per la Lombardia.
PROPORZIONALE O MAGGIORITARIO ?
Vi sono varie proposte di modifiche legislative[5]tali da consentire, con metodi maggioritari, una più efficiente governabilità. Qui ci limitiamo a osservare che il metodo proposto sarebbe parimenti applicabile anche se i totali venissero fissati con diverse modalità, come maggiori sbarramenti e premi di maggioranza.
[1] Cfr. Legge 3 novembre 2017 n. 165
[2] In tale ripartizione percentuale, le leggi elettorali stabiliscono, in generale, la prevalenza di uno dei due meccanismi (maggioritario o proporzionale) prevedendo che l’elettore si esprima con due voti, uno per ciascuno di essi; in Italia il sistema “misto” è stato introdotto per la prima volta, a seguito del referendum del 18.04.1993, con le Leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277
[3] Si vedano G. TARLI BARBIERI Lo slittamento dei seggi all’esame della Corte costituzionale in Le Regioni, 4/2014, G. TARLI BARBIERI Lo slittamento dei seggi dopo la sentenza n. 35/2917” in Quad. cost 2017, p. 537 ss.
[4] Si vedano a tal proposito i prospetti allegati al verbale del 14 marzo 2018 “elezione Camera Deputati” e il verbale delle operazioni dell’ufficio elettorale centrale nazionale compiute in data 20 marzo 2018.
[5]Cfr. nota n. 5
BIBLIOGRAFIA
Bezzi M., G. Gambarelli e G. A. Zibetti (2019) "Bi-proportional Apportionments". In: Nguyen N., Kowalczyk R., Mercik J., Motylska-Kuźma A. (eds) Transactions on Computational Collective Intelligence XXXIV.
Lecture Notes in Computer Science, vol 11890, pp. 146-161, Springer, Berlin, Heidelberg. First Online: 01 November 2019. DOI: https://doi.org/10.1007/978-3-662-60555-4_10. Print ISBN: 978-3-662-60554-7. · Online ISBN: 978-3-662-60555-4.Gambarelli, G. e G. A. Zibetti (2014). “La nuova legge elettorale italiana - problemi e proposte di soluzione”. Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo. Officina dell’Ateneo, Sestante Edizioni. Volume 76-77, pp 239-249. ISBN 978-88-6642-181-8.
Pukelsheim, F. (2006) “Current issues of apportionment methods”, in B. Simeone and F. Pukelsheim (eds) Mathematics and democracy: recent advances in voting systems and collective choice, Springer, pp. 167-176.
Pukelsheim, F., F. Ricca, B. Simeone, A. Scozzari, P. Serafini (2012) “Network flow methods for electoral systems” Wiley Periodicals, Inc. NETWORKS, 2012 Volume 59. Numero Speciale per INOC (International Network Optimization Conference) 2009, pp. 73-88.
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Redazione CISE 8 Febbraio 2023
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Midterm 2022: il contesto alla vigilia
Oggi gli Stati Uniti tornano al voto per le midterm elections, le elezioni che si tengono a metà del mandato presidenziale e che rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera e 35 seggi del Senato, determinando la composizione del 118esimo Congresso.
Come ricorda Paparo (2014) nell’articolo scritto in occasione delle midterm election di quell’anno, il Congresso degli Stati Uniti è formato da due Camere: la Camera dei Rappresentanti, che rappresenta il popolo americano ed è composta da 435 deputati eletti negli altrettanti collegi uninominali di quasi omogenea popolosità in cui sono divisi gli Stati Uniti, e il Senato, che rappresenta gli Stati della Federazione ed è composto da 100 membri, 2 per ciascuno dei 50 Stati. Il mandato da senatore ha una durata di sei anni, mentre quello da deputato ne dura due: ogni due anni le elezioni federali rinnovano la totalità della Camera e un terzo del Senato – al fine di un rinnovo parziale di un terzo ogni due anni e totale ogni sei.
Ogni quattro anni dunque, alla scadenza del mandato presidenziale, le elezioni legislative coincidono con le elezioni presidenziali. Ma anche nel caso delle elezioni di metà mandato, pur non coinvolgendo direttamente il Presidente, il rinnovo delle Camere ha un impatto rilevante: incide infatti sui due anni rimanenti del mandato presidenziale, e di conseguenza sulla sua capacità di portare avanti il programma di governo. La natura bicamerale del sistema statunitense, infatti, prevede che affinché una proposta possa essere sottoposta al Presidente per la ratifica (e quindi diventare legge), debba essere stata approvata da entrambi i rami del Parlamento. Il Senato, inoltre, è l’organo a cui è demandato il compito di confermare le nomine di natura presidenziale, tra cui quelle dei giudici della Corte Suprema.
Attualmente il Partito Democratico detiene la maggioranza sia alla Camera sia – sebbene tecnicamente sia un “pareggio”, come vedremo più avanti – al Senato. È improbabile che questa situazione si mantenga anche dopo l’8 novembre.
House of Representatives
I Democratici partono da 220 deputati, poco sopra la soglia della maggioranza (pari a 218) contro i 212 dei Repubblicani. I restanti 3 seggi sono vacanti. Se il Partito Repubblicano mantenesse tutti i seggi di cui dispone al momento, gliene sarebbero necessari solamente altri 6 per strappare la maggioranza al Partito Democratico. A favore di quest’ipotesi non ci sono solamente i trend dei sondaggi più recenti, ma anche un dato statistico rilevante: dal dopoguerra in poi, nelle elezioni di metà mandato il partito espressione del Presidente ha perso in media oltre 25 seggi.
Fig. 1 – riassunto della distribuzione dei seggi, Cook Political Report
Sulla complessità della situazione per il Partito Democratico sono concordi tutti gli istituti di analisi e ricerca. Le stime pubblicate sul Cook Political Report, per esempio, considerano “sicuri” 159 seggi per i Dem e 188 per il GOP. Un vantaggio importante per i Repubblicani, che li avvicina alla soglia della maggioranza, ancor più se considerati anche gli 11 seggi ritenuti probabili e i 13 tendenziali. Sommandoli, si tratta di 212 seggi: per arrivare a 218, al Partito Repubblicano basterebbe vincere in 6 collegi tra i 36 che sono ritenuti “in bilico”. Dei restanti 28, 13 sono probabili democratici e 15 tendenziali democratici: vale a dire che per ottenere la maggioranza, il Partito Democratico dovrebbe vincere almeno 21 collegi tra quelli in bilico, oltre a tutti i seggi che sono considerati solidi, probabili e tendenziali per i Dem.
Qual è la probabilità che si verifichi questa circostanza? Bassa. Il modello probabilistico elaborato da FiveThirtyEight, infatti, attribuisce una probabilità dell’85% alla “conquista” della Camera da parte del Partito Repubblicano. D’altro canto, alcuni analisti fanno notare che nelle elezioni speciali che si sono tenute da quando a giugno la Corte Suprema ha rovesciato la sentenza Roe v. Wade, il Partito Democratico ha sistematicamente superato le percentuali dei sondaggi.
Come evidenziano Cuccurullo e Paparo (2018, 1), due elementi depongono sistematicamente a sfavore dei Democratici nelle elezioni alla Camera: una svantaggiosa – dato il sistema elettorale maggioritario – concentrazione del loro elettorato in specifiche zone e il gerrymandering, la ridefinizione dei confini dei collegi da parte dei governi dei singoli Stati al fine di ottenere un vantaggio per la propria parte politica.
Senato
Attualmente la situazione in Senato è di fatto un pareggio: dei 100 senatori, 50 sono repubblicani e 50 democratici. La maggioranza è però detenuta dai Democratici, grazie alla regola della Costituzione per la quale il Vicepresidente degli Stati Uniti (oggi Kamala Harris, vice di Joe Biden) esprime il proprio voto in qualità del suo ruolo formale di Presidente del Senato. Ciò implica però che è sufficiente un solo seggio ai Repubblicani per ribaltare la situazione.
Fig. 2 – Composizione delle delegazioni in Senato. Tra i 100 senatori ne sono presenti due indipendenti (Angus King, Maine, e Bernie Sanders, Vermont). Entrambi sono iscritti al gruppo dei democratici in Senato e dunque ai fini di questa analisi li considereremo per comodità tra i Dem
La Figura 2 mostra la composizione per partito delle attuali delegazioni in Senato. Nel dettaglio, attualmente ci sono 22 Stati rossi, in cui entrambi i Senatori sono repubblicani; 22 Stati blu, in cui entrambi i Senatori sono espressione del Partito Democratico; e 6 Stati viola, con una delegazione mista.
Anche in questo caso vi è un elemento che rappresenta un vantaggio strutturale per il Partito Repubblicano. Come evidenziano Cuccurullo e Paparo (2018, 2), le roccaforti dei Repubblicani sono gli Stati meno popolosi, al contrario dei Democratici presenti prevalentemente negli Stati con un maggior numero di abitanti: dal momento che la funzione del Senato è rappresentare gli Stati e non la popolazione, i Repubblicani necessitano, di base, di meno voti dei Democrati per poter esprimere un numero di senatori pari o superiore al loro.
In apertura si ricordava che i 100 seggi senatoriali, il cui mandato dura sei anni, sono divisi in tre classi, ciascuna delle quali è a rotazione chiamata alle urne ogni due anni. Quest’anno è il turno della Terza classe: si tratta dei 34 Senatori che sono stati eletti nel 2016, l’anno dell’elezione di Donald Trump alla Presidenza. Si vota anche per un'elezione suppletiva, quella per il seggio del senatore repubbicano Inhofe, eletto nel 2020 ma dimessosi prima della fine naturale del mandato (2026). Sono quindi 35 i senatori uscenti. Di questi, 21 sono espressione del Partito Repubblicano e 14 del Partito Democratico.
Se qualche mese fa per i Democratici sembrava possibile consolidare la propria maggioranza, oggi l’obiettivo è riuscire a mantenerla difendendo i 50 seggi attualmente a disposizione. Secondo l’analisi del Cook Political Report, al Senato si prospetta un testa a testa, leggermente sfavorevole ai Democratici.
Dei 14 seggi uscenti democratici, 11 sono considerati riconfermabili a diversi gradi di certezza (8 sicuri, 1 probabile, 2 tendenziali). Dei 21 repubblicani, 20 sono riconfermabili (15 sicuri, 2 probabili, 3 tendenziali). Questo restringe il campo a quattro campi di battaglia, quattro competizioni elettorali – 3 in precedenza democratici, 1 in precedenza repubblicano – che determineranno le sorti della maggioranza al Senato: si tratta di Arizona, Nevada, Pennsylvania e Georgia.
L’ex astronauta Mark Kelly, democratico, è chiamato a difendere il suo seggio in Arizona, in cui era stato eletto nelle elezioni suppletive nel 2020 dove fece registrare addirittura un risultato migliore di due punti rispetto a quello di Joe Biden. Secondo i sondaggi, il suo vantaggio sul candidato repubblicano, Blake Masters, è molto risicato, e la situazione potrebbe stravolgersi nel caso di uno scenario particolarmente favorevole al Partito Repubblicano a livello nazionale.
In Nevada è stata data particolare attenzione al fenomeno dell’early voting, storicamente favorevole ai candidati del Partito Demcoratico: secondo le analisi degli esperti, i quasi 600mila voti espressi in anticipo fornirebbero un vantaggio importante ai democratici nell’avvicinarsi all’election day. La senatrice democratica uscente, Catherine Cortez Masto, potrebbe dunque vincere, di poco, sul repubblicano Adam Laxalt.
Negli ultimi anni, la Pennsylvania si è spostata più a destra: è questa la ragione per cui gli analisti ritengono che, nello scenario attuale in cui i repubblicani a livello nazionale dovrebbero (secondo i sondaggi) essere a +2, qui una vittoria dei democratici sia più complessa. Potrebbe quindi spuntarla la celebrità televisiva Mehmet Oz ai danni del democratico John Fetterman.
Infine, in Georgia si sfidano il senatore democratico uscente, eletto nell’elezione suppletiva del 2020, Raphael Warnock e il repubblicano Herschel Walker. I sondaggi riconoscono un leggero vantaggio a Warnock, ma potrebbe non essere sufficiente. Il sistema elettorale della Georgia, infatti, prevede un ballottaggio, da tenersi a dicembre, se nessun candidato dovesse raggiungere la maggioranza assoluta dei voti, caso che non è da escludere vista la presenza di un terzo candidato, espressione del Partito Libertariano, sulla scheda elettorale: è probabile dunque che bisognerà attendere un mese ancora per conoscere quale partito avrà il controllo del Senato degli Stati Uniti.
Per FiveThirtyEight, la possibilità che il Partito Repubblicano ottenga una maggioranza è del 55%. Dead heat.
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Davide Cuccurullo 8 Novembre 2022
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I flussi elettorali a Firenze
Firenze costituisce una parziale eccezione nel panorama dei risultati delle elezioni politiche del 2022, in quanto il centrosinistra è riuscito ad affermarsi come prima forza politica della città e a vincere il corrispondente collegio uninominale.
Esaminare attraverso i flussi la composizione elettorale dei vari partiti e gli spostamenti che rispetto alle precedenti elezioni politiche può dunque essere interessante per comprendere i fattori che hanno garantito la vittoria al Pd e alla coalizione da esso guidata.
Uno dei primi aspetti che occorre esaminare è relativo alla fedeltà elettorale, cioè alla percentuale di votanti che hanno confermato il sostegno allo stesso partito rispetto al 2018.
Osservando i flussi di destinazione, si nota come il Partito Democratico sia la forza politica con il livello più elevato di fedeltà, riuscendo a riportare a votare il 56,9% di chi lo aveva sostenuto alle precedenti elezioni. Nonostante le perdite significative, sia verso Fdi (11,3%), sia soprattutto verso Azione (17,6%), il PD appare dunque come il partito con la più alta capacità di mobilitazione della propria base elettorale.
Anche Fratelli d’Italia presenta livelli di fedeltà particolarmente elevanti, ottenendo la preferenza elettorale del 53,7% di chi lo aveva sostenuto nel 2018. Inoltre, il partito di Giorgia Meloni si dimostra quello più capace di intercettare consensi di altre forza politiche, sia nella coalizione di centrodestra (attirando il 49% degli elettori della Lega e il 41% di quelli di Forza Italia), sia all’esterno, conquistando la preferenza elettorale di parte della base del Pd (11,3%), di Più Europa (10,8%) e del M5s (3,3%).
Il Movimento Cinque Stelle presenta valori di fedeltà più bassi (29%), cedendo però consensi soprattutto verso l’astensione (36,4%) e, in misura, verso il Partito Democratico (14,8%), la Lega (7,5%) e, come già evidenziato, Fdi. Il Movimento inoltre si presenta attrattivo soprattutto per gli elettori di sinistra, attirando il 27,6% di Liberi ed Uguali, il cui elettorato si divide tra il M5S, il Pd (37,6%) e l’alleanza tra Verdi e Sinistra (28,6%).
Gli altri partiti principali manifestano livelli di fedeltà decisamente inferiori. Infatti, solo il 15,7% degli elettori di Forza Italia e addirittura il 13,4% di quelli della Lega hanno confermato la propria scelta dimostrando quindi una scarsa capacità di rimobilitazione dei propri sostenitori di questi partiti.
Infine, per quanto riguarda l’area del non voto, si rileva una sua sostanziale stabilità con l’88% di quanto si erano astenuti nel 2018 che anche questa volta non si sono recati alle urne.
Queste considerazioni sono confermate osservando la composizione del sostegno elettorale. Il Pd è la forza politica più stabile, con il suo elettorato composto prevalentemente da persone che lo avevano già votato nel 2018 (il 72,9%), e, in misura minore, da elettori del M5S (10,1%) e di Leu (9,7%).
Al contrario, Fdi presenta l’elettorato più variegato, composto sia da elettori dei vari partiti di centrodestra (29,7% Lega, 19,3% Forza Italia, 14,7% Fdi), sia da una parte considerevole di elettori del Pd (22,7%).
Per quanto riguarda le forze politiche fuori dalle principali coalizioni, l’elettorato della lista unita Azione e Italia Viva risulta composto principalmente da ex elettori del PD (46,4%), di Più Europa (15,9%) e di Forza Italia (15,2%). Al contrario, il sostegno al M5S è formato prevalentemente - oltre che da elettori pentastellati (60,3%) - da elettori di Leu (21,5%) e, in misura inferiore, da astenuti (12,8%).
Concludendo dunque, si può dire che la tenuta del Partito Democratico in città sia da attribuire all’alta fedeltà del suo elettorato e dall’attrazione di parte di quello di Leu e del M5S che, seppur parzialmente, compensano i flussi in uscita verso Fratelli d’Italia e verso Azione. La crescita del partito di Giorgia Meloni deve invece essere ricollegata alla capacità del suo partito di attrarre sia elettori tradizionalmente di centrodestra, sia elettori che alle scorse elezioni avevano sostenuto il PD. Infine, il calo del M5S deve essere imputato alla minore capacità di mobilitazione del suo elettorato, indirizzatosi per oltre un terzo verso l’astensione e, parzialmente, verso gli altri partiti.
Riferimenti bibliografici
Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.
Schadee, H.M.A., e Corbetta, P.G., (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.
NOTA METODOLOGICA
I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman (1953) alle 360 sezioni elettorali del comune di Firenze. Seguendo Schadee e Corbetta (1984), abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Il valore dell’indice VR è pari a 16,3.
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Matteo Boldrini 11 Ottobre 2022
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A Crowded Room? The Destabilising Effect of Oversized Coalitions on Cabinet Survival in Southern Europe
To cite the article:
Marco Improta (2023): A Crowded Room? The Destabilising Effect of Oversized Coalitions on Cabinet Survival in Southern Europe, Mediterranean Politics, DOI: 10.1080/13629395.2023.2170033
The article, published on Mediterranean Politics, can be accessed here
Abstract
Political science has traditionally devoted considerable attention to the issue of cabinet survival in several political systems. This study contributes to this established research agenda by investigating the dynamics of cabinet survival in Southern Europe – a region where cabinets have recently been striving to remain in office until the constitutionally mandated end of term. The study tests the impact of cabinet attributes, economic conditions, and the government formation process on different types of cabinet termination. It performs Cox survival analysis based on an original longitudinal multilevel dataset comprising 165 cabinets in six countries: Cyprus, Greece, Italy, Malta, Portugal, and Spain. The results show that oversized coalitions significantly increase the risk of cabinet termination, demonstrating the ingrained destabilizing effect of such ruling configurations on cabinet survival in Southern Europe. The study discusses the implications of this finding for the quality of democracy in this politically-sensitive region.
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Marco Improta 8 Febbraio 2023
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Radical-Right Surge in a Deinstitutionalised Party System: The 2022 Italian General Election
To cite the article:
Alessandro Chiaramonte, Vincenzo Emanuele, Nicola Maggini & Aldo Paparo (2023). Radical-Right Surge in a Deinstitutionalised Party System: The 2022 Italian General Election. South European Society and Politics, DOI: 10.1080/13608746.2022.2160088Abstract
The 2022 Italian general election marked a new step in the unprecedented instability experienced by the Italian party system over the past 15 years. This article presents and discusses the outcome of the election within the deinstitutionalised Italian party system. The most remarkable results were the unprecedented success of the radical-right FDI (Fratelli d’Italia – Brothers of Italy) led by Giorgia Meloni (who would become the first female prime minister in Italy) and a historic drop in voter turnout. In particular, by employing original individual-level survey data, we investigate the impact of territory on the vote, the individual-level dynamics behind the results, and the overall picture emerging in terms of the Italian party system.
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Alessandro Chiaramonte 18 Gennaio 2023
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Back to the (conservative) origins: the 2022 municipal election in Palermo
To cite the article:
Emanuele, V. & Improta, M. (2022). Back to the (conservative) origins: the 2022 municipal election in Palermo. Pôle Sud, 57, 85-97. https://doi.org/10.3917/psud.057.0085The article has been published on Pôle Sud - Revue de Science Politique de l'Europe Méridionale and can be accessed here.
Introduction
Palermo is a political laboratory. It presents a clear moderate-conservative profile regarding voting behaviour since the early stages of Italy’s democratic instauration. After a continued centrality of Christian Democracy (DC) in the so-called First Republic and despite a structural advantage of centre-right political formations since the 1990s, the city was controlled by a key political figure: Leoluca Orlando, the incumbent of the 2022 electoral competition with centre-left positions on most crucial issues, yet the leader of civic lists that have traditionally obtained large consensus among Palermo’s citizens (Azzolina 2009). This study contributes to the electoral research on Palermo by investigating the outcome of the 2022 municipal election held on June 12, 2022. Along these lines, the study is structured as follows. Firstly, it illustrates the main features of Palermo’s electoral history by emphasising the role of Orlando’s legacy and the centre-right ruling class. Secondly, the study presents the electoral supply for the competition by highlighting the coalition strategies followed by the main political formations. Then, the third section deals with the electoral campaign, characterised by left parties’ disengagement and limited issue entrepreneurship. Moreover, the fourth part presents the electoral results, focusing particularly on the high abstentionism recorded, the vote shares obtained by candidates and parties, and the aftermath of the election. Then, a concluding section follows.
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Vincenzo Emanuele 22 Dicembre 2022
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Voters, issues, and party loyalty: the 2022 Italian election under the magnifying glass
To cite the article:
Improta, M., Mannoni, E., Marcellino, C., & Trastulli, F. (2022). Voters, issues, and party loyalty: the 2022 Italian election under the magnifying glass. Italian Journal of Electoral Studies QOE – IJES, Just Accepted. https://doi.org/10.36253/qoe-13956.The article is open access and can be accessed here.
Abstract
The 2022 Italian election marked a historic victory for the centre-right coalition. This camp was spearheaded by Giorgia Meloni’s Brothers of Italy (FDI), with a solid performance of this radical right party across the country. However, considerable nuance emerges by looking at different aspects of the vote, which we do by leveraging original data from the pre-electoral wave of the 2022 CISE/ICCP survey. After recapping both the build-up to and results of the election, we employ this data on these specific fronts. First, we analyse vote flows between the 2018 and 2022 elections in three big cities in Northern, Central, and Southern Italy: Turin, Florence, and Naples. This analysis shows that FDI becomes more competitive in these traditionally unfavourable contexts, although less so in Naples. Second, we analyse data on the configuration of Italian voters’ preferences, which reveals an increasingly progressive electorate in an apparent contradiction with the election results. Third and final, we go deeper into the demand-side picture by assessing the role of sociodemographic characteristics over vote choice, presenting the voter profile of the five largest parties: the three main centre-right parties, the Democratic Party, and the Five Star Movement. Overall, the findings that emerge from our article enhance a more fine-grained understanding of this crucial election in Italy.
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Marco Improta 14 Dicembre 2022
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