Attualità

  • Online il nuovo sito CISE

    Settembre 2019: inizia una nuova stagione, che coincide peraltro con una cesura nella politica italiana, con la fine del governo giallo-verde e la travagliata (e ancora incerta) gestazione di un nuovo governo giallo-rosso, a testimonianza della travolgente e complessa fase di cambiamento politico che ha investito il nostro paese a partire dal voto del 4 marzo del 2018.

    E alla vigilia di questo cambio di stagione abbiamo deciso (prima dell'iniziativa agostana di Salvini!) di rinnovare, dopo quattro anni - e in occasione dei quindici anni di vita del Cise, la veste grafica e la struttura del nostro sito.

    La veste grafica anzitutto: perché il Web è in continua evoluzione, e soprattutto perché sentivamo l'esigenza di razionalizzare e semplificare l'accesso ai vari contenuti che produciamo regolarmente.

    Ma soprattutto la struttura. Per riflettere quella che è, sempre di più, la duplice attività del Cise. Infatti, se da un lato non cesseremo mai di produrre analisi e interventi tempestivi e puntuali legati all'attualità della politica italiana e internazionale (raccolti regolarmente nella serie dei Dossier CISE), vogliamo al tempo stesso valorizzare il contributo sempre più importante che i vari studiosi del Cise danno alla ricerca scientifica in ambito italiano e internazionale.

    Una produzione sempre più importante negli anni, nata e prosperata con i tradizionali volumi post-elettorali pubblicati con Il Mulino, ma oggi cresciuta ancora, in termini di altri volumi di ricerca in italiano e in inglese, collaborazioni a reti e progetti di ricerca internazionali, articoli pubblicati sui importanti riviste scientifiche italiane e internazionali.

    E' così che - già dalla home page - le due componenti dell'attualità e della ricerca sono chiaramente distinte e visibili. Perché riflettono l'idea di un'interazione continua: in cui l'attualità della politica è sempre fonte di spunti per nuovi e stimolanti quesiti di ricerca; e in cui la ricerca, condotta col passo più lento della scienza e con metodi di analisi rigorosi, offre poi degli strumenti preziosi per leggere l'attualità della politica.

    E' questo che, a partire dall'idea lanciata ormai quindici anni fa da Roberto D'Alimonte, e che oggi vede impegnato un gruppo di studiosi, abbiamo sempre cercato di fare e che vogliamo continuare a fare sempre meglio. Con molte importanti novità in arrivo già nelle prossime settimane; e soprattutto con un grande ringraziamento a chi ci legge da anni: ci auguriamo che questo nuovo sito vi permetta di farlo ancora meglio.

  • La prospettiva del voto anticipato nell’opinione degli elettori

    Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 2 agosto.

    Lega e M5s continuano a litigare. Il nuovo tema di scontro è la giustizia. Ma la crisi di governo non è alle porte. Così sembra. Eppure gli elettori italiani sono arrivati alla conclusione che questo governo sia arrivato al capolinea e che sia meglio tornare a votare (Tabella 1). È il risultato dell’ultimo sondaggio di Winpoll[1] condotto la scorsa settimana.

    Non è del tutto una novità perché già a maggio in un sondaggio simile il 64% degli intervistati aveva risposto nello stesso modo. In questo sondaggio la percentuale è salita. Adesso è il 72% a preferire il voto alla continuazione dell’attuale governo. È un’opinione condivisa dalla maggioranza degli elettori di tutti i maggiori partiti, con la sola eccezione di quelli del M5S. Questo dato però nasconde un piccolo mistero.

    Tab. 1 – Crisi di governo: secondo lei...

    Che addirittura l’88% degli elettori pentastellati preferiscano che, nonostante tutto, il governo Conte vada avanti non è difficile da spiegare. Visto che in Parlamento rappresentano oltre il 30% degli eletti mentre i sondaggi li danno intorno al 15% dei voti, è razionale che non vogliano nuove elezioni. Ma perché gli elettori del Pd e quelli di Forza Italia dovrebbero preferire il ritorno al voto? In questo sondaggio (Tabella 2), e in altri usciti recentemente, le intenzioni di voto alla Lega vengono stimate tra il 37% e il 39%. Nel nostro caso al 38,9%. Aggiungendo a questa cifra la percentuale stimata per Fratelli d’Italia, cioè il 7,4%, si arriva al 46,3%. Con questi numeri è praticamente certo che in caso di voto anticipato i due partiti otterrebbero insieme la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le camere. Forse gli elettori del Pd e quelli di Forza Italia non lo sanno. Deve essere un difetto di informazione che li spinge a favorire la vittoria di Salvini alle urne.

    Tab. 2 – Intenzioni di voto

    Nel caso degli elettori di Berlusconi, però, potrebbe esserci dell’altro. Dietro la loro preferenza per le elezioni anticipate potrebbe nascondersi la speranza che Salvini alla fine si convinca che sia meglio per lui mettere insieme tutte le componenti del centro-destra e quindi anche Forza Italia, in una coalizione pre-elettorale inclusiva. Un ritorno ai vecchi tempi, con la Lega al posto che una volta era di Forza Italia. Questa ipotesi non è fondata. Come ha fatto capire in tante occasioni, Salvini non ha nessuna intenzione di allearsi a livello nazionale con Forza Italia. Berlusconi rappresenta quel vecchio mondo da cui la Lega di Salvini vuole prendere le distanze. E, come si vede nel nostro sondaggio (Tabella 3), i suoi elettori sono d’accordo con lui. Il 64% preferisce che in caso di elezioni anticipate la Lega si allei solo con Fdi e altri del centro-destra, ad esclusione di Forza Italia. Solo il 18% vorrebbe includere il partito di Berlusconi. Nel sondaggio di maggio questi ultimi erano il 30%. La vecchia alleanza continua a perdere appeal. E questo è vero anche per gli elettori di Fdi, anche se tra di loro la percentuale di chi vorrebbe un centro-destra inclusivo (il 35%) è più alta che tra gli elettori della Lega. Per gli elettori di Forza Italia l’atteggiamento dei loro vecchi alleati è indubbiamente una brutta notizia, visto che addirittura l’85% di loro vorrebbero proprio quella alleanza che gli altri rifiutano.

    Tab. 3 – Secondo lei, se si andasse al voto anticipato, con chi dovrebbe allearsi la Lega?

    Resta il caso degli elettori leghisti. Il 58% di loro vuole le elezioni anticipate. Sono pochi o sono molti? Intanto c’è da dire che sono cresciuti rispetto a qualche mese fa.  Certo, se confrontiamo questa percentuale con quella, per esempio, degli elettori Pd e se aggiungiamo la considerazione che il voto anticipato li premierebbe sono relativamente pochi. Visto che i numeri li danno vincenti perché molti non vogliono andare a votare? D’altro canto però occorre sottolineare che si tratta di elettori di un partito il cui leader è manifestamente contrario ad aprire la crisi. E da questo punto di vista non si può dire che siano pochi. In ogni caso, pochi o molti che siano, il fatto è che il 42% di loro non vuole le elezioni anticipate. Forse è la prudenza. Forse molti non sono convinti che una crisi di governo porti al voto. Altri forse non si fidano dei numeri attuali che li danno vincenti e preferiscono aspettare. Sta di fatto che la loro prudenza è condivisa dal loro leader. Anche Salvini non sembra avere fretta. Le occasioni per aprire una crisi non sono mancate. Ma il leader non ne ha approfittato. Le tendenze elettorali in atto gli danno ragione. La Lega continua a crescere, nonostante i passi falsi moscoviti. Anche Fdi, il futuro alleato, sale e ha superato Forza Italia che continua a sfarinarsi. Il Pd di Zingaretti con il suo 23,8% non va male ma non ha prospettive e quindi non rappresenta un pericolo. E allora forse è meglio superare lo scoglio della prossima legge di bilancio insieme agli attuali alleati e intanto consolidare la crescita nei collegi elettorali del Sud. Poi si vedrà.


    [1] Il sondaggio è stato realizzato da Winpoll Srls con metodo Cawi-Cati-Cami nel periodo compreso tra il 27 ed il 30 luglio 2019 su un campione casuale rappresentativo della popolazione italiana adulta (+18 anni), ponderato per sesso, età ed intenzioni di voto alle europee 2019. Numero interviste: 1500. Margine di errore (con intervallo di confidenza al 99%): 2,3%.

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

    Introduction: Understanding the European Parliament elections of 2019 Luana Russo, Mark N. Franklin, Lorenzo De Sio

    Part I − Comparative Overview

    Much ado about nothing? The EP elections in comparative perspective Davide Angelucci, Luca Carrieri, Mark N. Franklin Party system change in EU countries: long-term instability and cleavage restructuring Vincenzo Emanuele, Bruno Marino Spitzenkandidaten 2.0: From experiment to routine in European elections? Thomas Christiansen, Michael Shackleton Explaining the outcome. Second-order factors still matter, but with an exceptional turnout increase Lorenzo De Sio, Luana Russo, Mark N. Franklin Impact of issues on party performance Nicola Maggini, Lorenzo De Sio, Diego Garzia, Alexander H. Trechsel

    Part II − Results across the 28 EU countries

    Austria: An election overshadowed by Ibiza-gate Sylvia Kritzinger, Carolina Plescia Belgium: Least salient, but very European Louise Hoon Bulgaria: neither a protest, nor a European vote Nikoleta Yordanova Croatia: Towards further fragmentation of the party system Andrija Henjak Cyprus: An election of ‘soft’ phenomena: apathy, incumbent punishment and far right consolidation Giorgos Charalambous Czech Republic: No country for old parties Vlastimil Havlík Denmark: The surprising success of pro-European mainstream parties Julie Hassing Nielsen Estonia: A scene set by the preceding national election Piret Ehin, Liisa Talving Finland: European Elections in the aftermath of national elections Henrik Serup Christensen, Marco Svensson La Rosa France: Setting the stage for 2022 Romain Lachat Germany: Second order but still groundbreaking? Heiko Giebler Greece: A story of government punishment and party-system stabilisation Eftichia Teperoglou Hungary: A paradoxical episode under electoral authoritarianism Gabor Toka Ireland: Something for almost everyone Michael Marsh Italy: Complete overturn among government partners – League doubled, M5S halved Irene Landini, Aldo Paparo Latvia: European expertise matters Janis Ikstens Lithuania: Defeat of Eurosceptic parties in the shadow of a presidential campaign Mazvydas Jastramskis Luxembourg: The permanent downfall of Luxembourg’s dominant party? Patrick Dumont, Raphaël Kies, Dan Schmit Malta: Unstoppable Labour? Marcello Carammia, Roderick Pace Netherlands: A Timmermans (Spitzenkandidaten) effect? Arjan Schakel Poland: A skirmish before the decisive battle Michał Kotnarowski, Mikolaj Czesnik Portugal: Defeat for the right, challenges for the left Marco Lisi Romania: Between national politics and European hopes Sorina Soare, Claudiu Tufis¸ Slovakia: Continuation of electoral earthquakes Peter Spác Slovenia: Split national political identities in EU electoral democracy Simona Kustec Spain: The endless election sequence Enrique Hernandez, Marta Fraile Sweden: We are all the winners Maria Oskarson United Kingdom: European Elections in the run-up to Brexit Kaat Smets Authors’ Biographies
  • La Lega una e trina di Salvini

    Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 23 luglio.

    C’è voluta l’autonomia per alzare il velo sulla grande finzione della politica italiana. Fino ad oggi Matteo Salvini ha fatto credere che esista una sola Lega, una Lega Nazionale, nata nel momento in cui si è andati a votare nel 2018. Quella Lega in realtà non è mai esistita. Era ed è semplicemente un simbolo elettorale. La realtà è che le Leghe sono sempre state tre. La prima si chiama ancora Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, creata da Bossi nel 1991. La seconda è la Lega per Salvini premier, nata ufficialmente nel Dicembre 2017 con tanto di statuto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.  Questi sono i due partiti di cui Salvini è segretario. Unico caso in Europa. A queste due Leghe nel 2018 si è aggiunta la Lega-simbolo elettorale.

    Fino a oggi la finzione di una Lega Nazionale ha funzionato. Sembra che nessuno se ne sia accorto. Né i media, né il Pd, né Forza Italia, né il M5s. Tutti a credere, o a far finta di credere, che esistesse un’unica Lega che avesse messo nel cassetto l’articolo 1 dello statuto della Lega Nord, quello che prevede come missione del partito la creazione della Padania. È grazie a questa finzione che Salvini è riuscito a superare i confini tradizionali della Lega di Bossi.

    Lega Nord, Lega per Salvini premier e Lega-simbolo elettorale convivono. La Lega una e trina di Salvini è stata, e lo è tuttora, una straordinaria operazione politica. Rappresenta il tentativo di trasformare in maniera indolore un partito secessionista in un partito nazionalista e sovranista. Questo è l’obiettivo di Salvini. La scomparsa di AN ha lasciato uno spazio politico a destra che la Meloni non è riuscita a riempire. Ci ha provato Salvini e con successo. La prima tappa è stata la creazione della lista ‘Noi con Salvini’ con cui si è presentato al Sud a livello di elezioni regionali. Non è andata bene. Da lì è passato a ‘La Lega per Salvini premier’. Ma la vera furbizia, e la chiave del successo, è stata la presentazione di un unico simbolo alle politiche del 2018. Non più la Lega Nord al Nord e ‘Noi con Salvini’ al Sud. Semplicemente Lega. Con questa operazione il leader della Lega Nord è riuscito a far credere agli elettori del Sud che fosse sparita la Lega Nord, quella che sparava contro i terroni, e che fosse nata una Lega diversa, per l’appunto nazionale e patriottica.

    Perché Salvini non ha mai fatto un congresso per sancire la fine della Lega Nord e la nascita di una Lega Nazionale? La ragione è semplice. La Lega Nord è una realtà importante. Ha una storia, ha una organizzazione territoriale, ha delle regole. La secessione è cosa del passato, ma l’idea di una diversità del Nord e in particolare del Nord-Est dal resto del paese rimane. Fa parte anche oggi della identità del partito. Questo spiega perché nemmeno il Salvini trionfante nelle urne riesce a fare il passo di convocare un congresso per annunciare che la Lega Nord non esiste più e che è nata la Lega Nazionale. E così si continua con la finzione della Lega una e trina.

    Ma adesso è arrivata l’autonomia e le cose si complicano. I nordisti vogliono l’autonomia. I sudisti no. In mezzo c’è Salvini che vuole una Lega nazionale. Giustamente, dal loro punto di vista, le regioni del Nord governate dalla Lega Nord reclamano che la Lega di Salvini, arrivata al potere a Roma, realizzi almeno in parte quelli che da sempre sono gli obiettivi del partito in cui sono nati e cresciuti. Come andrà a finire dipenderà dal tipo di compromesso che Salvini, attraverso Conte, cercherà di fargli ingoiare e dalla loro reazione. Questo è il momento in cui si scoprono le carte. Il re è nudo. Non si può fare la Lega nazionale e allo stesso tempo realizzare veramente la missione -o il sogno- della Lega Nord. Detto ciò, è probabile comunque che Salvini riesca ancora una volta a spuntarla. Dalla sua ci sono gli straordinari risultati elettorali, la prospettiva di arrivare da solo al governo del paese e la insussistenza delle opposizioni. Alla fine la Lega Nord si dovrà accontentare. Almeno per ora.

    Il compromesso dunque si farà. In fondo non conviene ai leghisti del Nord rompere il giocattolo di una Lega che è diventata il primo partito del Paese. E non conviene ai leghisti del Sud abbandonare il carro del vincitore. E certamente non conviene a Salvini tirare la corda sulla autonomia. Come si fa a credere che possa fare una crisi di governo ora? Una crisi che metterebbe il Nord contro il Sud?  La Lega Nord contro la Lega per Salvini premier, mettendo a nudo la finzione su cui Salvini ha costruito la sua fortuna elettorale. No. Le elezioni adesso metterebbero a rischio il progetto della Lega Nazionale. Per conquistare da solo il governo del paese Salvini ha bisogno del Sud, dei collegi uninominali del Sud. Ha bisogno della pace armata con i Cinque Stelle per crescere al Sud, strappando voti proprio a loro. Ha bisogno di tempo. E per questo ha bisogno che la finzione continui ancora per un po’. Deve solo convincere i nordisti ad avere pazienza. Forse sarà proprio Conte a dargli una mano.

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  • Il congresso scientifico SISP 2019: undici presentazioni CISE

    Settembre si apre con l'evento annuale più importante per la scienza politica italiana: il convegno annuale della Società Italiana di Scienza Politica. L'evento - di respiro internazionale, e che quest'anno si terrà presso l'Università del Salento a Lecce, dal 12 al 14 settembre - ospiterà centinaia di ricercatori italiani e stranieri.

    Anche quest'anno il CISE parteciperà con una nutrita rappresentanza. Saranno ben undici i lavori che verranno presentati e discussi da studiosi CISE durante la conferenza. I temi trattati saranno molteplici e spazieranno dal comportamento di voto a livello locale alle tematiche relative all'Europa ed alla sua politicizzazione.

    Ecco l'elenco delle nostre presentazioni, con i relativi panel e il luogo di svolgimento. Partecipate numerosi!

    Giovedì 12 settembre

    Vincenzo Emanuele
    Bloc without foundations? Class cleavage strength and class bloc electoral support in Western Europe after WWII
    Panel: 9.4 European politics beyond left and right
    13.15-15.00 Monastero - Sala gradonata

    Lorenzo De Sio (con Andrea Ruggeri, Sara Bentivegna, Nicolò Conti, Fabio De Nardis, Stefania Profeti, Alessandra Russo, Laura Sartori, Filippo Tronconi)
    Sessione Plenaria - Le riviste di Scienza Politica in Italia
    17.30-19.15 Edificio Studium 6 - Aula 7-A1

    Venerdì 13 settembre

    Lorenzo Cini e Nicola Maggini
    Il voto a Firenze negli anni della crisi. Un’analisi dell’influenza del disagio socio-economico tra centro e periferia
    Panel: 9.6 e 9.8 (congiunto) Le elezioni locali e regionali nei sistemi di multilevel Governance 09.00-10.45 Studium 6 - Aula 2-B1

    Luca Carrieri e Davide Angelucci
    The Valence Side of the EU: Advocating for National Interests in Europe
    Panel: 12.3a Politicisation and Euroscepticism in the European Union: 'Bottom-up' and 'Top-down' Approaches
     09.00-10.45 Studium 6 - Aula 1-C1

    Nicola Maggini e Alessandro Chiaramonte
    Euroscepticism behind the victory of Eurosceptic parties in the 2018 Italian general election? Not quite like that
    Panel: 12.3b Politicisation and Euroscepticism in the European Union: 'Bottom-up' and 'Top-down' Approaches
    11.15-13.00 Studium 6 - Aula 1-C1

    Davide Angelucci e Maria Giulia Amadio Viceré
    Alive and Kicking? Liberal Intergovernmentalism and the Italian post-EUGS approach on migration
    Panel: 12.6 Turning the tide? The EU Global Strategy's implementation and the EU approach to migration
    14.00-15.45 Donato Valli - Aula 9

    Andres Santana, Jose Rama e Vincenzo Emanuele
    Unexpected partners? The evolving political profiles of the Lega and M5S voters in Italy, 2013-2018 
    Panel: 4.2b La crisi della sinistra in Italia (e in Europa)
    14.00-15.45 Sperimentale Tabacchi - Aula SP7

    Sabato 14 settembre

    Silvia Bolgherini, Selena Grimaldi e Aldo Paparo
    Assessing Voting Multi-Level Congruence in Italy and Spain
    Panel: 10.8 e 9.6b (congiunto) Le elezioni locali e regionali nei sistemi di multilevel governance
    09.00-10.45 Sperimentale Tabacchi - Aula SP4

    Alessandro Chiaramonte e Vincenzo Emanuele
    Party system institutionalization and its consequences on democracy
    Panel: 1.2b Crisi "della" democrazia, o crisi "nella" democrazia?
    11.15-13.00 Studium 6 - Aula 2-B1

    Irene Landini
    Saliency congruence and party preference change: an individual-level comparative analysis in Western Europe
    Panel: 1.2b Crisi "della" democrazia, o crisi "nella" democrazia?
    11.15-13.00 Studium 6 - Aula 2-B1

    Vincenzo Emanuele, Bruno Marino e Davide Angelucci
    The congealing of a new cleavage? The demarcation bloc between identity and competition in the European Parliament elections
    Panel: 9.1b The 2019 European election in Eurosceptic times: still second order elections?
    11.15-13.00 Sperimentale Tabacchi - Aula SP7

    Aldo Paparo, Lorenzo De Sio e Davide Angelucci
    Europe or Italy? The impact of EU-related and domestic issues on vote choice in the 2019 European Parliament election in Italy
    Panel: 9.1b The 2019 European election in Eurosceptic times: still second order elections? 11.15-13.00 Sperimentale Tabacchi - Aula SP7

  • Introducing the Fall 2019 CISE Seminar Series

    With the new year, the CISE Seminar Series is back.  The new series will run from September to December 2019.

    The CISE Seminar Series was born from: 1) the need and interest of the CISE to establish a practice of open discussion for the work in progress of its researchers; 2) the aim to establish and consolidate a network of scientific interaction relating the CISE within the LUISS research community (both in the Department of Political Science and in other departments) and with other universities in the Rome area.

    As a result, it is open to any researcher wishing to present their empirical work in progress (both quantitative and qualitative) on issues of democratic representation broadly meant (e.g., but not limited to, electoral behavior, party competition, party systems, electoral legislation), from any scientific discipline.

    We believe this provides a great opportunity for PhD students, postdocs and faculty engaged in empirical research to discuss their work with an audience that is not necessarily specialized in the specific field, thus providing wide-ranging feedback, and for the audience to learn about the everyday practice of empirical research in the social sciences.

    Logistics

    Seminars will be held on Thursday from 13:00-14:00 in room 409 or 411 of the main building of the Viale Romania LUISS campus.

    It is assumed that all participants have read the paper before the seminar, so that little time (usually 15-20’) will be dedicated to the paper presentation.

    A light lunch will be provided for up to 20 participants; seating is limited, so please register in advance.

    Calendar – Fall 2019 Series

    In this new series, the seminars below will be offered. Registration links for each seminar will appear before the seminar, as well as paper download links after the seminar. Click here to register for the CISE Seminar Mailing List and receive weekly reminders and download links for all seminars.

    19 Sep.
    What Can the "Gendered Psyche" tell us about the Gender Gap in Political Self-Confidence?
    Marta Fraile (European University Institute)

    03 Oct.
    Cultural Background and Civic Culture in East Asia: the ‘Asian Values’ debate reexamined
    Giuseppe Carteny (University of Milan)

    10 Oct.
    The Long-Term Electoral Legacies of Civil War in Young Democracies: Italy, 1946-1968
    Stefano Costalli (University of Florence)

    17 Oct.
    I can’t get no satisfaction. Explaining turnout variations in EP elections through satisfaction with national democracy
    Julien Navarro (Lille Catholic University)

    24 Oct.
    Too small (not) to fail? Testing the Effects of Municipal Amalgamations on Electoral Participation
    Silvia Bolgherini (Universita' di Napoli Federico II)

    31 Oct.
    On the Perils of Presidential Elections for the Stabilization of European Party Systems (1848-2018)
    Fernando Casal Bértoa (The University of Nottingham)

    7 Nov.
    The educational roots of the Italian territorial divide
    Francesco Ferrante (Luiss-Guido Carli)

    14 Nov.
    Ideology in Times of Crisis: A Principal Component Analysis of Votes in the European Parliament, 2004–2019
    Nicolò Fraccaroli (University of Rome-Tor Vergata)

    21 Nov.
    Voting Behavior, Coalitions and Government Strength through a Complex Network Analysis
    Alessandro Chessa (IMT, Institute for Advanced Studies of Lucca)

    28 Nov.
    The Italian electoral algorithm between political and territorial representation: a new procedure for the proportional allocation of seats
    Andrea Scozzari (Unicusano)

    12 Dec.
    The roots of welfare chauvinism in western Europe: key processes behind
    Irene Landini (Luiss-Guido Carli)

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  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

    A guardare l'attualità e i commenti politici degli ultimi mesi, chiunque avrebbe ricavato l'impressione che il vero vincitore delle elezioni del 4 marzo 2018 fosse stato Matteo Salvini, nuovo protagonista della politica italiana; e di conseguenza le tormentate vicende di questo agosto 2019, con la di fatto auto-estromissione di Salvini dal governo, e l'inizio di possibili nuovi scenari, sarebbero apparse incomprensibili.

    Ascolta qui l'intervento di Lorenzo De Sio su "Il voto del cambiamento" a Zapping Radio 1 il 5/9/2019 (da 35'20")

    Non così se si adotta il passo più lento e approfondito della ricerca scientifica, in cui il risultato del 2018 non viene raccontato secondo l'impressione delle prime settimane e mesi dopo il voto, ma affidando a un nutrito gruppo di studiosi di varie università italiane - sotto il coordinamento del Cise - il compito di analizzare il risultato da diversi punti di vista, applicando teorie sviluppate e testate su tutte le grandi democrazie, e utilizzando metodi di analisi rigorosi. Con una riflessione a freddo, svolta nei mesi successivi al voto sulla scorta di abbondanti dati e di una lettura ragionata delle altre analisi. Uno sforzo che Stefano Bartolini e Roberto D'Alimonte inaugurarono ormai quasi 25 anni fa, dando vita a un gruppo di ricerca poi divenuto il Cise, e alla tradizione di una fortunata collana di volumi (da allora adottati in molte università italiane, ma alla portata anche dei semplici cittadini interessati alla politica) che oggi si arricchisce di una nuova riflessione dedicata alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, curata da Alessandro Chiaramonte e Lorenzo De Sio.

    Una riflessione articolata in numerosi aspetti: gli eventi politici che fanno da retroterra alle elezioni e alla definizione dell’offerta politica (Federico De Lucia e Aldo Paparo); le strategie di competizione dei partiti (Vincenzo Emanuele, Nicola Maggini e Aldo Paparo); la campagna elettorale (Cristian Vaccari); la partecipazione al voto (Dario Tuorto); i risultati di voto e i flussi elettorali (Lorenzo De Sio e Matteo Cataldi); il voto sul territorio (Matteo Cataldi e Vincenzo Emanuele); l’impatto della riforma elettorale (Alessandro Chiaramonte, Roberto D'Alimonte e Aldo Paparo); gli eletti (Filippo Tronconi e Luca Verzichelli); l’evoluzione del sistema partitico (Alessandro Chiaramonte e Vincenzo Emanuele).

    Ed è con questa lente più approfondita e accurata che il voto del 4 marzo emerge con caratteristiche inedite, e per certi versi in grado di spiegare l'apparentemente inattesa piega presa dagli eventi politici in questa strana estate del 2019.

    Perché il 2018 è stato un «voto del cambiamento». Un risultato che ha visto vincitori (e successivamente protagonisti al governo) due partiti che segnano una cesura rispetto all’evoluzione della politica italiana nell’ultimo decennio. A partire da quel novembre 2011 (la caduta di Berlusconi e il governo Monti), in cui la Lega Nord passa a un'opposizione in cui resterà per sette anni; e in cui il sostegno di quasi tutte le principali forze politiche a un governo di misure dure e impopolari crea le condizioni per la progressiva crescita di consensi che porterà il Movimento 5 stelle a diventare nel 2013 (e ancor più nel 2018) il primo partito italiano. Così che il 2018 non rappresenta altro che lo sbocco politico, con l'arrivo al governo, di un processo di cambiamento che in termini elettorali era emerso con forza già nel 2013. Con ormai una chiara domanda da parte dell'elettorato di una netta cesura, ovvero di un cambiamento, rispetto ai sette anni di governo tra 2011 e 2018, visto che a essere premiati in modo notevole sono i due principali partiti rimasti ininterrottamente all'opposizione.

    Così leggere oggi queste analisi ci dà una lente per cogliere anche il segno di ciò che abbiamo visto accadere dopo il voto: l'enfasi del governo giallo-verde sull'inversione di rotta rispetto a provvedimenti-simbolo del governo Monti come la legge Fornero; l'impatto dell'innovazione rappresentata da Salvini sulla coalizione di centro-destra (con la vertiginosa ascesa nei sondaggi e il prosciugamento di Forza Italia); e infine - storia di questi giorni - il coinvolgimento anche del centro-sinistra in un processo di cambiamento rispetto a cui in questi mesi si era ancora tenuto ai margini. Da un'analisi approfondita del voto del 4 marzo emergono le dinamiche profonde di questa legislatura.

    A. Chiaramonte, L. De Sio (a cura di)
    Il voto del cambiamento. Le elezioni politiche del 2018
    Bologna, Il Mulino, 2019
    pp. 296, ISBN 978-88-15-28431-0

    Dalla quarta di copertina:

    Al gruppo di ricercatori riunito su iniziativa del Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE) si deve questa approfondita analisi delle elezioni politiche del marzo 2018. Dopo un’introduzione sugli eventi politici che fanno da retroterra alle elezioni e sulla definizione dell’offerta politica, segue una serie di contributi più specifici sulla campagna elettorale, sulle strategie di competizione dei partiti, sui risultati di voto e sui flussi elettorali, sull’impatto della riforma elettorale, sugli eletti, nonché sull’evoluzione del sistema partitico. Viene così fornita un’interpretazione di ampio respiro a un voto che si è connotato soprattutto per il «cambiamento», da cui sono usciti vincitori - e successivamente protagonisti al governo - due partiti (Lega e M5s) che segnano una cesura nel panorama politico italiano dell’ultimo decennio.

  • Disponibile online il dataset sulla volatilità elettorale nelle elezioni europee dal 1979

    Siamo lieti di annunciare la pubblicazione del dataset sulla volatilità elettorale nelle elezioni del Parlamento Europeo dal 1979. Contiene dati sulla volatilità elettorale e le sue componenti interne nelle elezioni per il Parlamento Europeo (PE) in tutti i paesi dell'Unione Europea (UE) a partire dal 1979. Fornisce anche dati sulla volatilità del blocco sia per il blocco di classe che per il blocco demarcazionista (metodologia e criteri per la classificazione nel codebook). Questo dataset verrà aggiornato subito dopo il 26 maggio, in modo da includere anche le elezioni per il Parlamento Europeo del 2019. Questo dataset è curato da Vincenzo Emanuele, Davide Angelucci, Bruno Marino, Leonardo Puleo, Federico Vegetti.

Volumi di ricerca

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008

  • Elettori in movimento. Nuove tecniche di inferenza ecologica per lo studio dei flussi elettorali

  • La legislazione elettorale in Italia. Come migliorarla e perché.

  • Riforme istituzionali e rappresentanza politica nelle Regioni italiane


Dossier CISE

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