Attualità

  • Flussi di voto: a Sassari più di un leghista su due ha votato Todde

    La sconfitta del centro-destra in Sardegna solleva una serie di questioni di portata nazionale. Siamo tornati in una fase di bipolarismo competitivo? È iniziato il calo della popolarità del governo Meloni? I prossimi mesi daranno indicazioni fondamentali per rispondere a questi interrogativi. 

    Intanto, il risultato sardo permette di mettere a fuoco un tema importante, che vale non solo per la Sardegna ma anche per gli scenari nazionali: la gestione della coalizione di centro-destra nel post-Berlusconi. L’analisi dei flussi elettorali a Sassari che abbiamo svolto ce lo rivela chiaramente. 

    La Figura 1 mostra in forma grafica le nostre stime dei flussi elettorali a Sassari fra politiche 2022 e regionali di domenica scorsa. A sinistra sono riportati i bacini elettorali delle politiche, a destra quelli delle regionali. Le diverse bande, colorate in base al bacino 2022 di provenienza, mostrano le transizioni dagli elettorati delle politiche alle regionali. L’altezza di ciascuna banda (così come quella dei rettangoli dei diversi bacini elettorali all’estrema sinistra e destra) è proporzionale al peso sul totale degli elettori.

    Come mostrato dal diagramma, se gli elettori del Pd e quelli del M5s hanno votato in massa Todde, nel centro-destra non si riscontra una simile fedeltà. O meglio, non per tutti i partiti. Infatti, quanti avevano votato Fdi, e anche Fi, hanno scelto Truzzu con tassi molto alti, ma gli elettori della Lega sono stati molto meno fedeli. Appena poco più di un terzo ha votato Truzzu, la maggioranza assoluta (oltre il 60%) ha invece preferito Todde. 

    Fig. 1 – Flussi elettorali fra politiche 2022 (sinistra) e regionali 2024 (destra) nel comune di Sassari.

    I voti della Lega a Sassari alle politiche 2022 sono stati 2.703. Le nostre analisi indicano che più di 1.500 fra questi hanno votato Todde. Alla luce del risicatissimo margine con cui questa si è imposta, non è neanche necessario ipotizzare che un simile comportamento degli elettori leghisti su scala regionale abbia compromesso la vittoria di Truzzu. Sono sufficienti i leghisti infedeli della sola Sassari.E torniamo quindi al punto di carattere nazionale: la gestione della coalizione di centro-destra senza Berlusconi. Il fondamentale ruolo di federatore del centro-destra svolto dal Cavaliere sin dagli albori della Seconda Repubblica poggiava su una serie di elementi cardine.

    La certezza della sua leadership all’interno della coalizione, in un quadro di rapporti di forza ben definiti; la forza economica che era in grado di mettere in campo, che gli permetteva di tenere le redini della coalizione; la generosità che sapeva praticare nella spartizione delle cariche con gli alleati minori, che dipendeva dal controllare comunque la coalizione (vedi i due punti precedenti) e dalla possibilità di garantire (per sé e per le figure del suo partito) opportunità anche al di fuori delle liste elettorali. Ora, il punto cruciale è che per Meloni nulla di tutto questo è vero. Non è scontato che il suo partito resti a lungo il più votato della coalizione, non ha una forza economica autonoma, e non può quindi permettersi di essere generosa: correrebbe il rischio di non essere lei a guidare le danze.

    Per Berlusconi una vittoria del centro-destra era una sua vittoria politica, a prescindere da chi fosse il candidato. Per Meloni no. Per questo si è imposta sul nome di Truzzu a danno di Solinas. Per questo non vuole sostenere Zaia per un nuovo mandato in Veneto. Ma naturalmente queste tensioni interne alla coalizione chiedono un prezzo sul piano elettorale. Da un lato hanno un impatto diretto sugli elettori che vedono la litigiosità. C’è poi anche un effetto indiretto, che passa attraverso le scelte di campagna degli alleati – che magari non si impegnano tanto quanto avrebbero fatto se il candidato fosse stato espresso da loro, e che hanno l’opportunità di indebolire la leader di coalizione in caso di mancata vittoria. Ecco, in Sardegna, come mostrano i nostri dati, il prezzo è stato il governo della regione. Non è detto che sia così dappertutto, e meno che mai su scala nazionale. Però, adesso, gli avversari trovano nella concreta possibilità di vittoria un motivo in più per stare insieme, mentre nel centro-destra i nodi al pettine sono sempre più intricati.  

    Riferimenti bibliografici

    D’Alimonte, R., e De Sio, L. (2024), Prove di ritorno del bipolarismo, «Il Sole 24 Ore», 28 febbraio.

    Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

    Schadee, H.M.A., e Corbetta, P.G., (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.


    NOTA METODOLOGICA

    I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman (1953) alle 140 sezioni elettorali del comune di Sassari. Seguendo Schadee e Corbetta (1984), abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Il valore dell’indice VR è pari a 9,8.

  • Prove di ritorno del bipolarismo

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 28 febbraio 2024

    Per la prima volta dalle elezioni politiche del 2022, il centrodestra ha perso una elezione. Dopo avere vinto in Sicilia, Lazio, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Molise, e provincia di Trento ha perso in Sardegna. Una sconfitta resa più indigesta per Giorgia Meloni perché a risultare sconfitto, seppure per pochi voti, è stato il candidato imposto da lei anche a costo di esonerare senza troppi complimenti il governatore uscente che avrebbe voluto e potuto ricandidarsi. 

    Questo risultato inatteso, ma non del tutto sorprendente, si deve a diversi fattori ma in primis alla ritrovata competitività del centrosinistra. In Sardegna Cinque stelle e Pd hanno fatto un accordo che ha funzionato. In un contesto maggioritario, e quello delle elezioni regionali sarde lo è, uniti si può vincere, divisi si perde di certo. È quello che è successo alle politiche del 2022. La banale verità è che allora il centrodestra ha vinto, per di più con una larga maggioranza, non perché avesse più voti del centrosinistra ma perché si è presentato unito contro avversari divisi.

    In Sardegna le cose sono cambiate. Questa elezione rappresenta un tentativo ancora embrionale, ma significativo, di ricomporre un sistema con due poli competitivi e non più con un polo dominante. Forse siamo alla vigilia di un ritorno a quel bipolarismo che ha caratterizzato la Seconda Repubblica fino al grande successo del M5s nelle elezioni del 2013 e del 2018. Il forse è legato al fatto che questa volta l’accordo tra Cinque Stelle e Pd è statto fatto grazie al “sacrificio” del Pd che ha accettato come candidata comune della coalizione una esponente del M5s. L’alleanza si consoliderà quando avverrà anche il contrario. Le occasioni per questo test non mancheranno.

    Quello che lascia pensare che quanto successo in Sardegna non sia un accordo effimero è il processo di evoluzione dell’elettorato del M5s. Sia nel 2013 che nel 2018, la sfida del Movimento al sistema bipolare dei precedenti 20 anni aveva raccolto consensi trasversali all’asse sinistra destra, ma nel corso della legislatura 2018-2022 i connotati degli elettori pentastellati sono cambiati. Infatti, molti tra coloro che avevano votato M5s provenendo dal centro-destra sono tornati a casa, attratti prima dalla leadership di Salvini (europee 2019) e poi da quella emergente di Giorgia Meloni (politiche 2022). La conseguenza è che gli elettori del Movimento di oggi non sono più così distanti dagli elettori del Pd. E questo rende l’alleanza - organica o no - molto più praticabile e quindi il ritorno ad un assetto bipolare più probabile. Tanto più che anche in Sardegna si sono rivelate illusorie le velleità terzopoliste, come ha ammesso realisticamente Carlo Calenda. 

    La coalizione è importante, ma non basta. Ci vogliono anche i candidati giusti per essere competitivi. Alessandra Todde lo è stata. Il fatto che abbia preso 40.000 voti in più dei partiti che la appoggiavano lo dimostra ampiamente. E tra questi ci sono anche elettori della Lega, come si vede nell’analisi dei flussi fatta da Aldo Paparo al CISE. Una prova ulteriore che i candidati contino viene anche dal Molise dove si è votato pochi mesi fa. Anche lì Pd e Cinque Stelle si sono presentati uniti. Eppure, in una regione dove alle politiche del 2022 avevano raccolto il 47,5%, hanno perso malissimo a causa di un candidato sbagliato che ha fatto una campagna elettorale sbagliata. Anche in quel caso il candidato era del Movimento e per di più era il sindaco del capoluogo di regione. In Sardegna invece è andato tutto per il verso giusto. 

    Per il centrodestra il voto sardo è un campanello d’allarme. I sondaggi dei prossimi mesi diranno se si tratta dell’inizio di una inversione di tendenza o no. Molto dipenderà da come verrà gestito all’interno della coalizione. Al di là delle dichiarazioni pubbliche la sconfitta in Sardegna è destinata a complicare i rapporti tra Fdi e Lega. Saranno i prossimi appuntamenti elettorali regionali e comunali a dirci di più al riguardo. Senza dimenticare che a giugno si vota a livello nazionale per le Europee. I conti si faranno allora. E questo vale a destra, al centro e a sinistra.

  • Premier, elezione, maggioranza e poteri del Quirinale: i quattro nodi da sciogliere sulla via della riforma

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 1 giugno 2023

    L’elezione diretta del premier, invece della elezione diretta del presidente della repubblica, sembra essere l’opzione preferita del centro-destra in tema di riforma costituzionale. Per ora questa è la sola indicazione emersa. Per arrivare a un progetto compiuto ci sono da risolvere quattro problemi.

    Il primo è il collegamento tra elezione del premier e quella del Parlamento. Questo chiama in causa il sistema elettorale. Senza questo collegamento si rischia di eleggere un premier senza una maggioranza di governo. Visto che l’obiettivo della riforma è la stabilità dell’esecutivo, come condizione necessaria di governabilità, la questione è molto rilevante. A livello di comuni e di regioni, dove il capo dell’esecutivo è eletto direttamente dai cittadini, il problema è stato risolto abbinando alla elezione diretta un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza tale da garantire, quasi sempre, alla lista o alla coalizione del sindaco e del presidente eletto la maggioranza assoluta dei seggi in consiglio. 

    Il secondo problema è la modalità di elezione del premier e della maggioranza. Nei comuni per vincere occorre arrivare al 50% dei voti al primo turno. Se nessuno ce la fa, i due candidati più votati si affrontano in un secondo turno. Questo è il ballottaggio classico. Nelle regioni la situazione è più variegata ma in generale prevale il sistema a turno singolo.  A livello nazionale quale sarà la formula? Se si adottasse il turno singolo si corre il rischio di avere un premier eletto da una minoranza, anche solo il 30% o meno. È ragionevole che si punti al doppio turno. Ma vista la opposizione del centro-destra al ballottaggio classico, la soluzione più realistica, ma non la migliore, è il ballottaggio eventuale. Si fissa una soglia, diciamo il 40%, e se nessuno ci arriva scatta il secondo turno cui accedono i due candidati più votati al primo.

    Il terzo problema è il rapporto tra premier eletto e la sua maggioranza. Sia nei comuni che nelle regioni sindaco e presidente possono essere sfiduciati dai rispettivi consigli ma in questo caso si torna alle urne. È questo il meccanismo che effettivamente stabilizza l’esecutivo. Succede, ma molto raramente, che i consiglieri arrivino al punto di rinunciare al seggio e affrontare una nuova campagna elettorale pur di liberarsi di un sindaco o di un presidente diventati sgraditi. Ma questo meccanismo irrigidisce tutto il sistema. Né può essere sostituito dalla sfiducia costruttiva. Infatti se premier e maggioranza sono eletti insieme sarebbe comunque una violazione della volontà popolare la formazione di un governo con lo stesso premier e una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne. E se non andiamo errati il rispetto della volontà popolare è, insieme alla ricerca della stabilità, uno degli obiettivi della riforma.  Aggiungiamo, in tema di rigidità del modello, che nei comuni e nelle regioni anche le dimissioni per qualunque motivo di sindaco e presidente comportano elezioni anticipate. Questo problema però si potrebbe risolvere prevedendo che ai candidati alla sindacatura e alla presidenza si affianchino al momento del voto dei vice che subentrerebbero in caso di necessità.

    Il quarto problema sono i poteri del premier eletto direttamente. Questo chiama in causa il rapporto con il presidente della repubblica. Oggi tra i poteri del capo dello stato tra i più rilevanti ce ne sono due: il potere di nominare il premier e i ministri e quello di sciogliere le camere. In una forma di governo in cui il premier è eletto direttamente dai cittadini va da sé che il presidente perde il potere di nominare il premier.  Ma perderebbe anche quello di nominare i ministri? Ma soprattutto cosa succederà al potere di scioglimento? Resta in capo al presidente della repubblica oppure verrà condiviso tra lui e il premier o addirittura verrà trasferito tout court al premier? 

    È evidente che fino a quando il centro-destra non darà una risposta a queste domande, oltre alle altre questioni sollevate sopra, non si potrà dare un giudizio sul suo progetto di riforma costituzionale. Quello che si può dire oggi è che l’orientamento è quello di adottare anche a livello nazionale quel “modello italiano di governo” che è stato introdotto a livello sub-nazionale negli anni novanta. È un modello originale che nei comuni e nelle regioni funziona, ma la sua trasposizione a livello nazionale comporta problemi di non facile soluzione. L’alternativa, una volta scartata la strada del presidenzialismo e del semi-presidenzialismo, è quella di una razionalizzazione del modello introdotto prima con la legge Mattarella e poi con la legge Calderoli. Questa razionalizzazione si chiama Italicum. Con questo sistema il premier è eletto ‘direttamente’ dai cittadini ma può essere sfiduciato dalle camere senza tornare necessariamente alle urne. È un modello quindi più flessibile e non comporta una revisione dei poteri del presidente della repubblica.

  • Comunali 2023, la vittoria del centrodestra nei comuni superiori: “ritorno al bipolarismo” in attesa del ballottaggio

    Il 14 e 15 maggio è andato in scena il primo turno delle elezioni amministrative in 91 comuni superiori ai 15.000 abitanti. L’articolo scritto precedentemente da Matteo Boldrini e Aldo Paparo ha fotografato la situazione relativa all’affluenza, sottolineando la tendenza in diminuzione della partecipazione elettorale nel Paese. Spostando invece il focus sull’interpretazione dei risultati, possiamo ora derivare importanti indicazioni sui vincitori e i perdenti di queste elezioni. Come muoverci? Un criterio solido è quello di procedere al conteggio del numero di sindaci vincenti per coalizione, disaggregando il dato sia per macroarea geografica che per caratteristica del comune (capoluogo di Provincia), e infine comparandolo con i risultati delle ultime amministrative negli 86 comuni analizzati [1].

    La Tabella 1 evidenzia, innanzitutto, una situazione di partenza di perfetta parità tra le coalizioni di centrodestra e centrosinistra (31 vittorie contro 31), con una quota discreta di comuni governati da sindaci civici (14), e un Movimento 5 Stelle (M5S) quasi del tutto assente (1). Queste amministrative segnano, almeno per quanto concerne i 47 comuni già decisi al primo turno (vedasi la seconda colonna), una rottura dell’equilibrio iniziale, decretando la netta affermazione del centrodestra sul polo di centrosinistra (25 vittorie a 17). Per comprendere come e dove sia stata costruita questa vittoria arrivano in soccorso le colonne successive. Mentre l’ex Zona Rossa e il Sud si caratterizzano come aree di alta competitività tra i due poli (2 a 3 nella prima, 11 a 10 nella seconda), è il Nord a fare la differenza. È infatti qui che il centrodestra domina la competizione amministrativa, conquistando ben 12 comuni, rispetto ai 4 del centrosinistra. L’importanza del Nord per l’affermazione del centrodestra è indirettamente corroborata dall’analisi dell’ultima colonna, dove è riportato il dato dei capoluoghi di Provincia vinti al primo turno, e dove si ripropone invece un sostanziale equilibrio tra i due poli. Qui, infatti, il centrodestra conquista 3 comuni (Latina, Sondrio e Treviso) – 4 considerando Imperia e la vittoria di Claudio Scajola, che però non è sostenuto da liste nazionali di centrodestra – su 6, con il centrosinistra che si riconferma a Brescia e Teramo. Una non novità considerando come, seppur in un clima d’opinione che vede il centrodestra maggioritario nel Paese, le prestazioni del centrosinistra (e soprattutto il Partito Democratico) sono storicamente positivamente correlate con la dimensione dei comuni (Emanuele 2013).

    Questa analisi evidenzia un altro punto essenziale, strettamente legato alla morfologia del sistema partitico. Assistiamo, infatti, a una riduzione marcata della frammentazione del quadro politico. Un fenomeno in divenire, già sottolineato per le elezioni amministrative del 2021 (Maggini e Trastulli 2021) e del 2022 (Emanuele e Paparo 2022), connesso al progressivo e incessante drenaggio di voti dal M5S e dai partiti alla sinistra e alla destra dei due poli.  A questo, oggi si aggiunge il marcato calo di competitività dei civici (passati da 14 a 4) – frutto anche di un’offerta elettorale figlia delle recenti elezioni nazionali del settembre 2022 – riavvicinando così il sistema partitico agli schemi bipolari caratterizzanti la Seconda Repubblica.

    La partita delle amministrative risulta tuttavia ancora aperta, mancando all’appello 39 comuni dove si andrà al ballottaggio nelle giornate del 28 e 29 maggio. La Tabella 2 evidenzia, in tal senso, come in quasi la metà di questi comuni (18 su 39) si riproporrà la sfida tra centrodestra e il centrosinistra, con i primi in leggero vantaggio sui secondi (10 a 8), a cui vanno aggiunti due ballottaggi in cui il centrosinistra sfiderà la coalizione di destra, a guida Lega o Fratelli d’Italia (FDI). Nel complesso, le coalizioni a guida Partito Democratico giungono al ballottaggio in 27 comuni su 39, mentre il centrodestra avanza al secondo turno in 26 città (31 se si considerano le coalizioni a guida Lega o FDI che escludono Forza Italia). A confermare quanto detto precedentemente sulla riduzione della frammentazione del quadro politico, il M5S e le coalizioni alla sinistra del PD raggiungono il secondo turno in sole due occasioni. In riferimento ai capoluoghi, infine, particolare menzione merita la sfida serrata nell’ex feudo rosso, Ancona, dove il centrodestra guidato da Daniele Silvetti (45,1%) risulta in vantaggio sulla candidata del centrosinistra Simonella Ida (41,3%).

    Nota metodologica

    La Sinistra alternativa al PD riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra Potere al Popolo (PAP), Rifondazione (PRC), Partito comunista Rizzo (PC), Partito comunista italiano Arboresi (PCI), Partito comunista dei lavoratori (PCDL), Articolo-1-MDP (MDP), Sinistra italiana (SI), Partito socialista italiano o socialisti (PSI), Centro democratico (CeDem), Italia in Comune (ITCOM), DemA (DemA), Italia dei Valori (IDV), Europa verde (Verdi), Possibile (Possibile), DemoS (Demos) – ma non dal PD.

    Il Centrosinistra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia il PD.

    il Centro riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra  Noi Moderati (NOIDOM), Più Europa (+EU), Azione (AZ), Italia Viva (IV), Noi con l’Italia (NCI), Unione di Centro (UDC), Democrazia Cristiana (DC), Partito Repubblicano (PRI) Volt (Volt) – ma né PD né FI.

    Il Centrodestra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia FI.

    La Destra riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra Lega o Prima + nome del comune (LEGA), Fratelli d’Italia (FDI), Cambiamo Toti (Cambiamo), Popolo della Famiglia (PDF), Partito liberale europeo (PLE), Rinascimento Sgarbi (Sgarbi), Italexit (ITEXIT), Fiamma Tricolore (FT), Movimento Idea Sociale (MIS) – ma non FI.

    I candidati civici sono invece quei candidati non sostenuti da alcuna lista di cui sopra ma soltanto da liste civiche.

    Quindi, se un candidato è sostenuto dal PD o da FI è attribuito al centrosinistra e al centrodestra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno.

    Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo PD e FI che hanno la priorità) in sede di attribuzione pre-elettorale viene segnato come appartenente ad entrambe le aree (vedi ‘Altre formule’). Esempio: se, per ipotesi, Potere al Popolo (PAP) e Azione (AZ) sostengono lo stesso candidato (che non è candidato di nessun partito principale) la coalizione viene indicata come SX-CX. Dopo il voto, si valuterà il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).

    Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico (CIV). Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico.

    Riferimenti bibliografici

    Boldrini, M. e Paparo, A. (2023). ‘Comunali 2023: astensione in crescita ovunque, tiene il Sud’, disponibile su: Comunali 2023: astensione in crescita ovunque, tiene il Sud | CISE (luiss.it)

    Emanuele, V. (2013). ‘Il voto ai partiti nei comuni: La Lega è rintanata nei piccoli centri, nelle grandi città vince il Pd’, in Le Elezioni Politiche 2013, L. De Sio, C. Cataldi e F. De Lucia (a cura di), Dossier CISE, pp. 83-88.

    Emanuele, V. e Paparo, A. (2021). ‘Comunali 2022, il quadro dei vincitori e delle sfide al ballottaggio nei 142 comuni superiori’, disponibile su: Comunali 2022, il quadro dei vincitori e delle sfide al ballottaggio nei 142 comuni superiori | CISE (luiss.it)

    Maggini, N. e Trastulli, F. (2021). ‘“Ritorno al bipolarismo”: il quadro delle vittorie e delle sfide ai ballottaggi nei comuni sopra i 15mila abitanti’, disponibile su: “Ritorno al bipolarismo”: il quadro delle vittorie e delle sfide ai ballottaggi nei comuni sopra i 15mila abitanti | CISE (luiss.it)

    [1] La discrepanza tra i 91 comuni superiori al voto e gli 86 qui esaminati deriva da 5 comuni, esclusi dall’analisi, che precedentemente avevano votato con il sistema elettorale previsto per i comuni inferiori a 15.000 abitanti, rendendo dunque impraticabile il confronto con l’ultima tornata di amministrative.

Ricerca

  • Luiss is hiring! Positions of interest for CISE followers

    An extensive recruitment process has been launched at Luiss University through a 'Call for Expression of Interest' involving 32 new positions for Full/Associate/Assistant Professors across various disciplines.

    The call deadline is next February 15; among the 32 positions, seven are offered within the Department of Political Science (see full list below).

    To the community of CISE readers that are interested in elections, public opinion, political behaviour and political communication, we bring to attention two positions in particular:

    Methods of Political and Social Research

    Excerpt from the call:
    "Primary attention will be given to profiles for the position of Assistant Professor, but expressions of interest from Junior Associate Professors will also be considered ... Candidates are expected to have a strong international publication record on research methods in political and social sciences, both quantitative and qualitative. Experience of survey research (including questionnaire and survey design, survey data analysis also with a multi-level perspective) and/or of experimental designs, including the use of qualitative methods in the social sciences, is appreciated."

    Sociology of Communication

    Excerpt from the call:
    "[Candidates] will be leading scholars with research and teaching experience, and a relevant record of publications and research projects ... Candidates are expected to have a strong international publication record, with a focus on the areas of digitized public spheres and datafication of political communication and political mobilization. Expertise in computational communication analysis and a research interest on digital environments and political communication are desirable."

    In light of possible future collaborations with CISE scholars, we would be especially happy of seeing applications by scholars with specific expertise on public opinion, party politics and political attitudes and behavior.

    Full list of positions advertised in the Department of Political Science:

    Associate/Full Professorships (four positions):

    - AXA Chair in Climate Change;
    - Euro-Mediterranean Studies;
    - Sociology of Communication;
    - Sociology of Migrations and Transnationalism;

    Assistant/Associate Professorships (three positions):

    - History and Culture of Islamic Countries;
    - History of Political Institutions;
    - Methods of Political and Social Research.

  • Who looks up to the Leviathan? Ideology, political trust, and support for restrictive state interventions in times of crisis

    To cite the article:

    Casiraghi, M.C.M., Curini, L., Maggini, N. and Nai, A. (2024). Who looks up to the Leviathan? Ideology, political trust, and support for restrictive state interventions in times of crisis. European Political Science Review. DOI:10.1017/S1755773923000401

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    The extent in which voters from different ideological viewpoints support state interventions to curb crises remains an outstanding conundrum, marred by conflicting evidence. In this article, we test two possible ways out from such puzzle. The role of ideology to explain support for state interventions, we argue, could be (i) conditional upon the ideological nature of the crisis itself (e.g., whether the crisis relates to conservation vs. post-materialist values), or (ii) unfolding indirectly, by moderating the role played by political trust. We present evidence from a conjoint experiment fielded in 2022 on a representative sample of 1,000 Italian citizens, in which respondents were asked whether they support specific governmental interventions to curb a crisis, described under different conditions (e.g., type of crisis, severity). Our results show that the type of crisis matters marginally – right-wing respondents were more likely to support state interventions only in the case of terrorism. More fundamentally, political trust affects the probability to support state interventions, but only for right-wing citizens.

  • Selezione per una posizione biennale (assegno di ricerca) presso il CISE – progetto POSTGEN (scadenza 22 gennaio)

    Da oggi è online il bando per una posizione biennale di assegno di ricerca presso il CISE all'interno del progetto POSTGEN - Generational gap and post-ideological politics in Italy (https://postgen.org/). Il progetto POSTGEN, finanziato con fondi PRIN del Ministero dell'Università e della Ricerca, vede l'unità LUISS cooordinatrice nazionale del progetto (Principal Investigator: Lorenzo De Sio) e coinvolge unità delle Università di Milano Statale, Bologna e Pavia. Il progetto è fortemente innovativo su vari aspetti, dal framework teorico alla raccolta e analisi dei dati, che combina interviste qualitative etnografiche, survey basate su questionario, analisi dei social media mediante algoritmi (vedi descrizione di seguito, oppure direttamente https://postgen.org/ ).

    La figura che cerchiamo (i dettagli nel bando - vedi PDF di seguito) si occuperà dell'analisi quantitativa dei social media anche mediante algoritmi, quindi un punto di vantaggio è la familiarità con Python e/o R. Per questo motivo, la selezione è aperta a considerare anche profili con competenze prevalentemente informatiche.

    Link utili

    Bando:

    Modulo di iscrizione alla procedura di selezione (scadenza: ore 14.00 CET del 22 gennaio 2024):
    http://jsa.luiss.it/LGCAssegni/index.zul?CDS=AS4215

    Il progetto POSTGEN in sintesi:

    Background

    Recent, disruptive political change in the Western world (Brexit; Trump; challenger parties across Europe; the birth in 2018 Italy of the first “populist” government in Western Europe) has deeply challenged theories of voting behavior and party competition, leading most scholars to broad explanations based on populism and irrational publics.

    Recent comparative research (see the ICCP project; see De Sio/Lachat 2020) has shown more specific mechanisms: challenger parties thrive on an ability to mobilize conflict by leveraging issue opportunities across ideological boundaries. This reveals a de-ideologized context, where voters, relying less on traditional ideological alignments, reward innovative post-ideological platforms.

    Still, ICCP research only scratched the surface of a possible de-ideologization process, lacking processual focus (and missed the impact of the Covid crisis, potentially leading to further change).

    The POSTGEN Project

    POSTGEN fills this gap by offering – on the Italian case, lying at the forefront of disruptive political change – an in-depth analysis of the mechanisms and dynamics of possible de-ideologization. It adopts a generation-aware perspective (needed for understanding change) with emphasis on younger generations, and with innovative focus on:

    • time: tracing the (memory and) dynamics of the formation of political attitudes (at the individual, generational, and collective level) and their impact on political behavior;
    • meanings associated to different political issues, and the (lack of) overarching ideological organization thereof;
    • non-political actors and influencers, and their increasing influence in an age of crisis of epistemic authorities.

  • Squeezing Blood from a Turnip? The Resilience of Social Democratic Governmental Power in Western Europe (1871–2022)

    To cite the article:

    Vincenzo Emanuele & Federico Trastulli (2023) Squeezing Blood from a Turnip? The Resilience of Social Democratic Governmental Power in Western Europe (1871–2022), Representation, DOI: 10.1080/00344893.2023.2292174

    The article can be accessed here, first 50 copies free of charge.

    Abstract

    In recent years, a growing body of literature has revived its interest in social democratic parties, emphasising their allegedly irreversible crisis in Western Europe. However, all such accounts focus solely on electoral results, thus neglecting governmental power, the decisive factor to realise social democratic parties’ policy goals. To address this gap, the article tests whether the decline of social democracy is confirmed in terms of governmental power, for which an index that remedies the limitations of existing measures is employed. Through comparative longitudinal analysis on 20 Western European countries and more than 600 legislatures between 1871 and 2022, the article finds that the governmental power of social democracy has remained fundamentally the same as in the golden age of class politics. In particular, in contexts of high party system fragmentation and strong radical left competition, social democratic parties have still managed to secure relevant government positions despite their declining electoral performance.


Volumi di ricerca

  • The Deinstitutionalization of Western European Party Systems

  • Conflict Mobilisation or Problem-Solving? Issue Competition in Western Europe

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008


Dossier CISE

  • Online il Dossier CISE “Le elezioni amministrative del 2019”

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

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