Attualità

  • Riforma elettorale, il nodo delle soglie e il possibile ritorno al premio di maggioranza

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 9 luglio

    I collegi uninominali danno fastidio a tutti. Con l’attuale sistema elettorale i partiti in coalizione sono spinti a scegliere 147 candidati comuni alla Camera e 74 al Senato. È così che in Italia sono stati da sempre utilizzati i collegi uninominali. Questo vuol dire che prima del voto Salvini e Meloni da una parte, così come Letta e Conte dall’altra, dovranno sedersi intorno a un tavolo e litigare sulla spartizione tra loro dei 221 collegi in cui verranno presentati i candidati comuni delle rispettive coalizioni. Visti i rapporti e visti i sondaggi, l’operazione è complicata e insidiosa. Dunque c’è un interesse condiviso ad eliminare i collegi e tornare ad un sistema che preveda solo liste di partito.

    Premio di maggioranza

    Ma il centro-destra non ci sta a tornare ad un sistema che sia solo proporzionale, come vorrebbero il M5s e una bella fetta del Pd. Con il Rosatellum il centro-destra ha concrete speranze di vincere le prossime elezioni e non è disposto a rinunciarci ovviamente. Per questo, rebus sic stantibus, la sola strada percorribile per trovare un accordo bipartisan è quella di sostituite i collegi con il premio di maggioranza. Il Pd lo ha finalmente capito dopo aver flirtato insieme al M5s con il ritorno al proporzionale. In effetti il premio di maggioranza è l’equivalente funzionale del collegio. Sia l’uno che l’altro spingono i partiti ad allearsi prima del voto. Insieme alla sovra-rappresentazione del vincente questo è uno degli effetti maggioritari del sistema proporzionale con premio.

    Il ritorno al premio non sarebbe una sorpresa. Torneremmo alla Calderoli, il famigerato “porcellum” in vigore tra il 2006 e il 2013. In fondo Il proporzionale con premio di maggioranza è uno degli ingredienti del modello italiano di governo introdotto sia nei comuni che nelle regioni. Nel 2005 fu introdotto anche a livello nazionale e anche in quel caso aveva sostituito i collegi uninominali della Mattarella. Adesso verrebbe riproposto in una versione costituzionalizzata. La sentenza della Consulta del 2013 sul porcellum ha fissato un paletto non aggirabile: un sistema proporzionale a premio deve contenere una soglia per farlo scattare. La Corte non ha fissato il suo livello. Ha solo detto che ci vuole. Non è più possibile che una coalizione con il 29% dei voti (il centro-sinistra di Bersani nel 2013) possa ottenere il 54% dei seggi alla Camera.

    Le trattative Pd-Lega

    Il negoziato tra Pd e Lega verterà dunque soprattutto sul livello della soglia per far scattare il premio. Più alta è la soglia, più difficile che scatti il premio. Se il premio non scatta tutti i seggi verrebbero distribuiti proporzionalmente. Va da sé che i proporzionalisti nei due campi vorranno una soglia alta in modo da massimizzare la probabilità di una distribuzione proporzionale di tutti i seggi. I fautori del maggioritario la vorranno più bassa. Poi ci sono i terzo polisti. Anche loro puntano ad una soglia alta in modo da poter giocare il loro pacchetto di seggi dopo il voto se nessuno vincesse il premio.

    Questa non è la sola soglia rilevante da decidere. Indipendentemente dal premio, è importante limitare la frammentazione fissando altre due soglie: una per impedire a partiti nani di prendere seggi , una altra per impedire la formazione di liste del tipo Forza Roma o Forza Milan create al solo scopo di raccattare voti per ottenere il premio. Queste soglie sono già previste nel Rosatellum. Se una lista non ottiene almeno il 3% dei voti non prende seggi e i suoi voti finiscono ai partiti alleati che stanno sopra la soglia. Inoltre, se non ottiene almeno l’1%, i suoi voti finiscono nel cestino.

    Premio di maggioranza al Senato

    E poi c’è la questione del premio di maggioranza al Senato. Adesso vediamo cosa diranno quei giuristi che nel 2005 spinsero il presidente Ciampi ad opporsi al premio nazionale al Senato invocando l’articolo 57 della Costituzione che secondo loro imponeva la regionalizzazione anche del premio. È da lì che è nata la lotteria dei 17 premi regionali. Ma il bello è che senza quella lotteria nelle elezioni del 2006 avremmo visto Prodi vincente alla Camera e Berlusconi al Senato. Un bel pasticcio nel nostro sistema di bicameralismo paritario. Questo per dire quanto sia fragile e soggetto al caso il nostro sistema di formazione dei governi. Ma quand’è che si rimetterà mano a una revisione ordinata e coerente del nostro impianto istituzionale invece di continuare con questi rammendi che non risolvono i problemi di fondo?

  • Testa a testa nei 142 comuni superiori, Sud e Zona rossa al centrosinistra

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 28 giugno

    Con il secondo turno di domenica 26 giugno si chiude questa tornata di elezioni comunali. Le urne hanno consegnato la vittoria al centrosinistra, che riesce non solo a ribaltare l’esito del primo turno, ma anche a migliorare rispetto a 5 anni fa. Due settimane fa, 79 comuni sui 142 sopra i 15.000 abitanti avevano assegnato il sindaco con un bilancio parziale a favore del centrodestra. Considerando anche le coalizioni di destra (quelle che escludono FI), il centrodestra aveva conquistato 34 comuni (la gran parte al Nord) contro i 30 di centrosinistra e sinistra insieme. Il primo turno aveva inoltre decretato la scomparsa del M5S e la timida ricomparsa del Centro (con vittorie in 3 comuni superiori).

    Nei 63 comuni andati al ballottaggio, il centrosinistra ribalta l’esito del primo turno, superando il centrodestra in tutte le zone del paese, incluso il Nord dove si registrano vittorie importanti come a Verona (Tabella 1). Il centrosinistra conquista 23 comuni (24 considerando anche la sinistra alternativa al PD e 25 se si considera l’unico comune conquistato dal M5S, Mottola). Il bilancio non cambia se si considerano nell’ambito del centrodestra anche le vittorie ottenute da candidati di destra non sostenuti da FI. Nei 35 ballottaggi in cui era in gara, il centrodestra vince in 12 comuni (19 su 47 includendo anche la destra). Se da un lato il centrodestra sembra aver pagato le divisioni interne (vedi Verona), dall’altro il dato sembra confermare una strutturale debolezza dei candidati conservatori quando viene meno il traino del voto di lista come succede al ballottaggio.

    Tabella 1 - Chi ha vinto e chi ha perso alle amministrative 2022 nei 142 comuni superiori

    I numeri finali, considerando primo e secondo turno e confrontando i totali con la tornata precedente, offrono un quadro più dinamico di come sono cambiati i rapporti di forza nei 142 comuni. Il centrosinistra, in una tornata in cui partiva svantaggiato (il centrodestra partiva avanti con 45 comuni), migliora sensibilmente rispetto a 5 anni fa. Oggi controlla 51 comuni, contro i 44 della tornata precedente. Il grosso di queste città è al Sud, dove il centrosinistra domina (anche sui civici che qui rispetto a 5 anni fa hanno perso 5 comuni). Il centrosinistra torna inoltre la principale forza politica nella zona rossa: 5 anni fa si registrava una sostanziale parità tra centrosinistra e centrodestra (6 vs 6); oggi il centrosinistra amministra 10 comuni, contro i 5 conquistati dal centrodestra. Rispetto a 5 anni fa, inoltre, si riduce (seppure leggermente) la distanza con il centrodestra al Nord.

    Sul fronte opposto, il centrodestra chiude in pareggio rispetto a 5 anni fa, ma con un sensibile spostamento del baricentro da FI verso la destra: il centrodestra (con FI) perde 5 città, la destra (senza FI) ne guadagna altrettante, per un totale di 53 (un numero pari a quello di 5 anni fa). La forza del centrodestra è prevalentemente localizzata al Nord, dove pure perde però 2 comuni se si considerano centrodestra e destra insieme (30 comuni 5 anni fa contro i 28 di oggi).

    Infine, concentrandosi sui comuni capoluogo, il bilancio finale vede il centrodestra vincente in 12 casi (14 se si considera anche la destra senza FI), il centrosinistra in 10, con 2 comuni (Viterbo e Como) vinti da candidati civici. Anche in questo caso il centrosinistra ha guadagnato posizioni rispetto a 5 anni fa, passando da 5 a 10 comuni, mentre il centrodestra è sceso da 18 a 12.   

  • Quanto vale davvero il «partito» di Di Maio dopo la scissione dei Cinque Stelle

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 26 giugno

    Il sondaggio Winpoll-Sole24Ore che pubblichiamo è l’occasione per fare il punto sulla evoluzione del quadro politico dopo elezioni amministrative e la scissione del M5s. Ed è un quadro che registra novità significative che dovranno essere confermate da altri sondaggi nelle prossime settimane. In tema di intenzioni di voto i due dati più rilevanti riguardano M5s e Fdi e sono la conferma di tendenze in atto da molti mesi: il declino dei Cinque Stelle e la crescita di Fratelli d’Italia. Nel caso del partito di Conte c’era da aspettarsi che la recente scissione dell’ala di Di Maio avrebbe provocato danni accelerando la tendenza negativa e così è.

    Per stimare l’”effetto Di Maio” agli intervistati è stato chiesto sia come avrebbero votato nel caso in cui non fosse presente il partito del ministro degli Esteri sia nel caso in cui ci fosse il suo partito, “Insieme per il Futuro”. Nel primo scenario il Movimento è stimato al 9,9 %. Il dato è inferiore di 2,4 punti percentuali rispetto alla media dei sondaggi della settimana 12-18 Giugno (Termometro Politico). Nel secondo scenario scende al 6,9%, mentre il partito di Di Maio è stimato al 4,7%. Occorre molta prudenza nel valutare entrambi questi dati, soprattutto quello di Insieme per il Futuro. Abbiamo visto in passato cosa è successo nel caso delle scissioni di Alfano, di Bersani e di Renzi. Le stime iniziali erano promettenti ma in tutti questi casi il favore degli elettori è durato poco. Il partito di Alfano è sparito e quelli di Bersani e di Renzi viaggiano sotto il 3%, la soglia minima per ottenere seggi.

    LE INTENZIONI DI VOTO
    Sondaggio realizzato da Winpoll per Il Sole 24 Ore, con 1.000 interviste Cati/Cami (3.256 i rifiuti) condotte il 24 -25 giugno 2022. Popolazione di riferimento: popolazione italiana maschi e femmine dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, regioni, proporzionalmente all’universo della popolazione italiana. Campione stratificato per regioni, casuale ponderato per genere, fasce di età, titolo di studio ed intenzioni di voto alle ultime europee. Margine di errore con intervallo di confidenza al 99%: 2,2%
    Creato con Datawrapper

    Quanto al M5s quello che sta succedendo non può sorprendere. Indipendentemente dalla scissione, le incertezze che ne caratterizzano la linea politica e la leadership spiegano da sole l’accentuazione della tendenza negativa. Il problema però è di fondo e non legato solo a Conte e Di Maio. Lo si vede bene nelle risposte alle domande sull’operato del governo Draghi e sulla politica nei confronti della guerra in Ucraina. Insieme a quelli della Lega gli elettori del Movimento sono quelli più critici sulle sanzioni e sull’invio di armi.

    Il dato pubblicato qui è stimato sulla base dello scenario senza la presenza del partito di Di Maio per cui è lecito ipotizzare che dopo la scissione la percentuale dei pentastellati critici, sia nei confronti del governo che in tema di politica estera, sia ancora più elevata. L’ipotesi è plausibile visto che il raffronto fra gli scenari con e senza il partito di Maio indica che i voti per Insieme per il Futuro vengono prevalentemente dagli attuali elettori del Movimento. Se così è, dopo la scissione , Conte si ritrova in mano un partito sempre meno favorevole a restare al governo o quanto o meno a sostenerne la politica estera. È paradossale che il 44% degli elettori di Fratelli d’Italia, che sta all’opposizione, dia un giudizio favorevole del governo contro il 25% di quelli del Movimento che invece lo sostiene. E la stessa osservazione si può fare a proposito della Lega, visto che solo il 43% giudica molto bene o più bene che male l’operato di Draghi.

    LE SANZIONI ALLA RUSSIA E L’INVIO DI ARMI IN UCRAINA
    Le persone
    I partiti

    A proposito di Fratelli d’Italia ripetiamo quanto già detto in apertura: questo sondaggio ne conferma la tendenza positiva. Per essere precisi, quello che appare qui è una ripresa della sua crescita dopo un periodo di stasi. Il 25,5% stimato oggi rappresenta un picco. La media dei sondaggi della settimana scorsa dava il partito della Meloni al 22,7%. Quasi tre punti in più non sono pochi. D’Altronde in un periodo in cui crescono le paure e i risentimenti legati alla situazione economica e alle prospettive future essere l’unico partito alla opposizione è un vantaggio non da poco. Va da sé che per la Lega di Salvini, ferma intorno al 15%, è una brutta situazione tanto più alla luce delle posizioni di tanti suoi elettori su governo, sanzioni e armi.

    Quanto agli altri partiti, il Pd si conferma il secondo partito del sistema con una percentuale di poco inferiore alla media delle ultime settimane. Riesce a stare sopra il 20% ma non mostra alcuna capacità espansiva. I suoi elettori sono costantemente i più favorevoli al governo e alla sua politica estera, ma questo non gli può bastare per competere efficacemente alle prossime politiche. Adesso dovrà fare i conti con un campo sempre più largo dopo la scissione di Di Maio. Metterlo insieme non sarà facile, viste anche le posizioni critiche degli elettori del M5s. Infatti, come si vede dai dati, su governo Draghi e politica estera i due elettorati sono agli antipodi. I Cinque Stelle sono più vicini alla Lega che al Pd.

    OPERATO DEL GOVERNO DRAGHI
    Le persone
    I partiti

    Chiudiamo su Forza Italia. Il partito di Berlusconi esce bene da questo sondaggio. È da tempo che non si avvicinava al 10%. È un pacchetto di voti prezioso perché sarà decisivo alle prossime elezioni. Sommato ai voti stimati di Fdi e Lega porta la coalizione di centro destra oltre il 50%. Con questa percentuale la maggioranza assoluta dei seggi alle prossime politiche è certa. Ma siamo lontani dal voto e la situazione politica resta molto fragile. Per non parlare di quella economica e finanziaria. I dati presentati qui non sono una novità assoluta. Però, insieme all’esito dei ballottaggi di oggi, potrebbero essere utilizzati per destabilizzare il governo. Speriamo che prevalga il buon senso al di sopra delle convenienze di breve periodo.

  • Ballottaggio Verona, perché è importante la sfida Tommasi-Sboarina (Tosi terzo incomodo)

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore il 24 Giugno

    Tra tutti i comuni in cui si vota Domenica il caso più interessante è Verona. Il ballottaggio vede in campo Damiano Tommasi, candidato civico, sostenuto da tutti i partiti del campo largo (compresi Azione e M5s) e il sindaco uscente Federico Sboarina, sostenuto da Fdi e dalla Lega. Il terzo incomodo è Flavio Tosi, sindaco dal 2007 al 2017, che si è presentato con diverse sue liste e l’appoggio di Forza Italia . Al primo turno Tommasi ha preso 43.102 voti ( 39,8 %), Sboarina 35.405 voti ( 32,7 %) e Tosi  25.866 (23,9) . Verona è una città sostanzialmente di destra. Insieme a Treviso è la più destrorsa delle città venete. L’ultima volta che il centro-sinistra ha vinto qui è stato nel 2002.  Potrebbe succedere di nuovo questa volta per due ragioni.

    La prima è la divisione del centro-destra. Se Tosi avesse appoggiato Sboarina già al primo turno o se lo facesse ora, per Tommasi  la partita sarebbe molto più incerta. L’ex sindaco è un personaggio particolare. Era nella Lega Nord. Ha sfidato Salvini per la segreteria federale e ha sfidato Zaia per la presidenza della regione Veneto. Ha perso su entrambi i fronti e nel 2015 è uscito dalla Lega. Da allora ha giocato una sua partita personale come terzo polo della politica scaligera. Non potendosi ripresentare per un terzo mandato, nel 2017 ha creato una sua coalizione candidando a sindaco l’allora compagna e senatrice della Lega Nord, e oggi moglie, Patrizia Bisinella.  Ha preso il 24,2 (contro il 23,9% di oggi) arrivando al secondo turno, ma ha perso contro Sboarina che si è presentato con l’etichetta di civico mentre oggi è di Fdi.  Il centro-sinistra di allora si è fermato al 21,8% (contro il 39.8% di oggi).

    Nei giorni scorsi, subito dopo essere rimasto escluso dal ballottaggio, Tosi ha aderito a Forza Italia diventandone un punto di riferimento regionale ma ovviamente con ambizioni nazionali. Ha offerto a Sboarina l’apparentamento al secondo turno per non essere accusato di tradire il centro-destra cui Forza Italia per ora appartiene. Ma Sboarina non ha accettato la proposta bollandola come manovra di palazzo. Dire che tra Tosi e il sindaco uscente non corre buon sangue è un eufemismo. E’ un altro caso in cui politica e antropologia sono indissolubilmente legate. Cosa farà Tosi Domenica non lo ha detto pubblicamente, cosa faranno i suoi elettori deciderà l’esito del voto.

    La seconda ragione per cui il centro-sinistra può vincere dopo venti anni è Tommasi stesso. Anche a Verona c’è voglia di nuovo. Il vento del cambiamento spira contro chi ha già governato e non gode di grande popolarità. E’ il caso di Sboarina. E’ un vento che è difficile contrastare soprattutto quando trova una figura che viene percepita come diversa e attraente. Questo è il caso di Tommasi. Al primo turno la sua lista civica ha preso da sola il 16% dei voti.  L’ex calciatore del Verona e della  Roma è un cattolico praticante (con sei figli) in una città dove la religione conta ancora. Tanto che il vescovo dimissionario e conservatore non ha esitato a scendere in campo non proprio a suo favore. Viene percepito a destra e a sinistra come una persona per bene. Non ha mai fatto politica. A Verona ha lavorato nel sociale. Ha fatto una campagna elettorale sotto voce, senza urla e proclami altisonanti. Solo in questi ultimi giorni si è messo a girare la città quartiere per quartiere accompagnato da un gruppo di sostenitori tutti in maglietta gialla.  Per sperare di vincere ha bisogno di portare a votare tutti quelli che lo hanno votato al primo turno , ma per essere sicuro di vincere deve poter contare su una parte dei voti che sono di Tosi.  

    E’ certamente la carta migliore che il centro-sinistra potesse mettere in campo. E’ il tipo di carta che dovrebbe mettere in campo a livello nazionale per essere competitivo. Azzardiamo una previsione: se Tommasi vincerà Domenica e se farà bene come sindaco a Verona, prima o poi lo vedremo giocare un ruolo rilevante a Roma. Sarebbe un ritorno in altra veste.

Ricerca

  • Inside Technocracy: Features and Trajectories of Technocratic Ministers in Italy (1948–2021)

    The article was published on Italian Political Science can be accessed here.

    Abstract

    In recent times, technocratic transformations occurring in the governmental arena of European political systems have prompted growing scholarly interest. This study aims to contribute to this flourishing research agenda by examining the features of Italian technocratic ministers, the underpinnings of their government involvement, and the trajectories they have followed after ruling responsibility from 1948 to 2021. The main findings of the study show that: (a) there is a clear gendered pattern in technocratic appointments; (b) university professors are the most common professional category involved in technocratic appointments; (c) parties are gradually ceding core executive positions to technocratic ministers; (d) technocratic appointments are mainly driven by expertise-related considerations; (e) cases of technocratic ministerial reappointments are negligible; and (f) technocratic ministers take a formal political affiliation, or join top private or public companies after government participation.

  • «Fence-Building» or «Preservation»: The Paths to Social Democratic Nationalist Position-Taking in Western Europe (2008-2018)

    To cite the article:

    Trastulli, F. (2022). «Fence-Building» or «Preservation»: The Paths to Social Democratic Nationalist Position-Taking in Western Europe (2008-2018). Polis 2/2022, 189-218.

    The article was published on Polis can be accessed here.

    Abstract

    Nationalism is generally seen as an issue owned by «traditional-authoritarian-nationalist», typically right-wing parties. However, data on electoral manifestos by the Manifesto Project shows that other formations too adopt nationalist positions. This includes a party family such as Western European social democracy, which traditionally opposed such stances and, as a result, has been largely neglected by the literature on nationalism, especially in terms of empirical investigations. This article investigates under which conditions social democratic parties in this region adopt nationalist positions in their electoral manifestos during the ten-year period following the outbreak of the late-2000s global financial crisis (2008-2018). It does so by performing a crisp-set qualitative comparative analysis, which is able to handle and account for causal complexity in the form of conjunctural causation and equifinality. Such a configurational analysis builds on a theoretical framework positing that high levels of immigration, high ethnic fragmentation, a struggling national economy, and a supportive national public opinion are conducive to nationalist position-taking by parties. The results of the analysis indicate that whilst, as expected, no single condition is alone necessary or sufficient for the outcome of interest, two conjunctural and equifinal paths are sufficient for social democratic parties to endorse nationalist stances: a «fence-building» and a «preservation» scenario.

  • COVID-19 and party competition over the EU: Italy in Early Pandemic Times

    To cite the article:

    Andrea Capati, Marco Improta & Federico Trastulli (2022) COVID-19 and party competition over the EU: Italy in Early Pandemic Times, European Politics and Society, DOI: 10.1080/23745118.2022.2095170.

    The article was published on European Politics and Society can be accessed here.

    Abstract

    Despite receiving much attention in the literature, existing analyses on the impact of Covid-19 on European societies and politics do not investigate the consequences for party competition over the European Union (EU) dimension. To this end, this article asks whether the pandemic affected the salience of the EU issue and the related party positions in Italy during the ‘first wave’ of the crisis. The analysis relies on an original CrowdTangle dataset comprising around 24000 posts from parties’ official Facebook pages, which are thematically coded and subsequently employed in time-series cross-section regression models. The findings show that the pandemic caused a significant increase in salience and polarisation of the EU issue in the Italian party system.

  • More Left or Left No More? An In-depth Analysis of Western European Social Democratic Parties’ Emphasis on Traditional Economic Left Goals (1944–2021)

    To cite the article:

    Trastulli F (2022) More Left or Left No More? An In-depth Analysis of Western European Social Democratic Parties' Emphasis on Traditional Economic Left Goals (1944–2021). Front. Polit. Sci. 4:873948. doi: 10.3389/fpos.2022.873948.

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    The ideological evolution of Western European social democratic parties has received considerable scholarly attention over the decades. The most widespread view concerns the alleged programmatic moderation and convergence with the mainstream right of this party family. However, recent empirical investigations based on electoral manifestos come to different conclusions, highlighting an increase over time in Western European social democratic parties' emphasis on traditional economic left goals, especially in recent years. Hence, this article analyses the evolution of the social democratic programmatic outlook with regard to traditional economic left issues. It does so by relying on Manifesto Project (MARPOR) data about such formations in 369 general elections across 20 Western European countries between 1944 and 2021, employing different indicators of economic left emphasis and time to ensure the robustness of the findings. The analysis shows how, at the aggregate level, social democracy increases its emphasis on traditional economic left issues over time, with the effect driven entirely by the recent post-Great Depression years. However, once disaggregating the results, a more differentiated picture emerges, pointing towards potential causes of concern in terms of measurement validity within the MARPOR data. The article discusses the substantive and, especially, methodological implications of its findings in detail.


Volumi di ricerca

  • The Deinstitutionalization of Western European Party Systems

  • Conflict Mobilisation or Problem-Solving? Issue Competition in Western Europe

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008


Dossier CISE

  • Online il Dossier CISE “Le elezioni amministrative del 2019”

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

  • “Goodbye Zona Rossa”: Online il Dossier CISE sulle elezioni comunali 2018

  • Dossier CISE “Goodbye Zona Rossa”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • “Gli sfidanti al governo”: Online il Dossier CISE sulle elezioni del 4 marzo

  • Dossier CISE “Gli sfidanti al governo”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • The year of challengers? The CISE e-book on issues, public opinion, and elections in 2017

  • The year of challengers? Individual PDF chapters from the CISE e-book

  • “Dall’Europa alla Sicilia”: Online il Dossier CISE su elezioni e opinione pubblica nel 2017