Telescope

  • I flussi di voto: il ruolo dell’astensione, e il ritorno del “muro di Arcore”

    Un ruolo chiave dell'astensione; il ritorno (ma se ne era mai andato?) del "muro di Arcore", ovvero di una sostanziale impermeabilità tra centrosinistra e centrodestra: sono queste le due chiavi di lettura del cambiamento elettorale tra politiche 2022 e europee 2024, come emerge dai flussi elettorali stimati in base al nostro sondaggio preelettorale CAWI. Vediamo più in dettaglio, partendo anzitutto dalle destinazioni del voto 2022. Fatti 100 i voti 2022 di ciascun partito, dove sono andati? I risultati sono nella tabella che segue; il modo più rapido di analizzarli è anzitutto confrontando, per ogni partito, due tassi: il tasso di fedeltà e quello di defezione verso l'astensione. Riguardo al primo, ovvero la capacità di riportare al voto chi ti aveva votato nel 2022, emergono già differenze impressionanti. Al primo posto c'è chiaramente FdI, con il 66% di elettori fedeli, seguito dal Pd con il 60% e da Alleanza Verdi-Sinistra (AVS) con il 58%. I valori sono bassi rispetto a quelli di un confronto politiche su politiche (in cui in genere i tassi di fedeltà di chi vince possono arrivare al 75-80%), e questo ci dice quanto è difficile convincere chi ti ha votato alle politiche a tornare a votarti anche alle europee. Gli altri partiti sono su valori ancora più bassi: Fi al 54%, Lega al 51%, ma soprattutto Azione/Iv/+Europa con il 42%, e il M5s con il 35%. E proprio il dato del M5s ci conduce al secondo indicatore chiave: la defezione verso l'astensione. Qui il M5s è al primo posto, avendo perso verso l'astensione ben il 50% del proprio elettorato. E' un valore altissimo, visto che gli altri partiti invece si attestano su valori di circa la metà: Pd, Azione/Iv/+Europa, Fi e Fdi sono tutti tra 23 e il 26%. Le eccezioni virtuose sono invece Avs (perde solo il 18% dei suoi voti verso l'astensione) e la Lega (addirittura solo il 6%). Ultimo punto fondamentale, relativo alle perdite: in generale il grosso dei flussi si concentra all'interno della stessa area politica (oltre all'ovvia coalizione di governo, abbiamo evidenziato nella stessa area M5s, Avs e Pd), mentre i flussi diretti tra aree sono molto più scarsi. All'interno della stessa area si vede una notevole mobilità (anche se maggiore dentro il centrodestra), mentre le perdite verso l'area opposta sono più scarse. Fanno in parte eccezione il M5s, che perde il 5% dei suoi voti direttamente verso il centrodestra, e la Lega, che perde più di un elettore su dieci verso il Pd (forse un possibile effetto dell'ulteriore spostamento a destra del partito di Salvini, anche attraverso la candidatura di Vannacci).
    Per studiare al meglio i guadagni, invece delle perdite, è utile guardare la tabella delle provenienze (vedi sotto): i voti alle europee dei vari partiti da dove provengono?
    E qui vengono alcuni dati davvero interessanti. Anzitutto il successo di Fratelli d'Italia è prevalentemente alimentato dai propri alleati. Fatti 100 i voti attuali di FdI, 75 vengono da vecchi elettori di FdI, 8 dalla Lega e 4 da Fi. Appena 7 vengono dall'astensione (FdI - assieme a Fi al 3 - è il partito in cui ha pesato meno la rimobilitazione dall'astensione), e solo 3 direttamente dal centrosinistra. Anche la Lega pesca solo dal resto della coalizione, nonché dall'astensione, mentre Forza Italia prende voti rilevanti (oltre uno su dieci) dai centristi, e in parte anche da Pd e M5s. Nel centrosinistra, il Pd pesca dai propri alleati, ma anche dai centristi e addirittura dalla Lega, e prende voti importanti (15 su 100) dall'astensione. Schema simile anche per Avs, che si è alimentata in modo importante con voti provenienti dal Pd (27% dei suoi attuali voti), mentre il M5s ha il tasso di attrazione più basso (su 100 voti, solo 17 vengono da altre provenienze). Infine, non va trascurato che i centristi, pur con una pessima performance, hanno preso qualche voto dal Pd: di fatto 15 su 100 dei loro attuali voti. I dati complessivi sono anche presentati nel diagramma Sankey che segue. L'interpretazione complessiva si può ridurre essenzialmente alle due considerazioni iniziali. La prima è che le elezioni europee sono difficilissime sul piano della mobilitazione: chi non è riuscito a combatterla (il M5s) ha pagato un prezzo molto pesante. La seconda è che i flussi sembrano muoversi quasi esclusivamente all'interno delle classiche aree politiche di centrosinistra e centrodestra, a conferma del permanere di quello che Ilvo Diamanti chiamò il "muro di Arcore", ovvero di una sostanziale bipolarizzazione delle scelte di voto dei cittadini italiani. Si tratta di un aspetto chiave che abbiamo sottolineato molte volte, e tenerne conto sarà imprescindibile per le strategie di coalizione (nelle future elezioni amministrative e politiche) dei partiti italiani.
  • Evento – Le elezioni europee 2024: i risultati e le implicazioni per l’Italia e l’Europa

    Lunedì 17 giugno alle 18:00 si terrà un evento alla Luiss nella Sala delle Colonne, in Viale Pola 12, dedicato alle elezioni europee che si sono appena svolte. L'evento si aprirà con Lorenzo De Sio (Università Luiss Guido Carli) che presenterà i risultati e le analisi del voto, per poi proseguire con una tavola rotonda dove Sergio Fabbrini (Università Luiss Guido Carli), Manuela Moschella (Università di Bologna), Antonella Seddone (Università di Torino) e Sorina Soare (Università di Firenze) delineeranno possibili scenari in prospettiva italiana ed europea Il form di registrazione è disponibile a questo link.
  • Europee: i flussi rivelano instabilità: solo il PD tiene i suoi elettori

    Pubblicato sul Sole 24 Ore l'11 giugno 2024
    I risultati delle elezioni europee hanno mostrato un quadro di sostanziale continuità rispetto alle politiche del 2022. I partiti hanno subito scostamenti, ma nel complesso assai più limitati di quelli osservati fra politiche 2013 ed europee 2014, o fra le politiche 2018 e le europee dell’anno successivo. Più in generale, se consideriamo la straordinaria mobilità elettorale registrata negli ultimi 15 anni, i risultati dello scorso weekend paiono sorprendentemente simili a quelli del 2022. La variazione più rilevante riguarda l’affluenza – calata di quasi 15 punti, e fermatasi (per la prima volta in elezioni di carattere nazionale) al di sotto del 50%. Al netto del calo della partecipazione, che permette ai partiti di mantenere le percentuali del 2022 con molti meno voti in valore assoluto, non si osservano grandi stravolgimenti. Tuttavia, al di là dell’apparente stabilità dei saldi netti fra i risultati aggregati, una più alta instabilità cova sotto la cenere. Ce lo mostrano chiaramente le analisi dei flussi elettorali a partire dai dati a livello di sezione che abbiamo stimato in 8 grandi centri collocati in tutto il territorio nazionale: Torino, Genova, Padova, Bologna, Firenze, Napoli, Taranto e Messina. La tabella mostra sinteticamente le principali evidenze, riportando (per ogni partito e in ogni città) la percentuale degli elettori 2022 che alle europee ha confermato il proprio voto, e quella che invece ha scelto di non votare (o che ha votato il grande partito dello stesso campo). L’unico partito con un elettorato davvero stabile è il Pd. Mantiene oltre i tre quarti dei propri elettori 2022 e non cede niente verso il non voto. Ma è una eccezione. Persino l’altro grande partito vincitore delle europee, Fdi, conferma appena la metà dei propri elettori, e ne perde un terzo in media verso il non voto. Il risultato del partito di Meloni è, come già nel 2022, frutto di un massiccio rimescolamento interno al centrodestra. Infatti, sia la Lega che Fi mantengono poco più di un quinto dei propri elettori 2022, ne cedono fra il 30 e il 40% al non voto, e registrano fuoriuscite significative (in media fra il 20 e il 25%) proprio a vantaggio di Fdi. Infine, il M5s mostra un tasso di fedeltà medio inferiore al 40%: sono addirittura di più gli elettori pentastellati 2022 che si sono astenuti (41% in media). Rispetto al centrodestra, si segnalano meno scambi interni al possibile campo largo: in media, il 10% degli elettori 2022 del M5s defezionano verso il Pd.  
     
  • Chi ha votato chi? Gruppi sociali e voto

    All'indomani del risultato, entriamo nel dettaglio di "chi ha votato chi": ovvero il rapporto tra gruppi sociali e voto, esplorato attraverso i dati del sondaggio pre-elettorale CISE Telescope, riponderato per riflettere i risultati del voto di ieri. Le principali tendenze che emergono sono peraltro largamente in linea con, ad esempio, l'indagine sul 2022 del gruppo di ricerca inter-universitario Itanes (cui il CISE collabora). Vediamole in breve. Voto per sesso: la distanza Fdi-Pd si riduce tra le donne; nel centrodestra, solo la Lega ha un elettorato più femminile Una preferenza delle donne per i partiti di sinistra (soprattutto tra le donne che lavorano) non è una novità, ed è in linea ad esempio con la teoria del modern gender gap (Inglehart e Norris 2000). Una tendenza che sembra emergere in parte anche dai nostri dati, che vedono le donne votare più degli uomini per M5S, Pd. Il voto femminile per la Lega ha invece basi diverse: mentre tra le donne del Pd solo il 13% sono casalinghe, la percentuale sale al 30% tra le donne della Lega. Voto per età: FdI e Pd appaiati tra i giovani; Meloni domina tra i 45-54 e 55-64; tra i più anziani Schlein batte Meloni.   Guardando poi il profilo generazionale dei diversi partiti, - M5S più forte nelle fasce centrali, specie 30-44 e 55-64; - AVS nettamente più forte tra i giovani (18-29 e 30-44); - PD al massimo tra gli over 65, ma forte anche tra i giovani (18-29 e 30-44) dove è primo partito appaiato con FdI; - Azione e Stati Uniti d'Europa concentrati tra i giovanissimi (18-29); - FI nettamente più forte tra i 45-54; - FdI al massimo tra i 45-54, ma molto forte anche nelle classi più anziane; - Lega più forte tra i più anziani, ma anche tra i 30-44. Voto per istruzione: come in passato, i più istruiti a sinistra (e al centro), i meno a destra; M5S come in passato debole tra i laureati Dietro al rapporto tra istruzione e voto si celano differenze di valori. Gli elettori di sinistra tendono a privilegiare la cultura rispetto al successo economico, mentre quelli di destra danno maggiore importanza a quest'ultimo. Ad esempio Piketty (2018) ha recentemente identificato una distinzione tra sinistra "bramina" (alto livello culturale anche in condizioni economiche non particolarmente alte, ad esempio tra gli insegnanti) e destra "mercante" (alto livello economico anche in presenza di livelli di istruzione più bassi, ad esempio tra i commercianti). Voto per religiosità: tra i più religiosi domina FdI, tra i meno religiosi prevale il Pd Vedendo poi l'effetto dei diversi livelli di religiosità all'interno del singolo partito: più religiosità aumenta il voto a FI, alla Lega, ma anche al M5S; si osserva l'effetto opposto per Avs; emergono relazioni meno chiare per gli altri partiti. Gli effetti per FI, Lega e AVS sembrano in relazione al classico effetto della religiosità nella Prima Repubblica, ovvero in cui essere religiosi era in relazione con una visione più tradizionalista e conservatrice della società (e viceversa). Invece per il M5S si può forse congetturare un effetto dovuto al tentativo del M5S di rappresentare le posizioni più pacifiste, ad esempio espresse chiaramente da Papa Francesco. Voto per occupazione: tra autonomi, dipendenti e casalinghi vince FdI, tra i disoccupati il M5S; il Pd prevale tra gli studenti. Tra i pensionati, FdI e Pd appaiati. Il dato forse più interessante è la scarsa rilevanza di una distinzione che per decenni aveva strutturato la politica italiana: quella tra dipendenti e autonomi. La distinzione sembra poco rilevante per il M5S, che invece ha un boom tra i disoccupati; AVS ha un profilo più bilanciato, ma debole tra casalinghi e autonomi. Azione e Stati Uniti d'Europa hanno il proprio punto di forza tra gli studenti; Forza Italia tra gli autonomi e i tra i casalinghi; Fratelli d'Italia ha un profilo uniforme, ma più debole tra disoccupati e studenti. Infine la Lega registra il massimo tra dipendenti e casalinghi; colpisce qui in particolare la debolezza tra gli autonomi, serbatoio storico della vecchia Lega Nord. Voto per classe sociale: Lega e M5S molto più forti nelle classi più svantaggiate; effetti opposti per FdI e in parte anche per il Pd (come per Azione e Stati Uniti d'Europa). Il dato del M5S (molto più forte nelle classi più svantaggiate) è chiaramente in linea con il passato; il profilo simile della Lega è invece in parte una novità. Anche AVS presenta un profilo in parte simile. Il Pd conserva in parte la sua caratterizzazione tra le classi più alte, così come Azione e Stati Uniti d'Europa; mentre Forza Italia ha una caratterizzazione meno chiara. Emerge invece un effetto molto potente per Fratelli d'Italia (appena il 10% nella classe più bassa, fino al 36% nella più alta); con una forte complementarietà con la Lega; al punto da suggerire che - per chi si colloca a destra - la classe sociale di appartenenza permette di predire se si voterà Fratelli d'Italia o Lega.  
  • Permane la frattura città-campagna tra centro-sinistra e centro-destra alle Europee 2024

    Analizzando il voto per ampiezza demografica dei comuni sembrano permanere le differenze città-campagna osservate negli ultimi anni. Il centro-sinistra guadagna voti a scapito del centro-destra man mano che cresce la dimensione del comune. In particolare, i tre partiti di centro-destra (FI, FdI, Lega) diminuiscono monotonicamente all'aumentare della dimensione demografica, passando da un complessivo 52,6 percento nei comuni inferiore ai 5mila abitanti a un 35,9 percento nelle città con oltre 100mila abitanti. Discorso inverso per le forze progressiste (ad eccezione del M5S). Il PD sale di circa 11 punti passando dai micro-comuni (sotto i 5mila abitanti) alle grandi città (sopra i 100mila abitanti). Discorso analogo per AVS, che nelle grandi città ottiene il 9,5 percento. Ciò significa che, considerati insieme, PD e AVS superano il centro-destra nelle grandi città italiane (38,9% contro 35,9%), mentre nei micro-comuni sono sotto di quasi 29 punti.

Ricerca

  • Un polo solo Le elezioni politiche del 2022

    A. Chiaramonte, L. De Sio (a cura di)

    Un polo solo. Le elezioni politiche del 2022

    Bologna, Il Mulino, 2024 pp. 380

    ISBN 978-88-15-38818-6

    È disponibile in libreria "Un polo solo", l' ottavo volume della serie, dedicata alle elezioni politiche, iniziata dai ricercatori CISE a partire dall'elezione del 1994.

    Un approfondito studio delle elezioni politiche del settembre 2022, ricco di dati e analisi originali, di un gruppo di ricercatori riunito su iniziativa del Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE). Dopo un'introduzione sul contesto pre-elettorale - la costruzione dell'offerta politica; le domande espresse dall'opinione pubblica; lo sviluppo della campagna elettorale - segue una dettagliata analisi dei risultati, con focus sulla partecipazione al voto, sui flussi e sui temi decisivi, sul rapporto tra territorio e voto, sul partito vincitore - Fratelli d'Italia. Una serie di contributi inquadra l'elezione in una prospettiva di lungo termine, analizzando gli effetti del sistema elettorale, la selezione della classe parlamentare e l'evoluzione del sistema partitico italiano. È sulla scorta di questa grande messe di dati e di analisi che si costruisce un'interpretazione complessiva che vede il «cambiamento» ancora protagonista, ma anche il ritorno in primo piano di una caratteristica del vecchio bipolarismo, per cui a fare la differenza nella competizione elettorale è stata la capacità dei partiti di «farsi polo». Ma è un polo solo che ha risposto a questo appello, decidendo così il risultato.

    Indice

    Premessa

    I. Partiti, coalizioni e alleanze: il ritorno del primato dell’offerta, di Matteo Boldrini, Marco Improta e Aldo Paparo

    II. Al cuore della rappresentanza. I temi in discussione, tra domanda dell’elettorato e offerta dei partiti, di Lorenzo De Sio, Nicola Maggini ed Elisabetta Mannoni

    III. Divergenti ma non troppo? Le priorità dei cittadini e le strategie dei partiti durante la campagna elettorale, di Luca Carrieri e Cristian Vaccari

    IV. Cronaca di una morte annunciata. La partecipazione elettorale in Italia, 2022, di Davide Angelucci, Federico Trastulli e Dario Tuorto

    V. Un polo solo, al comando: i risultati elettorali e i flussi di voto, di Davide Angelucci, Lorenzo De Sio e Aldo Paparo

    VI. Territorio e voto in Italia alle elezioni politiche del 2022, di Matteo Cataldi, Vincenzo Emanuele e Nicola Maggini

    VII. Fratelli d’Italia. Radici e dinamiche di un successo annunciato, di Davide Angelucci, Gianfranco Baldini e Sorina Soare

    VIII. Maggioritario di risulta. Gli effetti del nuovo sistema elettorale alla sua seconda prova, di Alessandro Chiaramonte, Roberto D’Alimonte e Aldo Paparo

    IX. La rivincita della politica? Il ceto parlamentare alla prova della riduzione dei seggi, di Bruno Marino, Filippo Tronconi e Luca Verzichelli

    X. Un sistema partitico deistituzionalizzato, di Alessandro Chiaramonte, Vincenzo Emanuele e Elisa Volpi

    Conclusioni: un polo solo, e poi?, di Alessandro Chiaramonte e Lorenzo De Sio

    Riferimenti bibliografici

  • Open selection for a 2-year post-doc position at CISE on social media analysis (deadline Apr 10)

    The selection is still open (until Apr 10). The figure we are looking for (details in the call for applications-see PDF below) will deal with quantitative social media analysis, also through computational methods, so that familiarity with Python and/or R (possibly including API access) is an important plus.

    The call for applications is for a two-year post-doctoral position at Luiss Rome within the CISE-run, nationally funded (PRIN) POSTGEN project - Generational gap and post-ideological politics in Italy. The position also offers interesting teaching opportunities; moreover, due to the geographically distributed nature of the project (the Luiss unit, headed by PI Lorenzo De Sio, coordinates three more units in Milan, Bologna and Pavia), applications by non-resident young scholars will be also very seriously considered.

    The project is highly innovative on several aspects, from theoretical framework to data collection and analysis, combining qualitative ethnographic interviews, questionnaire-based surveys, and social media analysis using algorithms and GenAI (see description below, or directly https://postgen.org/ ).

    Position description (from the call)

    The selected postdoctoral researcher will be in charge for specific tasks related to the project work package dedicated to social media, in terms of both data collection and quantitative analysis.

    The ideal candidate has:

    • a background in empirical social research with a quantitative approach;
    • familiarity with manual and automated collection of social media data (including access to social media APIs);
    • familiarity with quantitative analysis of social media data, both with human coding and with algorithmic (supervised and unsupervised) approaches;
    • familiarity with common data analysis software/programming languages (Stata, R, Python);
    • some record of scientific publications;
    • some previous participation to international research projects.

    The selected researcher will actively cooperate with the project team, and will be offered the possibility of a fully-fledged research experience within the POSTGEN project, including full participation to research activities and to the dissemination of the project, ranging from participation to international conferences to significant opportunities for scientific publications on international journals.

    Useful links

    Call for applications
    (legal document in Italian; includes English position description at the end)

    Application form
    (deadline: 14.00 CEST of April 10, 2024)

    POSTGEN in a nutshell:

    Background

    Recent, disruptive political change in the Western world (Brexit; Trump; challenger parties across Europe; the birth in 2018 Italy of the first “populist” government in Western Europe) has deeply challenged theories of voting behavior and party competition, leading most scholars to broad explanations based on populism and irrational publics.

    Recent comparative research (see the ICCP project; see De Sio/Lachat 2020) has shown more specific mechanisms: challenger parties thrive on an ability to mobilize conflict by leveraging issue opportunities across ideological boundaries. This reveals a de-ideologized context, where voters, relying less on traditional ideological alignments, reward innovative post-ideological platforms.

    Still, ICCP research only scratched the surface of a possible de-ideologization process, lacking processual focus (and missed the impact of the Covid crisis, potentially leading to further change).

    The POSTGEN Project

    POSTGEN fills this gap by offering – on the Italian case, lying at the forefront of disruptive political change – an in-depth analysis of the mechanisms and dynamics of possible de-ideologization. It adopts a generation-aware perspective (needed for understanding change) with emphasis on younger generations, and with innovative focus on:

    • time: tracing the (memory and) dynamics of the formation of political attitudes (at the individual, generational, and collective level) and their impact on political behavior;
    • meanings associated to different political issues, and the (lack of) overarching ideological organization thereof;
    • non-political actors and influencers, and their increasing influence in an age of crisis of epistemic authorities.

  • Who looks up to the Leviathan? Ideology, political trust, and support for restrictive state interventions in times of crisis

    To cite the article:

    Casiraghi, M.C.M., Curini, L., Maggini, N. and Nai, A. (2024). Who looks up to the Leviathan? Ideology, political trust, and support for restrictive state interventions in times of crisis. European Political Science Review. DOI:10.1017/S1755773923000401

    The article is open access and can be accessed here.

    Abstract

    The extent in which voters from different ideological viewpoints support state interventions to curb crises remains an outstanding conundrum, marred by conflicting evidence. In this article, we test two possible ways out from such puzzle. The role of ideology to explain support for state interventions, we argue, could be (i) conditional upon the ideological nature of the crisis itself (e.g., whether the crisis relates to conservation vs. post-materialist values), or (ii) unfolding indirectly, by moderating the role played by political trust. We present evidence from a conjoint experiment fielded in 2022 on a representative sample of 1,000 Italian citizens, in which respondents were asked whether they support specific governmental interventions to curb a crisis, described under different conditions (e.g., type of crisis, severity). Our results show that the type of crisis matters marginally – right-wing respondents were more likely to support state interventions only in the case of terrorism. More fundamentally, political trust affects the probability to support state interventions, but only for right-wing citizens.

  • Squeezing Blood from a Turnip? The Resilience of Social Democratic Governmental Power in Western Europe (1871–2022)

    To cite the article:

    Vincenzo Emanuele & Federico Trastulli (2023) Squeezing Blood from a Turnip? The Resilience of Social Democratic Governmental Power in Western Europe (1871–2022), Representation, DOI: 10.1080/00344893.2023.2292174

    The article can be accessed here, first 50 copies free of charge.

    Abstract

    In recent years, a growing body of literature has revived its interest in social democratic parties, emphasising their allegedly irreversible crisis in Western Europe. However, all such accounts focus solely on electoral results, thus neglecting governmental power, the decisive factor to realise social democratic parties’ policy goals. To address this gap, the article tests whether the decline of social democracy is confirmed in terms of governmental power, for which an index that remedies the limitations of existing measures is employed. Through comparative longitudinal analysis on 20 Western European countries and more than 600 legislatures between 1871 and 2022, the article finds that the governmental power of social democracy has remained fundamentally the same as in the golden age of class politics. In particular, in contexts of high party system fragmentation and strong radical left competition, social democratic parties have still managed to secure relevant government positions despite their declining electoral performance.


Volumi di ricerca

  • Un polo solo Le elezioni politiche del 2022

  • The Deinstitutionalization of Western European Party Systems

  • Conflict Mobilisation or Problem-Solving? Issue Competition in Western Europe

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani


Dossier CISE

  • Online il Dossier CISE “Le elezioni amministrative del 2019”

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

  • “Goodbye Zona Rossa”: Online il Dossier CISE sulle elezioni comunali 2018

  • Dossier CISE “Goodbye Zona Rossa”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • “Gli sfidanti al governo”: Online il Dossier CISE sulle elezioni del 4 marzo

  • Dossier CISE “Gli sfidanti al governo”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • The year of challengers? The CISE e-book on issues, public opinion, and elections in 2017

  • The year of challengers? Individual PDF chapters from the CISE e-book

  • “Dall’Europa alla Sicilia”: Online il Dossier CISE su elezioni e opinione pubblica nel 2017