Attualità

  • Il 76% degli italiani preferisce il sistema elettorale maggioritario

    Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 6 Febbraio

    Non sono le intenzioni di voto la parte più interessante dell’ultimo sondaggio Winpoll. Da questo punto di vista il quadro non è cambiato significativamente dopo le recenti elezioni regionali. In Emilia Romagna la Lega è stata sconfitta e in Calabria non è andata particolarmente bene, ma a livello nazionale resta attestata intorno al 32%. Quanto agli altri partiti il Pd sembra aver recuperato in termini di voti la scissione di Italia Viva ed è tornato intorno al 22%, a spese del M5s. Il movimento di Grillo continua a perdere consensi, come Forza Italia. Italia Viva non decolla. Fratelli d’Italia invece consolida il trend positivo iniziato diversi mesi fa. Ed è qui che questo sondaggio diventa interessante.

    L’ ‘effetto Meloni’ non ha ancora una spiegazione convincente, ma c’è. Ai soli intervistati intenzionati a votare per i partiti del centro-destra è stato chiesto di indicare chi dovrebbe essere il leader di questo schieramento (Figura 1). La maggioranza (il 52%) indica Salvini, ma fa impressione il 40% che preferisce la Meloni. Visto che la Lega sopravanza di gran lunga Fdi il dato è sorprendente. Da dove viene dunque questo 40% a favore della leadership della Meloni? Dagli elettori di Fdi, come prevedibile, ma non solo. Quello che colpisce di più è il 28% di elettori di Forza Italia e addirittura il 25% di quelli della Lega. Esiste una sola spiegazione razionale di questa ‘anomalia’. Tra coloro intenzionati a votare oggi Forza Italia e Lega è probabile che si nascondano potenziali elettori di Fdi domani. In realtà sappiamo già che la crescita del partito della Meloni dal 4% delle ultime politiche a oltre il 10% delle stime attuali è dovuto al passaggio di voti da Forza Italia e Lega (e qualcosa anche dal M5s). Quello che il dato del sondaggio Winpoll suggerisce è che questo flusso potrebbe continuare in futuro, alimentato dall’appeal della leader di Fdi.

    Fig. 1 – "Chi dovrebbe essere il leader del centrodestra in Italia" (in % solo tra gli elettori del centrodestra). Fonte: Winpoll

    Dinamiche in parte simili a quelle che abbiamo appena descritto all’interno del centro-destra si notano anche tra Pd e M5s. In questo caso la domanda rivolta ai soli elettori del campione intenzionati a votare M5s verteva sul tema del rapporto tra i due partiti (Figura 2). Alleanza strutturale o terza via? Per il 62% degli intervistati il Movimento dovrebbe rimanere indipendente. Solo il 26% vede con favore una confluenza in una coalizione di centrosinistra. Il divario è netto e si riflette anche nella posizione della classe dirigente del Movimento, divisa tra chi vorrebbe consolidare l’alleanza con il Pd già per le prossime regionali e chi invece preferisce mantenere libertà di azione. Il dato non depone a favore del rilancio del Movimento. La verità nuda e cruda è che una parte di quel 33% di elettori che lo avevano votato alle politiche del 2018 hanno già fatto una scelta di campo spostandosi verso Lega e Fdi da una parte e verso il Pd dall’altra. La maggioranza di quelli che sono rimasti vuole tornare al movimento delle origini. Resta quel 26% di elettori cui non dispiace l’alleanza strutturale con il Pd. Sono quelli che un giorno potrebbero trasferirsi direttamente nel partito di Zingaretti. Le prossime elezioni regionali ci diranno se questa ipotesi è fondata o meno.

    Fig. 2 – Il futuro del M5S (in % solo tra gli elettori 5 Stelle). Fonte: Winpoll

    Le leggi elettorali non interessano agli italiani. Sono cose complicate e difficili da spiegare. Ma visto che giace in Parlamento una proposta presentata dai partiti della maggioranza che punta al ritorno al proporzionale abbiamo provato a sondare cosa ne pensano gli elettori. Chiedere se preferissero un sistema proporzionale o un sistema maggioritario è inutile. La stragrande maggioranza non conosce la differenza. È un po’ più comprensibile la scelta tra un sistema in cui sono i cittadini a votare una coalizione pre-elettorale con un candidato-presidente e un sistema in cui si votano i partiti che poi decidono il governo (Figura 3).

    Fig. 3 – Gli italiani e la legge elettorale. Fonte: Winpoll

    Anche con questa formulazione il 35% degli intervistati non ha risposto. Ma tra quelli che invece lo hanno, il 76 % si è dichiarato a favore della prima opzione e solo il 24% ha scelto la seconda. Ammettiamo pure che una diversa formulazione della domanda avrebbe potuto dare un risultato diverso, ma non lo avrebbe cambiato radicalmente. Agli Italiani piace l’idea di avere direttamente una voce in capitolo nella scelta del governo, come avviene a livello comunale e regionale. In ogni caso è un ragionamento inutile. Su questa materia l’opinione del pubblico non conta, né conta l’interesse di lungo periodo del paese.  Il referendum Segni del 1993 è stato un accidente della storia. Quello che conta sono le convenienze contingenti dei partiti e in particolare dei partiti al governo. E il proporzionale oggi va bene a tutti. Gli elettori se ne faranno una ragione.

  • CISE Public Opinion Trends – from the Luiss SOG Monthly Report 2/2020

    Da ormai più di un anno, il CISE collabora attivamente - curando la sezione Public Opinion Trends - al "Monthly Report" (in inglese) sulla politica italiana pubblicato dalla Luiss School of Government. Il Monthly Report della SOG mira a fornire ad analisti, giornalisti e investitori internazionali una guida allo scenario politico, al processo decisionale e alle tendenze dell'opinione pubblica in Italia.
    Ripubblichiamo di seguito i contenuti della sezione Public Opinion Trends, a cura del CISE, dal Monthly Report di Febbraio 2020. L'intero rapporto è scaricabile
    qui.

    The polls

    In the last week of January and at the regional elections in Emilia-Romagna and Calabria, the League still polled above 30% (31.4%) (Table 1). However, a slight negative trend (-1 percentage point) is apparent compared to the December surveys. Although this is just a slight drop, it is noteworthy that this occurred in the context of an electoral competition (in particular, the one in Emilia-Romagna) in which the leader of the League, Matteo Salvini, invested a massive effort in a clear attempt to politicize and nationalize the regional vote. It is still too early to establish whether this is the beginning of a more structural decline and whether (and to what extent) the outcome of the regional elections in EmiliaRomagna is affecting the electoral support for the League at national level, but after four months (September – December, 2019) of substantial electoral stability, the party has suffered electoral losses for the first time.

    Tab. 1 – Electoral trends in recent surveys

    However, if the League goes down in the polls, its coalition ally, Brothers of Italy (FdI,) goes up in parallel. In fact, Giorgia Meloni's (no longer) small party has grown by almost one percentage point compared to December, stabilizing above 10%. Silvio Berlusconi's party also recovered slightly (+0.4 percentage points compared to December), although Go Italy (FI) has been steadily under 10% share months and is reduced to being the smallest party in the centre-right coalition.

    These data clearly signal that the League's electoral losses have been reabsorbed by the partners of the centre-right coalition. This dynamic clearly leaves the electoral competitiveness of the coalition unchanged (and in fact it remains the strongest one in terms of votes, even compared to a possible enlarged centre-left coalition), but it could have major consequences on the dynamics within the coalition: in the centre-right, the electoral success of the League is now increasingly challenged by the rise of Brothers of Italy (FdI), whose potential for electoral expansion is high and extends to those voters who, for now, vote for the League. As we already signalled in previous reports, there are voters who are voting for Salvini today, but who consider FdI a plausible option in future elections.
    Moving to the centre-left camp, the data show greater stability than observed in the centre-right (a clue that the electoral trends observed among the parties of the centre-right are to be attributed to flows within the centre-right coalition rather than to outflows). The PD remains substantially stable at around 18.9%, just over 0.3 percentage points up compared to the performance of December. Electoral prospects for Matteo Renzi's party (Italy Alive) have instead worsened: the party has lost almost 1 percentage point compared to December. The experiment started by the former secretary of the PD does not therefore seem to be getting the desired results and remains stuck on a meagre 4%.

    But the grass is no greener elsewhere. The Five Star Movement, currently in government with the PD and with Italy Alive, continues its electoral decline. Compared to the last month of 2019, the party has lost 0.7 percentage points and more than three percentage points compared to October 2019. The party is clearly suffering critical losses and, on the top of this, its organizational structure is seriously undermined after the resignation of its political leader, Luigi Di Maio.

    The regional election in Emilia-Romagna and its national consequences

    The victory of the centre-left candidate, Stefano Bonaccini, in the elections in Emilia-Romagna went beyond expectations. The 7.8% gap between the newly re-elected regional President (who got 51.4% of the votes) and the Northern League candidate, Lucia Borgonzoni (who got 43.6% of the votes), was greater than the pre-election polls predicted (Table 2).

    Tab. 2 – Electoral results of single parties and coalitions in Emilia-Romagna in the last national, European, and regional elections[1]

    The victory of the centre-left was mainly a personal and local success for Bonaccini, a success that certainly rewarded the good governance of the region. However, the result in Emilia-Romagna goes far beyond the region. In fact, there is no doubt that this result helps stabilize the Conte government.

    For the Five Star Movement this election (as well as that in Calabria) confirms a by now consolidated negative trend. It is true that at the local level the performance of the Movement has rarely been brilliant, but now we are witnessing a real landslide among its electorate: from 27.5% in the general elections, to 12.9% in the European elections, down to 4.7% in the regional elections. Where did the voters of the Movement go? And why did they move away from their party?

    The analysis of the electoral flows in some cities in Emilia-Romagna (Figure 1) clearly shows that many of those who voted for the Movement in the European elections, decided to vote for Bonaccini in the regional elections. The Movement had previously lost a good chunk of its right-oriented voters, who were mobilized by Salvini; now the party is losing those voters who came from the left and are now returning there. And this is a phenomenon that should make the Movement's leadership think carefully about its national strategy and in particular about its relations with the current government ally (the PD). Especially since this result highlights a clear return to a bipolar structure in politics with two competing groupings and two leading parties within them (the PD and the League). In fact, the two major groupings together collected a total of 93.7% of the votes, with the Democratic Party and the League together getting 66.7% of the votes.

    Fig. 1 – Electoral flows in Reggio Emilia between the European elections in 2019 (left-side of the figure) and the regional elections in 2020 (right-side of the figure)

    In conclusion, for the Democratic Party this election was a positive one, also due to the strong mobilization of the youth and the Sardines Movement. Young people were precisely those who voted massively for the Democratic Party (and its allies). For the League and most importantly for its leader Matteo Salvini, it was a clear political defeat. True, the League is still around 32% in the region; however, the nationalization and politicization strategy adopted by the party, which tried to weaken the national government by means of these regional elections, was not rewarded. As for the Five Star Movement, the defeat in Emilia-Romagna, is a clear sign of the crisis that the party is going through. Meanwhile, the ‘battle’ slowly moves to other regions where regional elections will be held in the spring, including Tuscany - another 'red' stronghold at risk - where the League has obtained positive electoral performances in recent times.


    [1] In the upper part of the table the proportional results are shown (for the general elections of March 2018, the votes expressly assigned to the parties are reported, before the assignment of the votes to the only supported candidate in the district); in the lower part majoritarian results are used. In the upper part of the table, each row adds the results of the related parties, regardless of the coalition of which they were part. The ‘Left parties’ category includes: PRC, PC, PCI, PAP, SEL, SI, MDP, LeU, RC, PCL. The category ‘Other centre-left parties’ includes: Insieme, PSI, IDV, Radicali, +EU, Verdi, CD, DemA. The ‘Centre parties’ category includes: NCI, UDC, NCD, FLI, SC, CP, NCD, AP, DC, PDF, PLI, PRI, UDEUR, Idea. In the ‘Right parties’ category are included: La Destra, MNS, FN, FT, CPI, DivB, ITagliIT. In the lower part the results of the candidates (single-member district) are added,classified according to the criteria indicated below. For the general election in 2018 and the regional elections in 2020, we considered as the votes of candidates the votes received by the coalitions (supporting a candidate, premier or governor). ‘Left alternative to PD’ brings together all the candidates supported by at least one among PAP, RC, PRC, PCI, PC, MDP, Leu, SI, SEL, PCL, Insieme, PSI, + EU, CD, DemA, Verdi, IDV, Radicali - but not by the PD. The ‘Centre-left’ is made up of candidates whose supporting coalitions include the PD; the ‘Centre’ brings together all the candidates supported by at least one among NCI, UDC, CP, NCD, FLI, SC, PDF, DC, PRI, PLI (but neither by the PD nor FI / PDL). The ‘Centre-Right’ is made up of candidates whose supporting coalitions include FI (or the PDL). The ‘Right’ brings together all the candidates supported by the League, FDI, La Destra, MNS, FN, FT, CasaPound, DivBell, ITagliIT – but not by FI (or the PDL)

  • A Modena e Reggio gli elettori grillini premiano Bonaccini

    A Modena e Reggio nell’Emilia il centrosinistra prima delle elezioni regionali partiva da uno stato di salute migliore rispetto ai capoluoghi “limitrofi” di Parma e a Piacenza. Negli ultimi due comuni il Partito Democratico, il principale azionista della coalizione guidata da Stefano Bonaccini, era scivolato dietro alla Lega alle Europee del 2019, così come la coalizione di centrosinistra aveva perso a favore del centrodestra alle politiche del 2018. A Modena e Reggio, invece, il centrodestra non era riuscito a sfondare: alle Europee il margine di vantaggio del PD nei confronti della Lega era superiore ai 10 punti in entrambi i comuni. Alle elezioni regionali il distacco tra la coalizione di centrosinistra e quella di centrodestra è arrivato oltre venti punti percentuali (28 a Modena, oltre 23 a Reggio) mentre quello tra PD e Lega si è allargato a 16.6 punti a Modena e a oltre i 13 a Reggio.

    A cosa è dovuto questo incremento del successo? Guardando ai flussi elettorali di ciascun comune possiamo trovare un comune denominatore, già riscontrato per altri comuni, ovvero sia il voto degli elettori del MoVimento 5 Stelle. Guardando alle Figure 1 e 2 concernenti i flussi a Modena, si evince che la coalizione guidata da Bonaccini, è riuscita a tenersi stretto il proprio elettorato sia rispetto alle politiche del 2018 (Figura 1) sia rispetto alle europee del 2019 (Figura 2), così come del resto è riuscita a fare la coalizione di centrodestra e la Lega in particolare (diverso è il caso di Fratelli d’Italia, dove una consistente parte dell’elettorato del 2018 ha defezionato verso il non-voto, mentre circa un 20% dei suoi elettori nel 2019 ha optato addirittura per la coalizione di centrosinistra). Semmai è stato l’elettorato grillino a spostare ulteriormente l’ago della bilancia a favore di Bonaccini. Rispetto all’exploit del 2018, quasi un elettore su due (47%) ha scelto Bonaccini; rispetto al 2019 ben il 76% ha virato sul centrosinistra (e solo il 16% verso il candidato pentastellato Benini). Gli elettori del MoVimento 5 Stelle, dunque, hanno fatto una precisa scelta di campo. Nella debacle grillina, la luce in fondo al tunnel potrebbe essere quel 30% di elettori del 2018 che in questa tornata ha optato per il non-voto. Un potenziale di rimobilitazione, quindi, potrebbe esserci per la compagine grillina.

    Fig. 1 – Flussi elettorali a Modena fra politiche 2018 (sinistra) e regionali 2020 (destra), percentuali sull’intero elettorato

    Fig. 2 – Flussi elettorali a Modena fra europee 2019 (sinistra) e regionali 2020 (destra), percentuali sull’intero elettorato

    Le Figure 3 e 4 danno conto invece dei flussi di Reggio Emilia. Anche qui il trend è simile a quello registrato per Modena, anche se con delle differenze. Se le due coalizioni riescono sostanzialmente a trattenere i propri elettori sia rispetto alle politiche 2018 (Figura 3) che rispetto alle europee 2019 (Figura 4), è pur vero che in questo caso si nota uno spostamento del 10% dell’elettorato dalla Lega verso Bonaccini. Una percentuale non trascurabile se si pensa alla polarizzazione tra le due coalizioni e in particolare alla distanza tra la Lega e Bonaccini. In ogni caso, a far allargare la forbice tra le due coalizioni sono stati sicuramente gli elettori del MoVimento 5 Stelle, sebbene con una tendenza meno marcata rispetto a Modena. Difatti “solamente” il 36% degli elettori pentastellati del 2018 e soprattutto “solo” 51% di quelli del 2019 (rispetto al 76% registrato a Modena) ha optato per Bonaccini. Quasi un quarto degli elettori grillini ha invece scelto Lucia Borgonzoni, una percentuale più alta anche rispetto agli elettori che hanno scelto Benini (22%). Anche qui, il potenziale di rimobilitazione il MoVimento lo può ritrovare in quegli elettori del 2018 (27%) che in queste elezioni hanno optato per il non-voto.

    Fig. 3 – Flussi elettorali a Reggio Emilia fra politiche 2018 (sinistra) e regionali 2020 (destra), percentuali sull’intero elettorato

    Fig. 4 – Flussi elettorali a  Reggio Emilia fra europee 2019 (sinistra) e regionali 2020 (destra), percentuali sull’intero elettorato

    Concludendo, sebbene il centrosinistra a Modena e Reggio partisse da una situazione più favorevole rispetto ad altri comuni capoluogo limitrofi, è indubbio che come per il resto della regione, siano stati gli elettori grillini a garantire al centrosinistra un ampio distacco rispetto alla coalizione a guida Lega.


    NOTA METODOLOGICA

    I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman (1953) alle 160 sezioni elettorali del comune di Reggio Emilia e alle 190 sezioni del comune di Modena. Seguendo Schadee e Corbetta (1984), abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Sui flussi Politiche 2018-Regionali 2020, il valore dell’indice VR è pari a 11,8 per il comune di Modena e 10,6 per il comune di Reggio Emilia. Sui flussi Europee 2019-Regionali 2020 il valore dell’indice VR è pari a 8,1 per il comune di Modena e 7,4 per il comune di Reggio Emilia.

    Tab. 1 – Flussi elettorali a Modena fra politiche 2018 e regionali 2020, provenienze

    Tab. 2 – Flussi elettorali a Modena fra europee 2019 e regionali 2020, provenienze

    Tab. 3 – Flussi elettorali a Reggio Emilia fra politiche 2018 e regionali 2020, provenienze

    Tab. 4 – Flussi elettorali a Reggio Emilia fra europee 2019 e regionali 2020, provenienze

  • La geografia del voto in Emilia-Romagna: le aree inurbane non sono diventate di destra, lo erano già

    La vittoria del centrosinistra alle elezioni in Emilia-Romagna è andata oltre le previsioni. Il 7.7% di scarto tra il neo-rieletto Stefano Bonaccini e la candidata della Lega Nord Lucia Borgonzoni è maggiore di quanto non dicessero i sondaggi precedenti le elezioni. Non solo, come è già stato segnalato in un altro articolo del CISE (Vittori 2020), se si tiene conto che il PD non era il primo partito in Emilia-Romagna da due anni e che la coalizione di centrodestra era prevalente sia alle elezioni politiche sia sommando i risultati delle Europee, si può capire l'importanza del risultato.

    Nonostante l'Emilia-Romagna, con la Toscana, rappresenti la regione "rossa" per eccellenza (dal punto di vista elettorale) grazie a un dominio ininterrotto del PCI prima e dei suoi epigoni poi, il partito di riferimento del centrosinistra sino a poco tempo fa stava attraversando una crisi di consensi che non aveva risparmiato nemmeno questa regione. Nel 2018 era stato il MoVimento 5 Stelle il primo partito in regione, nel 2019 la Lega. Con queste elezioni il PD si riprende lo scettro di primo partito superando di 2.7 punti (34.7% a 32%) la Lega, che in ogni caso ottiene un risultato altrettanto rilevante.

    Ma le dinamiche del voto quali sono state? Se da un lato è evidente, come è stato già segnalato, che vi sia una discrasia tra i “grandi” comuni in cui il PD e il centrosinistra hanno avuto performance lusinghiere e i piccoli centri, dove invece è stata la Lega e il centrodestra a prevalere, vi sono dinamiche che è bene scandagliare nel dettaglio. Dal raffronto tra le elezioni europee del 2019 e quelle regionali del 26 Gennaio emergono delle tendenze che danno conto di un andamento differente rispetto alla fotografia del voto scattata all’indomani delle elezioni (Tabella 1). In particolare, emerge come a livello regionale, il PD e il centrosinistra abbiano aumentato i propri voti di 4.3 e 12.8 punti percentuali rispetto alle europee. Un dato più ampio rispetto ai comuni capoluogo dove l’aumento è stato rispettivamente di 1.8 e 12.4 per cento. Al contrario la Lega ha ridotto il proprio bagaglio di voto sia nei comuni capoluogo (-2.4 punti) che nei comuni non capoluogo (-1.4) corrispondenti a un calo della coalizione di centrodestra di rispettivamente 1.1 e 0.9 punti.

    Tab. 1 – Variazioni in punti percentuali e tassi di variazione tra le elezioni regionali del 2020 e le elezioni europee del 2019 per i principali partiti e le principali coalizioni. Dettaglio per provincia, comuni capoluogo e comuni non capoluogo

    Certamente, stiamo parlando di aree – i comuni non capoluogo – dove la Lega aveva raggiunto il proprio massimo storico e su cui probabilmente il proprio bacino potenziale di votanti si stava esaurendo, rispetto al PD dove invece alle Europee il risultato in termini percentuali non era stato esaltante e il margine di ripresa era più ampio. Purtuttavia, questo rimane un dato interessante che segnala che se il voto urbano abbia chiaramente premiato il PD, questo partito e la coalizione di centrosinistra nella sua interezza sono riusciti a ri-mobilitare il proprio elettorato dove era meno forte la penetrazione territoriale dell’anno precedente.

    Scorrendo i dati per provincia poi, si notano anche altri risultati interessanti: la “dotta” Bologna ha sì garantito al PD il 39.3% e alla coalizione il 64,8%; tuttavia rispetto alle Europee, nel comune il PD è arretrato di un punto (la colazione invece è cresciuta di ben 12.8 punti percentuali). Fuori dal comune il PD va meglio (più 4.6 punti), mentre la Lega va meno peggio (-2.4) rispetto al solo comune (-3.3). Anche nelle province a marca leghista, quali Piacenza e Ferrara, il PD e il centrosinistra riescono ad aumentare i propri voti in maniera rilevante. A Piacenza di 4.2 punti nel capoluogo (+10.3 per la coalizione di centrosinistra) e di 4.7 nei comuni non capoluogo (+9.8 per la coalizione): sorprende vedere (ma anche in questo caso con le cautele dovute al fatto che si tratta di un incremento percentuale il cui dato di partenza è modesto) come nei comuni non capoluogo di Piacenza, la coalizione sia cresciuta del 41.5% rispetto all’anno precedente (il PD del 30.9%). Un discorso simile vale anche per Ferrara, sebbene in questo caso la Lega nei comuni non capoluogo abbia aumentato i propri voti di 0.9 punti e la coalizione di centrodestra di 2.3. Anche a Rimini, dove il centrodestra è storicamente stato più forte che in altre province (già nel 2016 la Lega aveva il 12.4% ed era la prima forza del centrodestra) e dove i seggi uninominali alla Camera e al Senato erano andati al centrodestra, il PD e il centrosinistra registrano il maggior aumento rispetto a tutte le altre province. Sei punti nel comune capoluogo e 5.9 nei comuni non capoluogo per il partito e +14.4 e +14.2 per la coalizione, corrispondenti a un +41.9 nel comune capoluogo e a un +46.7 nei comuni non capoluogo.

    Dovendo quindi trarre un primo bilancio sulla perifericità del voto si potrebbe concludere che in realtà la frattura tra le periferie (a destra) e il centro (a sinistra) non è affatto nuova nel panorama emiliano-romagnolo. Più che sorprendersi ora, si sarebbe dovuti rimanere impressionati alle passate elezioni, dove questo trend era già presente. Certo non è la situazione di cinque o dieci anni orsono; né tuttavia vi sono stati stravolgimenti così acuti rispetto al 2019. Tuttavia, se qualcosa è cambiato in questa elezione è cambiato a favore del PD e del centrosinistra anche nella “periferia” dove la Lega e il centrodestra rimangono comunque molto forti, a dispetto del calo subito.

Ricerca

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

    La notizia testimonia come sta cambiando il mondo della ricerca e i modelli di pubblicazione: molte case editrici universitarie stanno optando sempre più per rendere disponibili i propri prodotti di ricerca in Open Access, ovvero ad accesso libero e gratuito in forma elettronica (politica da tempo adottata dal CISE per i suoi Dossier divulgativi). Tra queste la Firenze University Press, che - nel suo programma di conversione ad Open Access di molti volumi di ricerca - ha ripubblicato ad accesso libero pochi giorni fa un volume nato nel CISE e pubblicato nel 2011: La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani.

    Il timing, peraltro casuale, appare tuttavia tempestivo. Anzitutto perché il tema della sopravvivenza e del cambiamento della vecchia subcultura politica "rossa" è tornato di grande attualità, a causa delle trasformazioni del Pd e della sinistra, e con l'occasione delle cruciali elezioni regionali in Emilia-Romagna; in secondo luogo, per l'imminenza delle elezioni in Toscana.

    E rileggere - a distanza di quasi dieci anni - "La politica cambia, i valori restano?" risulta stimolante per vari motivi. Il risultato principale era infatti per certi versi profetico. In superficie, l'apparente stabilità elettorale sembrava garantire che nulla stesse cambiando. In realtà, andando più in profondità, emergeva che da un lato c'era sì una certa stabilità in termini di valori di fondo della società toscana (testimoniata ad esempio da una vitalità dell'associazionismo e del volontariato); dall'altro, tuttavia, il rapporto con le forze politiche che per decenni avevano testimoniato ed espresso quei valori si era indebolito e incrinato, anche per la percezione di un crescente allontanamento di queste ultime dal rapporto coi cittadini e con il loro sistema di valori. Di qui la possibile disponibilità dei cittadini a sostenere anche nuove forze politiche.

    Analisi profetiche, quindi, visto che è proprio poco dopo la pubblicazione di quella ricerca che anche la Toscana vedrà - come le altre regioni italiane - una forte affermazione del Movimento 5 stelle, e in seguito un'ulteriore crisi del tradizionale rapporto tra partiti e cittadini, con i successi della Lega. E il problema - a sinistra - della capacità di coniugare buona amministrazione e testimonianza di valori risulta più aperto che mai.


    La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani, pubblicato nel 2011, raccoglie i risultati della ricerca "Cultura politica, democrazia e partecipazione in Toscana", condotta tra 2008 e 2010 dal CISE presso l’Università di Firenze, sotto la direzione di Lorenzo De Sio e con la collaborazione di Antonio Floridia, Erika Cellini, Katia Cigliuti, Graziana Corica, Rosa Di Gioia, Lucia Fagnini, Vittorio Mete e Valentina Pappalardo.

    Dalla quarta di copertina:

    Come vedono i toscani la politica? Che rapporto hanno con essa? C’è qualcosa di diverso rispetto alla «subcultura rossa» della Prima Repubblica? Da questa ricerca, commissionata dalla Regione Toscana e condotta dal Centro Italiano Studi Elettorali con un approccio misto, quantitativo e qualitativo, emergono risposte articolate. Da un lato, è viva e in salute la partecipazione associativa, espressione di una tradizione che viene da lontano. Dall’altro, emerge invece un declino della partecipazione politica, assieme a elementi di tensione nel rapporto tra cittadini, partiti e istituzioni. Segni inevitabili del grande cambiamento simbolico e organizzativo che ha investito i partiti di massa. E che li pone di fronte a sfide inedite, per mantenere quel dialogo vitale che i toscani esigono dalla loro classe politica.

  • Spring 2020: Six CISE-sponsored seminars within the Luiss DiSP Seminar Series

    Spring 2020: starting from February 19th, the regular Department Seminar Series resumes at the Luiss Department of Political Science (DiSP). Within the Department Seminar series, we at CISE have contributed by organizing six seminars, related to our research interests in political representation.

    19 February 2020, h 13:00-14:30 (Room 409, Viale Romania 32)
    Party Competition in Western Europe: Introducing the Issue Competition Comparative Project (ICCP)
    Lorenzo De Sio (Luiss)

    13 May 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    A Cleavage Theory of Political Parties
    Liesbet Hooghe (European University Institute)
    Gary Marks (European University Institute)

    20 May 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Political Entrepreneurship: The Rise of Challenger Parties in Europe
    Catherine De Vries (Bocconi University)

    3 Giugno 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Turning the Tide? Italy and the post-EUGS Approach on Migration
    Maria Giulia Amadio Vicerè (Luiss)
    Davide Angelucci (Luiss)

    10 Giugno 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Fragmented Electorates. Multiple Identities and Cross-Pressured voters
    Ruth Dassonneville (Université de Montréal)

    16 Giugno 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    (Title TBD)
    Bernard Grofman (University of California, Irvine)

    Here the full calendar of the DiSP Seminar Series:

    19 February 2020, h 13:00-14:30 (Room 409, Viale Romania 32)
    Party Competition in Western Europe: Introducing the Issue Competition Comparative Project (ICCP)
    Lorenzo De Sio (Luiss)

    4 March 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    De-Centering European Foreign Policy
    Stephan Keukeleire (KL Leuven)

    11 March 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    National parliaments 10 years after the entry into force of the Lisbon Treaty: A balance
    Diane Fromage (Maastricht University)

    18 March 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    The UK Parliament under Pressure: the impact of Brexit, 2016-2020
    Robert Blackburn (King's College London)

    25 March 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Knowledge Economies and Destabilised Polities
    David Soskice (London School of Economics and Political Science)

    1 April 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Fiscal Unions: Economic Integration in Europe and the United States
    Tiziano Zgaga (Luiss)
    Tomasz Wozniakowski (Hertie School)

    8 April 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Transitional Justice and Democracy
    Valentina Gentile (Luiss)

    15 April 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Equality, Freedom and Democracy- Europe After the Great Recession
    Leonardo Morlino (Luiss)

    29 April 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Brexit, UK and the Evolution of the Territorial Constitution
    Peter Leyland (SOAS University of London)

    6 May 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Questioning the EU Constitution- A case of over-constitutionalisation
    Takis Tridimas (King's College London)
    Eleni Frantziou (Durham University)

    13 May 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    A Cleavage Theory of Political Parties
    Liesbet Hooghe (European University Institute)
    Gary Marks (European University Institute)

    20 May 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Political Entrepreneurship: The Rise of Challenger Parties in Europe
    Catherine De Vries (Bocconi University)

    27 May 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Europe's Forgotten Revolution: Peasant Power, Social Mobilization, and Communism in the Southern Italian Countryside, 1943-1945
    Rosario Forlenza (Luiss)

    3 Giugno 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Turning the Tide? Italy and the post-EUGS Approach on Migration
    Maria Giulia Amadio Vicerè (Luiss)
    Davide Angelucci (Luiss)

    10 Giugno 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Fragmented Electorates. Multiple Identities and Cross-Pressured voters
    Ruth Dassonneville (Université de Montréal)

    16 Giugno 2020, h 13:00-14:30 (Room 411, Viale Romania 32)
    Title TBD
    Bernard Grofman (University of California, Irvine)

  • Filling the Void? Political Responsiveness of Populist Parties

    Per citare l'articolo:

    Carolina Plescia, Sylvia Kritzinger & Lorenzo De Sio (2019) "Filling the Void? Political Responsiveness of Populist Parties", Representation, 55:4, 513-533, DOI: 10.1080/00344893.2019.1635197

    Scarica l'articolo qui.

    Abstract:

    This paper examines the responsiveness of populist parties to the salience of issues amongst the public focusing on a large number of issues on which parties campaign during elections. The paper investigates both left- and right-wing populist parties comparatively in three countries, namely Austria, Germany and Italy. We find that while populist parties carry out an important responsiveness function, they are only slightly more responsive than their mainstream counterparts on the issues they own. The results of this paper have important implications for our understanding of political representation and the future of the populist appeal.

  • Call for Applications: Luiss University PhD Program in Politics

    The Department of Political Science at LUISS invites applications for five fully-funded PhD scholarships to commence PhD studies in the academic year 2020/2021.

    The PhD program is in English, has a duration of four years and includes coursework and training in research methods in the first year.
    Supervision will be mainly provided by Professors members of the Academic Board. The program also facilitates exchanges with partner universities abroad and provides additional financial support to enable such study periods and field work.

    The Department of Political Science has excellence in a number of research clusters and we invite research proposals specifically in these areas: Regional and Global Governance, EU Institutions and Policy-making, Communication Studies, Parliaments, Elections and Political Representation, Politics and Institutions: History, Normative Theory and Current Practices. Applicants are also encouraged to familiarise themselves with the expertise of the members of the Academic Board which determines the range of supervision that is available in the program.

    In particular, we at CISE are keen to supervise quantitative projects oriented towards voting behaviour, party competition and party systems in comparative perspective.

    The deadline for submitting applications is on the 7th of February 2020, 16:00 (CET)

    APPLY HERE


Volumi di ricerca

  • “La politica cambia, i valori restano” ripubblicato in Open Access

  • Il voto del cambiamento: le elezioni politiche del 2018

  • Cleavages, Institutions and Competition

  • Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective

  • Terremoto elettorale. Le elezioni politiche del 2013

  • Competizione e spazio politico. Le elezioni si vincono davvero al centro?

  • La politica cambia, i valori restano? Una ricerca sulla cultura politica dei cittadini toscani

  • Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008

  • Elettori in movimento. Nuove tecniche di inferenza ecologica per lo studio dei flussi elettorali

  • La legislazione elettorale in Italia. Come migliorarla e perché.


Dossier CISE

  • The European Parliament Elections of 2019 – individual chapters in PDF

  • The European Parliament Elections of 2019 – the e-book

  • “Goodbye Zona Rossa”: Online il Dossier CISE sulle elezioni comunali 2018

  • Dossier CISE “Goodbye Zona Rossa”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • “Gli sfidanti al governo”: Online il Dossier CISE sulle elezioni del 4 marzo

  • Dossier CISE “Gli sfidanti al governo”: Scarica i singoli articoli in PDF

  • The year of challengers? The CISE e-book on issues, public opinion, and elections in 2017

  • The year of challengers? Individual PDF chapters from the CISE e-book

  • “Dall’Europa alla Sicilia”: Online il Dossier CISE su elezioni e opinione pubblica nel 2017

  • Dossier CISE “Dall’Europa alla Sicilia”: Scarica i singoli articoli in PDF