Comunali in Sicilia, il M5S scompare ma il Pd non può esultare

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di Vincenzo Emanuele

Con due settimane di ritardo rispetto al resto del paese, la Sicilia ha votato per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali di 142 comuni di cui 20 superiori ai 15.000 abitanti[1] e quattro capoluoghi di provincia.

Il contesto in cui si è svolta questa tornata elettorale è stato caratterizzato da una grande frammentazione dell’offerta politica e da una sostanziale destrutturazione del sistema di alleanze consolidatosi nel corso della Seconda Repubblica (elementi già emersi alle regionali dello scorso Ottobre). Nei 20 comuni superiori si sono presentati una media di 6,3 candidati sindaco e 15,3 liste. Delle 306 liste complessivamente presenti, ben 168 (il 54,9%) facevano riferimento a candidati “terzi” rispetto a quelli sostenuti dal Pd e dal Pdl: la capacità aggregante dei due (ex) grandi partiti è decisamente venuta meno.

La situazione di partenza nei 20 comuni superiori era nettamente favorevole al centrodestra: il Pdl e i suoi alleati governavano 12 comuni contro i 4 del Pd e i 3 dell’Udc, mentre Licata (AG) era amministrato da un sindaco esponente di una lista civica (vedi Tabella 1). Eppure le precedenti comunali, risalenti agli anni 2008-2011, non scontavano ancora il boom del Movimento 5 Stelle, esploso in Sicilia alle regionali di Ottobre[2] (15%) e confermatosi alle politiche di febbraio come la prima forza politica dell’Isola (33,5%).

Tab. 1 Comunali in Sicilia 2013: situazione di partenza e risultati dopo il primo turno nei 20 comuni superiori.

 

Nonostante si trattasse di elezioni comunali e perciò molto spesso dominate da fattori locali, era comunque plausibile attendersi un consolidamento del partito di Grillo e la conquista di molte città, conseguenza quasi inevitabile per un partito che raccoglieva oltre un terzo dei voti dei siciliani.

E invece dopo l’onda inarrestabile delle regionali e delle politiche è arrivata la risacca delle comunali: il Movimento è sostanzialmente scomparso dall’Isola, portando a casa solo il ballottaggio di Ragusa. Per il resto, come possiamo notare osservando la Tabella 3, si riduce ad un misero 3,8%, con una perdita di quasi 173.000 voti e 30 punti rispetto alle politiche. In nessuno dei 19 comuni in cui si presenta la lista raggiunge la doppia cifra ed in generale supera il 6% solo a Ragusa e a Palma di Montechiaro.

In attesa dei ballottaggi, che definiranno i contorni delle vittorie e delle sconfitte per le diverse forze politiche, il primo turno ha già emesso i propri (pochi) verdetti: 4 comuni sono infatti già stati assegnati, contro gli 11 della scorsa tornata decisi al primo turno (ulteriore segno dell’accresciuta frammentazione del sistema). Dopo 13 anni, il centrosinistra riconquista una storica roccaforte della destra berlusconiana come Catania, ancora con Enzo Bianco, già sindaco negli anni della “Primavera siciliana”, dal 1993 al 2000. Gli altri 3 comuni già assegnati sono Licata e Gravina di Catania, in cui vince il centrodestra, e Carlentini, in cui vince una coalizione guidata dall’Udc.

Tab. 2 Coalizione vincente e prospetto dei ballottaggi nei comuni superiori, Sicilia 2013.

 

Come vediamo nelle Tabelle 1 e 2, il quadro dei 16 ballottaggi è piuttosto variegato: il Pd e i suoi alleati ne conquistano la metà esatta, 8, e in 6 di questi partono in vantaggio dopo il primo turno. Il Pdl e i suoi alleati ne conquistano 7, ma sono in vantaggio solo a Palma di Montechiaro e a Giarre, mentre negli altri dovranno provare la rimonta. L’Udc proverà a conquistare i comuni di Piazza Armerina e Modica partendo da una posizione di vantaggio sui candidati avversari. Spicca poi la presenza di candidati civici che hanno ottenuto grandi risultati: sono ben 11, su un totale di 32 candidati al ballottaggio, quelli che non fanno riferimento ad alcun partito “nazionale”: in 5 casi questi candidati partono davanti e in 2 comuni, Mascalucia e Rosolini, la sfida al ballottaggio sarà tutta giocata tra candidati “civici”. Infine vi sono 3 casi di ballottaggi che vedono la presenza di partiti “minori”: a Palma di Montechiaro c’è un esponente di Cantiere popolare (il partito di Saverio Romano e degli ex cuffariani), a Biancavilla sarà Fratelli d’Italia a sfidare il Pd, mentre a Partinico la lista del “Megafono” del Presidente della Regione Crocetta parte in testa. Nel complesso, le sfide tra Pd e Pdl sono solamente 2 su 16 (Aci Sant’Antonio e Comiso). Nei ballottaggi del resto del paese erano invece ben 36 su 66. E questo è un ulteriore dato che attesta il preoccupante stato di liquefazione del sistema partitico siciliano che si configura come autentico caso estremo in un quadro nazionale di per sé già alquanto destrutturato.

Oltre alla sostanziale scomparsa del M5S, in queste ore i commentatori, forse sulla scia del successo del partito nel resto d’Italia, enfatizzano il grande risultato del Pd siciliano. Eppure i dati ci dicono che non è affatto così. Se escludiamo la vittoria di Catania, imputabile più alla popolarità di Bianco che al successo del suo partito, il Pd non ha molto da festeggiare. In 8 comuni su 16 non va neppure al ballottaggio e le liste democratiche arretrano rispetto alle politiche di 7,8 punti di media (-43.000 voti), con punte fra il 10 e il 15% a Messina, in alcuni comuni del catanese e a Palma di Montechiaro. Il partito resta aggrappato ad un misero 10,4% rimanendo per mezzo punto sotto al Pdl (10,9%). Il Pd amministrava 4 comuni: proverà a tenere Modica e Biancavilla al ballottaggio, ma i suoi sindaci sono già stati battuti a Piazza Armerina e Mascalucia. Fra 2 settimane il conteggio delle sue vittorie sarà probabilmente più generoso dei quattro comuni in cui era uscente. In questo senso si può parlare di “vittoria”. Ma è una vittoria ottenuta in retromarcia, grazie alla scomparsa o al crollo dei suoi competitors.

Tab. 3 Percentuali di voto di Pdl, Pd e M5S nei 20 comuni superiori, confronto Politiche-Comunali 2013.

 

Chi senza dubbio alcuno ha perso le amministrative in Sicilia è il Pdl. Dopo 15 anni di dominio assoluto sull’Isola (si pensi allo storico 61-0 delle politiche del 2001), il partito di Berlusconi, già sconfitto un anno fa alle comunali di Palermo e alle regionali ad ottobre, aveva mantenuto la maggioranza relativa (come coalizione) al Senato lo scorso febbraio, pur risultando secondo alle spalle di Grillo alla Camera. In questa tornata amministrativa registra un cospicuo arretramento. Il Pdl governava 12 comuni su 20, fra cui Catania, Messina, Ragusa e Siracusa. Oggi rimane fuori dai ballottaggi in tutti e 4 i capoluoghi, nonché a Scordia, Comiso, Carlentini e Rosolini. Fra due settimane le sue vittorie totali oscilleranno fra 2 e 9, un risultato comunque inferiore alle 12 città in cui era uscente. Le sue liste, inoltre, registrano ovunque un’emorragia di consensi seconda solo a quella del M5S: pur risultando il primo partito dell’Isola, nei 20 comuni in questione il Pdl perde oltre 97.000 voti rispetto alle politiche (16,8 punti), passando dal 27,8% al 10,9% e risultando ovunque con percentuali inferiori al 17% (vedi Tabella 3).

Infine, diamo uno sguardo al rendimento degli “incumbents” (Tabella 4), ossia i sindaci uscenti: erano 8. Di questi 2 sono già stati eliminati (Catania e Piazza Armerina), e altrettanti sono stati rieletti (Gravina di Catania e Carlentini). Nelle altre 4 città proveranno a confermarsi alla guida dei rispettivi comuni al ballottaggio, partendo in 2 casi da una posizione di vantaggio (Biancavilla, Partinico), mentre in altre due città inseguono il rivale (Adrano, Comiso). E’ però interessante notare che in ben 3 casi su 8 l’incumbent ha modificato la propria colorazione politica rispetto alle precedenti comunali: a Carlentini il sindaco (ex Pdl) si è presentato in una coalizione guidata dall’Udc, mentre il primo cittadino di Adrano ha fatto esattamente il percorso opposto, passando dallo scudocrociato al partito di Berlusconi. A Partinico, invece, il sindaco eletto sotto le insegne dell’Udc è oggi sostenuto dal Megafono di Crocetta.

Tab. 4 Il rendimento dei sindaci uscenti, Sicilia 2013.



[1] In seguito ad una modifica della legge elettorale regionale per l’elezione dei consigli comunali dell’Isola (legge n° 6/2011), anche in Sicilia, come nel resto d’Italia, i ballottaggi hanno luogo solo nei comuni superiori ai 15.000 abitanti (non più in quelli superiori ai 10.000, che in queste elezioni erano 39).

[2] Per un’analisi delle elezioni regionali siciliane vedi il Dossier Cise 3, a cura di Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele.

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Vincenzo Emanuele è ricercatore in Scienza Politica presso la LUISS Guido Carli di Roma. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze con una tesi sul processo di nazionalizzazione del voto in Europa occidentale e le sue possibili determinanti. La sua tesi ha vinto il Premio 'Enrico Melchionda' conferita alle tesi di dottorato in Scienze Politiche discusse nel triennio 2012-2014 e il Premio 'Celso Ghini' come miglior tesi di dottorato in materia elettorale del biennio 2013-2014. È membro del CISE, di ITANES (Italian National Election Studies) e co-coordinatore del Research Network in Political Parties, Party Systems and Elections del CES (Council of European Studies). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle elezioni e i sistemi di partito in prospettiva comparata, con particolare riferimento ai processi di nazionalizzazione e istituzionalizzazione. Ha pubblicato articoli su Comparative Political Studies, Party Politics, South European Society and Politics, Government and Opposition, Regional and Federal Studies, Journal of Contemporary European Research, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. La sua monografia Cleavages, institutions, and competition. Understanding vote nationalization in Western Europe (1965-2015) è edita da Rowman and Littlefield/ECPR Press (2018). Sulle elezioni italiane del 2018, ha curato la Special Issue di Italian Political Science ‘Who’s the winner? An analysis of the 2018 Italian general election’. Clicca qui per accedere sito internet personale. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.