Eletti 2014: anche in Europa cambia tutto. Giovani, donne ed esordienti

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di Federico De Lucia

Le elezioni politiche dello scorso anno hanno rappresentato un momento di svolta, tra le altre cose, anche dal punto di vista della composizione della classe parlamentare italiana, con tassi di ricambio paragonabili persino a quelli, addirittura rivoluzionari, del 1994. A seguito di una tale ristrutturazione del panorama parlamentare nazionale era lecito attendersi qualcosa di simile anche a livello di composizione della delegazione italiana al Parlamento europeo, sebbene il quadro normativo di contesto fosse ben diverso (il voto di preferenza, infatti tende naturalmente a favorire l’incumbent molto più di quanto non faccia la lista bloccata).

Ebbene, nella Tabella 1 si riportano i dati della composizione della neoeletta delegazione italiana[1], mostrando quanto essa si presenti rinnovata rispetto a quella uscente, a livello generale e disaggregando il dato partito per partito.

Tab. 1 – Rieletti e nuovi eletti sul totale della delegazione italiana al Parlamento UE 2014

Nuovi

Rieletti

Totali

Ricambio

PD

22

9

31

71,0

M5S

17

0

17

100,0

FI

9

4

13

69,2

NCD-UDC

2

1

3

66,7

LNA

1

4

5

20,0

Tsipras

3

0

3

100,0

Altri

0

1

1

0,0

Totale

54

19

73

74,0

In primo luogo si ricorda che i 73 seggi spettanti all’Italia sono stati distribuiti tra 7 partiti, contro i 6 del 2009. Allora furono PD, PDL, LNA, IDV, UDC e SVP a entrare in Parlamento UE. Stavolta, ci sono riusciti PD, M5S, FI, LNA, NCD-UDC, SVP e di un soffio, anche la lista rappresentativa della sinistra radicale. Dei 73 europarlamentari eletti, ben 54 sono nuovi eletti e solo 19 sono invece europarlamentari uscenti che, ricandidatisi, sono riusciti a ottenere di nuovo il seggio. Un tasso di ricambio del 74% che a prima vista sembra assolutamente significativo. Una buona parte del tasso di rinnovamento complessivo della delegazione è costituita dalla pattuglia grillina, che ovviamente è integralmente nuova rispetto alla scorsa legislatura. Ma anche il PD, il partito maggiore, ha contribuito considerevolmente con un tasso di rinnovo notevole, e solo 9 rieletti contro 22 neo-eletti. E anche FI, che pure ha visto contrarsi la propria rappresentanza e quindi teoricamente avrebbe potuto avere poco spazio da mettere a disposizione per eventuali nuove leve, vede una composizione rinnovata al 70%.

Tuttavia, se collochiamo questi tassi di ricambio in un’ottica comparata rispetto alle altre tornate elettorali europee della Seconda Repubblica, ci rendiamo conto che essi si stagliano in una certa continuità con il recente passato. Del resto, è noto come le elezioni europee siano sempre state considerate dai partiti italiani o come una sorta di “cimitero degli elefanti” all’interno del quale collocare chi per qualche motivo doveva essere allontanato dal livello nazionale, oppure come una sorta di tappa di passaggio della propria carriera politica, come una opportunità per pesare le proprie forze (grazie alle preferenze) e per passare i successivi anni ad osservare le dinamiche nazionali (o locali) da una comoda posizione esterna, per poi ributtarsi a capofitto nell’arena più interessante non appena il contesto strategico tornasse a suggerirlo. Insomma, un europarlamentare italiano uscente si ricandida proprio se non ha niente di meglio a cui puntare, e i dati riportati nel grafico in Figura 1 sembrano confermarlo. Il dato del 2014 è alto ma non poi così diverso da quello del 2009 o da quello degli anni ‘90.

Figura 1 – Tasso di ricambio nelle delegazione italiana al parlamento europeo (1994-2014, % nuovi eletti su eletti totali)

Ma il dato più interessante da questo punto di vista non è tanto, forse, quello del basso numero di rieletti in confronto ai nuovi eletti, ma al contrario quello che emerge da una analisi più specifica di quelli che sono stati gli esiti delle prestazioni elettorali di tutti i parlamentari uscenti. Su 73 europarlamentari uscenti, coloro che effettivamente hanno rinunciato a tentare la rielezione sono solo 20 (meno del 30%), ovvero una cifra quasi identica a coloro che invece sono riusciti a riguadagnarsi il seggio. Il dato che stupisce è quel 46% di “bocciati”, ovvero di europarlamentari che hanno fallito l’elezione pur avendo chiesto e ottenuto la ricandidatura. In particolare, fanno riflettere i dati di PD e FI. I democratici, che sono passati da 22 a 31 seggi e che quindi avrebbero potuto confermare facilmente tutti e 16 gli europarlamentari che avevano scelto di ricandidarsi, se ne sono visti bocciare ben 7, superati da candidati esterni. In FI invece, dove la delegazione è rimasta circa la medesima in termini numerici, ma dove la quasi totalità degli uscenti (17 su 18) si era ricandidata, solo la irrisoria cifra di 4 ricandidati su 17 è poi riuscita effettivamente a confermarsi in carica. Insomma, come si diceva, non solo l’avvento di nuove forze politiche, ma anche forti rimescolamenti all’interno delle forze che in Parlamento UE c’erano già.

Tabella 2 – Destino dei parlamentari europei italiani uscenti alle elezioni europee del 2014

Uscenti

Ritirati

Ricandidati

Rieletti

Bocciati

PD

22

6

16

9

7

FI

18

1

17

4

13

NCD-UDC

13

5

8

1

7

LNA

7

2

5

4

1

FDI

4

0

4

0

4

Altri

9

5

3

1

2

Totale

73

20

53

19

34

Un altro elemento che ha caratterizzato in maniera considerevole le scorse elezioni politiche è stato l’incremento della rappresentanza femminile, per la prima volta salita sopra la simbolica soglia del 30%. Ebbene in questo caso le elezioni europee sono riuscire nel compito di fare ancora meglio. Le donne elette sono ben 29 su 73, il 39,7% della rappresentanza complessiva. Se si pensa che le uscenti erano 16 (il 22,2%) il passo in avanti è veramente significativo.

Tabella 3 – Rappresentanza femminile nella delegazione italiana al Parlamento UE: uomini e donne per gruppo, tra gli uscenti e gli eletti 2014

Partito

Uscenti

Eletti 2014

M

F

%F

M

F

%F

PD

18

4

18,2

17

14

45,2

M5S

/

/

/

8

9

52,9

FI

11

7

38,9

9

4

30,8

NCD-UDC

11

2

15,4

3

0

0,0

LNA

6

1

14,3

4

1

20,0

Tsipras

/

/

/

2

1

33,3

FDI

4

0

0,0

/

/

0,0

Altri

7

2

25,0

1

0

0,0

Totale

56

16

22,2

44

29

39,7

Esattamente come alle politiche, a svolgere la parte del leone in questo dato sono i gruppi di PD e M5S. Addirittura questi ultimi eleggono più donne che uomini (9 a 8), caso in Italia più unico che raro. Ma anche il PD ha visto salire in modo considerevole la propria quota di elette (14 su 31), specie se confrontate con le sparute europarlamentari uscenti (solo 4, addirittura meno di FI).

Una percentuale di europarlamentari donne elette del genere si pone in netta discontinuità rispetto al passato remoto e recente. Il numero di donne aveva costantemente vivacchiato attorno al 10% per tutti gli anni ‘80 e ’90, e solo a partire dal 2004 la quota di rappresentanza femminile era raddoppiata. Ma quello cui assistiamo in questa occasione è un ulteriore raddoppio, che porta l’Italia su livelli prossimi a quelli delle democrazie sotto questo aspetto più avanzate.

Figura 2 – Rappresentanza femminile nelle delegazione italiana al parlamento europeo (1979-2014, % su eletti)

Una delegazione ampiamente rinnovata e più “rosa” rispetto a quella uscente, ma anche nettamente più giovane. L’età media dei 73 eletti è di 47,8 anni. Un dato in linea con quello medio degli eletti alla Camera dell’anno scorso, più di 10 anni inferiore a quello medio degli uscenti, e più di cinque anni in meno dell’età media dei nuovi eletti del 2009. In questo caso il contributo maggiore deriva nettamente dal M5S, i cui 17 eletti hanno in media 37,8 anni. In questo caso il PD è il soggetto più anziano, con 52 anni di media, ma va fatto notare che anche i democratici registrano una riduzione di 3 anni rispetto agli eletti di cinque anni fa.

Tabella 4 – Età media nella delegazione italiana al Parlamento UE: uscenti ed eletti 2014 a confronto

Partito

Uscenti

Eletti 2014

PD

55,8

52,1

M5S

/

37,8

FI

48,7

48,4

NCD-UDC

60,1

51,7

LNA

49,4

46,4

FDI

45,5

/

Altri

51

45

Totale

53,1

47,8

Per finire, un’ analisi correntizia degli eletti del PD. Quando venne eletto il Parlamento UE del 2009 i renziani ancora semplicemente non esistevano. A quel tempo finì nella sostanza in pareggio tra la sinistra dalemian-bersaniana e la componente moderata, allora raggruppata sotto le insegne di Area Dem. Oggi la gran parte di quest’ultima corrente è finita con il convergere nel renzismo di seconda generazione. In quota Area Dem hanno riottenuto il seggio esponenti come David Sassoli, Patrizia Toia, Silvia Costa, ma anche la responsabile Sud della segreteria renziana Pina Picierno e l’altro campano Nicola Caputo. Altri esponenti di peso avvicinatisi a Renzi solo dopo il successo nazionale di quest’ultimo sono l’ex ministro Cecile Kyenge, gli ex Presidenti regionali Soru e Bresso, e il ras romano del PD, ex veltroniano, Goffredo Bettini. Puramente renziani vanno invece considerati Simona Bonafè, Nicola Danti e Isabella De Monte, mentre può essere considerata una indipendente di area comunque moderata la siciliana Michela Giuffrida. La minoranza interna, ora raggruppatasi attorno alla nuova “Area Riformista”, riesce a confermare la propria considerevole presenza, rieleggendo Cofferati (tornato a sinistra nell’ultimo congresso), De Castro, Panzeri, lanciando l’influente dalemiano Paolucci, e trovando persino una nuova collocazione al contestato ex ministro bersaniano Zanonato. I Giovani turchi hanno rieletto Gualtieri, e centrato l’arrivo a Bruxelles di Cozzolino e del giovane Benifei, mente indipendente di area “turca” può essere considerata Caterina Chinnici. Trovano spazio anche 4 civatiani (Briano, Gentile, Viotti, Schlein), una lettiana purosangue come Alessia Mosca, il potente fioroniano laziale Gasbarra, il bresciano Luigi Morgano, di simpatie bindiane, e l’ex bersaniana, ormai peraltro isolata, Alessandra Moretti. Infine, viene trionfalmente rieletto (per altro in deroga rispetto al limite dei tre mandati consecutivi) il lucano Gianni Pittella, lanciatissimo verso posizioni di prestigio a livello europeo (si parla come minimo del ruolo di Presidente del gruppo socialista).

Nel complesso dunque, Renzi può contare sulla metà circa della propria delegazione. Una quota inferiore rispetto alle cifre congressuali, a vantaggio della sinistra interna. Tuttavia, in una battaglia come quella delle preferenze è comprensibile che i renziani, specie quelli di prima generazione, fossero in difficoltà rispetto a più consolidate strutture di partito. Da questo punto di vista, anzi, può apparire un successo notevole l’elezione quasi trionfale di tutte e 5 le capilista individuate dal premier.

Riferimenti bibliografici

Tronconi F. e Verzichelli, L. (2007), Il ceto parlamentare alla prova della nuova riforma elettorale, in A. Chiaramonte e R. D’Alimonte (a cura di), Proporzionale ma non solo. Le elezione politiche del 2006, Bologna, Il Mulino, pp. 335-368.

Tronconi F. e Verzichelli, L.  (2010), Verso il ceto politico della «terza repubblica»? la rappresentanza parlamentare nella XVI legislatura, in A. Chiaramonte e R. D’Alimonte (a cura di),  Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008, Bologna, Il Mulino, pp. 173-202.

 



[1] Per l’elaborazione dei dati si è tenuto conto delle notizie stampa attualmente disponibili in merito ad ipotetiche rinunce da parte degli eletti in Parlamento UE che già detengono cariche elettivi incompatibili. Inoltre, si è ipotizzato che i due plurieletti Salvini (LNA) e Spinelli (Tsipras) optassero rispettivamente per le circoscrizioni Nord Ovest e Sud (sempre sulla base di indiscrezioni tratte da notizie stampa).

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Federico De Lucia ha conseguito la laurea magistrale in Scienza della Politica e dei Processi Decisionali, presso la facoltà di Scienze Politiche all’Università di Firenze, discutendo una tesi dal titolo “Le Regioni a Statuto Speciale nella Transizione italiana. Forma di governo, sistema elettorale, sistema partitico.” Nel periodo degli studi universitari ha svolto tre tirocini presso gli uffici della Regione Toscana, nel Settore di assistenza alla I Commissione (Affari Istituzionali, Programmazione e Bilancio) del Consiglio e nell'Osservatorio elettorale regionale, presso la Presidenza. Ha poi partecipato poi al Seminario di Studi e Ricerche Parlamentari "Silvano Tosi". Dal luglio 2013 al maggio 2018 ha lavorato presso FB & Associati, una società che si occupa di consulenza nel campo delle relazioni istituzionali. In tale società ha fondato e poi diretto per cinque anni FBLab, un Centro studi che si occupa di monitoraggio parlamentare e analisi dello scenario politico. Inoltre, è membro del CISE sin dalla sua costituzione, ha scritto numerosi contributi nei Dossier CISE e ha curato il quarto volume (Le Elezioni Politiche 2013). Oggi è funzionario del Ministero dell'Interno. I suoi principali interessi sono lo studio dell’assetto istituzionale, dei sistemi elettorali e dell’evoluzione storica dei sistemi partitici, nonché la raccolta, la catalogazione ed il confronto dei dati elettorali, a livello locale, nazionale ed internazionale.