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di Vincenzo Emanuele e Nicola Maggini

Il sondaggio CISE-Sole 24 Ore pubblicato domenica mostra chiaramente come la Lega sia in forte espansione nelle intenzioni di voto, raggiungendo il 14,3% e arrivando ad un’incollatura dal risultato di Forza Italia, ferma al 15%[1]. Già da questo primo dato emerge che la nuova Lega di Salvini ha lanciato un’OPA sul centrodestra, come già evidente dai risultati delle recenti regionali in Emilia-Romagna. I nostri dati sembrano suggerire che gli elettorati delle due forze politiche, Lega e Forza Italia, si stanno avvicinando, come risulta evidente dalla loro collocazione sull’asse sinistra-destra: si dichiara di “destra” (valori da 6 a 10 in una scala 0-10) il 74% degli intervistati leghisti contro l’84% di quelli di Forza Italia (vedi Tabella 1). La componente di “sinistra” (valori da 0 a 4) è praticamente inesistente nei due elettorati, mentre la componente di “centro” (valore di 5) nell’elettorato leghista è quasi doppia rispetto a quella di Forza Italia. Sorprendentemente, l’elettorato di Forza Italia risulta addirittura più a destra di quello leghista. Questa apparente radicalizzazione di Forza Italia avvicina gli elettorati dei due partiti dal punto di vista ideologico e in prospettiva può facilitare una sempre maggiore attrazione dell’elettorato forzista verso Salvini. La sovrapponibilità tra i due elettorati viene confermata dalla domanda sul potenziale elettorale dei due partiti (Propensity to vote, Ptv), ossia chiedendo agli intervistati di esprimere una probabilità futura di voto per ciascun partito su una scala da 0 a 10 dove 0 significa “per nulla probabile” e 10 significa “molto probabile”. Consideriamo come elettorato probabile o potenziale di un partito l’insieme delle risposte che si collocano tra 6 e 10[2]. Incrociando il potenziale elettorale di Lega e Forza Italia emerge che il 53% dei potenziali elettori forzisti esprime anche un’alta probabilità di voto per la Lega. Quindi esiste un’ampia fascia di elettori (che un tempo si sarebbero definiti berlusconiani) che oggi subisce il fascino della proposta politica di Salvini.

Tab 1 – Voto a Forza Italia e Lega Nord per autocollocazione politica degli intervistati

 

Da chi è formato il bacino potenziale della Lega Nord? Per chi votavano in passato questi potenziali elettori leghisti? Quali sono le loro opinioni sui temi più rilevanti del dibattito politico?

Cerchiamo di dare una risposta a queste domande attraverso un’analisi del potenziale elettorale della Lega Nord così come misurato dalla domanda sulla Ptv menzionata prima. Abbiamo scelto di concentrarci sulla Ptv  anziché sulle intenzioni di voto per due motivi: intanto perché in questo modo disponiamo di un numero di casi maggiore dal momento che quasi tutti gli intervistati rispondono a questa domanda (mentre solo il 60% circa risponde sulle intenzioni di voto); in secondo luogo perché, essendo la Lega un partito in espansione, ed essendo ancora lontani dal momento elettorale, la Ptv coglie meglio delle intenzioni di voto qual è il bacino di elettori potenziale di cui può disporre il partito di Salvini.

E infatti, se la Lega vale il 14,3% nelle intenzioni di voto, il suo potenziale elettorale è ben più ampio: il 23,6% degli intervistati esprime una Ptv per la Lega tra 6 e 10. Un valore che è secondo solo alla Ptv del Pd e superiore di 3 punti sia a Forza Italia che al Movimento 5 Stelle. La Lega è infatti oggi il quarto partito italiano, ma ragionando in termini di potenziale elettorale è il secondo (vedi Tabella 2).

Tab. 2 – Ptv dei 4 principali partiti italiani

 

L’allargamento del potenziale elettorale leghista apre nuove opportunità di espansione anche geografica, trasformando la “ex” Lega Nord in partito dalla prospettiva nazionale, in linea con la nuova svolta lepenista impressa da Salvini. I nostri dati lo rivelano chiaramente: se alle politiche 2013 su 100 voti alla Lega 92 venivano dalle regioni del Nord e meno del 2% dal Lazio in giù, oggi lo scenario è radicalmente cambiato: nel bacino leghista “solo” 62 potenziali elettori sono del Nord. Fra i 38 provenienti dall’Italia che sta sotto il Po, ben 22 sono elettori meridionali. Complessivamente, al Sud la Lega ha un potenziale elettorale che sfiora il 15%, contro circa il 20% della Zona rossa e il 32% del Nord (vedi Tabella 3). Intendiamoci, sono elettori potenziali, non intenzioni di voto effettive. Tuttavia il dato è davvero significativo nell’evidenziare un chiaro potenziale espansivo della Lega su tutto il territorio nazionale.

Tab. 3 – Ptv Lega Nord per zona geografica

 

Ma chi sono questi potenziali elettori leghisti? Guardiamo innanzitutto il loro comportamento elettorale passato. Quasi tre quarti di loro non avevano votato Lega alle europee 2014 e nemmeno alle politiche 2013. Il bacino potenziale della Lega è composto per il 32% da ex elettori di Forza Italia, per il 20% da ex elettori del Pd di Renzi e per il 16% da ex 5 stelle (vedi Tabella 4). Si nota dunque, come abbiamo visto all’inizio, che la Lega ha una forte capacità di attrazione verso l’elettorato berlusconiano. Tuttavia, anche una quota significativa di elettori che alle europee avevano votato Pd o M5S prende in considerazione la possibilità di votare la Lega in futuro. Il bacino dei potenziali elettori della Lega va dunque al di là del recinto tradizionale del centrodestra.

Tab. 4 – Voto alle politiche 2013 e alle europee 2014 del bacino elettorale leghista

 

Vediamo adesso quali sono le caratteristiche sociodemografiche dei potenziali elettori leghisti (vedi Tabella 5). Si tratta di un bacino in prevalenza femminile (57%) e concentrato nella fascia d’età 45-64. Già questa è una novità sorprendente se pensiamo che tradizionalmente l’elettorato leghista era prevalentemente maschile. Questa novità trova conferma osservando la collocazione professionale dei potenziali elettori leghisti: rispetto alla media nazionale risultano sovra-rappresentati, oltre a imprenditori e lavoratori autonomi (blocco sociale tradizionale della Lega) anche le casalinghe (ben 15 punti sopra la media del campione), storicamente lo zoccolo duro dell’elettorato di Berlusconi. In continuità con il passato, i potenziali elettori leghisti sono ampiamente sotto-rappresentati tra chi ha un titolo di studio elevato  (i laureati sono circa la metà della media nazionale) e sovra-rappresentati tra chi frequenta assiduamente le funzioni religiose (il 51% va a messa almeno 2-3 volte al mese contro il 44,5% del campione generale).

Tab. 5 – Caratteristiche sociodemografiche del bacino elettorale leghista

 

Per quanto concerne i temi del dibattito politico (vedi Tabella 6), emerge chiaramente l’euroscetticismo del bacino leghista, nel quadro di una generale crescita degli atteggiamenti critici nei confronti dell’UE da parte dell’elettorato italiano. Alla domanda se l’Italia abbia beneficiato della sua appartenenza all’UE oppure no, mentre il campione nazionale è spaccato a metà, i due terzi del bacino potenziale leghista sostengono che l’Italia non ha beneficiato dell’appartenenza all’UE. Non solo, ma il 73% ritiene anche che le decisioni prese in Europa danneggino l’Italia (+14 punti rispetto alla media del campione).

La stessa differenza rispetto al campione generale la troviamo nella domanda sull’uscita dall’euro, uno dei principali cavalli di battaglia di Matteo Salvini. Il 53% del bacino leghista è favorevole all’uscita dall’euro contro il 36% dell’elettorato italiano. Salvini utilizza strategicamente questo tema per accrescere i propri consensi e questi dati dimostrano che lo fa a ragion veduta: oltre un terzo degli italiani è sensibile all’appello anti-euro, una quota ben maggiore dell’attuale elettorato leghista.

L’atteggiamento di chiusura nazionalista dell’elettorato potenziale leghista viene confermato dalla domanda sulla libera circolazione delle persone all’interno dell’Unione: il 55% è favorevole ad una limitazione del trattato di Schengen, contro il 46% dell’intero campione.

Per quanto riguarda gli altri temi, sul mercato del lavoro il bacino leghista conferma la propria propensione a lasciare mano libera alle imprese su assunzioni e licenziamenti (+19 punti rispetto alla media del campione) e anche sulla modifica all’articolo 18 gli atteggiamenti positivi sono leggermente superiori rispetto alla media (+6 punti). Infine sui diritti l’atteggiamento è più conservatore rispetto all’elettorato generale, con il 55% contrario ai matrimoni gay (+10 punti rispetto alla media nazionale).

Tab. 6 – Atteggiamento del bacino leghista sui principali temi del dibattito politico

 

Passando poi dalle tematiche che dividono l’elettorato a quelle sulle quali c’è una condivisione di fondo negli obiettivi da raggiungere (le cosiddette “valence issues”), osserviamo che la Lega è considerata particolarmente credibile nel risolvere i problemi legati alla sicurezza: il 23,4% del campione nazionale pensa che la Lega sia il partito più credibile su questo tema. E’ il dato più alto fra tutte le forze politiche, sebbene superato da coloro che dicono che nessun partito è davvero credibile. Sulle altre valence issues, e in particolare sul rilancio dell’economia, la riduzione dei costi della politica, la rappresentanza delle donne e la capacità di far valere gli interessi dell’Italia in Europa, il partito di Salvini mostra invece una scarsa credibilità, risultando piuttosto distante dalla credibilità accordata agli altri principali partiti.

Tab. 7 – Credibilità dei partiti italiani nel realizzare alcuni obiettivi condivisi



[2] Il valore di 5 viene considerato “incerto”, mentre i valori tra 0 e 4 “poco probabile”.

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Nicola Maggini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e collaboratore del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. È stato teaching assistant presso la LUISS Guido Carli di Roma e insegna sistema politico italiano al Middlebury College di Firenze. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui RISP-Italian Political Science Review, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietaMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È inoltre coautore di capitoli in Voto amaro (Il Mulino 2013) e Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 2 (Crisi e Rimobilitazione, CISE 2013) e (con Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo) l’e-book The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Ha curato anche (con Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014) e l’e-boook The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.