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Ai ballottaggi vince il centrodestra che in particolare trionfa nei capoluoghi ottenendo alcune vittorie storiche (Genova, La Spezia, Pistoia). Nel complesso dei comuni superiori è un pareggio fra centrosinistra e centrodestra (52 città a testa). Rispetto alle precedenti comunali, però, l’arretramento del centrosinistra è netto. Boom di vittorie dei candidati civici. Il M5S si conferma quasi infallibile nei ballottaggi.

Dopo i ballottaggi di ieri si è chiusa la tornata di elezioni comunali del 2017, l’ultimo grande turno elettorale nazionale che precede le elezioni politiche. La notte di ieri si è rivelata gravida di sorprese. I ballottaggi hanno prodotto esiti in molti casi inaspettati, ribaltando le previsioni della vigilia e la situazione di partenza dopo il primo turno.

Come abbiamo visto in un precedente articolo (Maggini 2017), l’affluenza è crollata drammaticamente, scendendo ampiamente sotto il 50%. In questo scenario di forte smobilitazione, il centrodestra ha ottenuto una grande vittoria. Sui 110 comuni che andavano al ballottaggio ieri, Forza Italia e i suoi alleati hanno vinto in 40 contro i 29 del centrosinistra (vedi Tabella 1). Un risultato che probabilmente non ha precedenti a livello locale, dove tradizionalmente il centrosinistra ha sempre avuto un vantaggio competitivo, soprattutto in occasione dei ballottaggi. In questi ultimi, l’assenza del traino del voto di lista penalizza solitamente i candidati moderati. Non ieri notte. Inoltre – e al di là dei numeri è forse questo l’elemento più significativo – il centrodestra ha ottenuto alcune vittorie di portata storica, trionfando nelle roccaforti rosse di Genova, La Spezia, Pistoia, e perfino nell’ex ‘Stalingrado d’Italia’ Sesto San Giovanni. Mai il centrodestra forza-leghista aveva vinto in questi comuni. Il centrosinistra esce con le ossa rotte dalla notte di ieri: vince in appena 29 ballottaggi sui 77 (38%) in cui competeva (40 partendo da primo), dimostrando una scarsa capacità di raccogliere le ‘seconde preferenze’ degli elettori che al primo turno avevano votato per candidati esclusi. Tutto l’opposto del Movimento 5 Stelle che, sebbene pesantemente penalizzato dopo il deludente primo turno, vince in 8 città sulle 11 in cui correva, e in ben 7 di queste ribalta l’esito del primo turno. Una tendenza già evidenziata ai ballottaggi dell’anno scorso, quando ebbe la meglio in 19 città su 20 (Emanuele e Maggini 2017).

Tabella 1. Comuni superiori: riepilogo vittorie al primo turno, ai ballottaggi e vittorie totali.

comunali 2017 tableau 160 finale

* A Trapani la città sarà commissariata a seguito del ritiro di Fazio (Centro) e per il mancato raggiungimento del quorum di votanti.

Criteri per l’assegnazione di un candidato a un polo: se un candidato è sostenuto dal Pd o dal Pdl (o Fi) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno. Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico. Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo Pd e Pdl che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).

Al di là dei risultati della notte di ieri, è importante tracciare un bilancio complessivo di queste elezioni comunali sommando, per le diverse forze politiche, i conteggi delle vittorie di ieri a quelli già emersi dopo il primo turno, quando ben 49 comuni avevano già eletto il proprio sindaco. Nel complesso dei 159 comuni in cui si è votato (Trapani sarà commissariata a seguito del ritiro di Fazio e del mancato raggiungimento del quorum di votanti), si registra un pareggio fra le due coalizioni principali. Centrosinistra e centrodestra vincono 52 comuni a testa, mentre è assolutamente straordinario il risultato dei candidati civici, ossia non sostenuti da alcun partito nazionale: con 30 vittorie, di cui 21 ottenute ai ballottaggi, i civici sono il vero terzo polo di queste elezioni amministrative. Solo quarto il M5S con 8 comuni vinti, a pari merito con la destra (ossia coalizioni comprendenti Lega Nord, Fratelli d’Italia e alleati ma senza Forza Italia). Chiudono il quadro 4 città vinte dalla sinistra (ossia coalizioni comprendenti partiti di sinistra ma senza il Pd), 3 da una grande coalizione comprendente Pd e Forza Italia e infine 2 città conquistate da coalizioni di centro (ossia comprendenti Udc e/o Area Popolare).

Scendendo nel dettaglio del voto per area geografica (Tabella 2) e dimensione demografica dei comuni (Tabella 3), emergono risultati per certi versi sorprendenti. Il centrodestra si riprende il Nord (27 a 21) e ottiene un clamoroso pareggio nella Zona rossa (7 a 7) dopo che nei ballottaggi di ieri ha ribaltato l’esito del primo turno, vincendo in 6 città. Il centrosinistra subisce una storica sconfitta nella propria tradizionale area di forza, vincendo in appena 1 città (Lucca) sulle 11 in cui competeva. Nel Sud, invece, grazie alle vittorie al primo turno, il Pd mantiene la leadership, sebbene in un quadro altamente frammentato (è l’unica area del paese in cui sono presenti tutte formule politiche, dal centro alla grande coalizione) e de-partitizzato, dove il secondo polo è costituito dai candidati civici che vincono ben 14 ballottaggi portando a 19 il computo totale delle città conquistate, contro le 18 del centrodestra.

Tabella 2. Riepilogo vittorie al primo turno, ai ballottaggi e vittorie totali per zona geografica.

comunali 2017 tableau 160 per zona

Tabella 3. Riepilogo vittorie al primo turno, ai ballottaggi e vittorie totali per dimensione demografica dei comuni.

comunali 2017 tableau 160 per dim dem

Passando al dettaglio per dimensione demografica, sorprende la maggiore tenuta del centrosinistra nei comuni piccoli rispetto alle medie e grandi città, tenuto conto del profilo tradizionalmente urban-oriented dei partiti progressisti in Italia (Emanuele 2011; 2013). Nei comuni compresi fra 15.000 e 50.000 abitanti, infatti, il Pd mantiene un piccolo vantaggio nei confronti del centrodestra (43 a 38), mentre i candidati civici spopolano (29). Oltre i 50.000 abitanti, invece, il centrodestra è davanti (14 a 9), e vince il ballottaggio nelle due maggiori città in cui si votava ieri (Genova e Verona).

Se nel complesso dei comuni superiori ai 15.000 abitanti c’è stato un pareggio fra le due principali coalizioni, lo stesso non può dirsi per i 25 comuni capoluogo che andavano al voto in questa tornata amministrativa. La Tabella 4 illustra il dettaglio della coalizione vincente in queste città, riportando anche la coalizione uscente, la presenza o meno del sindaco incumbent e la situazione di partenza dopo il primo turno. L’11 giugno furono assegnati 3 comuni, Palermo e Cuneo al centrosinistra e Frosinone al centrodestra. Escludendo il caso di Trapani, ieri si è votato in 21 comuni, nei quali il centrodestra ha stravinto assicurandosi 15 città contro le 4 del centrosinistra, mentre Belluno e Parma hanno visto la conferma di due incumbent outsider: a Belluno ha vinto il sindaco Massaro, sostenuto da liste di sinistra, mentre a Parma è stato confermato Pizzarotti. Al di là di queste eccezioni, non è stata una notte positiva per gli incumbent: il sindaco uscente è infatti caduto ad Alessandria, Monza, Padova, Pistoia e Lecce. Ancora più eclatante è il dato relativo alle alternanze registrate nei capoluoghi, ossia al numero di città che cambiano colore politico, al di là della presenza o meno del sindaco uscente. La coalizione che governava la città dalle precedenti comunali è stata sconfitta in 17 casi su 25. Si tratta certamente del terzo importante spunto fornitoci da queste elezioni amministrative, dopo il crollo dell’affluenza e la grande avanzata del centrodestra. La sconfitta degli incumbent e, ancor di più, l’alternanza, è un fenomeno generalizzato, che prescinde dall’area geografica, dalla grandezza del comune e dalla tradizione politica della città. Il cambiamento del colore politico della giunta ha infatti investito non solo comuni di centrosinistra travolti dall’ondata del centrodestra, come i già documentati casi di Alessandria, Genova, L’Aquila, La Spezia, Lodi, Monza, Oristano, Piacenza, Pistoia e Rieti, ma anche situazioni opposte, ossia comuni tradizionalmente di centrodestra, come Padova e soprattutto Lecce che sono finiti in mano al Pd e ai suoi alleati.

Nel complesso dei 25 comuni capoluogo il risultato finale è una Caporetto per il centrosinistra. I candidati forza-leghisti conquistano 16 città contro le 6 del centrosinistra, ribaltando completamente la situazione di partenza alla vigilia del voto, quando il centrosinistra governava in 14 città contro le 6 del centrodestra.

Tabella 4. Comuni capoluogo: riepilogo della situazione di partenza (uscente, incumbent) e dei risultati (primo turno e ballottaggio).

comunali 2017 tableau capoluoghi finale

* A Trapani la città sarà commissariata a seguito del ritiro di Fazio (Centro) e per il mancato raggiungimento del quorum di votanti.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare dopo il primo turno (Emanuele e Paparo 2017), interpretare il voto alle elezioni amministrative non è facile. Il peso dei fattori locali è in alcuni contesti decisivo. Inoltre, vista la moltitudine di città al voto sul territorio nazionale, tutti i partiti hanno qualche vittoria da intestarsi. Tutti, nei commenti postelettorali, hanno in qualche modo ‘vinto’, e ciò genera grande confusione nell’opinione pubblica. Per capire chi ha vinto bisogna intendersi su cosa vuol dire vincere. Ottenere il maggior numero di comuni rispetto agli avversari? O migliorare rispetto alla situazione delle comunali precedenti? Se guardiamo al primo criterio, come abbiamo già detto, si è trattato di un pareggio fra centrosinistra e centrodestra. Se invece guardiamo al confronto con le precedenti comunali, il metodo di confronto a nostro parere più corretto per valutare l’esito di una elezione, si è trattato di una netta affermazione del centrodestra. La Tabella 5 riporta tale confronto nei 149 comuni in cui è possibile farlo, ossia escludendo gli 11 comuni che nelle precedenti comunali risultavano ancora inferiori ai 15.000 abitanti, e i cui risultati non sono pertanto comparabili poiché si votata in un turno unico e con un sistema elettorale diverso[1].

Tabella 5. Confronto fra comunali 2017 e precedenti con dettaglio per zona geografica e dimensione demografica dei comuni.

comunali 2017 confronto con passato finale

* A Trapani la città sarà commissariata a seguito del ritiro di Fazio (Centro) e per il mancato raggiungimento del quorum di votanti.

Il centrosinistra governava in 76 città contro le 40 del centrodestra. Quello delle precedenti comunali era un contesto caratterizzato da uno scenario ancora fondamentalmente bipolare (il 78% dei comuni era ancora in mano alle due grandi coalizioni che hanno dominato la Seconda Repubblica) e decisamente favorevole alla coalizione che a livello nazionale era guidata da Bersani e sembrava lanciata verso la conquista del governo (la stragrande maggioranza di questi 149 comuni, ben 124, votò nel 2012). Eppure si intravedevano già segnali di disgregazione del quadro politico che sarebbero poi emersi con forza alle politiche del 24 e 25 febbraio del 2013 con il crollo del vecchio sistema bipolare (Emanuele e Chiaramonte 2013). Non solo per la nascita del M5S, ma anche per il successo ottenuto da candidati sostenuti da coalizioni alternative alle due principali: la sinistra radicale vinceva in 9 comuni, il centro in 7 comuni e la destra in 3, mentre 10 città eleggevano candidati sostenuti da liste civiche e a Jesolo emergeva la formula innovativa della grande coalizione, che di lì a pochi mesi avrebbe preso forma a livello nazionale con il governo Letta (Emanuele e Paparo 2017).

Dopo il voto di ieri la situazione è decisamente cambiata. Il centrosinistra scende a 50 comuni (-26), il centrodestra sale a 48 (+8). Complessivamente, i comuni ad esito bipolare, ossia vinti da una delle due coalizioni principali, sono 98 su 148 (Trapani è esclusa dal computo), ossia il 66%. In un terzo dei comuni il vincitore è sostenuto da una coalizione ‘terza’: si tratta soprattutto dei candidati civici, che passano da 10 a 26, del M5S (da 3 a 8), e della destra (da 3 a 7). Arretrano le coalizioni di sinistra radicale, che passano da 9 a 4, e quelle di centro (da 7 a 2), mentre cresce la formula della grande coalizione tra Pd e Forza Italia (da 1 a 3 città). Se il sistema elettorale nazionale rimarrà proporzionale, sarà una formula politica che impareremo a conoscere.

Bibliografia

Chiaramonte, A. e Emanuele, V. (2013) ‘Volatile and tripolar: the new Italian party system’, in De Sio L., Emanuele, V., Maggini, N. and Paparo, A. (eds.) (2013), The 2013 Italian General Elections, Rome, CISE, pp. 95-100.

Emanuele V. (2011), ‘Riscoprire il territorio: dimensione demografica dei comuni e comportamento elettorale in Italia’, Meridiana – Rivista di Storia e Scienze Sociali, 70, pp. 115-148.

Emanuele, V. (2013), ‘Il voto ai partiti nei comuni: La Lega è rintanata nei piccoli centri, nelle grandi città vince il Pd’, in De Sio, L., Cataldi, C. and De Lucia, F. (a cura di), Le Elezioni Politiche 2013, Dossier CISE (4), Rome, CISE, pp. 83-88.

Emanuele, V. e Maggini, N (2017), ‘Le elezioni amministrative di giugno’. In: Chiaramonte, A. and Wilson, A. (a cura di), Politica in Italia. Edizione 2017. I fatti dell’anno e le interpretazioni, Bologna, il Mulino.

Emanuele, V. e Paparo, A. (2017), ‘Tutti i numeri delle comunali: scompare il M5S, il centrodestra torna competitivo, i civici sono il terzo polo’, http://cise.luiss.it/cise/2017/06/12/tutti-i-numeri-delle-comunali-scompare-il-m5s-il-centrodestra-torna-competitivo-i-civici-sono-il-terzo-polo/.

Maggini, N. (2017), ‘Tracollo dell’affluenza ai ballottaggi: il primo partito è quello del non voto’, http://cise.luiss.it/cise/2017/06/26/tracollo-dellaffluenza-ai-ballottaggi-il-primo-partito-e-quello-del-non-voto/.

[1] Si tratta di Corridonia, Darfo Boario Terme, Gussago, Lentate sul Seveso, Marcon, Martinsicuro, Mortara, Reggello, Santa Maria di Sala, Saviano e Vimodrone.

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Vincenzo Emanuele (1986) è post-doctoral fellow presso la LUISS Guido Carli di Roma dove insegna il corso di Italian Political System. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze con una tesi sul processo di nazionalizzazione del voto in Europa occidentale e le sue possibili determinanti. La sua tesi ha recentemente vinto il Premio ‘Enrico Melchionda’ conferita alle tesi di dottorato in Scienze Politiche discusse nel triennio 2012-2014 e il Premio ‘Celso Ghini’ come miglior tesi di dottorato in materia elettorale del biennio 2013-2014. Ha pubblicato articoli su Party Politics, Italian Political Science Review, Contemporary Italian Politics, Meridiana - Rivista di Storia e Scienze Sociali e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È inoltre co-autore di capitoli in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014), Il PD secondo Matteo (BUP 2014), Perdere vincendo (Franco Angeli 2013), Le primarie da vicino (Epoké 2013). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 3 (Un anno di elezioni verso le politiche 2013, CISE, 2013) e (con Lorenzo De Sio e Nicola Maggini) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014), e l'e-book The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Con Lorenzo De Sio, Nicola Maggini e Aldo Paparo ha curato l'e-booke The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.