Qualcosa è cambiato. Un nuovo euroscetticismo e una nuova frattura politica in Italia?

Davide Vittori

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Davide Vittori è dottorando presso la LUISS-Guido Carli. È stato visting PhD student presso lo European University Institute e visiting student presso Johns Hopkins University e University of Nijmegen. I suoi interessi di ricerca spaziano dall'analisi delle organizzazioni partitiche ai sistemi partitici europei. Ha pubblicato contributi tra gli altri per la Rivista Italiana di Scienza Politica, Constellations, Revista Española de Ciencia Política ed è curatore di una special issue su Digital Activism e Digital Democracy. Ha collaborato alla stesura di alcuni degli ultimi rapporti CISE.

Dall’introduzione del Trattato di Maastricht il sistema politico italiano si è sempre caratterizzato per una netta prevalenza delle forze pro-europeiste (o euro-entusiaste). Secondo Taggart e Szczerbiak (2002) all’inizio degli anni 2000 l’Italia era il paese dell’Europa Occidentale in cui i partiti euroscettici (sia nella versione soft che in quella hard) erano meno rappresentati (con la sola eccezione della Spagna). Nonostante l’ambiguità mostrata da Forza Italia nei confronti delle istituzioni europee specialmente, ma non esclusivamente, nel quinquennio 2001-2006 (Rossi 2002, Quaglia 2005 e 2011) e la presunta svolta neo-atlantista di Silvio Berlusconi durante il conflitto iracheno, i partiti di centro-destra...

Le elezioni per il rinnovo dei consigli autonomi delle province di Trento e Bolzano e, contestualmente, del consiglio regionale hanno prodotto risultati in linea con i risultati delle scorse politiche, ma che certificano un mutamento per così dire “storico” dei sistemi politici. Come già ribadito nel precedente articolo (Carrieri e Paparo 2018) su questa tornata elettorale, la provincia di Trento si è caratterizzata per un’egemonia del centrosinistra durante la fase bipolare (1994-2008), mentre a Bolzano il partito egemone è stato da sempre l’SVP, al di sotto della maggioranza assoluta dei voti per la prima volta solo nel 2013. Rispetto però...

Sono lontani politicamente (più che temporalmente) in tempi in cui il centrosinistra, ad Ancona, vinceva agevolmente le elezioni amministrative al primo turno (nel 2001 e nel 2006). Tuttavia, volendo comparare i le elezioni politiche di quest’anno con il risultato del primo turno, il centrosinistra (e il Partito Democratico) appare più in salute che in passato, anche grazie alla già rilevata debolezza (De Sio et al. 2018) a livello locale del Movimento 5 Stelle. Andando con ordine, la candidata uscente del centrosinistra Valeria Mancinelli (47,9%) stacca di quasi venti punti percentuali il candidato di centrodestra Stefano Bartolini (28,4%) e di oltre...

All’indomani della formazione del nuovo governo a guida M5S e Lega, le prossime elezioni amministrative assumono una rilevanza non solo locale. I circa 7 milioni di elettori potrebbero dare un giudizio non solo sulle amministrazioni precedenti ed i nuovi candidati, ma anche sugli ultimi (convulsi) mesi di trattative seguiti alle elezioni del 4 marzo. Come già evidenziato in un articolo recente, il Movimento 5 Stelle si presenta a questa tornata con la consapevolezza di essere più debole a livello locale rispetto ai principali competitor, mentre la Lega testerà la tenuta della preminenza all’interno del centrodestra conquistata a scapito di...

Non tutti si aspettavano una doppia sconfitta del Partito Democratico a Rimini. Il candidato della coalizione di centrosinistra nel seggio uninominale della Camera, Sergio Pizzolante (Civica Popolare), è uscito sconfitto nello scontro con il centrodestra (35,2%), guidato da Elena Raffaelli, assessore a Riccione in quota Lega. Il centrosinistra è giunto addirittura terzo (25,7%) dietro anche alla candidata del Movimento 5 Stelle, Giulia Sarti (32,5%). Al Senato sempre nel seggio uninominale, che comprendeva anche Cesena, è sempre il centrodestra (34,4%) a trionfare con Antonio Barboni (FI) ai danni del candidato favorito Tiziano Arlotti (deputato uscente del PD) fermatosi al 27%,...