Flussi fra Camera e Senato: fra i giovani crollo del Pd e successo del M5s

di Aldo Paparo e Matteo Cataldi

Abbiamo già osservato come i risultati elettorali fra Camera e Senato presentino alcune rilevanti differenze. In particolare ricordiamo che le coalizioni guidate da Berlusconi e Bersani sono andate meglio nella corsa per Palazzo Madama: circa un punto e mezzo meglio la prima, oltre due la seconda. A farne le spese i due nuovi poli: il M5s ha preso il 25,6% alla Camera e il 23,8 al Senato; anche Monti scende dal 10,6 al 9,2%.

Naturalmente sappiamo che la diversità dei sistemi elettorali per le due assemblee può avere determinato effetti opposti. Al Senato, specie nelle regioni decisive per la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento, l’incentivo al voto strategico era maggiore che non alla Camera, dove la vittoria del centrosinistra appariva scontata, lasciando maggior spazio per l’espressione di un voto di tipo sincero o di protesta. Un altra potenziale fonte di divaricazione fra i risultati dei due rami del Parlamento risiede nel diverso elettorato. I cittadini maggiorenni che non abbiano ancora compiuto il venticinquesimo anno votano solo alla Camera: sono oltre quattro milioni e mezzo, il 10% degli elettori totali per Montecitorio.

Avendo a disposizione i risultati a livello di sezione, è possibile isolare il comportamento elettorale dei giovani fra i 18 e i 24 anni, attraverso l’analisi dei flussi. L’elemento fondamentale è che la differenza fra gli elettorati di Camera e Senato è costituita esattamente da tale segmento della popolazione. Abbiamo scelto 5 capoluoghi di regione, variamente distribuiti in quanto a zona geografica: Torino, Milano, Firenze, Roma e Palermo. La tabella 1 riporta, per ciascuna delle città in questione, la distribuzione dei giovani fra le diverse scelte di voto, a confronto con l’elettorato della città in questione nel suo complesso.

Tab.1 – Distribuzione percentuale degli elettori con età compresa fra i 18 e 24 anni compiuti. Confronto con gli elettori totali.

Gli elementi più evidenti sono la sovrarappresentazione del M5s fra i giovani, cui fanno da contraltare le sottorappresentazioni del Pd. Ciò accade in tutti e 5 i casi che abbiamo analizzato, in misura variabile, ma mai marginale. Fra i giovani vota il Pd una quota appena superiore ad un terzo di quella degli elettori totali sia a Palermo che a Torino: la flessione registrata è quindi superiore al 60%; negli altri tre casi la contrazione varia fra il 30 e il 40%. Il M5s cresce fra i giovani del 20-25% a Firenze e Milano, attorno al 40% nei capoluoghi meridionali e addirittura del 70% a Torino.

Così, se nel risultato complessivo il movimento guidato da Beppe Grillo è al secondo posto, dietro al Pd, in tutti le grandi città considerate; fra i giovani, solo a Firenze il partito di Bersani riesce a mantenere il primato. Negli altri casi è il M5s il primo partito nel bacino di elettori fra i 18 e i 24 anni. A Palermo raccoglie addirittura la maggioranza assoluta dei voti validi di questi; a Roma e Torino lo hanno votato due giovani su cinque.

Interessante il comportamento di Sel. Il partito di Vendola registra di un buon risultato tra i giovani. Fra questi, a Firenze, è addirittura il terzo partito con una quota di voti pari a circa il doppio di quella che ottiene complessivamente. Anche a Torino Sel si conferma significativamente sovrarappresentata; a Roma e Milano lo è ma in maniera meno rilevante. E’ noto come i giovani tendano a votare partiti più estremi dell’elettore medio, in questo senso il Pd può aver pagato una concorrenza alla sua sinistra di un alleato di coalizione. In ogni caso, sembra essere stata  proprio l’alleanza con Sel ad avere mantenuto Bersani in linea di galleggiamento fra i giovani. Fa eccezione Palermo dove la coalizione nel suo complesso supera a malapena il 10% dei voti validi.

Come il Pd, anche l’altro ex grande partito, il Pdl, non va bene nel bacino costituito dagli elettori fra i 18 e i 24 anni compiuti. Non solo non è mai sovrarappresentato ma Palermo, Roma e Milano è significativamente meno votato dai giovani. Nè si registrano, fra questi, risultati migliori per i suoi alleati.

Per la coalizione di Monti non ci sono evidenze univoche. A Palermo ha raccolto poco meno del 5% sia fra i giovani che fra gli elettori totali; a Milano e Firenze risulta sovrarappresentata fra i giovani; a Torino e Roma, al contrario, è penalizzata fra questi, seppur in misura marginale.

Veniamo infine all’astensione, l’ultima possibile scelta di voto su cui dobbiamo confrontare giovani e elettori complessivi. Con l’eccezione di Torino, emerge che i neoelettori sono stati più propensi all’astensione. In misura marginale nella capitale, più significativa a Milano e Firenze e ancor più spiccata a Palermo. Nel capoluogo siciliano, quasi la metà dei cittadini fra i 18 e 24 anni ha deciso di astenersi.

 


Nota metodologica: tutte le analisi presentate sono state condotte con il modello di Goodman, corretto dall’algoritmo Ras. A Roma, Milano, Torino e Palermo sono state effettuate separatamente in ciascuno dei collegi uninominali per la Camera delle legge Mattarella e poi aggregate in matrici cittadine. A Firenze, invece, sono stati generati direttamente i coefficienti cittadini.

Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.
Matteo Cataldi si è laureato presso la Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze con una tesi sulla competitività delle elezioni italiane. È stato ricercatore presso Tolomeo Studi e Ricerche e ha pubblicato articoli su Polena e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, è co-autore di un capitolo di Terremoto elettorale (Il Mulino, 2014) e co-curatore di vari Dossier CISE e di numerose note di ricerche apparse nella serie di Dossier. Ha inoltre curato l’appendice al volume Proporzionale se vi pare (Il Mulino, 2010). I suoi interessi di ricerca comprendono lo studio del comportamento elettorale e in particolare il cambiamento della geografia del voto, anche attraverso i più recenti sviluppi degli applicativi GIS in ambito politico-sociale. È membro SISP e dello Standing Group POPE – Partiti Opinione Pubblica Elezioni.